Esiste davvero il principe azzurro?

03 aprile 2018 ore 16:21 segnala


C’era una volta… una donna che sognava il principe azzurro. Lo immaginava che si avvicinava a lei, bello come un Dio, sorridente e con passo sicuro. Il suo cuore iniziò a battere forte dall’emozione, la salivazione le si azzerò e quasi non riusciva a respirare. Lui si fermò davanti a lei, le prese una mano e la baciò. Lei fece un gran respiro, poi affascinata dai suoi modi chiese: “E adesso dove mi porti?”
Il principe rispose:” Questo me lo devi dire tu. Il sogno è tuo.”

Ma, a parte i sogni, il principe azzurro esiste?
Ebbene sì. Esiste davvero. Ha un solo problema: dura poco.

Pensate un po’ alla vostra più grande storia d’amore. Com’era lui? Niente di più facile. Era affascinante, premuroso, simpatico. Tutto dedicato al vostro piacere. Eravate voi il centro del suo mondo. Si diceva innamorato di voi, ed era vero. Si ricordava il vostro compleanno, gli anniversari, persino l’onomastico. Vi chiamava spesso da una cabina telefonica per sentire la vostra voce e vi ascoltava senza interrompervi. Anche lui, naturalmente, aveva le sue passioni, i suoi interessi, ma le posponeva alle vostre passioni e ai vostri interessi. Eh sì, era proprio così, un principe azzurro…

Poi, lentamente, molto lentamente, come l’incedere di una lumaca, diventa distratto, disattento, estraneo. Iniziate a chiedervi che cosa Voi avete sbagliato, cosa avete detto o cosa avete fatto di male. Vi sentite quasi in colpa, come se è una mancanza vostra che lui è cambiato. Pensate che vi abbia sempre mentito.
Ma Lui vi ha amato davvero. Tutto quello che di buono ha fatto per voi l’ha fatto perché vi amava. Ma come una freccia che, seppur scoccata con forza, prima o poi farà la sua discesa verso terra, così il suo amore volgerà verso il basso, a terra. E allora incoccerà un’altra freccia e la scoccherà. Perché il principe è così, è nella sua natura, anche se fa di tutto per dimostrare che non è così. Lui ha bisogno di un altro bersaglio, di innamorarsi di un’altra. Lui non è di nessuna donna, se non temporaneamente. La sua vera donna, quella stabile, quella certa, è lui stesso. Come il rombo del tuono che segue il bagliore del lampo, come il fumo che segue il fuoco, come il Milan che segue sempre la Juve, così l’uomo segue la sua natura. E’ un fatto incontrovertibile.

Lui non vi dimenticherà, avrete sempre un posto dentro di sé - a meno che non fate di tutto per farvi dimenticare - ma il suo cuore brucia come il salice, che, come si sa, produce una fiamma vivace ma di breve durata.

"Mi tingo o non mi tingo?"

24 marzo 2018 ore 23:53 segnala


A un certo punto dell’esistenza, noi maschi notiamo che qualcosa non va con i nostri capelli: o si innamorano del lavandino lasciandoci pelati, o sbiancano, facendo sbiancare anche noi per il terrore di vederci improvvisamente vecchi.

Il primo caso è visto come un’autentica tragedia. Con i capelli noi possiamo modificare il nostro aspetto esteriore e il nostro umore. Possiamo essere contestatori o conservatori. Possiamo sentire il piacere della mano della nostra ragazza che si intrufola tra i nostri capelli. Senza i nostri capelli ci sentiamo come castrati, come se avessimo perso la nostra virilità, la nostra forza. Diventiamo tutti come Sansone.

Il secondo caso non è grave come il primo, però lo vivi con infinita tristezza. Il mio primo capello bianco, subito seguito da tanti altri, spuntò un mattino, come un fungo dopo un giorno di pioggia, “nel mezzo del cammin di nostra vita.” Nell’arco di un anno dovetti confessare a me stesso che ero diventato “brizzolato”

Fu allora che il mio barbiere di fiducia, con tonno alquanto sfottente mi chiese: “Tingo o non tingo?”
Macchè” risposi, atteggiandomi come uno a cui non gliene frega una pippa di questo piccolo, banale, inconveniente. Invece me ne fregava, eccome, solo che mi vergognavo. Ebbene sì, gli uomini si vergognano a rivelare che si tingono. Mentre le donne ne parlano in modo del tutto naturale, gli uomini tinti non ammetteranno mai il loro “ritocchino”. Hanno paura di apparire ridicoli e preferiscono, piuttosto che farsi tingere dal proprio barbiere, infilarsi nell’intimità del loro bagno e far da sé. Dopo avere comprato la tintura più cara in un supermercato diverso da quello in cui si servono normalmente, si infilano in bagno, leggono la confezione, si fanno il segno della croce e iniziano a spalmarsi l’inguento tra i capelli senza rispettare il colore di base o i tempi di posa.

Fu così che fece uno dei miei amici, quando lo vidi che andava in giro con in testa avvilenti sfumature rosso marmotta, che se passava un cacciatore di pelliccia, due colpi gliel’avrebbe sicuramente sparati. Non gli ho detto nulla, solo per amicizia, ma sapevo che i nostri amici e amiche in comune gli avrebbero fatto la festa appena l’avrebbero visto conciato come una marmotta delle alpi. Furono le donne che iniziarono a cuocerlo a fuoco lento. “E’ tinto o non è tinto?” iniziò la più sadica del gruppo. “Ma quando mai” – rispose un’altra “Non hai mai visto forse un uomo con il colore del pelo variabile, che va dal grigio chiaro, al marrone più o meno scuro, al nero?

Per fortuna molte donne se ne fregano se un uomo ha i capelli grigi oppure no, anzi, spesso piacciono pure, per cui non mi dispiacque più essere un uomo brizzolato.

P.s. Nella foto, Paul McCartney. E' tinto o non è tinto?


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« immagine » A un certo punto dell’esistenza, noi maschi notiamo che qualcosa non va con i nostri capelli: o si innamorano del lavandino lasciandoci pelati, o sbiancano, facendo sbiancare anche noi per il terrore di vederci improvvisamente vecchi. Il primo caso è visto come un’autentica tragedi...
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Che cracco di pizza è?

14 marzo 2018 ore 14:52 segnala


Probabilmente non mangerò mai la pizza dello chef veneto Cracco perché 16 (sedici) euro (tanto è il costo) mi sembrano un tantino troppo, quindi non posso dire se è buona, però posso dire che a guardarla fa male agli occhi e per sedici euro si poteva sperare perlomeno nell’estetica.

Si dice: ma questa è l’originalità di Cracco. Sarà, ma a me più che una pizza originale sembra una pizza craccata. Mi fa ricordare certi pittori postmoderni che lanciano la pittura sulla tela a minchia di cane, ossia senza senso, e poi ci spiegano cosa esprime il quadro. Ecco, gli ingredienti (salsa di pomodoro densa (??) e mozzarella di bufala in fette e a crudo, oltre che il prezzemolo al posto del basilico) sembrano messi con una benda sugli occhi e quello che viene, viene.

Possibile che un esperto come Cracco non sappia che il principio base della cucina, è che un piatto, prima di compiacere la gola, debba appagare la vista? O l’ha fatto apposta? Infatti, tutti ne parlano e anch’io nel mio piccolo. Quanti andranno nel suo nuovo ristorante in Galleria Vittorio Emanuele a Milano a gustare la famosa pizza craccherita…pardon, Margherita di Cracco?

I napoletani si sono incazzati di brutto. Qualcuno ha approfittato del fatto che la Michelin ha tolto recentemente una stella a Cracco e ha urlato: “Maronn ro carmine, il forno dovevano togliergli, non la stella.”

Io prego Dio che Cracco non guardi più giù, direzione Sicilia, e si metta in mente di craccare il cannolo. Non lo fare Cracco. Tu che sei veneto,destrutturati la polenta, sovverti la “pinza”, rivisita il fegato alla veneziana, rivoluziona il baccalà alla vicentina ma non toccarci ‘u cannolo. Ecchecracchio!
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« immagine » Probabilmente non mangerò mai la pizza dello chef veneto Cracco perché 16 (sedici) euro (tanto è il costo) mi sembrano un tantino troppo, quindi non posso dire se è buona, però posso dire che a guardarla fa male agli occhi e per sedici euro si poteva sperare perlomeno nell’estetica. ...
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"Il mio living"

12 marzo 2018 ore 21:26 segnala


Ogni volta che guardo il più famoso chef italiano di oggi rientrare a casa e proferire con voce stanca e sofferta: “il mio living”, mi si innalza l’orgoglio nei confronti della nostra amata lingua italiana e mi viene voglia di dirgli, “Ma parla come mangi”. Ma temo che mi direbbe: “Lo faccio infatti.”

