New Orleans - Tribute to PepTide

28 luglio 2017 ore 20:58 segnala
"Doc, la memoria mi ha tradito, ma non cerco scuse. Colpa mia.
Sai quanto io sia restìo a fare dediche personali, se non in casi eccezionali... però, per farmi perdonare, e non potendo fare di più, e non avendo matite esotiche, ti regalo questo racconto.
Lo regalo a te che sei una persona veramente speciale, e che meriti di vedere realizzati i tuoi sogni. E non lo dico tanto per dire.. lo sai. Così come non serve vedersi.. frequentarsi... per dare una giustificazione all'empatia reciproca. C'è e basta. Magari passeranno altri mesi prima di leggerci ancora... ma per adesso... Auguri di cuore..."


New Orleans. Solo così ne percepisci l’anima. Solo così ti entra dentro e ti fluisce nelle vene alimentando sensi e percezioni che ti proiettano nella dimensione degli Stati del Sud.

Nel Golfo del Messico lasci alle spalle centinaia di piattaforme che le Sette Sorelle hanno fatto crescere nel nome del profitto, strutture che segnano una carreggiata immaginaria e che ti accompagna nel delta del Mississippi.

Solo così. Navigando.

Dal Perù, attraverso Panama, l’organismo ha già assimilato i fusi orari, dannazione di chi viaggia in aereo.

Non ti accorgi di essere nella foce di quel fiume leggendario finché l’orizzonte di fronte a te non si restringe in una cornice formata da due lingue di terra che segnano il letto di quel corso d’acqua maestoso.

“Ferma le macchine”.

L’attesa del Pilota non disturba l’attenzione vigile di chi è sul ponte su tutte le navi e imbarcazioni che intorno a te sciamano risalendo o ridiscendendo il fiume, in uno specchio d’acqua obbligato così ristretto che ti viene voglia di scappare. Navi, motoscafi, velieri, e bettoline incredibilmente lunghe e colme di carbone in fila indiana come fosse una processione al Dio del Mare.
La corrente trascina le acque una volta limpide del Lago Itasca, seimila chilometri più a nord nelle terre del Minnesota e dell’Illinois, fino alle acque dell’oceano Atlantico… quasi uno sposalizio tra acqua dolce e salata che trova il suo apogeo nel Delta…

E noi questa corrente la risaliamo, con la prua ben ferma a tagliare il flusso del fiume…

“Half ahead”... avanti mezza. La voce del Pilota è perentoria.

Le due sponde ai nostri lati offrono sempre uno spettacolo diverso, tutte le volte che lo ammiriamo…
Cavalieri che lanciano al galoppo il proprio ronzino in una sorta di gara con il nostro bastimento… croci che ricordano le anime di coloro che hanno voluto essere sepolti accanto a ciò che è stato simbolo e vita nel percorso terreno… piccole canoe che spuntano dai Bayous laterali guidati dai veri figli della Louisiana… mangrovie che celano la fauna locale come barriera invisibile di un mondo sconosciuto… case di legno e di un’architettura elegante e che solo li puoi vedere, di cui percepisci i segni delle innumerevoli ricostruzioni causate dagli uragani…

“Slow ahead”… avanti adagio.

Otto ore dall’imbocco del fiume sono quasi volate.. I moli di Algiers e i battelli a ruota, delizia dei turisti, ci riportano alla realtà… New Orleans.

Mettiamo i piedi a terra dopo venti giorni di navigazione… ed il rituale è sempre lo stesso quando attracchiamo qui… il primo bar, la telefonata a casa incuranti della differenza d’orario… il bicchiere di coca-cola che non capisci come mai costa più di una bottiglia di Brunello, ed è condito non con cubetti di ghiaccio ma con iceberg stile calotta antartica. Mi dimentico sempre di dire la magica frase… “uidaut ais plis”… E poi il taxi. Destinazione centro città. L’autista vola sulla sopraelevata che domina lo skyline e lo stadio dei Saints…

Amo questa città. E con me la amano i due compagni di franchigia. Ignazio, il giovanotto di macchina di soli 19 anni e con alle spalle un divorzio ed un figlio mai conosciuto… giovane all’anagrafe ma temprato come un sessantenne. Piero, il secondo di macchina, dall’aspetto truce ma con il cuore d’oro…
Mi considero.. ci consideriamo… marittimi veri. Non come quelli impomatati, arroganti e coperti da una divisa immacolata e la cui preoccupazione è quella di offrire un drink alla passeggera di turno.
Il mondo noi lo visitiamo dalla porta di servizio, attraccando nei posti più lontani dalla civiltà… le petroliere e chi le conduce sono viste dai benpensanti come il diavolo, salvo agognarne il contenuto alla stregua di cocainomani… Ma tant’è. Non ce ne frega nulla.

