non ti amo e non ti amo e no

15 ottobre 2018 ore 23:47 segnala
T'AMO DELLA PIU' ASSURDA INVENZIONE

che io non possa dirtelo
e che al sottrarmi a questo ricordare
che oggi strappi e getti e che l'abbandoni
e quando a raccogliere e di nuovo e all'indomani
che al riporre segretamente in petto


T'AMO DEL PIU' ASSURDO DEI COMPORTAMENTI

Premessa di condotta

15 ottobre 2018 ore 22:21 segnala
L’esperienza che induce alla prudenza.

No, neanche fosse per smaniosa curiosità di comprensione che io possa ripercorrere tutte quelle strade possibili al seguire e quando farlo non sia altro che l'esporsi ad un comportamento malato o peggio, in quel finire esausti, disturbati.

Sia attrazione per il bello, per l’interessante, per quel che nei discorsi e nel loro articolarsi al sano e costruttivo e quanto più disarticolato, disancorato dal malsano, potendo e classificando quanto inutile “financo” dannoso quello spreco di energie e per quel che all’innecessario logoramento sensibile.

Che la maggior parte delle cose circostanti non stiano necessariamente all'appartenerci, fossero anche queste insistenti al richiamo e all'accostamento e quando e quanto più che dall'irrilevante.

E non è sempre facile, ma che i discorsi diretti siano la migliore condizione per capire e agire.

Premessa di fragilità

14 ottobre 2018 ore 17:41 segnala
Ch’io quell’uomo integro, trasparente, vero, tutto d’un pezzo: ma vaffanculo va!

Ch’io non sappia neanche cosa sia l’anima, tanto decantata da quel pensiero Platonico ma anche dal differente Aristotelico, non solo e per Diana! Che io non attinga ad un miserabile vocabolario per comodo di conformità a semplicità e in riferimento al pensiero del primo e a cui il mio inteso a plasmare; ch’io non sappia cosa degli altri all’uso di quella parola e in visione, in speranza e d’agognato, di riverso e così affidato all’esteso inteso.

E poi alle volte è un contorcersi, anche in/per tutto quel che a sapermi e quel che mi manca.

Premessa d’ambientazione

10 ottobre 2018 ore 15:47 segnala
abbia ...
a ...
quell' ...
d’approfondimento ...
e ...
foggia ...
da ...
gioco- ...
ad essa focalizzando






Che dagli errori i tasselli e le idee e fino all’ideazione, come a un principio di continuità, quantomeno lungo, molto, come uno e alcuni e i molti, concetti al tempo intesi dagli antichi greci non ancora in possesso del concetto di infinito, allo stesso modo degli ebrei che portano riferimento a un lunghissimo tempo nei loro scritti, a quel senso compiuto e mai al concepimento dell’infinito e ad ogni modo, immagazzinando, provando, convertendo, trasformando, tramandando, attraverso i movimenti dell’esistenza, la mente umana è strumento così capace e d’esperienza fortemente aggrappata alla memoria.

E come dagli errori di una brutta copia e che così presi in osservazione, possano nascere discorsi finemente complessi.

Ch’io abbia così forte quella parte d’inconscio nascosta, così creativa e affinata quanto celata quasi qual morbosamente a sé gelosa ed io ad ombra della luce di un conscio apparentemente morente, deludente, il Clark Kent della situazione.

Raffaele Morelli, psicoterapeuta, psichiatra e quant’altro di suo importante, è persona che ad oggi io non ami seguire e al cui pensiero io mi trovi fortemente in contrasto soprattutto per via del suo spontaneo tematica trattare in accostamento a quel che delle dottrine orientali e senza prima creare quella doverosa introduzione d’accostamento quantomeno fondamentale a noi occidentali per potere comprendere appieno senza cadere a celata induzione al misticismo allo stesso modo, tra l’altro, di quanto già compiuto dai credenti e in genere, perché fare cultura è una cosa, si può trattare spaziando anche di cultura mistica, mentre mistificare è altro, e tuttavia per quelli che i riferimenti storici da lui citati, però, capace di catturare la mia attenzione come quando ad esempio in riferimento all’atto del cambiarsi nome…

Cosa fare quando ti senti perso «… è molto importante in certe ore della giornata ... cambiarsi il nome … cosa vuol dire … cambiarsi il nome … è una tradizione antichissima … vuol dire … fare entrare la propria identità in un altro suono … non sono Raffaele … sono Guglielmo … non sono Raffaele sono Roberto … come Raffaele ho in mente una mia vita, un mio stile, un modo di muovermi … come Guglielmo … ne ho altri … un altro modo di vestirsi, un altro modo di parlare, altri linguaggi … »

E questo non è forse quell’atto che consciamente o inconsciamente ci apprestiamo noi chatter e blogger ogni giorno? E così raccontandoci o addirittura reinventandoci, approcciandoci così a noi scudo maschera e/o ad altrui? E mi vengono in mente degli usi e dei costumi quegli storici balli mascherati, quando per lo più in sfoggio d’abito e di un personaggio più che al mascheramento della propria identità quando ai più nota e nonostante l’ipocrisia di concetto, il riuscirvi sguazzar giocar dentro.

