La storia che vive...

10 febbraio 2017 ore 00:08 segnala


Contesto: puntata di Italan’s got talent di qualche anno fa (vabbè, ogni tanto mi lascio corrompere dalla tv)
Concorrente un signore di 87 anni: entra con passo ovviamente non proprio atletico, con il vestito grigio, i capelli bianchi e un sorriso di quelli che solo le persone vere e semplici sanno fare.
Ci si aspetta la solita cantata nostalgica o qualcosa del genere.
Inquadrano il figlio dietro le quinte: un marcantonio di almeno 185 cm, grosso,barba lunga tipo biker cazzuto…insomma uno che se lo incontri per strada, gli dai il portafoglio sulla fiducia.
Il simpatico anziano si presenta, timidamente, come rumorista, confermando almeno in parte le sensazioni iniziali.
Porta il microfono alla bocca, la platea si ammutolisce e lui inizia a fare il rumore del treno a vapore: ciuff ciuff, ciuff ciuff.
Istintivamente chiudo gli occhi e se non sapessi che è un uomo a fare questo rumore, giurerei che in sala sta passando il regionale per Fossano.
Riapro gli occhi giusto per assistere alla standing ovation del pubblico e al sorriso compiaciuto, ma non presuntuoso, del concorrente geriatrico…..a seguire, su richiesta dei giudici, arrivano anche il treno alta velocità, il temporale che solo a sentirlo veniva voglia di prendere l’ombrello e il bombardamento durante il quale mi aspettavo di sentire le sirene di allarme per avvisare la popolazione ad andare nei rifugi: un delirio di applausi.
Il concorrente dice poi di aver fatto il rumorista di mestiere, soppiantato poi dalle moderne tecnologie, sorride, saluta, ringrazia tutti, incassa il passaggio del turno di gara (non credo fosse il suo primo obiettivo) e se ne va.
Dietro le quinte, l’uomo brutale e aspirante serial killer, osserva il genitore con occhi lucidi e commossi e poi lo abbraccia, un abbraccio che profuma di amore e gratitudine.

Un episodio banale, inserito in un talent show che non brilla certo nel firmamento della miglior tv, ma un episodio che offre anche spunti di riflessione e un pizzico di malinconia.
In quella esibizione, in quei rumori (anche se suoni mi sembrerebbe più appropriato), c’era una vita intera, una vita buona a giudicare da come gli occhi del figlio lo guardavano.
Noi siamo sempre attenti e a volte ipocritamente commossi nelle numerose giornate della memoria….ricordiamo la storia, le tragedie, almeno per 24 ore e poi si ricomincia a vivere come sempre.
Raramente ci accorgiamo che la storia, almeno quella più recente e che quindi ci tocca più da vicino, è ancora viva e risiede proprio nei nostri anziani.
Dovremmo avere la pazienza, la voglia ed il rispetto per fermarci ogni tanto ed ascoltarli; loro sono il recente passato che ci ha portati qui, hanno storie da raccontare, ma pochi disposti ad ascoltarle.
La loro vita è la loro eredità per noi, il loro dono alle generazioni che li seguono, ma rischia di essere un dono che non verrà mai dato.
L’essere ascoltato, per un anziano, è uno dei modi per sentirsi ancora parte viva e attiva nella società.
Ascoltare, per un giovane, è uno dei modi per imparare a vivere ed essere attivo nella società.
E’ uno scambio di opportunità, è una condivisione di pensieri, è un mescolare epoche e vite che solo apparentemente sono distanti, ma che in realtà sono strettamente in relazione tra loro.
Abbiamo una ricchezza umana immensa proprio alla porta accanto alla nostra, ma come si fa a trarne qualcosa di buono se continuiamo a non guardare oltre il nostro naso?
Grazie sig. Enrico, Ciuff Ciuff anche Lei.
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