La notte scorsa, dopo aver visto per l’ennesima volta la pubblicità di Cracco, ho sognato il padre della lingua Italiana, Dante Alighieri, che mi rivolgeva la parola:
“Che mondo strano è questo?” mi diceva guardandosi intorno con occhi sgranati.
“Beh, Dante, ti sei perso un sacco di cose. Don’t worry! Ti faccio un abstract di quello che è successo in questi secoli. Ma tu non avrai mangiato, immagino, vieni, qui vicino c’è un fast food, è sempre open. Nel frattempo, prenditi questo Snake, ne ho sempre uno con me
Mah…
Non preoccuparti, è light, puoi mangiarlo. A proposito, sai che ti si studia a scuola? Sei un evergreen, boss. La divina commedia è super, ma non ti aspettare soldi perché il copyright è scaduto ormai. Dai andiamo perché ho un piccolo break e devo timbrare tra poco il badge
Ma tu vesti sempre così?
AHAHA Ti piace? E’ il nuovo trend. Eh, a noi italiani piace il fashion. E’ un vero appeal per noi. Dai, un po’ di gossip. Te la sei fatta Beatrice? Com’era il suo look?
Ma…ma..
Relax, e che ti ho chiesto mai? Almeno era sexy?
Sexy?
Oh Dante, sei proprio vintage eh? Dai, prima di entrare facciamo un selfie. A proposito, hai cash con te?
Maremma bucaiola ‘o che tu dici?
Buca… ché… certo che parlavate strano voi eh? Una curiosità, ma a Firenze, ai tuoi tempi, c'era il jobs act?


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« immagine » Ogni volta che guardo il più famoso chef italiano di oggi rientrare a casa e proferire con voce stanca e sofferta: “il mio living”, mi si innalza l’orgoglio nei confronti della nostra amata lingua italiana e mi viene voglia di dirgli, “Ma parla come mangi”. Ma temo che mi direbbe: “L...
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Non è un paese per libri

11 marzo 2018 ore 19:27 segnala


Non entro in una libreria da almeno un paio d’anni. Non leggo un libro da un anno. Eppure, ho sempre letto: fumetti da piccolo, libri da grande. Diceva Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” E’ vero, ma allora perché ho smesso?

In realtà leggo, ma non libri: leggo sul web. Mi informo, ma non mi istruisco più. Libro e web, infatti, fanno ragionare in modo diverso. Il web ti dà informazioni veloci, superficiali, emozionali. Ci pone in uno stato di attenzione parziale continua: le tentazioni hanno la meglio sulla concentrazione. C’è youtube con la sua musica, i siti in streaming con i suoi film, i social con le nostre amicizie, qualche sito porno di tanto in tanto, insomma tenere alta la concentrazione è dura. Prima invece compravo un libro di Montanelli, di Bocca, di Biagi oppure leggevo il rosso e il nero di Stendhal, Donna Flor e i suoi due mariti di Amado, Bel ami di Maupassant e facevo notte.

Mi consola poco il fatto che solo il 10% circa legge con regola, gli altri, poco o nulla.

Perché faccio così fatica a staccare la spina della connessione?
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« immagine » Non entro in una libreria da almeno un paio d’anni. Non leggo un libro da un anno. Eppure, ho sempre letto: fumetti da piccolo, libri da grande. Diceva Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino ...
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Noi che nel '72 lo vedevamo

04 marzo 2018 ore 19:07 segnala

Solo chi era in grado di intendere nel 1972, può capire la profonda emozione che ci assale quando rivediamo il Pinocchio di Comencini. Tutti i bambini e i ragazzini di quel tempo conservano un ricordo speciale nel proprio cuore. Chi lo vede adesso per la prima volta può capire che si tratti di un capolavoro assoluto, ma non può sentirsi il cuore infiammato come “noi che abbiamo intorno ai cinquant’anni”, noi che la nostalgia ci divora quando lo rivediamo e la musica di Fiorenzo Carpi ci riporta come una macchina del tempo in quelle atmosfere.

Era la primavera del 1972 e sull’unico canale della Rai veniva trasmesso per la prima volta lo sceneggiato “Le avventure di Pinocchio”. Era suddiviso in cinque puntate. Una puntata a settimana. Il successo fu strepitoso. Nino Manfredi era Geppetto e fu superbo, come sempre, ma tutti noi rimanemmo affascinati dal piccolo pisano Andrea Balestri. Aveva nove anni, ma era vivace e ribelle, proprio come Pinocchio e Comencini lo scelse tra i numerosi bambini delle scuole elementari toscane, convocati per l'audizione. Il gatto e la volpe erano interpretati da Franco Franche e Ciccio Ingrassia e per noi ragazzini erano divertentissimi.

Personalmente mi rimase impressa in mente anche l’immagine asciutta, secca e imbronciata del ragazzino che interpretava Lucignolo. Non era toscano. Era invece un ragazzino napoletano, orfano di padre e con dieci fratelli. Lavorava in un'officina di autoriparazioni. Di spiccato accento partenopeo, fu doppiato da un ragazzino di Livorno. Non seguì la strada del cinema e ritornò nell'anonimato a Napoli.

