...quella lista di attesa...

25 gennaio 2014 ore 09:12 segnala
Piccola premessa: trattero' l'argomento che vado a postare, con il dovuto tatto, permettendomi solo delle riflessioni. Inoltre gradirei che chi ha la bontà di leggermi, lo facesse fino in fondo, per il motivo che gradirei un'opinione a riguardo, qualunque essa sia... grazie.

Un ragazzo spigliato e con la grinta di emergere, allegro compagno di coetanei che lo coinvolgevano nelle loro scorribande. Educato cucciolo di uomo affacciatosi alla vita da soli 17 anni. Amava tanto lo sport, era un provetto calciatore, si allenava con convinzione sperando in una promozione imminente.
Un giorno un colpo di tosse, il giorno dopo ancora e cosi' per un mese intero. Occorreva fare una visita dal medico curante, il quale conoscendolo sin dalla nascita, provava imbarazzo a farlo spogliare per visitarlo. Ma il ragazzo spavaldo, fra un colpo di tosse ed un altro, si spoglio' anche della paura di essere costretto a fermarsi. La visita fu breve, la diagnosi fu drastica: "fermati ragazzo, o il tuo cuore non reggerà! Occorre che si trovi un cuore nuovo al piu' presto, altrimenti non diventerai mai uomo!"
Il ragazzo si rivesti', indosso' la paura, indosso' il terrore, indosso' la rinuncia, tornando a spogliarsi di speranze e di fiducia. Ansioso aspettava risposte a domande che non faceva. Guardava la vita dalla finestra, vedendo nel vetro il suo volto piangente. Pensava ad un cuore nuovo che potesse battere nel suo petto, facendolo tornare rivestito di una nuova vita. Fra tutte le domande che poteva fare, ne fece solo una: "essere nella lista di attesa, significa attesa per un cuore nuovo, o attesa che qualcuno muoia per donarmelo?"


Ecco, una sola riflessione: siccome fra i riceventi organi donati, oltre il 30% non sopravvive al rigetto, è mio parere che esso sia mentale, proprio per il motivo di "quella" lista di attesa...
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Piccola premessa: trattero' l'argomento che vado a postare, con il dovuto tatto, permettendomi solo delle riflessioni. Inoltre gradirei che chi ha la bontà di leggermi, lo facesse fino in fondo, per il motivo che gradirei un'opinione a riguardo, qualunque essa sia... grazie. Un ragazzo spigliato e...
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25/01/2014 09:12:22
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Commenti

  1. 69leone69 25 gennaio 2014 ore 11:21
  2. a.ngelo84 25 gennaio 2014 ore 11:29
    bella storia
  3. abacogreco 25 gennaio 2014 ore 11:33
    Tasto delicato questo,donazione di organi,trapianti e tutto quello che vi gira attorno,ma se non sbaglio tu evidenzi una parte di questo tema,la lista di attesa. Credo che essere in quelle situazioni equivalga alle stesse che un condannato a morte prova,l'unica differenza è che sei fuori dalla cella e puoi vivere ed interagire con la società,la famiglia,ma non è poi tanto diverso il pensiero quando ti assale,ti puoi chiedere..."arriverà un cuore nuovo? Un rene? Dopo queste domande che una persona coinvolta si fa arriva quasi certamente un responso,quello della nostra mente la quale decide se accettare questo "intruso" (organo ricevuto) o rifiutarlo. Penso che chi è coinvolto debba assolutamente ricevere un supporto psicologico da far si che la mente RIFIUTI il rigetto indipendentemente dai propri pensieri,paure,un aiuto psicologico da influenzare la mente e portarla ad avere un effetto "placebo". Vi è stato un caso non molto tempo fa di un individuo al quale venne trapiantata la mano con un'altra,anche qui il rigetto non è stato "fisico"diciamo,ma psicologico,la compagna del paziente ed il paziente stesso non accettarono l'innovazione costringendo il medico ad amputare la mano donata. In seguito vi fu un'altro trapianto con una mano bionica che dimostrando qualche problema di messa a punto fu respinta . Il 30% da te descritto è un numero secondo me considerevole,credo fermamente che un buon supporto psicologico e duraturo possa far diminuire di gran lunga questo risultato. :rosa
  4. patty1953 25 gennaio 2014 ore 13:27
    Fra tutte le domande che poteva fare, ne fece solo una: "essere nella lista di attesa, significa attesa per un cuore nuovo, o attesa che qualcuno muoia per donarmelo?"


