il gabbiano

13 gennaio 2017 ore 19:25 segnala
NINA
Buon giorno, Boris Alekseeviè!
TRIGORIN
Buon giorno. Le circostanze hanno improvvisamente preso una piega tale per cui, a quanto pare, oggi partiremo. È
improbabile che noi due ci incontreremo ancora. Peccato. Non mi capita spesso di incontrare giovani fanciulle, giovani
e interessante. Ormai ho dimenticato, e non riesco neppure a raffigurarmi come ci si sente a diciotto, diciannove anni,
per questo nei miei romanzi e racconti le ragazze di solito sono false. Mi piacerebbe, anche solo per un'ora, mettermi nei
vostri panni, per scoprire che cosa pensate e in genere che tipo siete.
NINA
E io vorrei essere al vostro posto.
TRIGORIN
Perché?
NINA
Per scoprire cosa sente un famoso scrittore di talento. Come si prova la celebrità? Cosa provate voi ad essere famoso?
TRIGORIN
Cosa? Probabilmente niente. Non ci ho mai pensato. (Dopo aver riflettuto).I casi sono due: o voi esagerate la mia
celebrità, o questa non si avverte per nulla.
NINA
E se i giornali che leggete parlano di voi?
TRIGORIN
Quando ne parlano bene, fa piacere, quando male, allora per due giorni non ti senti a posto.
NINA
Che mondo meraviglioso! Quanto vi invidio, se sapeste! È diverso il destino degli uomini. Alcuni trascinano a
malapena la propria noiosa, insignificante esistenza, tutti uguali gli uni agli altri, tutti infelici; ad altri invece, come a
voi, per esempio, e siete uno su un milione, è toccata in sorte una vita interessante, luminosa, piena di significato... Voi
siete felice...
TRIGORIN
Io? (Stringendosi nelle spalle).Hmm... Voi parlate tanto di celebrità, di felicità, di una vita luminosa, ma tutte queste
parole per me, mi scuserete, sono proprio, come la marmellata, che non mangio mai, Voi siete tanto giovane e buona.
NINA
La vostra vita è meravigliosa!
TRIGORIN
Ma che cos'ha di tanto meraviglioso? (Guarda l'orologio).Adesso devo andare a scrivere. Scusatemi, non ho tempo...
(Ride).Avete toccato, come si suol dire, il mio punto debole, ed io comincio a turbarmi e a seccarmi un poco.
Comunque, parliamone pure. Parliamo della mia splendida, luminosa vita... Beh, da dove cominciamo? (Dopo aver
riflettuto un poco).Ci sono delle idee ossessionanti, quando un uomo, per esempio, pensa giorno e notte alla luna;
anch'io ho una mia luna di quel tipo. Giorno e notte mi tormenta un solo pensiero importuno: devo scrivere, devo
scrivere, devo... Non faccio a tempo a finire una novella che già, chissà perché, ne devo scrivere un'altra, poi una terza,
e dopo la terza una quarta... Scrivo ininterrottamente, come quando si cambiano i cavalli alle stazioni di posta, non so
fare altrimenti Cosa c'è in tutto questo di meraviglioso e luminoso, io vi domando? Oh, che vita selvaggia! Ecco sono
qui con voi, mi agito, e intanto penso ad ogni istante che mi aspetta una novella incompiuta. Vedo una nuvola simile ad
un pianoforte. Penso: bisogna che in qualche racconto rammenti che fluttuava una nuvola simile ad un pianoforte. C'è
odore di eliotropio. Subito mi imprimo nella mente: odore dolciastro, colore vedovile, rammentarsene nella descrizione
d'una sera estiva. Colgo ogni singola frase che voi ed io pronunciamo, ogni singola parola e mi affretto a racchiudere
queste frasi e parole nel mio scrigno letterario: potrebbero tornare utili! Quando finisco un lavoro, corro a teatro o a
pescare; mi potrei riposare, potrei dimenticare, ma no, in testa già rotola una pesante palla di ghisa, un nuovo soggetto
che mi trascina al tavolino, e di nuovo bisogna precipitarsi a scrivere, scrivere. E così sempre, sempre, e non ho pace da
me stesso, e sento che sto divorando la mia stessa vita, e per il miele che do a qualcuno nello spazio, rubo il polline ai
