Questa è per Te

08 dicembre 2010 ore 10:41 segnala
Ci sono persone che entrano nella nostra vita nei modi più impensati,

un attimo, una parola, un giorno qualsiasi in un posto qualunque, un momento preciso che non scorderai mai.

E ti chiedi se esistano gli angeli, o se è il sortilegio di qualche strano folletto,  fortuna che tu, proprio tu, sia passato di qua.

Vorrei chiederti resta, ma nessuno può chiederlo a nessuno, posso solo pregare, perché tu mi voglia, e mi voglia ancora, ogni giorno e in ogni giorno, della tua vita.

Cos’ho da offrirti?

Piccole mani, piccola bocca, un dolore che non passa mai, vestita a festa, mi offro, ma tu sai guardare oltre l’apparenza, sai del mio petto che sarà il tuo letto, sai delle mie mani, di come ti terranno, stanco e addormentato, sul mio corpo sfinito, in un  letto qualsiasi, ovunque sarà il nostro Paradiso.

E voglio essere il tuo pensiero felice, voglio essere il tuo scoglio, la tua spiaggia, la tua salvezza.

Voglio che mi cerchi quando vuoi spaccare tutto, quando hai voglia di urlare e di buttare via , voglio esserci, voglio calmarti piano, tra le mie gambe.

Voglio stare distesa, distesa e nuda nel letto, voglio che giochi per ore, come ti piace, sai che puoi fare tutto, sul mio corpo che ti appartiene.

Voglio essere quel tuo respiro spezzato, l’unica donna con la quale ti sei permesso tanto, quella che non dice no, e se lo dice, ti basterà guardarla, e si accuccerà .

E voglio passeggiare, con il tuo braccio attorno alla mia vita., e la mia testa sulla tua spalla, su foglie stanche e gialle, e silenzio, e parlare, e un bacio , e ancora silenzio.

E poi voglio ridere, ridere e farti ridere, in un letto disfatto, o per strada, voglio essere felice, e voglio renderti felice.

“ Un bellissimo spreco di tempo, un’impresa impossibile… l’invenzione di un sogno, una vita in un giorno, un tenda aldilà delle dune…un errore perfetto, un diamante un difetto, uno strappo che non si ricuce, un respiro profondo per non impazzire, una semplice storia d’amore, la tua vera natura, la giustizia del mondo, che punisce chi ha le ali e non vola.”

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Ci sono persone che entrano nella nostra vita nei modi più impensati, un attimo, una parola, un giorno qualsiasi in un posto qualunque, un momento preciso che non scorderai mai. E ti chiedi se...
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Attraverso la mia bocca

28 novembre 2010 ore 20:59 segnala
Vorrei avere nella praticità, la lucidità del mio pensiero, la chiarezza dell’idea, vorrei si trasformasse nell’impulso che mi ferma, che non mi spinge.

Vorrei avere capacità di lucida e distaccata analisi, la mia cultura conosce il mio male, lo conosce alla perfezione, ma non è capace di parlare al meccanismo che stimola il mio impulso.

Vorrei aprire gli intrecci, districare questo mio dolore di lana caprina,arrivare al capo, al filo madre, e ripercorrere l’intreccio che ho tessuto in questi anni, per capirlo veramente, analizzarlo, curarlo.

Dove ho perso l’affetto che le mie braccia non hanno avuto, le carezze che non sentì la mia pelle, la stima che non avvertì il mio io, dove le ho perse, tutte queste cose?

Sono queste cose che m’inganno di far passare attraverso la mia bocca, e che poi sono pesanti, non sostengo più.

Oh Ele per favore, fatti dare questa mano, fattela dare, te ne prego, non essere supponente e immodesta, tu non ci puoi arrivare, affida, ti prego affida.

Hai perso il controllo, il meccanismo si è inceppato e adesso , come i dischi rotti, ripete la stessa identica sequenza da mesi.

Guardati allo specchio Ele, dov’è la bella?

I tuoi occhi segnati fanno paura

Il tuo incarnato pallido parla di morte

Aiuto per favore, aiuto.

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Vorrei avere nella praticità, la lucidità del mio pensiero, la chiarezza dell’idea, vorrei si trasformasse nell’impulso che mi ferma, che non mi spinge. Vorrei avere capacità di lucida e distaccata analisi, la mia cultura conosce il mio male, lo conosce alla perfezione, ma non è capace di parlare... (continua)
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Mille Luci

12 novembre 2010 ore 21:49 segnala
Si accenderanno mille luci, mentre tu non sei più qui, il mondo non si è accorto della tua assenza, presenza piccola e discreta, ma il mio cuore si è spezzato insieme al tuo, quel giorno.