Allora abbiamo l’atto o l’usanza, quando conscio, quando inconscio, quando ipocrita e quindi al conscio ma che fa nulla.

E poi, quando, anche l’azione, ma quando e non sempre e al contrario dell’atto.

Prosegue Morelli:
«… ecco io penso che se noi impariamo … a stare con il nostro amico sconosciuto, a darci un altro nome … noi cambiamo l’identità … magari come Francesca non si riesce ad uscire da un rapporto difficile ma come Roberta … senza neanche saperlo, inconsciamente, si mettono in atto dei meccanismi, si incontrano persone, si parla con amiche che … ci indicano una strada.»

Ed io mi trovo e assieme a voi, quando d’atto e in maniera conscia e quando inconscia, mentre all’azione e al dirmi quando e non sempre saprei, per lo meno consciamente.

Tornando agli errori, all’io mio meraviglioso inconscio, capace di manifestarsi in tal modo e a meraviglia di quell’io conscio che ora, capace, l’osserva, quel qualcosa chiaramente riconoscendolo discorso personale d’attuale e che così riverso e trascritto e che appartenente "quandanche" ad un freschissimo passato.

Presente, passato, presente, qualcosa che fatica a dirsi e al darsi morente; forse, scriverò, un qualcosa di tanto vicino a una relazione, ma che questi non diventino e di certo i fatti vostri.

Pseudo relazione in cui, però, l’oggetto dell’amore non era uno, ma alcuni, cioè c’ero anch’io; ed oggi che io mi trovi nel conflitto o dramma da perdita da allontanamento e alla mancanza di uno degli oggetti ma ancora nell’amore perché anch’io; cioè, grazie a questa persona, che mi ha mostrato me, nella relazione, me bellezza a mia consapevolezza e che io ancora m’ami sorridente al sì tanto gioioso e a quell’irresistibile spassoso, presente, fino alle lacrime ridente.

E che queste cose io riesca a confessarmele come Ere.s e come non mai ad atto ma a differente forma d’azione.

Premessa d’ambiente

08 ottobre 2018 ore 17:20 segnala

Nuovamente in approdo da altra sede e avendo già chiaramente espresso nella descrizione del profilo e in altro post quanto di me e in merito alla bacheca e che io ora confessi anche il non essere mai riuscito a preferire o a farmi piacere e financo sapermi sorpreso da fascino e quindi all’arrivare a provare attrazione per questa stessa piattaforma nell’uso del Blog e che a pelle mi si ripresenti sempre come strumento fortemente limitante, e per quel che riguarda la possibilità di composizione nell’espressione della propria creatività nei Post, e per quel che riguarda il modus operandi di interlocuzione negli stessi: al commentatore è privata la propria immagine avatar e non si intenda questo rappresenti il miglior livello d’approccio possibile quando e da subito visivamente solo e attraverso un buco nero! Ditemi voi quale mente disturbata abbia possa evere mai potuto concepire a simile sorta quell’ di invito visivo all’immediata non-comunicazione (induzione a difficoltà o diffidenza), che questi sicuramente un genio del male!

In approfondimento e per quel che inerente la composizione, che non si possano modellare immagini sul corpo del testo e a proprio piacimento e quindi stabilirne affiancamento e ridimensionamento e altresì vero che non si possa inserire altri video fuorché di provenienza dal network youtube e allo stesso modo il non potere stabilire le opzioni parametriche per gli stessi e cioè che ci si trovi di fronte ad una completa mancanza da contesto di personale impaginazione; insomma, per farla breve, che io non ami, che io non possa avvertire come casa piacevole chatta.it e che non lo abbia mai potuto fare e in aggiunta di altri motivi e che pur restando un qualcosa che stia in piedi e che funzioni ma che e per lo più sopravviva come un qualcosa di privo e che priva... come una sorta di interiore logoramento ad una possibile più intensa capacità espressiva o qualsivoglia chiamarla Presenza e allora non rimanga almeno che il sopravvivere delle parole di un puro e sublime e ignoto e ipotetico scritto.

In aggiunta d’approfondimento e per quel che riguardi invece il profilo personale utenza e in cui il genio del male colpisca ancora, che i visitatori del profilo vengano posizionati in colonna e a foggia sorta di stalker da posti in prima pagina come ci si trovasse improvvisamente /.../ introdotti /.../ all’uscire di casa e così sommersi da una invasiva folla di giornalisti, quando nel menù in alto a destra ci siano le voci “i tuoi preferiti” , “chi ti preferisce” ma non “chi ti segue” o “chi ti visita”… e da qui la nascita del giochino degli utenti fasulli dai nomi più disperati quando in gioco-visita e a lor modo depositari d’un messaggio: “ma.quantoseiantipatico”.

