Esprimi un desiderio e poi soffia

14 novembre 2018 ore 09:18 segnala


– Ciao Anguilla, devo chiederti un favore grosso, ma grosso veramente.

– Oh Carletto, auguri di cuore amico. Settanta se non vado errato.

– Grazie fratello, ecco, non un favore ma un regalo dovresti farmi.

– Dimmi tutto amico.

– Lei, sempre lei. Quella non molla amico, e io mi sono rotto di fare il primo in linea di successione, cazzo, voglio assumermi le mie responsabilità, diamine. Voglio comandare. Non possiamo fare in modo che le capiti un incidente, ho fatto il segno delle virgolette con le dita, e così me la tolgo dalle scatole… Per carità la amo da morire, è pur sempre mia madre ma, cazzo, c'avrà 127 anni…

– Carlo, guarda che fare il sovrano non è più come ai tempi di nonna, non è che metti tasse, riscuoti balzelli, raduni crociate, tagli teste a tuo piacimento, concubine a strafottere. Ormai è solo una carica burocratica.

– In che senso?

– Ehhh in che senso, son carte da firmare, foto da fare, mani da stringere, sorrisi pure quando non c'hai voglia. Una rottura di palle, credimi ci sono passato. Se c'è lei tu puoi fare il pensionato d'oro, viaggi, cavalli - non intendevo quella - ma i purosangue, aerei privati, cene eleganti - ho fatto il segno delle virgolette con le dita -, insomma la bella vita senza responsabilità.

– Oh cazzo, amico… Ehm annulla il regalo e mandami la solita bottigliuccia di quello buono. Povera mamma, speriamo campi altri cento anni.
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« immagine » – Ciao Anguilla, devo chiederti un favore grosso, ma grosso veramente. – Oh Carletto, auguri di cuore amico. Settanta se non vado errato. – Grazie fratello, ecco, non un favore ma un regalo dovresti farmi. – Dimmi tutto amico. – Lei, sempre lei. Quella non molla amico, e io mi so...
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14/11/2018 09:18:25
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Un colpo audace - Tratto da una storia vera

12 novembre 2018 ore 07:28 segnala


Quella giornata di fine agosto faceva veramente caldo, me lo ricordo molto bene. Io e la mia banda eravamo annoiati e a corto di danaro, come al solito. Eravamo in cinque ma eravamo appesantiti come se fossimo quindici.

Io, mio fratello Eduardo detto Eddy, Gianluigi Buffon, Enrico Mentana e Platinette. Brutti ceffi, inutile specificarlo. Quando camminavamo sul marciapiede con la stessa arroganza di Tony Manero, le mamme mettevano al sicuro i bambini e le vecchine si facevano il segno della croce.

Per passare il tempo decidemmo di fare un giro in città per schiarirci le idee e fare un piano per tirar su grana facile. Molta grana. Molto facile.

Volevo tenere un profilo basso quindi per non dare troppo nell'occhio presi in prestito la Cadillac rosa di quell'ubriacone di Fred Buscaglione e cominciammo a girare in tondo ma di idee nemmeno a parlarne.

Il mio sguardo fisso sulla strada e le mani al volante mi rendevano il capo benché fossi il più giovane. Mi schiarii la voce e dissi: «Ragazzi, la vedo nera. Qui ci tocca andare dal messicano se vogliamo fare soldi facili».

Eddy, mio fratello, senza nemmeno guardarmi disse sprezzante: «Il messicano da quando ha in ballo quell'affare a Roma è diventato irriconoscibile. Troppi soldi, troppo potere, una banda con un sacco di marrani. Quello nemmeno ci offre un bicchierino, ci lancia i suoi addosso e son dolori». Eddy, è sempre stato quello con in piedi ben ancorati al terreno. Ti amo fratello, mi mancherai quando ti sparerò in testa, cazzo. «Sì, tesoro, eviterei l'opzione messicano» gli fece eco Platinette. Codardo parruccone!

Il messicano era l'unico a poterci aiutare. Il messicano, che poi era argentino in realtà ma diceva che "messicano" faceva più roba di film di Sergio Leone e io lo rispettavo per questo, era l'unico con le palle capace di aiutarmi nel mio folle piano.

«Quest'idea piacerà al messicano, pensavo di metter su una riunione mondiale nazional-popolare a sfondo religioso ma con un occhio a giovani e musica rock».

Enrico sorrise, «può funzionare amico, sì certo che sì e con l'indotto c'è da tirar su una vagonata di dollari». «Almeno 200 milioni fratello» gli fece eco Gianluigi che non riusciva a non infilare le mani nei capelli senza forfora.

