Monologo esteriore

14 giugno 2015 ore 11:32 segnala



… ma sì, certo… il presupposto per scrivere qualcosa in un qualsiasi posto come questo senza sentirsi in difetto di giustificazioni è la confortevole certezza di trovarsi in mezzo a gente che ha le tue stesse preferenze sul mezzo espressivo… sai che non c’è niente di male nel commentare un fatto di cronaca, nel raccontare una favola e persino nel monologare come stai facendo tu adesso… eppure, se ci pensi bene, non è così normale decidere nel momento in cui ti passa per la testa di accendere il pc e dire la tua in pubblico su qualsiasi scemenza ti venga in mente di scrivere, così come non è niente affatto usuale salire su una sedia o su uno sgabello per affidare al vento le proprie riflessioni su qualsiasi aspetto dello scibile umano come fanno quegli svitati, peraltro civilissimi personaggi, al Corners’ Speaker di Hyde Park…



anzi, diciamola tutta, stai pericolosamente camminando sul filo della perfetta sanità di mente nel punto esatto in cui potrebbe non essere più considerata tale… nessuno ti paga per farlo, non te lo ha ordinato il medico, eppure continui a scrivere!... quanto a quello che scrivi, bisognerebbe stendere un velo pietoso: salvo i rari casi di comunicazione vera e propria che hanno la loro utilità specifica, qualsiasi contenuto nasconde il suo vero obiettivo, quello cioè che assimila l’umana specie a un pennuto con un ventaglio multicolore e che si chiama “vanità”… l’unica salvezza – una salvezza puramente estetica, per carità, ché a quella fisica ci pensa la cassamutua – è esserne consapevoli, che però non è una cosa del tutto scontata, anzi: la maggior parte di queste strane creature virtuali che ti circondano scrive per una sorta di concessione ottenuta per tacita convenzione, una licenza di sgabello che è piuttosto un ‘occupazione fisica permanente e che le dà il diritto di sostituirsi non solo agli alberi nei quali sta in mezzo ma anche all’intero panorama... conosco l’obiezione – “nessuno ti obbliga ad ascoltarli” –, ma è un fatto che il panorama ne rimane sconvolto e tu non puoi più godertelo … oppure ci sono quelli che di consapevolezza ne hanno fin troppa – i più raffinati – i quali, con finta modestia, non la smettono di scusarsi per averci provato, incappellando lo scritto di premesse o cospargendolo di autoironia fino all’inverosimile, come se la scrittura fosse il Peccato Originale e i loro autori se ne volessero emendare attraverso una purificazione… dimenticano i simpaticoni che il troppo stroppia sempre, anche se si tratta di modestia ... non mi resta dunque che una soluzione – la MIA –. l’unica per la quale non mi senta obbligato a dare spiegazioni neanche a me stesso, quella cioè che cerca di convincermi che lo sgabello io ce l'ho incorporato dalla nascita come per un fatto soprannaturale... anche se invece di averlo sotto i piedi s'è spostato sotto il culo, dato che per dirla in tedesco ormai non mi caca più nessuno…



... d’altra parte non ho sempre detto che uno scrittore degno di questo nome è dio? Un primus inter pares - s'intende -, un dio fra gli altri dèi, perché Olimpo o manicomio che sia, ugualmente bisogna stare in compagnia.


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Crazy little great love called Freddie Mercury

03 giugno 2015 ore 17:27 segnala

La sera d’estate di una quindicina d’anni fa, in una piazza quasi nascosta ma discretamente affollata del paesino in cui andavo sistematicamente in vacanza mi capitò di ascoltare dall’inizio alla fine il concerto di una tribute band che aveva i Queen come riferimento. Mi ricordo che all’ultima canzone – che non poteva non essere We are the champions –, complice anche una poltroncina di plastica che non mi faceva pesare l’ora tarda – si era abbondantemente oltre la mezzanotte -, ero rimasto l’unico spettatore dopo che anche mia moglie era andata via, tant’è che agli applausi fragorosi e sinceri che non lesinai alla fine, arrivarono all'istante quelli di ringraziamento della band, non so a quel punto se più imbarazzati che commossi

Quello di cui invece non avevo dubbi era la sorpresa che avrebbe colto tutti e quattro i componenti, se avessero saputo che di quel famoso gruppo musicale oggetto del loro omaggio non ero sicuro di indovinare il nome altrettanto famoso del frontman che ne portava la bandiera, né tanto meno di dire che faccia avesse (il buio assoluto, ovviamente, avvolgeva gli altri membri della band - il chitarrista Brian May, il batterista Roger Taylor e il bassista John Deacon). A parte i Beatles, dei quali mi erano familiari anche i titoli delle canzoni, se ci si riferiva al panorama internazionale, meno di adesso mi raccapezzavo sui complessi ma anche sul mondo musicale in genere, erano i miei figli a ricordarmi di volta in volta a quale di essi apparteneva Freddie Mercury, piuttosto che Jim Morrison o Jimi Hendrix.


Negli anni ’80, quando i Queen avevano già raggiunto un successo planetario, io vivevo sott’acqua, era la crescita di due ragazzi l’unico spettacolo al quale mi era dato di assistere, mentre negli anni a seguire sono stati gli interessi di sempre a prendere il sopravvento, contribuendo per decenni ad allargare il buco delle mie conoscenze musicali. Per inchiodarmi di nuovo a uno spettacolo canoro con la stessa partecipazione di quella sera ci sarebbero voluti 15 anni, ma con un freddo e impersonale soprammobile al posto di un palco, questa volta, anche se davanti al televisore non stavo più seduto su una sedia di plastica. Sto parlando di Hungarian Rhapsody: Queen live in Budapest ’86, un concerto che prima è stato distribuito nelle sale cinematografiche e che adesso Sky manda periodicamente in onda sul canale 120 ( io l’ho visto il gennaio scorso).
E’ evidente che a catturarmi di nuovo è stata la musica, la quale mi ha travolto con la stessa inusuale dolce violenza di allora. Al punto da richiamare alla memoria il gruppo sconosciuto che me l’aveva fatta ascoltare quella sera e farmi ricordare – con estrema lentezza, devo dire, oltre che con divertito stupore – che anche quella volta si era trattato della musica dei Queen. Una calamita, insomma, che con me funzionava sempre.



