Sessantacinque: La corda

04 ottobre 2018 ore 17:55 segnala
In ogni relazione c'è una corda.
Questa corda non ha una lunghezza predefinita, ne una tensione specifica, non ha una dimensione univoca.
O almeno, non più.
Perchè sono sicura che un tempo li avesse. In un tempo nemmeno troppo lontano in cui la carne era un lusso festivo e morire di lavoro una promessa per molti. La vita era più breve, le cose erano più semplici e tutto aveva un nome. E pochissime possibilità interpretative.
Io in quel tempo sarei morta.
Involuta in un asse cartesiano immobile e definito, schiacciata dall'entropia di anima, mente e carne che avrebbero finito per strapparmi da me stessa. Uccidendomi. O facendomi impazzire. Chissà com'è impazzire.
Meglio non divagare...dicevo: in OGNI relazione c'è una corda. Dall'uso che ne facciamo dipende il successo di questa relazione. Dall'intensità con cui la stringiamo, la tiriamo ed attiriamo a noi, da come la muoviamo, da come la lasciamo andare.
Bisogna giocare ad essere ballerini artistici e creare disegni densi di significato.
Io come ballerina non sono granchè. Mi mancano coordinazione e convinzione.
La mia corda non potrebbe mai essere un frusciante nastro di seta.
La mia corda è una cima di mare, dura di sale, spessa di fatica e fatta per resistere agli uragani.
E' una corda che non si presta bene ad essere unita ad altri materiali. Rischia di essere troppo. Senza aggettivi a seguire. Troppo è già abbastanza.
Il mio movimento non offrirebbe ondeggi sinuosi, ho occhi felini, ma mosse predatrici. Il mio ciondolare, sorridere ed assecondare sono la mia danza del possesso. Ma non mi perdo in coreografie, non compiaccio nessuno se non me stessa. E chi sa compiacersene.
La mia corda fatica a trovare compromessi, sfilaccia, morde, ingoia.
E quando sembra aver trovato un pericolante equilibrio, si spezza.
Il mio problema nelle relazioni è tutto nella mia corda.
Che è solo una corda. Non si veste e non si traveste, non finge e non promette. E'.
Forse, nel saperla usare, bisognerebbe essere artisti, e come marinai disegnare nodi a tenuta di beccheggio che si sciolgono sotto la pressione di un polpastrello.
E' che dietro la mia corda ci sono io. Che non sono marinaio. Che non sono ballerina.
E mi sforzo. E mi applico. E cerco di capire ed intuire.
Quello che ho capito, in tutto questo tendere, stringere ed allentare, è che la corda va assecondata, che la tensione deve essere minima, i movimenti fluidi.
Niente strattoni, niente abbandoni improvvisi, niente tensione esasperata per mettere alla prova chi sta dall'altra parte.
La corda, la mia corda, ha bisogno di morbidezza. A contrasto della sua ruvidezza, che rispecchia la sincerità del mio sentire, il non ricorrere a giri di parole, cerca un calore discreto, mai declamato, un tocco leggero, accarezzato. La mia corda è semplice e detesta la teatralità.
Mi è costata amori ed amicizie. Mi è costata affetti cari e scivoloni sul ghiaccio, di quelli che quando ti rialzi, senti così male in ogni tua cellula da non capacitarti di cosa sia successo.
Ecco, io non so come funzionino le vostre corde, ma sto imparando a conoscere la mia, e quando sento che si è legata a qualcosa di bello, la lascio fare.
Che lei se ne frega della ragione e del cuore, e molte volte la sa più lunga di me.

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In ogni relazione c'è una corda. Questa corda non ha una lunghezza predefinita, ne una tensione specifica, non ha una dimensione univoca. O almeno, non più. Perchè sono sicura che un tempo li avesse. In un tempo nemmeno troppo lontano in cui la carne era un lusso festivo e morire di lavoro una...
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