il tesoro dei poveri

26 ottobre 2017 ore 12:30 segnala
Il tesoro dei poveri - G. D'Annunzio
C'era una volta, non so piú in quale terra, una coppia di poverelli. Ed erano, questi due poverelli, cosí miseri, che non possedevano nulla, ma proprio nulla di nulla. Non avevano pane da mettere nella madia, né madia da mettervi pane. Non avevano casa per mettervi una madia, né campo per fabbricarvi una casa. Se avessero posseduto un campo, anche grande quanto un fazzoletto, avrebbero potuto guadagnare tanto da fabbricarvi la casa. Se avessero avuto casa, avrebbero potuto mettervi la madia. E se avessero avuto la madia, è certo che in un modo o in un altro, in un angolo o in una fenditura, avrebbero potuto trovare un pezzo di pane o almeno una briciola. Ma, non avendo né campo, né casa, né madia, né pane, erano in verità assai tapini. Ma non tanto del pane lamentavano la mancanza, quanto della casa. Del pane ne avevano abbastanza per elemosina; e qualche volta avevano anche un po’ di companàtico. Ma i poveretti avrebbero preferito di rimanere sempre a digiuno, e possedere una casa dove accendere qualche ramo secco e ragionar placidamente dinanzi alla brace. Quel che v’ha di meglio al mondo, in verità, a preferenza anche del mangiare, è posseder quattro mura per ricoverarsi. Senza le sue quattro mura, l’uomo è come una bestia errante. E i due poverelli si sentivano piú miseri che mai, in una sera triste della vigilia di Natale; triste soltanto per loro, poiché tutti gli altri in quella sera hanno il fuoco nel camino e le scarpe quasi affondate nella cenere. Come si lamentavano e tremavano, sulla via maestra, nella notte buia, s’imbatterono in un gatto che faceva un miagolío roco e dolce. Era, in verità, un gatto misero assai, misero quanto loro, poiché non aveva che la pelle su le ossa e pochissimi peli su la pelle. S’egli avesse avuto molti peli sulla sua pelle, certo la pelle sarebbe stata in condizioni migliori. Se la sua pelle fosse stata in condizioni migliori, certo non avrebbe aderito cosí strettamente alle ossa. E s’egli non avesse avuto la pelle aderente alle ossa, certo sarebbe stato forte abbastanza per pigliar topi e per non rimaner cosí magro. Ma, non avendo peli, ed avendo invece la pelle sulle ossa, egli era in verità un gatto assai meschinello. I poverelli son buoni e s’aiutano fra loro. I due nostri dunque raccolsero il gatto, e neppure pensarono a mangiarselo; ché anzi gli diedero un po’ di lardo che avevano avuto per elemosina. Il gatto, com’ebbe mangiato, si mise a camminare dinanzi a loro e li condusse a una vecchia capanna abbandonata. C’eran là due sgabelli e un focolare, che un raggio di luna illuminò un istante, e poi sparve. Ed anche il gatto sparve col raggio di luna, cosicché i due poverelli si trovaron seduti nelle tenebre, innanzi al nero focolare che l’assenza del fuoco rendeva ancor piú nero. «Ah! – dissero – se avessimo appena un tizzone! Fa tanto freddo! E sarebbe tanto dolce scaldarsi un poco e raccontare favole!» Ma, ohimè! non c’era fuoco nel focolare, perché essi erano miseri; in verità, miseri assai. D’un tratto due carboni si accesero in fondo al camino: due bei carboni gialli come l’oro. E il vecchio si fregò le mani in segno di gioia, dicendo alla sua donna: «Senti che buon caldo?» «Sento, sento!» rispose la vecchia. E distese le palme aperte innanzi al fuoco. “Soffiaci sopra – ella soggiunse. – La brace farà la fiamma”. “No – disse l’uomo – si consumerebbe troppo presto”. E si misero a ragionare del tempo passato, senza tristezza, perché si sentivan tutti ringagliarditi dalla vista dei due tizzoni accesi. I poverelli si contentan di poco e son piú felici. I nostri due si rallegrarono, fin nell’intimo cuore, del bel dono di Gesú bambino, e resero fervide grazie al bambino Gesú. Tutta la notte continuarono a favoleggiare scaldandosi, sicuri ormai d’esser protetti dal bambino Gesú, poiché i due carboni brillavano sempre come due monete nuove, e non si consumavano mai. E quando venne l’alba, i due poverelli, che avevano avuto caldo ed agio tutta la notte, videro in fondo al camino il povero gatto che li guardava coi suoi grandi occhi d’oro. Ed essi non ad altro fuoco s’erano scaldati, che al bagliore di quegli occhi.