“Quante volte crediamo di provare nostalgia per un certo luogo lontano, mentre quello che sentiamo è il rimpianto per i giorni trascorsi in quel posto quando eravamo ragazzi.”
Romano Battaglia

“I suoni della prima infanzia non si scordano mai”
Io

https://www.youtube.com/watch?v=YQjn3dTr7h0
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« immagine » Solo chi era in grado di intendere nel 1972, può capire la profonda emozione che ci assale quando rivediamo il Pinocchio di Comencini. Tutti i bambini e i ragazzini di quel tempo conservano un ricordo speciale nel proprio cuore. Chi lo vede adesso per la prima volta può capire che si ...
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L'amore sottomesso

25 febbraio 2018 ore 17:42 segnala


Se è vero, come scrivevo nel blog precedente, che sono tante le donne che ricevono sui social network dei messaggi privati da uomini che si propongono come schiavi, è altrettanto vero che sono molte le donne che vorrebbero proporsi, loro, come schiave. Magari hanno provato nel letto molteplici situazioni, raggiungendo grandi piaceri, ma, spesso, per un senso di vergogna, non hanno mai sperimentato “l’amore sottomesso”, se non fantasticandoci. Ma una cosa è eccitarsi da sola, tra le lenzuola, immaginando di servire un “padrone”, altra cosa è passare dall’immaginario al reale. Non solo, ma se con il proprio partner ci si sta da una vita, non sempre è facile cominciare.

Propongo quindi di trovarsi un amante. Oggi non è così difficile e se non si frequentano palestre, o comunque luoghi che facilitano incontri, c’è sempre il web che può aiutare parecchio. L’amore sottomesso ha alla base un asservimento mentale, cioè un donarsi completamente a lui e ai suoi capricci, ci vuole molta fiducia. Per questo motivo è bene sperimentare l’amante più volte per capire se è il tipo giusto. Se avete qualche dubbio è preferibile mollarlo e sceglierne un altro. Non fatevi fregare dai sensi di colpa, perché sono proprio questi che hanno riempito migliaia di donne di rimpianti, anziché di dolci ricordi. Se poi questi sensi sono così forti da bloccarvi, e però la voglia di provare ad essere Anastasia è forte, beh, allora prendete per il colletto vostro marito e gridategli in faccia: “Legami!” Abbiate però prima l’accortezza di controllare se ci sono corde in casa, altrimenti il poveretto potrebbe rispondervi “Amò, con che cosa ti lego?” e l’adrenalina si scioglierà come neve al sole.

State certe che quando l’amante (o il marito) si sentirà dire con tono perentorio “Legami!” il suo testosterone inizierà a ballare la samba, perché non c’è cosa più eccitante per un uomo capire le voglie segrete della propria donna. Lui, infoiato come un ragazzino alle prime esperienze, vi legherà a letto e proverete l’intenso piacere di sentirsi a disposizione del vostro uomo, che può abusare di voi come vuole. Quelle legature saranno l’ammissione del vostro asservimento a lui, il vostro corpo è suo, la vostra mente è sua, tutto di voi è suo. Lui questo lo sa e quando i suoi occhi poseranno languidamente sul vostro corpo nudo, il piacere che proverete sarà inebriante.

Attenzione però. Il BDSM provoca dipendenza e potreste non farne più a meno di quelle magnifiche, erotiche legature di bondage.

Quando il sesso è dom e sub

23 febbraio 2018 ore 21:51 segnala


Sono tante le donne che ricevono sui social network dei messaggi privati da uomini che si propongono come schiavi. La maggior parte delle donne li blocca subito, senza se e senza ma. Ci sono però donne che hanno un’indole al dominio e quindi sono ben disposte a farsi servire e venerare e ci sono donne che, spinte dalla curiosità, iniziano una conversazione on line, imprevedibile nella sua durata, perché il dialogo può finire in un attimo o, al contrario, sfociare addirittura in un successivo incontro. Questo perché il confine tra una cosa eccitante e una cosa ridicola, nel terreno della dominazione e sottomissione, è labilissimo e basta una parola sbagliata per passare da una parte all’altra. La stessa frase detta da due persone diverse o con due modi opposti può scatenare o una risata o eccitazione. E’ un terreno minato e ci vuol poco a saltare in aria. In compenso, se lo si supera, i piaceri che si assaporeranno non si dimenticheranno più.

