Sessanta: Ritorno

30 agosto 2018 ore 22:43 segnala
Sono passati giorni, tanti, senza scrivere e tornare qui è davvero strano... non so neppure se continuerò ancora. Forse l'estate, forse un senso di obbligo che portava a scrivere anche senza entusiasmo...ed io di obblighi ne ho già tanti...forse la vita lì fuori che mi chiamava e da troppo tempo rimandavo e non ascoltavo. Adesso un nuovo equilibrio s'è creato, o forse un nuovo entusiasmo...anche se so non quanto e se durerà...per ora dico solo grazie a chi è rimasto, a chi s'è ricordato di me, a chi in questo tempo è passato ancora a cercar le mie parole. Davvero, grazie!!!
Tornare e vestirsi di nuovi abiti...e andare alla ricerca...
Ma di quante cose ci si può vestire?
Si può improvvisare un abito per ogni occasione...e in tutto il tempo passato qui ho appurato che ci sono tanti modi per coprirsi...
Ci si può vestire di menzogne, e spesso accade. Millantare, raccontare, mistificare, fingere.
Si può giocare con abiti di scena, divertire il tempo in innocenti giochi in cui le parti sanno quale ruolo si sta recitando.
Oppure si può ingannare. Fingere di essere ciò che si vorrebbe e che mai si avrà il coraggio... o che mai si potrà. Il vestito fatto di inganni stringe in fretta.. a volte diventa una trappola da cui non si riesce più a uscire, finchè non ci si trova, sconfitti, di fronte ad uno specchio e si comprende che la finzione è andata oltre, che non è più possibile smettere gli abiti indossati senza fare male a qualcuno. Perpetrare l'inganno porta vittime, primo il rispetto di sè, riallacciato con nuove finzioni, destinate a crollare come castelli di sabbia.
Ci si può vestire di note, lasciare entrare la musica dentro di noi. Accogliere parole nella nostra bocca, condensarle a suoni, mischiarle con ritmi. Lasciare scendere dentro le nostre stanze, sentir smuovere, cadere oggetti e poi, lasciarle riaffiorare sulle labbra. Dar loro forma e volume e lasciarci coprire dalla sensazione di calore che danno le canzoni quando nascono da dentro e senti la voce assecondare le curve della musica, in una danza sensuale che trascina tutto con sè.
Ci si può vestire di parole, usarle per veicolare emozioni, stati d'animo, desideri. Ci si veste delle proprie parole e di quelle d'altri, ascoltate, lette, comunque metabolizzate. Le parole ci ammantano, scendono su di noi, avvolgendoci di immagini, proiettando sul caleidoscopio della nostra anima le sensazioni suscitate dall'inseguir lettere su un foglio o su un monitor o dal sentirle entrare in noi come suoni, non più dispersi nell'aria, ma indirizzati verso una nuova casa.
Ci si può vestire di colori, azzardandone brillanti ed eccentrici, scaldandoci con tinte calde, smorzandoci con toni cupi, coccolandoci con toni pastello. Possiamo osare un colore per ogni stato d'animo, per ogni pensiero, per ogni voglia, per ogni dolore. Passare dal verde di un prato, al giallo dei girasoli, al rosso della ciliegia, al grigio dell'asfalto. Mutare come camaleonti adattandoci però alnostro dentro, anzichè al nostro fuori.
Ci si può vestire di pensieri, di tutte le parole che non si riescono a dire. Di quelle che si sceglie di non dire, di quelle dimenticate fra i fogli del tempo, che però in noi, continuano a vivere anche quando hanno perso l'interlocutore. I pensieri sono abiti pericolosi, incosistenti eppure pesanti. E più sono nostri, intimi, più il fardello di averli disegnati addosso si fa sentire. I pensieri sono dubbi, consapevolezze, domande e risposte che ci si rincorrono sulla pelle, mostrandoci più nudi del pianto.
Ci si può vestire di tutto ciò che si vuole. Cambiarsi ogni volta che muta il vento.
Ciò che conta, in fondo, è rimanere fedeli a se stessi, e questo si può fare con qualunque abito si decida di indossare.

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Sono passati giorni, tanti senza scrivere e tornare qui è davvero strano... non so neppure se continuerò ancora. Forse l'estate, forse un senso di obbligo che portava a scrivere anche senza entusiasmo...ed io di obblighi ne ho già tanti...forse la vita lì fuori che mi chiamava e da troppo tempo...
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30/08/2018 22:43:10
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