Dopo Il Post Di Crenabog

12 giugno 2019 ore 09:56 segnala
Mi è tornato in mente questo fatto, chissà se potremmo chiamarlo femminicidio indotto...ma non solo questo.

Non poteva essere solo colpa della rabbia del momento se lei si uccide uccidendo anche i figli. Possiamo chiamarlo femminicidio indotto? Lei forse pensò che uccidendo solo se stessa, all'uomo che le aveva appena detto che l'avrebbe lasciata non sarebbe importato poi molto allora decise per quel piano diabolico che mise in atto, portare con se anche i figli avuti da lui. Da tempo i vicini sentivano litigate, discussioni, pianti di bambini, lui aveva trovato un'altra, la terza, decidendo così di allontanarsi da lei. Infatti lui prima di formare una famiglia con lei aveva lasciato una prima compagna dalla quale aveva avuto un figlio e questo figlio abitava spesso in questa famiglia insieme ai due fratellini e questa nuova mamma.
Quel giorno i vicini sentirono urla e pianti di lei mentre lui ad un certo punto prese la sua auto e se ne andò portandosi via il primo figlio, si seppe poi che era stata lei a chiedergli di portarlo via.
Dopo un'oretta i vicini videro lei e i suoi bambini, una di 11 anni e l'altro di 3 salire sulla sua bmw e partire, un'ora insolita in estate ma niente faceva presagire quello che poi sarebbe successo.
Dalle telecamere di un distributore di benzina nelle vicinanze dell'abitazione, a quell'ora chiuso, videro in seguito che si era fermata riempiendo due taniche di benzina, le mise in bauliera e partì. Dopo un paio d'ore alcuni contadini che abitavano in piena campagna di un paese vicino videro da lontano una colonna di fumo e poi uno scoppio. Chiamarono i vigili del fuoco ma quando questi arrivarono si trovarono davanti uno spettacolo terribile. Uno di loro disse che non si era mai trovato ad un fatto del genere. Tre cadaveri abbracciati e bruciati sul sedile posteriore dell'auto. Lei aveva inondato di benzina tutto l'abitacolo, chiuso le portiere con la sicura e poi aveva azionato l'accendino. Posso immaginare ciò che provarono i bambini soprattutto quella di 11 anni, a quell'età si capisce quello che sta accadendo.
Sul tavolo di casa trovarono un flacone che conteneva sonnifero, evidentemente lei lo aveva fatto ingurgitare ai bambini ma dall'autopsia risultò che al momento della morte i bambini erano coscienti.
Di questi fatti ne sentiamo spesso, per punire il compagno o la compagna si uccidono anche i figli. Come diceva Crenabog nel suo post alcuni/e portano le persone all'esasperazione in modo che siano essi stessi ad uccidersi ma alcune volte si portano dietro anche i figli in modo che non rimanga più niente di un amore finito, sbagliato, un amore di cui non deve più rimanere traccia.

Mi è rimasto impresso questo fatto perchè quella casa dove abitavano la vendemmo noi come agenzia e quindi in ufficio li avevo visti spesso tutti quanti. Ma, per quella donna al momento della notizia non ho provato nessuna pietà, anzi, tanta rabbia nei suoi confronti, i figli si fanno, si allevano ma non si uccidono per nessun motivo al mondo, non sono noi, hanno il pieno diritto di vivere la loro vita.
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Mi è tornato in mente questo fatto, chissà se potremmo chiamarlo femminicidio indotto...ma non solo questo. Non poteva essere solo colpa della rabbia del momento se lei si uccide uccidendo anche i figli. Possiamo chiamarlo femminicidio indotto? Lei forse pensò che uccidendo solo se stessa,...
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Non Sono Superstiziosa

24 maggio 2019 ore 08:21 segnala


ma non posso proprio fare a meno di celebrare questo giorno, il farlo ogni anno è diventato come un rito, fino ad oggi è stato propizio si insomma mi ha portato bene quindi la mia intenzione è continuare visto che non mi costa nulla se non causare un certo fastidio in chi mi legge ma sarò perdonata, almeno credo.
24 Maggio 2013 – 24 Maggio 2019 e......sonoseisonoseisonosei, si, da allora sono passati sei anni ed io sono ancora qui.

