Novanta: 90 La paura

21 aprile 2019 ore 23:07 segnala
Post con un numero particolare, atteso da tempo, a seguito della premessa del post 89... scritto anche volutamente in un giorno particolare. Credo che ognuno di noi abbia un numero che ricorre spesso nella propria vita, così come credo che le persone che hanno avuto un ruolo importante nella nostra vita non si allontanino mai da noi veramente, neanche quando pensiamo di averle perse.
Sono qui davanti al mio portatile...osservo il mio blog...rileggo alcuni miei post...Ho sempre visto questo spazio come un rifugio per le mie emozioni...ma non certo il vivere della mia vita...la vita è al di fuori di questo monitor...
90...è il numero in sequenza di questo post...
90...un semplice numero, un insieme di note...Un numero tondo...un numero paro...un numero che dice tanto se mi ci soffermo...Ora come ora mi viene in mente quando da bambina giocavo a tombola in famiglia...mio padre teneva sempre il banco: 90...la paura.
Già...la paura di sbagliare...la paura di essere sconfitta....la paura di perdere impotente davanti alla sofferenza di chi adoro....anche se nulla ha fine se lo si porta nel cuore...
90...sempre la paura...di perdere la felicità...
90...la paura di vedere sgretolare tutto intorno a te perchè quando qualcuno si ammala o viene a mancare non è vero che la coppia o la famiglia si coalizza, si unisce, si abbraccia, si raccoglie poeticamente in un’atmosfera di pace universale.
O meglio, è vero per qualcuno, non è vero per altri.
Succede, talvolta, che questi tsunami emotivi portino a galla questioni irrisolte e che tanti confronti rimandati nell’illusione che ci sia sempre tempo, si diano appuntamento in quel momento lì, quello meno opportuno, più indelicato.
Succede che a sentirsi arrabbiati in quei momenti ci si senta feroci, egoisti, spietati, e non si capisca il perché.
90...la paura di scoprirsi fragili o troppo duri...anche per maneggiare la fragilità altrui. O scoprire che quell’improvvisa, inattesa fragilità, nell’altro, sarebbe stato bello scorgerla, intravederla prima, anziché essersi dovuti confrontare a volte con muri e corazze.
90...la paura di scoprirsi umani e scoperti, e non è detto che nudi e scorticati si sia migliori di quello che eravamo prima dello tsunami. Perchè non molto tempo fa ero un'altra persona. Sempre io, ma diversa. Le cose, gli eventi, le persone hanno il potere di cambiarti. A volte impercettibilmente, a volte profondamente, per sempre. E a volte ho un po' di nostalgia di ciò che ero e mi chiedo chissà cosa sarò domani.
90...la paura di non riuscire a continuare a vivere...
90... la paura di constatare che nonostante tutto, vivi.
Più passa il tempo e più mi rendo conto che la vita sia un continuo banco di prova...non si finisce mai di dare esami...non si finisce mai di imparare. A volte ci sentiamo impotenti pensando, perchè a me...possibile??? ma come?...agisco nel bene...cerco di fare meglio ed è così che la vita mi ripaga??? Allora è tutto vano??? Non è giusto...vorresti gridare, piangere ma non sempre lo si può fare.
Allora scopri che per te, scrivere, è anche un po' il modo migliore di piangere, i segni grafici talvolta sono come punti di sutura. Cambiano le tecniche, il senso rimane. Alcuni incidono. Altri cuciono...Scrivere perchè anche dopo anni, in realtà sarà sempre ieri, impari solamente a parlarne di rado e con pochi.
E stasera, che ti penso un po' di più, lo scrivo qua perchè se non lo dico finisco che piango. lo scrivo qua perchè sto già piangendo e non voglio che tu, se fosse mai possibile, in qualche fantastico modo e mondo, lo possa sapere.
Lo scrivo qui perchè è più sicuro, vedono in tanti ma non guarda nessuno. Resta un segreto.
Sono passati 5 anni e come sapevo già non è passato niente. In questo tempo così dilatato e stretto ho imparato che si può continuare a vivere anche se, come è successo a me, all'improvviso perdi un pezzo di cuore.
Vivi e ti ritrovi in ginocchio a raccogliere pezzi di ricordi, voci, risate e abbracci. Cerchi di incollartele addosso tutte insieme per non perderne più neanche un pezzo, perchè sai che sono tutto quello che ti resta di quel pezzo di cuore che è volato via.
La vita è andata avanti anche se io avrei voluto che restasse ferma ad aspettarmi, che mi lasciasse un po' indietro a piangere di rabbia in santa pace.
Non è successo, non succede, non succederà. E allora resto qui anche se è con te, ovunque tu sia , l'altra metà del mio cuore.
Io quando sento il tuo nome ti cerco sempre...e quando arriva il temporale mi piace pensare che sia tu...che hai trovato un altro modo per tornare.

