FORZA SUPERBA-FORZA LIGURIA

28 novembre 2019 ore 14:21 segnala


AADC - Association assistance defense du consommateur Anche l’A7 è messa malissimo, mai fatta manutenzione. La chiusura sarà imminente come l’A12

Ma per cercar di sdrammatizzare un po...

Marilina Catellani ISTRUZIONI PER RAGGIUNGERE GENOVA:
1 - DA NORD: con l'aereo se non siete superstiziosi
2 - DA EST: se vi accontentate di arrivare all'uscita di GENOVA EST
3 - DA SUD: potete utilizzare lancette, gozzi, gommoni, yacht, traghetti, navi da crociera, nuoto... dipende da dove arrivate
4 - DA OVEST: ... lasciate perdere, andate in Francia.
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« immagine » AADC - Association assistance defense du consommateur Anche l’A7 è messa malissimo, mai fatta manutenzione. La chiusura sarà imminente come l’A12 Ma per cercar di sdrammatizzare un po... Marilina Catellani ISTRUZIONI PER RAGGIUNGERE GENOVA: 1 - DA NORD: con l'aereo se non siete su...
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VITA...MORTE...GIUDICE...

26 novembre 2019 ore 12:04 segnala

Lo scorrere incessante di un battito d'ali(magia che ci affascina),l'acqua che lo accompagna nel meraviglioso progetto di vita.Ogni forma vivente ringrazia con gioia il Creatore che ce l'ha donata.
Quale grande compito colmo di responsabilità ci è stato lasciato.Ma è la nostra casa e allora dovremo renderla al Signore Giudice d'Amore...nel momento della nostra MORTE...come ce l'ha donata.SONO CERTO CHE CE LA FAREMO...

I GIORNI...LA VITA...

21 novembre 2019 ore 14:59 segnala
Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa sul camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città fermandosi sul ciglio di un vallone.

Kazirra scese dall’auto ed andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel vallone, che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.

Si avvicinò all’uomo e gli chiese: “Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?”

Quello lo guardò e sorrise: “Ne ho ancora sul camion da buttare. Sono i giorni.”

“Che giorni?”

“I tuoi giorni.”

“I miei giorni?”

“I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?”


Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno , e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava.

Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.

Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.

Si sentì prendere da una certa cosa quì alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere. “Signore!” gridò Kazirra, mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole. Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo di casse misteriose.

E l’ombra della notte scendeva.




Danza lenta




Hai mai guardato i bambini in un girotondo?

O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?

O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?

O osservato il sole allo svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Percorri ogni giorno in volo?

Quando dici “Come stai?” ascolti la risposta?

Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di questioni successive che ti passano per la testa?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Hai mai detto a tuo figlio,”lo faremo domani?” senza notare nella fretta, il suo dispiacere?

Mai perso il contatto, con una buona amicizia che poi finita perché tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire “Ciao”?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci.

Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, come un regalo mai aperto . . .gettato via.

La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica.

da web

QUANTI ANNI...

18 novembre 2019 ore 15:09 segnala
...che le dita scivolano su questi tasti,raccogliendo informazioni sensazioni tristezze e gioie.Vivendo momenti che solo una tastiera(come strumento che ti prende per mano accompagnandoti altrove)riesce donarti aprendo in noi infiniti spazi che solo un'attimo prima ignoravamo potessero esistere;facendoci vivere colori emozioni sentimenti che esistono in questo infinito spazio che definire solo virtuale è per me il non voler accettare che forse la virtualità può esistere tra vicini di casa con un semplice saluto”giorno...sera...”.Certo non tutto è rose e fiori non sarebbe la vita che viviamo nella nostra quotidianità,ma sta a noi saper scegliere la strada che interiormente ci indica il percorso di luce,di ricerca della positività e della condivisione.Quanti nomi(nik)mi tornano alla mente e la maggior parte di loro,direi la quasi totalità vivono ancora qui con me per raccontarmi e per ascoltare i nostri momenti più complessi di vita di salute di semplici importantissime confidenze.Credo succeda anche a voi l'andare a vedere chi si ricorda di te per un saluto e per esprimere un suo momento(come questo)fatto di ricordi di realtà e di meravigliosa fantasia.Certo poi deve esserci il momento di verifica sul tutto letto e scritto,si deve fare una profonda riflessione sui nostri probabili errori di comunicare e su quelli ricevuti che si potevano ritenere in un primo momento sbagliati e poi...Si e poi ecco la rivelazione più importante,siamo esseri umani con tutti i nostri limiti e le nostre meravigliose intuizioni,esseri umani che qui usano le dita per parlare,per comunicare,ma a far muovere le dita è sempre e comunque il CUORE.
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...che le dita scivolano su questi tasti,raccogliendo informazioni sensazioni tristezze e gioie.Vivendo momenti che solo una tastiera(come strumento che ti prende per mano accompagnandoti altrove)riesce donarti aprendo in noi infiniti spazi che solo un'attimo prima ignoravamo potessero...
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Genova, razzismo sull'autobus:

