...come una conchiglia...

25 settembre 2014 ore 10:49 segnala
Aveva una vita spensierata con un cuore giovane ed era una ragazza esuberante alla ricerca di se stessa. Viveva di giorni felici in compagnia dei suoi cari, mentre passeggiava accanto ad una vita serena. Un giorno ando' con il suo motorino in riva al mare, voleva guardare le onde sfracellarsi sugli scogli. Un mare in tempesta l'accolse per farle ammirare il suo spettacolo. La ragazza guardava le onde maestose, senza distogliere mai lo sguardo dall'orizzonte. Un'onda piu' grande delle altre le sferzo' l'anima in una morsa di ghiaccio, inghiottendola nell'oblio di un subbuglio di alghe. Resto' in fondo al mare, conchiglia preziosa della vasta fauna.
Mentre nuotava libera fra i movimenti del mare, sogno' di vedere la luce. Vide la sua mamma tramortita dal dolore, il suo papà incredulo di terrore, il suo ragazzo disperato di impotenza. Ma lei nuotava libera, non aveva piu' peso, non aveva piu' vita...
La trovarono violacea sulla spiaggia bagnata, la adagiarono sulla lettiga dell'ambulanza che la porto', con sirene ululanti lo strazio di una giovane vita, all'ospedale piu' vicino. Fu rianimata per 30 minuti, fino a che un flebile respiro si libero' dai suoi polmoni.
Resto' adagiata sul lettino, vuota dei suoi pensieri, vuota del suo volere, solo con quel sibilio del polmone artificiale che si riempiva di respiri non suoi.
Nonostante lo sconvolgimento di una decisione da prendere, la ragazza continuo' a cullarsi nel mare. Le teneva una mano la sua mamma e l'altra il suo papà. Si guardarono negli occhi e, nello stesso istante lasciarono che la loro ragazza restasse in fondo al mare....perla di un'ostrica rarissima.
Oggi nuota libera nei mari delle vite appese, seguita dalla scelta di non interferire, lasciando che sia il mare stesso, a riprendersi la sua conchiglia piu' bella...

L'eutanasia passiva è legale in Svizzera, anche se spesso vengono sottovalutati i tanti criteri che bisogna avere per usufruirne. Forse dovremmo solo pensare che la nostra vita è come una conchiglia...le onde se la porteranno via, ma nel mare resterà per sempre.
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Aveva una vita spensierata con un cuore giovane ed era una ragazza esuberante alla ricerca di se stessa. Viveva di giorni felici in compagnia dei suoi cari, mentre passeggiava accanto ad una vita serena. Un giorno ando' con il suo motorino in riva al mare, voleva guardare le onde sfracellarsi sugli...
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25/09/2014 10:49:34
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Commenti

  1. antioco1 25 settembre 2014 ore 11:08
    ti dico quello che penso cara Amica , io credo che ogni paese civi dovrebbe in caso di arrivo alla fine della vita , lasciare decidere alla persona che vuole morire in pace , credo che sia un segno di civiltà e di umanità, grazie per i post che metti che non sono mai banali ciao Ale
  2. patty1953 25 settembre 2014 ore 13:10
    Gia' nel mare dei ricordi di chi l'ha amata...
  3. A.Lu 25 settembre 2014 ore 14:39
    Ho pensato ad Eluana e al calvario del suo corpo. E a tutti coloro che "vivono" nella sua stessa situazione. Spiriti di conchiglia trattenuti sulla terra da un involucro sofferente, via via sempre più inconsistente, ma tenacemente tenuto inchiodato in un letto-foresta di fili, provette, macchine.
    Sono favorevole all'eutanasia passiva che tu mi hai spiegato esaurientemente. Lo faresti qui per tutti coloro che dovessero passare e leggere? Grazie.
  4. cignonero999 25 settembre 2014 ore 15:01
    Mi piace... io ho vissuto l'abbandono alla morte... io avrei fatto lo stesso con un mio caro.Molto bello e grazie.
  5. diogeneilcinico 25 settembre 2014 ore 16:04
    La dolce morte …. Non è una scelta, è LA scelta. Quanto di più intimo e personale io riesca ad immaginare. Una drammatica bilancia fra la speranza che non si attenua e la paura di un’agonia senza fine in una vita-non vita!!. Una scelta, ma un atto di amore … in ogni caso!! Tanti i fattori che potrebbero incidere ... ma alla fine sono dei cuori che devono decidere, su se stessi o sulle persone che amano e che vorrebbero trattenere. Non credo sia possibile farsi un’opinione su di una cosa così estrema come la decisione fra la vita e la morte, anche se è vero che una vita da vegetali è una non vita e che non c’è niente di naturale in tutto ciò che si fa per continuare a far battere un cuore nonostante il destino avesse già deciso, ma chi … qua ed ora se la sentirebbe di dire che sarebbe in grado di dire basta?
