MA E' POSSIBILE...

27 febbraio 2017 ore 15:08 segnala
Me lo chiedo spesso quando alla mente mi tornano immagini e pensieri del tempo che fu.
Ero piccolissimo,eravamo in piena guerra e il ricordo è incredibilmente vivo,situazioni ambiente rumori.Suonavano le sirene degli allarmi e io nel lettino mi appendevo alle sbarre dicendo afugio...afugio...perchè associavo quel rumore alla fuga verso il rifugio.Ognuno in casa aveva il suo compito,la mamma raccoglieva le poche cose di valore,la mia sorellina(quando sono nato Marisa aveva 13 anni)prendeva la sua mantella da Giovane Italiana(era un simbolo del fascismo,la nostra famiglia aveva profonde radici antifasciste ma,per poter frequentare la scuola,Marisa era obbligata ad indossare quella mantella),il mio papà mi prendeva in braccio e via verso il rifugio che fortunatamente era vicino.Una notte di corsa verso il rifugio ricordo che in cielo,oltre al rumore degli aerei che si avvicinavano c'era una immensa luna.
Vedevo le macchie sul suo disco e chiesi al papà cosa era,mi disse"è la faccia di Caino"e subito dopo entrammo insieme ad altre persone nel rifugio.Una lunghissima galleria buia,tutti erano seduti su di un grosso tubo che la attraversava e li passavo in braccio alla mamma.poi ancora quel lungo suono che indicava il cessato allarme e via di nuovo verso casa.Abitavamo al quarto piano,al terzo vivevano la Zelinda e il marito U Giancu(bianco in genovese),il loro unico figlio era militare in Russia,a fine guerra fortunatamente tornò a casa.Allora andavamo da loro perchè erano gli unici ad avere la radio e tutte le sere tutti i condomini erano li per ascoltare in religioso silenzio e col volume della radio bassissimo,perchè se le brigate nere avessero scoperto il fatto sarebbero stati guai seri,ascoltavamo(sarebbe più giusto dire ascoltavano data la mia età,avrò avuto due anni)Radio Londra.Il segnale di inizio rrasmissione era il famoso ta ta ta taaaa...i colpi del destino di Beethoveniana memoria.I comunicati erano rivolti verso chi combatteva il nazifascismo ed erano in codice..."la via è oscura"..."il sole sorge a ovest"...Con l'ascolto di queste parole,si aveva la certezza che qualcuno stava dalla nostra parte e che presto questa lunga notte sarebbe stata cancellata da una abbagliante luce di LIBERTA'.


mamma,papà,mia sorella Marisa e io circa 65 anni fa...
2e765b9c-ad8a-44cd-b116-d5f3da360ca5
Me lo chiedo spesso quando alla mente mi tornano immagini e pensieri del tempo che fu. Ero piccolissimo,eravamo in piena guerra e il ricordo è incredibilmente vivo,situazioni ambiente rumori.Suonavano le sirene degli allarmi e io nel lettino mi appendevo alle sbarre dicendo afugio...afugio...perchè...
Post
27/02/2017 15:08:33
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

INNO DEL SOLE

24 febbraio 2017 ore 13:53 segnala

Iris, un'ingenua figlia di un vecchio cieco, vive lieta godendo delle semplici cose della natura, attirandosi le attenzioni di un nobile, Osaka; egli la rapisce tramite un teatrino di pupi che l'incantano. Iris viene condotta allo Yoshiwara, luogo di perdizione, mentre crede ancora di sognare, o di trovarsi in paradiso; Osaka cerca di sedurla ma riuscendo solo a terrorizzare la fanciulla.
Stanco e infastidito della semplicità di Iris, Osaka la lascia in balìa di Kyoto, che la espone nella casa di piacere. Là, raggiunta e maledetta dal padre che non sa del rapimento, Iris si getta, per la vergogna, in un baratro. Iris muore sotto il bacio del sole, che trasforma il suo corpo nel fiore che ha il suo nome.
54677e17-b11c-423e-a0e8-bb69c1354129
« video » Iris, un'ingenua figlia di un vecchio cieco, vive lieta godendo delle semplici cose della natura, attirandosi le attenzioni di un nobile, Osaka; egli la rapisce tramite un teatrino di pupi che l'incantano. Iris viene condotta allo Yoshiwara, luogo di perdizione, mentre crede ancora di so...
Post
24/02/2017 13:53:17
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    2

