Cinquantasei: Il dolore degli uomini..

08 luglio 2018 ore 23:22 segnala
Stanco lo vedo camminare nella via silenziosa in una notte umida e odorosa d'asfalto bagnato, di cassonetti colmi d'immondizia, residui di un vivere frenetico e ingordo che brucia ogni cosa, avidi di emozioni...che emozioni non sono più se non fantasmi di mal di vivere, odore nauseabondo.
Cammina con passo lento come se ai piedi invece d'indossare scarpe costose avesse zavorre di pensieri morti, ma il dolore che prova, quella fitta che gli contrae il cuore e gli serra il respiro in gola, che gli fa fare quel gesto spontaneo di allentare il nodo della cravatta e slacciare i bottoni della camicia nella ricerca spasmodica di un respiro, mette a nudo la verità.
Come un condannato a morte sa che qualsiasi cosa pensi il suo destino è la morte, lui sa che il suo è la vita...il dolore uccide i pensieri, annienta la volontà, azzera le emozioni, ma non uccide. Lui è vivo nonostante il dolore, nonostante la paura gli serri la gola...lui nella ricerca spasmodica di quel respiro cerca la vita.
Cammina a passo lento, il nodo della cravatta allentato, la camicia sbottonata, le mani in tasca, i pensieri come zavorre ai piedi e il cuore sanguinante.
Passa una macchina, i fari illuminano il volto bagnato di sale, lacrime silenziose, quasi con rispetto, si depositano sulle sue labbra, labbra che hanno conosciuto sapori dolci di mandorla, vaniglia, persino quel fresco alito di menta. Lei sapeva di menta l'ultima volta che aveva adagiato le labbra sulle sue, era questo che ricordava, mentre con fare stizzoso calcia un sasso che va a sbattere contro un muro senza nessun rumore.
Silenzio. Il dolore che rumore ha? Il dolore che sapore ha? Il dolore che colore ha?
Nessun rumore o colore o sapore codificato, ognuno ha il suo e ogni volta diverso.
Il suo dolore ha il rumore della sua voce calda e roca nei momenti dell'amore, il sapore quello della menta quando di mattina prima di lasciarsi lo baciava,(come lo chiamava lei il "bacio vero dell'amore"...lungo, intenso quasi le loro lingue lo volessero tatuare sulle loro papille gustative) e il colore quello dei suoi occhi grigi nelle giornate di pioggia e verdi in quelle di sole. Cammina a passo lento dentro il ricordo dei giorni con lei, vuole ricordare, anche se sa che è sofferenza senza limiti ne spazi, carnefice di se stesso.
Ha bisogno di quei ricordi per non guardarsi le mani forti e ritrovarle vuote, per non voltarsi e trovare il nulla...ha bisogno di quei ricordi per sapere che ha vissuto nel respiro di lei, mentre con le mani tremanti in quella notte, nella loro prima notte le sfilava il fermaglio dorato dai capelli lasciandoli cadere sul suo volto, aspirandone il profumo buono di vaniglia.
L'insegna di un bar lo attrae come falena con la luce ed entra. Un bar di periferia, spoglio e sporco, dietro il banco il padrone indossa una maglia che ha visto tempi migliori, odora di sudore, ha la barba incolta e gli occhi gonfi, alza lo sguardo verso di lui e senza neppure una parola gli versa da bere. Il bicchiere è opaco, come se altre labbra, in una notte simile a questa, avessero lasciato la loro impronta, altri uomini che come lui in preda al dolore avessero voluto lasciare un segno. Beve in un fiato, il liquido procura alla sua gola una fitta, sente bruciare l'esofago, corrodergli lo stomaco. Lascia sul banco una banconota e senza una parola esce. Riecheggia il rumore della saracinesca che chiude il bar. Non si sente più solo...ha lasciato le sue labbra sul quel bicchiere opaco. Sorride pensando al prossimo uomo che bevendo nello stesso bicchiere lascerà un ricordo che, sommato agli altri, farà il dolore degli uomini.

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Stanco lo vedo camminare nella via silenziosa in una notte umida e odorosa d'asfalto bagnato, di cassonetti colmi d'immondizia, residui di una vivere frenetico e ingordo che brucia ogni cosa, avidi di emozioni...che emozioni non sono più se non fantasmi di mal di vivere, odore nauseabondo. Cammina...
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08/07/2018 23:22:12
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Commenti

  1. Offline74 09 luglio 2018 ore 17:30
    Che dire, non ci sono parole, tu senza mai parlare con me, solo leggendomi sei riuscita a carpire i mie segreti.
    Brava, mi compiaccio per il tuo capire, del male degli uomini, io cerco di velare, di nascondere, ma dai mie scritti traspare la mia sofferenza.
    Complimenti, ti saluto.
    Angelo
  2. twin.soul 14 luglio 2018 ore 03:31
    Mi sembrava di vederlo questo tipo che avanza silenzioso nella notte.
    Ho anche pensato che fosse destinato al suicidio, influenzato dal titolo.
    Ma per fortuna abbiamo tutti un ricordo positivo che ci risolleva.

    Mi hai fatto tornare in mente "Vecchio frac" di Modugno che purtroppo ti parla della mia età..... ma solo di quella anagrafica!

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