Verrà posta targa onore del senegalese ucciso, per Pamela no

17 marzo 2018 ore 22:50 segnala


Povera Italia, ormai siamo agli sgoccioli.
Una ragazza viene fatta letteralmente a pezzi dopo essere stata violentata e uccisa da un gruppo di immigrati neri, ma per le istituzioni non è un reato razzista.
Un uomo di colore viene ucciso da un bianco e subito si grida al razzismo al punto di convincere la Regione a dare ventimila euro alla vedova e di intitolare una targa nel punto dove è stato ucciso. Il tutto con le indagini ancora in corso; questo significa che il giudizio, anche da parte dei media italiani e delle forze politiche e no, viene dato a priori, ovvero, se un italiano uccide un nero è razzista, viceversa no.
Una tesi molto preoccupante perché denota una forte volontà a recepire l'immigrato come parte integrante della nostra cultura, ovvero, noi dobbiamo integrarsi nella sua cultura; dovrebbe essere il contrario.

Il razzismo dei migranti

13 marzo 2018 ore 21:48 segnala

fonte

Dunque, stando a quanto detto dopo l'uccisione del loro connazionale, e scritto sui cartelli della manifestazione svoltasi a firenze il 10 di marzo, secondo i senegalesi gli italiani sono razzisti.
La motivazione dell'affermazione, a quanto sembra, risiede nel fatto che l'assassino, prima di uccidere, abbia girato per Firenze, in una specie di caccia, alla ricerca di un negro, ovviamente per ammazzarlo. "Con tanta gente che c'era" dicono, "ha sparato a un negro": questo per loro è più che sufficiente per gridare al razzismo. E ciò basta anche a giustificare il loro comportamento vandalico tenuto i giorni appena successivi al delitto.
A rendere chiara l'idea che i senegalesi hanno degli italiani e dell'Italia, basta leggere il volantino attaccato al muro dove si legge: «Cari fratelli e sorelle italiani, se avete fame oggi; se siete senza lavoro; se siete diventati poveri, noi neri, noi africani, non siamo colpevoli; non siamo responsabili delle vostre rogne. "Cercate i responsabili da Sarkozy a Berlusconi, alleati hanno bombardato la Libia e il resto dell'Africa. Se le vostre bombe cadessero in Italia cosa fareste?" Dov'è la colpa del povero Diene Idy, il fatto di essere nero, essere nero è un reato in Italia basta!». In un'altra scritta si legge: «Salvini, senza di noi di cosa avresti parlato?».
Chiaro che questi signori non hanno nessun rispetto per il popolo che li ospita. Popolo che fa parte della comunità europea; comunità che ha subito feroci attacchi dai gruppi musulmani e che non intende sottostare alla politica di "accoglienza a tutti i costi" di persone che, come dimostrato proprio dai senegalesi, sanno risolvere i problemi solo con la violenza; dopo gli attacchi terroristici islamisti, nessuno in Europa è sceso in piazza con atti di violenza contro gli immigrati mediorientali e africani. Questi signori si!
Ma non solo, perché l'accusa di razzismo lanciata dai senegalesi è infondata; è fuori luogo parlare di razzismo quando ci si trova davanti a una situazione di totale anarchia nella gestione degli irregolari, e di spesa, con soldi pubblici, per aiutare queste persone.
Inoltre, vista l'evidente mancanza sia di volontà di integrazione dei migranti - siano essi irregolari che regolari - che la volontà di stabilirsi in Italia - o comunque in Europa - risulta evidente che l'Italia si ritroverà a dover far fronte a sempre maggiori spese di welfare per sopperire ai bisogni di persone improduttive quando in Italia è in continuo aumento la povertà determinata sia da mancanza di lavoro che da bassi salari - determinati, questi, anche dell'istruzione di manodopera straniera.
Dunque, i senegalesi e tutti i migranti che "pretendono" diritti, devono ricordarsi che, innanzitutto, il diritto prevede il dovere, in secondo luogo, prima di loro ci sono gli italiana.
La "pretesa" italiana di anteporre prima gli italiani non è affatto razzista, caso mai una difesa della propria identità come popolo.
a9e8e51b-b8d1-4ad9-aac6-74e0ee849f36
« immagine » https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/firenze_in_migliaia_al_corteo_antirazzista_per_ricordare_il_senegalese_ucciso-3598094.html Dunque, stando a quanto detto dopo l'uccisione del loro connazionale, e scritto sui cartelli della manifestazione svoltasi a firenze il 10 di marz...
Post
13/03/2018 21:48:23
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

