ASMR su Youtube si bisbiglia!

15 marzo 2017 ore 00:29 segnala

Per la maggioranza sono donne. Bisbigliano alla telecamera, muovono le mani dolcemente, sorridono. Fanno schioccare le bocca lentamente e si rivolgono a te, lo spettatore, facendoti sentire al centro dell’attenzione. Il fenomeno Asmr (Autonomy Sensory Meridian Response) è uno dei tanti angoli inspiegabili di YouTube in cui utenti sconosciuti gestiscono account da milioni di visite, guidando una sottocultura a sotto voce ma potente. Cominciamo da un video, il seguente (con più di 2 milioni di visualizzazioni accumulate in un anno e mezzo).


“-*Crinkle Crinkle lil shirt…*- ASMR/binaural/hair brushing/whisper” è una delle hit di GentleWhispering, uno dei principali canali dedicati allo Asmr: un colosso da più di 40 milioni di visite totali gestito da Maria, cittadina russa espatriata negli USA e diventata una delle star di un genere d’intrattenimento finalizzato al rilassamento dello spettatore – un’estati raggiunta con i bisbiglii, certo, ma anche le spazzole per capelli e un sapiente uso dei microfoni laterali con cui parla all’orecchio dei suoi seguaci. I quali, felici, hanno risposto numerosi guardando video relativamente lunghi (12-15 minuti) nei quali non succede niente. Figuriamoci se qui da noi ci facevamo mancare una ghiottoneria simile, ed ecco qui sotto la risposta partenopea ai video USA


Per chi come la sottoscritta non subisce il fascino del bisbiglio (e anzi non riesce a guardare un video per intero perché scossa da strani brividi provocati dal genere) Asmr è un fenomeno assurdo, inspiegabile. Perché funziona? Che gusto c’è? si domandano quelle come me. Finalmente la scorsa settimana uno studio pubblicato dalla rivista PeerJ ha finalmente sondato la scienza che si cela dietro a queste clip. Ma andiamo per gradi: chi sono questi dell’Asmr?


Lo scorso dicembre Maria di “GentleWhispering” ha raccontato al Washington Post com’è nata la sua infatuazione per certi suoni e comportamenti: all’asilo, in Russia, si ritrovava in una condizione «quasi da zombie» quando qualcuno le faceva il solletico. Una vera estasi che si replicava ad ogni sussurro o suono leggero e soffice. Nel 2009 si trovava negli Stati Uniti, stava divorziando ed era depressa; un giorno, cercando dei video rilassanti, trovò dei bisbiglii e ripiombò in quell’estasi infantile, sentì un brivido percorrerle la spina dorsale e una calma totale invaderla. Aveva scoperto l’Asmr.


Secondo alcuni si tratta di una pratica pseudoerotica: la maggior parte delle youtuber del settore sono donne e migliaia di persone lo trovano piacevole per quel motivo. Un’opinione superficiale da sempre combattuta dagli appassionati e che d’altronde non giustificherebbe una comunità di quasi 100mila persone che su Reddit si scambiano link. E discutono. Perché anche per loro l’Asmr è un mistero: sanno solo che dà pace e felicità, una scossa zen che dal cervelletto scende lungo la spina dorsale (vedi immagine precedente). Saranno anche loro contenti di leggere la prima ricerca scientifica sull’argomento, che per prima cosa riconosce la massiccia diversità del “movimento” dominato dai bisbiglii ma anche diviso tra chi guarda altre persone piegare vestiti e chi preferisce lo spettacolo delle spazzole per capelli.


245 uomini, 222 donne e 8 individui che non riconoscono nei due generi tradizionali con un’età tra i 18 e i 54 hanno quindi affrontato un questionario sulle loro abitudini e preferenze: il 98% di loro ha dichiarato di consumare video di questo tipo per rilassarsi; l’82% li utilizza anche per prendere il sonno mentre solo il 5% ha detto di utilizzarli prima di fare sesso. Tra tutti, 38 partecipanti hanno scoperto che video Asmr avevano un impatto positivo nei loro dolori cronici (di questi 13 non lo ritenevano possibile). Uno dei punti cardine della ricerca, quello che avrebbe potuto determinare una causa precisa del fenomeno non ha dato risultati convincenti: si tratta del legame tra il fenomeno e alcune figure familiari degli utenti. Solo in 38 hanno dichiarato di collegare l’Asmr al suono o ai comportamenti di madri, sorelle e padri.


