Cinquantacinque: Una mamma

03 luglio 2018 ore 17:42 segnala
Ti guardo mentre intenta con le mani leggermente tremanti sistemi le tazzine, la caffettiera e la zuccheriera, vicino ad ogni tazzina un tovagliolino. Hai compiuto da poco gli anni, un altro anno in più ma il tuo volto è ancora bello, la pelle è liscia, le piccole rughe non hanno intaccato il tuo colorito rosato, i capelli hanno qualche filo d’argento... solo il tuo incedere, a me che sono attenta, è diventato più lento e a volte instabile. Il cuore ha una stretta nel percepire la tua solitudine, quella solitudine dovuta negli anni dalla stanchezza, ai sogni di ragazza mai realizzati, sempre ligia al dovere e alle regole del buon vivere. Non ho ricordi di madre affettuosa, ho rari ricordi di un tuo abbraccio o una tua carezza, il tuo volto mi appare nella memoria sempre serio o forse, ora comprendo, triste e infelice. E questa tua infelicità ce l’hai trasmessa nella tua rara presenza. Tu non c’eri quasi mai quando avevo un ginocchio sbucciato da medicare, non trovavo mai un tuo abbraccio quando, tornando da scuola, avevo preso un bel voto e nell’ingenuità infantile volevo la mia felicità farla tua, ma solo quella frase che per anni ho inciso sulla pelle e mi ha condizionata " Hai fatto solo il tuo dovere". Questo non mi ha mai permesso di beneficiare moralmente dei mie successi, questo mi ha indotto sempre a dare più degli altri perchè qualsiasi cosa ottenessi non mi sentivo mai gratificata e quando si complimentavano del mio lavoro rispondevo sempre "Ho fatto il mio dovere". Al tuo posto c’era sempre nonna, o qualche donna di servizio...sono state loro nella loro fresca e semplice affettuosità a regalarmi un sorriso, a medicarmi un ginocchio, a dirmi brava e a consolarmi quando mi sporcavo perchè dovevo essere sempre in ordine, perfetta nella mia infantile imperfezione. Crescendo il distacco è stato enorme, ho sempre cercato d’esser invisibile il più possibile, di non creare problemi, e ogni tappa importante della crescita l’ho vissuta e superata da sola. Quante cose non sai di me, quanti dolori ho dovuto superare da sola, quante scelte ho fatto dettate dall’inesperienza, quante confidenze non ti ho mai fatto, se avessi potuto avvicinarmi a te, avere un consiglio, un suggerimento lo avrei conservato come un tesoro... invece solo il silenzio. I valori sono la parte migliore che hai saputo darmi, valori che ancora oggi sono radicati in me. Il rispetto per le persone...se avevamo a volte le donne in casa come aiuto mi hai insegnato il rispetto per il loro lavoro... spesso mi dicevi guarda e impara, e io seduta al tavolo della cucina con i gomiti appoggiati e le mani sotto il mento le guardavo mentre pulivano o cucinavamo, o seduta sulla seggiolina le osservavo mentre stiravano. L’onestà, la fede politica, ma soprattutto la grande umanità. Mi sono sempre detta che era un controsenso questa umanità quando tu, credevo, non riuscivi a volermi bene, ma poi ho compreso, crescendo, che l’umanità è differente dall’affettività, tu eri una donna umana, eri generosa e giusta con gli altri ma ingiusta, pensavo, con me. Per te ci sono stata nella malattia, nel dolore della perdita, quando avrei dovuto essere io ad avere bisogno di te, nel bisogno ci sono sempre stata e ci sono ancora. Per anni mi sono portata una colpa non mia, per anni questa sensazione di non meritare nulla ha condizionato la mia vita affettiva, ma non sono mai stata arrabbiata con te. Poi si arriva all’età della comprensione, e vedi le cose diversamente, comprendi le situazioni e intravedi in alcuni scorci del passato un velo d’amore. Ho capito che a modo tuo mi hai voluta bene, ho capito che potevi esprimere i tuoi sentimenti solo in quel modo, che la vita purtroppo condiziona certe affettuosità che avevi ma non sapevi come esternare, e se oggi finalmente sono una donna serena forse lo devo un pochino anche a te. Ti guardo oggi mentre coccoli i più piccoli della famiglia, anche se so che soffri nel ricordo...con loro hai atteggiamenti che mi commuovono, con loro hai una complicità che non conoscevo, allora capisco che in te c’è sempre stata tenerezza, amore, che carezze, abbracci ti appartengono e che ora, senza più condizionamenti, esterni con una spontaneità vera. Quelle carezze, quegli abbracci, quella complicità ora appartengono anche a me, ci siamo ritrovate attraverso le lacrime, le chiacchiere e qualche tazzina di caffè rotta... ho trovato colei che in questi lunghi anni non ho mai smesso di cercare. Non festeggiamo più da qualche anno la festa della mamma e non credo nemmeno nelle giornate dedicate, soprattutto quelle alle donne...per me ogni giorno è un giorno dedicato, che siano mamme, nonne, amiche, colleghe, sorelle, figlie... ogni giorno è un giorno speciale ...per loro ma soprattutto per me e per te.