La prof contro i poliziotti: Morte all’apparato statale

01 marzo 2018 ore 15:18 segnala


La prima cosa che vien da pensare leggendo l'intervista, è la netta contraddizione sul definire fascista l'attuale sistema politico; se lo fosse davvero, la signora e i suoi compagni, non sarebbero liberi di agire alla luce del sole, perlomeno da come lo descrive lei.
Dall'intervista emerge, oltre alla suddetta contraddizione, una chiara confusione sul ruolo dell'oppozisione in uno stato laico. Confusione che fa pensare a una strategia di lotta per la conquista del potere. La dove l'antifascismo è il pretesto per la distruzione dello stato laico e liberale a favore di una democrazia di base; democrazia che, però, sarà guidata dalla cosiddetta avanguardia (partito comunista) - nella miglior tradizione leninista, stalinista, maoista ecc.
Pertanto, c'è da essere sicuri che la signora non è ne confusa e neanche si contraddice.

fonte

REGGIO CALABRIA, CON RONCOLA UCCIDE IL MARITO MENTRE DORME

01 marzo 2018 ore 10:52 segnala
Ci vuole poco, basta un po' di coraggio e di determinazione. E' quello che deve aver pensato la signora per trovare il coraggio di uccidere il marito mentre dormiva. L'ha ucciso con una roncola nel sonno; da sveglio non ci sarebbe mai riuscita anche con tutto il coraggio e determinazione del mondo.
Scusate se sembro cinico, ma il fatto non è il primo. Donne che uccidono uomini ce ne sono state, ci sono tutt'ora e ce ne saranno sempre. Il fatto che si verifichi di rado, a mio avviso ha un solo motivo; la debolezza fisica delle donne. Si, quella debolezza fisica che rende indecisi chiunque, uomo o donna che sia, quando si trova di fronte una forza alla lunga superiore alla sua; una forza che incute paura e soggezione.
Ma quel che conta nel nostro caso non è tanto il numero quanto la nuda verità: anche le donne sanno odiare al punto di uccidere.
fonte

IL SIG CAZ IN LIBERA USCITA: Fuori dal condominio

13 febbraio 2018 ore 22:26 segnala
Capitolo primo

CAP. SECONDO
FINALMENTE LIBERO
L'incidente


Postilla del sig alter ego.

E' universalmente risaputo che qualsiasi umano, costretto a vivere in cattività in un posto chiuso, si lasci andare all'euforia appena fuori all'aria aperta. "Ah, finalmente libero", dirà l'umano, "ora si che si ricomincia a ragionare" e incomincerà a mettere in atto i suoi propositi a lungo maturati.
Ed è ciò che fa il nostro benemerito caz appena fuori dal portone che, stranamente, è aperto.
Devo specificare che il cosiddetto condomino, all'esterno, ha più la forma di un carcere che di una casa. Esso è circondato da un muro alto due metri che include, oltre al condominio, anche un giardino dove gli "ospiti" possono "rilassarsi" passeggiando o starsene comodamente parcheggiati sulle panchine al sole o sotto gli alberi di cui abbonda. Ed è la, in quel giardino, che il nostro tranquillo amico riflette costantemente sulla sua situazione e sul come superarla. E sono dette riflessioni a fargli maturare i suoi propositi che trova più che legittimi. Egli non ha mai capito come e perché sia finito al condominio. Sul chi l'abbia mandato è da tempo il centro delle sue riflessioni.

Indistinti saluti dal vostro ego.

Bene, ora che quel cazzone di ego ha finalmente finito di scrivere la sua misera postilla, posso ricominciare con le mie sublimi avventure da essere libero.

Dunque, appena chiusomi il portone alle spalle, mi guardo attorno allo scopo di controllare il territorio. "Bene, nessuno in vista", penso. Mi fiondo in direzione del centro che dista due isolati. Data l'ora, i negozi sono ancora perlopiù chiusi e la gente sui marciapiedi poca. In compenso il traffico abbonda; cosa che mi fa arrabbiare - forse perché non ho ancora capito la necessità degli umani di utilizzare un mezzo così dannoso. Comunque sia, mi muovo leggero - come una foglia d'autunno che scende lentamente verso terra sperando di non arrivarci mai -, con andatura andante ma non troppo, verso la libertà.
A un centinaio di metri dal primo incrocio con semaforo avvisto una vecchietta che cerca di attraversare la strada sulle zebre col rosso. Cazzo, penso e mi chiedo, sta a vedere che la signora intende porre fine ai suoi giorni? Aumento il passo, corro, poi... di colpo mi arresto. Già, mi chiedo, perché mai dovrei intervenire? chi sono io per influenzare la decisione di un essere umano nelle sue piene facoltà mentali? Ognuno è libero, no!

