Nove: Maschera

14 dicembre 2017 ore 17:08 segnala
LEI: giovane, considerando la media anagrafica, carina, disinvolta quanto basta, realizzata nel lavoro, curiosa il necessario per essere costantemente alla ricerca di situazioni non banali nonostante conduca una regolare e sana vita sociale, abbia parecchi amici e non le manchino i corteggiatori….decide così, quasi per gioco, di iscriversi ad una chat, si costruisce un nickname quanto di più lontano possa rappresentarla e inserisce alcune sue foto (vere)...

Semplice dedurre che cominci ad essere inondata di parole, parole, parole...ed essendo una precisina del bip bip sceglie sempre di chattare solo con chi conosca almeno il corretto uso del congiuntivo...non disdegnando di leggere però un po' tutti.


LUI.: adulto, arriva forse qualche tempo dopo, (lei era moderatamente distratta sugli arrivi e le partenze), professionalmente affermato (su questo però dobbiamo fidarci) e con una qualità che depone piacevolmente a suo favore agli occhi di LEI: la fa ridere.... con un sarcasmo quasi unico in chat...e questo, al di là dell’aspetto esteriore che non è uno dei parametri su cui lei si basa per fare le sue scelte per interagire, lo mette subito in buona luce...


Comincia così uno scambio di idee, opinioni, battute...su qualsiasi argomento..., fino ad arrivare al momento in cui LUI (e come potrebbe fare diversamente) si dichiara molto attratto da Lei e spende subito parole sin troppo importanti, per cui in LEI scatta un certo sotterraneo allarme…

Ecco....oggi voglio raccontare una storia a me stessa. Una storia come tantissime altre storie. Una storia di un uomo che cercava il Suo Sole, che cercava la Sua Donna...ma che in realtà era solo alla ricerca di se stesso, di un modo per sentirsi migliore. Ci si trova sempre più spesso a vivere vite parallele e sempre più spesso si nega fino allo stremo. Si indossano tante maschere pronte da usare al momento opportuno ma alla fine cosa resta? un pugno di sabbia che scivola via veloce tra le dita senza lasciare traccia.
Passa un po' di tempo e si va avanti con le parole...tante, ma a cosa servono le parole alla fine? A nulla...perchè quell'uomo sapeva usarle bene si, ma si avvertiva da lontano il vuoto che portava dentro. Ci sono vuoti e vuoti. Anime senza occhi e senza sguardo..
Lei si è sempre fidata poco degli altri in questo contesto ma soprattutto di chi illude continuamente se stesso e questo mondo virtuale, di quelli che lo usano per provare a se stessi di avere un valore che forse fuori di qui non viene loro attribuito o riconosciuto.
C’è chi qui sopra sperimenta il proprio potere di seduzione,forse perchè nella realtà sa di non esserne capace, vuoi per vergogna, per pudore, per sentirsi ancora seduttivi, per gioco...vuoi perchè è più facile nascondersi dietro a un profilo, a delle immagini, a delle parole, ma poi di vero cosa c’è.
Questo è un luogo strano, paradiso e inferno ....tutto sta a come lo si vive ... per me resta il posto dove riesco a far fluire liberi i pensieri, ma non ho mai avuto una doppia vita..,non ho mai cercato qui dentro sicurezze che nella realtà non riuscivo ad avere.
Ci sono persone che hanno una vita misera, a volte dolorosa, solitaria e si creano e indossano una maschera per dimenticare per un attimo chi sono davvero.

Oggi racconto quindi la storia di un Uomo che aveva una maschera. Diceva che cercava il Suo Sole, la Sua Donna, ma forse più che una Donna aveva bisogno di capire chi c’era dietro la maschera che lui si era scelto.
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LEI: giovane, considerando la media anagrafica, carina, disinvolta quanto basta, realizzata nel lavoro, curiosa il necessario per essere costantemente alla ricerca di situazioni non banali nonostante conduca una regolare e sana vita sociale, abbia parecchi amici e non le manchino i...
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Otto: Elogia degli stronzi