L’inizio della conversazione è quindi basilare per il buon prosieguo. Di solito lei inizia con: “Che intendi per schiavo?” Lui allora posa le mani sulla tastiera del pc, ci pensa un attimo su, e risponde.

In questo preciso momento lei e lui stanno sorridendo davanti ai loro rispettivi monitor. Dentro loro sentono delle vibrazioni, leggere come una brezza mattutina.

E’ bello sentirsi in sintonia.
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« immagine » Sono tante le donne che ricevono sui social network dei messaggi privati da uomini che si propongono come schiavi. La maggior parte delle donne li blocca subito, senza se e senza ma. Ci sono però donne che hanno un’indole al dominio e quindi sono ben disposte a farsi servire e venera...
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Un amante è per sempre.

22 febbraio 2018 ore 20:25 segnala


Le relazioni extraconiugali sono sempre esistite ma quanto durano? Quanto possono prolungarsi nel tempo? Perché nascono e perché sono sempre di più? Quello che molti non sanno è che ci sono storie che vanno avanti per molti anni, procedendo parallelamente al matrimonio. Non solo, ma vi sono persone che hanno avuto diverse partner, ma l’amante è rimasto sempre uguale, come a suggerire che le relazioni nate di nascosto durano di più dei legami ufficiali. In effetti l’amante ha un grosso vantaggio rispetto al partner, non è divorato dalla quotidianità che infetta il rapporto tra marito e moglie e lo fa apparire poco emozionante. L’amante dà adrenalina, così tipica degli incontri consumati nella clandestinità e sconosciuti alla routine matrimoniale. Ma l'adrenalina sopravvive fin tanto che il rapporto resta clandestino: la segretezza è la condizione indispensabile a tener accesa la passione degli amanti. Finché resta clandestino l’amante resisterà all’usura del tempo. Esistono dei casi, però, in cui le relazioni extraconiugali sono alla luce del sole, o quasi, nel senso che tra marito e moglie c'è trasparenza e sincerità circa le frequentazioni al di fuori del rapporto matrimoniale. Si tratta di casi più comuni in altri paesi, più rari da noi.
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« immagine » Le relazioni extraconiugali sono sempre esistite ma quanto durano? Quanto possono prolungarsi nel tempo? Perché nascono e perché sono sempre di più? Quello che molti non sanno è che ci sono storie che vanno avanti per molti anni, procedendo parallelamente al matrimonio. Non solo, ma ...
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Suca.

13 febbraio 2018 ore 13:39 segnala


Sono davvero pochi i siciliani che, nell’arco della loro vita, non hanno mai pronunciato la parola Suca. E sono pochissimi quelli che non l’hanno mai scritta da qualche parte, chi sul diario del compagno di banco, chi su una saracinesca o su un muro, chi in un social. La parola, peraltro, si presta molto: bisillabica, immediata, efficace e liberatoria. Nel mondo, forse solo la parla Fuck può eguagliarla. Ma, mentre fuck è usata come interiezione tra un discorso e l’altro, sostanzialmente come la parola Minchia (Es: What the Fuck do you want? – Che minchia vuoi?), Suca viene utilizzata in numerosissime circostanze e con diverse intonazioni, cioè, secondo come la si pronuncia, se ne capisce il senso che può essere offensivo ma anche no.

Per chi non conosce la parola Suca è la terza persona singolare dell'indicativo presente di sucare e anche la seconda persona singolare dell'imperativo di sucare.
Originariamente è nata come termine offensivo. Suca, infatti, era, diciamo così, un “incitamento” a praticare una fellatio. Col tempo ha allargato i suoi significati. Oggi, ad esempio, il portiere della squadra avversaria, nel momento del rilancio, viene gratificato dallo stadio con un solo urlo: SUCA!!!

Ma il motivo per cui ho scritto un blog su “Suca” è che la parola, oggi, è uscita dai vicoli del volgo per entrare nelle aule austere dell’università di Palermo. Una studentessa, infatti, è diventata neo dottoressa proponendo Il “Suca” come argomento della sua tesi in Scienza della comunicazione. L’essenza della sua tesi è: quando una parola diventa virale, mantiene ancora il suo significato cioè indica ancora l’atto sessuale oppure se ne stacca?
Mi chiedo un Luigi Pirandello, giusto per fare un nome, che in questa prestigiosa università iniziò i suoi studi universitari, di fronte a una tesi del genere, cosa avrebbe detto.

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« immagine » Sono davvero pochi i siciliani che, nell’arco della loro vita, non hanno mai pronunciato la parola Suca. E sono pochissimi quelli che non l’hanno mai scritta da qualche parte, chi sul diario del compagno di banco, chi su una saracinesca o su un muro, chi in un social. La parola, pera...
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