Mi fiondo di nuovo lungo la via. Supero il semaforo con la vecchietta ancora intenta ad attraversare. Dopo un centinaio di metri una frenata stridula mi arresta. Mi giro. Il corpo della vecchia disteso sull'asfalto in un'improbabile posizione, una macchina di traverso, un giovane al volante con le mani tra i capelli sembra pianga. In quei pochi secondi un capannello di persone si è formato sul luogo. In lontananza le sirene. Qualcuno ha già chiamato i soccorsi, penso. Bene, in fondo ciò che conta è la libertà.

Voltando le spalle al tutto, un bel respiro profondo per allontanare le tossine da corpo e mente, mi ri-fiondo lungo la via.
Bado un po' a tutto, e tutte. Niente e nessuna sfugge al segugio che è in me. Ad esempio, la fioraia all'angolo della prima traversa. Uno schianto di donna con ogni attributo al suo posto e una simpatia contagiosa che esprime senza malignità, anzi... Non solo, la sua esuberanza caratteriale è inversamente proporzionale a quella fisica. Con lei chiunque, dal più giovane al più anziano, può passare dieci minuti (i dieci minuti sono indicativi) senza problemi parlando liberamente che anzi, più si è diretti nelle parole più la fioraia risponde a tono creando un'atmosfera piacevole senza peraltro cadere nell'ambiguità. Ed è dalla fioraia che mi fermo.

DAL DIARIO DEL SIG ma_che_caz

07 febbraio 2018 ore 23:07 segnala
Fare o non fare; questo è il dilemma.



Cosa si può fare di diverso quando non si ha nulla da fare? Domanda da un milione di euro. Ma la risposta è semplice: se non si ha nulla da fare non c'è niente da fare; e vatti a fare una passeggiata, no? e che caz.
Mah, scherzi a parte, le giornate senza nulla da fare, dovete convenirne, sono noiose, troppo noiose. Noiose al punto di far pensare che la vita è tale se si agisce, no! un attimo, è più giusto dire: se si ha qualcosa da fare. E si torna al punto di partenza. Ma la domanda cambia. Diventa: è possibile invertarsi qualcosa da fare se non si ha nulla da fare? Ecco, questa va bene o, perlomeno, ha una risposta concreta: certo che è possibile, basta averne voglia! E che caz, direbbe il mio amico ma_che_caz.
0f087b53-653d-4220-9ab8-1ba76802cd9c
Fare o non fare; questo è il dilemma. « immagine » Cosa si può fare di diverso quando non si ha nulla da fare? Domanda da un milione di euro. Ma la risposta è semplice: se non si ha nulla da fare non c'è niente da fare; e vatti a fare una passeggiata, no? e che caz. Mah, scherzi a parte, le...
Post
07/02/2018 23:07:55
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    1

IL DISFATTISMO DE ROMA CAPITALE.

15 dicembre 2017 ore 19:07 segnala
Post serio; per quanto si possa definire serio un fatto del genere.



Ha tutto l'aspetto di una barzelletta, invece è la realtà, PURTROPPO.
Succede a Roma. Nel rifare l'asfalto di una strada - per altro atteso da tempo dai residenti - succede che un furbo, uno dei tanti, ha lasciato parcheggiata la macchina al bordo della carreggiata - peraltro in divieto di sosta dato che erano stati messi i cartelli di divieto su quel tratto - impedendo agli operatori di proseguire nei lavori di asfaltatura. Però, purtroppo un però c'è sempre, i cosiddetti operatori - non si sa se per malavoglia o per inadempimento di coloro che avrebbero dovuto intervenire per la rimozione - hanno pensato bene di "girare attorno alla vettura risolvendo così il problema in tempi brevi, ma lasciando il manto stradale in quel tratto come l'hanno trovato.
Qualcuno dirà: hanno fatto bene. Altri alzeranno le spalle infischiandosene: tanto qui non cambia mai niente. Altri ancora, e io con loro, si saranno fatti una grassa risata perché, in fondo, è una barzelletta. O no?
Ah, roma roma roma, e dov'è finita la tua grandezza?
A questo punto, nemmeno l'iniziale maiuscola ti meriti più!
ed1281ac-53cf-4221-94e3-b9bda2ae89f8
Post serio; per quanto si possa definire serio un fatto del genere. « immagine » Ha tutto l'aspetto di una barzelletta, invece è la realtà, PURTROPPO. http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/roma_macchina_parcheggiata_asfalto-3429988.html. Nel rifare l'asfalto di una strada - per altro atteso...
Post
15/12/2017 19:07:37
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    1