13 dicembre 2017 ore 20:56 segnala
Nella vita mi fido poco degli altri ma se proprio devo scegliere ripongo la mia fiducia soltanto negli stronzi.
Ossignore, vi chiederete...e ora chi è uno stronzo? Quelli che molti chiamano comunemente stronzi sono le persone che dicono le cose come stanno, invece di renderle migliori con ipocrisie o inganni. Usano spesso esprimersi in quella forma che adoro chiamata sarcasmo, che è il fratello cattivo dell'ironia. Il sarcasmo non piace a nessuno o forse pochi sanno riconoscerlo ma è quello che ti garantisce la patente di stronzo, quand'anche tu fossi uno che fa volontariato tra i lebbrosi in Africa. Socrate soleva dire che fra chi fa il male sapendo di farlo e chi lo fa inconsapevolmente da preferire sono i primi, perché da chi non capisce un cazzo non si riuscirà mai a trarre qualcosa di buono. Forse non si è espresso proprio così Socrate, ma voleva dire quello, fidatevi. Si chiama intellettualismo etico. (a qualcosa è servito studiare ) :)
Lo stronzo in virtù di quanto sopra è prima di tutto una persona intelligente, e in secondo luogo è una persona consapevole del bene e del male, e non ditemi che è poco. Inoltre uno stronzo è in genere piuttosto affidabile. Quello che non farà per te, te lo dice senza tanti giri di parole... Lì per lì può sembrare brutto ricevere un rifiuto ma è sempre meglio di un sì destinato a diventare no e persino di un forse.
Ma la cosa più stupefacente è che gli stronzi che ho incontrato nella mia vita spesso alla prova dei fatti si sono rivelati molto disponibili: diciamo che i loro NO hanno fatto presto a diventare sì. Certo ci vuole la capacità di andare oltre la facciata e guardare come le persone si comportano nei fatti e questo pochi lo fanno. Il mondo purtroppo è pieno di quella gente idiota che va dicendo "il mio più grande difetto è essere troppo buono" e di altri idioti che ci credono pure. Più che dire dei no, lo stronzo mostra un atteggiamento che indica alla gente di stargli alla larga con le menate inutili, richieste di empatia non desiderata o favori di vario genere. Ma ho visto più di uno stronzo (o stronza) compiere spontaneamente gesti di grande generosità. Gli stronzi che ho avuto e ho per amici sono seri e leali nelle relazioni.

Certo ci vuole buon occhio e non sempre è facile rendersi conto che gli stronzi sono meglio dei "buoni", ma alla fine funziona anche lì. Una precisazione: parlo di stronzi al maschile ma vale uguale anche per le donne, compresa la stronza che vi scrive (e sono sicura uno che mi sta leggendo :). Può mancare l'amore per lo stronzo? Sia mai.. lui però non si innamora ma questo non significa che non gli frega un bip bip di te. Anzi, spesso è il contrario, altrimenti non ci si metterebbe nemmeno con una donna (o con un uomo nel caso trattasi di stronza).. Certo non tutte sono disposte ad accettare questo tipo di amore che a volte significa che magari ha delle altre, che non sei il suo primo pensiero la mattina e l'ultimo la sera, che non si immagina di stare con te ad ammirare un tramonto sul mare o vede una stella cadente. Però...però ti stima, ti rispetta e non ti tratta come qualcuno bisognoso di protezione. E soprattutto, come gli stronzi amici, ti porta in un mondo, il suo, che sai bene non essere aperto a tutti, il che in fondo vale più di una generica empatia.
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Nella vita mi fido poco degli altri ma se proprio devo scegliere ripongo la mia fiducia soltanto negli stronzi. Ossignore, vi chiederete...e ora chi è uno stronzo? Quelli che molti chiamano comunemente stronzi sono le persone che dicono le cose come stanno, invece di renderle migliori con ipocrisie...
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Sette: Cambiare