Ps: Sono arrivata al numero che desideravo
Lascio queste rive...non so se per qualche tempo o per sempre
Grazie di aspettarmi, a chi ritroverò, se tornerò
Grazie di esserci stati, a chi non ritroverò, se mai tornerò.
A tutti buon tempo...a chi è per mare, buon vento.

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Post con un numero particolare, atteso da tempo, a seguito della premessa del post 89... scritto anche volutamente in un giorno particolare. Credo che ognuno di noi abbia un numero che ricorre spesso nella propria vita, così come credo che le persone che hanno avuto un ruolo importante nella nostra...
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Ottantanove: Scrivere

06 aprile 2019 ore 21:20 segnala
Inizio avvalendomi di un autore molto in uso in chat, Bukowski...
tempo fa mi capitò di leggere in rete un suo passo che salvai....e lo uso oggi come incipit di questo post: "Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino...scagliarla contro il muro e riprenderla al volo..."

e io ho iniziato a scrivere per amore delle parole prima, per sognare in seguito e per solitudine ultimamente...sono ormai anni che lo faccio e condivido tutto quello che mi passa per la testa...per chi vuol leggere, quindi anche per tutti voi.
Qui ho scritto molto...è un blog particolare che non parla di libri, ne di cinema, ne attualità, ne di politica.
Il mio blog parla del mio amore per la scrittura, del desiderio di emozionare, di esorcizzare alcuni momenti neri, del desiderio di far riflettere e ritrovarsi nelle mie parole...e parla in genere di rapporti umani uomo-donna...Dell'amore anche quando c'è e quando non c'è invece io faccio che ci sia.
Non lo so se sono simpatica, antipatica, stupida, amorale e non m'interessa. Sono qui e nessuno mi conosce...sono un volto anonimo in questa moltitudine di volti anonimi...sono qui e scrivo qui come potrei essere e scrivere altrove...è la stessa cosa e questo mi dà un grande struggimento, un senso di libertà bella e superflua, oltre un grande coraggio.
Perchè scrivere spesso è davvero un atto di coraggio e ognuno lo fa come sa, come vuole, come può...è un po' come essere nudi ed esposti. Ed io scrivo d'istinto perchè se volessi filtrare tutto con la testa, toglierei le paure innate, le pulsioni inconsce e tutti quei sospiri che ho dentro.
A me piace scrivere e, come ho detto sopra, scrivo quello che mi passa per la testa, non sempre ciò che ho scritto e scrivo riguarda la mia vita, di certo ne prendo spunto ma lo enfatizzo o lo romanzo per far sì che alcuni possano ritrovarsi in quel che scrivo...camuffo in quanto c'è un limite invalicabile da non oltrepassare perchè ognuno di noi è un giardino segreto e palesarlo sui social è spesso come calpestarlo, impoverirlo, maltrattarlo...l'intimità è un dono, la riservatezza complice, la nudità preziosa...
forse sono autocelebrativa e ho una buona opinione di me stessa (anche questa è una grazia ricevuta) in quanto è più facile incontrare persone che ti rendono insicura piuttosto che il contrario, in generale per tutti intendo.
Tant'è che poi arrivi ad un certo punto della tua vita in cui non riesci più a tenerti tutto dentro...ti senti come se stessi per esplodere e senti l'esigenza di liberarti da quella sorta di bomba ad orologeria situata nella tua testa...cerchi disperatamente qualcuno che possa ascoltarti...non necessariamente aiutarti...solo svuotarti...ma non tutti sono disposti a star lì, a tenderti mani e orecchie...quindi ti arrangi come puoi....
ho ripreso a scrivere dopo molto tempo quando il peso degli altri, unito al mio dolore, ai miei dubbi, è diventato troppo da sopportare....
ho sempre avuto intorno persone che amavano parlare e odiavano restare in silenzio e capire...ero sempre io a dare consigli, a tentar di risolvere situazioni...che offriva una mano e un cuore..
credevo di avere intorno gente che mi volesse bene davvero...(non parlo della mia famiglia), ma poi ho constatato che per alcuni ero solo una presenza di comodo, per questo poi però ho detto basta...a malincuore devo dire ma ho detto basta...
Le persone hanno la capacità di farti sentire come se stessi perennemente sull'orlo di un precipizio e per non precipitare nel vuoto devi pur aggrapparti a qualcosa di solido ed io mi sono aggrappata alla scrittura...
Mi sono chiusa a chiave nella mia vita facendomi compagnia con problemi, delusioni, ricordi amari e qualche sorriso...ho iniziato a scrivere...e spesso i propri pensieri e le parole sono le amiche migliori..
Scrivere è un po' come fare i minatori di se stessi...si attinge a quello che si ha dentro...e quindi scrivo per liberare il mio cuore dal peso del passato, scrivo del male per poter stare bene....
scrivo a chi è andato via...a chi mi ha tradito...a chi si è spaventato...e poi è scappato...scrivo per non provare più rabbia nè risentimento..
scrivo per me...bene...male...non m'importa..
ho iniziato a scrivere per far pace con me stessa e con i miei sbagli e per non sentirmi sola in questo groviglio di pensieri...