IL FIORE E LA FARFALLA

22 febbraio 2017 ore 11:39 segnala

Esiste, non lontano da qui un grande prato verde. Non è ora la sua stagione migliore, quando l'erba è fresca, tenera e turgida e puoi sentirne il rumore sotto le scarpe. In quella stagione i suoi colori sono vividi e abbagliante e puoi scorgerlo con lo sguardo da molto lontano, in mezzo alla città. Ci sono molti fiori soprattutto in quella zona dove l'ombra scende presto. E' il luogo preferito di anime dolci, di poeti smarriti, di fanciulle vestite d'inverno, di cani sdraiati al sole, di nonne coi gomitoli di lana, di biciclette, arcobaleni e farfalle.
Una farfalla, fra tutte la più bella ritorna sempre a posarsi sui suoi fiori. Racconta loro del mondo, delle cose che vede dall'alto, del vento, della ciminiera che inquina l'aria e di palloncini sfuggiti alle mani dei bimbi; delle strade piene di macchine, di mendicanti agli angoli della via.
C'è un fiore in particolare che lei ama più degli altri, perchè è il primo a sentirla arrivare e subito gira verso di lei la sua corolla riservandole il nettare più dolce. Anche lui la ama tanto perchè sa raccontare le cose come nessuno, perchè è fragile e bellissima, vestita di azzurro e giallo, di rosso e blunotte. Perchè sa riposarsi fra i suoi petali abbandonandosi completamente, morbida e senza paura.
Un giorno il vento, che viene e va come e dove vuole trasporta un piccolo pezzetto di carta colorato rosso arancio, probabilmente niente più di un biglietto d'autobus.
Quel giorno la farfalla arrivando nel prato lo vede e ne è subito attratta e se ne innamora perdutamente. Non sa capire perchè ma non riesce più a staccarsi da lui, non riesce più a lasciarlo. Gli racconta delle sue storie e dei suoi viaggi ma non sa più viaggiare, del vento e della ciminiera ma non sa più vederli perchè è sempre con lui che non sa darle niente, ma lei non se ne accorge, riesce solo a vedere i suoi colori e ipnotizzata non vorrebbe lasciarlo mai.
Il fiore è tristee non sa spiegarsi perchè la sua farfalla non si renda conto che non c'è vita; quel biglietto d'autobus non può dare niente e non sa che farsene dell'amata farfalla che poco a poco sta diventando di carta, che non sa più volare sui fiori. Vorrebbe fare qualcosa, attirarla con profumi e sapori ma tutto è inutile e cerca di dimenticarla.
Un giorno il vento, che viene e va come e dove vuole, con una folata porta via, appena un po più in la il biglietto d'autobus. Cadendo e fluttuando leggero nell'aria come una foglia secca il biglietto si posa di nuovo a terra, vicino ai fiori, scoprendo l'altra faccia grigia e ormai putrida, di muffa e umidito.
La farfalla si sente perduta e all'improvviso si rende conto di quanto sciocca fosse stata per tutto quel tempo. Di quanto avesse fatto soffrire i suoi amici fiori, il suo amato fiore; piange forte e cerca di nascondersi, di sparire, di morire.
Il fiore la sente e subito scopre di amarla ancora tanto, malgrado tutto e di volerla di nuovo fra i suoi petali. Con la corolla, con tutta la sua forza si china a salutarla inondandola del suo polline. Un battito d'ali e la farfalla è di nuovo a casa, spargendo sul prato la sua colorata vita.
web
QUANTO C'E' DI UMANO IN QUESTA STORIA
6f597511-0a92-428b-81b3-60ae035e12de
« immagine » Esiste, non lontano da qui un grande prato verde. Non è ora la sua stagione migliore, quando l'erba è fresca, tenera e turgida e puoi sentirne il rumore sotto le scarpe. In quella stagione i suoi colori sono vividi e abbagliante e puoi scorgerlo con lo sguardo da molto lontano, in mez...
Post
22/02/2017 11:39:39
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