12 dicembre 2017 ore 22:24 segnala
Beati libri...credo che molti dei miei pensieri e riflessioni devono dire grazie a loro...questa sera mi sono soffermata su una frase di Paulo Coelho: "Bisogna chiudere i cieli....Non per orgoglio...per incapacità o superbia...Semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita...Chiudi la porta...cambia musica...rimuovi la polvere....Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei....". Ecco, cambiare, tutto in questa parola ma i cambiamenti, di qualsiasi natura essi siano, non sono facili da affrontare.
Negli ultimissimi anni nella mia vita di cambiamenti, anzi, di stravolgimenti, ce ne sono stati: lacerazioni...mancanze...abbandoni improvvisi...mi hanno destabilizzata al tal punto da essere arrivata a pensare di essere io quella che come al solito aveva sbagliato tutto..
Quando tutto quello in cui credi e per cui vivi viene meno...ti senti smarrita, confusa e intorno a te vedi solo macerie e ti chiedi che fine ha fatto la tua vita, che fine hanno fatto i tuoi sogni,le tue speranze, i tuoi desideri...che fino a poco tempo prima erano lì...ed ora sono irriconoscibili anche tra quelle macerie...
C'è da fare un lungo e tortuoso percorso...c'è bisogno di metabolizzare la cosa, non dico di esserci pienamente riuscita...il cammino è lungo e soprattutto l'accettazione di certe situazioni non avviene repentinamente...ma ora sono più lucida...sto piano piano risalendo...raccogliendo i cocci sparsi qua e là...
per tanto, tantissimo tempo e a volte ancora adesso, mi son chiesta "PERCHE'"??
"perchè proprio a me che non chiedevo altro di ciò che avevo...perchè non me"???
Quante parole hanno detto...quante spiegazioni hanno provato a dare ma le motivazioni non mi interessano più...ora voglio solo ritrovare me stessa..
quella parte di me che è rimasta nascosta tra i brandelli di carne che ero.
Non provo più rabbia e rancore e odio, non odio nessuno...forse a volte un po' di smarrimento...ma passerà..tutto passa..il tempo lenisce tutte le ferite...
spero solo che tutto questo non abbia portato via con se ciò che negli anni, nonostante le difficoltà che ho dovuto affrontare, ho cercato di salvaguardare e proteggere con tutte le mie forze...quella voglia di credere che comunque vada...
la vita è una cosa meravigliosa...

Sei: Innamoramento

12 dicembre 2017 ore 17:08 segnala
Ogni tanto disquisisco sull'amore e sul desiderio dell'ammmore!
Un mio amico spesso cita Cechov dicendo una frase: "Ah Cechov dice una cosa bellissima sull'innamoramento...ovvero..L'UMANO E' SE STESSO SOLTANTO QUANDO E' INNAMORATO..."
ed io prima di rispondere, come sempre, ho pensato un po' di tempo a questa frase...e mi sono detta che Cechov ha sparato una bella cazzata! O...che andava bene 200 anni fa!
Perchè noi donne siamo talmente finte quando siamo innamorate da risultare stucchevoli!
L'innamoramento è la fase più bugiarda del nostro cammino...Ad un certo punto del cammino decidi di volere un qualcosa, insomma le tue aspettative...e le PROIETTI nel malcapitato di turno...
Sei talmente proiettata da desiderare totalmente sia così e pur di avere ciò che desideri sei disposta a tutto!
E così diventi...ciò che non sei!
E ti lanci nel gioco della seduzione in tutti i ruoli e ti dimentichi chi sei perchè forse, così come sei lui non proverebbe ciò che vuoi! e soprattutto vuoi fare la ruota come i pavoni!
E poi...capita la tragedia...di colpo ti rendi conto che quel povero disgraziato non è così come pensavi e forse è anche stronzo...ma non è così...lui era così prima, durante e dopo ma sei tu che, delusa o forse stanca ed annoiata di proiettare il sogno decidi di...cambiare sogno!
Insomma...l'innamoramento o forse l'amore non esiste...esistono i nostri desideri, le nostre richieste, i nostri bisogni che spesso proiettiamo su qualsiasi cinema...
C'è invece di contro l'amicizia amorosa in cui le affinità elettive ci portano ad ascoltarci, ad essere presenti, ad essere totalmente noi stessi perchè sappiamo di poter essere totalmente noi stessi, non abbiamo bisogno di sentirci ciò che non siamo pur di farci amare...
O forse è soltanto l'amore maturo...mentre da sempre siamo in cerca di ipotetici principi azzurri che di azzurro non hanno neppure le mutande...eh si!
Poveri uomini e povere noi protese a desiderare ciò che non potremo avere mai perchè pur di averlo dimentichiamo di farci amare ed amare per ciò che siamo...null'altro che questo!

Cinque: Il presepe moderno

10 dicembre 2017 ore 20:02 segnala
Fatto l'albero si dovrebbe passare al presepe...ma mentre prendo la carta per le montagne, i personaggi e tutto l'armamentario mi chiedo perchè, come si fa a riprodurre un quadro che non riconosciamo più ...appare tutto superato...perchè fare ancora il presepe con i pastori e le pecore....le pecore e i pastori non ci sono più ...come non ci sono più le mucche al pascolo....oggi prevalgono i grandi allevamenti moderni tutti meccanizzati, dove la mucca si automunge grazie ad un sensore appena le sue mammelle sono gonfie, dove acqua e disinfettante scorrono alla minima traccia di cacca. Dove sono i grandi pascoli per pecore e mucche?...Le pecore hanno bisogno di pascoli non del chiuso di capannoni con il loro nutriente mangime spinto-arricchito...capannoni con riscaldamenti...centinaia e centinaia di capi e solo tre uomini (operai, non più pastori) addetti alla gestione...un ricco guadagno assicurato .....considerando che gli spazi servono alle industrie e i vecchi pascoli non sono più redditizi e bisogna quindi riconvertirli a colture specializzate altamente produttive.
Perchè allora mettere nel presepe ancora il pastore con l'agnellino sulle spalle mentre va alla grotta a trovare il Gesù Bambino?...e il pastorello con la caciotta? la caciotta ormai si trova in qualsiasi supermercato....e tutti gli altri personaggi...la lavandaia, il falegname, il fabbro, il pescatore, l'avventore all'osteria con il volto rubizzo con i suoi fiaschi di vino....e i BUONI che vanno alla capanna seguendo una stella ...mentre gli altri, i duri di cuore, non sentono la voce degli angeli e continuano la loro vita.... Questa separazione ormai non esiste più...siamo tutti diventati "gli altri" e non andiamo alla capanna, non vediamo la stella che sta lì ad indicare il cammino...vediamo solo le nostre stelle psicadeliche....gli alberi scintillano, ci accecano, molti sono finti e altri prodotti in vaso dall'industria solo per durare il tempo delle Feste....Chissà se qualcuno sa la vera storia dell'albero di Natale...storia che viene dalle antiche popolazioni celtiche , quando ogni bambino che nasceva aveva il suo albero nella foresta e alla fine di ogni anno si appendevano tutti i vestitini che non si mettevano più , insieme ai vecchi giocattolini...A noi le vecchie storie tribali non interessano, nemmeno quelle religiose che vengono ricordate quasi con aria di sufficienza, come appartenenti al folclore...a noi interessa altro: le case scintillanti e le tavole imbandite e addobbate preziosamente per i ricchi pranzi ....a noi interessano le strade illuminate e le vetrine scintillanti ricche di merci.
Che senso ha quindi mettere nel presepe le casette scalcinate e i pastori....mettiamo le belle case con giardino, le fabbriche con le ciminiere, le macchine sulle autostrade e i raccordi anulari intasati da tutti noi che ci rechiamo verso i grandi centri commerciali affollati di Babbi Natale e belle Befane...è lì che avremo la realizzazione di ogni nostro desiderio e trovaremo tutto ciò di cui abbiamo bisogno...
Solo se ci allontaneremo dalle luci e dalle vie più affollate forse riusciremo a trovare un altro presepe....quello dei barboni accovacciati tra i cassonetti, quello di chi rovista dentro i sacchetti dell'immondizia, quello delle vecchiette che hanno la loro vita chiusa dentro le buste di plastica cercando un posto per ripararsi dal freddo, per poi dirigersi verso i loro presepi fatti di cartoni alla ricerca di qualche briciola di spazio....forse è lì che i nuovi personaggi del presepe dovrebbero portare i loro doni, ma è troppo lontano da noi, dai nostri pensieri... la stella passa sopra i nostri cieli troppo scintillanti di luci e quindi non riusciamo a vederla , come non sentiamo l'annuncio degli angeli perchè coperto dal nostro trambusto e dalle nostra grida.

