~ Andiamo Dove Non Si Tocca

01 settembre 2016 ore 18:16 segnala
Quando mi siedo sul treno attendo sempre di vedere il mare.
Così scelgo tutte le volte la stessa fila, la di, che è quella accanto al finestrino, e mi piace cambiare ogni volta il numero del posto a sedere, mi piace fare caso a cose alle quali prima non davo peso.
Il numero è importante. Lo calcolo con cura, facendo molta attenzione. Ho inventato persino una formula che si serve di simboli, come la formula di Eulero, ma la matematica non c’entra. E’ più una formula magica ed ha un potere straordinario: permette che ogni cosa, ogni cosa, ogni cosa piccola o grande come questo mare che mi lava dentro, venga vista da una prospettiva differente.
Le mie prospettive ultimamente sono rivestite di stoffa blu, corrono veloci, hanno i vetri sporchi e sono tutte dispari. A tal proposito, devi sapere che il nove è un numero stupendo: te lo presenterò, il prossimo agosto che non ci farà più tremare, il prossimo agosto che ci verrà a salvare come l’ultima volta.
Agosto è stato coccolare la gatta nera che si sfrega contro i tuoi jeans, i tuoi occhi seri che diventano dolci, i vestiti leggeri e i lividi color cobalto sulle mie gambe abbronzate. Agosto è stato prendere coraggio e spiegare a Martina che non possiamo portare a casa tutti i sassi del mare che ha raccolto con pazienza fino a riempire due secchielli pesantissimi che all’ora di pranzo ci tocca pure nascondere per paura che qualcuno ce li rubi – i sassi, mica i secchielli. Non possiamo, le spiego, mentre i suoi occhietti diventano lucidi: la loro casa è questa, devono stare qui con tutte le altre sorelline pietre.
E mentre le dicevo così pensavo a tutti i piccoli sassi che ho vinto, ammirando frammenti di cielo ed intascandomeli come fossero fragili portafortuna. E più ne vincevo e più mi persuadevo di essere un pezzo di carta stropicciato dal vento, che se rinascessi sasso riuscirei pure a battere le forbici - che dividono sempre tutto - e pensa, non avrei più paura di partire lontano da te. E pensa, non avrei più paura di andare dove non si tocca, con te.

Buongiorno, amoremio, ti presento Settembre.

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Quando mi siedo sul treno attendo sempre di vedere il mare. Così scelgo tutte le volte la stessa fila, la di, che è quella accanto al finestrino, e mi piace cambiare ogni volta il numero del posto a sedere, mi piace fare caso a cose alle quali prima non davo peso. Il numero è importante. Lo calcolo...
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01/09/2016 18:16:41
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~ A Mano Libera

23 maggio 2016 ore 19:54 segnala

Sei nei miei piedi, nelle mie scarpe e ovunque vada. nei miei sentieri e in tutti i cieli che ci hanno attesi. in tutte le strade che non è vero che portano a roma, tipo via pietro andrea saccardo con i suoi marciapiedi strettistretti che ci separano sempre. come quella volta che pioveva forte - ricordi, ricordi che mi hai fatta passare avanti e ti sei bagnato tutto per tenermi l’ombrello mentre al telefono F. ti prendeva in giro per il rumore dei miei tacchi sull’asfalto e tu ridevi silenziosamente, con un certo imbarazzo, senza mai guardarmi, come se io potessi sentire tutto (ma proprio tutto), come se io potessi scoprire, indovinare, come se le parole fossero le tue mani, i tuoi segni, i tuoi disegni sulla mia schiena nuda quando crei farfalle, millepiedi ed altri animali inesistenti prima che io mi volti e sciolga l’indovinello e le tue dita come un laccio rosso, prima che io ti dia appuntamenti clandestini sotto le coperte facendoti ridere, facendoti credere - ingenuo - di avere davvero qualcosa di sensato da dirti prima di coprirti gli occhi con le mani e rubarti improvvisamente il respiro.