Cin-cin … alla mia ed alla Vostra!

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« immagine » ma non posso proprio fare a meno di celebrare questo giorno, il farlo ogni anno è diventato come un rito, fino ad oggi è stato propizio si insomma mi ha portato bene quindi la mia intenzione è continuare visto che non mi costa nulla se non causare un certo fastidio in chi mi legge ma...
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Il Lavoro Ai Miei Tempi E Quello Di Oggi

22 maggio 2019 ore 10:17 segnala


Il lavoro negli anni difficili della contestazione sessantottina non fu assolutamente facile. Iniziarono a far casino soprattutto gli studenti figli della Borghesia. La conseguenza di questo portò ad aggregazioni con i dipendenti dell'Industria e a scioperi selvaggi. Gli studenti si dividevano tra rossi e neri mentre operai e dipendenti si dividevano tra coloro che scioperavano ed i crumiri.
Era tempo dei comizi dove ci scapparono anche morti, mentre ai cortei di scioperanti venivamo inseguiti dalle camionette della celere con tanto di sirene e tirando spesso lacrimogeni per disperderci.
Nelle fabbriche gli uomini soprattutto facevano picchettaggi ai cancelli, e noi ragazze o scioperavamo o se decidevamo di entrare al lavoro dovevamo passare in mezzo ai picchetti e ci beccavamo tante toccate di culo senza considerare certi epiteti non ripetibili.
Senza considerare il proprietario che, affacciato alla finestra insieme ad altri dirigenti urlavano i cognomi di alcuni di noi minacciando i licenziamenti al rientro. Qualcuno si faceva intimorire e cercava di entrare, altri se ne fregavano altamente.
Ma fu questo l'unico modo per ottenere ciò che chiedevamo da tanto tempo, nonostante a quel tempo ed ancora oggi qualcuno sostenga che con i moti del '68 rovinammo l'Italia.
Questo sopra giusto un accenno alla storia di quel tempo per spiegare cosa volevamo noi lavoratori, gli studenti contestavano altro, cioè la politica di quel tempo, faceva figo essere figli di famiglie ricche contestando le ricchezze vestendosi di rosso. Ed erano scontri con i neri.