LA SOLITUDINE

17 febbraio 2017 ore 11:18 segnala
Un macigno mi opprime e la cena è solo un ricordo che fugge via,nel nulla.I pensieri si rincorrono e si accavallano donandomi quel senso di confusione che si lega col vuoto,assoluto.E' grande il letto,immenso,allungo la mano e sento il gelo opprimente che mi avvolge e cosi' decido di alzarmi per vivere le ultime ormai lontane luci del tramonto.Indosso la vestaglia mi avvicino al balcone e vedo che anche il tramonto mi ha lasciato.Bagliori in lontananza e il sordo rumore del tuono accompagnano la mia solitudine.
La fuori tutto è buio e silenzio finchè non sento gli zoccoli del cavallo e il rumore sordo delle ruote della carrozza sul selciato,ai lati del cocchiere due lampioncini tremolanti come lucciole nella notte.Un lampo,un lampo ancora e iniziano le prime gocce a bagnare le strade,incuranti del mio bisogno di spegnere l'arsura che vive in me.Quanto tempo è passato da quando son li a vivere il nulla che è fuori dal balcone come demìntro al mio cuore?Passi sul selciato,mi incuriosiscono è lui l'omino che con la sua fiammella accende i fanali che rompono cosi' quel senso di vuoto assoluto,ora lo vedo,tutte le sere puntuale col suo andare lento cadenzato sempre uguale.E' sparito anche lui verso altri lampioni,verso altre luci sempre lontane da me.Timore?No non è quello,è il freddo che mi fa tremare anche se nel camino vivono ancora gli ultimi tizzoni del grosso ceppo ormai quasi senza vita,come me.
Torno sotto le coperte spengo il lume e una voce lontana mi accompagna verso un sonno che non so se arriverà...sono le nove e tutto va bene...
gandalf
24135b75-6aff-41be-af20-98119d14ab39
Un macigno mi opprime e la cena è solo un ricordo che fugge via,nel nulla.I pensieri si rincorrono e si accavallano donandomi quel senso di confusione che si lega col vuoto,assoluto.E' grande il letto,immenso,allungo la mano e sento il gelo opprimente che mi avvolge e cosi' decido di alzarmi per...
Post
17/02/2017 11:18:20
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    2

La favola triste che insegna qualcosa sulla vita sull'amore

16 febbraio 2017 ore 15:35 segnala

Se la strada è bagnata diventa scivolosa e le macchine spesso sbandano e arrivano addosso a qualche albero innocente o a un nido di piccoli animali. Questo è successo l' altro ieri, alle porte di Caselle Lurani, vicino Lodi. Nel buio della notte un bolide ha sbandato, raschiando prima l' asfalto e poi frantumando l' erba di un avallamento che custodiva un nido di cicogne. Il maschio, vedendo quel mucchio di ferri che si avvicinava pericolosamente alla sua casa di sterpi con la compagna impegnata a covare i piccoli, è balzato davanti a quel cartoccio di cattiveria e, gonfiando tutte le sue piume, ha fermato con il suo corpo gli ultimi sbalzi che avrebbero distrutto la sua famiglia. Molti sono accorsi sul luogo dell' incidente, subito abbandonato incivilmente dal conducente dell' auto senza fare troppo caso a quel padre di cicogne che si è sacrificato per difendere la sua compagna e i suoi piccoli. Quando poi gli agenti della polizia stradale e i curiosi non c' erano più, attorno alla carcassa è arrivata la femmina di cicogna ed è rimasta tutta la notte accanto a lui, all' eroico difensore del suo nido, con un debole e prolungato lamento. Questa storia si aggiunge a un' altra riconducibile all’ inizio di questa primavera. Riportata dal settimanale Oggi e riguarda un maschio, pure lui di cicogna, impegnato da cinque anni in regolari e lunghissimi viaggi d' amore basati su bussole stellari (tredicimila chilometri ogni anno, a fine marzo) per ricongiungersi alla compagna ferita a un' ala da un cacciatore e, pur salvata dalle cure di un biologo, condannata a non volare più e a rimanere nel nido costruito sul camino di una casa in Croazia.

Gli animali a volte ci insegnano molte cose sulla vita e sui sentimenti veri, e per questo dovrebbero essere presi ad esempio dagli umani ed rispettati.

