Premessa d’ambientazione

10 ottobre 2018 ore 15:47 segnala
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Che dagli errori i tasselli e le idee e fino all’ideazione, come a un principio di continuità, quantomeno lungo, molto, come uno e alcuni e i molti, concetti al tempo intesi dagli antichi greci non ancora in possesso del concetto di infinito, allo stesso modo degli ebrei che portano riferimento a un lunghissimo tempo nei loro scritti, a quel senso compiuto e mai al concepimento dell’infinito e ad ogni modo, immagazzinando, provando, convertendo, trasformando, tramandando, attraverso i movimenti dell’esistenza, la mente umana è strumento così capace e d’esperienza fortemente aggrappata alla memoria.

E come dagli errori di una brutta copia e che così presi in osservazione, possano nascere discorsi finemente complessi.

Ch’io abbia così forte quella parte d’inconscio nascosta, così creativa e affinata quanto celata quasi qual morbosamente a sé gelosa ed io ad ombra della luce di un conscio apparentemente morente, deludente, il Clark Kent della situazione.

Raffaele Morelli, psicoterapeuta, psichiatra e quant’altro di suo importante, è persona che ad oggi io non ami seguire e al cui pensiero io mi trovi fortemente in contrasto soprattutto per via del suo spontaneo tematica trattare in accostamento a quel che delle dottrine orientali e senza prima creare quella doverosa introduzione d’accostamento quantomeno fondamentale a noi occidentali per potere comprendere appieno senza cadere a celata induzione al misticismo allo stesso modo, tra l’altro, di quanto già compiuto dai credenti e in genere, perché fare cultura è una cosa, si può trattare spaziando anche di cultura mistica, mentre mistificare è altro, e tuttavia per quelli che i riferimenti storici da lui citati, però, capace di catturare la mia attenzione come quando ad esempio in riferimento all’atto del cambiarsi nome…

Cosa fare quando ti senti perso «… è molto importante in certe ore della giornata ... cambiarsi il nome … cosa vuol dire … cambiarsi il nome … è una tradizione antichissima … vuol dire … fare entrare la propria identità in un altro suono … non sono Raffaele … sono Guglielmo … non sono Raffaele sono Roberto … come Raffaele ho in mente una mia vita, un mio stile, un modo di muovermi … come Guglielmo … ne ho altri … un altro modo di vestirsi, un altro modo di parlare, altri linguaggi … »

E questo non è forse quell’atto che consciamente o inconsciamente ci apprestiamo noi chatter e blogger ogni giorno? E così raccontandoci o addirittura reinventandoci, approcciandoci così a noi scudo maschera e/o ad altrui? E mi vengono in mente degli usi e dei costumi quegli storici balli mascherati, quando per lo più in sfoggio d’abito e di un personaggio più che al mascheramento della propria identità quando ai più nota e nonostante l’ipocrisia di concetto, il riuscirvi sguazzar giocar dentro.

Allora abbiamo l’atto o l’usanza, quando conscio, quando inconscio, quando ipocrita e quindi al conscio ma che fa nulla.

E poi, quando, anche l’azione, ma quando e non sempre e al contrario dell’atto.

Prosegue Morelli:
«… ecco io penso che se noi impariamo … a stare con il nostro amico sconosciuto, a darci un altro nome … noi cambiamo l’identità … magari come Francesca non si riesce ad uscire da un rapporto difficile ma come Roberta … senza neanche saperlo, inconsciamente, si mettono in atto dei meccanismi, si incontrano persone, si parla con amiche che … ci indicano una strada.»

Ed io mi trovo e assieme a voi, quando d’atto e in maniera conscia e quando inconscia, mentre all’azione e al dirmi quando e non sempre saprei, per lo meno consciamente.

Tornando agli errori, all’io mio meraviglioso inconscio, capace di manifestarsi in tal modo e a meraviglia di quell’io conscio che ora, capace, l’osserva, quel qualcosa chiaramente riconoscendolo discorso personale d’attuale e che così riverso e trascritto e che appartenente "quandanche" ad un freschissimo passato.

Presente, passato, presente, qualcosa che fatica a dirsi e al darsi morente; forse, scriverò, un qualcosa di tanto vicino a una relazione, ma che questi non diventino e di certo i fatti vostri.

Pseudo relazione in cui, però, l’oggetto dell’amore non era uno, ma alcuni, cioè c’ero anch’io; ed oggi che io mi trovi nel conflitto o dramma da perdita da allontanamento e alla mancanza di uno degli oggetti ma ancora nell’amore perché anch’io; cioè, grazie a questa persona, che mi ha mostrato me, nella relazione, me bellezza a mia consapevolezza e che io ancora m’ami sorridente al sì tanto gioioso e a quell’irresistibile spassoso, presente, fino alle lacrime ridente.

E che queste cose io riesca a confessarmele come Ere.s e come non mai ad atto ma a differente forma d’azione.




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