Fantasmi

12 novembre 2016 ore 22:37 segnala


Sono all’ Arènes de Lutèce, è il 14 Agosto, uno dei miei ultimi anni prima del viaggio. Nell'antica arena romana, ora parco a Parigi, guardo una bambina giocare. Dissolvo e ricompongo, nella memoria dei secoli, quell'eterea figura voluta dal caso, come i poeti dei Gulag scolpivano nel ghiaccio di vite atrofizzate poemi d’amore. Fossili pensieri escono dal salgemma di pietre antiche, tornano alla luce dalle oscure profondità dove vaga Tiresia nell'invocazione di riti sacrificali. Oscillano, appesi ai raggi di sole che filtrano i platani, poi si trasformano in nastri moschicidi, densi di organiche prede. Colonie d’insetti che germogliano sul dna di uomini ingoiati dal tempo. Mi chiedo se la bimba dai grandi occhi, esile forma nel contrasto di luce spiovente, sia l’anello mancante che unisce ogni vita, causa e ragione, tutti gli oltraggi e le pene della storia, il sangue versato sulla sabbia spietata, dove lei ora gioca. Ne porto l'inconscia memoria da sempre, trait d'union per ogni variabile della mia esistenza. Nelle incertezze su cui mi conduco fin dai giorni di scuola, e poi dopo e ancora in quelli repressi dal cappio di notti insonni, interrotte, come un coito malvagio figlio di pulsioni artificiali. Una bambina dalle lunghe trecce, che gioca sull'altalena d’estate è la semplice, dolce, assoluta risposta per ciò che manca o è stato , o verrà. Dal sipario stracciato i fantasmi gli contendono lo spazio, evocano schiavi e gladiatori di Giuliano l’Apostata. E’ una vertigine violenta che mi assale, una dimensione brutale che esplode in un cinerama di valvole e transistor inchiodati a lacere arterie. E’ un carcere per stelle assenti, in cui dilaga cruento il rigurgito di folle assetate e uomini feroci che vuotano la vescica addossati alle colonne di marmo. Esplode l’arena sul viscido sudore di belve e di armati,sulle ferite sanguinose di un anonimo dolore, sui fisiologici umori di vittime e carnefici. Calcano le onde vermiglio della sabbia con sandali e coturni, sorreggono sugli scudi l’urlo di cui si nutre la crudeltà nel rapido volgere del loro morire. Soglia indistinta d’altre dimensioni, buie, sconosciute, lontane, assolutamente presenti, eterne. La spada ricurva del Trace incalza l'ascia Gallica e il Retiario, perduto dal vano tiro che imbriglia, cede sulla polvere alla furia dell’irruento Oplomaco. Germani e Mirmilloni tracciano l’aria con scie di ferro, dove la febbre sale nelle crepe di un cielo di morte. Orrore della mia specie. Vi sono codici, chiavi nascoste che violano le serrature del tempo e aprono il ventre indifeso della nostra umanità. Vibrano gemiti distinti a sovrastare la dissenteria mediatica che inganna il mondo e mostrano all'orizzonte litorali coperti di cadaveri. Sarò stato un legionario, in quel tempo lontano del mio passare, discosto dalla guardia assiepata di Pretoriani acclamanti. Forse ho combattuto nei deserti della Partia, o proclamato Augusto qualche avventuriero presto assassinato. Eppure il solo ricordo è di avere tenuto per mano un bimba sola e abbandonata, indifesa, come sola ragione a tutto quanto io fui. Aveva gli occhi grandi, lunghe trecce , il colorito scuro, poi nero , come il buio in cui sarei scivolato portando il suo sorriso.

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12/11/2016 22:37:04
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Commenti