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Inizio avvalendomi di un autore molto in uso in chat, Bukowski... tempo fa mi capitò di leggere in rete un suo passo che salvai....e lo uso oggi come incipit di questo post: "Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino...scagliarla contro il muro e riprenderla al volo..." e io ho iniziato...
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Ottantotto: Un Uomo

26 marzo 2019 ore 20:50 segnala
Un Uomo con la "U" maiuscola. Un Uomo.
Un uomo che mi sorprenda. Un uomo con mani grandi.
Un uomo che mangia una pesca col coltello. Un uomo che mi insegni cos'è la vita, come vede Lui il mondo. Che mi coinvolga...nella sua...di vita.
Un uomo che sia mio complice. Un bravo amante. Un uomo caldo, un uomo che mi ami.
Un uomo che tra le lenzuola sappia anche prendermi con amore, con la passione del sentimento.
Un uomo seduto al contrario sulla sedia.
Un uomo con cicatrici...invisibili...quelle che porti dentro...esperienze, dolori, amarezze.
Un Uomo. Un uomo con uno spiccato senso pratico, quello che a me manca.
Un uomo che mi dia sicurezza e protezione. Un uomo che mi colga come un fiore.
Un uomo marito. Un uomo fedele. Un uomo calmo. Che mi parli di sè, che ascolti di me. Un uomo che ami l'amore...come me...un uomo col marchio dell'Eros.
Un uomo dalla bocca carnosa. Un uomo che mi accolga tra le sue braccia.
Un uomo che accompagni i miei silenzi. Un uomo che sappia piangere. Un uomo che abbia tutta la forza per farcela da sè...ma sempre accompagnato dalla sua Donna.
Un gentiluomo. Un nobile d'animo. Un onesto.
Un uomo che si faccia radere la barba la mattina...da me...
Un uomo che crede...in me...Un galantuomo.
Un uomo che ama essere amato. Un uomo che non si senta soffocare sapendo che la propria Donna vive per Lui.
Saper d'essere la sua vita, sapere di riempire ore delle sue giornate pensando a Lui, farsi bella per Lui... agghindarsi...per amore, profumarsi il corpo per inebriare i suoi sensi.
Un uomo che mi accarezzi il corpo nudo in ogni sua forma...che mi accarezzi lo spirito, il cuore.
Un uomo che respira lentamente. Un uomo semplice. Un uomo che ami il buon cibo.
Un uomo che apprezzi la Natura. Che guardi l'Universo, come se stesse per svanire da un momento all'altro. Che non dia nulla per scontato.
Un uomo che mi sorprenda. che mi corteggi, che rinnovi l'amore ogni giorno, proprio come faccio io. Un uomo che si lasci trasportare da Me….

...potrei continuare all'infinito ...

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Un Uomo con la "U" maiuscola. Un Uomo. Un uomo che mi sorprenda. Un uomo con mani grandi. Un uomo che mangia una pesca col coltello. Un uomo che mi insegni cos'è la vita, come vede Lui il mondo. Che mi coinvolga...nella sua...di vita. Un uomo che sia mio complice. Un bravo amante. Un uomo caldo,...
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Ottantasette: Manutenzione casa

19 marzo 2019 ore 00:26 segnala
Passa il tempo e ti accorgi di essere diventata una sorta di puzzle di te stessa che si ricompone di pezzi mancanti e trovati attraverso le esperienze, quelle forti, quelle che molti non vedono dall’esterno perché badi bene a nasconderti dietro un sorriso. E così eccola qui la nuova e vecchia Me. Cos’è cambiato? La prospettiva. Solo quella. Mi sono solo girata intorno un po’. Succede quando non sei bidimensionale… quando hai più dimensioni! Che poi in fondo io son sempre io, un’adorabile scassa coglioni che passa il tempo col cervello a mille per poi cercare l’interruttore del reset quando il suddetto va in corto e ha bisogno di un buon elettricista. E spesso finisco per essere elettricista del mio stesso impianto, non vi dico che pasticci! Ultimamente ho deciso di istallarmi un collettore solare, così mi son distesa al sole per ricaricarmi di energie....ma che fatica riabituarsi a tanta luce.
Allo stesso modo divento idraulico quando mi accorgo che ho perdite nel flusso delle emozioni e devo dare una regolata al sistema di distribuzione, chiudere vecchi rubinetti in disuso e cercare di ottimizzare quelli rimasti aperti per evitare sprechi… perché ho l’impressione sia una risorsa deteriorabile questa qui che porto nell’anima.
Così come divento imbianchino quando devo ridipingere le pareti della mia casa interiore, togliere un po’ di muffa, ridare luce a colori spenti e magari qui e là inserire qualche bel decoro che mi rallegri quando guardo bene.
Divento poi arredatore d’interno (cosa c’è di più interno dell’anima? che poi c’ho pure studiato su...) quando sposto i mobili perché ho voglia o esigenza di cambiare, di nuovi spazi tutti miei, privi di ricordi. Tanto i mobili son sempre quelli: il letto in cui mi rannicchio quando fuori fa freddo, il tappeto in cui cammino a piedi nudi, le tende che apro e chiudo a secondo di quanta luce voglio far entrare… o di quanti sguardi. Ogni tanto qualcuno mi regala qualche pezzo d’arredo nuovo. Succede quando mi emoziono per emozioni altrui. Allora arricchisco la mia casa interiore. Oppure appendo quadri di luoghi visitati, di visi amati, di pezzi di ricordi non dolorosi. Giusto per non perdersi del tutto nell’oggi, che ieri serve sempre.
Ogni tanto divento domestica di me stessa: butto via la spazzatura e rimetto in ordine tutto ciò che ho lasciato per le stanze dell’anima. Ripongo in vecchi bauli di ricordi ciò che vorrò vedere solo ogni tanto e per mia stessa volontà (a volte masochismo, lo ammetto!) e col resto ci faccio un gran falò. Solo che spesso mi ci scaldo anche, ma molto più spesso mi brucio. Allora ho imparato anche a gettare acqua sul fuoco. Le lacrime altrimenti a che servono?

