Passione di chat: l'inizio ... la fine

17 aprile 2017 ore 08:27 segnala

Per il primo incontro, sono andato a casa sua, mi sono presentato con una bottiglia di Bue Apis, il vino che più amo.
Lo fanno con una vigna centenaria che si trova alle pendici del Monte Taburno, nel Sannio beneventano. L'odore ricorda le more e il ribes, ma il gusto, ciò che resta alla fine, un sapore di tabacco e di caffè tostato, un vino robusto, maschio, vigoroso, coinvolgente.
Ho evitato i fiori, li trovavo sdolcinati, scontati, banali per questa occasione.
Lei mi accoglie con un sorriso a 32 denti, e la fossettina che ha sulla guancia sembra illuminarsi; mentre prende la bottiglia che le porgo, mi bacia sulla guancia, si sofferma un attimo, giusto il tempo perché possa sentire il suo profumo, delicato che. non copre per niente quello della pelle che sa di mandorla e albicocca.
Riesco solo a sussurrarle “sei bellissima … finalmente”. Lei mi sorride e annuisce compiaciuta.
Mi fa entrare in un salone dove fa bella mostra un camino in marmo rosa, di fronte un comodo divano e a terra, tra il divano e il camino, una tappeto peruviano.
Il fuoco del camino spande un piacevole tepore tutto intorno e crea un’accattivante atmosfera per un incontro da tanto desiderato.
Resto incantato da una consolle in noce dell'800 napoletano, ben tenuta, sormontata da una specchiera ovale in ciliegio, semplicissima, senza alcun ricamo.
Lei sembra accorgersene e non so se con fare malizioso o meno, ma si dirige verso la consolle e appoggiandosi ad essa incomincia a specchiarsi.
Non posso fare a meno di soffermarmi a guardare il suo fondoschiena, un mandolino napoletano perfetto, ben disegnato, uno dei capolavori dei maestri artigiani Calace; d'impulso mi avvicino a lei mentre, guardandosi allo specchio, si sta aggiustando una ciocca di capelli ribelle.
Ha un maglioncino leggero con collo alla dolce vita, attillato quanto basta per far intravedere le forme di un seno ben sodo incastonato in un corpo ben fatto e ben tenuto.
Le sono dietro, so che può andarmi male, prendermi un ceffone, ma qualcosa mi dice che non è un azzardo; me lo dicono i nostri pour parler fatti di ore di dialoghi virtuali e di lunghe telefonate ad ore improbabili.
Aderisco al suo corpo, lei non si sottrae, mi guarda attraverso lo specchio, i riflessi della luce mi impediscono di vedere i particolari dello sguardo; con mano sicura le scosto il maglioncino là dove si congiunge con i capelli e poso le mie labbra sul collo, un tocco leggero, quasi impercettibile, timoroso, insicuro.
Ripeto con più decisione il gesto, ora sento il sapore della pelle, ne avverto il profumo nella sua intensità, ho gli occhi chiusi per non perdermi niente di quelle sensazioni, avverto che lei inclina il capo e lo gira verso di me, le piace, mi offre il collo e tutta se stessa.
Sento che preme il suo corpo sul mio ed io sul suo, avverte tutto il desiderio che è in me, vorrebbe girasi, ma trova un ostacolo in me, apro gli occhi la guardo attraverso lo specchio, i capezzoli da sotto la maglietta sembra vogliono bucarla; le mie mani ora si muovono sicure, si insinuano sotto il maglioncino, avvertono la sensibilità della su pelle mentre tenta di mettermi le mani nei capelli.
Per fare questo alza le braccia, sembra un perfetto assist per me perché ne approfitto di quel movimento per sfilarle il maglioncino e … mi appare in tutto il suo splendore. Ora è tra le mie braccia, avvinti da una passione libera da ogni vincolo e logiche convenzionali, senza tempo, consumiamo un lungo e appagante amplesso sulla consolle.
Senza mai staccarci, senza mai smettere di comunicare con i nostri occhi e le nostre mani, ci dirigiamo verso il tappeto; è lì che ci stanano le prime luci dell'alba, non sazi, ancora affamati e assetati l'uno dell'altra.
Ci siamo amati intensamente per tre giorni e tre notti, poi, consapevoli di quello che siamo, sono uscito dal suo sogno, lei dal mio.
Il viaggio di ritorno … un’eternità

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