IL SIG CAZ IN LIBERA USCITA: LA FUGA DAL CONDOMINIO

11 dicembre 2017 ore 18:31 segnala
Ma_che_caz vuole oggi raccontarvi la sua "libera uscita" dalla casa dove è tenuto in cattività...

Ciao, cari infimi lettori

Stamattina, alle ore 08.00 in punto, ho deciso - al di la di ogni rischio - di fare una scappatella, dal condominio dove risiedo - mio malgrado confinato a causa di eventi che non ho nessuna voglia di raccontarvi - per il paesello.

- Scusi, signor Ma_che_caz (in avanti Ma), ma a me sembra giusto che lei racconti - dopo averlo dichiarato così apertamente, nonché sinceramente, d'essere suo malgrado confinato - la disavventura occorsale.
- Ma per favore, sig alter ego (in avanti ego), mi lasci in pace.

Chiedo scusa per l'intrusione del sig ego, a volte mette il naso in cose che non lo riguardano minimamente.
Dunque, dicevo che stamattina alle ore 08.00 in punto, ho deciso - al di la di ogni rischio - di fare una scappatella per il paesello dove mi trovo, mio malgrado, confinato a causa di eventi che non ho nessuna voglia di raccontarvi.
Continuo sperando che il sig ego non mi interrompa con i suoi estemporanei interventi.
Dopo una notte insonne a causa di un disturbo urinario; che non ho nessuna voglia di specificare, dopo abbondante colazione a base di pollo arrosto e una mezza bottiglia di Pecorino d'Abruzzo, mi faccio la doccia e mi vesto di tutto punto - come si conviene a un gentiluomo quale sono. A quel punto, invece di sentirmi stanco e desiderare, come si conviene a persona che non ha dormito, di starmene tranquillo nel mio piccolo appartamento, decido di uscire di casa in barba alle raccomandazioni del medico. Nella mia mente, però, subito - dopo la decisione, intendo - si accende una lampadina e una domanda mi si presenta davanti agli occhi: come fai con la colonnella? (Nome dato dal caz alla signora delle pulizie che ogni mattina s'ingegna, per prima cosa, a pulire le scale - cosa che, a dire il vero, non gli riesce per niente -; una persona autoritaria di stazza non inferiore al quintale). Già, penso, la colonnella. Come si fa? Semplice, invece di passare dalla portineria sguscerò fuori dalla finestra, ahahah. No!, no!, no!, fermo un attimo, l'appartamento si trova al primo piano, come farai a scendere? Già! Rifletto un attimo, subito però si accende la seconda lampadina: in fondo al corridoio c'è la porta di emergenza che da sulla scala antincendio, userò quella. Detto fatto. Azione.

