Pasolini e il Cane

17 dicembre 2017 ore 00:18 segnala


Fu in una stagione di sole della passata età.
Lasciata Roma attraverso l’agro romano, ci portammo verso il Lido di Ostia, meta Idroscalo. Tra catapecchie degradanti sul mare, cercavo un’impronta di Pasolini sopravissuta al giorno dei morti del 1975. Mi dirigeva a quella spiaggia l'enigma che dalle spigolosità di un volto, o dai fotogrammi di un film, evocava gelidi versi avvinghiati all'infetta solitudine del vivere. Un pastrocchio informe come quel corpo violentato dalla morte, dove genio e pulsioni marcivano in un terminale di grandezze e miserie. Pier Paolo Pasolini e la sua catarsi a rovescio, prima usignolo della Chiesa, cresciuto sui banchi dei preti, poi la dissacrante libertà dei ragazzi di vita. Le baracche erano rimaste come allora, con fantasmi rivestiti di stracci. Le stesse espressioni dei racconti scellerati, i toni gutturali, denti guasti, le antropologiche visceralità che se ne fottono della logica. Il monumento di circostanza, eretto a sua memoria, si dissolveva nelle stoppie incolte, con le ruggini e crepe di un cemento armato infelice. Subito dopo, sulla strada del ritorno, un cane traballante, si presentò fermo sull’asfalto, mi fermai istintivamente, mentre con un guaito si accasciava al suolo. Lei subito cercò di soccorrerlo, nell'angoscia di quel soffrire affranto, la fermai strattonandola sulla spalla. Non toccarlo, gli dissi, potrebbe morderti, lei insisteva, lo avrebbe voluto tra le braccia, allora le dissi… aspetta cretina... quindi con i guanti e dell’acqua ci accostammo lentamente. L’animale si riprese e subito fuggì, portando nei suoi occhi smarriti il tesoro di lacrime di chi avevo offeso. Tutto questo avvenne nel silenzio e poi ancora silenzio di una strada assolata, tra file di platani allineati a tristezza. All'ingresso di Roma, semaforo rosso, lei improvvisamente aprì la porta dell’auto e corse via. Mentre accostavo, dispiaciuto e indispettito per quella reazione, la vidi tornare con un tulipano che aveva acquistato da un bancarella. Me lo porse come un richiamo al sorriso, alle parole, per scolpire nella memoria quel giorno passato insieme, perché fosse infinito. Pasolini e quel povero cane ne furono testimoni inconsci, nel molteplice passare delle cose e dei pensieri, negli accostamenti di visioni e sensazioni che i fili misteriosi della vita uniscono, sia nella gioia che nella desolazione. Un giorno e un tulipano legati insieme che tornano puntuali nel tempo, per essere miei, per essere tuoi.
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17/12/2017 00:18:12
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Commenti

  1. xspirito.liberox 17 dicembre 2017 ore 09:13
    questa volta ti ho letto senza tornare sulle frasi ....
    ho bevuto i tuoi pensieri tutto dun fiato , non ho cercato il mio senso , mi ci sono vista , quella tenerezza che hai usato raccontando questa storia mi ha fatto sorridere , nonostante le tue parole austere e colte con la mia piccolezza ho compreso.....poi ti voglio bene Maestro e forse e' questo il senso di tutto :rosa
    le antropologiche visceralità che se ne fottono della logica.
  2. xspirito.liberox 17 dicembre 2017 ore 09:14
    nonostante sia stata offesa ti ha offerto un fiore ......
  3. Epi.centro 17 dicembre 2017 ore 12:53
    Infinito è ciò che vogliamo sia.
    Bellissimo racconto, Maestro.

    Semper Fidelis
  4. vagarsenzameta 28 dicembre 2017 ore 15:01
    Buone feste :-)
  5. tex.965 29 dicembre 2017 ore 06:39
    Bellissimo
  6. ombra.dargento 02 gennaio 2018 ore 09:28
    morte è anche migliore essenza umana, straziante solitudine di cane, dolce profumo di fiore. vita è anche guardare oltre.

    :rosa
  7. CavaliereArcano 02 gennaio 2018 ore 21:25
    Ben ritrovato Silvano.
  8. methos1phd 13 gennaio 2018 ore 20:24
    Chi mi manca di rispetto di certo non riceverà un fiore ! E' sempre piacevole leggerti :-)) un augurio di Buon Anno a te Silvano e un caro saluto by Angie
  9. f.ear 23 gennaio 2018 ore 06:28
    grazie maestro :rosa

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