15 novembre 2019 ore 11:46 segnala
«Bimbo straniero deriso e allontanato dal sedile»
Genova - «In vent’anni che faccio questo mestiere un episodio del genere non era mai successo. Siamo rimaste scioccate, noi maestre ma soprattutto i bambini: hanno immediatamente capito che si trattava di un episodio di razzismo». Cinzia Pennati, 48 anni, è un’insegnante della scuola primaria Daneo di via della Concezione, scrittrice e blogger e da anni impegnata in iniziative contro la violenza sulle donne. Racconta ciò che è accaduto alla sua classe, una terza elementare, martedì mattina sull’autobus della linea “1”: «Stavamo tornando da un’uscita didattica, avevamo assistito a uno spettacolo del teatro Akropolis di Sestri: cerchiamo di sistemare i bambini in modo da averli tutti sotto controllo, loro sono diciannove e noi maestre eravamo in tre - spiega - Succede che a un certo punto vicino a un bimbo si sistema una signora. Non è bianco, non è italiano, parla pochissimo ma ha gli occhi buoni e intelligenti. La signora fa una smorfia e inizia a lamentarsi: “Non pagano nemmeno il biglietto!” esclama. Così, per farla tacere, una di noi le risponde che il biglietto i bambini ce l’hanno, e tutti lo hanno pagato. La signora, se così si può chiamare, guarda il nostro alunno con disprezzo e ci chiede: “Me lo potete togliere?”».

La replica delle insegnanti

A questa frase le insegnanti non riescono più a stare zitte: «Si sposti lei - le intimano - Da qui il bambino non si alza». Pennati, come premesso, è anche una scrittrice. E il racconto dell’episodio finisce online sul suo blog sosdonne.com, rimbalzando da una bacheca di Facebook all’altra. «Noi insegnanti ci siamo chieste come reagire, il pensiero principale era tutelare i bambini, senza agitarci. Ci siamo chieste: cosa facciamo? E lui cos’avrà percepito? Gli altri compagni di classe che erano lì intorno hanno capito cosa stava succedendo e che si è trattato di un episodio di razzismo. In che mondo siamo dove gli adulti se la prendono con i bambini perché sono di un colore diverso?». La vicenda non si conclude qui: dopo il battibecco la passeggera, sulla cinquantina, si alza e si accomoda vicino a una bambina italiana, bionda, le sorride. Il piccolo preso di mira viene circondato dai suoi amichetti, si stringono in tre su un sedile, cercano di confortarlo.

Il magone rimane e la maestra non può rimanere in silenzio: «Avevamo appena finito di vedere uno spettacolo profondo, intitolato “Luce” di Aline Nari. Parla delle domande importanti che sanno farsi i bambini e dell’unicità di ognuno di loro: vaglielo a spiegare che tutta quella bellezza è svanita in un attimo dentro la discriminazione di quella signora - continua Pennati -. Io mi arrabbio, è giusto stare zitte? No. E allora decido di tornare da quella signora, chiedo alla nostra bambina di spostarsi e dico: “Lei (rivolto alla passeggera con cui c’era stato il precedente diverbio, ndr) merita di stare da sola, qui i diritti sono di tutti, il mondo non è suo”. Sempre la passeggera - continua Pennati - prosegue a lamentarsi, inveisce, le mie colleghe le rispondono finché non tace. Prima di scendere mi passa davanti, mi picchietta il braccio tre volte con forza: “Non mi hai fatto paura”, ripete come se il problema fosse chi è più forte tra me e lei».

Gli altri passeggeri
Altre persone assistono alla sequenza che va in scena sull’1: una passeggera si commuove e scoppia a piangere. «È stata una scena allucinante, un pugno nello stomaco: pensi a Rosa Parks, pensi che era il 1955 e queste cose accadevano tanto tempo fa. Non oggi a Genova, nella tua città, con i tuoi bambini - conclude Pennati - Siamo rimaste davvero provate: cosa possiamo fare, come comunità? Ci siamo chieste: c’entra l’ondata di posizioni politiche che criminalizzano in modo strisciante, e non solo, il presunto diverso? Sicuramente, ma è colpa anche di chi non ha saputo fare leggi come lo ius soli e lo ius culturae. Casi come quello di stamattina, di una gravità così evidente, non sono tollerabili. Senza regole ci sentiamo soli a contrastare gli atti di razzismo».
Beatrice D'Oria
IL SECOLO XIX

FRANCOIS BOUCHER

11 novembre 2019 ore 15:04 segnala

François Boucher, nato a Parigi nel 1703.
Dal 1734 al 1735 illustrò numerosi libri e raccolte: un bel Molière le cui vignette furono incise da Cars e Joullain e il di Bloemaert cui egli s'ispirò nei suoi paesaggi e nelle sue pastorali.