Appena messo la faccia, immediatamente seguita dal resto, fuori la porta, mi sovviene d'aver dimenticato il fazzoletto; non per il naso, ovvio. Rientro immediatamente - prima che l'occhio lungo della colonnella tuttofare mi avvisti e mi veda rientrare; cosa che per lei sarebbe la conferma della mia distrazione (si, perché il caz è estremamente distratto e, pertanto, un problema per la portinaia che tutte le mattine, per mettere a posto il suo appartamentino, c'impiega più del dovuto), corro nella camera del guardaroba, rovisto nel cassetto ove tengo ogni sorta di gingilli per completare al meglio il mio abbigliamento, prendo il fazzoletto - ricordo della mia seconda moglie, o forse la terza? Scusate, non ricordo bene, ma in fondo non è importante; tanto a voi non può fregare men che meno -, lo infilo ben piegato nel taschino e corro alla porta. La apro un poco, sbircio fuori controllando che la colonnella- che tra tutti i suoi difetti spicca a colpo d'occhio la sua mole elefantiaca; al minimo movimento gli viene il fiatone e, a volte, rantola pure - non sia in vista. Bene, non è in vista, apro, esco, corro alla porta di sicurezza, apro e...
- Buon giorno, sig CAZ.
...mi blocco di colpo, giro la testa e mi trovo davanti il ventre della mole elefantiaca. Alzo la testa e la guardo per un istante con stampato in faccia un misto di sorpresa e rabbia. Come caz avrà fatto a non farsi vedere? Mi chiedo. In quel preciso momento la risposta che mi passa per la mente è un semplice Vaff....lo; che ingoio per la mia tranquillità.
Comunque sia, cancello la sorpresa e la rabbia dalla faccia e con tono noncurante, ma educato - come d'altronde si conviene a un sig distinto -, rispondo:
- Buon giorno a lei, cara signora. Sempre indaffarata, vedo.
- Eh già, caro il mio sig CAZ. Non ho tempo da perdere, io - tono molto marcato per dare risalto a se stessa -, se voglio guadagnarmi da vivere. Non come lei che se ne sta tutto il giorno rintanato in quel piccolo appartamento a... diciamo, contemplare se stesso. Poi, ogni tanto, decide di uscire dal suo dorato castello, e per far cosa? non certo per fare qualcosa di utile -. Si ferma un attimo per prendere fiato, che la lunghezza del periodo è troppa per i suoi polmoni già impegnati a dare ossigeno alla mole. Poi riprende unendo al sarcasmo una certa dose di astio: - Eh no, il sig non può sporcarsi le mani o affaticare il suo povero cervello, lui deve riposare. E poi chissà cosa racconterà alla capa per le sue scappatelle? - E qui si ferma ormai al limite dell'infarto. Si gira a fatica e, senza dar modo al sig caz di rispondere, svanisce nel nulla.
Ma che caz, pensa il sig caz, cosa gli avrò fatto mai di male? Beh, adesso è meglio che scenda le scale che tanto ormai la frittata è fatta; fra dieci minuti tutto il condominio (nome che il sig caz da alla struttura che lo ospita; in memoria dei vecchi tempi andati, quando ancora in forze, viveva in una comoda casa ed era libero di andare e venire come voleva) sarà al corrente che il sig CAZ è uscito a fare... chissà cosa s'inventerà stavolta.

Ma il problema per caz è un altro: andrà a dirlo alla capa? O la capa ne è già ha conoscenza?

Meglio non pensarci, pensa. Scende la scala e nel giro di due minuti è in strada. Libero come uccel di bosco.

Già! Ma uccel di bosco fa quel che vuole (una massima - peraltro letta su un libro di cui non ricorda ne titolo ne autore - che caz ha sempre seguito con scrupolo); ed è proprio quello che caz ha in mente quando fa le sue scappatelle.
Quello che il sig caz non sa è che gli altri lo tengono d'occhio. Ma poco importa, o meglio, ci penserà dopo; come sempre, d'altronde.
D''altra parte, le avventure del caz al di fuori della zona protetta sono alquanto discutibili. Lo leggerete nel prossimo capitolo; se mai avrà voglia di scriverlo!
43b244fa-7ff7-4bea-a96a-59885daebf28
Ma_che_caz vuole oggi raccontarvi la sua "libera uscita" dalla casa dove è tenuto in cattività... Ciao, cari infimi lettori Stamattina, alle ore 08.00 in punto, ho deciso - al di la di ogni rischio - di fare una scappatella, dal condominio dove risiedo - mio malgrado confinato a causa di eventi...
Post
11/12/2017 18:31:40
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
  • commenti
    comment
    Comment

IDEE DEL SIG MA_CHE_CAZ INTORNO ALLA DIFESA PERSONALE

09 dicembre 2017 ore 22:25 segnala
Cari lettori, l'eminente, nonché strafottente, sig caz vuole oggi parlarvi, dall'alto del suo traballante scranno, del sempre più inquietante problema della difesa personale che, a quanto sembra, viene oggi considerata al pari del reato che anzi, se la vittima reagisce con violenza di fronte all'aggressore provocandogli un danno, ella stessa viene processata e condannata.