lettera a tutti gli uomini

17 ottobre 2017 ore 19:30 segnala
Gabriel Garcia Marquez poche settimane fa: Lettera rivolta a tutti gli uomini... Se Per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di stoffa e mi facesse dono di un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma penserei a tutto ciò che dico. Valuterei le cose non per il loro valore ma per cio che significano. Dormirei poco, Sognerei di più, essendo cosciente che per ogni minuto che teniamo gli occhi chiusi, perdiamo sessanta secondi di Luce. Andrei avanti quando gli altri si fermano, mi sveglierei quando gli altri dormono. Ascolterei quando gli altri parlano, e con quanto piacere gusterei un buon gelato al cioccolato. Se Dio mi desse un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice e prima di tutto butterei me stesso in fronte al sole, mettendo a nudo non solo il mio corpo, ma anche la mia anima. Dio mio se avessi un cuore, Scriverei il mio odio su ghiaccio e aspetterei l'arrivo del sole. Sulle stelle dipingerei una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh e una canzone di Serrat, sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Annaffierei le rose con le mie lacrime per sentire il dolore delle loro spine e il rosso bacio dei loro petali. Dio mio se avessi un pezzo di vita, non lascerei passare un solo giorno senza dire alle persone che Le amo. Direi ad ogni uomo ed a ogni donna che son i miei prediletti e vivrei innamorato dell'amore. Mostrei agli uomini quando sbagliano di smettere di innamorarsi man mano che invecchiano non sapendo che invecchiano quando smettono di innamorarsi A un bambino darei le ali ma lascerei che imparasse a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza. Ho imparato così tanto da voi uomi..... Ho imaparato che ognuno vuole vivere sulla cima della montagna senza sapere che la vera felicità sta nel come tale montagna è stata scalata! Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno lo ha catturato per sempre. Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall'alto in basso * un altro uomo solo per impararlo a rimettersi impiedi Da voi ho imparato cosi tante cose, ma in verità non saranno granchè utili, perchè, quando mi metteranno in questa valigia starò per morire, Dì sempre cio che Senti e fa sempre cio che pensi. Se sapessi che oggi è l'ultima volta che Ti guardo mentre ti addormenti ti abbraccerei fortemente e pregherei il Signore per poter essere il Giardino della Tua Anima. Se sapessi che oggi è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo, per dartene altri. Se sapessi che oggi è l'ultima volta che sento la Tua voce registrei ogni tua parola per poterla ascoltare per una e piu volte ancora. Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi "Ti AMO" e non darei scioccamente per scontato che gia lo sai. Sempre c'è un domani e la vita ci da un altra possibilità per fare bene, MA SE mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane. Mi piacerebbe dirti quanto Ti amo, che mai Ti dimenticherò. E domani non è assicurato per nessun giovane o vecchio. Oggi puo essere l'ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perchè se il domani non arrivasse, compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un Sorriso, un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio. Tieni chi ami vicino a Te digli quanto bisogno hai di Loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli "mi spiace", "perdonami", "perfavore" "grazie" e tutte le parole d'amore che conosci. Nessuno ti ricordera per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti.

le ingiustizie der monno

16 ottobre 2017 ore 11:28 segnala
L'ingiustizzie der monno

Quanno che senti di' "cleptomania"
è segno ch'è un signore ch'ha rubbato:
er ladro ricco è sempre un ammalato
e er furto che commette è una pazzia.

Ma se domani è un povero affamato
che rubba una pagnotta e scappa via
pe' lui nun c'è nessuna malatia
che j'impedisca d'esse condannato!

Così va er monno! L'antra settimana
che Yeta se n'agnede cór sartore1
tutta la gente disse: - È una puttana. -

Ma la duchessa, che scappò in America
cór cammeriere de l'ambasciatore,
- Povera donna! - dissero - È un'isterica!
Trilussa
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L'ingiustizzie der monno Quanno che senti di' "cleptomania" è segno ch'è un signore ch'ha rubbato: er ladro ricco è sempre un ammalato e er furto che commette è una pazzia. Ma se domani è un povero affamato che rubba una pagnotta e scappa via pe' lui nun c'è nessuna malatia che j'impedisca...
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L'aquilone

11 ottobre 2017 ore 17:51 segnala
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico 1: io vivo altrove 2, e sento
che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.
Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch’erbose hanno le soglie:
un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita: un’aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...
sì, gli aquiloni! È questa una mattina 3
che non c’è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d’albaspina.
Le siepi erano brulle, irte; ma c’era
d’autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera
bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.
Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino
ventoso: ognuno manda da una balza
la sua cometa 4 per il ciel turchino.
Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza
risale, prende il vento 5; ecco pian piano
tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.
S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
come un fiore che fugga su lo stelo
esile, e vada a rifiorir lontano.
S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo
petto del bimbo e l’avida pupilla
e il viso e il cuore 6, porta tutto in cielo.
Più su, più su: già come un punto brilla,
lassù lassù... Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto... - Chi strilla? 7
Sono le voci della camerata
mia: le conosco tutte all’improvviso,
una dolce, una acuta, una velata...
A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! e te, sì, che abbandoni
su l’omero il pallor 8 muto del viso.
Si: dissi sopra te l’orazioni 9,
e piansi: eppur, felice te 10 che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!
Tu eri tutto bianco, io mi rammento:
solo avevi del rosso nei ginocchi,
per quel nostro pregar sul pavimento.
Oh! te felice che chiudesti gli occhi
persuaso, stringendoti sul cuore
il più caro dei tuoi cari balocchi!
Oh! dolcemente, so ben io, si muore
la sua stringendo fanciullezza al petto 11,
come i candidi suoi pètali un fiore
ancora in boccia! O morto giovinetto,
anch’io presto verrò sotto le zolle,
là dove dormi placido e soletto...
Meglio venirci ansante, roseo, molle
di sudor, come dopo una gioconda
corsa di gara per salire un colle!
Meglio venirci con la testa bionda,
che poi che fredda giacque sul guanciale,
ti pettinò co’ bei capelli a onda
tua madre... adagio, per non farti male.
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C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico 1: io vivo altrove 2, e sento che sono intorno nate le viole. Son nate nella selva del convento dei cappuccini, tra le morte foglie che al ceppo delle quercie agita il vento. Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle, e visita le...
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la bontà