Ottantasei: Il 9 Marzo

09 marzo 2019 ore 15:35 segnala
Mi madre è solita ricordare che l’8 marzo 1972 a Roma, in piazza Campo de’ Fiori, si tenne una famosa manifestazione femminista. Jane Fonda lesse un discorso di fronte alla polizia pronta a intervenire: i cartelli delle manifestati chiedevano la legalizzazione dell’aborto e la liberalizzazione dell’omosessualità. Erano ritenuti intollerabili. Gli agenti caricarono e presero a manganellate le femministe, disperdendole e ferendone diverse. Quella giornata era ancora un evento dirompente, qualcosa che si metteva di traverso rispetto allo status quo. Poi, cos’è successo?
La storicità della data parte dallo sciopero delle operaie russe di San Pietroburgo nel 1917 che diventò la “Giornata internazionale dell’operaia”, fino a trasformarsi, anche in seguito al pronunciamento dell’Onu del 1975, nella Giornata internazionale della donna...In seguito ci furono molte versioni alternative, più o meno fantasiose, la più celebre è quella secondo la quale l’8 marzo sarebbe di fatto una commemorazione funebre: in quella data, secondo alcuni, si sarebbe verificato un incendio in una fabbrica di camicie di New York, che avrebbe provocato la morte di 123 donne. In effetti quell'incendio ci fu ma il 25 Marzo 1911. Questa versione, completa di errore storico, ha permesso,oltre che all’Occidente di scollegare l’8 marzo dalle sue origini russe e comuniste, anche a ribadire la tendenza diffusa di vedere le donne più come vittime che come protagoniste. Quella giornata è nata per celebrare il potere e l’iniziativa femminile, non per commemorare delle morti. Eppure la narrazione delle vittime sacrificali nell’immaginario collettivo ha prevalso.

L’8 marzo quindi non è la “festa” della donna, si chiama così solo in Italia dove la cultura pop degli ultimi decenni ne ha completamento disperso il significato sociale fino a farla diventare una stucchevole liturgia a cadenza annuale in cui le donne vengono omaggiate con fiori e cioccolatini, si entra gratis nei musei, nei negozi ci sono sconti, omaggi e promozioni dedicate. Per molte donne è un giorno diverso dagli altri: possono fare cose che normalmente non fanno. Si è legittimate a uscire senza i fidanzati, i mariti, i compagni, scimmiottando le modalità predatorie maschili...possono darsi alla pazza gioia, un po’ come nell’addio al nubilato...si vanno a vedere striptease, è concesso comportarsi come maschi arrapati. Sì, ma solo quel giorno: è una specie di inversione carnevalesca. E si sa: quello che succede a carnevale può succedere solo perché è carnevale.
Me lo ha ricordato anche Instagram: mentre scorrevo le storie delle persone che seguo, ieri mi è comparso un post che sponsorizzava una serata in cui ospite speciale era l’ultimo tronista di Uomini e Donne.

Di fatto, durante l’8 marzo, le nostre madonnine in libera uscita vengono celebrate rimarcando la loro estraneità a una quotidianità fatta di uomini che lavorano (meglio), guadagnano (di più) e gestiscono il potere. Quegli uomini che l’8 marzo – se si ricordano – hanno la straordinaria possibilità di omaggiare le donne della loro vita, ringraziandole per i loro servigi.

Ultimamente si sta cercando di recuperare un po’ di protagonismo femminile, seppur con metodi datati – tipo lo sciopero indetto quest’anno, ma quando lo si fa, scattano puntuali le lamentele delle altre donne...donne contro donne... la solita abitudine indotta a non riuscire a far gruppo. E così finisce che ogni anno, l’8 marzo, si continua a considerare le donne delle presenze eccezionali, qualcosa da destinare al piedistallo o a cui porgere semplicemente fiori – mentre intorno tutto crolla –e il maschilismo rinnova il suo inganno: da una parte si resta attaccati, alla routine, all’occasione commerciale, alla farsa; dall’altra, agli scioperi e ai cortei. Sembrerebbe che, almeno in Italia, il patriarcato insomma sia davvero immortale e la festa della donna, con tutta la sua disarmata retorica, non faccia che ribadirlo.