Ne dipinse parecchi in quel periodo, insieme a quadri biblici e mitologici di carattere più italianizzante: "Venere che ordina le armi per Enea" (Louvre, Il Ratto d'Europa (Londra, Wallate Coll.) a lungo attribuito a Lemoine.

Il Salon del 1737, che è una data importante nella storia detta critica d'arte e coincide con la morte di Lemoine, segna l'inizio del grande periodo di maturità e l'avvio ad una produzione intensa.

Il primo incarico della corte giuntogli nel 1734 (degli ovali per la camera della regina a Versailles) fu seguito da molti altri, destinati a castelli reali.


Lavorò inoltre molto, tanto per le dimore dei ricchi aristocratici che per quelle dei grandi finanzieri, ma la più illustre delle sue clienti fu la favorita di Luigi XV, la marchesa di Pompadour, che lo protesse costantemente e gli procurò degli incarichi nell'Amministrazione del Re.

Ben presto Boucher fu ammesso fra gli intimi della Pompadour, della quale fece più volte il ritratto e alla quale insegnò l'incisione all'acquaforte.
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« immagine » François Boucher, nato a Parigi nel 1703. Dal 1734 al 1735 illustrò numerosi libri e raccolte: un bel Molière le cui vignette furono incise da Cars e Joullain e il di Bloemaert cui egli s'ispirò nei suoi paesaggi e nelle sue pastorali. Ne dipinse parecchi in quel periodo, insieme a q...
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FRANCOIS BOUCHER

11 novembre 2019 ore 15:03 segnala

François Boucher, nato a Parigi nel 1703.
Dal 1734 al 1735 illustrò numerosi libri e raccolte: un bel Molière le cui vignette furono incise da Cars e Joullain e il di Bloemaert cui egli s'ispirò nei suoi paesaggi e nelle sue pastorali.

Ne dipinse parecchi in quel periodo, insieme a quadri biblici e mitologici di carattere più italianizzante: "Venere che ordina le armi per Enea" (Louvre, Il Ratto d'Europa (Londra, Wallate Coll.) a lungo attribuito a Lemoine.

Il Salon del 1737, che è una data importante nella storia detta critica d'arte e coincide con la morte di Lemoine, segna l'inizio del grande periodo di maturità e l'avvio ad una produzione intensa.

Il primo incarico della corte giuntogli nel 1734 (degli ovali per la camera della regina a Versailles) fu seguito da molti altri, destinati a castelli reali.


Lavorò inoltre molto, tanto per le dimore dei ricchi aristocratici che per quelle dei grandi finanzieri, ma la più illustre delle sue clienti fu la favorita di Luigi XV, la marchesa di Pompadour, che lo protesse costantemente e gli procurò degli incarichi nell'Amministrazione del Re.

Ben presto Boucher fu ammesso fra gli intimi della Pompadour, della quale fece più volte il ritratto e alla quale insegnò l'incisione all'acquaforte.

Lo specchio che riflette il buio di questa società...

21 ottobre 2019 ore 14:44 segnala
...ma c'è sempre una luce angelica ad illuminarla...

CHE TRISTEZZA...

18 ottobre 2019 ore 11:03 segnala


QUANDO UNA VIGNETTA RACCONTA UNA TREMENDA REALTA'
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« immagine » QUANDO UNA VIGNETTA RACCONTA UNA TREMENDA REALTA'
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INNAMORARMI DI TE...

16 ottobre 2019 ore 14:40 segnala

Gli uomini saggi dicono che solo gli stupidi fanno le cose d’impulso
Ma non riesco a non innamorarmi di te
Dovrei dire che è un peccato?
Se non posso fare a meno di innamorarmi di te
Come un fiume scorre verso il mare
Tesoro va così
Alcune cose sono destinate a essere così
Prendi la mia mano, prendi anche la mia intera vita
Perchè non posso fare a meno di innamorarmi di te…
web
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« video » Gli uomini saggi dicono che solo gli stupidi fanno le cose d’impulso Ma non riesco a non innamorarmi di te Dovrei dire che è un peccato? Se non posso fare a meno di innamorarmi di te Come un fiume scorre verso il mare Tesoro va così Alcune cose sono destinate a essere così Prendi la mia ...
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16/10/2019 14:40:23
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