Il Lupo

01 agosto 2018 ore 14:47 segnala


L’attesa sulla banchina del porto di Ortona fu lunga... in attesa della “Tina”, una piccola petroliera con la quale avrei cominciato, per la prima volta, il mio percorso da marittimo. A dire il vero un assaggio di ciò che sarebbe stato lo avevo preso pochi mesi prima.. in quella meravigliosa avventura di un anno sulla Amerigo Vespucci... ma quella era tutta un’altra storia. Guardai le fiancate della Tina che niente avevano a che fare con la nave più bella del mondo... e tirando un sospiro di malinconia salii sullo scalandrone per andare a bordo. Imbarcai da mozzo. In un’epoca in cui era difficilissimo trovare un imbarco, era l’unica prospettiva che potevo permettermi. L’alternativa era rimanere disoccupato, sulle spalle di mio padre. E non volevo.

Conobbi l’equipaggio. 16 persone di mondi diversi e con storie diverse e soprattutto cominciai a conoscere il Comandante. Il mio primo Comandante in marina mercantile.

Avevo, e tuttora ho, la facoltà di giudicare le persone a “pelle”, indovinando quasi sempre il “tipo” di uomo o donna che ho di fronte. Raramente mi sono sbagliato. Con lui fu subito empatia reciproca, senza sapere il perché. Odiava leccaculo, fannulloni, rompipalle e non lo mandava mai a dire rivelando un senso di diplomazia, che dovrebbe essere proprio di un Comandante, pari allo zero. Su questo, eravamo molto simili.

Imparai presto che ogni membro dell’equipaggio aveva un soprannome ed ognuno era azzeccatissimo... lui era il “Lupo”. Non perché fosse peloso o mordesse, ma perché quando urlava, e lo faceva spesso, la sua voce assomigliava molto all’ ululato di quella magnifica bestia... Ed urlava sempre per un motivo valido, mai a sproposito. Passarono tutti sotto i suoi strali vocali, dal cuoco, al nostromo, al direttore di macchina. Ma con il mozzo, ovvero io, mai.

Forse perché mi davo da fare.. forse perché non obiettavo.. forse per quella empatia invisibile... non lo so.

Già... mi davo da fare. La vita del mozzo non sarebbe stata così male. Ma la vita di un mozzo con la speranza e la volontà di diventare un giorno un ufficiale...

Le giornate cominciavano all’alba aiutando in cucina il cuoco per la preparazione del pane... proseguivano con la pulizia di tutte le cabine, il servizio a tavola,... manovre di ormeggio e disormeggio manovrando a mano le pesanti cime... passavo dalla redazza alle sonde UTI, dalle forchette al sestante senza sosta.. le ore di riposo dedicate di giorno ad imparare la complessità dell’apparato di caricazione e discarica della nave e la sera dedicate a punti nave fatti con le stelle, al timone, alle carte nautiche.

Era la sera... in navigazione, nonostante la stanchezza accumulata, il momento che amavo di più. Sul ponte eravamo solo io, il “lupo” ed il marinaio di guardia, “ghiacciolo”. Non che facessimo viaggi esotici all’epoca... la nave era noleggiata per fare cabotaggio nazionale, ma poco importava. Il comandante non pretendeva che io imparassi le cose... me le insegnava come fosse un gioco... tra racconti di porti e mari di altri continenti, di vita vissuta sempre lontano dagli affetti più cari. Una serie di aneddoti che non riuscivi mai a capire quanto fossero veri, tanto erano incredibili.. a volte spassosi.. a volte tristi. Quella estate me la ricordo con chiarezza... mare sempre calmo... quasi un dipinto ad olio su cui la prua della Tina disegnava le sue evoluzioni... stelle che sembrava di poter toccare... e la compagnia.. che ti faceva dimenticare tutto il resto.

Appresi molto. Il Comandante mi diceva “il mestiere non lo devi imparà.. lo devi rubà”... Quanto aveva ragione. Osservavo tutto quello che faceva... riusciva a manovrare quella nave di 100 metri come fosse un giocattolino, da rimanere a bocca aperta... il pilota, sul ponte, era sempre e solo da soprammobile.. Riusciva a fare una gassa d’amante con una cima da 50 con una mano sola... E guardavo il primo.. il secondo ufficiale... il nostromo... il tankista.. il marinaio, ognuno con compiti diversi ma dai quali ho attinto l’esperienza che mi ha formato.