Quattro: Roma

07 dicembre 2017 ore 17:17 segnala
Questa è Roma
Oggi a Roma non si cammina, come sempre nei giorni che precedono Natale.
Io sono come la mia città: Incostante, spesso incoerente, passionale, istintiva…orgogliosa, idealista, un po’ ladra e un po’ giustiziera.
Da un po’ di tempo questa città mi va un po’ stretta... mi sembra di essere cambiata tanto, di essere in continuo mutamento, interno ed esterno, mentre questa città mi sembra arrancare, sembra non tenere il passo del mio progredire, sembra non seguirmi più come una volta ma restare ferma al palo, immobile in balia di mille stronzi che la sfruttano, che la derubano e deturpano, che la spolpano senza amore, senza poesia; ma lei è così, abbraccia tutti baciandoli sulla guancia sulle note della donna cannone.
La cosa mi fa incazzare…
L’ho maledetta, le ho bestemmiato contro, ho minacciato di andarmene e non tornare più, perché quando ami qualcuno in modo smisurato come faccio io, non sopporti che subisca senza reagire, non sopporti che non riesca ad uscire da una situazione di depressione…Roma è depressa, ma Dio,con queste luci natalizie la guardo negli occhi e mi sembra ancora più bella.
Non sono mai stata immune al suo fascino, e l’ho presa per mano nelle mie notti più dolci, sfiorandole il viso stanco, riversando i miei sogni smeraldo in lei…nonostante tutto la amo.
Ha accompagnato i miei passi fin dalla nascita, ha asciugato le mie lacrime, mi ha regalato sorrisi innamorati e musica a far battere il cuore, mi ha regalato l’amore, la bellezza della storia, delle radici e dell’antichità illuminata di notte dalla luna, mi ha regalato il dolce profumo dell’ottobrata romana, con i suoi mille fiori, con le sue foglie secche, mi ha donato immagini che custodirò sempre gelosamente come cornici appese alle pareti del mio animo.
Questa è la Roma che ho vissuto anche attraverso ricordi e racconti di un tempo lontano.
La Roma degli scontri di piazza ed il sangue versato per ideali.
La Roma di quegli anni in cui risuonavano nella mia casa le strane note dei Pink Floyd, le urla ipnotiche di Jim Morrison, e ancora i Genesis che pranzavano nel soggiorno assieme a Lou Reed e i Velvet Underground mentre una bimba curiosa chiedeva alla mamma chi fossero quegli uomini dalla lingua incomprensibile.
La Roma dei cantautori romani che hanno accompagnato i miei sogni e ideali giovanili e a cui sarò grata per l’eternità, De Gregori, Venditti e il loro amico trasferitosi nella capitale Rino Gaetano, e Baglioni…
La Roma del 2001 di quando adolescente ero campione d’Italia e giravo con amici per le vie sommerse di sciarpe e bandiere colorate…e Roma era festa.
A Roma quando è festa non ci sono parole…è da vivere, perché la città ti stringe e salta con te,e canta gli stornelli, e suona le chitarre, e urla di notte svegliando tutti quanti che dopo un “a fio de ‘na mignotta” si ritorna a festeggiare sereni. E’ un carnevale anche se nessuno sembra apparentemente indossare maschere.
La Roma dei “romani de Roma” e di quelli che la vedono per la prima volta e si innamorano.
La Roma di chi ci vive da una vita senza quasi accorgersi della bellezza che li circonda e poi un giorno alzano gli occhi e di colpo restano accecati e con parole che rimangono intrappolate tra labbra socchiuse.
La Roma del Colosseo e della maestà del Cupolone.
La Roma di Pasquino e di quelle poesie che a volte stento a comprendere anche io che sono romana.
La Roma delle canzoni a lei dedicate…Roma Roma Roma che spiega tutto e che allo stadio sono brividi caldi ad arrampicarsi sulla schiena e occhi lucidi.
La Roma del Gianicolo dove la sera diventa uno spettacolo guardando le mille luci che brillano davanti agli occhi sotto un cielo che per l’occasione si veste a festa col suo manto di stelle.
La Roma dei “nasoni” ovunque, che dissetano il peregrinare di noi esseri umani.
La Roma di Campo de’Fiori e delle piccole vie nascoste dove ci sono ancora le vecchie botteghe di artigiani, la Roma di Piazza Navona e il Pantheon, la Roma dei negozietti vintage a Via del Governo Vecchio, dove i vestiti son sempre gli stessi ma gli occhi curiosi frugano ancora in cerca di qualcosa, la Roma del Circo Massimo dove il giugno del 2001 ho vissuto il sogno più bello della mia vita vincendo il “mio” scudetto.
La Roma dei giapponesi che fotografano anche i vespasiani.
La Roma dei film e dei gladiatori.
La Roma che ho studiato a scuola e che porta ancora i segni di tanto splendore.
La Roma di Alberto Sordi e di Verdone.
La Roma degli universitari fuori sede di San Lorenzo, e i centri sociali, e le case Pound, la Roma delle mignotte e dei trans.
La Roma degli sguardi complici, delle ragazze tra le più belle che ci siano al mondo , dei cornetti alle 5 di mattina o dei tramezzini o della “sorchetta” di Porta Pia,
La Roma dell'invidia degli altri.
La Roma che mi rende orgogliosa ovunque vado.
La Roma delle mille parole che potrei riversare su queste pagine ma che non basterebbero a far capire quanto ti amo.
La Roma che è nel mio cuore, ed io senza cuore non posso vivere.
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Questa è Roma Oggi a Roma non si cammina, come sempre nei giorni che precedono Natale. Io sono come la mia città: Incostante, spesso incoerente, passionale, istintiva…orgogliosa, idealista, un po’ ladra e un po’ giustiziera. Da un po’ di tempo questa città mi va un po’ stretta... mi sembra di...
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Tre: La costruzione di se stessi.