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Mi madre è solita ricordare che l’8 marzo 1972 a Roma, in piazza Campo de’ Fiori, si tenne una famosa manifestazione femminista. Jane Fonda lesse un discorso di fronte alla polizia pronta a intervenire: i cartelli delle manifestati chiedevano la legalizzazione dell’aborto e la liberalizzazione...
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Ottantacinque: Uno sfogo

24 febbraio 2019 ore 11:13 segnala
Ho sempre tenuto fuori dal mio blog argomenti delicati come politica e religione per non urtare la suscettibilità di qualcuno e per preservare le mie idee da inappropriate polemiche ma ciò che sto seguendo questi giorni mi induce ad uno sfogo, più che ad una riflessione. Lavoro da anni con coloro che vengono additati come "diversi" e questo mi ha permesso di arricchirmi e considerare la diversità, in qualsiasi ambito la si voglia misurare, come un valore aggiunto, una ricchezza infinita....ricchezza che purtroppo nel nostro Paese non tutti sono disposti a contemplare.
L’esperimento pedagogico del maestro di Foligno dice molto su come sta messa la scienza in questo Paese.
Un filone scientifico di eminenti stronzi per l’esattezza, che vorrebbe sui banchi di scuola bambini di razza caucasica, bianchi, possibilmente non vaccinati - che’ i vaccini, si sa, fanno male - e con mense separate.
Ma d’altra parte questo accade quando un governo mette in cima alle sue priorità impegni assistenziali di difficile applicazione da un lato e politiche inneggianti all’odio razziale dall’altra.
Questo succede quando la parola scuola non viene minimamente menzionata in un programma elettorale, figuriamoci poi parole come sanità e salute pubblica che a furia di tagli non c’hanno neanche il filo per autosuturarsi.
Meritate tutto questo perché siete ignoranti e presuntuosi.
Siete quelli che ancora c’hanno le bandiere francesi tra le foto del profilo e gli stessi che hanno insultato Macron per i gilet gialli e i francesi per mancanza di bidet.
Proprio voi, che non ve lo siete mai pulito il cesso di casa perché tanto c’avete l’extra comunitario nero e a nero che vi toglie la merda e dalla merda.
Siete quelli che appena hanno mezzo dolore alla cervicale chiamano l’amico per scavalcare la lista d’attesa.
Se avessi potuto scegliere io chi rimpatriare, vi avrei spediti tutti su quei banchi di scuola che avete scaldato poco e male sperando nella raccomandazione di vostro zio o nel voto clientelare per arrivare dove non meritate di stare seduti.
Sono diventata razzista pure io ed è la vostra razza di ladri, furbi, parassiti, accattoni, razzisti, sessisti e ignoranti che vorrei vedere affogare in quegli abissi.
Vi volete interessare di scienza, economia, sociologia e politiche migratorie e sociali come se nella vita bastasse interessarsi e non studiare; parlate come consumati statisti.
Il tutto come se non si vedesse che avete il livello culturale della zia Cosima di Avetrana e l’ampiezza di vedute di un paraocchi.
ps: chiedo scusa per alcuni termini e per la "romanità" con cui ho espresso alcune considerazioni

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Ho sempre tenuto fuori dal mio blog argomenti delicati come politica e religione per non urtare la suscettibilità di qualcuno e per preservare le mie idee da inappropriate polemiche ma ciò che sto seguendo questi giorni mi induce ad uno sfogo, più che ad una riflessione. Lavoro da anni con coloro...
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Ottantaquattro: Mio fratello

