Trentuno: Pasqua

31 marzo 2018 ore 08:29 segnala
La magia è una prerogativa del Natale, non certo un vanto della Pasqua.
Il Natale, quando non degenera in una festa artificiosa, opulenta e mangereccia, ricorda ai cristiani una notte illuminata a LED da una stella pazzesca e una grotta con due termoconvettori a quattro zampe ad alitare su un bambino.
La Pasqua, al netto della brace su cui finisce quel bue, rimanda invece ad una cena orribile che fu l’ultima perché, come dice un mio collega, con certa gente... non è che se ne potevano fare altre...
Il Natale è la macarena dei buoni sentimenti.
La Pasqua è l’assolo di un uomo appeso su due pali con tre chiodi.
Il Natale è comunista: la sua gioia è percepita come diritto di tutti.
La Pasqua è monarchica, di un re che condanna a morte mentre i suoi se ne lavano le mani.
In un periodo in cui la mia Fede vacillava, qualche anno fa, un sacerdote mi chiese di rimanere a guardare in silenzio per qualche minuto la statua del Cristo morto sulla croce.
Devo confessarvi che, in tanti anni di soggiorno su questa terra, il mio sguardo si era soffermato sulla corona di spine, sui muscoli tesi, sui piedi inchiodati e sulle pieghe artistiche della tunica ma mai, mai con attenzione sul volto di quest’uomo.
Volto che mi ha riconsegnato in un istante - uno per uno - i mille di chi, in anni di corsie ospedaliere personali e professionali, ho visto attraversare o essere attraversati dal dolore e da ogni disumano tormento.
Soprattutto di quelli che Giuda lo hanno tollerato e capito fino a risparmiarlo.
Ma - pensavo – il volto di Cristo è anche lo specchio di ogni umana aberrazione, un altare vergognoso della ferocia contro gli indifesi e il letto dove riposano le lacrime degli uomini.
Stando così le cose, trovare un sepolcro vuoto dopo tre giorni non basta a creare magia né satura il concetto resurrezione, che è ben altra cosa.
Da bambina mi chiedevo perché tutti quelli che stavano sul Golgota per assistere all’ultima tappa di un Giusto, stessero lì a piangere senza intervenire.
Mi domandavo soprattutto per quale ragione Gesù non avesse mollato nemmeno per un attimo quella croce.
Ci ho messo un po’ di tempo ma credo di essermi sufficientemente risposta.
Associo quelli che piangevano sul Golgota senza muovere un dito a chi, in vita sua, non ha mai portato una croce, neanche quella di compensato il giorno della prima comunione.
Sono i tanti architetti di belle parole, incapaci di tramutarle in gesti e in sostegno a chi ha veramente bisogno. Quelli che se una croce gli arriva tra capo e collo o la buttano su un altro o l’appoggiano per terra, quelli che si sentono immediatamente sopraffatti senza capire che il dolore è anche un cane addomesticabile.
La Via Crucis è solo il primo degli esempi perché tutti ci scoprissimo capaci di attraversare il dolore, domarlo e qualche volta vincerlo.
Duemila anni di cristianesimo e a me pare invece che se ne sia capito poco e niente.
Gesù non mollò la croce perché tutto questo lo sapeva.
Sapeva che a ballare la macarena sarebbero stati tutti bravi.
Sapeva che due pali e tre chiodi non sono cosa da tutti.
Sapeva che di Giuda si sarebbe riempito il mondo.
Sapeva che 30 denari li avremmo pagati di ticket.
Sapeva che sua madre sarebbe rimasta sola.
Sapeva tutto ma da quel momento chiuse, secondo me opportunamente, il collegamento.
Voleva vedere cosa avremmo fatto noi al posto suo.
Nella solitudine, nella malattia, in guerra.
Dubito che s’aspettasse veramente da noi che stessimo a porgere l’altra guancia.
Ma che ci avremmo provato, almeno questo, quel volto sulla croce, se lo meritava.
Siate accoglienti, dite un po’ meno, fate un po’ di più.
Buona Pasqua.
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La magia è una prerogativa del Natale, non certo un vanto della Pasqua. Il Natale, quando non degenera in una festa artificiosa, opulenta e mangereccia, ricorda ai cristiani una notte illuminata a LED da una stella pazzesca e una grotta con due termoconvettori a quattro zampe ad alitare su un...
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31/03/2018 08:29:25
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Commenti

  1. Bi.sanzio 31 marzo 2018 ore 11:05
    Buona Pasqua anche a te

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