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Sei nei miei piedi, nelle mie scarpe e ovunque vada. nei miei sentieri e in tutti i cieli che ci hanno attesi. in tutte le strade che non è vero che portano a roma, tipo via pietro andrea saccardo con i suoi marciapiedi strettistretti che ci separano sempre. come quella volta che pioveva forte - r...
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~ Anche Lontano Non Vorrò Dimenticarti

14 maggio 2016 ore 13:17 segnala

Vorrei che la notte avesse delle braccia lunghissime per poterti raggiungere, vorrei che i chilometri fossero caramelle alla fragola e non aver paura del buio quando tu non ci sei.
Vorrei mettere un segnalibro ai giorni che sfogliamo quando siamo tristi, come in quel capitolo senza fine in cui tu sottolinei a matita tutte le parole mai dette, quelle che mi hanno fatto innamorare di ogni tua piccola iridescenza.
Vorrei che fosse più facile amarmi, farti un sacco di fotografie a sorpresa e dirti hai visto, sei più bello quando sorridi.

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Vorrei che la notte avesse delle braccia lunghissime per poterti raggiungere, vorrei che i chilometri fossero caramelle alla fragola e non aver paura del buio quando tu non ci sei. Vorrei mettere un segnalibro ai giorni che sfogliamo quando siamo tristi, come in quel capitolo senza fine in cui tu ...
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~ [im-mi-su-rà-bi-le]

11 maggio 2016 ore 10:05 segnala

Ho calcolato che l’ultima volta che ci siamo visti avevo i capelli più corti di tre centimetri ed un’immisurabile paura di perderti.
Ora so che quando ti rivedrò non mi rimprovererò per non aver fatto abbastanza foto delle tue mani, per non averle sapute trattenere, per averti abbracciato un po’ meno di sempre.



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Ho calcolato che l’ultima volta che ci siamo visti avevo i capelli più corti di tre centimetri ed un’immisurabile paura di perderti. Ora so che quando ti rivedrò non mi rimprovererò per non aver fatto abbastanza foto delle tue mani, per non averle sapute trattenere, per averti abbracciato un po’ m...
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11/05/2016 10:05:03
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~ Gli Anni Sono I Tuoi Capelli

06 maggio 2016 ore 20:45 segnala
Poi arrivano anche i venerdì. I sabati. Le domeniche. I papaveri rossissimi lungo i binari della stazione di Porta Genova mi fanno amare le risaie, gli scorci di muro, di cielo e tutto quello che viene rinchiuso dentro il finestrino del treno che mi porta verso te.
Amare è come quando non sappiamo qual è la farmacia di turno, la domenica. E tu arrivi col fiatone, apri piano la porta e ti inginocchi sul pavimento accanto a me che sono rannicchiata sul letto dove trentotto minuti prima mi hai lasciata con il tuo iPod e con Alberto Muffato che sussurra la sua estate fatta di ricordi. E’ il modo in cui scarti il moment, il modo in cui mi prendi la mano prima che esplori la tua schiena sudata, e lo sguardo con cui posandola sulle tue labbra dici ho fatto prima che ho potuto scusami.


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Poi arrivano anche i venerdì. I sabati. Le domeniche. I papaveri rossissimi lungo i binari della stazione di Porta Genova mi fanno amare le risaie, gli scorci di muro, di cielo e tutto quello che viene rinchiuso dentro il finestrino del treno che mi porta verso te. Amare è come quando non sappiamo ...
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~ Tempi Buoni

30 aprile 2016 ore 15:53 segnala
«Pensi che ne sono appena passate tre».
Smetto immediatamente di maledire i miei tacchi alti da velocista all'avanguardia e di fissare l'autobus sparire all'orizzonte senza di me non appena mi rendo conto di non essere da sola. Sfilo dalle orecchie un auricolare per volta, ancora col fiatone, e magicamente i Jang Senato si dissolvono: «Come, scusi?».
«La cinquantaquattro. Ne sono appena passate tre, una dietro l'altra, in fila. E' l'orario del rientro, si sa. Hanno fretta di tornare a casa».
«Sì, anch'io» borbotto sottovoce e guardo istintivamente il tabellone. «Dodici minuti».
Sospiro e mi siedo accanto a lei che ha un profumo buono e lo vedo che vuol parlare.
«Da che parte va, lei?»
Fossi stata Barricco le avrei risposto qualcosa tipo "dalla parte dei desideri".