    Certamente i trapianti lasciano aperte molte domande non legate naturalmente al loro beneficio ma alla coscienza di ognuno che si base sul suo modo di essere.
    Partendo dal presupposto che i trapianti si basano sul detto latino " Mors tua vita mea" ,che è la pura e sacrosanta verità in questi casi, pur sapendo di non essere la causa della morte del donatore, ci si può sentire "colpevoli" per il solo fatto di sapere che solo dalla morte di qualcuno dipenderà la sua vita. Trascorrere i giorni in quell'attesa, magari immaginarsi come potrà avvenire quel trapasso, porsi la fatidica domanda perchè io si e lui no? Credo che in persone sensibili e non egoiste possa avvenire. Credo che quel 30% di rigetti dipenda dal "senso di colpa" che si prova. Assurdo vero, ma che può esistere. Credo che i proposti per il trapianto debbano davvero essere aiutati in questo cammino, accettare che qualcuno con la sua morte gli faccia il dono della vita, accettare di portare dentro di sè il "cuore" di un altro che continuerà a battere, ad "amare" ( anche se tutti sappiamo che è solo simbolica questa affermazione), a soffrire, gioire, emozionarsi...oltre la vita, con una nuova vita. In ambedue donatore e ricevente scorre un filo invisibile che li unire per sempre..un filo d'amore. :bye
  5. ViolaNeve 25 gennaio 2014 ore 13:50
    Su questo argomento, così delicato e difficile, si possono fare solo riflessioni totalmente personali. Ho sempre pensato che sia quasi impossibile, se non calati in certe realtà, esprimere su tali realtà una opinione o addirittura dei giudizi. Possiamo "guardare", ma da lontano, con assoluto rispetto per le persone e i loro dubbi, i tormenti, le sofferenze.
    Sono favorevole alla donazione degli organi. Lo considero un gesto di generosità illimitata, di amore per la vita, propria o di un congiunto e per la vita in quanto tale. Penso sia comunque confortante sapere che "qualcosa" di sè, o di chi si è amato, possa continuare in un altro. Penso che, magari anche solo in parte, è la vita che vince sulla morte riversandosi in un essere umano che una malattia condannerebbe alla resa.
    Se tento di mettermi negli abiti di coloro che potrebbero ricevere un organo, per la visione che IO ho della vita, sarei grata per il dono e cercherei di seguitare tenacemente a respirare ed andare avanti: per due.
    Se...e sono comunque considerazioni non supportate che da un sentire ed espresse, timidamente, da una persona che non ha 17 anni.
    Non v'è dubbio, per concludere, che le persone in attesa di trapianto o/e già con un organo trapiantato, debbano essere aiutate, assistite, sostenute con sensibilità da esperti davvero preparati e dai propri familiari.
  6. crenabog 25 gennaio 2014 ore 14:18
    penso potrebbe anche essere come scrivi in finale.l'istinto di sopravvivenza fa bruttissimi scherzi. decidi di buttarti sotto la metro e finire macellato e all'ultimo minuto il tuo corpo si sposta di quel tanto che basta per lasciarti paralizzato su una sedia a rotelle senza più le gambe tutta la vita. e indebitato per sempre con l'azienda dei trasporti per interruzione di pubblico servizio e procurato allarme e danni psicologici al conducente della metro. (ieri notte, un cinese, sotto la metro B. per sua fortuna pare sia morto un paio d'ore dopo) quindi sì, uno vuole tanto sopravvivere, poi bisogna vedere cosa veramente vuole il suo corpo. saluti
  7. malenaRM 25 gennaio 2014 ore 15:33
    Non è l'organo malato di chi attende a causare la morte del donatore: quella, la decide il destino.
    Ma se una morte può regalare ad un ragazzo la speranza di un futuro, senza nulla togliere a chi il futuro non lo ha comunque più, io credo sia doveroso tentare.
    Bellissimo post, Eve :rosa
  8. antioco1 25 gennaio 2014 ore 18:01
    un problema molto delicato , ma dico quello che penso , credo si pensi sia alla lista di attesa , che alla donazione , ciao Ale
  9. toni15 25 gennaio 2014 ore 20:44
    :bye :clap
  10. serenella21 25 gennaio 2014 ore 21:14
    Aspettare un cuore nuovo x tornare a vivere
    spesso l'angoscia di aspettare la morte di
    qualcun'altro..la mente stessa rigettera'questo
    organo estraneo..x il forte senso di colpa
    troppi sono un quella lista di attesa e troppi
    nn avranno mai un trapianto
    buona serata:staff
  11. dolcecarrie 25 gennaio 2014 ore 22:10
    Non ti so rispondere Eve
    ma il 30% sembra tanto anche a me.
    Buon weekend :rosa
  12. amico62a 25 gennaio 2014 ore 22:51
    Io non credo ai medici, non credo che non esista una cura per guarire, il corpo umano è una macchina perfetta, se si ammala c'è sempre una ragione.e bisogna trovare quella ragione. Sono sicuro che con il metodo del dottor Hamer il ragazzo può guarire.
    Ah dimenticavo che sto andando contro gli interessi degli ospedali e delle case farmaceutiche.
    In famiglia siamo riusciti a guarire un caso di tumore senza far guadagnare un centesimo ne all'ospedale che doveva operare, ne alle case farmaceutiche che dovevano fornire i costosissimi"veleni" da somministrare. Questa è la prova che l'alternativa funziona meglio della cura tradizionale.
  13. 45Degrees 26 gennaio 2014 ore 09:38
    @ViolaNeve ha detto tanto di quello che potevo dire anch'io. Infatti, in tanti qui sopra hanno detto delle cose giustissime. La forza interiore vale tanto, ma deve essere sostenuta da un ambito che possa dare speranza e fede.
  14. Elazar 26 gennaio 2014 ore 11:08
    Non c'è ombra di dubbio su quanto dici, e uno degli orizzonti della medicina del futuro sarà la possibilità che queste liste non esistano per poter ricavare da noi stessi quanto è necessario. Ovvero una possibilità di vita intrinseca che non debba necessariamente ricorrere ad una morte. Molti anni fa, quando avevo l'età di quel ragazzo, fui fermato dalla mia attività sportiva per tre settimane. Un medico aveva trovato il mio cuore strano, incomprensibile. Dagli esami, dall'angoscia dei miei genitori e dalla mia incredulità, ne emerse un cuore sano, senza patologie , da atleta ma un pò matto. Aritmie ed extrasistoli occasionali mi hanno sempre accompagnato in una normalità di fatto che mi appartiene. Sono decisamente un uomo di ...cuore...
    Quanta tristezza in questo tuo post e quanta speranza.

    :rosa
  15. delia.selly 26 gennaio 2014 ore 12:56
    no muore prima lui ...sia aspettando il donatore , o per altro.
    Nuda e cruda verita'
  16. Evelin64 26 gennaio 2014 ore 14:22
    La donazione degli organi resta un atto incommensurabile, in effetti è grazie a tale dono che tante vite si son salvate, pero' vi è anche da asserire che tale dono purtroppo tratta di un sacrificio umano diciamo, per cui è inevitabile che nella mente si insinui il senso di colpa.
    Le statistiche di circa tre anni fa, collocavano il rigetto psicologico in oltre il 34% quando si trattava di trapianto di cuore, poichè nel cuore in genere si pensa che sia collocato l'amore in generale, mentre per altri organi era comunque intorno al 30%, per cui si è voluto analizzare il fenomeno per capire quali meccanismi si sviluppano mentalmente in simili situazioni. Dopo varie analisi di soggetti in attesa di trapianto, si è scoperto che è proprio nominando una lista di attesa che in genere si instaura il senso di colpa, poichè dovrebbero "gioire" qualora vi sia un decesso, anche se ovviamente nessuno ne sarebbe causa. Anche il post-trapianto era comunque un percorso difficoltoso, poichè il "trapiantato" di turno doveva superare l'accettazione del corpo estraneo. Abbiamo provato ad eliminare dai consulti il termine "lista di attesa" e dopo vari mesi ci siamo accorti che i degenti erano serenamente in attesa di venir salvati, senza avere inconsciamente il "peso" di sperare il decesso di qualcuno. Al momento le statistiche ci dicono che il rigetto psicologico è ancora troppo elevato, addirittura vi son soggetti che preferiscono lasciar fare alla natura, pur di non dover accogliere un organo estraneo.
    Sono riflessioni che forse facciamo poco, fermandoci spesso e volentieri a reclamizzare la donazione degli organi, per cui è mio parere che oltre a intensificare le donazioni, bisognerebbe aumentare i sostegni psicologici dei "riceventi". A mio avviso sarebbe anche utile poter ringraziare eventualmente i familiari di chi ha concesso tale dono, poichè servirebbe a collocarsi in un ruolo, il quale vuole che si abbia cura della "memoria" di chi ha cessato di vivere.