Tratto dal Corriere della Sera (di qualche anno fa)
534ad775-ce14-41be-a58f-1ba219893c6e
« immagine » Se la strada è bagnata diventa scivolosa e le macchine spesso sbandano e arrivano addosso a qualche albero innocente o a un nido di piccoli animali. Questo è successo l' altro ieri, alle porte di Caselle Lurani, vicino Lodi. Nel buio della notte un bolide ha sbandato, raschiando prima...
Post
16/02/2017 15:35:25
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    6

UN NUOVO SOGNO

14 febbraio 2017 ore 14:02 segnala

Qualcuno narra che un giorno, in un campo, un campo qualsiasi, in un luogo qualsiasi, un contadino stesse zappando la terra o meglio, la neve. Già, perché la neve aveva nascosto la terra sotto uno strato bianco. Corrado però non si dava per vinto. Avrebbe spalato tanta neve, quanta ne sarebbe servita per ritagliare un pezzetto di terra coltivabile, nel quale sotterrare i semi che avrebbero procurato il suo sostentamento per i mesi invernali, anche se sapeva che si trattava di un’ impresa praticamente impossibile. Era da pazzi infatti cercare di seminare nella terra dura e morta dell’inverno ma, dato che Corrado era testardo e nella vita aveva fatto tante cose sfidando l’impossibile, continuava a scoprire tratti di terra zappando senza sosta.
Il silenzio regnava intorno e solo il rumore della zappa sul duro terreno, echeggiava nella valle. Corrado si fermò un attimo per riprendere respiro e il suo fiato uscì dalla bocca in una nuvola, come un genio invernale che esce da una lampada congelata. Si osservò le nocche delle mani ormai arrossate dal freddo, chiedendosi se la sua caparbietà l’avrebbe condotto a qualcosa. Quasi trasalì quando vide quella creatura.
“E tu chi sei?” chiese.
Il bambino era appollaiato su una roccia, a pochi metri da lui e Corrado, nonostante il silenzio, non aveva avvertito il suo arrivo. Era vestito di stracci e aveva uno sguardo triste ma vivo, di una vita immensa e incuriosita.
“Io vivo in un luogo non lontano da qui” disse il bambino, “per caso ti ho spaventato?”
“Non mi hai spaventato, moccioso, non so ancora come hai fatto ad arrivare qui, senza che io ti vedessi, ma non mi hai spaventato. Cosa ci fai qui? Fa freddo! Vai a casa o ti ammalerai, tuo padre e tua madre sanno che sei qui?”
“Non so dove sono i miei genitori, ma non ti preoccupare, nel luogo dove vivo, nessuno si preoccuperà della mia assenza. Tu vivi qui vicino?”
“Io vivo dietro al bosco, a est e questo è il mio campo …anche se devo ammettere che ha perso le sue sembianze. Maledetto inverno! Ho perso il raccolto lo scorso autunno, dopo quell’uragano e non avevo scorte per affrontare l’inverno. Che stupido sono stato a non prevedere quella calamità. Adesso devo ottenere qualcosa da questa brulla e morta terra! Ma tu, bambino, come puoi non sapere dove sono i tuoi genitori? C’è qualcosa che non mi quadra, tu non me la racconti giusta!”
“Vedi” disse il bambino “nel luogo dove vivo ho tutto quello di cui necessito. Lì io sono protetto e mi sento coccolato. Potrei dormire un sonno tranquillo e qualcuno, mentre sono tra le braccia di Morfeo, veglierebbe su di me. Sono nutrito e la pace regna in quel luogo”.
“Sono contento per te, però come puoi notare io non sono ne coccolato, ne ho tutto quello di cui necessito , ma sono sottobraccio alla disperazione e vorrei tanto sganciarmela di dosso, ma penso che non sarà facile. La vita è dura e vorrei tanto avere un moccioso come te, così lo metterei subito a zappare la terra e a darmi una mano. Io sono ormai avanti con gli anni e stanco, ho bisogno di braccia forti che sostituiscano le mie.”
“Sei sicuro che vorresti un figlio solo per metterlo a lavorare come un mulo da soma? Be’ in fondo imparerebbe molto da questo. E’ bello stare a contatto con la terra, vero? Si impara molto, vero? Io ti dicevo, ho tutto ma sento che mi manca tutto. E’ come se il luogo dove vivo mi nasconda tante avventure che ci sono intorno a me. Come dire….penso che il mondo sia un grande e bellissimo scrigno che nasconde tesori inimmaginabili e io vorrei tanto aprirlo quello scrigno e…..”
“Senti, basta chiacchiere! Io devo lavorare e non ho tempo da perdere. Visto che sei troppo piccolo per aiutarmi, levati dai piedi! Il mondo dici……il mondo è là fuori e chi l’ha mai visto. La terra….è terra! Ti dà il cibo e non c’è altro. Io non ho viaggiato e non ho grilli per la testa, e non ne posso avere e …….”