  6. amico62a 25 settembre 2014 ore 17:25
    A mio giudizio le persone vanno lasciate libere di scegliere.
  7. Dr.Pentothal 25 settembre 2014 ore 18:27
    Devo....leggere con attenzione...non posso leggere mentre sto andando via. A presto Eve. :bye
  8. 1975martina 25 settembre 2014 ore 18:54
    Da addetta ai lavori ti dico che sono favorevole all'eutanasia,e da persona dico che rispetto e non giudico nessuna decisione,qualunque essa sia,non siamo certo noi a poter/dover decidere della vita altrui,quello è un compito che spetta al Padreterno (per chi crede) o al titolare della vita.Il vero problema è che pensiamo di essere eterni,e non lasciamo dette/scritte le nostre volontà.
    Ciao :rosa
  9. patty1953 25 settembre 2014 ore 20:14
    Per Diogene io lo posso affermare in quanto sono stata posta di fronte a questa scelta per mia madre. Ancora oggi sono convinta di aver fatto la scelta giusta per lei, anche se me ne porto tutto il peso sulla coscienza da figlia. Ma l'amore che porto verso mia madre non mi ha permesso una scelta egoistica. Le sono stata accanto sino all'ultimo respiro accarezzandole il capo, quando mi fermavo cominciava a rantolare come se il contatto con la mia mano le venisse a mancare, appena ricominciavo ad accarezzarle il capo smetteva. In tutto questo io ho trovato tanto di quell'amore e dolcezza, eravamo unite indissolubilmente da un filo invisibile che ancora oggi esiste. :cuore
  10. harley53 25 settembre 2014 ore 20:53
    Eutanasia,.alcuni la chiamano dolce morte, altri buona morte,..ognuno la definisce come meglio crede,..ma il concetto è sempre quello ; non far soffrire di più, chi già sta soffrendo e che vorrebbe porre fine alla sua esistenza,..per noi è facile parlare ,.per il resto penso che si dovrebbero fare delle considerazioni personali a tal proposito, indipendentemente da quello che ne pensano gli altri. Ricordiamoci che tutti dobbiamo morire! ( non rimaniamo sulla terra vivi per fare delle sementi ),..ma soffrendo stando in un letto immobile senza che ci sia uno spiraglio che avvenga il miracolo e far soffrire anche chi ti è vicino non l'accetto,.....per i casi assai disperati che non c'è rimedio alla guarigione o migliorare anche nel tempo piano piano,.sono favorevole all'eutanasia...Ho visto più di un caso che desideravano la morte,.cmq ..sempre da valutare... Credo cmq che se avrebbero la possibilità di parlare,, ti ringrazierebbero per aver alleviato le loro sofferenze. :-(
  11. Hamsho 25 settembre 2014 ore 21:28
    Il mare, le onde,
    il vento che mi stringe forte a se
    nel sole, caldo, forte, lucente,
    questo sole che mi ruota intorno.
    Ah la vita ...
    com'è dolce la vita.
  12. abacogreco 25 settembre 2014 ore 23:24
    Da sempre l'uomo ha vissuto con la paura,paura di tutto quello che non conosce,tra queste la morte. Sin dall'antichità viene descritta con svariate forme più o meno terrificanti ma quello che fa temere è proprio il "non sapere ",l'incognita, Guido Gozzano la definiva "la signora vestita di nulla",ma contraddittoriamente c'è chi ha paura di non morire quando si è distrutti da malattie o sofferenze insanabili.
    La mia opinione è che se un malato,invalido non ha più la forza per sopportare tale sofferenza e quando le cure non danno esiti positivi , ha il DIRITTO di chiedere un mezzo per mettere fine a questa,ed i medici ai quali viene fatta richiesta DEVONO essere messi in condizione di fornire tutto l'appoggio psico-fisico e materiale per tale procedura senza esserne indagati poi per omicidio(procedura di prassi),anzi,dovrebbero essere tutelati,in Svizzera è legalizzata ma per esserne più precisi la titolare del blog ne ha la competenza ed i numeri per tutte le spiegazioni.
    In Italia la chiesa (quella del Vaticano e non quella di DIO) influisce non poco nelle decisioni socio-politiche e culturali per non parlarne dei governi che usano e strumentalizzano tale tematica al solo scopo elettorale e propagandistico con indifferenza e distacco dal problema. Il problema è talmente grande e personale la sua soluzione, legata strettamente a convinzioni individuali morali e religiose, che non ci sentiamo proprio di esporci in giudizi o sentenze.