b005e6db-db47-4051-971b-5a186698ac6e
Ti guardo mentre intenta con le mani leggermente tremanti sistemi le tazzine, la caffettiera e la zuccheriera, vicino ad ogni tazzina un tovagliolino. Hai compiuto da poco gli anni, un altro anno in più ma il tuo volto è ancora bello, la pelle è liscia, le rughe non hanno intaccato il tuo colorito...
Post
03/07/2018 17:42:13
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2

Commenti

  1. twin.soul 04 luglio 2018 ore 03:16
    Affronti un argomento così riservato, privato, che provo imbarazzo ad entrarci dentro. Poi penso che hai deciso tu di pubblicarlo, e allora vorrei suggerirti, se come mi sembra di capire tua madre è ancora viva, di fare tu quei gesti che non hai ricevuto quando te li aspettavi. Di essere tu più espansiva nei suoi confronti, perchè non siamo tutti uguali e c'è chi fa fatica ad esternarli. Ma questo non vuol dire che non provava niente. E, se sei in tempo, potresti trovare una nuova sintonia.
    Per quanto riguarda lo stile: che te lo dico a fare?
  2. devilwoman1985 04 luglio 2018 ore 12:28
    @twin.soul Inizio con il ringraziarti per il tuo passaggio e commento....come detto in precedenza scrivere in un blog espone lo "scrittore" a commenti di ogni genere quindi ritieniti sempre libero di esporre il tuo pensiero, pur se tratto di (apparenti)vicende personali.... ma quello che volevo rimarcare è che non sempre ciò che scrivo si rifà a miei vissuti, anche se non riesco a scrivere di ciò che non conosco...Credevo di averlo già espresso in altri post...("Forse comincerò ad inventare mille storie travestite da verità e verità nascoste dietro a bugie. A voi (ad alcuni di voi forse) la capacità di intuire cosa è reale e cosa è pura fantasia. Che poi nelle falsità c’è sempre qualche verità nascosta. E nelle verità qualche piccola frottola per farla apparire più interessante. ")...Così come scrivere in prima persona o riferendomi ad un ipotetico TU vuol dire che esterno miei sentimenti, emozioni o accadimenti...quello che a me piace da sempre, da lettrice e da piccola scribacchina, è provare emozioni...sono sempre stata convinta che uno scrittore debba abbandonare totalmente la timidezza quando scrive, lasciarsi andare in modo completo nella sua storia. Soltanto così potrà esternare le proprie emozioni e avere buone probabilità di farle provare ai lettori...ed è quello che tento di fare...Emozionare il lettore significa soprattutto usare le parole giuste, giocare con sensibilità su sentimenti condivisi, usare uno stile scorrevole e dare a ogni cosa il giusto peso. Mi piace rendere partecipe, ammaliare....se mi permetti una femminile deduzione, posso dire che se scrivere è Arte, affascinare con le parole pure lo è !!

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.