    Grazie a tutti, riconosco che è un argomento delicato e che difficilmente si riesce ad immedesimarsi, pero' delle piccole riflessioni ci aiutano sicuramente ad andare "oltre" ad un dono cosi' immenso.
  17. 65Claudia 26 gennaio 2014 ore 16:01
    Una vita che si spegne e altre che grazie alla donazione di organi riprenderanno a sperare. Morire e continuare a vivere. E' quello che accade di solito, quando un nostro caro ci lascia. Continua a vivere nel cuore di chi lo ha amato e lo tiene stretto a sè tra i ricordi.
    Un filo quello tra vita e morte che non si spezza. Un angelo che ha iniziato il suo compito di protettore ancor prima di arrivare in cielo.
    La mia mente mi riporta ai bambini affetti da fibrosi cistica in attesa di un trapianto ( tutto è più difficile con loro, trovare un organo compatibile per dimensioni).
    L'aspetto psicologico non deve essere MAI sottovalutato, concedere e ricevere la vita e tutto dire, una vita che sembrava ormai una battaglia persa, può ritornare a risplendere per un atto di grande umanità e umiltà.
    C'è la paura di non essere idonei, ci sono vissuti emotivi quali l'ansia, la depressione,l'irritabilità....che lasciano il posto alla "SPERANZA".
    È un periodo difficile per il paziente ed i familiari, ci vuole una grande apertura mentale, il desiderio che arrivi presto la "chiamata", potrebbe dare origine all'idea che ci sia un rapporto causa/effetto tra sperare per la propria vita e l'evento della morte del donatore.
    Ed ecco che arrivano i sentimenti di colpa...
    Non è semplice questo momento.
    Il paziente sà, ma non è inutile ripetergli che non è un destinatario di un intervento, ma un portatore di personali valori, motivazioni, desideri, affetti, interessi sociali, paure, preoccupazioni e molto, molto altro ancora.
    Lui non è solo....
    Claudia
  18. newentry2 26 gennaio 2014 ore 16:22
    ciao Evelin bel quesito! capisco la domanda che si pone il giovane ragazzo, cioè se sperare e gioire per un cuore nuovo, o sperare e gioire che l'eventuale donatore possa fare veloce a donarglielo? poi tutti questi pensieri portano a tanto stress, che al momento del trapianto, nel prosieguo, una buona percentuale porta ad un rigetto. ok io penso che l'unico pensiero del paziente dovrebbe essere quello di incamerare dentro la mente che chi ha deciso, o chi per lui, a donare il proprio organo lo faccia solo con la speranza che dopo la sua morte, oltre a far vivere un'altra vita, fa si che qualcosa di se stesso continui a vivere dentro il corpo di un'altra persona! lo so che è difficile tutto ciò, l'attesa, la tensione, ecc,ecc. Va beh io penso cosi forse perchè sono un donatore AIDO? ciao Evelin :rosa
  19. unpensieroxte 26 gennaio 2014 ore 18:04
    Ovviamente quando si parla di cose così specifiche diventa molto difficile dare una opinione anche perché sarebbe giudizio fuori dalle proprie conoscenze specifiche, in pratica siamo un po’ tutti ignoranti in materie così complesse, occorrerebbe documentarsi profondamente anche perché ognuno anche nel tale campo avrebbe opinioni diverse e magari pure contrastanti.
    Detto questo, io in genere, essendo ignorante in materia, ho però una certezza, i medici in generale sono spesso dei cogli..ni e mi riferisco alle tante leggerezze e incompetenze che compiono troppo spesso, vero che ci sono medici molto bravi (pochi), vero pure che ci sono quelli soprannominati cogl... e troppi!
    Credo che anche in questo caso, leggendo le tue statistiche, probabilmente troppi pazienti sono finiti in mano a questi cogl…
    probabilmente il resto è tutta fantascienza!
    Più in generale quando i medici falliti non sanno cosa fare proprio perché sono dei falliti, danno le colpe a cose strampalate, proprio ieri una dottoressa, quindi non un muratore per intenderci, mi spiegava che x un suo problema ai piedi, davano la colpa alle amalgama che aveva in bocca e poi dulcis in fondo agli occhiali che portava.
    E qui si potrebbe andare avanti all’infinito con sti pagliacci.
    Purtroppo avendo avuto a che fare troppo spesso con sti incompetenti, io ho ben radicata questa idea e nessuna fiducia nei medici in generale.
    Poi quelli bravi detti Prof. eccellenze, si fanno pagare privatamente e salati, nessuno fa + nulla per niente, prima ti spennano poi se ne parla.
    Credo che anche nel dilemma che poni ci sia una grossa componente di incapacità. Il resto potrebbe essere tutto, ma certo in dosi minimalissime.