La relazione più notevole è invece quella con la sinestesia – fenomeno che fa percepire due stimoli sensoriali diversi come collegati, per esempio: chi associa un colore o un sapore a una canzone – che si è registrata in almeno 35 dei partecipanti all’esperimento. Nelle conclusioni della loro ricerca i ricercatori hanno proposto una teoria interessante per cui Asmr sarebbe cugina della misofonia (fenomeno per cui certi suoni procurano emozioni negative a chi ne soffre) ed entrambe sarebbero varianti della sinestesia, un generale perturbamento sensoriale.


Non se ne sa ancora nulla, insomma, e in questo senso sinestesia e Asmr si somigliano davvero – la prima, anzi, è stata “scoperta” molto prima eppure rimane coperta dal mistero – anche nello scetticismo che ispirano alla comunità scientifica. Altra ricerche seguiranno; nel frattempo, sempre più persone troveranno sollievo da stress, dolore e ansie nel bisbiglio di una donna, nei movimenti lenti e leggeri di una persona. Che male c’è? Al max si
:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf:ronf
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« immagine » Per la maggioranza sono donne. Bisbigliano alla telecamera, muovono le mani dolcemente, sorridono. Fanno schioccare le bocca lentamente e si rivolgono a te, lo spettatore, facendoti sentire al centro dell’attenzione. Il fenomeno Asmr (Autonomy Sensory Meridian Response) è uno dei tant...
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15/03/2017 00:29:21
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Trainspotting.

03 marzo 2017 ore 19:08 segnala
Trainspotting (1996) è stato diretto da Danny Boyle. Con Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Kevin McKidd, Robert Carlyle e Kelly Macdonald.
Trainspotting, iniziamo dal titolo. Molti di voi avranno cercato la traduzione, ma la traduzione letterale non c'è.
Trainspotting ha due significati: uno è l'hobby, il passatempo di stare a guardare i treni che passano.
Se hai visto il film ti ricorderai la scena in cui c'erano Sick Boy, Tommy, Spud e Renton che si trovavano sul bordo di un binario, e guardano il treno passare e poi se ne vanno.
Per Irvine Welsh, lo scrittore del libro, simboleggia il periodo della vita in cui bisogna SCEGLIERE se vivere alla giornata da ribelli per tutta la vita, o mettere la testa a posto e conformarsi alle convenzioni banali e perbeniste della società.
Nel linguaggio (slang) giovanile inglese può indicare l'iniettarsi eroina in vena, in quanto l'iniezione lascia una riga nera (simile ad un binario) a fianco della vena.
To spot significa "individuare", quindi trainspotting significa individuare la vena (dove poi si formerà anche il segno nero).
"Scegli la vita. Scegli un posto di lavoro. Scegli una carriera ... ma perché dovrei fare una cosa del genere?” Anche se non avete visto Trainspotting, sarete a conoscenza delle linee guida del capolavoro di Danny Boyle del 1996. Sono diventate famose come il film stesso. Raccontato da Ewan McGregor, mentre precipita verso il basso in una stradina di Edimburgo, al suono di Lust un frenetico brano di Iggy Pop per una vita a tutto volume, quelle parole semplici nascondono una tutt'altro che semplice verità e un'intera generazione si è aggrappata a loro.
Come una T-shirt di Che Guevara, la storia rappresenta un simbolo di facile accesso ideale per rappresentare la ribellione giovanile. Questo messaggio di sfida anticonformista è stato avidamente inghiottito dalla maggioranza delle persone. Scegli la vita. Scegli un posto di lavoro. Scegli una carriera.
Scegli un poster di Trainspotting per la parete della tua camera.
Guarda il film ancora una volta, ricordandoti che Trainspotting è molto di più di una sequenza di scene facilmente citabili, molto di più di un manifesto di controcultura fasulla per le classi medie.
Supportato da cinque personaggi centrali, è fresco, divertente, ma profondamente tragico, seducente, ma terribilmente terrificante ed ha una delle più belle colonne sonore dei film usciti negli ultimi 20anni.
Adattato dal cupo romanzo di Irvine Welsh con lo stesso nome, Trainspotting segue le vite di cinque ragazzi di Edimburgo: Renton (Ewan McGregor), Spud (Ewen Bremner), ragazzo malato (Jonny Lee Miller), Tommy (Kevin McKidd) e Begbie (Robert Carlyle). Tossici, ubriaconi, ladri e guerrieri, sono il tipo di amici che ogni genitore spera che il loro bambino non avrà mai.
Nonostante questo, o forse proprio per questo, non si può fare a meno di amare ognuno di loro. Anche il bullismo e la maniacale violenza di Begbie possiedono, se non un certo fascino, una illusoria attrazione che dà luogo ad alcune delle scene più movimentate e divertenti del film.