La musica è l’arte più immediata, quella che ti prende senza lasciarti il tempo di pensare. Se poi le note che ti rapiscono ai associano a una voce e a una figura umana che vi si armonizzano perfettamente, il possesso che ne fai e che nello stesso tempo ti possiede assume la valenza di una sorta di stupro consensuale. Questo spiega il delirio che spesso lo accompagna. Quelle ragazzine che vediamo piangere e svenire in mezzo alla folla oceanica di un concerto non sono altro che delle menti violentate da un’ammirazione che ha superato il suo limite di sopportazione. Quanto al consenso esteriormente più limitato, una persona adulta sa che il piacere suscita imbarazzo quando non è condiviso.
Io sono ancora più smaliziato di uno spettatore medio, e non solo in quanto più vecchio di quella media, ma anche perché dalle folle mi sono tenuto sempre lontano. Solo che la distanza non fornisce barriere difensive sufficienti di fronte all’odierna invasione dei mezzi di comunicazione, soprattutto per chi non abbia il cattivo gusto di resisterle, se si tratta di qualcosa che ti accarezza il cuore e la mente, oltre che le orecchie.
Anche se non mi ha mai procurato uno svenimento, il segno che ogni volta mi lascia dentro quell’insieme di suoni e immagini al cui fascino spesso mi abbandono non è meno marcato di quello delle ragazzine che lo esibiscono in modo plateale. Un coinvolgimento che non smette di sorprendermi e che per un grafomane come me non poteva non diventare oggetto di pubblica riflessione. Quanto al pudore di cui necessita una pubblica confessione – perché di questo in definitiva si tratta -, è risaputo che i vecchi lo perdono volentieri. Sto parlando, insomma, di un “pazzo piccolo grande amore” che non è solo amore per la musica.
Ma che aveva di particolare Freddie Mercury per piacermi così tanto anche come persona? Dopo aver letto su di lui tutto il leggibile che si trova in rete, compreso un libro in PDF, divorato un e-book ricevuto a pagamento, visionato un centinaio di videoclip e vivisezionato due o tre interviste, credo che ad avermi impressionato dell’uomo di Zanzibar, di nome Farrokh Bulsara ma al secolo Freddie Mercury, sia stato soprattutto l’understatement, ovverosia quella forma complessiva di modestia tutta inglese, se per modestia s’intende tutto ciò che rifugge da quella sorta di vanagloria indigesta che un personaggio famoso di solito finisce per portare scritta sulla fronte.
Oltre ai dubbi e alle incertezze che complicano l’opera di un artista, il cantante dei Queen aveva troppa consapevolezza del proprio talento per non lasciarla a casa o comunque fuori dal palco (va ricordato che come compositore non era meno straordinario del cantante).Questo perché era dotato di un sesto senso estetico. “Se devi fare una cosa, falla con stile” pare che fosse uno dei suoi convincimenti, che poi è la frase che lo descrive meglio.
Chi era, infatti, prima di tutto l’uomo che ha inventato i Queen, se non un scrupoloso professionista dello spettacolo che non lasciava nulla al caso, comprese quelle performances così apparentemente spontanee e sempre originali? Il suo stile – un sapiente mix di sregolatezza e sobrietà, mai privo di eleganza - lo ha accompagnato fino agli ultimi momenti della sua vita, eccetto forse quelli in cui non è riuscìto a non farsi la pipì addosso. Peter Freestone, l’assistente-factotum che gli fu sempre accanto, dice che se fosse stato per lui gli avrebbe risparmiato la penosa esposizione della sua ultima volta – These are the days of our lives -, cioè esattamente quello per cui milioni di fans, me compreso, forse continuano ad amarlo.

Oltre a dare brividi di commozione, sono esemplari la compostezza e l’impeccabilità con le quali lo spettro di un uomo ha saputo tenere testa all’immagine devastante della malattia ( l'AIDS) che di lì a sei mesi gli avrebbe dato il colpo finale. Una compostezza che è anche la prova di un attaccamento quasi religioso al proprio lavoro ( il male gli aveva procurato una profonda ferita nella pianta del piede destro che, a parte il dolore, quasi gli impediva la posizione eretta) e che diventa ancora più mirabile, se raffrontata all’irrequietezza di sempre. Quell’irrequietezza che lui sapeva trasformare in grande spettacolo.
Era, Freddie Mercury, anche uno che detestava annoiare il pubblico.
Va da sé – ed ecco la “confessione” – che la simpatia per la persona è un tutt’uno con la componente fisica vera e propria, che l’uomo dei Queen, insomma, mi piace anche fisicamente, e questo senza distinguere il gay-look con le unghie laccate delle prime esibizioni dal fighetto di Crazy little thing called love,

così come l’autoironica tettona-donna-delle-pulizie di I want to break free

al macho-con-baffi e canotta bianca working class del suo approdo estetico-culturale.

So perfettamente che non c’è nulla di indecente nel rapporto causa-effetto che a volte muta l’ammirazione in una forma meno platonica della simpatia umana, ma è un fatto che per la prima volta il mutamento non riguarda una persona dell’altro sesso. Verrebbe quasi da chiedersi se ci vada di mezzo il mio orientamento sessuale, se non fossi arcisicuro che le donne mi piacciono ancora. Probabilmente – questa è la mia spiegazione - da vecchi rincoglioniti si diventa anche angeli oltre che satiri lascivi, che l’annichilimento fisico e psichico rende meno netti e più sfumati i confini della sessualità, per permetterne la sopravvivenza. Non dimentichiamo, poi, che il mio uomo io l’ho conosciuto solo in fotografia, e cosa c’è più trendy, oggi, di un amore virtuale? Insomma: se uomini e donne oggi si innamorano di un nickname, lasciatemi spasimare per un cantante che mi potrebbe ricambiare solo dal cielo!
L’unica cosa che disturba la mia vanità di talent scout è la consapevolezza di non essere originale: per la prima volta mi capita di scoprire qualcuno al quale hanno già dedicato cento statue! O forse è un modo per avvicinare la mia umiltà alla sua, se non è una favola – e certamente non lo è - che il grande Freddie si portasse a letto qualsiasi uomo gradisse le sue avances e si innamorasse alla fine di un modesto barbiere (Jim Hutton), anche se lavorava al Savoy. Che fra parentesi è anche la migliore risposta, sia pure indiretta, al disimpegno politico che tanti ancora gli rinfacciano.
Adesso non mi resta che sperare d’incontrarlo in paradiso, dove sicuramente lui si trova. Dove volete, infatti che l’abbiano messo San Pietro e tutta la combriccola, dopo avere ascoltato Bohemian Rapsody o The show must go on?







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Le ammalianti note di una sirena virtuale