«Ragazzi, cazzo, non possiamo metter su un teatrino del genere e sperare che i servizi segreti non ci rompano le palle» Eddy, caro e vecchio fratello mio dovrò sistemarti in un pilone di cemento prima o poi e dire che sei andato in pensione.

Passarono venti minuti di silenzio, solo il rombo dell'auto. Da dietro, alla mia destra sento Enrico come in trance: «Un concistoro fratello, tu vuoi organizzare un cazzo di concistoro con il messicano come regista», non lo vedevo ma potevo avvertire il suo sorriso di ammirazione.

«Di più fratello, di più, voglio organizzare un giubileo straordinario». Buffon sprofondò nel sedile pensando a come spendere la sua quota di duecento milioni di dollari. Platinette ed Eddy rimasero impassibili ma sarebbero stati dei nostri perché se questa cosa si doveva fare solo il messicano ci garantiva la buona riuscita.

«Prendi il telefono Gigi e chiamalo, digli che ho avuto un'idea e che preparasse la tequila, ai sigari ci penso io». Gigi prese il motorola 42 12 e cominciò a comporre il numero. Una vigorosa sterzata a U e puntai verso Roma nel più assoluto silenzio perché in un falsetto straordinario Platinette, come a voler festeggiare la vittoria, intonò September degli ErtUindenFair. Settembre, infatti, ormai era alle porte e noi stavamo per fare qualcosa di veramente grosso.

Stiamo arrivando Frank, stiamo arrivando fratello. Prepara quel completino bianco che ti sta da Dio, all'artiglieria ci penso io.
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« immagine » Quella giornata di fine agosto faceva veramente caldo, me lo ricordo molto bene. Io e la mia banda eravamo annoiati e a corto di danaro, come al solito. Eravamo in cinque ma eravamo appesantiti come se fossimo quindici. Io, mio fratello Eduardo detto Eddy, Gianluigi Buffon, Enrico ...
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Vittime di guerra - Tratto da una storia vera

08 novembre 2018 ore 15:47 segnala


Era una mattina di relativa calma lì, sulle sponde del  Mê Kông. Mi crogiolavo al sole e aspettavo che distribuissero il rancio.

Quando mi arrivò il proiettile nella schiena che il simpatico cecchino mi sparò da circa un chilometro di distanza, non mi accorsi di nulla. I medici mi spiegarono che ero anestetizzato dalla lettura del settimanale "Chi" che mi raccontava del Bacio fra Asia e Fabrizio (non avrei sentito nemmeno i cingoli di un corazzato sulle gambe, mi dissero).

Vidi una macchia di liquido che m'inzuppava i pantaloni e pensai che la mia vescica non avesse retto all'emozione del bacio dei due big della televisione italiana. Quando la pozzanghera di colore rosso si allargò sotto i miei anfibi dissi ad alta voce: «Oh cazzo! Il mio succo di lamponi m'è cascato». Poi svenni. In ospedale mi dissero che dalla vita in giù ero praticamente morto.

Non sono arrabbiato con il cecchino, piuttosto con il presidente che mi aveva chiesto di risolvere il problema dei Charlie. Beh, potevo non accettare, quindi la colpa è anche un poco mia. Ormai è inutile piangere sul succo di lampone versato!

Non mi lamento della mia condizione, avere una metà del corpo (quella inferiore) in fibra di titanio dà delle soddisfazioni soprattutto quando si gioca a calcio, durante la doccia con i compagni di squadra.

La cosa che mi fa incazzare è che non vogliono riconoscermi un minimo di pensione. Ho presentato certificati e domande ma… niente, tutto inutile. Niente pensione, Boeri dice che i duecentocinquantamila punti di sutura non li posso utilizzare per arrivare a quota cento.
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« immagine » Era una mattina di relativa calma lì, sulle sponde del  Mê Kông. Mi crogiolavo al sole e aspettavo che distribuissero il rancio. Quando mi arrivò il proiettile nella schiena che il simpatico cecchino mi sparò da circa un chilometro di distanza, non mi accorsi di nulla. I medici mi s...
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Una storia d'amore e di morte

03 novembre 2018 ore 15:51 segnala
Stamattina ho visto Angela. Per ben due volte. Detta così può sembrare una cosa normale, ma l'Angela che dico io si scrive Angela ma si pronuncia Anghela.