    Ognuno di noi ha un modo differente di affrontare il dolore fisico e quello morale: c'è gente che si fa estrarre i denti senza anestesia, altra che non sopporta una iniezione sottocutanea; gente che riesce a superare la scomparsa di un parente carissimo con dignità esemplare, altra che si abbatte per una contrarietà che a noi parrebbe facilmente superabile .Nel dizionario, che da sempre ci appare un gran "romanzo", sia pure carente di "trama" , alla voce "eutanasia" leggiamo: "Morte serena e indolore. Teoria medico-giuridica secondo cui è lecito dare una morte tranquilla, per mezzo di narcotici, agli infermi atrocemente sofferenti e inguaribili, inammissibile dal punto di vista del diritto positivo e della morale cristiana (dal greco euthanasìa, composto di eu- e del tema di thànatos morte".
    E allora? Non so dare una ragionevole risposta. :rosa
  13. julia.pink 25 settembre 2014 ore 23:35
    Non riesco a parlare di morte e di eutanasia, mi assale troppa ansia....
  14. Dr.Pentothal 26 settembre 2014 ore 02:21
    Schopenhauer osservava che l'unica certezza nella vita è la morte che ne rappresenta l'aspetto più triste e deplorevole e che il presente si trasforma continuamente in un passato che non c’è piú. Trasformare quell'aspetto triste e deplorevole in certezza di una continuazione naturale, in semplice aspetto della vita stessa o naturale epilogo della chiusura du un ciclo è compito degli individui che guidano le nazioni. Nessuno di noi può scendere fin nei meandri più reconditi dell'anima di un suo simile. Se qualcuno, di fronte ad un evento sconvolgente traumatico o naturalmente degenerativo ha davvero smarrito finanche la benchè ultima speranza di una vita che abbia almeno le caratteristiche essenzialu di una vita e la stessa diventa, quindi, una pura e semplice sofferenza, noi possiano fare una sola cosa: avere il dovere di credergli e comprendere come egli si pone dinanzi al concetto di porre fine a quella insostenibile sofferenza. Il grado di civiltà che contraddistingue un Paese è dato dalla sua predispodizione a considerare le libertà degli individui che lo popolano e di conseguenza muoversi sempre secondo l'insopprimibile libertà dell'individuo. La nostra cultura ha eretto la libertà a criterio supremo, e una decisione contraria alla libertà non avrebbe alcun fondamento in un paese definito civile. La civiltà è libertà di scelta. Avere una scelta a metà mina nelle fondamenta il grado di civiltà di ogni democrazia. Non avere una scelta significa essere uno schiavo.
    Concedere la scelta di scegliere la fine di un percorso è il più alto grado di civiltà che travalica i confini limitanti propri dell'individuo. Bussare alle porte dell'eternità con un scelta è come toccare Dio e guardarlo negli occhi.
  15. Evelin64 26 settembre 2014 ore 07:48
    Eutanasia, argomento molto delicato e direi assolutamente soggettivo. Sicuramente tanti fatti di cronaca ci hanno dato modo di pensare a questo gesto estremo e forse anche di immedesimarci in un contesto dove la decisione da prendere è assolutamente difficile.
    Come asserivo nello stesso post, in Svizzera è stata legalizzata nel 2004 l'eutanasia passiva, anche se, ad onor del vero, è stato necessario fare un referendum, per prendere coscienza dei "pensieri" della popolazione Elvetica.
    Di sicuro c'è che è la cultura, la mentalità, e forse anche la predisposizione individuale a far si che certi aspetti vengano colti come sostegno per la dignità umana. Esiste un protocollo a riguardo, come esiste anche un iter burocratico che da' indicazioni sui requisiti richiesti per poter usufruire dell'Exitus.
    1. bisogna essere iscritti all'Exitus, o in mancanza, aver lasciato una biografia dove è assolutamente chiaro che si rinuncia, in caso di malattia grave o incidente, ad ogni accanimento terapeutico.
    2. Il degente, in caso di fase terminale, deve essere in grado di scegliere da solo il momento in cui attuare l'eutanasia passiva, o in mancanza, deve aver lasciato scritto "chi" deve decidere per lui.
    3. Dal momento dell'iscrizione all'Exitus, il paziente sarà costantemente supportato da uno psichiatra, il quale ha il compito di stilare l'intero iter e tutte le motivazioni che lo portano a questa decisione.
    4. Non devono esistere problemi economici riguardo a degli eventuali lasciti, in modo che "tutti" i parenti siano informati della successione amministrativa ed economica del richiedente.
    5. Il degente deve avere un male incurabile, il quale non puo' piu' essere curato in alcun modo, fermo restando che resta assolutamente attiva ogni terapia contro il dolore, anche quella palliativa.
    Sarà sempre e solo il degente, o chi per lui, a richiedere il momento in cui vorrebbe porre fine alla sua vita, nello specifico, deve essere in grado di assumere il farmaco "finale" da solo o per conto di chi ha scelto che lo assista.