  1. Chamanit 13 novembre 2016 ore 09:10
    Leggendoti mi sono persa nei meandri di un ateneo a me caro e tra le memorie mi sovviene il mio poeta amatissimo Foscolo: "Perché taccia il rumor di mia catena
    di lagrime, di speme, e di amor vivo, e di silenzio, ché pietà mi affrena
    se di lei parlo, o di lei penso e scrivo."
    Ripenso a quella bambina, al suo candore, alla sua serenità e poi mi sovviene quel buio che prende il sopravvento e vince.
    Purtroppo vince sulla vita........ :rosa
  2. antioco1 13 novembre 2016 ore 10:46
    come sempre non ti commento lo lascio agli altri saf caro Silvano ciao
  3. Elazar 13 novembre 2016 ore 12:28
    Questo post nasce certamente da una passione del classicismo che per me è sostanza, ma soprattutto vedendo le immagini di una bambina abbandonata, tratta in salvo da un gommone. La Storia non è mai maestra di vita, lo si dice a posteriori e vorremmo crederci, ma gli uomini continuano imperterriti nei loro errori, confusi da altre forme che pure nascondono ferocia e violenza. L'eredità cruenta di un mondo gladiatorio e schiavista può essere redenta da due occhi smarriti che ci guardano, gli stessi che tornano in questi nostri anni e chiedono aiuto, amore, pietà.
  4. vagarsenzameta 13 novembre 2016 ore 16:09
    In maniera meno epica e con tinte piu vicine ai sintomi isterici sto avendo a che fare nella mia vita reale con qualcosa che ha le caratteristiche della bimba narrata nel suo enigmatico racconto.Nel mio caso si tratta di un semplice DVD che ho tolto dal suo destino naturale per introdurlo nel mio mondo.
    Lo sto caricando di nuovi significati e nella mia fantasia serve a risolvermi alcune faccende puramente legate alle fantasticherie e a parole che mi ossessionano.
    Impressionante quanto sento vicino alla mia vita alcunio pezzi di questo suo racconto.
    Da questo post mi portero dietro sempre la abitudine di caricare foto trattate per ottenere il piccolo effetto che si nota sulla foto della bambina da lei caricata.Una linea casuale disposta nel punto che a me piu piace.
    Grazie buona serata.
  5. dolcecarrie 13 novembre 2016 ore 21:40
    :rosa :rosa
  6. ombra.dargento 13 novembre 2016 ore 21:51
    se lontano nello spazio e nel tempo, vivendo altri corpi e coscienze, avessi incontrato l'inesorabilità e la ferocia dell' "umanità", ora vaghi ricordi e sensazioni indebolirebbero le mie convinzioni costringendomi a ritrattare col mio prossimo, con dei che non riconosco, col mio sentire. se fossi stata una gladiatrice, il mio carnefice o le mie vittime adesso non potrei affermare che l'inferno non è altrove, tra l'enfasi delle pagine dei libri sacri, tra i minuziosi dettagli delle opere dei geni, tra i sermoni di chi fomenta paura e perdona per grazia ricevuta... che l'inferno non è mai stato così vicino, che l'inferno è qui, fuori e dentro ognuno di noi. negli splendidi occhi scuri di chi hai tenuto per mano, dei suoi fratelli e delle sue sorelle scampati all'orrore... negli occhi soli, abbandonati, terrorizzati, dolcissimi di un cerbiatto ad un istante dal proiettile, di un delfino tra l'onda e la fiocina, di un vitello strappato alla madre, di una cavia che brama la fine, di una visone che gronda sangue e agonia, di una cagna stuprata. nei commossi, preziosi, coraggiosi sguardi di volti incappucciati, gladiatori braccati, neri angeli che non conosceranno mai il paradiso.
  7. CavaliereArcano 13 novembre 2016 ore 22:56
    In questo vaso di Pandora che altro non è che la nostra società, ogni giorno prendono forma vittime e carnefici a prescindere dalla specie e dalla razza. L'unico fattore che influenza la nostra esistenza è lo status sociale; tutto si riduce alla mera compravendita del singolo individuo da parte di personaggi ambigui, "schiavisti intellettuali" che dallo scranno glorificano divinità, santi, re e regine. Coloro che hanno paura di soccombere sotto i colpi della spada del più forte creano leggi su misura per acquisire potere e perpetrano orrori indicibili.
    Un vero gladiatore, oggi, si ribella a tutto questo, apre gli occhi, smette di credere nelle favole, anche solo per un istante e trova la forza per dire no alla crudeltà e alla viltà che lo circonda, consapevole che la speranza risiede proprio nel sorriso di quella bambina abbandonata, l'unica ancora veramente innocente.

    Ciao Silvano
  8. Xaspettando.tex 14 novembre 2016 ore 16:54
    I fantasmi siamo noi perchè restiamo fermi e non facciamo niente oltre a parlare della nostra tristezza. ho scritto fantasmi e invece dovevo dire ipocriti.

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