Aspettando il T2 ......

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« immagine » Trainspotting (1996) è stato diretto da Danny Boyle. Con Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Kevin McKidd, Robert Carlyle e Kelly Macdonald.Trainspotting, iniziamo dal titolo. Molti di voi avranno cercato la traduzione, ma la traduzione letterale non c'è. Trainspotting ha du...
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Descriviti elencando pregi e difetti (se ritieni di averne).

24 gennaio 2017 ore 19:36 segnala

Descrivi te stesso! Questa è la domanda di solito posta nella maggior parte dei colloqui di lavoro, e altrettanto spesso si risponde miseramente! Cosa si dice di così sbagliato nella risposta e perché ci fa sempre agitare questa domanda? Perché ci hanno sempre insegnato, i nostri genitori e gli anziani della famiglia, a non vantarsi parlando di noi stessi.
In poche parole ci hanno inculcato una falsa modestia che alla fine penalizza una descrizione obiettiva e sincera del nostro ego.
Con un’infanzia piena di tale consulenza repressiva, non è sorprendente che la maggior parte di noi inizi la risposta con balbuzie e con un puritano rossore, cambiando istantaneamente, in un lampo, le nostre possibilità di occupazione.
Quindi, cosa diciamo? Francamente, basta rispondere alla domanda come viene. La maggior parte dei candidati sconcertati temono questa domanda e iniziano con uno stupido "Fondamentalmente, il mio nome è ...". Perché non ci rendiamo conto che il nostro CV è lì proprio di fronte l'intervistatore, e lui lo sa già.
Ripetendo le cose che sono riportate nel nostro curriculum, abbiamo dimostrato che siamo un tipo di persona con poca fantasia e nessuna capacità d’innovazione e di presentazione.
In realtà, una domanda di questo tipo è un modo ideale per collegare tutto ciò che vogliamo dire di noi stessi e che, per forza di cose, abbiamo dovuto lasciare fuori del CV. Se hai frequentato un istituto superiore, si dovrebbe dire che l'istituzione scolastica ti ha insegnato molto di più di quello che dimostra il diploma che hai conseguito, si può parlare di persone che ti hanno influenzato, di libri letti, dei tuoi hobby e di altri interessi che ti riguardano.
Puoi parlare dei tuoi punti di forza; forse anche citare un esempio, quando avete utilizzato le vostre abilità di risoluzione dei conflitti o di capacità di vendita o qualsiasi altra cosa.
Citare, ma senza approfondire troppo, le proprie debolezze. Fare in modo che diventino punti deboli "positivi". Per esempio si potrebbe dire che a volte si paga per la troppa attenzione ai dettagli rispetto a quanto garantito. Si può confessare apertamente la tendenza ad essere impaziente con i membri del team che non riescono a portare il loro compito o che non possono contribuire a sufficienza.
Ma in primo luogo, pensare prima quello che si vuole dire di se facendo un po' di pratica con se stessi. Ricordate, se si esita a descriversi, i tuoi intervistatori se ne accorgeranno e dubiteranno che tu sia adatta ai requisiti che richiedono. Dopo tutto, se non sai parlare di te, sarà ben difficile che tu sappia comunicare con gli altri come si dovrebbe.
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« immagine » Descrivi te stesso! Questa è la domanda di solito posta nella maggior parte dei colloqui di lavoro, e altrettanto spesso si risponde miseramente! Cosa si dice di così sbagliato nella risposta e perché ci fa sempre agitare questa domanda? Perché ci hanno sempre insegnato, i nostri geni...
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A New York con Natale!

05 dicembre 2016 ore 20:44 segnala
Come dice una mia cara amica: “Natale a New York è sempre una buona idea”. Soprattutto dopo la seconda volta che ci vai. Perché, esaurite le ansie da turista faidate, ti puoi permettere di fare tutte quelle cose che fanno gli abitanti del posto.