IDEE PERSONALI DEL SIG MA_CHE_CAZ INTORNO ALLA DIFESA PERSONALE

Cari lettori indifferenti, voglio oggi affrontare il problema, molto sentito oggi data la situazione alquanto precaria delle forze dell'ordine, della possibilità di difendersi da un'aggressione, sia essa armata che disarmata.
Ogni cittadino sente come diritto inalienabile la difesa dagli aggressori che vorrebbero alleggerirli dei loro averi: magari minacciandoli con una pistola. E questo la legge lo permette, ma entro limiti troppo stretti e vaghi.
Ogni cittadino si sente in dovere di difendere se stesso, la sua famiglia, la sua proprietà; ma anche di intervenire in aiuto delle persone aggredite o delle loro proprietà. Un dovere che si manifesta qualora le forze dell'ordine - per motivi a noi incomprensibili - siano impedite a intervenire nell'immediato. Il cittadino ritiene che la difesa della comunità sia un diritto sacrosanto; che il legislatore ha il sacrosanto dovere di estendere anche al cittadino la possibilità di intervenire, anche in modo estremo, e senza limiti di fronte all'aggressione; ma cosa più importante, di non essere indagato qualora provochi un danno, anche mortale, all'aggressore.
Purtroppo oggi la legge, pur permettendo la difesa personale, non tiene conto delle possibili reazioni del cittadino in situazioni di pericolo. In Italia, purtroppo, si sono verificate aggressioni - a persone che se ne stavano tranquilli in casa loro - in casa di privati cittadini poiché non avevano in essere materiale (soldi) per soddisfare le esigenze degli aggressori. Oltre a ciò, le situazioni di degrado, in grandi e piccoli centri urbani, si moltiplicano senza che le forze dell'ordine abbiano la possibilità di presenziare costantemente il territorio. Spaccio di droga, furti, aggressioni, liti ecc. sono ormai all'ordine del giorno ma, a quanto pare, nessuno riesce, o vuole portare avanti una seria politica di controllo. Ma la maggior beffa è la convinzione che il criminale abbia anch'esso i suoi diritti durante le sue azioni criminose; neanche stesse svolgendo un lavoro.
E' a questo punto che il cittadino, stanco di vivere situazioni di pericolo - o di dover starsene chiuso in casa dopo una certa ora - e impossibilitato a ottenere un maggior controllo del territorio, si trova nella necessità di reagire, usando le stesse metodi dei criminali, qualora ne abbia il coraggio.

Il vostro benemerito sig Ma_che_caz
b95cc728-9686-47ae-a973-853f1b93ac87
Cari lettori, l'eminente, nonché strafottente, sig caz vuole oggi parlarvi, dall'alto del suo traballante scranno, del sempre più inquietante problema della difesa personale che, a quanto sembra, viene oggi considerata al pari del reato che anzi, se la vittima reagisce con violenza di fronte...
Post
09/12/2017 22:25:26
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
  • commenti
    comment
    Comment

Ti guardo e... E? Ma!

22 novembre 2017 ore 22:30 segnala
Versi liberi di Vostra Eminenza Dot. Ma_che_caz scritti in una notte tempestosa.


L'emerito eccellentissimo prof. Ma_che_caz si è permesso, nella sua infinita bontà, di rubare la foto qui


Ti guardo,
mentre nel diafano azzurro cielo ti libri;
diafana visione del tempo che fu.

Ti guardo,
mentre leggiadra e lieve danzi;
d'informi veli coperta.

Ti guardo,
mentre la brezza i veli solleva;
il tuo corpo a nudo mette.

Ti guardo,
e la mente mia vacilla;
nel sogno t'abbraccio.

Ti stringo,
e assorbo il dolce calore;
i corpi aderenti fremono.

Ti stringo,
e insieme danziamo;
nella brezza tutto s'infiamma.

Ti stringo,
e il mondo scompare;
siamo, nel dolce vuoto, soli.

Ti stringo,
e nulla più ci divide;
due stelle si son fuse.

Ti guardo,
mentre nel vuoto sogno mi perdo
7aabcbe4-5651-4db6-bc4d-61e89f92b7a9
Versi liberi di Vostra Eminenza Dot. Ma_che_caz scritti in una notte tempestosa. « immagine » L'emerito eccellentissimo prof. Ma_che_caz si è permesso, nella sua infinita bontà, di rubare https://kr.123rf.com/photo_15324669_the-beautiful-butterfly-with-wings.html Ti guardo, mentre nel diafano...
Post
22/11/2017 22:30:03
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment