Trenta: Un Inizio

05 marzo 2018 ore 21:18 segnala
Dieci anni fa, appena ventiquattrenne, laureata, automunita patente B, mi presentai, controvoglia, ad una selezione per un posto di lavoro.
A Roma, corso Francia mi pare.
Mi pare perché, a parte la poca voglia di andare, la mia allora Fiat panda di terza mano, quella mattina aveva singhiozzato durante tutto il tragitto sollecitando i miei nervi e amplificando sensibilmente la sudorazione ascellare.
Lasciai i dodici apostoli con cui avevo percorso la strada in un parcheggio e mi diressi all’indirizzo indicato.
Un filo di trucco, carré e tailleur nero con un cinturino in vita. Quello della laurea.
L’avevo comprato con mia madre, indossarlo era la penultima cosa che mi aveva consigliato di fare.
Appena entrata, la tensione sparì.
La piccola sala antistante gli uffici dove erano previsti i colloqui era piena di ragazze in minigonna - o copri lato B-, scollature in evidenza e infestate di profumo.
Subentrò immediatamente la voglia di stare fuori di lì prima possibile. Non sapevo esattamente che profilo stessero cercando, oltre la professionalità richiesta, ma conclusi che, sicuramente, non era il mio.
Una prova d’italiano, un test di cultura generale e mi ritrovai di lì a poco davanti a una donna bellissima di media età che mi sottopose a un lungo colloquio motivazionale, analizzando anche il percorso di studi e le eventuali esperienze.
Dopo circa un'ora di colloquio, guardandomi attentamente mi fa:“Lei ha un’aria molto inglese” - mi disse - “ha un genitore straniero o non le interessa il posto di lavoro?”.
“Sono romana. Ho già diverse collaborazioni, qualche sogno nel cassetto e la sensazione di trovarmi nel posto sbagliato per realizzarli, grazie per l’opportunità non volevo essere scortese” - fu la mia risposta.
Fui richiamata due settimane dopo.
La donna bellissima mi disse che stavo tra le prime tre e che avrei dovuto incontrare il Direttore sanitario della struttura per un colloquio conoscitivo.
Tuttavia, quando mi furono dati maggiori dettagli sul luogo e sul lavoro le dissi, perentoriamente, che in quel posto non ci avrei mai messo piede e che non ero interessata.
La donna bellissima mi chiamò nuovamente sette giorni dopo e mi pregò di presentarmi al colloquio.
Disse che quelle come me, che consegnano un “NO” di questa portata davanti a un’offerta di lavoro, dovevano fare i conti almeno con la curiosità che avevano destato.

Grazie a lei ho avuto modo di entrare in contatto con una realtà meravigliosa quanto terribile per chi la vive, mi ha dato modo di fare master per poter migliorarmi in quell'ambito che inizialmente avevo rifiutato.Starei qui a raccontarvela per intero questa storia ma stasera, dopo 10 anni di servizio in questo osservatorio privilegiato sulla vita e sul mondo, preferisco ricordare.
Se solo fosse ancora qui, vorrei poter ringraziare la donna bellissima e in parte anche mia mamma.
Per i loro ultimi consigli e perché non amavano ne i sogni ne i cassetti, ma semplicemente la vita e quello che sa toglierti o regalarti senza che tu possa farci molto.
Tranne viverla.
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Dieci anni fa, appena ventiquattrenne, laureata, automunita patente B, mi presentai, controvoglia, ad una selezione per un posto di lavoro. A Roma, corso Francia mi pare. Mi pare perché, a parte la poca voglia di andare, la mia allora Fiat panda di terza mano, quella mattina aveva singhiozzato...
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05/03/2018 21:18:38
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Commenti

  1. 1lucignolo2 06 marzo 2018 ore 10:38
    Avevo ragione nel dire che sei interessante...
  2. devilwoman1985 06 marzo 2018 ore 10:46
    Grazie :) :).... ti avevo avvertito di non sfidarmi :)
  3. VulgusVultDecipi 16 marzo 2018 ore 01:46
    una lezione di vita, vissuta da te e saputa far vivere dalle attrici

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