Scegliere il proprio bar preferito, entrare nei musei per rivedere una parte della collezione o solo per andare ad una mostra.
Perderti per le strade senza una meta, ma solo per scoprirne scorci e avere sempre la sensazione di essere in un film.
Se vi capita di andare a New York nel periodo natalizio, ecco qualche consiglio:
gli alberi e la maggior parte delle decorazioni vengono smontate il 2 gennaio, quindi se vi piacciono le luminarie regolatevi.



- Subito dopo Natale (ma per subito dopo intendo il 26 dicembre) iniziano i saldi sugli articoli natalizi e sono super scontati (vi segnalo che all’ultimo piano di Macy’s c’è un vero assalto alla diligenza: un'autentica esperienza folkloristica).


- Andate appena dopo l’imbrunire sulla Fifth ave. Per farvi abbagliare dalle vetrine. Per farvi emozionare. Per riuscire a ritrovare quello stupore della mattina del 25 dicembre come qualche anno fa.


- Prenotate un tavolo da Rolph’s (famoso ristorante di madrelingua tedesca). Non tanto per la sua cucina tedesca quanto per l’atmosfera: il ristorante fino ad Aprile è sommerso di decorazioni natalizie. Letteralmente!


- Non dimenticate di andare da Saks per vedere le vetrine e le decorazioni all’interno.
Vale la pena essere inondati da persone. Lo spettacolo vi distrarrà dall’effetto claustrofobico.
- Andante a Bryant Park per il mercatino e lo street food natalizio o anche solo per dire “certo che i nostri hanno molto da imparare”.


- Perdetevi per le vie dell’Upper East and West Side ma anche per quelle del Village: sarete stupiti dalla creatività e mania del decoro dei newyorkesi ... vi è piaciuta questa breve guida? Se si, sono felice di avervi dato qualche piccolo suggerimento per vivere alla meglio il Natale in quella splendida città che è New York.
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Come dice una mia cara amica: “Natale a New York è sempre una buona idea”. Soprattutto dopo la seconda volta che ci vai. Perché, esaurite le ansie da turista faidate, ti puoi permettere di fare tutte quelle cose che fanno gli abitanti del posto. « immagine » Scegliere il proprio bar preferito,...
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Mamma per sempre!