Ma io voglio parlare di come venivamo trattati noi dipendenti ed i perchè contestavamo: Volevamo solo i nostri diritti oltre a fare ciò che pretendevano i padroni.
Racconto di me ma nello stesso tempo la storia di tutti quelli che hanno vissuto certi periodi.
Ero una ragazzina quando venni assunta nel 1962 in una grande industria farmaceutica Pisana. A quel tempo non c'erano troppi problemi nel trovare un lavoro. Oggi di quell'Industria è rimasto solo un importante polo di ricerca dove lavorano circa 500 dipendenti, mentre tutta la produzione venne acquistata tanto tempo fa dalla Menarini di Firenze, dipendenti compresi, per chi volle spostarsi, io non c'ero già più.
Torniamo a me ed alle condizioni di lavoro. Il primo giorno mi presentai al cancello e mi mandarono all'Ufficio del personale. Il dirigente mi accompagnò dal direttore di produzione, entrai nel suo ufficio dando il buongiorno, non alzò nemmeno la testa almeno per qualche minuto ed io in piedi davanti alla scrivania aspettavo che si accorgesse di me. Alla fine si alzò in piedi, mi squadrò dalla testa ai piedi dicendomi: Dove pensavi di andare ad una sfilata di moda? Avevo un vestitino verde bosco a palloncino che arrivava al ginocchio ed un paio di scarpe con il tacco che mi facevano anche male ai piedi. Ricordo diventai rossa come un peperone non sapendo cosa rispondere. Vieni dietro a me mi disse. Iniziò a camminare veloce in un lungo corridoio, lui sarà stato alto quasi due metri, il camice che indossava svolazzava qua e là ed io dietro di lui con i miei tacchi non ce la facevo a stargli dietro a quello stronzo di Fiorentino, si perchè era fiorentino. Alla fine bussò ad una porta e la aprì senza nemmeno attendere risposta, all'interno c'era una donna con un camice blu e un paio di occhiali da vista spessi come fondi di bicchiere. Intanto lui uscì e lei mi disse di spogliarmi. Mi fece indossare un camice bianco lungo fino alle caviglie, un paio di calze bianche di cotone, un paio di scarpe da tennis sempre bianche ed una cuffia in testa, poi alcune avvertenze, dalla cuffia non deve spuntare nemmeno un capello, le tasche del camice devono sempre essere vuote escluso un fazzoletto se ne hai bisogno, guai merende di nessun genere, niente trucco, giorno per giorno deve essere mantenuto tutto pulito, se ti macchi porti a casa lavi per il giorno dopo. Quando fui pronta lei richiamo il direttore che mi portò in una stanza dove vi erano altre due ragazze vestite come me, una faceva qualcosa ad un bancone, l'altra stava aprendo la pancia di una cavia. Mi guardo intorno e di cavie con le pance aperte con dentro dei tubicini di plastica ve ne erano parecchie. Ecco mi disse lui, ti affido a loro che ti insegneranno come fare questo lavoro. Diventai di nuovo rossa ma questa volta per la rabbia. Mi voltai di scatto verso di lui e gli dissi: io questo lavoro mi rifiuto di farlo e qui non ci sto. Sapevo bene di rischiare il posto di lavoro ma non me ne fregava nulla. Lui mi guardò come volesse fulminarmi e poi di nuovo: vieni dietro a me e mi riportò all'ufficio del personale spiegando , anzi più giusto dire che iniziò ad inveire contro di me che mi ero rifiutata di fare un determinato lavoro. Vabbè me ne ritornerò a casa. Ma gli andò male perchè ero stata assunta direttamente dal padrone dell'azienda che aveva contatti di lavoro con mio padre. Così decisero di mandarmi in un ambiente diverso, un ambiente sterile dove avrei dovuto fare altro. E ancora dietro a quel fiorentino fin quando arrivammo in altra stanza dove mi fecero ancora spogliare vestendomi con una tuta, un cappuccio, stivali di stoffa, un paio di occhiali, il tutto naturalmente sterilizzato. Al momento mi sembrava di affogare poi pian piano visto il lavoro a cui venivo assegnata non era poi così male, c'erano altre ragazze vestite come me che mi insegnarono quello che avrei dovuto fare.
E da qui poi iniziarono i problemi, turni massacranti anche di 12 ore, il sabato si lavorava fino alle 14.00, spesso dovevamo fare le notti ma non in compagnia, quando ci toccava eravamo da sole così come tante domeniche. Se ti trovavano la cuffia fuori posto o qualche capello fuori erano multe, se avevi una tasca gonfia qualcuno ti guardava cosa avevi dentro, se era merenda, multa. Qualche volta sempre a turno dovevamo andare a pulire i bagni degli impiegati, e questo quasi sempre di domenica quando non c'era nessuno.
Quando andavamo a mensa noi operaie dovevamo stare in coda sempre dietro agli impiegati, sto parlando di circa 300 persone eh? Non di una ventina, quindi quando suonava la sirena del rientro qualcuna di noi non ce la faceva nemmeno a finire di mangiare. Tra operai uomini e donne c'era la differenza di stipendio anche se facevamo i soliti lavori.
Ecco questa era la nostra vita fino a quando non arrivarono i moti del '68. Dopo scioperi selvaggi, dopo sospensioni, dopo alcuni licenziamenti, alla fine riuscimmo ad ottenere i nostri diritti. 8 ore al giorno, sabato festa, niente più lavoro di domenica né le notti, straordinari solo quando erano veramente essenziali e ben pagati. Alla mensa mangiava chi arrivava prima, non c'erano più distinzioni tra operai e impiegati, ci truccavamo, quando non eravamo in ambiente sterile non portavamo più nemmeno le cuffie. A metà mattina ci davano 15 minuti per fare merenda e uscire nel piazzale. Gli stipendi si erano eguagliati tra uomini e donne, niente licenziamenti se non per motivi gravi. Le donne avevano il pieno diritto di fare figli e restare a casa per tutto il periodo che volevano perchè oltre ai mesi di maternità erano previsti per chi lo desiderava mesi di permesso anche se non retribuiti.
Per quanto mi riguarda ho sempre aderito agli scioperi, ho sempre cercato di far valere le mie ragioni pur discutendo con i vari capi reparto o ufficio si perchè entrai come operaia ma quando mi licenziai per motivi gravi di famiglia ero, insieme ad altre due ragazze segretaria di Direzione.
Fu davvero un peccato lasciare un lavoro che mi piaceva ma non potei farne a meno. Ed insieme alla liquidazione che mi spettava di diritto, ebbi una regalìa di 10 milioni. Correva l'anno 1983.

