
Un signore molto citato nel web, tale Adam Greenfield, che alcuni trattano da esperto e altri venerano come un guru, ha lanciato tempo fa nel suo blog un post che fa discutere. Titolo: Antisocial networking.
Parla delle communities (anche Chatta lo è) e della comunicazione che si produce tra le persone (o i profili professionali, le esperienze creative, eccetera eccetera) all'interno di queste reti: a volte generiche come la nostra, altre volte specialistiche o tematiche. Chi vuole dovrà armarsi di pazienza (è un piccolo saggio, non una noticina tirata via) e potrà leggerlo a questo indirizzo:
http://speedbird.wordpress.com/2007/12/09/antisocial-networking/
Troverà una critica impietosa di certi modelli di comunicazione che dilagano un pò ovunque sul web, dando vita non a nuove forme di socialità, di incontro e di scambio, ma, stando al suo giudizio, a forme ripetitive e improduttive di autoreferenzialità che portano, come dice il titolo, nella direzione opposta.
Secondo me, non è tutto vero quel che dice ma qualcosa di vero c'è. Ed è la mia piccola esperienza di blogger in questo luogo a farmelo pensare.
Ne parliamo?
PS: E' possibile parlarne senza coinvolgerci epidermicamente come se ogni cosa che viene detta fosse rivolta proprio a noi? Tentando, se possibile, di uscire dalla nostra pelle per guardarci anche dall'esterno, individualmente e come insieme? Anch'io mi sento parte in causa e ci provo. E poi questo signor Greenfield sta parlando di un fenomeno che tocca centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e non certo del mio post, o del tuo, o del suo...
















