Inutili elucubrazioni sul vivere

10 ottobre 2016 ore 22:17 segnala


Le agiografie non hanno dubbi su come affrontare la morte, meglio da eroi che pavidi, ma sono astrazioni oziose, si vive per quanto e come concesso, si muore una volta sola e per molto tempo. Punto e basta. Le battute dei film non aiutano a comprendere il dopo, quando i giochi sono fatti, il tempo finito e ciò che resta diventa sintesi ravvicinata nella dissoluzione degli anni. I dettagli diventano una dimensione improvvisa che scivola tra le dita come la sabbia di una clessidra rotta. Momenti particolari, ai quali sopravvivere nella scoperta di un litorale marino dove le tracce scompaiono. In questo giorno d’autunno ho raccolto schegge di colori incrostati, vecchie geografie, luci intermittenti, passi e voci al di fuori di me. Sono entrato nel vuoto del vecchio bar, davanti alla chiesa, animato dalla desolazione di un telegiornale anonimo che enumera le sciagure del pianeta. Forse è da sempre deserto, o qualcuno riemerge più tardi, nelle ultime compagnie notturne. Fuori, su una bacheca espongono le foto di chi se n'è andato, i morti di un paese sono sempre gli stessi, il cinquantenne ammalato di cancro, un paio di super ottuagenari per fine corsa, la vittima di un incidente. Fisso l’attenzione su un pieghevole abbandonato, sortito da chissà quale mondo, due pagine che invitano alla messa, dedicato alla Beata Barbantini, presumo defunta e mai sentita nominare. Su questa inutile distesa dove cresce la sera, torna a malincuore un pensiero di Ivan Karamazov, sì certo, la normalità del vivere, essere bravi, buoni, intelligenti e operosi, magari credere in qualche cosa, ma gli innocenti, i bambini che non hanno vissuto e sono esenti da colpa, cosa c'entrano in questo casino di morte cui tutto riconduce. Quale la ragione del loro soffrire ? L’apoteosi finale, la concordia dei destini cui dovremmo appartenere in un eterno disegno di salvezza, come si spiega con gli uomini per come sono ? Mi accorgo che questo stanco scritto ha un pregio, quello di finire.



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« immagine » Le agiografie non hanno dubbi su come affrontare la morte, meglio da eroi che pavidi, ma sono astrazioni oziose, si vive per quanto e come concesso, si muore una volta sola e per molto tempo. Punto e basta. Le battute dei film non aiutano a comprendere il dopo, quando i giochi sono f...
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10/10/2016 22:17:45
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Commenti

  1. tiptoed 10 ottobre 2016 ore 23:01
    e intanto tanti piccoli che non sanno nemmeno perche' sono venuti al mondo ...conoscono la sofferenza come una costante della loro esistenza
    edicono da qualche parte che i bimbi hanno il diritto di essere felici!
  2. lupasogna 10 ottobre 2016 ore 23:52
    gli scritti come questo non dovrebbero mai finire... imperterriti sovrastare l'avvilente ipocrisia di commenti di circostanza, di false lacrime mostrate con orgoglio, di fiumi di ottimi propositi che non raggiungeranno mai il mare. tutti bravi, buoni, intelligenti, operosi, magari anche credenti, fino a quando non si ritrovano soli o in compagnia dei loro simili menefreghisti, specisti, pasciuti di superfluo e di cibo che aveva negli occhi la voglia di vivere. credimi, meglio cattivi, stupidi, svogliati, stronzi senza dio e senza salvezza, ma vicini, veramente vicini alla sofferenza di tutti, a parole, con i fatti, con l'anima.

    :rosa
  3. antioco1 11 ottobre 2016 ore 10:20
    si e vero il preggio e quello di finire e di leggerti saf ciao Ale
  4. semplicemente.1965 11 ottobre 2016 ore 14:10
    Quanta amarezza in questo scritto. Un'amarezza intelligente, che si interroga come tutti, o quasi, sul dolore, sprattutto su quello dei bambini. Bimbi affamati, bimbi stuprati, bimbi annegati, bimbi costretti a combattere e tagliar gole. Non credo in un disegno salvifico nè nella bontà o malvagità innate dell'uomo.
    Ognuno è demone e angelo, altre risposte non ho.
  5. Antelao 11 ottobre 2016 ore 16:19
    La vita senza morte non sarebbe tale. Sono l'antitesi della stessa cosa. Che fascino infinito, che mistero!
  6. CavaliereArcano 11 ottobre 2016 ore 21:42
    Nessuna ragione, solo un'ingiustizia imperdonabile. L'unica colpevole della fine di anime innocenti è la nostra società, cinica e spietata verso i più deboli di ogni specie e razza. Vittime di una condizione ostile, colpevoli di essere nati, non delle loro azioni. La loro sofferenza non prevede salvezza, bensì la morte, in mare, sotto un bombardamento, in un macello. Celebrazione del fallimento della società umana.

    Un caro saluto Silvano
  7. Cicala.SRsiciliana 12 ottobre 2016 ore 10:55
    Di fronte alla sofferenza e alla morte prematura di tanti bambini, nessuno di noi è in grado di dare risposte. Neanche la Chiesa che parla di disegni Divini e di risposte che avremo un dì quando trapasseremo. Così i miei perché rimangono sempre irrisolti e cerco di non pensarci, perché se ci penso, mi sembra di impazzire. Ma quando vedo, quei piccoli batuffoli, a cui non è dato di vivere molto, ma che sopportano con maggior dignità rispetto all’adulto lo strazio della loro malattia, la mia coscienza mi si rivolta. Me la prendo per un nonnulla, critico e giudico con facilità, la rabbia in molti casi prende il sopravvento, così come l’orgoglio. E quando sono al cospetto di queste creature, mi sento stolta, immatura, sciocca. In quei momenti non penso più alle mie pene, ai miei affanni, ai miei dolori. Quegli angeli in terra mi fanno da SPECCHIO, ed io mi vedo come sono, una donna acerba, brulla, che deve cambiare stile di vita….se non altro per rispetto a quello strazio che mi riduce il cuore a brandelli. :rosa
  8. dolcecarrie 13 ottobre 2016 ore 01:01
    Caro amico ti rispondo con le parole del Papa.
    Papa Francesco: “La fame nel mondo non è naturale né ovvia, viene usata come arma di guerra.
    La fame non è un dato naturale, né frutto di un destino cieco di fronte al quale non possiamo fare nulla.
    Il cibo che si spreca è come se lo si rubasse dalla mensa del povero, di colui che ha fame. Il Pontefice ha suggerito :urge deburocratizzare tutto quanto impedisce che i piani di aiuti umanitari realizzino i loro obiettivi. In questo voi avete un ruolo fondamentale, perché abbiamo bisogno di veri eroi capaci di aprire strade, gettare ponti, snellire procedure che pongano l’accento sul volto di chi soffre. A tale meta devono essere ugualmente orientate le iniziative della comunità internazionale“.
  9. MorganaMagoo 13 ottobre 2016 ore 16:47
    mi sono chiesta ancora in età adolescenziale il senso della sofferenza dei bambini, dei malati, dei disabili, e di tutti gli altri disperati, sfortunati, ma immagino non troverò mai risposta da alcuno.
    mi fa morire la Beata Barbantini.... :D

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