Si accenderanno mille luci e io resterò con un telefono in mano, e un numero da comporre, uno squillo sterile, tu non risponderai più… Lo sai che ancora ogni tanto inizio a comporre il numero , lo sai che ancora ogni tanto vedo una cosa e penso di comprartela,che sarebbe perfetta per te.

Come mi sentivo bene, bene e piccola, nella meraviglia della tua cura, nelle piccole cose che mi donavi e che contenevano tutto il bello del mondo, quella semplicità, la fonte della nostra ironia, e fai un caffè, che nessuno lo fa come te.

E quella tua frase che arrivò d’improvviso quando avevo meno di vent’anni e non mangiavo più “ Il cielo è sempre sereno, per chi ti conoscerà…” me la dicesti canticchiando, era il ritornello di un cartone animato che vedevo da bambina, spesso insieme a te.

Sai che ieri, un paziente mi ha lasciato un mazzo di fiori fatto con dei tovaglioli di carta, e un biglietto su cui aveva scritto belle parole di riconoscenza e di saluto, l’ultima frase era : “ Se per ogni rosa che nasce nascesse un’altra persona come lei, questo mondo sarebbe finalmente migliore”

Ho pensato subito a te

Forse sei stata tu a darmi quel messaggio, perché sai mi sento uno schifo in questi giorni, mi sento incapace, incapace e brutta, brutta e cattiva.

Se solo potessi averti ancora qui, rifugiarmi nel calore della tua maglia, aspettare di sedermi a tavola e sapere che di certo, di certo, c’è per pranzo ciò che più amo, e non è un nemico, è una cosa buona quel boccone.

Sei stata accanto a me più di una madre, molto più di mia madre, e non mi sembra vero sai, ancora ogni tanto mi sveglio e mi chiedo se è vero , sperando di scoprire che ho sognato.

Come è potuto succedere che un cuore così grande si sia spezzato?

Non lo so, ma è successo, spero solo tu non abbia sentito dolore, spero che tu non abbia avuto paura, perché conosco il dolore, e soprattutto conosco la paura, e niente è più terribile al mondo

Si accenderanno mille luci, mille, tranne una.

 

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Si accenderanno mille luci, mentre tu non sei più qui, il mondo non si è accorto della tua assenza, presenza piccola e discreta, ma il mio cuore si è spezzato insieme al tuo, quel giorno. Si accenderanno mille luci e io resterò con un telefono in mano, e un numero da comporre, uno squillo sterile,... (continua)
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Aiuto

08 novembre 2010 ore 22:25 segnala
Io, e capire dov’è il limite, il mio limite, prima del salto nel vuoto, della caduta libera, dell’abisso.

Io, e dire sì e fare no, pensare bianco e fare nero, tacere fuori e urlare dentro, urlare fuori e tacere dentro.

Io e il contrario di me, stiamo convivendo in un unico corpo, nemmeno le mie mani più mi riconoscono, nemmeno le mie gambe, nemmeno la mia bocca, la mia punizione, il mio dolore, il mio strumento di vendetta verso me, atto del contrario di me, vuole solo una cosa, la mia fine.

Lo specchio mi ferisce, non parla ma mi guarda, l’ombra di uno spettro , laddove leggeva meraviglia, luce spenta, stella caduta, senza un desiderio, senza scintillio nel buio.

Buio che fuori è giorno, caos che dentro è silenzio, folla che intorno è nessuno, calore che addosso è ghiaccio, non ho più percezione, confondo i sensi , nonsenso dei giorni , leggerezza  della notte, carezza del sonno, oblio che calma il dolore, protegge, nasconde.

Io e un grido d’aiuto, e tu che porti le mani alle orecchie, che tanto sei bravo, che tanto, è per bene che non senti.

Rivoglio la mia vita.

06 novembre 2010 ore 22:26 segnala

Io rivoglio la mia vita, la televisione accesa,
brividi di notte fonda e di caffè.
Io rivoglio la mia vita, il disordine ed il caos
voglio stare ferma e non volare più
e un accidenti che mi prende, che mi prenda se lo vuoi
io rivoglio la mia vita e sono fatti miei.
Io rivoglio le mie scarpe, abbandonate sul sofà
il mio fegato distrutto da quello che mi va
tutte le tue sicurezze mettitele dove vuoi
lasciami le mie carezze le mie insucurezze e poi.
Porta via il tuo cuore, il nostro futuro
prima che lo schiacci li contro quel muro
porta via l'amore e dammi qualcosa di più
ed io, e tu ed io.
Io rivoglio la mia vita, la rivoglio adesso che
me la venderò a qualcuno come pare a me.
Io rivoglio al mia vita, fare quello che mi va
non le voglio le tue dita, la tua verità
i miei occh, le mie gambe e tutto ciò che non si fa
e la libertà di dire domani, domani, domani.
Porta via il tuo cuore, il nostro futuro
prima che lo schiacci li contro quel muro
porta via l'amore e dammi qualcosa di più
ed io, e tu ed io.
Porta via l'amore, i tuoi desideri
porta via il tuo stupido e inutile cuore
porta vie le lacrime e dammi qualcosa di più
ed io, e tu ed io.
Io rivoglio la mia vita

Che io sia per Te.

