Cinquantaquattro: Intimità

29 giugno 2018 ore 15:09 segnala
Ora qualcuno legge il titolo e pensa a chissà quale post...quando poi, l'intimità di cui voglio parlare non è molto distante in termini assoluti da alcuni post precedenti.
Intimità per intimità, il concetto che mi muove è sempre lo stesso: la difficoltà del raggiungerla. Perchè io parlo, parlo, parlo... mi apro. Faccio gran mostra dei miei percorsi e li descrivo passo per passo, racconto, filosofeggio, favoleggio.
E riesco a farlo con tutto ciò che ho già razionalizzato, con tutto quello a cui ho dato (o tolto) una misura. E si, che poi, per renderti accettabili alcune cose le devi sminuire, perchè non ti mangino via le notti ed i sogni, mentre altre le devi infarcire, perchè tu possa pensare la meta come degna del cammino.
Posso farli ad occhi chiusi i quadri della mia distorta realtà.
Ma per tutto il resto, signori, accomodatevi pure nelle prime file, non sono differenti dalle ultime, tanto intorno a me esiste un'insondabile, invisibile armatura, capace di rispedire al mittente dietro un sorriso o uno sguardo un po' enigmatico, qualunque tentativo di arrivare al nocciolo.
Il mio nucleo è solo mio. E quando lo racconto, racconto solo quel che voglio. O forse solo quello che conosco.
E vorrei, invece, schiudermi e mostrarmi. Lasciar cadere stancamente i petali messi su nelle giornate della vita, quelli ormai appassiti, quelli forti e sani, quelli trasparenti, appena germogliati. Vorrei tirarli via, uno ad uno, facendoli volare nel vento, disegnando una rotta verso il mare. Sono stanca di vedermeli cuciti intorno, di saperli a vegliare su quanto di più intimo porto dentro.
Che a forza di averli intorno e raccontarmi con la loro mediazione di mezzo, ho perso davvero il contatto.
O forse no, non l'ho perso. Ma mi sono accontentata di quello che vedo, archiviando dentro la paura dell'inadeguatezza e dell'abbandono, tutti gli altri colori possibili.
Sta sempre tutto lì. Nel bisogno di controllare. Che nemmeno me ne rendo conto.
Sta tutto lì quando sono vestita, quando sono senza vestiti e quando sono nuda. Che lo sento che tengo sempre qualcosa per me.
Eppure so che c'è chi vorrebbe e potrebbe capire. Chi potrebbe tenermi la mano, mordendomi la spalla ed ascoltando tutto il fiele che ho da rigurgitare fuori. Densi conati avvelenati da anni persi nell'umido della mia cantina, macerati, ammuffiti, dimenticati.
Dovrebbe avere un gran pazienza con me. Lasciarmi scappare quando vede che mi chiudo, accarezzarmi dolcemente quando non trovo le parole, abbracciarmi in silenzio quando le lacrime cercano, mio malgrado, una strada per uscire, ascoltare la mia rabbia sorda e cieca, che non sa nemmeno bene con che cosa se la sta prendendo.
Dovrebbe guardarmi senza parole, mentre seduta nuda sul letto, abbracciando un cuscino stropicciato, provo, con tutto il coraggio che riesco a racimolarmi dentro ad accendermi una luce addosso, a lasciarmi toccare l'anima.
Una luce bianca, vera, senza mistificazioni. Prospettiva di difetti. Angolazione di bellezza. Capriccio d'impazienza. Concentrato di verità.
Ma cazzo, quanto è difficile per me, per il mio passato più remoto, per la fiducia che mi hanno tolto, per le conferme e l'amore che non ho avuto, quanto è difficile credere davvero. Non solo voler credere e sognare, che le ali, nonostante tutto non me le hanno spezzate, ma proprio fidarsi ed affidarsi.
Io non lo faccio mai. In background, la rabbia della bambina che non ho potuto essere, mi dice che mi fregheranno anche questa volta. Che non devo fidarmi, che l'unico modo per salvarmi e preservarmi è quello che uso da una vita.
Ed io la ascolto, perchè è la stessa che mi ha permesso di sopravvivere e crescere, la stessa che mi ha permesso di sorridere e sognare, di migliorarmi e capire e scavare.
Ma non basta. Ed uno dei passaggi sarà arrivare al dolore che quella bambina non ha potuto urlare, anche attraverso la rabbia che porta dentro. Sarà toccare la paura e vincerla.
Sarà guardare negli occhi qualcun altro e non aver bisogno di mettere in moto nessun meccanismo, nessuna seduzione, nessuna difesa.
Sarà mettermi nelle sue mani, con un sorriso che è solo la preghiera di non essere mai più ingannata e ferita. Di potermi fidare senza essere tradita.
So che ci arriverò. Anche se adesso, se ripenso a me col cuore in mano, nuda su quel letto, so di avere ancora molta strada da fare.

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Ora qualcuno legge il titolo e pensa a chissà quale post...quando poi, l'intimità di cui voglio parlare non è molto distante in termini assoluti da alcuni post precedenti. Intimità per intimità, il concetto che mi muove è sempre lo stesso: la difficoltà del raggiungerla. Perchè io parlo, parlo,...
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29/06/2018 15:09:15
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