Si fermò un attimo. Il bambino lo stava fissando e i suoi occhi, gli stavano dicendo che lo specchio che nascondeva i suoi sogni era stato infranto ed questi ultimi adesso, stavano rovesciandosi per terra frantumandosi a loro volta.
“Be’” continuò “veramente ho sognato anch’io alla tua età, ma la vita mi ha preso tra le sue ruvide mani e mi ha accompagnato lontano da quei sogni e ora chissà dove sono finiti. A quindici anni lavoravo in una fattoria, mi alzavo alle quattro di mattina e andavo a letto alle sette di sera. Non avevo tempo di fare altro che lavorare. Vedevo la vita nascere ogni giorno davanti a me e compiangevo quei poveri esseri, che venivano al mondo. Parlo di cavalli, mucche, capre e altri animali. Non dimenticherò mai gli occhi di quel cavallino, il giorno in cui nacque. Sembravano i tuoi, teneri e bisognosi di affetto e io ero giovane. Piansi, quel giorno, perché almeno i suoi sogni si realizzassero. Io ero giovane ma la mia vita aveva imboccato una strada che non aveva vie laterali da prendere. Era un unico viale, dritto e lunghissimo e io avrei dovuto percorrerlo tutto, senza guardarmi troppo intorno. Ma io non mi diedi per vinto: cominciai a leggere e spesso crollavo dopo aver letto poche righe, però negli anni riuscii lo stesso a conoscere quello che non avrei probabilmente mai visto”.
“E il cavallino? Che fine ha fatto?”
“Be’ lui corse libero per i campi. Era bellissimo guardarlo, perché i suoi sogni erano tutti in quei movimenti. Lui il mondo lo assaporava tutto sotto i suoi zoccoli e nell’aria che respirava. In quella corsa c’era il mondo appeso a quella criniera, che correva con lui”. Ora Corrado piangeva.
Il bambino sorrise. “E insieme al mondo c’eri anche tu!”
Corrado sorrise a sua volta tra le lacrime.
“Vedi” continuò il bambino “io andrò via dal luogo dove attualmente vivo e mi incamminerò per il mondo in cerca di fortuna. Forse sarò meno protetto ma quante cose imparerò. Vedi, tu hai imparato a proteggerti da solo, perché sai capire dalla vita cosa vuoi avere e cosa no e non ti sei fermato nel luogo che la vita ti aveva assegnato. Adesso ho capito cosa significa vivere, vuol dire desiderio di conoscere ed esso abbatte le barriere materiali della possibilità. Tu hai visto la vita nascere, hai assimilato la vita da parole scritte sulla carta, hai corso con la vita nelle movenze di un cavallo. Io vorrei avere la vita che hai avuto tu e se dovessi esplorare il mondo lo vorrei fare con un uomo come te”.
Con queste parole, il bambino si alzò dalla roccia e si incamminò per un sentiero. La nebbia avvolgeva il suo incedere lento. Si girò un’ultima volta: “Ah, comunque io mi chiamo Mattia.”
Corrado lo guardò scomparire nella vegetazione , chiedendosi se l’avesse mai rivisto. La giornata volgeva ormai al termine e il contadino si caricò la zappa sulle spalle. Il giorno dopo sarebbe stata una nuova giornata di lavoro. Le parole del bambino risuonarono nella sua testa, mentre si incamminò verso casa. Forse aveva veramente vissuto più intensamente di quello che aveva pensato fino a quel momento e ora desiderò con tutte le sue forze, avere a fianco un altro Corradino a cui insegnare tante cose e non solo zappare la terra.
Era così immerso in questi pensieri che non si accorse neanche che, nell’ultimo pezzo di terra che aveva scoperto e seminato, una piccolissima piantina aveva fatto la sua comparsa.
Era ormai buio, quando bussò alla porta della sua casa. Sandra corse ad aprirgli con un sorriso che era più grande della porta che aveva aperto:
“Caro, ho due notizie una bella e una brutta. Quella brutta è che diventerò grossa come una balena e quella bella è che ci sarà una persona nuova in casa nostra a cui potremo insegnare a guardare il mondo, nel miglior modo in cui riusciremo a farlo”.
La zappa cadde dalle spalle dell’uomo. Ormai non ci sperava più che un nuovo sogno potesse diventare una vita umana nella sua casa ma a quanto pare il destino non la pensava così.
Sorrise e fu certo, mentre abbracciava la moglie, che dal giorno dopo la vita non l’avrebbe più vista con gli stessi occhi.
Sorrise e subito un pensiero si materializzò nella sua mente: Mattia era veramente un gran bel nome.