Ora tutti i diritti che ottenemmo a quel tempo con sacrifici, lotte etccc.. sono andati persi, le fabbriche chiudono, si spostano altrove, licenziano......
ma davvero tutto quello che succede oggi è stata colpa nostra, dei sessantottini?????? se qualcuno lo pensa mi spieghi il perchè per favore. Colpa nostra o dei politicanti di merda che si sono succeduti da allora?



NO SIAMO STATI NOI ... F.C. A TUTTI
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« immagine » Il lavoro negli anni difficili della contestazione sessantottina non fu assolutamente facile. Iniziarono a far casino soprattutto gli studenti figli della Borghesia. La conseguenza di questo portò ad aggregazioni con i dipendenti dell'Industria e a scioperi selvaggi. Gli studenti si ...
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Zingari

14 maggio 2019 ore 11:11 segnala


tutto cambia nello scorrere del tempo, oggi li chiamiamo Rom un tempo li chiamavamo zingari. Alcune volte quando ne sento parlare in TV mi tornano in mente i ricordi della mia fanciullezza e proprio di questi tempi io e mio cugino che abitavamo nella stessa casa di paese quando li vedevamo arrivare correvamo in casa avvertendo mamme e nonna che stavano arrivando gli zingari. Come erano diversi da quelli di oggi, arrivavano con un carro coperto come quelli che vediamo nei film del Vecchio West trainato da un paio di cavalli. Per noi ragazzi era un momento di curiosità e anche di un certo timore, c'è sempre stata infatti la paura dei furti perpetrati ai danni della gente ma, a quel tempo la paura era del furto di polli o galline, non si era mai sentito che entrassero nelle case, e allora la nonna la notte chiudeva gli animali dentro al pollaio, di giorno poi pensava lei a far da guardia ai suoi animali.
Da quanto ricordo erano famiglie composte da padre madre e tre o quattro figli, si insediavano in alcuni spazi abbastanza vicini alle case ma non ricordo di furti, loro chiedevano viveri oppure cercavano oggetti da riparare come pentolame ombrelli, affilature di coltelli o frullane visto che in paese vi erano parecchi contadini e vivevano con quello che veniva loro dato in cambio dei lavori svolti. Chiedevano acqua e a quel tempo ne potevamo dare in abbondanza visto che avevamo un grande pozzo. Di solito erano sempre i soliti che tornavano ogni anno e così vedevamo i figli che crescevano. Qualcuno si avvicinava a me e mio cugino quando ci vedevano giocare all'aperto ma mia mamma non voleva che ci avvicinassimo a loro per la paura che ci trasmettessero i pidocchi ma a parte questo e da quanto ricordo non fecero mai del male a nessuno, almeno dalle mie parti. E a quel tempo potevamo davvero chiamarli nomadi o zingari, non si fermavano più di tanto, una mattina ci svegliavamo e non c'erano più.

