London walks

30 novembre 2010 ore 09:54 segnala

Al Covent Garden un’elderly lady (sulla cinquantina), una sigaretta dopo l’altra, si gode con aria rapita l’esibizione di un biondo e altissimo capellone ancora più attempato, che intona delle canzoni folk gradevoli anche per me. L’amica che le siede accanto e che è rimasta indifferente al fascino dell’artista di strada la strattona senza esito, poi si alza e la lascia sola nella sua ammirazione. Fra un battimani e l’altro della gente, alternato da quello solitario della donna, piovono le monetine sulla custodia della chitarra, lasciata aperta a terra con elegante negligenza e usata a mo’ di piattino.
Neanche io mi schiodo dalla panca davanti a quello che mi godo come un doppio spettacolo, tanto più che i miei sono in giro e chissà quando li vedrò: lo shopping è d’obbligo in questo antico mercato londinese, unico al mondo nel suo genere con i suoi teatri, i suoi negozi, le sue bancarelle e le mercanzie della più svariata provenienza, testimoni della straordinaria quantità di culture che si mescolano in questa città. Mi alzo solo dopo avere resistito alla tentazione di attribuire la scena a due attori consumati che sbarcano il lunario recitando quella complicità. Ma ne valeva la pena, perché a due passi c’è Soho e sarebbe un peccato perdersi Chinatown.
E’ sera. Sulla metro che prendiamo per tornare all’appartamento, con la temperatura prossima allo zero e la vettura stipata fino all’inverosimile, salgono due ragazzone quasi nude. Sono sui 35-40 e indossano dei vestiti che, a parte le abbondanti e molteplici scollature, sono troppo leggeri per la stagione. In un attimo il loro profumo inonda l’intero scompartimento. Qualcuno le fa sedere, e gli sguardi dei presenti, per un pudore istintivo, fuggono da quell’ammasso di carne e di rotondità. “Vanno in discoteca. Fra poco saranno tutte e due ubriache fradice” mi suggerisce mio figlio, e io completo l’immagine con una deduzione che qui preferisco affidare alla censura.
Che bella Londra, mi dico: dove lo trovi un posto dove la pubblica ammirazione di una donna per un uomo o l’esibizionismo di due ragazze svitate hanno per così dire un tranquillo diritto di cittadinanza?
Sì, siamo tutti stanchi ma contenti dello spettacolo che Londra rappresenta di per sé e che in questi tre giorni di vacanza, a novembre, cioè nel suo mese più piovoso, non ci ha lesinato neanche il sole. Né noi stessi ci siamo fatti mancare niente. pur essendo in cinque, se includiamo la mia nipotina in carrozzina la quale, nei posti più impensati, dai pub più affollati ai negozi di moda più esclusivi, ha fatto lo spogliarello col cambio della sua lingerie.
Nell’ordine, come si conviene a un buon turismo mordi e fuggi, oltre ai siti di cui sopra, abbiamo visitato: Westminister (con l’annessa Torre dell’Orologio), Buckingham Palace (senza il cambio della guardia, però, perche in questa stagione lo fanno a giorni alterni e noi non lo sapevamo), Piccadilly Circus, Regent street, Hamleys (il negozio di giocattoli “più famoso del mondo”, con scene animate sulle vetrine e agguerritissimi imbonitori dentro, che attirano i clienti col gioco delle tre carte), Carnaby street, Trafalgar Square (con debita visita alla National Gallery). E poi Chelsea (con Sloane Street, una fila interminabile di griffe italiane), Kensington (con Harrods). E non poteva certo mancare la Torre di Londra (vista da fuori, però, perché i gioielli della regina li conosciamo già) Con le 18 pounds a persona risparmiate (a parte il tempo) abbiamo preferito visitare Greenwich e sicuramente non abbiamo sbagliato.
L’ultimo scampolo di tempo che ci è rimasto nell’ultima giornata lo abbiamo utilizzato a Hyde Park. Lì, dopo esserci rifocillati all’interno di un padiglione sulla riva di un laghetto, da una venditrice piazzata all’ingresso ho comprato delle caldarroste che abbiamo poi trovato quasi tutte ammuffite. Ho pensato di andare a dirgliene quattro, alla donna e al marito che continuava ad arrostirle, ma a parte la lingua, che avrebbe reso poco espressiva la mia protesta, qualcuno dei miei mi ha fermato: “Cose che capitano” mi ha detto. "Non stavano certo dentro le castagne, loro. E magari ti riempiono il cartoccio senza farselo pagare, se glielo dici con garbo.” Non ho potuto che dargli ragione. E mi è venuto in mente che a Catania o a Milano avremmo ragionato nello stesso modo, perché in fondo tutto il mondo è paese.
Una conclusione che non mi è piaciuta affatto: che senso ha viaggiare, se "tutto il mondo è paese"? Anche dopo aver visto una città come Londra si poteva dire che "tutto il mondo è paese"? Il dilemma è rimasto irrisolto per tutta la serata e anche dopo che abbiamo preso l’aereo di ritorno per l'Olanda. Che era esattamente quello che dovevo aspettarmi dal Paese che ha dato i natali(?) al padre putativo di Amleto.



Y
(La foto, scattata a Carnaby Street, è mia)
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30/11/2010 09:54:59
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Commenti

  1. cosillo 30 novembre 2010 ore 14:00

    E' vero ed è dovuto al fatto che tutto il pianeta è abitato da esseri umani, sic!

    Su di me nutro qualche dubbio, infatti troppo spesso ho il fastidio del gomito a gomito con l'umanità.

    Ciao fort

    Adriano

  2. PrimaDelSilenzio 30 novembre 2010 ore 22:14

    .........Londra una città che non conosco, che peccato! Per fortuna che almeno tu puoi girare il mondo , fallo anche per me, dalla descrizione che hai fatto, mi sembra quasi di esserci stata !

    Buona serata

  3. illaka 01 dicembre 2010 ore 00:10

    io pure ero a Londra questo ultimo wend di Novembre a trovare mio figlio che sta facendo l Erasmus li... C ero gia stata da ragazzina e l impressione non é cambiata, pur con il freddo becco che faceva anche io ho trovato il sole!!

    Peccato non essermi potuta comperare manco una caramella dati i prezzi assolutamente proibitivi ... e io che pensavo che Barcellona (dove vivo), fosse cara!!

    bacios

    Illa

  4. milady444 02 dicembre 2010 ore 08:39
    a londra deve essere bello pero
    tutto mondo è paese?
    dipende con che occhi si guarda :-)
    buongiorno
    :rosa
    graziella
  5. cioccolatino111 21 luglio 2011 ore 15:55
    mi piace la foto e l'ho quotata.

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