Guidava una Panda verde. Un modello molto vecchio, forse uno dei primi modelli. Ci siamo incrociati nel traffico e io sono rimasto a bocca aperta. Lei mi fissava e sorrideva come chi sa come conquistare e tenersi un uomo.

La seconda volta è stata alla cassa numero tre di Lidl. Mi era venuta voglia di pizza e sono entrato per comprare gl'ingredienti.

Arrivo alla cassa e lei era lì, proprio davanti a me che scaricava centinaia di panetti di burro. Ne ricordo perfino la marca "Zipenflitz, il burro di montagna". Chissà a cosa (o a chi) serviranno…

Dagli altoparlanti si diffondevano le struggenti note di "Gelato al cioccolato (dolce e un po' salato)". Inutile dirvi che era bellissima.

Si gira, mi fissa e con quel bellissimo accento forestiero mi dice maliziosamente: «Mi piace tanto la pizza, sa? Se lei mi invitasse a cena non saprei dirle di no!».
Tutto tacque, i clienti, le cassiere, Pupo e anche io.

Mi passa il numero del suo telefonino e aggiunge sottovoce: «La pizza mi fa perdere la testa, l'unica cosa che schifo a morte è quella maledettissima Moussaka, e schifo a morte quelli che se ne nutrono».

Pensai subito al mio fraterno amico Alexis che l'amava da sempre. Ne avevamo parlato giusto qualche giorno fa mentre lo portavo all'Asl per un normale controllo al fegato. Voleva lo consigliassi su come farla innamorare. Povero amico mio.

Alla cassa numero tre del Lidl presi una decisione che avrebbe cambiato le nostre esistenze: la sposerò e vivremo poveri ma felici a Santorini.

Alexis ne morirà? Non so. Spero di no. Lo spero veramente perché gli voglio un mondo di bene a quel bastardo divoratore di moussaka.
Ain zvai cia'

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Stamattina ho visto Angela. Per ben due volte. Detta così può sembrare una cosa normale, ma l'Angela che dico io si scrive Angela ma si pronuncia Anghela. Guidava una Panda verde. Un modello molto vecchio, forse uno dei primi modelli. Ci siamo incrociati nel traffico e io sono rimasto a bocca...
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Equivoci amici

02 novembre 2018 ore 11:20 segnala
Ho cominciato la settimana scorsa cancellando a casaccio un paio di amici da Feisbuck. Non l'avessi mai fatto! Proteste e contestazioni a iosa.
Per rimediare ho invitato i più facinorosi al Golf Clabb Vips di Montecarlo di cui sono socio e presidente.
Mentre ci trovavamo alla buca 12 (quella più infame e chi giuoca a golf potrà confermare) Ciarls Menson mi dice: «Amico, non dovevi cancellarmi, lo sai ci sono rimasto male. Anzi malissimo. Non ti è lecito prendere certe decisioni così importanti senza una cazzo di consultazione on-lain della base».
Mentre mi preparavo al colpo, fermai il mio legno a mezz'aria e per la prima volta nella mia vita mentii: «La consultazione è stata fatta e dallo spoglio dei dati digitali la base ha scelto per escludere te, Cochi Ponzoni e Alfonso Signorini».
«Non ci credo amico, voglio vedere i dati!». «Li avevo, amico, ma un'anomalia spazio-temporale del Uebb ha prodotto un buco nero dell'Internet ed essi sono andati persi. Per sempre».
Ciarls sorrise beffardo. Lasciai il legno sul Grin e tirai fuori dalla sacca dei bastoni un volume di Gramellini usato spesso per questo tipo di discussioni scientifiche. Il titolo era inequivocabilmente teso a confermare la mia tesi: "Elementi di fisica quantistica a conferma dell'esistenza delle anomalie spazio-temporali del Uebb con conseguente perdita di dati".
Aprii a caso il tomo (considerato la Bibbia dell'Internet) e a pagina 84 cominciai a leggere l'enunciato della legge di Tolomei sul flusso cuneiforme dei dati digitali.
Gli astanti ammutolirono ammirati dal mio sapere. Dal fondo partì un brusio che diveniva sempre più forte. La folla si aprì e lasciò passare il mio amico del cuore: il principe Carlo accompagnato dalla sua bellissima mamma.
Carlo si avvicinò e mettendomi una mano sulla nuca tirò la mia testa verso la sua. Ci toccavamo la fronte. Sospirò lieve (il suo alito profumava di caramello e salsa barbecue) e mi disse: «Fratello, io ti credo!». Avevamo le guance rigate dalle lacrime. Mi sorrise e, senza distogliere lo sguardo dai miei occhi, fece un cenno alla sua mamma.
La regina buttò giù un sorso di Amaro Sanbenedettino, si pulì il mento con l'avambraccio e lentamente si diresse verso un pianoforte candido come la neve che era apparso miracolosamente dalla buca 11.
Con una voce mascolina e in perfetto italiano attaccò il brano che allego in calce…