    In tutto questo vi è pero' un risvolto legale, dove il medico che ha "accompagnato" il richiedente l'Exitus, dovrà essere indagato subito dopo il decesso avvenuto. È un atto dovuto, per poter leggere tutte le cartelle cliniche e avere la certezza che il degente ha scelto liberamente la sua fine.
    Nel momento in cui si constata il trapasso, devono quindi intervenire la polizia ed il medico legale. Spesso sono i parenti stessi a voler far "luce" sulla richiesta estrema del loro congiunto e, l'esperienza ci insegna che altrettanto spesso sono i parenti piu' vicini a dividersi poi sul "giusto" o "ingiusto".
    La Svizzera ha scelto l'etica, la dignità delle persone, la libertà dei "malati" e anche la coscienza del personale medico e paramedico, per consentire questa difficile e delicata scelta, a chiunque decida di non voler finire il suo tempo in condizioni poco dignitose.
    Ovviamente l'argomento si presta a piu' punti di riflessione, fra i tanti forse la figura dello psichiatra, scelto esso dal degente stesso, che dovrebbe ricoprire e giustificare ogni piccolo stato d'animo del paziente a lui affidatosi. Non sarà facile fare i conti con la coscienza, ma anche li' vi è un "disegno umano" che ti da modo di rispettare in toto la volontà del paziente.
    Grazie a tutti...l'argomento resta ancora aperto, qualora voleste intervenire, possiamo ampliare ancora il concetto...Evelin
  16. diogeneilcinico 26 settembre 2014 ore 13:16
    pertanto le opinioni servono solo a decidere se è giusto lasciare la facoltà di scelta? .... ma la scelta, quella vera, quella definitiva? Può essere che su quella non incidano definitivamente le convinzioni di una vita ma che sia solo in funzione del preciso istante in cui si prende? ... un tumulto di emozioni contrastanti che, in funzione della coscienza di ciò che è stato e di ciò che, quasi sicuramente, sarà, si scontrano fino a far prevalere quella che poi indirizzerà definitivamente la scelta. Significativo il contributo personale di Patty ... non avrebbe certo voluto, ma la sua scelta è stata presa per la piena consapevolezza di un amore che esisteva ed è stata presa in quel momento, senza aver ragionato su dati o filosofie di vita, ma con la coscienza che anche in questo modo quell'amore sarebbe sopravvissuto alla morte, senza sofferenze fisiche e dell'anima.
  17. cignonero999 26 settembre 2014 ore 15:26
    Argomento affascinante e terribile come tutti quelli che toccano i temi della vita...e a mio avviso ancora fortemente influenzato da una sorta di morale religiosa che pone in entità esterne il nostro destino. Io ho fatto giurare ai miei parenti di non farmi rianimare nel caso di gravi problemi se non fossi in grado di esprimere la mia volontà..e mi sono battuta, senza vincere, con chi stava infliggendo giorni di non-vita a dei miei cari. Una normativa precisa aiuterebbe parecchio...
  18. patty1953 26 settembre 2014 ore 19:39
    Purtroppo le convinzioni religiose che la vita non ci appartiene, ma appartiene a Dio non sono certamente di aiuto. Ritengo che lo stato dovrebbe essere immune dalla religione ed invece in italia non è così, siamo ancora fortemente vincolati ai patti Lateranensi che regolano gli affari tra stato e chiesa, facendo si che il nostro paese non sia un paese laico e sovrano. Questo fatto influenza molti campi, la famiglia ( separazioni, divorzi, convivenze, procreazione ecc), la libertà della scelta sessuale, e la libertà di scegliere quando e come morire in caso di malattie irreversibili oppure incidenti gravi che portano al coma. Personalmente non ho paura della morte in quanto tale, ma del dolore che può accompagnarla. Reclamo a gran voce il diritto di una morte dignitosa che avvenga nel rispetto della persona.
  19. giusi62 26 settembre 2014 ore 20:44
    La mort :bacio e mi fa paura come tutti del resto,
    però condivido il pensiero di Antioco,
    ognuno dovrebbe essere libero di scegliere,
    come morire
  20. newentry2 30 settembre 2014 ore 15:10
    :fiore CONDIVIDO! IN CERTE SITUAZIONI LA LIBERTA' DI SCEGLIERE DI MORIRE CIAO EVELIN. :kissy
  21. serenella21 02 ottobre 2014 ore 14:41
    Sono favorevole all'autanasia specialmente
    x i malati terminali accanirsi fino all'ultimo
    fino a diventare una larva umana
    perdendo anke la dignità della morte
    ciao:staff
  22. flic1962 11 settembre 2017 ore 17:17
    Questo e' un tema delicato ed oltremodo controverso. E' un tema talmente sensibile che persino le parole di coascuno di noi risultano vane e un poco ovvie. Forse abbiamo dato troppa importanza alla vita, forse il nodo piu' controverso, e' questo. Ma e' un discorso troppo lungo da fare qui.

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