30 ottobre 2010 ore 14:25 segnala
 

Che io sia per te un trastullo,

nient'altro che un  giocattolo,

e la puttana, da tenerti tra le  gambe finchè fa male,

finchè nei tuoi occhi si addormenta la bestia.
Che io sia l'angelo,

che ti tiene sul ventre dolorante, e ti accarezza, e ti nutre di dolore,

per tutta la notte e poi ancora,

 che la luce passi in fretta, che torni il buio, se questo è,

se il mio ventre è il tuo riposo.

E poi, che io sia per te la schiava,

la serva che perde ogni briciola di dignità,

e che  l'orgoglio, tu mi faccia ingoiare e sputare una volta, e poi ancora, più forte.

Che sia fuoco nello stomaco vuoto.
Che io sia per te l'innocente,

bruna testa sul tuo petto bianco,

terreno per le tue mani, capelli da intrecciare, profumo di casa.

Che io possa camminare piano,

pochi passi dietro la tua figura chiara,

che io possa seguirti cieca,

seta nera tra me e il mondo,

guidata solo dal rumore dei tuoi passi,

nella strada che hai scelto per me.

E dove sei, Padrone?

Qui, qui, sono qui, sì, sei qui. Sempre.

Vorrei essere la più pudica delle bambine,

seduta sulle tue ginocchia,

mentre la tua mano mi forza le cosce,

e la più oscena delle puttane,

aperta e pronta, sempre.

Vorrei essere la femmina, 

 che ti tiene tutta la notte,

e ti bacia al tuo risveglio,

quando sei dolce, quando l’accarezzi,

lì, sul letto,

quello, lo stesso,

dove poche ore fà mi hai fatto vedere l’inferno,

 quello che sappiamo noi, che porta al Paradiso.

Che io possa infine,

 essere in ogni tuo giorno e in ogni tua notte, 

 e la notte, non possa lasciarti, il tuo tutto e il tuo niente.

E maledicimi, e benedicimi, sono estensione di te

Meravigliosa

24 ottobre 2010 ore 15:05 segnala

Sembra il quadro della mia Vita.

Piedi Nudi

23 ottobre 2010 ore 23:15 segnala
Questo tempo mi piace, questo tempo di gelo fuori  e pioggia contro i vetri, questo percuotere la mia testa, fino ad intonarsi col battito, fondersi.

Un tempo non era così, m’incupivano queste giornate,mi annoiavano.

Ora ho imparato a goderne, una tazza contenete qualcosa di bollente, sentirla tra le mani, prenderne il calore, non aspettare che si raffreddi, ma assaporarla piano, da sentire quasi male, da sentire quasi pace, in quel calore, sensazione di casa, dove casa non è abitazione, ma è dove sei tu, dove stai bene, dove c’è te stessa,e te stessa spesso è lontana dal pezzetto che ti porti dietro, che offri agli altri.

Te stessa la custodisci, da sempre aspetti che vengano a prenderla, e ti sei sentita afferrata dentro, come una mano dentro la pancia, quando Lui venne a prenderla.

Lui la vide subito, e non condivise mai i suoi bisogni. Lui odiava i bisogni. La vide come tu volevi e disperavi ormai, la vide oltre i pugni chiusi, le frasi scontate,la vide nuda, eppure eri vestita, di tutto punto come sempre, e avevi scarpe lucide e calze intonate, e gonna al ginocchio che non mostrasse, e un maglione fatto di trecce fitte, di una lana antica, da chiedersi come tu, ti possa essere salvata dal soffocare.

Tu per questo lo odiasti, tu per questo lo amasti.

Percorresti una via cosparsa di sapone, cosa mai dovevano farci, con tutto quel sapone? Te losei chiesta mentre per non scivolare dovevi tenerti ad ogni appiglio, e le scale, quanto le hai temute le scale, ti portavano giù e tu le percorrevi con assoluta insicurezza, non c’erano mai appigli, non c’era corrimano, solo gradini, uno, due, dieci, cento…Tu li contavi e l’assoluta sensazione di essere in balia del fato ti prendeva, non c’era nulla, pensavi, che tu potessi fare, insomma se scivolo non sarà colpa mia ma di chi insapona strade e scale , era cosi Elena? Hai trovato risposta a questa domanda? Ti ricordi che laggiù, c’era casa?

Però adesso è Novembre, puoi sempre aspettare che piova, e che le strade siano pulite.

O puoi imparare a camminare a piedi nudi per le scale.