IL TERZO SEGRETO

21 febbraio 2019 ore 17:37 segnala
Sto leggendo un intrigante giallo che incentrato sui tre segreti di Fatima e sulle lotte intestine fra le varie eccellenze in Vaticano.Ma questa è solo la cornice.Come diceva in sintesi il terzo segreto"(...)Vari altri Vescovi,Sacerdoti,Religiosi e Religiose salivano una montagna ripida,in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse sughero con la corteccia;il Santo Padre,prima di arrivarvi,attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante,afflitto di dolore e pena,pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino;giunto alla cima del monte,prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco(...).Voi già sapete che io pur se non praticante ho una profonda FEDE che sempre mi ha accompagnato sul mio cammino terreno.Però,il fatto che tutto si sia risolto attribuendo questo segreto con l'attentato a Giovanni Paolo II mi ha sempre lasciato dubbioso,dubbio che ora voglio condividere con voi.Prima che Giovanni Paolo II fosse nominato Vescovo del Mondo,Giovanni Paolo I,mori' in circostanze mai chiarite.Fu trovato morto,e fare l'autopsia su di un Papa corrisponde quasi ad un anatema.Voi cosa ne pensate?
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Sto leggendo un intrigante giallo che incentrato sui tre segreti di Fatima e sulle lotte intestine fra le varie eccellenze in Vaticano.Ma questa è solo la cornice.Come diceva in sintesi il terzo segreto"(...)Vari altri Vescovi,Sacerdoti,Religiosi e Religiose salivano una montagna ripida,in cima...
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IL CORRIERE DEI PICCOLI

20 febbraio 2019 ore 10:38 segnala
BIBI'


BIBO'


CAPITAN COCORICO'


LA TORDELLA


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Rosalia Montmasson

18 febbraio 2019 ore 10:11 segnala
...la Storia dell’unica Donna tra i Mille di Garibaldi
Le sue spoglie riposano al cimitero del Verano, in una tomba come tante, né troppo misera né troppo appariscente. Rosalia Montmasson è stata l’unica donna partecipante alla impresa dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi. La donna, nata con il nome di Rose, emise il primo vagito il 12 gennaio 1823 a Saint-Jorioz, un piccolo paese dell’Alta Savoia allora facente parte del Regno di Sardegna. In quell’anno sovrano del Regno è Carlo Felice di Savoia.

Nata da una famiglia di origini tutt’altro che nobili (i genitori erano umili coltivatori), Rosalia Montmasson è una donna dal temperamento forte, indomito e ribelle. Conosce il politico e patriota siciliano Francesco Crispi nel 1849, un anno dopo la Rivoluzione siciliana sostenuta dall’uomo. Crispi è a Marsiglia, in esilio dopo il fallimento della Rivoluzione; sta già progettando in cuor suo quella che verrà ricordata dalla storia come la spedizione dei Mille, ma non disdegna le attenzioni che gli riserva quella giovane lavandaia dallo sguardo fiero e dai capelli corvini.

I due diventano amanti

Dopo essere passato per Torino, nel 1853 Francesco Crispi è raggiunto da un nuovo decreto di espulsione ed è costretto a scappare a Malta: l’amante lo raggiunge e qui, in questa nuova tappa del suo lungo esilio, Crispi sposa Rose: è il 27 dicembre 1854.

Sotto, Francesco Crispi a metà ‘800:

Pochi giorni dopo la celebrazione delle nozze i due sposi devono lasciare l’isola del Mediterraneo e si trasferiscono a Parigi e poi a Londra.

Il ritorno in Italia avviene soltanto nel 1859 quando divampa la Seconda guerra d’indipendenza. Crispi ha continui rapporti con le brigate di Garibaldi – si stanno mettendo a punto i dettagli della spedizione in Sicilia – e Rosalia Montmasson non si limita a seguire le azioni del marito dalle retrovie, anzi è fin da subito attiva, tanto che al principio della primavera del 1860, a bordo di un vapore postale, si dirige a Messina per sostenere lo sbarco in Sicilia dei rivoluzionari Rosolino Pilo e Giovanni Corrao.

Dall’isola Madame Crispi ritorna a Malta per informare i rifugiati Italiani della spedizione che stava per avere luogo. Dopodiché ritorna a Genova. Nella città marinara intanto era tutto pronto per l’impresa che segnerà le sorti della Penisola.

Alcune fonti vogliono che una volta sbarcata a Genova Francesco Crispi cercò di impedirle di seguirlo a bordo della flotta diretta in Sicilia in ottemperanza alle indicazioni di Garibaldi che non voleva donne sulle navi. Rose non rispettò il volere del consorte e si travestì da militare riuscendo così a imbarcarsi sul “Piemonte”, la piccola nave sulla quale era saliti sia Crispi sia Garibaldi. Lo sbarco a Marsala avviene l’11 maggio 1860 poco dopo mezzogiorno.

Rosalia Montmasson segue le truppe nell’avanzata verso l’est dell’isola. La signora Crispi dimostra tenacia e coraggio: in alcune circostanze non esita a imbracciare il fucile e soprattutto si dà da fare per soccorrere i tanti feriti della battaglia di Calatafimi tra i garibaldini, che intanto erano diventati oltre duemila grazie al supporto di molti volontari siciliani, e l’esercito borbonico del Regno delle Due Sicilie. I Mille vincono lo scontro e proseguono la risalita della Penisola.

È durante la permanenza in Sicilia che Rose Montmasson diverrà per tutti Rosalia

Dopo l’Unità d’Italia e la nomina a deputato di Crispi, cominciano gli anni bui per Rosalia. Il marito inizia a tessere relazioni extraconiugali con varie donne e arriva financo a denunciare l’invalidità del matrimonio contratto a Malta. Gli scontri tra Rosalia e Crispi sono aspri e nel 1875 viene sottoscritto un accordo in base al quale la Montmasson acconsente all’annullamento del matrimonio in cambio di un assegno annuale.

Francesco Crispi nel 1893:

Il 26 gennaio 1878, Francesco Crispi può così sposare la giovane Lina Barbagallo, una bella salentina di nobile origini con la quale aveva avuto una figlia cinque anni prima. Queste nozze daranno scandalo quando salterà fuori il documento che attesta il matrimonio avvenuto anni prima in terra maltese tra Crispi e Rosalia. Crispi, che il giorno delle nozze con la Barbagallo era ministro dell’Interno del Regno d’Italia, è tacciato di bigamia. Il processo si risolverà con l’assoluzione di Crispi che in seguito, tra il 1887 e il 1896, sarà per quattro volte presidente del Consiglio dei ministri – sarà il primo politico meridionale a occupare la insigne carica.

Sotto, Targa a Rose Montmasson a Firenze in via della Scala:


Rosalia Montmasson, invece, cade nel dimenticatoio, accompagnata dalla solitudine e dall’abuso di alcool, vizio intrapreso negli ultimi duri anni di matrimonio con Crispi. La donna vivrà in un piccolo appartamento di Roma grazie al vitalizio assegnato ai protagonisti della spedizione dei Mille. Rosalia Montmasson muore il 10 novembre 1904 nella più totale indigenza, tanto che il comune di Roma dovrà donarle un loculo nel cimitero monumentale del Verano. La sua salma è collocata nella sezione Scogliera del Monte, scaglione E, fila 4, n. 26.

Sotto, la sua tomba:

Nel 2011 a Ribera, città natale di Francesco Crispi, è stata installato un monumento raffigurante lo statista siciliano e la donna che gli fu sposa per ventuno anni.
Di Antonio Pagliuso
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Il Bafometto tra archetipo e leggenda

15 febbraio 2019 ore 11:34 segnala

l processo medievale ai Templari ha dato origine a grandi contrasti tra gli studiosi, non solo per le ragioni politiche ed economiche che probabilmente lo causarono, ma soprattutto per il grande valore misterico di alcune figure come il Bafometto (o Baphomet) che fu idolatrato, secondo le accuse, da questi uomini d'armi.
Un lungo processo