05 dicembre 2017 ore 11:41 segnala
Due, tre punti fermi sono necessari ma anche sufficienti, secondo me, nelle nostre esistenze.
Non c'è bisogno di troppo calcestruzzo nella vita, le case ben costruite, si sa, si poggiano su pochi pilastri; il resto sono tutti tramezzi....e tramezzi che prima ritenevo indispensabili per il sostegno della mia vita,sono stati buttati giu' con sofferenza, ma ad oggi con la consapevolezza che erano solo di intralcio alla luce nella mia vita...avendoli scambiati spesso per pilastri, quando invece sono caduti giù con un soffio.
Se la vita ci cambia o se siamo noi a voler invertire una piega che non ci piace, basterà tirare su - o buttare giù - due, tre pareti e creare lo spazio più adeguato ai nostri bisogni.
Senza fretta e senza panico all'ingresso del muratore.
Che di polvere, non è mai morto nessuno.
Quello che conta e che rende stabile la costruzione quotidiana dei nostri giorni è agganciare ragionamenti e comportamenti a una quota stabile di coerenza e fidarsi concretamente di se stessi, invece di consegnare il nostro tempo ad architetti improbabili.
Cambiare posto alle cose ogni tanto, per esempio, può aiutarci a vederle sotto una luce diversa.
Tu magari la volevi buttare, invece in soggiorno ci sta meglio.
Mai invidiare qualcosa a chi arreda una casa tutta, subito e per sempre.
Mai desiderare una vita prefabbricata, seriale, comunemente ritenuta ideale.
Soffro maledettamente le persone eccessivamente sicure di se', quelle che, con le loro certezze, ci arredano pure gli sgabuzzini.
Probabilmente perché le mie, di certezze, sono come gli accendini.
Un minuto prima ero sicura di averceli...due, tre in borsa ma quando li vai a cercare ti rendi conto di non averli più.

https://www.youtube.com/watch?v=lBHFLllLbz4
eb9e7e9d-dad5-4c60-8212-090606ea9108
Due, tre punti fermi sono necessari ma anche sufficienti, secondo me, nelle nostre esistenze. Non c'è bisogno di troppo calcestruzzo nella vita, le case ben costruite, si sa, si poggiano su pochi pilastri; il resto sono tutti tramezzi....e tramezzi che prima ritenevo indispensabili per il sostegno...
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Due: Io e i dispositivi mobili