19 febbraio 2019 ore 21:13 segnala
Era un bel giorno, il giorno in cui sei nato, ci hanno sempre detto questo...una domenica di febbraio che aveva nell'aria già il presagio di una primavera imminente.
I tuoi occhi si posavano sul Mondo per la prima volta. Occhi grandi, curiosi, dolcissimi.
Quella domenica nonna mi aveva fatto indossare il vestitino più bello e le scarpette lucide ma una volta arrivate in camera io non ti ho voluto vedere e mi sono gettata subito nelle braccia di mamma, piangendo fin quando non mi ha messo nel letto con lei.
Solo dopo, piano piano, ho capito la ricchezza che mi era stata data in dono.
Non sono mai stata brava a far uscire quello che provo lasciando parlare il cuore, spegnendo il cervello...Non quando sono davvero coinvolta da sentimenti ed emozioni che tendono a sovrastarmi...allora mi chiudo e tutto quel mondo che è in me disorientato cova dentro...
Mi capita ora mentre sono qui, vedendoti muovere in quella casa che abbiamo condiviso da sempre e che tu hai lasciato da tempo per spiccare il volo...
Sei un uomo...un giovane uomo...il mio uomo, come ti ho sempre detto ridendo, anche se non si è mai di nessuno tranne che di se stessi...Così almeno dicono eh...
Ha ragione chi lo afferma ma sapessi quanto è difficile sapersi far da parte...Osservare silente...Esserci senza esserci..Chissà se riesci a capirmi...
Sei cresciuto in fretta... Per colpa della vita non sempre facile che abbiamo condiviso e da cui ho sempre cercato di proteggerti.
Indiscutibilmente più maturo degli altri della tua età e non è sempre un bene...
Eh No...Ogni età ha il suo momento e tu dovevi, avevi tutto il diritto di essere un bambino come tutti....sereno, accudito, equilibrato....Ah lo so che dici di esserlo stato con quel tuo " A sorè per favore smettila eh!"...il sorriso aperto e scanzonato e la battuta sempre pronta per prendermi in giro con fare protettivo, come se i ruoli si fossero ora invertiti...ma mai fino in fondo e te lo ripeterò in eterno...
Hai poco da borbottare caro mister indipendenza: "io devo e sono in grado di far tutto da solo!!!". A pensarci bene ci sei nato sai, pensieroso...Avevi quella piccolissima fronte corrucciata e la manina chiusa a pugno su una tempia. Sembrava fossi li ad interrogarti su chissà quali quesiti esistenziali.
Mi sembra di vederti così piccolo, tenero, indifeso tra le mie braccia, tutta tesa a farti da mammina...ed ora sei li, un metro e ottantasette disteso nel letto in cui hai dormito per anni, a far finta di ascoltare musica per non farmi preoccupare
Ma io lo so che non è così...Io lo so come stai anche se non parli, anche se mi sorridi sempre, anche se mi dici che va tutto bene e passerà....
Sei una parte di me, la più importante, quella più bella che mi è rimasta, quella giusta...
Un filo così particolare e resistente mi lega a te...Per sempre e oltre..Mi sento impotente a volte, mi ci sono sentita nei mesi passati quando ti guardavo soffrire... vorrei poterlo strappare dal tuo petto quel dolore che provi e prendermelo io!
Ridi e scherzi ma i tuoi occhi parlano...Maledetta sensibilità che abbiamo ricevuto nel nostro DNA. So benissimo cosa senti ora che i sogni e i progetti in cui hai creduto per anni, si sono infranti come un fulmine a ciel sereno. Ora tocchi sulla tua pelle la delusione, quel sapore amaro di un potenziale fallimento che non ha un perchè...E non posso far nulla se non rispettare i tuoi silenzi e le tue chiusure. Guardarti a distanza pronta ad aiutarti a non cadere solo al piccolo accenno...
Passerà, posso giurartelo anche se lo sai bene anche tu...Passerà ma intanto goditi questo compleanno, anche se forse lo avevi programmato diverso.
Hai visto susseguirsi ormai tanti compleanni e candeline. E, per ogni candelina, un desiderio da esprimere.
Ci sono stati i giochi. Le carezze dei nonni. Le risate con gli amici.
Ci sono stati giorni felici. Giorni per crescere. Giorni per vivere.
Ci sono stati giorni per sbagliare. E giorni per guardare avanti. Giorni di cose da imparare. Giorni di cose da non disprezzare. Ci sono stati giorni in cui essere forte. Giorni in cui chiedere scusa. Giorni in cui fermarsi. Giorni in cui vincere.
Quando sei nato Tu, ho capito cosa volesse dire amare qualcuno di un amore forte, potente, prepotente. Un amore viscerale. Un amore imprescindibile. Un amore incommensurabile. Quando sei nato Tu, ho capito cosa volesse dire amare qualcuno più di sè stessi.
" ... che tu possa avere il vento sempre in poppa. Il sole ti risplenda in viso. Il vento del destino ti faccia volare in alto, per danzare con le stelle " ...
Auguri fratellone mio

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Era un bel giorno, il giorno in cui sei nato, ci hanno sempre detto questo...una domenica di febbraio che aveva nell'aria già il presagio di una primavera imminente. I tuoi occhi si posavano sul Mondo per la prima volta. Occhi grandi, curiosi, dolcissimi. Quella domenica nonna mi aveva fatto...
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Ottantatre: Pensieri