Sodomia, eresia e idolatria
Ecco quindi, all'alba del 13 ottobre 1307, la prima mossa della strategia ordita da Filippo IV: l'arresto di tutti i templari del regno e la confisca dei loro beni. Il fatto che i cavalieri non oppongano resistenza - obbedendo a un ordine preciso impartito loro proprio dal Gran Maestro Jacques de Molay - è a tutt'oggi un elemento dibattuto e problematico nella ricostruzione storica. Sia come sia, il primo atto del cammino che porterà alla dissoluzione dell'Ordine è compiuto. Sodomia, eresia e idolatria sono i terribili crimini dei quali i templari debbono rispondere. Saranno cinque lunghi anni di interrogatori e torture - e di "confessioni" ottenute mediante tortura -, e al termine il processo culminerà con la bolla papale Vox in excelso del 3 aprile 1312, che sancirà lo scioglimento e la soppressione dei cavalieri del Tempio. La volontà del re di Francia è realizzata: i templari - facoltosi e temuti banchieri ante litteram - nulla potranno più esigere dal loro massimo debitore, Filippo il Bello. Il quale, pure, si impossesserà di parte delle ricchezze dell'Ordine, in questo modo rimpinguando le casse della corona.


Il Bafometto
Fra i capi d'accusa ascritti ai cavalieri del Tempio spicca certamente quello dell'adorazione sacrilega del Baphomet, o Bafometto. Un'imputazione e un tema che merita senz'altro un approfondimento, tanto l'argomento, affrontato in passato ripetutamente e a diversi livelli, finisce per fondere - e a volte confondere - insieme dati storici e leggenda. Ma cosa - o chi - era il Bafometto? E' necessario innanzitutto partire da elementi attestati, quali i verbali dei procedimenti che coinvolsero i templari. Le deposizioni e i vari resoconti degli atti giudiziari descrivono il Baphomet come un idolo - un busto o, più spesso, una testa - rappresentante un uomo barbuto dallo sguardo acceso; in altre occasioni se ne evidenzia il colore rossastro della pelle e la lunga capigliatura (attributo, quest'ultimo, notevolissimo per il periodo, poiché tratto marcatamente non virile). Vi sono poi le istruzioni che Filippo il Bello assegnò ai suoi balivi e siniscalchi (coloro che avrebbero proceduto alla cattura dei cavalieri); in queste il re francese definisce l'idolo «una testa d'uomo con una lunga barba, la quale testa essi baciano e adorano a tutti i loro capitoli provinciali, ma ciò non è noto a tutti i fratelli, a eccezione del Gran Maestro e degli anziani». Le note di Filippo IV ai suoi funzionari, dunque, testimonierebbero che il presunto culto blasfemo del Bafometto non sarebbe stato collettivo all'interno dell'Ordine. Ancora: fondamentale, a sostegno dell'accusa relativa all'adorazione del Baphomet, sarebbe stato il ritrovamento, nel corso del processo, di un busto in legno e cuoio raffigurante un uomo barbuto. Il simulacro - forse un reliquiario, poiché al suo interno stavano due frammenti di cranio umano - fu rinvenuto proprio nella casa madre templare di Parigi e andò a costituire una prova materiale per tutto l'iter giudiziale, a supporto delle varie credenze e dicerie dei detrattori dei cavalieri. Tali maldicenze, spesso interessate, sulle quali fu eretto il castello accusatorio, insistevano sulla sodomia e, più in generale, sull'omosessualità diffusa tra i confratelli - omosessualità alla quale veniva attribuito un preciso carattere rituale eretico, visto che le pratiche illecite avrebbero avuto luogo attorno all'idolo del Baphomet. E a questo proposito non va dimenticata la connotazione androgina dell'effigie, con i suoi capelli lunghi chiaramente femminili.


Stefano Valente
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« immagine » l processo medievale ai Templari ha dato origine a grandi contrasti tra gli studiosi, non solo per le ragioni politiche ed economiche che probabilmente lo causarono, ma soprattutto per il grande valore misterico di alcune figure come il Bafometto (o Baphomet) che fu idolatrato, second...
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SCIAMANI LAPPONI

05 febbraio 2019 ore 14:25 segnala

La Lapponia è la parte magica del Nord Europa, il suo territorio comprende una vasta area che attraversa Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. E' la terra del popolo del grande nord, il popolo sami. Una tempo, questa gente viveva in modo nomade, in maniera molto simile a quello degli indiani del Nord-America. Le loro abitazioni mobili erano costituite da una specie di tipì fatto di pelli o legno e corteccia, con una parte scavata nella terra e la renna era il loro animale totemico. Vivevano di caccia, pesca e della raccolta di frutti e piante spontanee in piccoli villaggi, condividendo tutto quello che veniva raccolto. Per loro, allora come oggi, coltivare la terra, ararla, era come mancarla di rispetto.