28 giugno 2014 ore 15:37 segnala


“Lasciamo le belle donne agli uomini senza immaginazione” dice Proust con l’insensibilità tipica degli uomini, i quali non capiscono niente dell’altro sesso. Come se una donna possa confessare le sue verità con tanta disinvoltura. Solo Carmen Covito c'è riuscita, ma lei lo ha fatto col personaggio di un romanzo, mica con se stessa.
Una donna non ammetterà mai di essere brutta, neanche sotto tortura, al massimo dirà che la natura è stata un tantino distratta con lei. Partiamo quindi dal presupposto che nessuna di voi si riterrà così poco attraente da rinunciare alla conquista dell'uomo desiderato. Fra l’altro sarebbe un paradosso ai tempi della rete, perché il virtuale è nato proprio per questo, per mettere fuori strada la scarsa immaginazione maschile e fare della nostra l’Arma Vincente.
Io ne sono un esempio, anche se rappresento un campione più unico che raro. Pensate: da ben due anni tengo legato a me un uomo con il solo ausilio delle parole e di una foto! Un uomo diverso da quello che ho sposato, naturalmente... A proposito, do per scontato che siete tutte accasate, quelle che mi ascoltano, perché sto parlando di qualcosa di extra, rispetto ai piaceri del focolare. Qualcosa che potete gustare guardando in faccia i vostri figli, non solo vostro marito! Niente scappatelle, niente sotterfugi, niente tragedie, mie care signore, al massimo qualche bugia sotto le lenzuola. Quanto agli eventuali sensi di colpa, do per scontata pure un’adeguata elasticità morale in ognuna di voi.
Come ci sono riuscita? vi starete chiedendo. Oltre alla perseveranza e alla pazienza, tanto comuni in noi donne, ho messo a profitto la mia conclamata capacità di scrittura, cioè il minimo indispensabile, in un luogo come questo, per gestire un blog che abbia la pretesa di colpire la mente e il cuore di un uomo. Ma è giusto che vi spieghi nei dettagli quale dovrà essere la vostra strategia.
Tanto per cominciare, toglietevi dalla testa che il vostro uomo possiate legarlo a voi con la stessa certezza che lega voi a lui, la vostra sarà sempre una mera supposizione, suffragata al vostro giudizio da questo o da quel segnale che di volta in volta andrete a captare, badate bene, non fra i suoi messaggi, ma fra i suoi silenzi: come sapete, nulla è più eloquente di un silenzio, se esaminato nel suo contesto. Di questi silenzi, che non mancano mai in un rapporto virtuale, farete scorta instancabilmente, perché ne avrete sempre bisogno. Sono quelli infatti che, in mancanza di altri indizi, daranno testimonianza del vostro legame fino a prova contraria.
Dove, chi e come scegliere quest’uomo? Se il “dove” lo avete sotto il naso, il “chi” dovete cercarlo con la lanterna, il binocolo e, se necessario, anche con lo scandaglio. In generale, comunque, il vostro uomo sarà sempre quel tizio che si aggira solo soletto in una strada poco frequentata, non sarà mai che quel silenzio d’oro del vostro tesoretto possiate trovarlo al centro di una piazza o nella folla. Quanto al “come”, consideratelo come un’esca: un commento che il potenziale spasimante avrà la ventura di lasciare su un vostro post – un commento pregnante e seducente come solo una mente brillante e originale può concepire – farà pronunciare alla vostra anima perennemente in fregola la fatidica frase dell’unica asta che frequentate: “Aggiudicato!”
Gli scriverete in privato e ne ingigantirete la portata, anche se a voi basta e avanza così com’è, innamorate già come siete del suo autore. I reciproci scambi epistolari che seguiranno completeranno la frittata. Non è proprio il pasto che desideravate, gli ingredienti erano insipidi – uno scambio di affettuosità improntate a una cordialità quasi imbarazzata -, ma voi avete fame e mangerete con gusto.
Scriverete post su post - decine di post, anche più di un centinaio –, tutti invariabilmente rivolti a lui in modo allusivo, mimando un rapporto epistolare che segue a colloqui privati ormai del tutto inesistenti, creando così un vero e proprio triangolo: voi, lui e il pubblico dei lettori, che è il vostro esibizionismo contrabbandato per gioco, quello che vi permette di andare in scena senza vergogna.
Non è che i vostri lettori se la bevano la vostra sceneggiata senza fine o non se ne stanchino prima o poi, è sicuro anzi che, a parte qualche anima pietosa e gentile, li perderete tutti per strada. Ma è già passato un anno dall'inizio di questa emozionante avventura, e per voi che la mattina vi svegliate con quel chiodo fisso in testa smettere sarebbe quasi un suicidio. Vi attanaglia inoltre un quesito mai risolto, per quanto il vostro uomo l'abbia cucinata in tutte le salse, questa sbobba immangiabile che secondo lui è un rapporto uomo-donna fatto solo di chiacchiere – ”ma a lui piace questo gioco oppure o no?” -, al quale segue inevitabilmente un altro – “ma se gli piace, perché non me lo fa sapere?” –, il tutto riconducibile all’unico che vi interessa – “ma forse sono io che non gli piaccio ”–, la cui risposta affermativa, ahimè, metterebbe fine al gioco stesso. Preferite sorvolare, ma a quel punto avete capito che, se la risposta vi fa paura, la trappola ha intrappolato solo voi.
Il vostro accanimento crescerà con un “kiss” che lui vi manderà e che avrà tutta l’aria di essere un premio di consolazione. Le provocazioni ardite che adesso gli indirizzerete con sprezzo del pericolo saranno l’effetto di un’euforia per contrasto dovuta al suo immutabile silenzio, né vi fermerà il vaffanculo che lo stronzo posterà direttamente sul vostro blog per sottolineare (che merde d’homme!) l’oscenità sostanziale della vostra impresa e che voi sarete leste a cancellare. Questo però non vi impedirà di mostrarvi scandalizzate e indignate, non preoccupatevi di sembrare delle donnette che scherzano col fuoco e si scottano alla prima scintilla.
Senza nessuna prova del suo gradimento, potrebbe assalirvi il sospetto che i vostri post, ancorché privi di riferimenti espliciti sul destinatario, non siano altro che uno stalking in piena regola perpetrato nei suoi confronti. Un amico col quale vi confidate abitualmente, però, vi tranquillizzerà dicendovi che le provocazioni femminili lasciano il tempo che trovano se all’interessato non arrivano direttamente. Per essere provocato un uomo deve sentirsele addosso, gli occhi di una donna prima ancora di incontrarli, e lo sguardo voi, con un’ingenuità disarmante che non potrà mai eccitare nessuno, lo state disperdendo fra i tanti rivoli di uno spazio virtuale. Ma poi: è mai successo che che lo stalking sessuale di una donna su un uomo abbia scandalizzato qualcuno?
Eternamente, insomma, vi sentirete autorizzate a continuare. Anche dopo l’ennesima delusione che vi arriva attraverso il suo mutismo ostinato, che adesso non è più d’oro e vi priva di quell’unico trofeo desiderato – poter dire “mi dispiace”, non a una sua richiesta d’incontro, che per voi borghesi piccole piccole col culo a posto sarebbe una pretesa inaudita, ma a una qualsiasi proposta che vada oltre i pupazzi di segatura che ci costruite sopra e che vi permettono di fare concorrenza alla più grande segheria del territorio nazionale –, e sì che sono passati due anni dal primo manifesto letterario lanciato in suo onore (pensate che nel mio caso quel muro di ghiaccio non mi ha mai chiesto neanche il numero del cellulare!).
Per darla a bere al popolo della rete, ormai incredulo sulla vostra storia, non esitate a dare dello stupido al vostro uomo in un commento, per millantare una confidenza anche quella mai avuta con lui, e qualora il maledetto annunciasse pubblicamente il suo addio al blog, non vergognatevi di farvi uscire il naturale per l'umiliazione subita a causa della comunicazione che non vi ha dato in privato. Lo farete magari in bacheca, dando un saggio della straordinaria mutevolezza dell'umore femminile, oltre che della precarietà dello stesso comprendonio. Poi magari annuncerete anche voi che state per levare le tende.
Col senno del poi capirete comunque che tutto sommato il vostro comportamento vi ha fatto onore, perché non è possibile ammirare un tizio e non pretendere da lui un minimo di rispetto. A parte il fatto che per voi non sarà mai detta l’ultima parola, il virtuale è meraviglioso proprio per questo, le vostre azioni non sono scritte con l’inchiostro e basta un clic per dimenticarle e farle dimenticare. A volte basta sostituire la foto, oltre all’uomo da ammaliare.
Il “popolo” riprenderà ad ascoltare le vostre favole: dispensatrici del nulla quali siete, siete anche perfette per alimentare le sue illusioni. Gli unici rischi che correte sono qualche rumore molesto che venga a disturbare il vostro canto di sirene e l'intervento della neuro. Ma se non vado errata, l’emoticon della pernacchia non esiste; riguardo alla neuro, invece, sono sicura che una scossetta elettrica nella testa male non vi farà.















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« immagine » “Lasciamo le belle donne agli uomini senza immaginazione” dice Proust con l’insensibilità tipica degli uomini, i quali non capiscono niente dell’altro sesso. Come se una donna possa confessare le sue verità con tanta disinvoltura. Solo Carmen Covito c'è riuscita, ma lei lo ha fatto c...
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28/06/2014 15:37:24
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Quell'amorosa creatura di nome Curiosità

19 aprile 2014 ore 10:52 segnala


Il brutto di un mal di pancia è che ti fa rimpiangere quando non ce l’avevi, momenti che, a parte quello, non meritano di essere rimpianti. Magari avevi le lacrime agli occhi per i troppi sbadigli o, peggio ancora, stavi uscendo da una routine per entrare in un’altra dall’aspetto meno sgradevole, un'ulteriore presa per i fondelli che la vita ci offre sotto forma di regalo .
Al pari di una qualsiasi realtà esistenziale composta di abitudini, la chat non è altro che questo, dei momenti di rigetto sistematicamente superati da pause travestite da euforia, le quali ci danno la parvenza di una svolta. Alcuni riprendono a dire “Io” per darsi l’illusione di esistere, altri ritrovano la voglia di guardarsi allo specchio e farsi guardare; per altri ancora, fra i quali mi metto, la provvisoria salvezza indossa i panni della curiosità, e questo a dispetto di una saturazione che sembrava definitiva.
Cos’è che alimenta la mia curiosità? Le persone, naturalmente, il loro modo di pensare e i loro comportamenti. Un libro assai ripetitivo, ma pur sempre ricco e inesauribile nelle sue possibili sorprese. Quando lo ritrovo ogni altro interesse passa in secondo piano: per un moto istintivo i personaggi che mi si nascondono sollecitano alla mia immaginazione il loro urgente disvelamento. Quanto alla conquista di una intima conoscenza, si tratta solo di un inganno della mente: un personaggio è il prodotto della fantasia di chi lo crea e, in quanto tale, non ha una vera identità.
Nella vita reale di solito non sono così curioso sulle persone, le facce e i loro comportamenti raccontano non solo la trama ma anche il finale di quel libro. E poi vuoi mettere con la parola scritta? La parola scritta va sempre oltre le intenzioni di chi la usa. Il divertimento è assicurato, anche se il più delle volte somiglia a un film dell’orrore, un genere che non mi appassiona più di tanto. Lo assimilerei piuttosto a un piacere sadomaso perché, insieme alla sofferenza mia personale, cercata e voluta, mi consente di mettere il dito sulla piaga altrui. Un divertimento perverso, qualcuno potrebbe dire, ma che mi separa dall'indifferenza e che per questo motivo mi sento di poter chiamare 'Amore'.


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« immagine » Il brutto di un mal di pancia è che ti fa rimpiangere quando non ce l’avevi, momenti che, a parte quello, non meritano di essere rimpianti. Magari avevi le lacrime agli occhi per i troppi sbadigli o, peggio ancora, stavi uscendo da una routine per entrare in un’altra dall’aspetto men...
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Quei dementi che leggono e scrivono blog

11 marzo 2014 ore 18:53 segnala

Scrive Aldo Busi nel suo E baci, di recente pubblicazione (un libro piacevole quando
lui si distrae e si dimentica di recitare Aldo Busi).

Morale a uso dell’uomo comune e no: tutto ciò che appare sui siti, e specialmente sui blog individuali, è non luogo a procedere per eccellenza e deve essere considerato non essenza giuridica, visto che è attivato ben oltre il 99% da non essere tali o da essere tal altri indefiniti ai quali, seppure venissero mai individuati, si potrebbe al massimo applicare la legge Basaglia che, come si sa, è una delle innumerevoli non leggi della Repubblica italiana che mai si applica tanto alla lettera come quando non la si applica per niente; le offese via sito non esistono che per l’offensore, mai per il destinatario; salvo rarissime eccezioni (siti di comprovata e perdurevole identificazione con un responsabile commerciale ben preciso che risponda del piombo propalato), l’unica reazione di un gentiluomo ( un gentiluomo o legge libri, possibilmente altrui, o scrive libri, possibilmente di proprio pugno, mica blog) è fare spallucce davanti a qualsivoglia esternazione diffusa su sito che lo tiri in ballo.
Fare spallucce anche delle lodi, spesso non meno strampalate e ombelicali delle critiche o delle infamie.




Dello spirito di patata (ah che nostalgia il vocabolario di una volta!) che viene usato per dare sapore a un argomento o a una frase sappiamo abbastanza per non riderci sopra, allorché comprendiamo che si tratta di un dispetto fatto non al nostro ma al comune palato, e l’indifferenza è già una reazione, non ha bisogno di parole che ne spieghino il contenuto; né può interessarci capire se “il più grande scrittore vivente” la pensi ancora così su un genere di pubblicazione ormai più diffusa di quella libraria (il brano porta la data del 27. 4. 2007, un tempo remoto anni luce nell’universo telematico). Tuttavia il suo retrogusto mi ha fatto intravedere una pietanza troppo ghiotta per non renderne partecipe la tavolata della quale, bene o male, ho scelto di far parte, e sia pure per rompere occasionalmente il lungo silenzio, qualcosa lo voglio dire.
Una domanda, prima di tutto, da rivolgere ai miei commensali: “Vi ha mai sfiorato il sospetto, a quelli di voi che scrivono in questo sito e credono di essere persone normali che, una volta qui, per il semplice fatto di rendervi anonimi proprio normali non siete e che anche nel caso veniste riconosciuti sarete guardati come pazzi? Sto parlando ovviamente dell’aspetto giuridico. Per il resto ho già lasciato come commento la mia risata, uso come sono a "fare spallucce" non solo del contenuto di un blog, se è il caso, ma anche di tutte le cazzate che si trovano nei libri regolarmente pubblicati.
Un gentiluomo non si limita a leggere libri o magari a scriverli per farli pubblicare; se ne ha voglia, scrive cosa vuole e dove vuole. Scrive sui muri di un cesso pubblico,se ne avverte l'urgenza e, se lo trova espressivo, usa pure le pernacchie.
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« immagine » Scrive Aldo Busi nel suo E baci, di recente pubblicazione (un libro piacevole quando lui si distrae e si dimentica di recitare Aldo Busi). Morale a uso dell’uomo comune e no: tutto ciò che appare sui siti, e specialmente sui blog individuali, è non luogo a procedere per eccellenza e...
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Non solo tulipani. In attesa dell'aereo per l'Olanda

23 dicembre 2013 ore 17:34 segnala
A momenti l'aereo parte e ancora me ne sto qui a riflettere sul mancato confezionamento - anche quest’anno! - di un qualsiasi panettone virtuale. Una mancanza non da poco, considerata l'importanza dei doveri social- "communitari", con tutti i suoi effetti relazionali. E' come privarsi del piacere di rompere qualche palla (meglio due) di un albero natalizio o di staccare la testa al pastore di un presepe. Pazienza, mi accontenterò di pubblicare qualche foto su ciò che mi aspetta, adeguandolo, se possibile, all’argomento: Google Immagini è fornitissimo e, ove non bastasse, c’è Google Earth che ti porta dove vuoi senza l’aiuto di una macchina fotografica. Non ne compro una da almeno 40 anni: l’ultima che ho avuto, una Nikon quasi professionale, comprata a prezzo stracciato in un negozio di Hong Kong, mi ha dato troppe soddisfazioni perché possa accontentarmi di uno di questi giocattolini digitali.



Non badate alla foto, è solo il benvenuto a chi mi legge. I tulipani si vedono al massimo entro la metà di maggio. Una volta facemmo inutilmente 100 km per vedere una scena come questa, a Leida, mi pare che andammo: li avevano tagliati un giorno prima. E infatti era il 16 maggio.


Sogno ancora di vederli, dei tulipani come questi...


Sono delle persone che forse mi aspettano per una gita in bicicletta...


... mentre io sicuramente sceglierò di farmi unascarrozzata solo con questa...


Le biciclette sono dappertutto, in Olanda...


...a volte riempiono un'intera piazza...


... sono un ottimo mezzo di comunicazione, oltre che di trasporto. Questo per esempio è un modo di rendere pubblico che lui è lei si sono fidanzati...


...mentre qui è evidente che lei vuol far sapere a lui che si è chiusa in casa.


A me, comunque, piacciono di più le lunghe passeggiate a piedi lungo i canali... specialmente a Utrecht, che è la preferita ...


...oppure lungo il fiume, il Waal in questo caso, un affluente del Reno che costeggia Nimega e segna quasi il confine con la Germania...


L'anno scorso ho trovato il lungofiume così e stavo scivolando...


In Olanda il problema però non è la neve ma il vento...


Certi giorni è meglio rintanarsi in un pub come questo...


...facendosi compagnia con una bella birra gigante, ben sapendo però che non sempre è compresa la ragazza...


...o per farsi preparare un pranzo succulento come questo....


...o mangiare un'aringa in stile nature ...


..accompagnata magari da fette di pane nero come queste, che fanno andare di corpo meravigliosamente.


Ma la birra si può prendere anche fuori, con una compagnia sicuramente più allegra e festosa...


Si paga molto nei musei, ma se andate a Den Haag, che poi sarebbe a L'Aia, e volete vedere i quadri di Vermeer, in omaggio potete avere una copia in carne e ossa della famosa "ragazza dall'orecchino di perla", che indubbiamente è migliore dell'originale...


Ciò che più adoro dell'Olanda, comunque, sono queste. Le fanno in modo speciale... "in tutte le salse" è proprio il caso di dire. E tagliate in forma lunghissima... Per questo gli Olandesi sono fra i più alti del mondo...


Ma è tutto straordinariamente bello in Olanda: guardate come allevano le mucche...


...o come portano a spasso i cani...


. Questo è il tuffo di Capodanno, a Scheveningen.Uno spettacolo, soprattutto quei berretti e quei cappucci di lana in testa, tutti rigorosamente orange...


... sono solo un centinaio di km da casa nostra e non vedo l'ora ...


Ma intanto auguro a tutti un buon Natale e un felice anno nuovo.


E per chi volesse leggere qualcos'altro sull'Olanda:

http://blog.chatta.it/forteapache/post/di-nuovo-in-piazza-cavour.aspx

http://blog.chatta.it/forteapache/post/leggere-azar-nafisi-ad-amsterdam.aspx

http://blog.chatta.it/forteapache/post/il-raccolto.aspx

o su una gita nei dintorni:

http://blog.chatta.it/forteapache/post/london-walks.aspx
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A momenti l'aereo parte e ancora me ne sto qui a riflettere sul mancato confezionamento - anche quest’anno! - di un qualsiasi panettone virtuale. Una mancanza non da poco, considerata l'importanza dei doveri social- "communitari", con tutti i suoi effetti relazionali. E' come privarsi del piacere...
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23/12/2013 17:34:39
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La rivoluzione kulturale

17 dicembre 2013 ore 19:40 segnala


Andava in rovina il dizionarificio italiano, travolto da una crisi economica che era anche il riflesso di quella ben più antica delle idee. Gli intellettuali – linguisti soprattutto, ma anche scrittori e studiosi in genere –, che lo avevano creato per salvare la lingua italiana dalla furia distruttiva dei “nuovi barbari” (i presunti rivoluzionari del linguaggio degli SMS) e che lo frequentavano quindi nella doppia veste di fornitori-acquirenti, si ritennero estranei allo sfacelo nazionale e lo trasformarono in materiale utile ai propri fini (romanzi, saggi, articoli, etc.). Fin quando non ebbero sentore delle loro responsabilità. In effetti, per la loro appartenenza alla classe dirigente, le loro colpe non erano meno gravi di quelle dei politici. In un corteo il cartello di un dimostrante li marchiò come “produttori della spazzatura più assassina”.
Gli autori televisivi si spaventarono così tanto che fecero perdere le loro tracce. Allorché corse voce che alcuni di loro erano stati picchiati a Chiasso e a Ventimiglia, dopo essere stati sorpresi con le valigie in macchina, la paura si allargò a macchia d’olio. Quando non si ebbe più notizia neanche degli ultimi frequentatori del dizionarificio, l’immobile - una palazzina a due piani di insuperabile bellezza architettonica - fu abbandonato a se stesso. Orde di scrittorucoli lo presero d’assalto notte e giorno: in vita loro non avevano mai messo piede nemmeno in una biblioteca e, affamati com'erano di parole, non gli sembrava vero di poter disporre di tanto bendidio. C’era da considerare inoltre che dovevano far presto, se non volevano scontrarsi con quei fanatici adoratori delle abbreviazioni e della kappa, per i quali l’occupazione della palazzina sarebbe stata una sorta di presa della Bastiglia e la violenza di massa sul Vocabolario Italiano un traguardo decisivo.
Armati di penne e quaderni elettronici per riempire una memoria che ormai si era sostituita a quella umana, forzarono l’ingresso della magione e si diedero al saccheggio. I più precipitosi si accontentarono di quello che ebbero a portata di mano, casse intere già aperte di eccheccazzo e di ecchissenefrega, verosimilmente pronte per un’offerta speciale e ben esposte all’entrata, ma la massa andò oltre e invase come un fiume in piena LA CLINICA DEI SOMARI, un immenso recinto contenente tutto ciò che serviva per qualsiasi genere di scrittura, comprese le frasi fatte e gli incipit dei romanzi più famosi nella sezione dedicata alla NARRATIVA.
Il tutto aveva un percorso obbligato che, partendo dalla GRAMMATICA, proseguiva con LE PARTI DEL DISCORSO, dividendosi poi nelle due sezioni delle VARIABILI e INVARIABILI, a loro volta ramificate secondo le rispettive componenti. Le scaffalature erano dimensionate alla domanda di mercato della singole voci, con dotazione di scale per quelle, altissime, del NOME, del VERBO e dell’AGGETTIVO. L’unica ressa, però, si vide davanti al VERBO.
Tutto sommato si procedette con ordine per impossessarsi di roba come intuì, rivelò e osservò, con qualche spintone solo per pensai e riflettei, a causa del fatto, disse uno di loro, che per tanti che non li avevano mai usati in prima persona l’uso di quei verbi appariva futuristico, più che innovativo. Pugni e calci invece volarono per alcuni modi di dire tipo sono cazzi amari, ma anche per frasi come Era la mattina di un grigio autunno invernale, mentre furono completamente snobbati gli incipit C’era una volta ed Era una notte buia e tempestosa, ritenuti troppo sfruttati.
Disinteresse assoluto ci fu per la scrittura etrusca e quella dei Maya nelle CURIOSITA’ ANTROPOLOGICHE, ma il linguaggio degli SMS fu dileggiato a colpi di ombrello nelle casse. Delle lettere e delle composizioni che cadevano a terra una signora raccolse al volo un nn, l’abbreviazione di non del linguaggio tradizionale, e lo caricò nel suo tablet di nascosto. Non era una patita della mutilazione della lingua italiana, ma un lampo d’ispirazione le aveva suggerito che l'uso limitato delle abbreviazioni avrebbe dato un tocco d’eleganza ai suoi scritti. Sarebbe stato come una erre moscia o come quei lievi difetti di pronuncia che danno un tono aristocratico a chi li possiede. C'era da scommettere che nessuno avrebbe sospettato il trucco, anzi: quel vezzo apparentemente involontario avrebbe indotto il lettore a vedere la spontaneità dove c'era l'artificio.
Alcuni si persero nel vano tentativo di capire l’uso dell’ACCENTO, tanti si arresero davanti agli scaffali della PUNTEGGIATURA, mentre quelli che si diedero da fare con le casse dell’AVVERBIO furono colti da un malore: avevano scoperto che su, qui e fa non vogliono l’accento e che po’, in quanto abbreviazione di poco, vuole l’apostrofo. Dovettero essere approntate delle barelle, invece, per quelli che il affermativo lo scrivevano senza accento da una vita.
Il solito saputello si mise a dire che la mancata attenzione a delle regole così elementari, a quei segni che cento volte al giorno ci passano sotto il naso attraverso la lettura magari di un semplice giornale, si poteva spiegare solo in un modo: non con una natura distratta o con la disaffezione per la lettura medesima, ma con un'ossessiva attenzione per il sé e un superficiale interesse per ciò che ne sta al di fuori. Fu aggredito con rabbia da uomini e donne, ma non si ebbe il tempo di malmenarlo, perché suonò l'allarme e i nuovi barbari stavano arrivando.

Erano migliaia e il resto doveva ancora venire. Non ci fu molto da violentare, perché il grosso lo avevano fatto i “vecchi barbari”, quelli che pretendevano di usare una lingua che non conoscevano nemmeno. Si limitarono ad appiccare il fuoco alle casse già aperte, poi alcuni di loro salirono al piano di sopra in cerca di un bagno che non c’era. E, poiché non riuscirono a trattenersi, si arrampicarono sugli scaffali e si mescolarono alle casse per non dare nell’occhio. Fecero i loro bisogni fra il vecchiume lessicale di Dante, del Petrarca e del Boccaccio, poi salirono sul tetto e issarono altissima la bandiera con la Kappa.











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« immagine » Andava in rovina il dizionarificio italiano, travolto da una crisi economica che era anche il riflesso di quella ben più antica delle idee. Gli intellettuali – linguisti soprattutto, ma anche scrittori e studiosi in genere –, che lo avevano creato per salvare la lingua italiana dalla...
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Spot & Sfot

07 dicembre 2013 ore 12:06 segnala


SPOT

"Ci sono le Donne. E poi ci sono le Donne Donne, quelle che non devi provare a capirle, sarebbe una battaglia persa in partenza.
Le devi prendere e basta. Devi prenderle e baciarle, e non dare loro il tempo di pensare.
Devi spazzare via, con un abbraccio che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare, ma che provano vergogna a mostrare le loro debolezze e, dopo avertele raccontate, si tormenteranno - in un’agonia lenta e silenziosa - al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo, vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.
Perciò prendile e amale.
Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte .
Amale indifese e senza trucco, perché non sai quanto gli occhi di una donna possano trovare scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate quando il sonno le stropiccia.
Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a se stesse.
Ma, appunto per questo, sapranno amare te come nessuno prima di loro.
Donne al quadrato"

(Dal web -forse-, secondo un post letto su questo sito)



SFOT

Ci sono gli uomini. E poi ci sono gli Uomini, quelli delle favole alle quali hai creduto sin da bambina. E’ inutile che ti sforzi di capirli, tanto farai di tutto, patologica sognatrice quale sei, per illuderti e immaginarli come piacciono a te. Devi farti prendere e basta e non dare loro il tempo di pensare alla fregatura che potenzialmente gli stai rifilando.
Devi spazzare via con un abbraccio teso a nascondere il ribrezzo dovuto ai reciproci fiati puzzolenti quei rimorso che li assale al pensiero del vostro legame. Un legame vincolante e duraturo del cui rigetto preferiscono non parlare, temendo che tu gli volga le spalle e metta fine a quei rari, fottutissimi attimi di piacere, grazie ai quali continuano a stare con te.
Perciò fatti prendere senza porti troppe domande e amali come sono.
Amali nuda, ché a usare il seno finto e la panciera son brave tutte.
Amali col portafoglio gonfio, perché è come dormire poggiando la testa su un doppio guanciale.
Amali col trucco, ché a essere sincera una donna ci perde sempre. E che sia un trucco pesante, perché le verità femminili non si prestano ad essere nascoste dietro a un velo di mascara.
Amali addormentati, perché è solo allora che puoi riuscire a farli sognare. Meglio ancora se sono ammaccati, perché capiranno che niente esiste di più rilassante del contatto fisico con una donna.
Amali sapendo che ne hanno assoluto bisogno e che se non gliela dai tu andranno da un’altra. Diversamente sai bastare a te stessa ma non a loro. Solo così, inoltre, puoi sperare che ti accettino come tutte le altre donne che hanno avuto prima di te.

Uomini al-cubo (o in-cubo, fate voi
)
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« immagine » SPOT "Ci sono le Donne. E poi ci sono le Donne Donne, quelle che non devi provare a capirle, sarebbe una battaglia persa in partenza. Le devi prendere e basta. Devi prenderle e baciarle, e non dare loro il tempo di pensare. Devi spazzare via, con un abbraccio che toglie il fiato, qu...
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Ai giardinetti

01 dicembre 2013 ore 15:48 segnala


La scena. Lo spiazzo verde di un giardino pubblico completamente deserto, nella prima mattinata di un giorno non lavorativo. L’unica presenza è un uomo che legge il giornale seduto su un sedile.