20 novembre 2016 ore 11:33 segnala

Non sempre nella vita tutto sembra così scontato. Si passano anni impegnate in mille attività, studio, lavoro, sport, amici, viaggi … l’esistenza sembra perfetta così come la stiamo vivendo. Abbiamo un compagno che ci ama e tantissime cose che ci impegnano quotidianamente. Poi improvvisamente tutto cambia.
Andiamo a far la spesa e ci soffermiamo ad osservare i vestitini per bambini piccoli; da qualsiasi parte voltiamo lo sguardo riusciamo sempre a scovare una carrozzina, un passeggino o un pancione. Tutte le donne che incontriamo in età fertile sembrano in stato interessante. Che sta succedendo?
Poi torniamo a casa e quasi per una sorta di strana combinazione magica l’amica del cuore ci telefona per gridare eccitatissima ” Sono incinta!”.
E il nostro mondo inizia a vacillare!
Tutto ad un tratto quel dirompente desiderio naturale, istintivo, fisiologico, biologico, chiamatelo come volete, insomma il desiderio di maternità si affaccia in tutta la sua grandezza e bellezza. Ora è tutto chiaro, quel figlio lo vogliamo anche noi!
E il tuo lui? Che cosa pensa a riguardo? Magari te lo aveva già chiesto e tu avevi detto di aspettare oppure lui sembra lontano anni luce da questa nuova situazione appena scoperta!
Non possiamo attendere e vorremmo chiamarlo subito, oppure aspettiamo la sera e prepariamo una cenetta speciale. Oppure ancora speriamo che sia lui a fare il primo passo.
In ogni caso la speranza è quella che anche il candidato papà la pensi come te. E se e così noi donne ci buttiamo a capofitto in questa caccia alla cicogna. Compriamo libri, navighiamo su internet in cerca di tutte le informazioni necessarie: via su google con ovulazione, fertilità, concepimento, posizioni per aumentare la fertilità. Insomma in poche ore ci facciamo una cultura approfondita in materia e poi via con le danze.
Poco dopo i giorni fertili e i vostri compitini ben fatti ecco arrivare i primi sintomi o “fantasintomi“. Ci sentiamo già completamente incinte, con malesseri diffusi, nausee, stanchezze varie ed estremamente irritabili.
Abbiamo letto in rete o su un giornale che il seno ingrossato e dolente potrebbe essere uno dei primi sintomi. E ci ritroviamo ogni tanto a toccarci il seno per capire se fa male o no magari mentre stiamo facendola fila al supermercato . Un giorno fa male e il giorno dopo non sentiamo nulla e allora via ancora una volta a confrontarci per cercare di capire se va bene anche così. Il giorno del ciclo si avvicina sempre più, facciamo mille corse in bagno nel timore che stia per arrivare il ciclo o solamente per controllare che sia ancora tutto silente … e poi invece le maledette rosse arrivano, anche più puntuali del solito. Eppure sembrava proprio di esserci riusciti, la tristezza è tanta ma è anche il primo tentativo quindi via con il secondo turno. Non abbiamo tanta pazienza, anzi ne abbiamo ben poca, quel bambino lo vogliamo subito. E allora adottiamo la tecnica intensiva con temperatura basale, calcolatori, stick, i giorni fertili diventano un campo di battaglia strategico. Il nostro lui potrebbe risentirne, oppure è divertito da tanto interesse?
Chissà, in ogni caso la ricerca della cicogna, quando non arriva nei primi mesi, per noi diventa un problema, un grosso problema. Ed è normalissimo farsi un sacco di paranoie. E’ tipico di noi donne ma mi raccomando mai farsene una colpa!
Tutti ci dicono di stare tranquille, che l’ansia fa peggio, che loro sono rimaste incinte quando non ci pensavano più. Tutte parole sensate ma impossibili da mettere in pratica. Ci sentiamo ingabbiate in un vortice da cui vorremmo uscire con un bel positivo sul test di gravidanza.
Poi quella piccola linea rossa arriva carica di emozioni, gioia e lacrime. Una gioia indescrivibile che ci mette tutto ad un tratto una paura enorme. E adesso? Tempo di stare tranquille e goderci il momento proprio no eh??!
Ci rituffiamo in rete per capire cosa accadrà adesso, come ci dovremo comportare, quanto crescerò, quanto crescerà il bambino. Siamo assalite da mille domande che necessitano di una risposta urgente, immediata e comprensiva perché adesso … dentro di noi sta crescendo una nuova vita, aspettiamo un bambino!
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La città che vieta le minigonne.

08 novembre 2016 ore 18:53 segnala

VIETATO INDOSSARE GONNE ECCESSIVAMENTE CORTE IN PUBBLICO.

E’ l’ennesimo curioso e discutibile divieto che non ha nulla da invidiare agli altri Paesi del mondo.
Vi ricordate il famoso “Pacchetto Maroni” approvato nella lontana estate del 2009?
Se in Giappone è vietato essere cicciottelli, a Dubai è vietato baciarsi in pubblico, a Capri non si può passeggiare in centro con gli zoccoli, a Eraclea (VE) i bambini non possono utilizzare paletta e secchiello in spiaggia.
L’ultima singolare interdizione in ordine di tempo è quella di Castellammare di Stabia: vietato portare le minigonne.
Dato che la città versava nel disordine e nel degrado secondo il sindaco attuale, era necessario un regolamento urbano ad hoc.
Questa serie di regole dovrebbe trasformare Castellammare nella patria dell’ordine e della disciplina.
Stop alla troppa carne in vista, di conseguenza agli abiti succinti “che lasciano vedere gli indumenti intimi anche quando si sta a piedi“.
Le boutique avevano già cominciato a preoccuparsi per cambiare l’inventario, ma il Sindaco a Sky.it ha precisato che non tutte le minigonne sono proibite, solo quelle esageratamente corte che sfociano sempre nella volgarità.
E’ vietato anche prendere il sole in costume da bagno nei parchi e sul lungomare cittadino.
Infine, sull’esempio di Sanremo, dite addio alle partitelle in piazza in calzoncini o costume per grandi e piccini, basta girare a torso nudo per tutta l’estate, in città ci si deve coprire e basta giocare a pallone negli spazi esterni.
Ma i divieti non sono finiti qui, riguardano anche l’alcol, il turpiloquio e le scritte sui muri.
Per chi infrange questi divieti le multe possono andare dai 25 ai 500 euro.
Infine il Sindaco ha voluto precisare che le sue scelte non sono partitiche, ma sono state dettate solo dal decoro e dal buon senso.
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NONSOLOBACI.

