solo

17 luglio 2019 ore 12:32 segnala
Anime fragili...forse lo siamo tutti, chi più e chi meno. Tutti portiamo fardelli pesanti che spesso ci schiacciano la schiena e tolgono il respiro. Alcuni, la maggior parte, riescono a liberarsene per poi ricominciare a correre, più leggeri da pesi e più pesanti di speranze. Altri non ci riescono e aspettano solo che la candela si sciolga per sempre. Oggi mi dicono che sei volato come quegli uccelli che avevi tatuati e allora ti rimando quelle righe che avevo scritto in quei 3 gg infernali, dove boffonchiavamo parole di vergogna reciproca, nel tentativo di capirci. Ciao vecchio sconosciuto. Ci rivedremo un giorno senza bisogno di sentirsi fare delle domande come queste...
"Tu lo sai cosa significhi sentirsi solo? Sentirsi solo non vuol dire essere solo, anzi. Ci si sente soli proprio quando si è in mezzo alla gente…a tanta gente che continua ad esternarti la sua vicinanza ma che non puoi né sentire né vedere. Sentirsi solo è uno stato dell’essere, è avere vicino qualcuno e sentirlo nessuno. E’ vagare con la testa e le gambe senza una meta precisa, è correre per seminare la propria ombra sulla strada, è svegliarsi senza sapere cosa fare di una inutile giornata se non aspettare la successiva notte per ricominciare un film già visto. Tu lo sai veramente cosa significhi sentirsi solo? Prova a non dare alcun senso a tutto ciò che fai, prova a lottare ogni singolo secondo per trovare forze che non esistono, prova a fingere un sorriso anche quando dentro non hai più nulla che funziona, prova a sperare di trovare una voce in quei silenzi assordanti che fanno da colonna sonora alle tue giornate. Tu sai veramente cosa significhi sentirsi solo? Siediti in un posto che senti essere tuo, rifugiati in quel metro quadrato di protezione e cerca quell’abbraccio che non hai, respira l’aria di una mattina di sole e poi scappa di corsa rasentando i muri per l’imbarazzo di sentirsi cedere le gambe, alza una tazzina da caffè vergognandoti perché non la sai tenere con quelle mani che tremano più di un terremoto. Ecco, adesso sai cosa voglia dire sentirsi soli in mezzo ad una vita che è piena di persone ma dove solo una assenza pesa più di mille presenze. Non sparare quindi sentenze su chi scrive, non biasimare chi magari oggi si sente solo. Forse un giorno tutto tornerà normale o forse quel giorno non arriverà mai, ma fa lo stesso, tu non giudicare e nemmeno compatire. Non puoi farci nulla se in mezzo a tutta questa gente io mi sento solo..."

la mi anima ha fretta

03 luglio 2019 ore 12:11 segnala
Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.

Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.

Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.

Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.






Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.

Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.

Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.
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Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora. Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a...
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fare per gli altri

11 maggio 2019 ore 10:52 segnala
Fare per gli altri per sentirsi come vorresti far sentire gli altri

Da sempre il mantra della mia pigra esistenza: dare per essere. A volte tacciato di una esibizionistica necessità di apparire, altre apprezzato per l’ingenuità di un gesto sincero quanto necessario. Il dare non lo si ostenta, lo si fa ed in silenzio ci si mette dall’altra parte della strada ad osservare la reazione di chi lo riceve. Diventa, per alcuni, una necessità per pulirsi dalla sporcizia di una brutta azione fatta, per altri invece un vero ed unico modo per sopravvivere. Certo, a volte, mi è capitato di rinfacciare il donato davanti alla scarsa attenzione ricevuta ma,se l’ho fatto,era solo per capire se l’inadeguato fosse chi aveva ricevuto o chi, con coscienza, aveva cercato di spendersi per dare una mano. Ridendo, mentre ricordavo una situazione passata, la mia “necessaria patologia dell’aiuto incondizionato” è stata definita “sindrome del buon samaritano”. Oddio nulla di male, sia chiaro, ma fa sorridere pensando all’associazione tra una parabola ed il mio edonistico essere peccatore. Insomma, il bello dell’esserci, del darsi, dell’aiutare è stato categorizzato nella mia intima necessità di sentirmi realizzato solo nel sapere di aver fatto qualcosa per qualcuno...I recenti passaggi a vuoto della mia vita avrebbero dovuto allontanarmi da questa pericolosa scommessa fatta sugli altri, fatta per gli altri...e invece trovo proprio ancora in quel piacere nell’osservare dall’altra parte di un marciapiede una persona essere felice anche grazie a me, il senso vero e reale della mia esistenza. Continuerò a prenderla in quel posto aprendo porte a chi me le sbatterà in faccia, a regalare sedie a chi continuerà a togliermele da sotto il sedere, a farmi in quattro per chi mi farà a pezzi, ad esserci per chi sparirà..ma almeno sarò sempre me stesso, difficile, contorto, cialtrone, musone, sorridente o distrutto ma comunque un uomo che oggi, alla soglia della maturata maturità, sa bene che tutto si fa per gli altri quando negli altri vedi la tua stessa felicità. Ci avete provato a sfrattarmi dalle mie stanze ma non ci siete riusciti. Vinco sempre io che non Saró mai “gli altri”.
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Fare per gli altri per sentirsi come vorresti far sentire gli altri Da sempre il mantra della mia pigra esistenza: dare per essere. A volte tacciato di una esibizionistica necessità di apparire, altre apprezzato per l’ingenuità di un gesto sincero quanto necessario. Il dare non lo si ostenta, lo...
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l'ora della Passione