Come la maggior parte dei popoli nativi, la loro vita si fondava in una profonda unione con la Natura, di cui essi rispettavano i frutti (animali selvatici, pesci, frutti e piante spontanee). A questo proposito, ricordo ancora l'inverosimile racconto di un vecchio sami, che - ricordando i suoi lontani giochi d'infanzia - mi confessò che quando giocando, con i suoi coetanei, gli capitava di spostare involontariamente una pietra, suo padre si irritava con lui, perché sosteneva che la natura non si doveva modificare in nessun modo, neanche in una pietra, perché era perfetta così com'era.

Una terra di maghi
Gli sciamani sami che tenevano i contatti con gli "altri mondi", venivano chiamati Maghi e Maghe. Già nell'Epopea Kalevala (epopea finnica) che racconta la saga del popolo finnico fino dalla creazione del Mondo si parla della grande e potente Donna del Nord, la Maga, in grado di trasformarsi in qualsiasi animale e incantare la Natura. I maghi del Nord usavano ed usano ancora oggi il tamburo sciamanico per contattare gli spiriti. E uno dei momenti più cari che ricordo dell'ultimo viaggio in Lapponia è stato proprio il canto di un vecchio sciamano, accompagnato dal suono di un tamburo privo di pittogrammi, poiché tradizionalmente i disegni del tamburo riportano la mappa sciamanica del Mago, cosa che non può essere mostrata pubblicamente.
di Tuuli Nevasalmi

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« immagine » La Lapponia è la parte magica del Nord Europa, il suo territorio comprende una vasta area che attraversa Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. E' la terra del popolo del grande nord, il popolo sami. Una tempo, questa gente viveva in modo nomade, in maniera molto simile a quello degli ...
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LEANDER ENGSTROM

01 febbraio 2019 ore 11:28 segnala

Per Leander Engström , a volte indicato come The Elder (27 febbraio 1886, Ytterhogdal - 6 febbraio 1927, Stoccolma ) era un pittore svedese. Si è specializzato in ritratti e scene colorate e selvagge in stile espressionista .

Dopo aver frequentato la scuola elementare di Ljustorp , la sua famiglia si trasferì a Sundsvall , dove lavorò in una segheria fino all'età di quattordici anni. Nel 1901 divenne assistente del giornale locale e si unì a un gruppo di artisti amatoriali diretti da Helmer Osslund .

Grazie al sostegno finanziario di Karl Nordstrom , è stato in grado di iniziare gli studi presso la Artists 'Association School , dal 1907 al 1908, poi è andato a Parigi, dove ha preso lezioni da Henri Matisse .
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« immagine » Per Leander Engström , a volte indicato come The Elder (27 febbraio 1886, Ytterhogdal - 6 febbraio 1927, Stoccolma ) era un pittore svedese. Si è specializzato in ritratti e scene colorate e selvagge in stile espressionista . « immagine » Dopo aver frequentato la scuola elementare d...
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I GIORNI DELLA MERLA