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Ho cominciato la settimana scorsa cancellando a casaccio un paio di amici da Feisbuck. Non l'avessi mai fatto! Proteste e contestazioni a iosa. Per rimediare ho invitato i più facinorosi al Golf Clabb Vips di Montecarlo di cui sono socio e presidente. Mentre ci trovavamo alla buca 12 (quella più...
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I denti di luce e la nebbia affamata

31 ottobre 2018 ore 12:31 segnala
Anche questa è una storia vera (a riprova ho anche un disegno che troverai alla fine del racconto) ma farai fatica a crederci. Facevo fatica anche io che ne sono stato testimone. Ora te la racconto, ragazzina…


…Quando le dissero che era bella e sprizzava luce dai denti la cosa non le suonò affatto strano. In casa, i suoi fratelli più piccoli, le chiedevano sempre di sorridere quando nelle notti di pioggia rimanevano al buio non solo perché aveva un sorriso che mandava via i cattivi pensieri ma proprio per illuminare la stanza.

Crescendo non aveva perso quel dono. Anzi, dopo la caduta dei dentini da latte, il dono si era, come dire, affinato. Illuminava proprio bene. Qualche volta dava fastidio. Sì, ad esempio, quando dormendo faceva bei sogni le veniva da sorridere e la stanza brillava e siccome aveva un cuore dolcissimo ne faceva spessissimo, sognava cose bellissime e quindi ogni tanto i fratellini le tiravano i cuscini per farla smettere.

Crescendo, il sorriso diventava sempre più bello e quindi, potete immaginare, bisognava tenere gli occhiali da sole a portata di mano mentre si era intenti a chiacchierare con lei di cose belle.

Il massimo lo raggiunse quando decise di prendersi cura di chi non era più capace di prendersi cura da sé. Sì perché, dovete sapere che, la bontà aveva il potere di aggiungere più forza al suo dono.

Però non sempre le giornate erano belle e talvolta il sorriso faceva fatica a venir fuori. Erano più i giorni in cui teneva la bocca chiusa che quelli in cui sorrideva e tutto intorno stava diventando grigio. Come se ci fosse sempre nebbia.

Ma un giorno, quando meno se lo aspettava, si trovò a sorridere leggendo i proclami di un principe. Oddio a dire il vero, lui credeva di essere un principe ma in realtà era solo un omino armato di un ombrello a spicchi colorati e a cavallo di una bici bianca (sarebbe dovuto essere un cavallo in realtà ma sapete meglio di me che avere un cavallo in casa rappresenta un problema di non poco conto) girava per le città dicendo che avrebbe dovuto trovare la principessa dai denti luminosi.

Doveva trovarla assolutamente e farla sorridere e sperare, con il suo dono, di sconfiggere la nebbia che si stava prendendo tutto. L'estate, la primavera, i cuori, gli innamorati, i bambini, le maestre… tutto. La nebbia si stava prendendo tutto.

Quando la vide la riconobbe subito. Non ebbe bisogno di conferme, bastò che per un attimo gli sorridesse e capì che era lei e che il dono non era perduto ma solo riposto in un angolo in fondo al cuore.

«Ciao signorina» le disse, lei alzò lo sguardo dal libro e stava per mandarlo via ma vedendolo a cavallo di una bici e con un ombrello multicolore le venne per un attimo da sorridere.

«Alzati principessa, dobbiamo andare», «dove?» chiese lei cercando di trattenere il sorriso. «C'è la nebbia da sconfiggere», «e allora?».
«Devo farti sorridere signorina», «ma è da tanto che non lo faccio». «Solletico o barzellette, scegli tu tesoro. Ma oggi tu devi sorridere.».

Era arrivato il momento. Lo squadrò da capo a piedi e decise che sì, poteva fidarsi. «Fammi spazio, scemo e portami al mare». La nebbia aveva i minuti contati.
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Anche questa è una storia vera (a riprova ho anche un disegno che troverai alla fine del racconto) ma farai fatica a crederci. Facevo fatica anche io che ne sono stato testimone. Ora te la racconto, ragazzina… …Quando le dissero che era bella e sprizzava luce dai denti la cosa non le suonò...
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Dignità… Tratto da una storia vera

30 ottobre 2018 ore 10:04 segnala
Questa è una storia rimasta segreta per molto, molto tempo. È la mia storia segreta.