15 aprile 2019 ore 11:49 segnala
Per terra
i discepoli, vinti dal sonno,
giacevano nell’erba lungo la strada.
Li destò:
L’ora del Figlio dell’Uomo è venuta.
Egli si darà in mano ai peccatori.
E aveva appena parlato, che, chissà da dove,
ecco una folla di servi, una turba di schiavi,
luci, spade e, davanti a tutti,
Giuda col bacio del tradimento sulle labbra.
Pietro tiene testa con la spada agli sgherri,
ma sente: Non col ferro si risolve la contesa,
rimetti a posto la tua spada, uomo.
Pensi davvero che il Padre mio di legioni alate
Qui, a miriadi, non m’avrebbe armato?
E allora, incapaci di torcermi un capello,
i nemici si sarebbero dispersi senza lasciar traccia.
Ma il libro della vita è giunto alla pagina
Più preziosa.
Ora deve compiersi ciò che fu scritto.
Lascia dunque che si compia.
Boris Pastermak

lei era matta

17 ottobre 2018 ore 18:41 segnala
L’hai amata, vero?”
Lui sospirò.
“Come posso risponderti?
Lei era matta” sorrise, perso in qualche ricordo.
Si passò una mano fra i capelli: “Dio, se era tutta matta.
Ogni giorno mi svegliavo accanto a una donna diversa,
una volta intraprendente, l’altra impacciata.
Una volta esuberante, l’altra timida.
Era mille donne, lei.
Ma il profumo era sempre lo stesso, inconfondibile.
Era quella la mia unica certezza.
Era il profumo dei viaggi che doveva ancora fare, mi diceva.
Le chiedevo cosa volesse dire ma non me lo spiegava mai.
Mi sorrideva e sapeva di fregarmi, con quel sorriso.
Perché ti giuro che quando sorrideva io non capivo più nulla, amico.
Non capivo più nulla. Non sapevo più parlare né pensare. Niente, zero.
C’era all’improvviso solo lei.
Era matta” rise “tutta matta.
A volte si perdeva a guardare un mappamondo o un quadro,
ci volevano ore perché tornasse in sé.
E quella sua mania di mettersi sempre i pantaloni…
Non l’ho mai vista con una gonna, sai?
A volte di notte piangeva.
Dicono che in quel caso le donne vogliono solo un abbraccio. Lei no.
Lei si innervosiva a starmi vicino in quei momenti.
Si vestiva e stava in giardino tutta la notte,
e guai a raggiungerla. Mi ordinava di lasciarla sola.
La sentivo piangere, ancora oggi sono convinto che parlasse con qualcuno,
in quelle notti terribili.
C’era qualcosa in lei, amico mio.
Non so che cosa, ma non era una ragazza normale.
C’era qualcosa in lei, o c’erano altre ragazze in lei,
ancora oggi non te lo so dire.
Non so dove si trova adesso ma scommetto
che è ancora alla ricerca di sogni.
Era matta tutta matta
Ma l’ ho amata da impazzire.

Charles Bukowski
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L’hai amata, vero?” Lui sospirò. “Come posso risponderti? Lei era matta” sorrise, perso in qualche ricordo. Si passò una mano fra i capelli: “Dio, se era tutta matta. Ogni giorno mi svegliavo accanto a una donna diversa, una volta intraprendente, l’altra impacciata. Una volta esuberante,...
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io non sono un poeta

10 ottobre 2018 ore 16:51 segnala
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?

II
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.

III
Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle catedrali
mi fanno tremare d’amore e d’angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

IV
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l’aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

V
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

VI
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.

VII
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

VIII
Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per essere detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

Sergio Corazzini

la carità

19 settembre 2018 ore 09:24 segnala
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine.
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Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi...
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il vestito nuovo

19 settembre 2018 ore 09:12 segnala
Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è buono!”

il comunismo 2

18 luglio 2018 ore 11:31 segnala
Il capitalismo è una ingiusta ripartizione della ricchezza. Il comunismo invece è un’equa ripartizione della miseria.
(Winston Churchill)
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Il capitalismo è una ingiusta ripartizione della ricchezza. Il comunismo invece è un’equa ripartizione della miseria. (Winston Churchill)
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18/07/2018 11:31:45
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il comuismo

18 luglio 2018 ore 11:24 segnala
“Il comunismo abolisce le verità eterne, abolisce la religione, la morale, invece di trasformarle.”
KARL MARX