27 settembre 2017 ore 13:34 segnala
E più facile riconoscere la bontà che definirla. Quando volte succede di incontrare una persona per la prima volta e riconoscerla subito come “buona”, quasi ci fosse in essa una luminosità invisibile che solo la nostra anima riesce a percepire.

everibody hunst

19 settembre 2017 ore 19:21 segnala
Tutti soffrono
Quando il giorno è lungo e la notte, la notte è solo tua,
Quando sei sicuro di averne avuto abbastanza di questa vita, beh resisti
Non lasciarti andare, perché tutti piangono e tutti soffrono a volte

A volte tutto è sbagliato. Ora è tempo di cantare insieme
Quando il tuo giorno è soltanto notte (resisti, resisti)
Se ti senti come se stessi andando via (resisti)
quando pensi di averne avuto abbastanza di questa vita, beh resisti

Perché tutti soffrono. Trova consolazione nei tuoi amici
Tutti soffrono. Non rovesciare la tua mano. Oh no. Non rovesciare la tua mano
Se senti di essere solo, no, no, no, tu non sei solo

Se sei solo in questa vita, i giorni e le notti sono lunghe.
Quando pensi di averne avuto abbastanza di questa vita per resistere

Beh, tutti soffrono a volte.
Tutti piangono. E tutti soffrono a volte
E tutti soffrono a volte. Allora resisti, resisti
Resisti, resisti, resisti, resisti, resisti, resisti
Tutti soffrono, tu non sei solo

amore a prima vista

18 settembre 2017 ore 18:04 segnala
Amore a prima vista - Wislawa Szymborska
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla tra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
si scansava con un salto

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volo via
da una spalla a un'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
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Amore a prima vista - Wislawa Szymborska Sono entrambi convinti che un sentimento improvviso li unì. E' bella una tale certezza ma l'incertezza è più bella Non conoscendosi, credono che non sia mai successo nulla tra loro. Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi dove da tempo potevano...
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o capitano, mio capitano

03 settembre 2017 ore 17:57 segnala
O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l'ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l'invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;

ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.

O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
risorgi - per te è issata la bandiera - per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri - per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;

ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
È solo un sogno che sul ponte
sei caduto, gelido, morto.

Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
la nave è all'ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;

esultate coste, suonate campane!
Mentre io con funebre passo
percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
caduto, gelido, morto.
Walt Withman

amare il mondo

14 agosto 2017 ore 16:52 segnala
Amare il mondo
Ci impegniamo, noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né che sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo:
senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,
senza giudicare chi non si impegna,
senza accusare chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza cercare perché non si impegna.
Se qualche cosa sentiamo di "potere"
e lo vogliamo fermamente
è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi ci facciamo nuovi,
ma imbarbarisce
se scateniamo la belva che c'è in ognuno di noi.
Ci impegniamo:
per trovare un senso alla vita,
a questa vita
una ragione
che non sia una delle tante ragioni
che bene conosciamo
e che non ci prendono il cuore.
Ci impegniamo non per riordinare il mondo,
non per rifarlo, ma per amarlo (Brecht)

scena del balcone, Romeo

11 agosto 2017 ore 19:17 segnala
Oh, ma quale luce irrompe da quella finestra lassù? Essa è l'oriente, e Giulietta è il sole. Sorgi, bel sole, e uccidi l'invidiosa luna già malata e livida di rabbia, perché tu, sua ancella, sei tanto più luminosa di lei: Non servirla, se essa ti invidia; la sua veste virginale e d'un colore verde scialbo che piace solo agli stupidi. Gettala via! Ma è la mia dama, oh, è il mio amore! Se solo sapesse di esserlo! Parla eppure non dice nulla. Come accade? È il suo sguardo a parlare per lei, e a lui io risponderò. No, sono troppo audace, non è a me che parla. Due elle più belle stelle del cielo devono essere state attirate altrove e hanno pregato gli occhi di lei di scintillare nelle loro orbite durante la loro assenza. E se davvero gli occhi di lei, gli occhi del suo volto, fossero stelle? Tanto splendore farebbe scomparire le altre stelle come la luce del giorno fa scomparire la luce di una lampada: in cielo i suoi occhi brillerebbero tanto che gli uccelli si metterebbero a cantare credendo che non fosse più notte.