06 novembre 2016 ore 13:50 segnala

QUELLO CHE NON SAI SUI BACI PERUGINA.
Impossibile non conoscere i Baci Perugina. Probabile, invece, non sapere alcune curiosità che ruotano attorno alla loro storia così come alla loro produzione attuale. Ce ne siamo resi conto andando in Umbria a visitare laFabbrica del Cioccolato Perugina a San Sisto. Ecco, allora, un bel pout-pourri di aneddoti e dati che ogni amante di questi cioccolatini non può non sapere.


DIETRO I BACI PERUGINA, LUISA SPAGNOLI.
I Baci Perugina sono stati inventati nel 1922 da Luisa Spagnoli: sì, proprio la fondatrice dell’omonima casa d’abbigliamento. Cosa c’entrava questa donna con l’universo del cioccolato? Semplice: era l’intraprendente moglie di Annibale Spagnoli, uno dei quattro fondatori dell’azienda Perugina (nata nel 1907). Chi erano gli altri tre fondatori? Francesco Buitoni, già titolare dell’omonimo pastificio e ben presto sostituito dal figlio Giovanni; Leone Ascoli e Francesco Andreani.


UN CIOCCOLATINO DI “RICICLO”.
Cosa ha spinto Luisa Spagnoli a inventare i Baci Perugina? Non certo l’idea di realizzare cioccolatini di successo, bensì l’intenzione, molto più pragmatica e conveniente, di riciclare la granella di nocciola avanzata da altre produzioni dell’azienda Perugina. L’idea successiva? Guarnire il tutto con una nocciola intera e una glassa di cioccolato fondente Luisa. Perciò, all’origine del cioccolatino oggi tanto famoso e apprezzato, c’è stata una vera e propria idea anti-spreco. Frutto della fantasia di una donna.


PRIMA “CAZZOTTI”, POI “BACI”
Come chiamare la nuova delizia nata per riciclare la granella di nocciole? A Luisa Spagnoli venne in mente il nome “cazzotti”, perché la forma di questi cioccolatini, tozza a irregolare, ricordava la nocca di una mano. Ma come si poteva entrare in un negozio e chiedere a una commessa: “Scusi, signorina, potrebbe darmi un cazzotto?”. Fu questa l’obiezione di Giovanni Buitoni ed è proprio a costui che si deve il più malizioso e ormai famoso nome “Bacio”.


DAL DIPINTO DI HAYEZ.
Pensate a una scatola di Baci Perugina. Avete presente il disegno della coppia che si bacia sotto una pioggia di stelle? Ebbene, a ispirare questa immagine a Federico Seneca, direttore artistico di Perugina negli anni ’30, è stato un dipinto famoso: “Il Bacio” di Francesco Hayez. E adesso alzi la mano chi, nell'aprire e gustare questi cioccolatini, si era già fermato a notare questa impronta d'autore....

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« immagine » QUELLO CHE NON SAI SUI BACI PERUGINA. Impossibile non conoscere i Baci Perugina. Probabile, invece, non sapere alcune curiosità che ruotano attorno alla loro storia così come alla loro produzione attuale. Ce ne siamo resi conto andando in Umbria a visitare laFabbrica del Cioccolato Pe...
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Dildo Selfie Stick.

06 novembre 2016 ore 11:23 segnala

Chi di voi non vorrebbe un vibratore che fa anche i selfie?

Il video di presentazione che sta girando sul Tubo è chiaramente fasullo, ma il prodotto sarebbe geniale se non altro per la sua originalità. Diciamolo subito: è tutto finto. Il sito di riferimento è vuoto, non compaiono i nomi dei creatori e non c'è neppure la possibilità di un contatto per un eventuale acquisto, il canale di YouTube è stato creato apposta.
Però un plauso a chi ha avuto l’idea di girare questo video e pensare a questo prodotto: il dildo selfie stick. Ossia un bastone per selfie applicato a un vibratore.
Il prodotto sarebbe perfetto, perché unisce due attività di cui a quanto pare non possiamo fare a meno: la masturbazione e i selfie. Peccato che le foto, per via della vibrazione, verrebbero tutte mosse.:hoho:hoho:hoho
Bisognerebbe usare con la fotocamera uno stabilizzatore d'immagine, sempre che il cell. ne sia provvisto.