L’autista attraversa la notte portandoci dove abbiamo chiesto… La dove la possiamo, per una sera, dimenticarci della solitudine in mare.

Bourbon Street ed i suoi locali situati in ciò che sembra un caos organizzato alla perfezione ci abbaglia con le sue luci.. i suoi neon.. il predicatore di non so quale religione ci guarda con occhi iniettati di sangue sputandoci addosso passi della Bibbia che evocano la paura… la gente… la moltitudine di gente accalcata ci spinge come fosse la corrente del Mississippi lungo la strada… le bellissime donne seminude, sedute all’esterno ammiccano con fare erotico invitandoci ad entrare… e poi la musica… la musica che esce da ogni pertugio degli edifici intorno a noi… cajun, gospel, blues, jazz, rock… hai solo l’imbarazzo della scelta… artisti di strada talmente bravi che potrebbero trovare lavoro in un qualsiasi spettacolo televisivo nostrano…

Come topolini ipnotizzati dal pifferaio magico entriamo nel bar dove un gruppo blues sta suonando una melodia accattivante… ci sediamo davanti al bancone dove sopra di esso, una splendida ragazza vestita di solo un minuscolo slip segue le note a passi di danza voluttuosa… io ed i miei compagni, seguendo l’esempio di tutti gli altri avventori, infiliamo una banconota da 5 dollari tra la pelle vellutata di quella gamba e l’elastico della giarrettiera… Automaticamente il sorriso della donna si spegne e prosegue alla ricerca del prossimo benefattore…

Il tempo di bere un bicchiere e poi di nuovo fuori… troppe cose da vedere… da respirare… stare chiusi tra 4 mura nonostante lo spettacolo non fa per noi…
La musica Cajun.. l’adoro… seduto sullo sgabello dell’ennesimo bancone, ammiro i 15 musicisti che intonano note coinvolgenti ad un ritmo piacevole… sulla mia destra un ring pieno di fango dove due ragazze si sfidano con cruenza che non sembra recitata…
Questa è New Orleans… dove fare amicizia a Canal Street è facile come fare un nodo piano…

Ma New Orleans è anche altro…
E’ facile perdersi di vista nella calca… e così non troviamo Ignazio… per poi ritrovarlo un quarto d’ora dopo ad uno dei tanti incroci, bianco come un cencio … ci racconta della pistola puntata alla schiena…del trascinamento in una viuzza laterale.. la rapina.. i soldi, 700 dollari appena presi a bordo come parte dello stipendio… la catenina d’oro… il tutto in pochi secondi… Un’altra prova per quel ragazzo dagli occhi ormai vuoti…

Fare la denuncia ad una delle varie pattuglie che circolano senza sosta è improponibile… si rischierebbe di non tornare a bordo in tempo per la partenza… E così decidiamo, io e Piero, di fare una colletta… che sarà completata dal resto dell’equipaggio, ne siamo sicuri…

Ormai la serata non ha più senso di proseguire… fermiamo un taxi… torniamo a bordo…
Chi guida forse conosce delle scorciatoie… non rifacciamo la stessa strada dell’andata… attraversiamo quartieri bui… abbandonati… noto la pistola sul cruscotto del tassista nero che, vedendo il mio sguardo, sorride rassicurandomi “tranquillo fratello, qui è normale averla”… Rifletto ancora sulle sue parole guardando attraverso il parabrezza… bidoni da cui escono fiamme illuminano gli occhi di coloro che stanno intorno per riscaldarsi… Il bianco dei bulbi oculari seguono il nostro passaggio facendoci drizzare il pelo sul collo….

Si, anche questa è New Orleans.
Scendo dalla macchina e mi fermo davanti allo scalandrone di bordo… le valvole di sfogo delle cisterne, le press vac, stanno intonando una cacofonia che mi ricorda qualcosa… si… sembra quasi che vogliano invitarmi a cantare….

“Oh when the Saints… go machin ‘in…”




Semper Fidelis
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"Doc, la memoria mi ha tradito, ma non cerco scuse. Colpa mia. Sai quanto io sia restìo a fare dediche personali, se non in casi eccezionali... però, per farmi perdonare, e non potendo fare di più, e non avendo matite esotiche, ti regalo questo racconto. Lo regalo a te che sei una persona veramente...
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28/07/2017 20:58:46
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Commenti

  1. s.hela 17 agosto 2017 ore 18:51
    Letto tutto d'un fiato per non perdermi nemmeno una punteggiatura .
    Bellissimo il tuo New Orleans.

    Giulia

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