Oggetto: Il bus padano
Dal nostro blog
http://www.facebook.com/l/07593;blog.libero.it/Antilega/7805859.htmlIl bus padano
Ci sono episodi marginali ai grandi fatti di cronaca, episodi spesso relegati a trafiletti nella pagina locale. Ma è proprio da questi avvenimenti che si riesce ad avere il polso di un paese che sta perdendo di vista il senso della misura e della stessa umanità. Si delinea ogni giorno di più il ritratto di una parte del nord sempre più in preda ad un delirio parossistico, accanito in una sorta di autodistruzione volontaria dei propri valori di tolleranza, di solidarietà e di convivenza civile.
Questa storia ha per sfondo Riese, un piccolo paese nel trevigiano, dove una maggioranza bulgara (oltre il 70% degli elettori) garantisce il governo del paese ad una giunta monocolore leghista.
Alla gara d’appalto per l’assegnazione del servizio di trasporto alunni del Comune è risultata vincitrice una ditta della provincia di Napoli.
E qui è scoppiata la rivolta dei cittadini di Riese che non riescono a sopportare la presenza di autisti napoletani al servizio dei loro bambini e nello stesso tempo che un’azienda “straniera” abbia superato la storica ditta locale di trasporti che da più di dieci anni in paese si era assicurata l’appalto del trasporto scolastico.
E’ scesa in campo la stessa ditta trevigiana risultata sconfitta nella gara appalto, che ha accusato la ditta napoletana di avere vinto l’appalto presentando un ribasso maggiore in quanto beneficia di agevolazioni da parte della Regione Campania.
La ditta trevigiana è stata spalleggiata dal Presidente regionale dei bus operator della confartigianato del Veneto che ha richiesto chiarimenti sugli appalti nel trasporto accusando “E’ora di smetterla. Ci sono giri di denaro strani attorno a questi appalti”.
Vediamo nel dettaglio come stanno i fatti. E’ stato fatto un appalto pubblico a ribasso, come previsto dalla normativa.
Le due ditte in lizza, entrambe accreditate ad erogare il servizio hanno presentato la loro offerta. La ditta veneta ha presentato un ribasso del 14%, la ditta campana di un punto percentuale superiore. Su una base d’asta di 79000 euro.
In pratica la ditta napoletana si è aggiudicata l’asta per avere proposto un prezzo di “ben” 790 euro inferiore. Sembra improbabile che questa irrisoria differenza possa essere giustificata da improbabili quanto mai provate agevolazioni da parte della Regione Campania. Ma se anche questo fosse vero, secondo i giornali locali le suddette agevolazioni avrebbero permesso di ridurre gli stipendi degli autisti. E’ invece gli autisti napoletani che in questi giorni stanno guidando i bus saranno sostituiti da veneti doc per buona pace dei leghisti. Infatti come prassi consolidata, la ditta di Caivano che ha prestato già servizio in Toscana ed Emilia Romagna attingerà dalla lista dei disoccupati della Provincia di Treviso per individuare i nuovi autisti.
Per cui, oltre ad essere infondate, tutte le accuse, strumentalmente esasperate, sono risultate di chiaro stampo razzista. Ci sarebbe da chiedersi cosa sarebbe successo se la gara fosse stata vinta da una ditta bergamasca o vicentina. Molto difficilmente avremmo assistito alla stessa scomposta reazione.
Il sindaco, leghista, è stato costretto a concedere l’appalto alla ditta che aveva presentato il prezzo più basso, come avviene in tutte le parti d’Italia senza dover far pesare nella sua scelta (suo malgrado) l’aspetto etnico e razziale, ma non è detto che prima o poi questi saranno parametri indispensabili nelle gare d’appalto nei paesi leghisti.
Incalzato dai suoi concittadini il sindaco si è difeso e poi ha assicurato: «Certo che li terremo sotto controllo. Se sbagliano, pagheranno ».
C’è necessità di sgombrare il campo da ogni dubbio. I leghisti ci devono dire se intendono rispettare le leggi dello stato o se ritengono di dovere creare mille repubblichette a seconda dell’occorrenza.
Non mi risulta che in questi anni i parlamentari della lega, tanto dediti alla tutela dell’identità locale in riferimento alla scuola, alla pubblica amministrazione, abbiano mai chiesto con forza la priorità nell’assegnare gli appalti pubblici a ditte locali. Sarebbe stato legittimo e avrebbe dato credibilità ad un movimento che si richiama (almeno a parole) ai principi federalisti. Ma sicuramente questo avrebbe contrastato con l’interesse dei tanti, tantissimi imprenditori del nord che riescono a vincere ben più appetibili appalti nel resto dell’Italia. Non è giusto pestare i piedi a chi ci garantisce il consenso ed il federalismo lo preferisce “fai da te” del genere “decido io a casa mia e faccio quello che gli… amici mi permettono di fare a casa degli altri”. Paolo Borsellino lo sapeva bene.
Ma ai leghisti ci sentiamo di dire «Certo che vi terremo sotto controllo. Se sbagliate, pagherete e anche caro».
DA DIFFONDERE!!!
Grazie a tutti
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