Con il lupo ho passato tanti mesi per mare... e se agli occhi di chi lo vedeva la prima volta poteva sembrare una persona burbera... io al contrario ne ho conosciuta l’immensa sensibilità. Una moglie già allora molto malata... che ne faceva accorciare i turni di imbarco ed i relativi guadagni per stargli il più possibile vicino... Venni a sapere anni dopo che fui promosso Allievo Ufficiale per merito suo... intercedendo presso l’Armatore... mi confessò che le primi notti in cui ero Secondo.. e da mezzanotte alle quattro del mattino ero il solo responsabile della navigazione sul ponte... non dormiva, stando affacciato all’oblò verso prua per vedere come manovravo... anche questo me lo disse anni dopo...

Di aneddoti sul lupo ne potrei raccontare tanti... mai troppi... Come quella volta in cui entrai nella sua cabina per fargli firmare dei documenti e lo trovai davanti alla tv in cui trasmettevano un western... in mano un sacchetto gigante di arachidi, di cui era ghiotto, e le lacrime che scendevano dalle pupille commosse per una scena del film.. quando si accorse che ero li presente mi disse che gli era andato qualcosa negli occhi e mi congedò in modo brusco... Oppure quando in una giornata estiva torrida, affiancati con la nave al pontile di Gela, mi disse scherzando (ma non troppo)... “O Paolino, vacci a piglià du gelati alla fragola, tre al pistacchio, du vasche di coppa del nonno e 10 coca cola fresche”... io di istinto gli risposi... “O Comandante, vole anche una fetta di ‘ulo e un fiasco d’olio?”... Iniziò ad inseguirmi facendo finta di essere indignato/incazzato, ma commise il grave errore di togliersi le ciabatte dai piedi... la lamiera di coperta non aveva nulla da invidiare in temperatura alla lava del poco distante Etna... cominciò a saltare come un capretto, tirando moccoli che tutti quanti pensammo sarebbe venuto giù direttamente il Padreterno... Le bolle da sotto i piedi ci misero settimane a guarire...

Ci sono persone che durante il tuo cammino di vita ti restano nel cuore anche se le hai incontrate per pochi istanti... persone che ti indirizzano inconsciamente verso un sentiero, piuttosto che in un altro... persone che invisibilmente condizionano le tue scelte di vita... e altre persone, che pure frequenti per molto tempo, ma non ti lasciano assolutamente niente...

Il lupo mi cambiò la vita. Se al suo posto ci fosse stato qualsiasi altra persona.. e dico qualsiasi... forse avrei smesso di navigare già allora, e non sarei quello che sono oggi. Con i miei pregi, con i miei difetti.

Il consuntivo di vita è ancora presto per farlo, per quanto mi riguarda... Un giorno potrò ringraziarti, lupo... o maledirti... ma adesso, che non ci sei più... so solo che mi lascerai un vuoto immenso...

Il mio pensiero va alla tua signora.. ad un destino bastardo che l’ha tenuta in vita per vederti andar via...

Il mio pensiero va a Salvatore, Daniele, Michele, Giuseppe.. e gli altri che ti hanno preceduto... se c’è una giustizia divina... e confido che c’è... so che ti avranno accolto lassù... ed arruolato nel loro equipaggio...

Un giorno arriverò anch’io... e ci abbufferemo di arachidi e gelati... col vento in poppa... verso nuovi orizzonti...

R.I.P. Mauro....

Semper Fidelis.
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« immagine » L’attesa sulla banchina del porto di Ortona fu lunga... in attesa della “Tina”, una piccola petroliera con la quale avrei cominciato, per la prima volta, il mio percorso da marittimo. A dire il vero un assaggio di ciò che sarebbe stato lo avevo preso pochi mesi prima.. in quella mera...
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01/08/2018 14:47:36
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Commenti

  1. s.hela 01 agosto 2018 ore 21:50
    Molto belli e personali questi tuoi pensieri.
    In punta di piedi ti lascio un abbraccio caro.

    Onore al tuo Lupo Speciale!

    :rosa

    Giulia

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