Ciao Bernardo

27 novembre 2018 ore 11:13 segnala


Alla notizia della sua dipartita mi sono ricordato questo aneddoto che voglio condividere con tutti i miei lettori.

Era il 17 giugno del 1927 e stavo tranquillamente passeggiando lungo l'Hollywood Boulevard pensando ai fatti miei e meditando sul fatto che il popolo vuole pane e lavoro, non sciampagne e caviale e non riuscivo a capire questa contraddizione poiché chi chiede i primi due spesso fa una vita di fame e di stenti e di privazioni mentre chi chiede i secondi è solito passarsela egregiamente. Pensavo, ma se smettessero di ordinare pane e lavoro e cominciassero a ordinare sciampagne e caviale, non sarebbe meglio?

Mentre ero intento a dipanare queste elucubrazioni filosofico-finanziarie, circondato dai miei dodici follower che portavano con sé pani e pesci si avvicina al nostro gruppo un attempato signore distinto.

Il suo trench e il suo cappello me lo fecero catalogare come uomo al di sopra della media. Si mise a seguirci silenzioso e discreto. Ogni tanto mi guardava ma per brevi attimi per poi tornare a passeggiare con il suo viso arrossito dal caldo e dalla timidezza.

Piano piano lo vidi conquistare posizioni come uno stanco ma indomito maratoneta e avvicinarsi al mio fianco fino al punto da afferrare il mio braccio destro e camminare a braccetto con me in totale silenzio. Arrivammo, così stretti, sul prato della villetta di Bob De Niro, mio fraterno amico.

Prese coraggio e facendo cenno di avvicinare l'orecchio alla sua bocca, mi sussurro parole rotte dall'emozione: «tu hai ispirato tutto il mio lavoro, tutta la mia opera, ogni singola parola, dialogo, inquadratura. Tu sei l'artefice della mia fama e del mio successo ma c'è una cosa che desidero dirti più di ogni altra cosa… il monologo finale del Té nel deserto sono parole che copiai dalla tua agendina color indaco. Perdonami amico».

Sorrisi e tanta sincerità mi commosse. Gli strinsi la mano come si potrebbe fare con un vecchio e amato nonno: «Lo so Bernie. L'ho sempre saputo e ti ho già perdonato».

Ormai piangevamo senza freni e senza preoccuparci di Bob che in calzoncini cachi e canotta rosa ci guardava perplesso mentre innaffiava le begonie.

Ci abbracciammo forte e dopo esserci baciati le mani in segno di rispetto lui andò via verso la luce del sole che m'impedì di capire che direzione avesse preso. I miei dodici follower si guardavano stupefatti mentre io sorridendo a De Niro gli urlai: «Forza Bob, coglione, apri queste cazzo di birrette che ho sete».
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27/11/2018 11:13:49
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