migliori fiori, li strappo e ne calpesto le radici. Forse che non sono pazzo? Forse che parenti e amici mi trattano come
una persona sana? "Che cosa state scrivendo? Che cosa ci regalerete?". Sempre le stesse cose, sempre le stesse, e a me
pare che le attenzioni dei conoscenti, le lodi, l'ammirazione siano tutto un inganno, che mi ingannino come si inganna
un ammalato, e talvolta io temo che mi si facciano quattamente alle spalle per agguantarmi e portarmi via, come con
Poprigšèin, al manicomio. In quegli anni, negli anni migliori, negli anni giovanili, quando ho cominciato, lo scrivere per
me altro non era che pura tortura. Uno scrittore giovane, in particolare quando la fortuna non gli arride, si ritiene goffo,
imbarazzato, inutile, ha i nervi tesi, irritati; non sa trattenersi dal gironzolare fra la gente che ha a che fare con la
letteratura e con l'arte, non accettato, ignorato da tutti, timoroso di guardar dritto negli occhi, come un giocatore
accanito che non abbia denaro. Non vedevo il mio lettore, ma me lo immaginavo, chissà perché, scostante, diffidente.
Avevo paura del pubblico, lo temevo, e quando si rappresentava una mia nuova commedia, ogni volta mi sembrava che
i bruni fossero profondamente ostili, e i biondi freddamente indifferenti. Oh, che cosa terribile! Che tormento!
NINA
Scusate, ma l'ispirazione e lo stesso processo creativo non vi danno momenti sublimi, felici?
TRIGORIN
Sì, quando scrivo, sto bene. E correggere le bozze è un piacere, ma... non appena un lavoro è stampato, non lo sopporto
più, e capisco che non è riuscito, che è stato uno sbaglio, che non avrei, dovuto scriverlo affatto, e me ne dispiaccio, e
che meschinità nell'anima... (Ridendo).E il pubblico legge: "Sì, grazioso, che talento... Grazioso, ma ben lungi da
Tolstoj", oppure: "Splendido lavoro, ma Padri e figli di Turgenev è meglio". E così fino alla lapide tombale tutto sarà
grazioso e ricco di talento, grazioso e ricco di talento, niente più, e quando sarò morto i conoscenti passando davanti alla
mia tomba diranno: "Qui giace Trigorin. Era un bravo scrittore, ma non all'altezza di un Turgenev".
NINA
Scusatemi, ma mi rifiuto di capirvi. Siete semplicemente viziato dal successo.
TRIGORIN
Da quale successo? Non mi sono mai piaciuto. Non mi piaccio come scrittore. E la cosa peggiore è che vivo come in
stato di ebbrezza e spesso non capisco quello che scrivo... Amo quest'acqua, questi alberi, il cielo, sento la natura che
suscita in me la passione, il desiderio invincibile di scrivere. Ma io non sono solo un paesaggista, sono anche un
cittadino, amo la patria, il popolo, sento che se sono scrittore ho l'obbligo di parlare del popolo, delle sue sofferenze, del
suo futuro, di parlare della scienza, dei diritti dell'uomo e di altre cose ancora, e parlo di tutto, mi affretto, mi spronano
da ogni lato, si arrabbiano con me, e io mi barcameno da una parte all'altra, come una volpe braccata dai cani, vedo che
la vita e la scienza continuano ad avanzare, mentre io resto sempre più indietro, come un contadino che ha perso il
treno, e in fondo sento che non so descrivere altro che paesaggi, e che in tutto il resto sono falso, falso fino al midollo.
b53a1782-3f5a-4f25-b073-e084cf04e2dd
NINA Buon giorno, Boris Alekseeviè! TRIGORIN Buon giorno. Le circostanze hanno improvvisamente preso una piega tale per cui, a quanto pare, oggi partiremo. È improbabile che noi due ci incontreremo ancora. Peccato. Non mi capita spesso di incontrare giovani fanciulle, giovani e interessante. Ormai...
Post
13/01/2017 19:25:10
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.