
Quella bocca carnosa...
I capelli sciolti sul cuscino...
La schiena che s'inarca... E gli occhi... gli occhi che scivolano via mentre sussurri e gemi... Tutto questo, forse, non mi appartiene più. E se fosse di un altro? Ecco il mio inferno.La gelosia non è solo pretesa dell'esclusività, è anche scaltrezza del desiderio. Il geloso dice “solo per me”, ma sottintende anche “finché vorrò”. Nella gelosia riusciamo a dire contemporaneamente la pulsione e la norma. A esprimere, insieme, un sì e un no. No agli altri, sì a “io”. Finché il mio desiderio ti cercherà.
Nel prendere possesso dell'altro, io ne avverto la separatezza. L'alterità. Qualcosa mi sfugge, un alito non mi raggiunge - ed è esattamente questo frutto negato che pretendo per me. Finché non mi sarà dato, mi adopererò per ottenerlo. Strappandolo, se necessario - l'orgoglio mi impedisce di chiedere ciò che so di non poter pretendere: se lo facessi, mi sentirei doppiamente sconfitto. Un idiota. E, per non sentirmi tale, lo divento.
Come geloso io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero d'esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l'altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri (Roland Barthes).
La gelosia scopre l'irrilevanza del corpo. Sono geloso della tua bocca ma è l'imprendibilità del tuo cervello che mi precipita nel panico. Là c'è un'ombra che non avevi rivelato. Uno spazio che non mi hai fatto frequentare. Intermittenze di cui ignoravo l'esistenza...
Quante finestre dentro di te! E quanti adoratori in attesa di un cenno!
La gelosia osserva, indaga, scava, elabora, cataloga. E architetta nuove mosse, ipotizza trucchi, mette in scena soluzioni finali - figura tragicomica condannata a inabissarsi nel tragico senza più percepire il comico.
Il geloso sa che la pienezza del possesso non fu neanche degli dei. Eppure non ammette, non può, che la signoria di altre anime sia conseguenza di un dono anziché di una conquista. Che appartenere sia una scelta volontaria e revocabile - non la presa d'atto di un'avvenuta riduzione in schiavitù. Che è la persona amata, non la mia smania di dominio, a rendermi Signore. Finché l'Altro vorrà, appunto.
Il geloso è come tutti gli altri. Uno dei tanti. Pazzo di sé. Un guscio saturo di "io, io, io...". Ignaro del "tu".
E infatti: chi non è geloso?
