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« immagine » Chi di voi non vorrebbe un vibratore che fa anche i selfie? Il video di presentazione che sta girando sul Tubo è chiaramente fasullo, ma il prodotto sarebbe geniale se non altro per la sua originalità. Diciamolo subito: è tutto finto. http://dildoselfiestick.com/dildoselfiestick/index...
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mmmm…. mousse alla vaniglia e fragole!

06 novembre 2016 ore 11:20 segnala

Difficoltà: media
Tempo: 1 ora + riposo

Ingredienti per la crema alla vaniglia (per 6 persone): 80 gr di latte fresco, 80 gr di panna fresca liquida, 2 tuorli, 50 gr di zucchero, 1/3 di bacello di vaniglia, 1 limone, 4 gr di gelatina in fogli, 150 gr di panna fresca semimontata zuccherata.
Ingredienti per la salsa di fragole: 300 gr di fragole, 80 gr di zucchero, 25 gr di succo di limone, 6 gr di gelatina in fogli.
Preparazione: Portare ad ebollizione per 30 secondi il latte con la bacca di vaniglia, la panna liquida e la scorza del limone. A parte, sbattere i tuorli con lo zucchero, fino a quando il composto si schiarisce. Quindi versare il composto di latte e panna sulle uova, mescolando energicamente. Rimettere tutto sul fuoco e mescolate per qualche minuto (fino a raggiungere la temperatura di 80° se usate il termometro). Unite la gelatina, precedentemente ammollata e strizzata e mescolate bene. Quindi lasciate intiepidire (fino a 28°) e unite delicatamente la panna semimontata zuccherata.
Frullate le fragole con lo zucchero e il succo di limone. In un pentolino, a fuoco basso, sciogliete con due cucchiai d'acqua la gelatina ammollata precedentemente e strizzata. Incorporate la gelatina al frullato di fragole.
Componete i bicchierini a piacere alternando la crema alla vaniglia e la salsa di fragole, avendo l'accortezza di lasciar addensare in frigo o in freezer ad ogni cambio di strato almeno 15 minuti, altrimenti si mescola tutto. Una volta composto i bicchierini lasciar riposare in frigo per 2-3 ore. prima di servire decorate a piacere con ciuffi di panna e fragole.
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« immagine » Difficoltà: media Tempo: 1 ora + riposo Ingredienti per la crema alla vaniglia (per 6 persone): 80 gr di latte fresco, 80 gr di panna fresca liquida, 2 tuorli, 50 gr di zucchero, 1/3 di bacello di vaniglia, 1 limone, 4 gr di gelatina in fogli, 150 gr di panna fresca semimontata zucche...
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La Fragola.

06 novembre 2016 ore 10:51 segnala

La fragola è un frutto solare, simbolo della primavera e della stagione della luce che ritorna dopo il buio invernale.
Secondo un canto popolare inglese, con le foglie della pianta della fragola i pettirossi coprono i figli morti nella foresta. Il mito ha un significato: la foresta rappresenta la notte e l’inverno, quando il sole scompare. Il pettirosso morto e sepolto sotto le foglie di fragola allude all’eroe solare perduto o morto nel bosco per il maleficio di una strega, ma in attesa di tornare alla luce, ossia alla salvezza, come i frutti rossi a primavera.
La fragola è anche una pianta medicinale capace di curare varie malattie.
Il frutto, saporito e profumato, è diuretico, astringente, tonico e depurativo.
Le foglie e la radice guariscono piaghe e ulcere e riducono le abrasioni: il loro infuso è anche un ottimo tè rinfrescante.
Il fiore di fragola simboleggia Stima e Amore, sentimenti ai quali alludono le fragole ricamate sul fazzoletto che Desdemona riceve in dono da Otello e la cui perdita le costa la vita.

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« immagine » La fragola è un frutto solare, simbolo della primavera e della stagione della luce che ritorna dopo il buio invernale. Secondo un canto popolare inglese, con le foglie della pianta della fragola i pettirossi coprono i figli morti nella foresta. Il mito ha un significato: la foresta r...
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06/11/2016 10:51:47
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