Ma che neanche a progettarla possa vedersi realizzata una simile situazione.

Che il contorno della fiera degli equivoci non si esaurisca, no, perché quando nella necessità estrema di dovere bloccare l’utenza molesta poi in quel dovere entrare dentro a quello stesso profilo per potere eseguire l’operazione di blocco; cioè al non volere avere a che fare con certi individui il doverne avere a che fare e seguendoli e visitandoli e financo all’interno del profilo, ma ... ma-ma questo è geniale veramente, da veri dissociati mentali: è un sito gratuito e mi si potrebbe post-porre e ad essa focalizzando in mia risposta al cosa c’entra questa affermazione con il volere mettere in luce quegli aspetti legati, dell’ambiente, al funzionamento delle cose, all’impostazione e concezione delle stesse, alla polis, perché alla fine di questo si tratta, politica nei e dei rapporti; che io la chiami disgregazione e al contrario di aggregazione e che io non trovi altri termini (discorso in linea con il filo precedentemente accennato e tra le righe).

Ma che ci si adatti, di conseguenza e nonostante tutto.

Mentre e a proposito di fascino ed attrazione, un frammento di quel che "io sia stato" e in un post e presso un diverso ambiente (quello di origine):

«Questa sera ho avuto modo di leggervi intenti nella ricerca di quel paracadute utile al contrasto della spergiurata eventualità di potervi perdere di vista.

Ho letto di Chatta.it , sito che ho avuto modo di frequentare al seguito della mia lunga dipartita, per motivi di percorso e personali dal qui presente sito.

La mia esperienza, le mie impressioni, la mia capacità d’analisi, il mio sentire, mi portano a scrivervi questo: si tratta di un sito che garantisce un accesso sicuro e un ambiente monitorato da uno staff che opera gerarchicamente e attivamente, più di giorno che alla notte e secondo precise regole ma poiché tutto il mondo è paese si può essere estromessi anche per un non nulla e a seconda di chi si è finiti per pestare i piedi; capace di servizi di messaggistica breve come i “trilli” o assimilabili alla messaggistica di twitter tramite una bacheca in condivisione, inoltre capace di servizi di blog tematici e personalizzabili, inoltre capace di servizi di chat e di servizi più evoluti tramite la creazione di gruppi e/o stanze ma il fattore più importante è che si tratta di un sito molto più affollato del presente.

Fin qui parrebbe meraviglioso eppure e ad oggi mi trovo da li migrante assieme ai miei perché.
La verità è che mi sono ritrovato disperso, isolato, privato, snaturato da qualsiasi emozione e stimolo: lobotomizzato in mezzo a lobotomizzati, essi non litigano come voi, non ne hanno le possibilità o le capacità ma questo non si applica soltanto alla sfera dei litigi.

La verità è che pur non parlando quasi con nessuno, pur col mio carattere, qui leggendo trovai qualcosa di talmente intenso da non riuscire a non amare profondamente.
Questo è quel che mi accadde dal primo momento in cui ebbi modo di posare gli occhi su di voi, sui vostri rari scritti e sino dal lontano duemila e sei.

Poiché ho tanto amato ho anche tanto odiato, questo mai dimenticando.
Ma ho amato.

Tutto quel che posso rivelare oggi è che Puntochat.it è stata l’introduzione ad un percorso, di curiosità, di meraviglia, di scoperta, di cultura, di rappresentazione, di gioco ed anche d’ostico, di sanguigno, di sanguinolento e a quanto di più vicino ad un risveglio.»

Premessa di presenza

07 ottobre 2018 ore 17:52 segnala
Come dal testo della canzone di Angelo Branduardi e che oggi ieri in corpo al blog e dal titolo "l'apprendista stregone" e da cui “così ci sarò e non ci sarò, continuerò la mia invisibile danza” e che così in questo annoverarsi di appuntamenti; soprattutto il non voler confondere finendo col trasformare lo stesso e in quel che l’essente essenza della bacheca e che per lo più piena di utenti e della loro inutilità; ridere, sorridere, che il percepire non sia legato a quel suono o al suo inteso comune fare, al modo frenetico e frettoloso a consumo in scena d’atto: silenti, ci sono sguardi aventi occhi ridenti e menti che a letture sorridenti.

Premessa d’esteriore

07 ottobre 2018 ore 16:31 segnala
Istanti nutriti d’attimo come il batter d’un ciglio cui una su cento soltanto in quelle gradevoli sembianze e che di me e che in sguardo al mondo e in quel che a immagine il trasparire attraverso l’immaginario fotografico.

Premessa d'interiore

07 ottobre 2018 ore 15:52 segnala
Vincolanti accecanti inaridenti forze come il costringersi d’infinito al tempo della solitudine e in quel raro riemergere e in quei pochi e preziosi respiri che a vita interiore d’intenso e variopinto nutrimento al varco tra il terrificante e la meraviglia.