Lo so non ci crederete, nemmeno il mio psichiatra ci crede, e
nemmeno gli omini vestiti di bianco che mi somministrano pillole
multicolori (e multi effetti collaterali), però concedetemi almeno
il beneficio del dubbio.

Ecco la storia…

Quando mi chiesero di far parte dei Bitols, sapevo che mi stavo
cacciando in un brutto guaio.

Non so, quei tre non mi piacevano troppo. Una questione di pelle,
credo. Eppure non seppi dire di no!

Con John Winston e James Paul, le cose si fecero subito complicate.
Questioni sui diritti d'autore e sulla divisione di "Fish and chips" che era la moneta con cui venivamo pagati nei fumosi club di Boscoreale.

Io pretendevo tutte le patatine, quindi il sodalizio non poteva durare
a lungo.

Winston e James non sopportavano questa suddivisione e spesso finiva a botte.

Solo il povero Ringo, che guidava il nostro furgoncino scassato,
era esentato dalla rissa, tanto a lui bastava un bottiglione di Gingerino (di qualsiasi marca andava bene purché fosse rosso) e quindi ci lasciava a darcele di santa ragione fino a quando non svenivamo.

Poi ci facevamo una bevuta e gonfi e lividi si andava al prossimo concerto.

Quella sera no! Quella sera nessun gingerino poteva sistemare le cose.

Non lo avrei mai potuto sopportare. Giammai! Non lo avrei mai accettato.
E quando strappai il contratto Ringo impazzì dal dolore e Winston incredulo non disse una parola. Mi vide sbattere la porta ma restò freddo e impassibile.

James, il figlio di puttana, accennò a un sorriso beffardo ma null'altro, sapeva benissimo che Winston aveva tirato troppo la corda: no, le cover dei successi di Gigi D'Alessio non le avrei mai cantate.

Mai.
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Questa è una storia rimasta segreta per molto, molto tempo. È la mia storia segreta. Lo so non ci crederete, nemmeno il mio psichiatra ci crede, e nemmeno gli omini vestiti di bianco che mi somministrano pillole multicolori (e multi effetti collaterali), però concedetemi almeno il beneficio del...
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Se questo è un uomo?

26 ottobre 2018 ore 07:36 segnala
Talvolta ciondolo sulla bacheca e vado a guardare "a casaccio" un po' di profili. Soprattutto donne. Soprattutto se hanno foto… ma ehm… non sono maniaco. Né sono in cerca di avventure digitali (forse).

Lo faccio per leggere i commenti, fatti dagli uomini (solo uomini commentano) e mi sono chiesto: "ma che idea potrebbero farsi del genere maschile gli alieni (esistono e sono in accordo con i poteri forti per creare le scie chimiche… ehm oggi non ho preso la pillola verde, quella per i nervi) se prima di invadere la Terra volessero conoscere il nemico da combattere?".

Mi cadono le braccia all'ennesimo "bellissima, mai visto occhi così belli", "la tua sensibilità è la cosa che mi ha lasciato senza parole", "non ho parole per esprimere un complimento al tuo fascino", "visto che non accetti messaggi privati ti scrivo qui per dirti che se vuoi diventare membra del mio harem mandami un messaggio e vedo che si può fare" (questo è il coattone di turno che almeno ha la decenza di essere sincero).

Gli alieni, stavo dicendo, potrebbero invaderci e distruggerci in… diciamo un paio d'ore. Io farei così:
PIANO GENERALE PER INVADERE LA TERRA

1. Creare tipo duecentomila profili fake con foto di belle ragazze (vedi esempio a fine post).
2. Pubblicare svariate foto in svariate pose romantiche (meglio se si vede un poco di coscia).
3. Rispondere ai commenti degli allupati convocandoli in zona di montagna per poi ciucciarli nella nave madre e farne degli schiavi (non sessuali ma tipo gente che scava in miniera per prelevare plutonio).
Nel giro di due ore (massimo) tutti gli uomini sono fuori gioco, e l'invasione può iniziare.

Cia' alieni, ricordatevi che il piano l'ho consigliato io, quindi merito minimo un posto da ambasciatore galattico.