Una donna con un libro in mano gli passa davanti, poi prende posto nel sedile accanto.

LUI (che ha sollevato gli occhi dal giornale per guardare tutto intorno, fra sé e sé.) Perfetto, si direbbe che abbiano aperto il cancello solo per noi. (Dopo l’ennesima occhiata furtiva rubata al fare circospetto della donna) Avrà sì e no trent’anni … (Si gira un’ultima volta per guardarla). O magari li porta troppo bene: trentacinque, dài… Più che passabile, però … Da uno a dieci, sei e mezzo… Sette forse, ma bisognerebbe vedere prima le gambe …

LEI ( fra sé e sé). ‘ndiamo bene: un guardone in piena regola, forse. Che sia un bel ragazzo però non ci piove… (Col collo girato non completamente verso di lui). Macché ragazzo, con tutta la buona volontà, quarant’anni non glieli toglie nessuno… Trent’otto solo se gli voglio fare lo sconto… ( Dopo aver dato un’occhiata tutto intorno, fra sé e sé). Chissà che non sia la volta buona… (dopo un’altra occhiata) DONNA STUPRATA IN PIENO GIORNO IN UN GIARDINO PUBBLICO… (Apre il libro per cominciare a leggere, ma poi lo posa sul sedile. Fra sé e sé). Adesso, però, non fare la cretina: chi ci crede che sei venuta qua per leggere?

Continuando nei rispettivi soliloqui e dialoghi mentali

LUI. Di buon gusto e intelligente: ha capito che col pensiero di un rimorchio possibile oltre che desiderabile, leggere non sarebbe facile … A parte il fatto che non è venuta qui per leggere. (Si gira di nuovo per guardarla e incrocia un suo rapidissimo sguardo). Sì, sì, ho capito… sto arrivando… Calma, però: né io né te stiamo scappando…

LEI. Forse ho fatto male a girarmi… E comunque il monumento che ho visto non mi è parso l’arco del trionfo …

LUI. … in questi casi, poi, è sempre meglio non cantare vittoria … ( Si gira ancora sapendo che non incrocerà più il suo sguardo e vede che lei ha aperto il libro). Che ti dicevo?... Sei uno stronzo… dovevi sorriderle mentre ti guardava e possibilmente intrattenerla anche con qualche battuta… Quella che si chiama “mancanza di presenza di spirito”... Sei proprio da ricoverare…

LEI. …mio caro, hai voglia di aspettare che mi giri ancora, il mio dovere l’ho fatto …

LUI. Ho capito… stai pensando che ho rifiutato la tua elemosina… che non ho ricambiato il tuo sguardo… magari con una proposta di matrimonio … Non ci crederai, ma io non sono uno che si mette delle idee in testa per così poco… Però quanto siete esigenti voi donne… Esigenti e stupide…

LEI…. non gli è piaciuta affatto... diciamo pure la mia franchezza… O meglio: ha fatto finta di non farci caso … Sei un ipocrita, bello mio: se una donna ti guarda, DEVI FARCI SEMPRE CASO, sennò è come considerarla una donna da niente … Oppure non gli sono piaciuta fisicamente… Sic et simpliciter … Ma chi se frega, fra poco toglierò il disturbo… ( si gira e lo guarda a lungo, come per un senso di sfida).

LUI…. che poi non so se valga la pena… la lotteria non la vincerei di sicuro…questa è quel tipo difficile … una che ti cerca il pelo nell’uovo… e che non è contenta se non lo trova… Nella migliore delle ipotesi è una che vuole comandare lei … che sia una donna spregiudicata poi ci puoi mettere la mano sul fuoco: è venuta qui per rimorchiare, non per farsi rimorchiare … Adesso devo aspettarmi da lei anche la mossa più ardita… del resto che ci fa una donna sola soletta, alle otto di mattina, ai giardinetti? A bella, non lo hai visto che c’era un uomo?... E perché credi che sia venuto qui quell’uomo, per leggere il giornale? … Cazzo, me la potrei sbattere nel sedile e nessuno ci farebbe caso …

LEI. … ma perché tutti dicono che le donne brutte non esistono più? Qua ce n’è una, ve la presento…

LUI. … sta aspettando che le dica una scemenza qualsiasi e io me ne sto fermo qui come un salame…

LEI. … ma dai, bella non sarò, ma “brutta” nessuno me lo ha detto mai… Perché però ancora non ha buttato via quel cazzo di giornale?!... Sarà proprio che non gli piaccio...

LUI (chiude il giornale e lo posa sul sedile). …poteva essere un sabato diverso, per me… Ma che cosa le devo dire?... Non posso certo rischiare di metterla a disagio…

LEI. … ah, ecco, finalmente l’ho distratto… Certo non è normale che alle otto di mattina una ragazza… Ma neanche un uomo, per la verità… Che sia qui perché aspetta qualcuno?... Ma certo che aspetta qualcuno, e deve essere la sua ragazza, sennò non saremmo ancora qui a guardarci da lontano…

LUI… peccato che abbia messo di fumare, che non abbia con me le sigarette… è il pretesto più banale, ma funziona sempre… Le cose più sceme funzionano sempre, cazzo…

LEI… che scema sono stata a sedermi qui… devo essere ridotta proprio male… Eppure non riesco ancora a non riderci sopra sulla mia situazione… La verità è che ho tutto sotto controllo, perfino la mia solitudine forzata… Ma che dovrei fare, secondo voi che mi rompete sempre le scatole... tu, la mamma per prima... andare da quel giovanotto e trascinarlo via con la forza?... Ma vadano al diavolo lui e tutti gli uomini, ché io me la cavo benissimo da sola! Scommetto che se fossi vestita in un altro modo, se …

LUI. .. col cazzo che funziona sempre, perché se lei è una che non fuma. io sarei capace di restare muto come un sasso davanti alla sua risposta e di tornarmene indietro con la coda nelle gambe… Ma non parliamo di timidezza, miei cari imbecilli, tu cara sorella in testa, che mi dici sempre che faccio scappare le tue amiche … io ho l’assoluta certezza che se davvero lo volessi, non ci metterei un minuto a portarla dove voglio, questa sconosciuta con l'aria della principessa… La verità è che non lo voglio… La mia è una scelta…una precisa scelta estetica… E’ facilissimo attaccare bottone con una donna, ma per riuscirci bisogna fare lo scemo, e io non ho nessunissima voglia di fare lo scemo… con questa e con nessun’altra… E pensare…

LEI. …scommetto che se mi vestissi come una puttana non avrei problemi a trascinarmi dietro l’uomo che voglio… solo che non lo voglio e non perché sia una moralista – non esiste al mondo una donna che dentro sia più libertina di me …

