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chi non è geloso?

disilluso 01 agosto 2008 ore 14:22

Quella bocca carnosa...

I capelli sciolti sul cuscino...

La schiena che s'inarca...

E gli occhi... gli occhi che scivolano via mentre sussurri e gemi...

Tutto questo, forse, non mi appartiene più. E se fosse di un altro? Ecco il mio inferno.


La gelosia non è solo pretesa dell'esclusività, è anche scaltrezza del desiderio. Il geloso dice “solo per me”, ma sottintende anche “finché vorrò”.

Nella gelosia riusciamo a dire contemporaneamente la pulsione e la norma. A esprimere, insieme, un sì e un no. No agli altri, sì a “io”. Finché il mio desiderio ti cercherà.


Nel prendere possesso dell'altro, io ne avverto la separatezza. L'alterità. Qualcosa mi sfugge, un alito non mi raggiunge - ed è esattamente questo frutto negato che pretendo per me.

Finché non mi sarà dato, mi adopererò per ottenerlo. Strappandolo, se necessario - l'orgoglio mi impedisce di chiedere ciò che so di non poter pretendere: se lo facessi, mi sentirei doppiamente sconfitto. Un idiota. E, per non sentirmi tale, lo divento.


Come geloso io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero d'esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l'altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri (Roland Barthes).

 

La gelosia scopre l'irrilevanza del corpo. Sono geloso della tua bocca ma è l'imprendibilità del tuo cervello che mi precipita nel panico. Là c'è un'ombra che non avevi rivelato. Uno spazio che non mi hai fatto frequentare. Intermittenze di cui ignoravo l'esistenza...

Quante finestre dentro di te! E quanti adoratori in attesa di un cenno!

 

La gelosia osserva, indaga, scava, elabora, cataloga. E architetta nuove mosse, ipotizza trucchi, mette in scena soluzioni finali - figura tragicomica condannata a inabissarsi nel tragico senza più percepire il comico.


Il geloso sa che la pienezza del possesso non fu neanche degli dei.

Eppure non ammette, non può, che la signoria di altre anime sia conseguenza di un dono anziché di una conquista. Che appartenere sia una scelta volontaria e revocabile - non la presa d'atto di un'avvenuta riduzione in schiavitù. Che è la persona amata, non la mia smania di dominio, a rendermi Signore. Finché l'Altro vorrà, appunto.


Il geloso è come tutti gli altri. Uno dei tanti. Pazzo di sé. Un guscio saturo di "io, io, io...". Ignaro del "tu".

E infatti: chi non è geloso?

9726212
Quella bocca carnosa... I capelli sciolti sul cuscino... La schiena che s'inarca... E gli occhi... gli occhi che scivolano via mentre sussurri e gemi... Tutto questo, forse, non mi appartiene più. E se fosse di un altro? Ecco il mio inferno. La gelosia non è solo pretesa...
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01/08/2008 14:22:59
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Commenti

  1. MisticShine 03 agosto 2008 ore 08:51
    è come quelle poche frasi che ho scritto nel mio post sul blog... incubo. Può restare tra le righe, oppure sforare in ossessiva persecuzione. Tesoro mio dolce... mi sei mancato bacio bacio bacio
  2. disilluso 03 agosto 2008 ore 17:45

    ...dedurne che quei "cupi pensieri" che "tolgono ragione alla logica infuriando in un oblio di tormenti" fossero frutto di qualche gelosia? o semplicemente accogliere l'analogia tra una malattia nominata (nel mio post) e un'altra ostinatamente anonima (nel tuo)?  ah saperlo!

       

  3. MisticShine 04 agosto 2008 ore 12:35
    sapessimo tutto, non avrebbe più senso vivere ;)
  4. disilluso 04 agosto 2008 ore 19:16

    ...o meno, più meno che più

  5. orkideaneraxx 22 settembre 2008 ore 11:18
    hai ragione,la gelosia secondo me dipende dall'insicurezza di ki ne è saturo,ed oltretutto rappresenta solo un atto di egoismo...ciao;-)
  6. disilluso 22 settembre 2008 ore 14:12

    ...sorpresa, tu qui?!? grazie del commento, riprenderò il tema uno di questi giorni

    un bacio

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