12 febbraio 2019 ore 07:43 segnala
La chat aiuta spesso ad entrare in anfratti di anime e conoscere cuori che mai avresti pensato di sfiorare nel tuo cammino.
Insorge allora una sorta di pudore per le parole che ascolti, per le fragilità che accarezzi e per le vite che sfiori.
E pensi...rifletti perchè anche per la persona all'apparenza più dura tutto conduce al cuore e quando si tratta di mettere in gioco i sentimenti la barriera del virtuale scompare, perchè se ami, se senti attrazione, pathos, affinità, se ti affezioni a una persona, provi sentimenti REALI.
…ma è breve la distanza tra il Navigare e il Naufragare…..
e quando ti rendi conto che hai investito male i tuoi sentimenti, in quel mare virtuale ci affondi. Irrimediabilmente
Ci penso spesso e non credo ci sia un motivo preciso, una logica scritta, una combinazione vincente che si puo’ studiare a tavolino. Tante volte mi sono chiesta in base a cosa siamo attratti da una persona virtuale e quali sono invece i criteri di giudizio che ce la fanno scartare. Non puo’ essere un profumo, non puo’ essere uno sguardo. Non e’ una carezza data in punta di dita e non e’ nemmeno un bacio. Saranno forse le sensazioni che questa riesce a farci arrivare, nonostante un video freddo a fare da scudo. Sara’ il suo timbro di voce, la risata contagiosa. La foto che mille volte abbiamo guardato per essere sicuri che avesse tutti gli attributi al posto giusto. O forse erano le parole che raccontavano di loro e di quello che erano. Le frasi a bassa voce, lette o sentite, che davano voce a dolori e mancanze comuni. Scorci di vite insoddisfatte, di compagni assenti, di sesso scadente. Oppure ancora era l’idea dell’amplesso perfetto, quello sognato e rincorso da anni, fra le braccia di partner ormai troppo lontani. O, sotto sotto era l’idea del sesso, quello che veniva vantato come ultima spiaggia su cui si sarebbero arenati due corpi alla deriva.

Tante volte ho ripensato alle persone che ho “conosciuto” qui dentro. A quelle che mi hanno trasmesso emozioni e hanno mescolato un pezzo della loro vita virtuale con la mia. Persone che erano la copia perfetta dell’uomo sognato e desiderato e che non so come, ho sempre rifiutato. Le donne, si sa, alla fine sono sempre attratte da quello piu’ presuntuoso e saccente. Da quello troppo sicuro e troppo bello che dalla vita magari aveva tutto e che non demordeva finche’ non aveva ottenuto la sua vittoria. IO o forse LEI.
Le donne sono veramente strane. Trovano quello che vogliono e lo lasciano andare ed al suo posto ripiegano con suppellettili scadenti, ma l’importante e’ che facciano la loro figura, che riescano a brillare tanto intensamente da impedirci di vederne le pecche e le sbavature. L’importante e’ riempire il vuoto lasciato da un ninnolo rotto, con uno che renda il tutto piu’ bello e piu’ pieno.

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La chat aiuta spesso ad entrare in anfratti di anime e conoscere cuori che mai avresti pensato di sfiorare nel tuo cammino. Insorge allora una sorta di pudore per le parole che ascolti, per le fragilità che accarezzi e per le vite che sfiori. E pensi...rifletti perchè anche per la persona...
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12/02/2019 07:43:38
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Ottantadue: Il cuore e la sua memoria

29 gennaio 2019 ore 20:41 segnala
La memoria del cuore è indelebile, ed eterna.
Il tempo logora ogni cosa, ed ogni cosa cancella. I contorni svaniscono. Le circostanze, i fatti, gli accadimenti, che ci vedevano protagonisti, si confondono. Le date si sovrappongono. Si aggiungono e si sottraggono. Si moltiplicano. Scrivono la cronologia alterata della nostra storia personale. I volti incrociati si mescolano, e si prestano occhi, nasi, orecchie, bocche. Sbiadiscono. Lentamente, ma inesorabilmente. Estranei che, una volta, conoscevamo molto bene e che, oggi, assomigliano ad ombre lontane, fantasmi di una vita che era e non è più, ninnoli dislocati qua e là, senza una logica precisa, lungo gli scaffali del ricordo. Polverosi, dimenticati, anonimi.
Rimangono gli scontrini. I biglietti del treno, in chissà quale viaggio. Gli appunti sui fazzoletti di carta. Una vecchia fotografia che ancora porta incisa, sul retro, la data. Una cartolina sgualcita, scordata sul fondo di quei cassetti che restano chiusi troppo, e troppo a lungo. La copertina di un libro che custodisce una dedica d'amore. Un orsetto di peluche che ha visto primavere migliori. Una sciarpa infeltrita, alleata fedele contro il freddo dei passati inverni. Un paio di jeans che, ormai, non ti sta più - cazzo, sono ingrassata!! O forse no, sono solo cresciuta. Un maglioncino slargato, tra le cui cuciture è rimasto incastrato il suo profumo. Una giacca troppo piccola per un destino troppo grande. Un tacco rotto, un mazzo di chiavi, un po' di vita.
Testimoni silenziosi, impassibili, immediatamente percepibili al tatto. Ti riportano con la mente a certi giorni, certi luoghi, certa gente. Descrivono l'invisibile ragnatela di un primo appuntamento, dei Natali in famiglia, delle lezioni alle otto del mattino, che ti sorprendono sognante e addormentato tra i banchi di scuola, dei "per sempre" pronunciati ad alta voce, delle gambe aperte per amore, dei cuori tenuti chiusi troppo a lungo, di un'infanzia che ci vedeva divisi tra soldatini e principesse, dei pomeriggi consumati a far l'amore, dei viaggi in auto - che se buchi una ruota non sei in grado di cambiarla, e allora, forse, gli uomini servono a qualcosa.
Tuttavia, ciò che resta davvero, imperituro e forte, è il ricordo delle "sensazioni". Il ricordo dell'emozione che ti ha rimbambito la mente, e fatto tremare il cuore. Non ha bisogno di alcuna prova tangibile della sua trascorsa esistenza. Rimane nascosto nel doppiofondo sconosciuto dell'anima, come l'avanzo di una poesia che si finge di aver scordato ma di cui, in verità, si ricorda ogni verso, ogni rima, la metrica e il suono. Qualunque dettaglio.
La memoria del pensiero nasce e muore. Come ogni cosa mortale.
La memoria del cuore, invece, sopravvive a tutto. Persino alla sua stessa fine.