04 dicembre 2017 ore 19:51 segnala
Questi aggeggi non fanno che dirti che c’è un aggiornamento da effettuare.
Devi aggiornare telefono, pc e loro applicazioni un minuto sì e l’altro pure.
Una scocciatura senza fine.
Si ha la sensazione di rimanere indietro in un universo digitale in continua evoluzione e chi teme la minaccia di custodire in casa versioni troglodite, non fa che attrezzare la sua modernità.
Non mi appartiene l’anima nerd; me ne accorgo quando il telefono mi avvisa che non ho fatto il back up da diverse settimane o quando prova a farmi sentire inadeguata allarmandosi per l’insufficienza di spazio necessario ad archiviare.
Sento tutta la mia criptonite di essere umano risalire la china mentre constato che il mio vissuto ha trovato spazio più che sufficiente nei miei giorni e che ne troverà altrettanto in quelli che verranno.
Il calendario segna il 4 dicembre 2017 e sto vivendo.
Pensi per come è settato a pensare uno smartphone, ma io ho aggiornato i miei occhi verso un altro anno che si conclude.
Ma poi con che coraggio dico io! parla uno che quando è caduto in acqua non ha trattenuto manco un’immagine quando io mi ricordo benissimo di ogni momento archiviato nel cuore, muscolo involontario con una memoria remota eterna.
Questo pensiero germoglia da quando ho ritrovato una foto di alcuni anni fa: l’avevo persa e mi dispiaceva.
Ma mai mi sono dimenticata di quant’ero incazzata quel giorno a teatro costretta dai miei ad assistere.
Ne’ di come, da allora, ho impostato il mio cuore in modalità Tosca, sopravvivendo a un volo pazzesco da Castel Sant’Angelo.
Di uno smartphone, non ne sarebbe rimasto niente.
Io invece sono qui e me lo ricordo benissimo.

https://www.youtube.com/watch?v=akqYiAulJdg
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Questi aggeggi non fanno che dirti che c’è un aggiornamento da effettuare. Devi aggiornare telefono, pc e loro applicazioni un minuto sì e l’altro pure. Una scocciatura senza fine. Si ha la sensazione di rimanere indietro in un universo digitale in continua evoluzione e chi teme la minaccia di...
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Uno

04 dicembre 2017 ore 18:43 segnala
Mille blog e mille ragioni diverse per scrivere. Non discuto su quelle degli altri e non metto in discussione le mie. Al contrario di quanto può sembrare non sono una persona che ama parlare di sè. Il blog è un diario virtuale, ma nella vita sono molto riservata. Ho una corazza bella dura che lascia trasparire poco e niente... persino chi vive con me fa fatica a capirmi...è più facile vedermi come una forte ed anche un po' egoista che come una che ha dentro fragilità e paure. Ci metto tempo ad uscire fuori e per farlo ho bisogno di sentirmi amata.
Mi hanno sempre detto che sono una che sa ascoltare...è ovvio quando si ha paura di parlare del proprio mondo. Io non sono una che si lamenta. Non sono una che piange davanti agli altri. Io per molti sono dura...ma c...non è così.
In questi anni mi sono chiusa a riccio nel mio mondo proprio perchè non avevo più il coraggio di affrontare le cose. Stavo male.
A casa sono silenziosa...non parlo quasi mai. Però consolo.
Quando mi chiedono come sto, rispondo bene perchè se dico che sto male non ho voglia di spiegare il perchè.
Con le persone che amo cerco di mostrare il lato sorridente, ho paura di pesare.
Ci sono poche persone con cui sono sincera...a cui apro la mia anima. Sono persone che mi fanno sentire amata...mi fanno sentire cucciola. Con loro non ho bisogno di indossare la maschera...loro mi leggono l'anima.
Non so quindi come davvero mi vedano gli altri. Ieri una persona che mi vede tutti i giorni mi ha detto che sono introversa, io che ho sempre pensato di apparire il contrario agli occhi degli altri...e mi ha detto che il fatto che mi rifugio tra i miei libri,tra le mie poesie ne è la prova...parlo a loro, ma do poco di me agli altri. Nessuno sa quello che penso realmente...sono poche le persone con cui parlo senza freni, e anche con quelle persone ho dei limiti perchè secondo me non esiste un'altra persona che possa accoglierti in maniera completa. So cosa l'altro è capace di accogliere di me e cosa no. Solo io riesco a sostenere interamente il peso dei miei pensieri e delle mie emozioni...

https://www.youtube.com/watch?v=jBwb4ECVlEg
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Ognuno ha le proprie ragioni per scrivere. Non discuto su quelle degli altri e non metto in discussione le mie. Al contrario di quanto può sembrare non sono una persona che ama parlare di sè. Il blog è un diario virtuale,ma nella vita sono molto riservata. Ho una corazza bella dura che lascia...
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