lettera nuda

09 novembre 2016 ore 23:02 segnala


" Prova a spogliarla, posando le dita sulla carta, ma fa in modo che non siano fredde come gli artigli. Fa che si senta l’umido di vita al polpastrello, l’ansia e qualche accenno di tremore, nocche da nocchiere, buon conduttore per elettrostatiche dinamiche. Aggira il fremito sul bianco e la paura che lo scritto renda indietro troppo nero, il timore reverente dell’inchiostro altrui e l’odore acre della stampa che si congela sopra l’aria come una teca di cristallo che conserva la Gioconda. Prendine gli spigoli purulenti di virgole consunte, i bordi maciullati dal troppo andare e ritornare, il taglio fine della carta che lascia l’impronta di sangue giovane. La filigrana mediocre ti restituirà un po’ di scarna sicurezza, quel tanto che basta a convincerti di poterla spogliare, senza che lei si volti, ripiegandosi altezzosa e condannando alla distrazione la tua curiosità. Prendila, a piene mani come uno stupratore senza remore ai giardini. E che sia giorno, che tutti sentano il cespuglio che si affanna, mentre si augurano che arrivi la ferraglia di qualche grosso tram a nascondere il rumore della tua impudicizia. Passa più volte mani e umori sul timido vergato di matita e guarda attento il pensiero che scompare. Sotto il tuo danno lei si arrende piano, sgomma le curve degli ardori, ficca negli angoli le lacrime nere sfuggite dalle righe, scioglie i sensi e abbandona il pensiero. Nuda e stremata tu la guarderai. Degli uncini appesi alle sue gambe, dei vuoti pieni delle sue vocali,del dolce declinare dei suoi righi, di tutto il mondo che s’era costruita, ti rimarrà l’immenso bianco di una pagina cancellata. Ti chiederai allora se hai raggiunto il nulla oppure l’infinito. Mentre io con mani protese, con dita affamate come radici assetate che cercano, affondano, si allungano, risalgono, avvolgono. Mani, le mie che tornano chiuse."

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« immagine » " Prova a spogliarla, posando le dita sulla carta, ma fa in modo che non siano fredde come gli artigli. Fa che si senta l’umido di vita al polpastrello, l’ansia e qualche accenno di tremore, nocche da nocchiere, buon conduttore per elettrostatiche dinamiche. Aggira il fremito sul bia...
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09/11/2016 23:02:31
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Commenti

  1. ombra.dargento 10 novembre 2016 ore 00:51
    chiuse a pugno. per trattenerne almeno il ricordo, invisibile foglio tra il nulla e l'infinito, salata grafite di ciò che è stato. trama di ciò che potrebbe essere.
  2. Alisia4ever 10 novembre 2016 ore 12:27
    "...il nulla oppure l'infinito" dipendono da dove lo sguardo pone la linea d'orizzonte.
  3. antioco1 11 novembre 2016 ore 11:51
    ciao Silvano come sempre non commento ma sai cosa penso di te da anni ciao saf
  4. Evelin64 12 novembre 2016 ore 00:32
    ...è proprio in questa lettera, nuda e cruda, dove quel grosso tram dovrebbe travolgere l'unica verità che esiste, ci si affondano gli artigli dell'orgoglio, forse ferito o forse sconvolto....ma la lettera resta li' e non si vestirà da sola, bisogna fare in modo che a rivestirla sia la volontà di quei polpastrelli, che mentre leggevano, accarezzavano ogni singola parola non ancora detta, scritta, pensata... :rosa
  5. Xaspettando.tex 12 novembre 2016 ore 09:19
    Davanti a questa lettera credo che c'è un uomo lacerato e ho l'impressione che sente molta rabbia per i suoi pugni chiusi e vuoti per colpa sua.

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