Ottantuno: Io sono

20 gennaio 2019 ore 20:26 segnala
Chi sono io? Una domanda solo in apparenza scontata, semplice. Io sono quella che vedo ogni giorno allo specchio? Credo di sì! Ma è una risposta scontata, incentrata sulla percezione immediata. In realtà sono un complesso groviglio di “cose”. Non sono solo quella che vedo, sono anche e soprattutto “quella che sento”, sono le mie emozioni e le mie sensazioni più profonde e, proprio per questo, più sconosciute. Sono le cose che mi fanno paura e quelle che mi danno gioia. Non sono i miei abiti, non sono gli anni che porto, non sono i tacchi che indosso, io sono le persone che ho amato e che amo, sono le risate condivise, sono gli amici che abbraccio, le lacrime versate e che nascondo, il dolore che ho vissuto, sono il cibo che ho mangiato, i posti che ho esplorato, sono le cose in cui credo, la musica che ascolto, le preghiere che ho detto, i balli che ho fatto, sono la pioggia che ho preso e le lune che ho attraversato...potrei essere bella ogni volta che mi ricordo di essere tutto quello che non sono. Mi conosco bene? La vita, a volte, mi ha distratta dalla conoscenza di me stessa. A che serve conoscere se stessi? Si è quel che si è, quel che si vede. Non ho nulla di speciale, sembro spesso acida ma in realtà nessuno conosce tutta la mia dolcezza che dentro sta morendo, se mi guardi sembro persa nei miei pensieri, e non sbagli, sono davvero persa, ho paura degli sguardi e se mi guardi negli occhi non capirai mai se sono triste o felice...sono una tipa strana per alcuni, lo sono diventata forse ma ci sono giorni che voglio disperatamente un abbraccio e altri che se mi tocchi ti uccido. E’ sufficiente questo per vivere? No, non è così, almeno per me, non è così perchè spesso mi induco a riflessioni a ben più ampio raggio, ed è soprattutto la crisi nei rapporti personali che mi induce a certe riflessioni. Differentemente da prima, però, sto imparando, grazie ad insegnamenti e consigli ricevuti, a non troncare di netto certi rapporti, ma a lasciare che, lentamente, trovino la strada della loro soluzione naturale. Custodisco ancora un pizzico di’ingenuità alla quale per ora non ho voglia di rinunciare. E’ un modo di guardare al mondo, di percepire, di sentire. Credo però che all’ingenuità dovrei “accorpare” la prudenza. Bisogna che io sia prudente nei rapporti umani. La prudenza non è diffidenza, semplicemente è un sinonimo di “andar piano ed osservare”. Le lezioni di vita sono sempre piuttosto lunghe e complesse, e comportano molte ripetizioni prima dell’apprendimento definitivo…
Non sono una con cui è facile intraprendere una relazione. Mi allontano anche dai baci di persone che mi piacciono, l'ho sempre fatto forse per vedere quanto mi volessero, non ho mai scelto una persona che ha rinunciato al primo tentativo. Detesto le smancerie fatte forzatamente, ho chiuso porte d'entrata, sbattendole ad un'affermazione che non mi piaceva.
Ho mandato messaggi di addio dal nulla, solo per ricomporre il mio orgoglio, ho scritto lettere, ho detto cose dolcissime di notte, solo alla notte e ho detto cose terribili, di giorno, per essere quella di sempre. Ho gridato "basta , non ce la faccio più" però ero sempre lì, senza muovermi d'un passo.
Ho abbracciato chi mi ha detto "non ti voglio più" e solo chi l'ha fatto sa quanta forza e amore richieda un gesto del genere.
Mi succede di rinunciare alle persone.
È una forma di ottusa protezione, una stupida assicurazione contro la sofferenza e la paura di perderle. È una finta indipendenza.
Io sono testa, bocca, pelle, labbra. Sono piedi, anche, occhi e lombi. Sono schiena, glutei, addome e cosce. Sono mani, seno, lingua e polsi. Non puoi volere solo un pezzo e non puoi farmi a pezzi.
No, non sono forse quella che un uomo vorrebbe al suo fianco, io non rincorro nessuno, è vero, però so restare. E nonostante tutto, se io fossi uomo sarei la mia donna ideale.