LUI. …E pensare che le donne vanno pazze per gli uomini… spassosi… Che esseri strani, le donne: basta che uno le faccia ridere e loro sono contente… Sceme, non vedete che lui sta recitando?!...Se riesce a farvi ridere, è perché finge, perché è falso dentro… Anche io ci riesco quando voglio… E’ tutto un fatto di debolezza… Uno non smette mai di stupirsi di quanto siano deboli … quelle risate infondono sicurezza, tutto si riduce a quello… alla sicurezza che cercano … per questo vogliono uomini ricchi e potenti…, perché sono delle miserabili, perchè sono tutte delle creature deboli e impaurite… Ma sì, in fondo sono delle povere disgraziate, le donne…

LEI.… ma quanto sono ingenui gli uomini… ingenui e idioti… basta che una donna gli faccia sentire l’odore della fica – solo l’odore – per fargli perdere la testa … Pensano sempre a una cosa, ‘sti deficienti… Come se una donna non possa fare quello che vuole e poi fargli credere il contrario, a ‘sti cornuti… E poi magari diventano violenti … Dei pezzi merda, sono gli uomini, ecco cosa sono!... Ma perché me ne sto qui ancora ad aspettare… come se ci guadagnassi chissà cosa, se si avvicinasse… magari non sa spiccicare una parola questo manichino a forma di uomo … per questo non riesce a muovere il culo dal sedile…(Con la coda dell’occhio lo ha visto riprendersi il giornale in mano). Un altro “maschio italiano” da leggenda… di quelli che se gli levi la partita di pallone, è come togliere il ciuccetto a un bambino… Evvai, mangiatela pure la tua Gazzetta del cazzo e poi mi fai vedere la cultura che vai di corpo… E io scema, a portarmi da casa “Dalla parte di Swann”, a fissarmi con Proust come se dovessi sedermi ai giardini delle Tuileries…

LUI. … ecco cosa vorresti vedermi fare, che mi avvicinassi a te per sentire la prima cazzata che mi viene in mente e poi riderci sopra… Magari mi troveresti simpatico… solo che non mi troverei simpatico io… L’importante per te è trovarti un imbecille qualsiasi, perché lo so fino a che punto le ragazze della tua età perdono il ritegno per disperazione, non sapendo che la disperazione è reciproca, non avendo capito un cazzo come al solito… (Con la coda dell’occhio l’ha vista riprendersi il libro in mano). Sì, sì, adesso mi vuoi vendere l’immagine della donna intellettuale con un libro comprato al supermercato… Fabio Volo, sicuramente… o magari “50 Sfumature di grigio”, per dare l’idea di una ragazza open mind …. la cosa che più detesto… chiudere gli occhi sullo spettacolo che la vita vera ti offre per immergerli in quella finta di un romanzo spazzatura…

Un vecchietto viene a sedersi accanto alla donna. Lei chiude il libro e si alza

LEI (passando davanti a lui). Vaffanculo…

LUI ( nell’attimo in cui lei gli passa davanti). Vai a farti sbattere da un altro…
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« immagine » La scena. Lo spiazzo verde di un giardino pubblico completamente deserto, nella prima mattinata di un giorno decisamente invernale. L’unica presenza è un uomo che legge il giornale seduto su un sedile. Una donna con un libro in mano gli passa davanti, poi prende posto nel sedile a...
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Sciocchezzaio - M -

22 novembre 2013 ore 18:27 segnala


M


Maldicenza. Gioco di società molto diffuso che si pratica per pulirsi dei veleni accumulati nell’organismo. La produzione dei veleni di solito trae origine dall’invidia e dall’antipatia che suscitano le persone non presenti, ma può essere causata anche dalla noia. Le tossine, una volta trasformate in parole, vengono espulse per via orale tramite i giocatori, che possono essere anche più di due. Il divertimento è assicurato, ma il veleno delle tossine va via solo telepaticamente, cioè quando si ha notizia che il passaparola ha fatto la sua strada.

Maledizione. E’ una variante del gioco sopra descritto La differenza sta nel fatto che si può giocare da soli. Qui però non occorre il passaparola, le tossine vengono liberate lanciandole direttamente nell’aria. Anche in questo caso il divertimento è assicurato, il godimento anzi diventa sopraffino se le parole raggiungono l’obiettivo. In questi casi al giocatore vengono attribuite le qualità di mago o di fattucchiere.

Maestà. E’ sinonimo di vulnerabilità: basta una pernacchia per procurarle una lesione.

Mafia. Modello di organizzazione societaria esportato dalla Sicilia in tutto il mondo.

Mamma. È la nuova materia del prossimo premio Nobel, inserita su proposta della signora Terronia, la famosa donna italiana che tanto ha fatto parlare di sé con le sue rivendicazioni sui diritti della mamma. “Aver procreato un figlio o una figlia” – questa è la motivazione – “è di per sé un atto eroico eccezionale, il massimo dei meriti dell'essere umano." "Allora anche il padre, secondo lei, dovrebbe meritare il premio Nobel?" le hanno chiesto in un’intervista. “Il padre no” lei ha risposto, “lui potrebbe essere un cornuto.”

Manicomio. Li hanno chiusi per crisi di capienza: non c’entravano tutti.

Marito. Oggetto ingombrante che di solito viene trovato fra la moglie e un dito o qualcosa di simile al dito.

Maschera. Un accessorio invisibile ma indispensabile della natura umana.

Memoria. E’ la scatola nera del blogger e del chatter, lo spazio di cui dispone l’utente di un social-network per la sua posta privata, ovverosia il suo mondo sommerso. Ma quali inferni danteschi?! Tutti i segreti, gli intrighi e i misteri che avvolgono il mondo virtuale e spesso lo affondano nella melma sono racchiusi là dentro! Che spettacolo affascinante sarebbe poterci andare a guardare?! Che maschera antigas ci vorrebbe per analizzarne il contenuto?! Che senso di squallore si ricaverebbe dal quadro finale?! Forse per questo nessuno si fa domande in merito.

Mente. Termine che indica la libertà di comportamento della quale l'uomo dispone. In un certo senso è sinonimo di disinvoltura. A seconda della convenienza, infatti, il termine può essere usato sia come verbo che come sostantivo. In entrambi i casi comunque egli può fingere di essere pazzo.

Minchia. E’ il simbolo dell’emancipazione linguistica e culturale del Sud d’Italia rispetto alle altre zone del Paese: per simpatia, uso e diffusione sta quasi sbaragliando il suo diretto concorrente, cioè la parola “cazzo”.

Miseria. E’ la ricchezza imponibile vista dal contribuente, ma anche quella materiale contrapposta alla spirituale dall’ipocrisia della politica aziendale della Chiesa. La miseria vera viene sempre tenuta nascosta dalla vergogna e dal pudore.

Moglie. Insieme al carabiniere, una figura di riferimento insostituibile nelle barzellette.

Morte. Uno dei metodi più diffusi nell'arte della sopravvivenza: mors tua vita mea.
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« immagine » M Maldicenza. Gioco di società molto diffuso che si pratica per liberarsi dai veleni accumulati nell’organismo. La produzione dei veleni di solito trae origine dall’invidia e dall’antipatia che suscitano le persone non presenti, ma può essere causata anche dalla noia. Le tossine, un...
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