P.s.: Il piano non vale per liberarsi delle donne (evidentemente più sagge) poiché ho fatto un test: ho caricato una quantità di foto dello scrivente (foto fortemente fotoscioppate per rendermi più appetibile) ma nemmeno un commento, un insulto, niente di niente. Per le donne dobbiamo escogitare qualcosa di diverso, più complicato ché quelle so' veramente in gamba! Forse possiamo dire che c'è una svendita totale di scarpe di un noto brand (poi ci penso).
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Talvolta ciondolo sulla bacheca e vado a guardare "a casaccio" un po' di profili. Soprattutto donne. Soprattutto se hanno foto… ma ehm… non sono maniaco. Né sono in cerca di avventure digitali (forse). Lo faccio per leggere i commenti, fatti dagli uomini (solo uomini commentano) e mi sono chiesto:...
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Soluzioni finanziarie

25 ottobre 2018 ore 07:08 segnala

Ore 2; interno notte; afa…
Squilla il telefono e salto su con il cuore in gola. A quest'ora può essere solo una cattiva notizia.
Sento la sua voce tesa e il fiato corto di chi ha paura.
"Abbiamo un problema con la Banca, sai lo spread sale…".

Oh capperi! Le uscite hanno superato le entrate e di molto, ma non è mica una novità, mi succede ogni mese e mica… "Coglione, ho detto Banca, con la B maiuscola!".
Ecco, ora sono ben sveglio e preoccupato.
"Barbara, tesoro, resta calma, riunisci il consiglio dei poteri forti, ci vediamo fra mezz'ora al solito posto".
"Grazie gioia, sapevo di poter contare su di te!".

Quando entro nella saletta del garage di Geppino a Scampia, c'è un fumo denso ma so che sono tutti lì: Barbara D'Urso, la Minetti, Mario e Pippo Santonastaso, Barry Gibb e, in ultimo, Stefano Gabbana.

"La situazione ci sta sfuggendo di mano, se continua così ci toccherà andare a lavorare in Messico in un villaggio Valtur e io non me la sento proprio".
La calmo: "No tesoro, vedrai andrà tutto bene. Abbiamo risolto crisi ben peggiori".
Mi sorride ma è nervosa.

Resto a meditare silenzioso. I loro occhi sono su di me, il capo (nome in codice Anguilla). Sento il peso del comando e sono tanto stanco, vorrei andare in pensione (ti maledico Elsa! Quando ti ordinai di allungare la pensione intendevo l'assegno. Più lunga la carta che così sembra pure più pesante, ma tu, cazzo, chissà che pensavi quel pomeriggio!).
Come al solito, ora tutto dipende da me.

Il tono con cui pronuncio la sentenza è grave ma non potrebbe essere altrimenti: "Dobbiamo creare un diversivo, la gente deve puntare l'attenzione su altre questioni, dobbiamo imbottirli di gossip! Belen e Corona devono tornare insieme!".
Non li vedo a causa del fumo di mille sigarette fumate nervosamente ma percepisco i loro sorrisi: Anguilla è il numero uno.

Barbara si alza, mi mette una mano fra i capelli, li stringe come per sentirne la consistenza… "Chiamo Alfonso. Poi possiamo tornare a dormire".
Ore 3,45. Sono nel mio letto. Sorrido.
Anche questa è fatta.
Cia'
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« immagine » Ore 2; interno notte; afa… Squilla il telefono e salto su con il cuore in gola. A quest'ora può essere solo una cattiva notizia. Sento la sua voce tesa e il fiato corto di chi ha paura. "Abbiamo un problema con la Banca, sai lo spread sale…". Oh capperi! Le uscite hanno superato le ...
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Ho fatto un sogno…

23 ottobre 2018 ore 16:18 segnala


Ho fatto un sogno:
ero un operaio in fabbrica, mentre agganciavo lo sportello di una Duna mi chiedevo come avrei fatto ad arrivare a fine mese con tutte quelle tasse e bollette da pagare, il frigo da riempire, la benzina che aumenta, i figli da crescere, da mandare a scuola...
Mi sono svegliato sudato e tremante.
Giusto due minuti per riprendermi e poi ho cominciato a ridere.
Forte. Molto forte.
E chi se ne fotte, io so' Ronaldo.
Ma voi chiamatemi Ronnie.
Cia'
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« immagine » Ho fatto un sogno: ero un operaio in fabbrica, mentre agganciavo lo sportello di una Duna mi chiedevo come avrei fatto ad arrivare a fine mese con tutte quelle tasse e bollette da pagare, il frigo da riempire, la benzina che aumenta, i figli da crescere, da mandare a scuola... Mi...
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