    :bye :rosa :bacio
  20. Evelin64 26 gennaio 2014 ore 18:35
    x 65Claudia: si', credo che molte persone in "attesa" sentano l'estremo bisogno di fare domande e di ricevere delle risposte. Purtroppo è un meccanismo che comprende lo stato d'animo e la fragilità del momento, per cui occorre molto tatto e sicuramente estrema comprensione. Mai lasciarli solo, concordo perfettamente, altrimenti il rigetto credo diventi inevitabile. Il percorso psicologico viene concesso prima, durante e dopo il trapianto di un organo, dove molti degenti vengono assistiti e supportati da personale qualificato e perfettamente in grado di dare delle risposte. Spero e mi auguro che sia cosi' sempre. Merci' :rosa

    x Newentry: sai, ci sono vari fattori che si ripercuotono nella mente e nell'atteggiamento del paziente ricevente, soprattutto si nota il bisogno di ringraziare chi ha concesso simile dono. Grazie a te caro, ti fa onore essere membro dell'AIDO :-) :rosa

    x Unpensieroxte: comprendo perfettamente cio' che esterni, anche se, essendo "di parte" dovrei difendere la categoria diciamo. Ma sono cosciente che gli errori esistono, come esistono umani che li commettono, pero' senza generalizzare ovviamente, ritengo che il compito di un serio professionista sia quello di saper ammettere i suoi limiti.
    Riguardo all'argomento che propongo, credo sia molto difficile immedesimarsi in colui che riceve tal immenso dono, poichè è comunque soggettivo l'iter o l'intero decorso operatorio e postoperatorio. Le statistiche vengono stilate da personale molto attento e volenteroso di trovare soluzioni qualora si arrivi a delle percentuali cosi' elevate, per cui ritengo sia utile poter riflettere su TUTTI i risvolti del caso. Merci' :rosa
  21. tontone 27 gennaio 2014 ore 09:01
    Il potenziale donatore sarebbe morto comunque, non voglio credere che affrettino la morte di qualcuno per prenderne gli organi, quindi perchè rinunciare a vivere se c'è una piccola possibilità? 18 anni: una vita da vivere...
  22. cavaliererrante66 28 gennaio 2014 ore 09:41
    Cara, donare organi è un estremo atto d'amore per il prossimo...
    e sapere magari che esiste la possibilità di salvare una vita umana con questo
    atto rende le persone che fanno questa scelta delle persone Uniche!.
    Un abbraccio
    Max :rosa
  23. unpensieroxte 28 gennaio 2014 ore 14:26
    Per quanto riguarda l’argomento postato non ho molto da aggiungere, è troppo complesso.
    Per il resto io non parlo di errori , ma parlo di malfattori e giri tra colleghi per spennarti i soldi, ormai mi è molto chiaro il giro che fa sta gente, si conoscono tutti, pur essendo più o meno competenti si rimbalzano i pazienti solo per denaro, pur sapendo che loro stessi e colleghi amici o compari loro da cui ti mandano non risolveranno mai il tuo problema.
    :bye :rosa

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