Darkfanio
858efeed-3733-4b3d-a95b-f638959f68fb
« immagine » Qualcuno narra che un giorno, in un campo, un campo qualsiasi, in un luogo qualsiasi, un contadino stesse zappando la terra o meglio, la neve. Già, perché la neve aveva nascosto la terra sotto uno strato bianco. Corrado però non si dava per vinto. Avrebbe spalato tanta neve, quanta ne...
Post
14/02/2017 14:02:10
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

Buon S.Valentino

14 febbraio 2017 ore 10:23 segnala
Se m'accosto a un fiore
E dico-sboccia-trema il mio cuore
Perché penso che il fiore
Possa sbocciare.
Yagi Jukichi

UN RICORDO...

13 febbraio 2017 ore 11:14 segnala

Qualche anno fa mi trovai per caso a chattare con una donna che mai avevo incontrato in chat.
Ci scambiammo qualche impressione su questa tremendamente meravigliosa vita,per lei mi disse,era stata ed era solo tremenda.Non riuscii ad esprimere un mio pensiero su questo suo stato e lei,forse sentendo il mio imbarazzo mi disse"per sapere quello che vivo ascolta questa canzone...Sally...,è come se fossi io".Non l'ho più incontrata...

GIOCHI PROIBITI

11 febbraio 2017 ore 11:55 segnala

Giochi proibiti (Jeux interdits) è un film del 1952 diretto da René Clément, vincitore del Leone d'oro al miglior film alla 13ª Mostra del cinema di Venezia, tratto dal romanzo Les jeux inconnus di François Boyer.
L'aviazione tedesca mitraglia durante la seconda guerra mondiale le masse di profughi che si allontanano da Parigi che sta per essere occupata dai tedeschi. La bambina di cinque anni Paulette perde i genitori e il suo cagnolino durante un attacco aereo. La piccola vaga sperduta sino a quando incontra Michel Dollè, un piccolo contadino di undici anni, che la porta nella casa dei suoi genitori. Paulette si affeziona a Michel come a un fratello maggiore. I due, che hanno avuto la triste esperienza di vedere molte sepolture, per gioco iniziano a costruire un piccolo cimitero per gli animali presso il molino dove hanno sepolto il cagnolino di Paulette. Per dare un aspetto più simile a un cimitero reale rubano le croci dalle tombe del camposanto locale scatenando le ire degli adulti. Michel è punito e Paulette è affidata alla custodia di una donna dalla quale ben presto sfuggirà perdendosi tra la folla.
Giochi proibiti è anche il titolo della canzone che Narciso Yepes utilizzò come colonna sonora del film omonimo attribuendosi la paternità del brano.
web

49136eff-24da-44b8-a520-2578586ca8e5
« immagine » Giochi proibiti (Jeux interdits) è un film del 1952 diretto da René Clément, vincitore del Leone d'oro al miglior film alla 13ª Mostra del cinema di Venezia, tratto dal romanzo Les jeux inconnus di François Boyer. L'aviazione tedesca mitraglia durante la seconda guerra mondiale le mas...
Post
11/02/2017 11:55:27
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    2