Il falò delle vanità

25 marzo 2019 ore 15:05 segnala

Nella sua vita aveva ben presto imparato che ci si abitua a tutto, ci si deve abituare perchè per molte cose non abbiamo armi per combattere, ci si può abituare perché nasciamo con degli anticorpi speciali per combattere disperazione, rimpianto, rimorsi e voglie non esaudite.
Insomma, era un essere capace di adattarsi alla realtà, un uomo dotato di un grande spirito combattivo - per dirla col Foscolo con uno spirto guerriero che entro gli rugge - ma al contempo anche della capacità di accettazione dell'inanità dei suoi sforzi.
Aveva, insomma, imparato a giudicare i suoi sforzi non dai risultati, ma sul piano del possibile, accontentandosi della consolante certezza di non potere fare di più.
C'era una sola cosa che non riusciva ad accettare, per la quale era nato privo di anticorpi: il transeunte, l'ontologica caducità delle cose ed in particolare di quelle a cui più teniamo.
Aveva intuito di essere nato con un corredo anticorpale imperfetto sin da piccolo, quando nelle sere di primavera sentiva un groppo alla gola ed una strana sensazione di freddo interiore, osservando il giorno che moriva.
Amava il sole e non sopportava di vederlo morire e non importa se il giorno dopo lo avrebbe ritrovato al suo posto, quello era un altro sole, quello del giorno dopo e comunque era destinato alla medesima sorte.
Proprio così, non lo chiamava tramonto, ma il momento in cui il giorno muore.
E subito con il pensiero andava ai suoi genitori e cominciava freneticamente a calcolare il tempo presumibile che ancora avrebbero trascorso con lui.
E si domandava come sarebbe avvenuto il distacco, cosa avrebbe provato il giorno successivo al loro tramonto, come si sarebbe potuto abituare alla fine di quello che c'era stato da sempre e che gli era più caro di ogni altra cosa.
E l'ansia montava per non saper trovare le risposte.
Ciò accadeva sempre alla stessa ora ogni giorno, per un lungo periodo di tempo.
La vita diede ben presto risposte pratiche a quel bambino dai pensieri bizzarri, ma queste risposte non furono antigeni per il suo corredo anticorpale.
Il bambino cresceva, l'adolescente apprendeva il dolore, l'uomo invecchiava, ma gli anticorpi non arrivarono mai.
Ed ancora oggi è un uomo incapace di accettare la caducità di cose, persone, sentimenti.
Ed ancora oggi prova tristezza davanti a questa agonia, perché muore anche ciò che non ebbe l’ardire di vivere davvero.
Così è la vita.
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« immagine » Nella sua vita aveva ben presto imparato che ci si abitua a tutto, ci si deve abituare perchè per molte cose non abbiamo armi per combattere, ci si può abituare perché nasciamo con degli anticorpi speciali per combattere disperazione, rimpianto, rimorsi e voglie non esaudite. Insomma,...
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25/03/2019 15:05:34
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