Oggi è tutto diverso, hanno roulotte o camper e si riuniscono in gruppi in campi definiti Rom appunto. E rubano, chiedono elemosine e rubano, rubano nelle case, rubano nei cimiteri ciò che è rame e anche le docce delle case costringendo i proprietari a rimetterle in plastica invece che in rame, rubano perfino nelle Chiese. Addestrano bambini e ragazzi minorenni nel portare a termine i furti in quanto non punibili dalla Legge. E la Sindaca di un paese vicino a me ha anche dato loro soldi per sgomberare un campo, hanno preso i soldi e sono andati 4 o 5 km più avanti, fuori da quel Comune e si sono di nuovo installati come prima. Ci sono persone che li difendono, logicamente anche tra di loro ci saranno lavoratori, bambini che frequentano le scuole ma, credo siano una minoranza, è proprio il loro modo di concepire la vita di nomadi sentendosi nel contempo in diritto di vivere alle spalle degli altri ignorando le Leggi di chi li ospita e non possiamo più chiamarli nomadi, qui si sono installati e qui restano.

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« immagine » tutto cambia nello scorrere del tempo, oggi li chiamiamo Rom un tempo li chiamavamo zingari. Alcune volte quando ne sento parlare in TV mi tornano in mente i ricordi della mia fanciullezza e proprio di questi tempi io e mio cugino che abitavamo nella stessa casa di paese quando li ve...
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Figure Barbine

06 maggio 2019 ore 17:19 segnala


con il mio lavoro mi capita di farne quando raggiungo al telefono persone che non conosco personalmente. Le voci non sempre determinano il sesso di una persona. Ogni tanto mi succede di confondere una voce da uomo con quella di una donna e viceversa, così questa mattina dopo avere augurato il buongiorno, mi risponde una voce a parer mio femminile. La voce che ascolto risponde educatamente al saluto, continuo con il mio : grazie signora, va bene signora senza che mi venga contestato niente ma alla fine della conversazione, alla mia richiesta : Mi scusi signora, allora quando sarebbe disponibile per visionare l'immobile? Continuo imperterrita con la netta convinzione che sia una lei, ed è solo allora che divento piccola piccola, si, quando dall'altra parte finalmente quello si decide nel dire...mi chiamo Sergio.
E che lo dicano subito no? Non sono la signora ma il signor ….eccheccavolo, sono convinta che queste persone sono pienamente a conoscenza che se non ben conosciute dall'interlocutore, vengono prese per donne, perchè il timbro della loro voce sembra a tutti gli effetti quella di una donna.
E allora ti perplimi , ti scusi, ti genufletti metaforicamente ma la figuretta barbina ormai è fatta.
Ma non del tutto per colpa mia però!

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« immagine » con il mio lavoro mi capita di farne quando raggiungo al telefono persone che non conosco personalmente. Le voci non sempre determinano il sesso di una persona. Ogni tanto mi succede di confondere una voce da uomo con quella di una donna e viceversa, così questa mattina dopo avere au...
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Il Lago Alberto

30 aprile 2019 ore 16:47 segnala












Oggi non ho voglia di lavorare così come ieri. Ieri dovevo riposarmi dalle fatiche domenicali trascorse festeggiando l'anniversario di matrimonio di mio figlio ed il compleanno di mia nuora.
I festeggiamenti si sono svolti all'aperto, non lontano da dove abito in una zona
tranquilla e verde dove vi è un laghetto naturale, si chiama Alberto. Il tutto inserito in una Tenuta riservata ai soli soci. Se non hai la tessera non entri. E' un luogo completamente attrezzato per far divertire i bambini, per il riposo degli adulti, per le passeggiate (con guida) nel bosco, per far passeggiare i cani, ristorante per rifocillarsi. In piena estate vi si fanno rappresentazioni di opere liriche e di altro genere riservate solo ai bambini Con mia figlia e mia nipote più grande ci siamo addentrate di nascosto nel bosco, non troppo però, paura di ciò che striscia e poi ci sono i cinghiali non molto gentili se li incontri specialmente quando hanno i piccoli. Quindi una passeggiata breve e guardinga, comunque è stata una bella giornata.
Oggi invece non ho voglia di lavorare in quanto anticipo la festa del 1° Maggio. Domani voglio essere ben riposata per starmene a casa continuando a riposare. Infatti sono una di quelle persone che quando tutti vanno in giro me ne sto a casa e parto quando sono a casa tutti gli altri.
Infatti mi chiamano Bastian Contrario. Ma a ne va bene così, ognuno gestisce la propria vita come meglio crede.