29 gennaio 2019 ore 10:54 segnala

Questa è una storia che ho sentito raccontare tantissimi anni fa,poi non più.Eppure quella volta mi ha affascinato e non l’ho più scordata!In un paese sperduto tanto tanto tempo fa,c’era un Granducato il nome del duca era Merla.Il duca viveva nel suo castello con la moglie e la figlia una graziosa ragazza che passava le sue giornate alla finestra della sua camera perché era sola e,il padre non voleva che si incontrasse con i villani suoi servitori.Non le mancava nulla ma al tempo stesso era infelice,finchè un giorno non vide un bel ragazzo che strigliava il cavallo del duca.
Era esile biondo e dai gesti gentili.Da quella volta tutti i giorni che il duca rientrava dalla cavalcata lei stava alla finestra per vedere quel giovane,ma lui non si era ancora accorto di lei.Non passò molto tempo che per un movimento improvviso del cavallo,il giovane si scostò e alzando gli occhi vide la ragazza e rimase folgorato dalla sua bellezza e dalla sua grazia.Da quel giorno tutti i giorni i loro occhi si incontravano e si trasmettevano messaggi che solo i loro cuori potevano percepire.
Il duca se ne accorse e da quel giorno fece murare le finestre della camera della ragazza.Lei continuava a piangere giorno e notte,e non voleva più accostarsi al cibo finche un giorno non riusci’ più ad alzarsi dal letto e non apri’ più gli occhi.Il duca era disperato allora chiamò tutti i suoi Villani chiedendo loro se potevano far qualcosa per la sua bambina.Si fece avanti lo stalliere e disse“Signore io forse posso aiutare lei e sua figlia”,il duca furibondo rispose che lo avrebbe fatto provare ma…se non avesse fatto risvegliare la sua bambina gli avrebbe fatto tagliare la testa.
Il giovane entrò nella camera della ragazza le prese una mano e dai suoi occhi cadde una lacrima sulla mano della giovane.Lei apri’ gli occhi e vedendo il ragazzo li vicino sorrise felice.
Il duca vedendo questo si decise di non impedire la loro unione e con grandi festeggiamenti fu celebrato il matrimonio.La coppia parti’ in viaggio di nozze su di un calesse del duca,essendo l’inverno in pieno vigore,il lago che costeggiava il paese era ghiacciato e tutti transitavano da li.Anche loro si inoltrarono sul lago con il calesse ma arrivati a metà del lago,il ghiaccio si ruppee la carrozza e gli sposi furono inghiottiti nelle acque gelide….Si disse nel tempo che il ghiaccio si ruppe per il calore che l’amore dei loro cuori aveva sviluppato facendolo sciogliere.I corpi non furono mai più trovati,ma da allora quel lago pur nelle giornate più fredde non ghiacciò più perché l’amore dei due ragazzi continuava a vivere li nel fondo e sulla cima di quel lago…
Il viaggio degli sposini avvenne nel mese di gennaio il 29-30-31…e allora in onore del nome della ragazza furono chiamati i giorni della Merla…
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« immagine » Questa è una storia che ho sentito raccontare tantissimi anni fa,poi non più.Eppure quella volta mi ha affascinato e non l’ho più scordata!In un paese sperduto tanto tanto tempo fa,c’era un Granducato il nome del duca era Merla.Il duca viveva nel suo castello con la moglie e la figlia...
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VI E' MAI SUCCESSO...

26 gennaio 2019 ore 13:40 segnala
...a me si,ma cosa?Ora ve lo dico...questo è uno dei tanti episodi,che mi è capitato di associare ad altre quotidianità.Ieri sera stavo ascoltando"Lo Schiaccianoci",la stupenda armonia musicale creata dalla fantasia del grande Tchaikovsky.Pensieri oggetti doni che si animano e raccontano cosa è una realtà che vive nella fantasia.

Ora cerco di dare un senso logico a questo pensiero,Rita(mia moglie) ha la bellissima abitudine di animare la nostra casa con bellissimi peluche,creazioni statuine ninnoli che aspettano solo di essere visti e ammirati per la loro singolarità.E sul letto...è un tourbillon di orsetti gattini
pecorelle cagnolini che si sostituiscono e si rincorrono tra il letto e il loro ripostiglio.
Alla sera tocca a me preparare il lettone e allora inizio a togliere queste dolci creature inanimate,inanimate?E chi lo dice,almeno non è cosi' per me che diciamo le accudisco mettendole al loro posto dove,probabilmente a differenza di noi non dormiranno ma inizieranno a vivere.Vivere storie incredibili per noi esseri”pensanti”,come nella fiaba di Ernst Theodor musicata da Tchaikovsky.

Non ridete ve ne prego ma nel momento dello spostarle inizio a dirmi ...se prendo prima la pecorella del cagnolino?Se invece prendo l'orsetto al posto del gattino?Ci sarà fra di loro qualche sentimento di gelosia?Ma comunque per vivere la loro notte devono essere insieme cosi' quando io,noi ,iniziamo a sognare,loro con il dono che solo le cose che crediamo inanimate possiedono,ci fanno vivere nel loro mondo fantastico che alimenta cosi' la bellezza dei nostri sogni.E' mattina e Rita li sta rimettendo sul lettone.
Dopo questo ulteriore spostamento inizieranno loro a sognare?
gandalf-pino


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...a me si,ma cosa?Ora ve lo dico...questo è uno dei tanti episodi,che mi è capitato di associare ad altre quotidianità.Ieri sera stavo ascoltando"Lo Schiaccianoci",la stupenda armonia musicale creata dalla fantasia del grande Tchaikovsky.Pensieri oggetti doni che si animano e raccontano cosa è una...
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