La signora Loretta mi ha chiesto se mi ami veramente. Ha usato proprio questo termine: veramente. Lì per lì ho pensato che è abbastanza buffo confidarlo ad una perfetta sconosciuta che mi siede accanto alla fermata del bus, anche se è una perfetta sconosciuta con un simpatico faccino pieno di rughe, un sorriso rassicurante ed una vocina debole che continua a ripetere con strano stupore che-ragazza-carina-che-ragazza-carina.
Credo di sì, le ho risposto. Non l'avevo mai detto a nessuno. E' stato bello. Ho pensato che parlare di te è come piantare un fiore. Ed ho immaginato di riempire le strade di fiori, tutto il mondo di fiori, ho immaginato lunghi giardini infiniti, pieni di fiori e pieni di te. Così, a mani nude, ho piantato un tulipano rosso accanto ai piccoli piedi della signora Loretta, che ha detto «è molto bello».
Avrei tanto voluto circondarla di viole ed orchidee, raccontarle di quando mi sono quasi commossa nel vederti dormire, di quanto sia maledettamente disarmante ascoltarti leggere una favola per bambini come quando C'era una volta un uccellino che non sapeva fare niente. Avrei voluto rivestirla di ciclamini e raccontarle di quei brividi, quando facciamo qualcosa come programmare le partenze insieme o sfogliare una marei di libri illustrati in tutte le librerie. Confidarle quanto mi piace starcene seduti in silenzio a fissare un dipinto alla Pinacoteca, cercando poi di contestualizzarlo. Farmi spazio sulle tue ginocchia per dirti quello che sinceramente penso dei tuoi ritratti e sentire che mi senti, sentire che ci tieni, e ritocchi di qua e correggi di là. Metterti le braccia intorno al collo e chiederti di concedermi un ballo in piazza Duomo che si illumina di sera sulle note di uno stravagante artista di strada. E tutto il tempo passato a scegliere le patatine ai super e tutto il tempo passato a scegliere il film, obbligarti ad ascoltare Solo noi di Toto Cotugno per farti ridere, sistemarti il cardigan quando lo indossi sopra la camicia, convincerti a cantare i Jang Senato con la stessa erre moscia di Gulma, salare i sughi in cucina e sbucciare le patate insieme. La volta che mi hai portato in Corso di Porta Ticinese ed era una sorpresa, quel favoloso spettacolo di burattini appena iniziato e noi seduti in mezzo ad un sacco di bambini, tutte le volte che me ne indichi uno e gli fai ciaociao con la mano.




Non vedi che non ho bisogno delle tue parole, dei pregiudizi che hanno le persone,
faccio cose che tu forse neanche t'aspetti, o perlomeno amo i tuoi difetti,
amo il tuo tempo, l'indecisione, amo il coraggio, la tua confusione,
amo la voglia di restare con te, solo con te.
Jang Senato - Tempi Buoni

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«Pensi che ne sono appena passate tre». Smetto immediatamente di maledire i miei tacchi alti da velocista all'avanguardia e di fissare l'autobus sparire all'orizzonte senza di me non appena mi rendo conto di non essere da sola. Sfilo dalle orecchie un auricolare per volta, ancora col fiatone, e...
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~ Mi Piacerebbe Nevicare

26 aprile 2016 ore 18:04 segnala
Non so se sai che l'inverno a Milano ti fa mettere le mani nelle tasche.
Io, che lo so, quando esco e fa freddo mi ricordo sempre di riempirle delle tue ultime parole, così da ritrovarle lì quando ci infilo le mani gelate.
Allora c'é questo incontro, questo momento così vero ed io che sono lontana, in questa città dove la primavera non arriva mai, e nel frattempo le dita si riempiono di progetti, parole che non vorremmo dire, ruoli che non vorremmo avere, buongiorno e buonasera.
Mi vengono in mente i tuoi occhi, quando ti chiedo di insegnarmi a stringere la mano agli sconosciuti, che è una cosa che proprio non mi riesce, e tu che mi dici a volte "sì", a volte "no", e poi - alla stretta successiva - "no, questa proprio no".
Non mi riesce, te l'ho detto. Dovevi sospettarlo la prima volta che ci siamo visti, che non ti ho stretto la mano ma ti ho dato un piccolo bacio sulla guancia, come se ti conoscessi da un sacco e non mi fossi mai mancato.
Proprio ieri mi hanno chiesto "ti ricordi di quando mi parlavi di quel ragazzo che ti piaceva tanto? Di quando sei andata a incontrarlo e di quando l'hai visto, di quando gli hai toccato le dita, di quando hai sperato di non separartene mai?".