E allora.....buon 1° Maggio a tutti.

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Prima O Poi Tornano

30 aprile 2019 ore 11:18 segnala


eh già, si va si torna e se anche con nick diversi si capisce subito con chi si ha a che fare sia dal modo di esprimersi e dalle inconfondibili impostazioni che la persona dà al proprio blog.
Ehi tu, sai bene di chi parlo si, parlo di te, ed io sono qui a chiederti il perchè di tutte quelle offese indicibili e della sfuriata immotivata nei miei confronti che facesti prima di sparire. Ti ho riconosciuta fin dal primo post che hai scritto e con la paura, la tua, che io non ti avessi notata sei venuta anche sul mio profilo ma non sul mio blog, quindi credo tu non abbia intenzione di riprendere contatti con me. Mi chiedesti scusa ma erano scuse false, in verità ce l'avevi con me per qualche motivo a me sconosciuto visto che fino a poco tempo prima ci commentavamo e tutto era nella normalità.
Ma ancora non sono riuscita a sapere il motivo per il quale mi trattasti in quel modo e quindi sono ancora qui che attendo. Quando e se vorrai sarò ben lieta si ascoltarti.
Buon prosieguo blogghereccio e vedi almeno con me di comportarti da persona seria come lo sono e sono sempre stata io.

Intanto che aspetto mi bevo un caffè!

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(L1) L'Attesa ...

24 aprile 2019 ore 15:45 segnala


Seduta alla scrivania al solito posto e la vista sull'esterno sempre la stessa, immersa nei miei pensieri, sono in attesa della Primavera, quella che fu, e cerco di dare una spiegazione a questo suo tardare. Le rondini sono arrivate già da un po', ma si sa che da sole le rondini non sempre annunciano la Primavera, infatti da tre giorni scende acqua dal cielo ed il sole non si vede.
Ma inutile resta il mio parlare, le parole non servono, il detto e ripetuto hanno il peso della stanchezza e il sapore di un'attesa che quando si prolunga troppo non ha più ragion di esistere anche se so che tornerai, come tutte le altre volte tornerai e di nuovo riuscirò a godere di te.

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« immagine » Seduta alla scrivania al solito posto e la vista sull'esterno sempre la stessa, immersa nei miei pensieri, sono in attesa della Primavera, quella che fu, e cerco di dare una spiegazione a questo suo tardare. Le rondini sono arrivate già da un po', ma si sa che da sole le rondini non ...
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Buona Pasqua

21 aprile 2019 ore 10:22 segnala


Mi auguro e vi auguro una Buona Pasqua bramando nuove armonie universali, nuove albe, nuove coscienze, nuove consapevolezze, meno ipocrisie, più umanità. Un mondo tutto nuovo perchè questo in cui stiamo vivendo a me non piace più.

Ma Gesù oggi è risorto e spero nella Sua infinita bontà anche se non ce la meritiamo.

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4 Luglio 2015

16 aprile 2019 ore 09:05 segnala


Quel giorno la Cattedrale di Notre Dame era circondata dal verde e dall'azzurro del cielo.
Ora è solo fuoco.
Non riesco a fare un commento decente. Avrei così tanto da dire da non sapere dove iniziare. Posso solo ringraziare chi mi permise di poter ammirare tanta bellezza nella sua unicità.




Mia nipote più grande che mi accompagnò nel viaggio a Parigi fotografata davanti alla Cattedrale.





Con il tempo verrà ricostruita ma non sarà più la stessa.

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« immagine » Quel giorno la Cattedrale di Notre Dame era circondata dal verde e dall'azzurro del cielo. Ora è solo fuoco. Non riesco a fare un commento decente. Avrei così tanto da dire da non sapere dove iniziare. Posso solo ringraziare chi mi permise di poter ammirare tanta bellezza nella sua...
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