Hai lasciato la valigetta dei colori, delle tinte, delle seppie e delle terre, dei tramonti e delle città, dei ti amo e quando te ne vai e delle gomme per cancellare su da me. - Andrea Pazienza

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Non so se sai che l'inverno a Milano ti fa mettere le mani nelle tasche. Io, che lo so, quando esco e fa freddo mi ricordo sempre di riempirle delle tue ultime parole, così da ritrovarle lì quando ci infilo le mani gelate. Allora c'é questo incontro, questo momento così vero ed io che sono lontana,...
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~ Mi Sei Caduto Dentro

21 aprile 2016 ore 21:14 segnala
Così il sabato è fatto per passarti la punta delle dita sulle ciglia quando mi sposti i capelli dietro le orecchie e penso che vorrei essere tutti i libri che ti sono passati tra le mani quelli che hai sottolineato e annusato come quella volta in libreria che mi hai sorpresa odorare La schiuma dei giorni ed hai sorriso abbassando lo sguardo ed io avrei voluto avrei tanto voluto essere quella piccola fossetta che si forma sulla tua guancia destra quando dici non so se riesco a finire in tempo e mi sembrava ero convinta ero davvero convinta di avere un appuntamento con i tuoi baci così dolci così belli così correndo ho pregato le ferrovie italiane che per una volta una-sola-volta mi facessero arrivare in tempo almeno per abbracciare le tue parole che riecheggiano nella mia testa da quando mi sei caduto dentro.


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Così il sabato è fatto per passarti la punta delle dita sulle ciglia quando mi sposti i capelli dietro le orecchie e penso che vorrei essere tutti i libri che ti sono passati tra le mani quelli che hai sottolineato e annusato come quella volta in libreria che mi hai sorpresa odorare La schiuma dei...
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~ Voglio Fare Con Te Ciò Che La Primavera Fa Coi Ciliegi

18 aprile 2016 ore 10:34 segnala
Come per esempio aver voglia di coprirci gli occhi con le mani, con le dita, con le terze falangi fredde di questo primo inverno che ci ha uniti e giocare a cercarci, a passi lenti.
Quando sarai al fuochino sarà ormai primavera, io tratterrò il respiro per l’eccitazione perché mi scapperà da ridere. Così ti vestirò di baci, all’improvviso, prima che tu mi prenda, prima che tu mi perda, prima che giunga l’estate a farci sudare e a comandare l’autunno.
Come quando ogni tanto mi guardi, ed io ti metto veloce le mani sugli occhi – “quanti occhi ho?” – perché stai andando troppo a fondo – troppo a fondo troppo a fondo troppo – e mi imbarazzo, ed ho paura.
Paura, folle, che tu possa trovare tutte le cose belle che non ti ho detto mai, le cose, le rose, le prose, amoremio, che restano sul fondo dei nostri sguardi innamorati, come i segreti nei pozzi, i tesori nei mari, i dollari d’argento nel Sand Creek.




L’amore è un fiore delizioso, ma bisogna avere il coraggio
di andare a coglierlo sui bordi di un precipizio spaventoso.
(Stendhal
)

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Come per esempio aver voglia di coprirci gli occhi con le mani, con le dita, con le terze falangi fredde di questo primo inverno che ci ha uniti e giocare a cercarci, a passi lenti. Quando sarai al fuochino sarà ormai primavera, io tratterrò il respiro per l’eccitazione perché mi scapperà da ridere...
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~ Hold The Silence

14 aprile 2016 ore 15:59 segnala
Ci sono stati silenzi che abbiamo cercato disperatamente di trattenere tra le mani, tra i denti, tra le pieghe dei vestiti, tra le palpebre degli occhi lucidi e poi chiusi per fermare quell’attimo di estemporanea assurda felicità.
Non sono gli stessi silenzi a cui ci siamo aggrappati ancora storditi e fragili, barcollando a tentoni su fili di parole troppo sottili per improvvisare un equilibrio più passeggero che precario nelle mani di chi, quei fili, sapeva muoverli bene.
Sono altri.
Sono i silenzi che abbiamo rischiato di perdere, che abbiamo abbracciato e stretto forte al petto come se fossero state le parole più belle da tacere.
Come se fossero state le parole più difficili da dire.





E quello che vorrei dirti di più bello,
non te l'ho ancora detto. — Nazim Hikmet
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Ci sono stati silenzi che abbiamo cercato disperatamente di trattenere tra le mani, tra i denti, tra le pieghe dei vestiti, tra le palpebre degli occhi lucidi e poi chiusi per fermare quell’attimo di estemporanea assurda felicità. Non sono gli stessi silenzi a cui ci siamo aggrappati ancora...
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