IO NON POSSO ENTRARE

20 agosto 2018 ore 10:41 segnala

A tutti quelli che...
"Se c'è il cane mi sposto",
"Se c'è il cane non entro",
"Se c'è il cane che schifo",
"Se c'è il cane non può entrare..."
"Se c'è il cane..."
Questa foto arriva da Genova,la dedichiamo a tutte quelle persone che inorridiscono nel vedere un cane in spiaggia,al ristorante o in qualsiasi altro luogo pubblico,o nelle nostre case...loro sono sempre in prima linea quando c'è da salvarvi la vita,che siano macerie,valanghe,loro ci sono...
LORO PER NOI CI SONO SEMPRE
Oggi a salvarci la pelle c'erano anche
"I CANI" :cuore

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« immagine » A tutti quelli che... "Se c'è il cane mi sposto", "Se c'è il cane non entro", "Se c'è il cane che schifo", "Se c'è il cane non può entrare..." "Se c'è il cane..." Questa foto arriva da Genova,la dedichiamo a tutte quelle persone che inorridiscono nel vedere un cane in spiaggia,al rist...
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ZENA-GENOVA

16 agosto 2018 ore 09:10 segnala
Derûa un pônte,
Derûa unn-a stradda,
Derûa i nervi de chi,Segûo,
O pénsa:
Poéivo êse la.
Derûa unn-a çitæ,
oua ciù izolà,
Derûa a sò economia,
Fragile e insegüa.
Derûa a fêde,
Ne-o çê,
Ne-o destin,
Ne-a vitta.
Derûan e brâssa
De chi o spâla,
Derûa,pezànte,
O magòn,
In sce nòstre spalle.
Tutto derûa,
Fêua che noiàtri.
Gènte dûa,
Inospitàle,
Morciònna e
Con a tèsta cömme un
mazabècco.
Pe chi o no ne conosce.
Gènte che travaggia,
Camàlli,
Portoàli,
Carbounèe.
Artexànn-i
Banchiêri,
Caapitann-i e Mainè.
Villan in scie prie.
Superbi,
O'rgogliôzi.
Fêi!
Insciste,
Inutilmente,
O çê,
in scia nòstra çitæ.
Che da ægua,
Bràtta,
Rovinn-e e
Bombe,
A l'è sempre sciorti'a.
E alua che l'inse
Zena,
Domàn ti saiè ancun ciù
bella!

Crolla un ponte,
Crolla una strada,
Crollano i nervi di chi,
Consapevolmente,
Pensa:
Avrei potuto essere li.
Crolla una città,
Ora più isolata,
Crolla la sua economia,
Fragile ed insicura.
Crolla la fede
Nel cielo,
Nel destino,
Nella vita.
Crollano le braccia
Di chi sta spalando,
Crolla,pesante,
Lo sconforto
Sulle nostre spalle.
Tutto crolla,
Tranne noi.
Gente dura,
Inospitale,
Musoni e
Testardi.
Per chi non ci conosce...
Lavoratori,
Camalli,
Portuali,
Carbonai.
Artigiani,
Banchieri,
Capitani e Marinai.
Agricoltori sulle rocce.
Superbi,
Orgogliosi.
Fieri.
Insiste,
Inutilmente,
il cielo
Sulla nostra città.
Che da acqua,
Fango,
Macerie e
Bombe,
Ne è sempre uscita.
E allora che cominci,
Genova,
Domani sarai ancora più
bella.

Nino Bertone

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Derûa un pônte, Derûa unn-a stradda, Derûa i nervi de chi,Segûo, O pénsa: Poéivo êse la. Derûa unn-a çitæ, oua ciù izolà, Derûa a sò economia, Fragile e insegüa. Derûa a fêde, Ne-o çê, Ne-o destin, Ne-a vitta. Derûan e brâssa De chi o spâla, Derûa,pezànte, O magòn, In sce nòstre spalle. Tutto...
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GENOVA... L'INCREDIBILE DRAMMA

14 agosto 2018 ore 18:29 segnala
Quando la Domenica del Corriere scriveva: “Risolto il problema del traffico”

Era il 1967 quando il cuore di Genova ricevette una nuova arteria. Era il Ponte Morandi, in onore di Riccardo Morandi, l’ingegnere che progettò la struttura sul Polcevera che univa l’Autostrada dei Fiori e l’Autostrada per Savona. Una costruzione poderosa, per gli Anni e per i benefici che avrebbe portato. La Domenica del Corriere, il 1º marzo 1967, uscì con una bellissima copertina disegnata da Molino: “Genova risolve il problema del traffico. L’incubo dell’attraversamento di Genova per gli automobilisti provenienti da est, nord e ovest diventerà soltanto un brutto ricordo“.

Cinquantuno anni dopo la città piange molte vittime. É giusto ricordare l’intervento dell’ingegnere Brencich nel 2016: “Tra non molti anni i costi di manutenzione supereranno i costi di ricostruzione del ponte: a quel punto sarà giunto il momento di demolire il Ponte Morandi e ricostruirlo“.

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Quando la Domenica del Corriere scriveva: “Risolto il problema del traffico” « immagine » Era il 1967 quando il cuore di Genova ricevette una nuova arteria. Era il Ponte Morandi, in onore di Riccardo Morandi, l’ingegnere che progettò la struttura sul Polcevera che univa l’Autostrada dei Fiori e...
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UN AMICO GENOVESE

02 agosto 2018 ore 13:11 segnala
Un tipo va a trovare un amico genovese."Come faccio a trovare dove abiti?"
"Belin è semplice arrivi al cancello col gomito destro premi il pulsante e si
apre,poi arrivi al portone col gomito sinistro schiacci il pulsante si apre,
arrivi all'ascensore,col gomito destro schiacci e vai al terzo piano la prima
porta a destra schiacci col gomito sinistro il campanello e quella è casa mia".
"Scusa ma perchè coi gomiti?"
"E belin non vorrai mica a venire a mani vuote!"

CANTO DEGLI EMIGRANTI GENOVESI

27 luglio 2018 ore 11:21 segnala


Parole di M. Cappello
Ma se ci penso

Era partito senza un soldo,
erano già trent'anni, forse anche più.
Aveva lottato per mettere i soldi in banca
e potersene un giorno venire in giù
e farsi la palazzina e il giardinetto,
con il rampicante, con la cantina e il vino,
la branda attaccata agli alberi a uso letto,
per darci una schienata sera e mattina.
Ma il figlio gli diceva: «Non ci pensare
a Genova, cosa ci vuoi tornare?!»

Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti, piazza della Nunziata,
rivedo Righi e mi si stringe il cuore,
vedo la lanterna, la cava, laggiù il Molo...
Rivedo alla sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mare
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dove ho mia nonna.

Ed era passato del tempo, forse troppo,
il figlio insisteva: «Stiamo bene,
dove vuoi andare, papà?.. penseremo dopo,
il viaggio, il mare, sei vecchio, non conviene!».
«Oh no, oh no! mi sento ancora in gamba,
sono stufo e non ne posso proprio più,
sono stanco di sentire señor caramba,
io voglio ritornarmene ancora in giù...
Tu sei nato e hai parlato spagnolo,
io sono nato genovese e... non mi mollo!».

Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti, piazza della Nunziata,
rivedo Righi e mi si stringe il cuore,
vedo la lanterna, la cava, laggiù il Molo...
Rivedo alla sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mare
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dove ho mia nonna.

E senza tante cose è partito
e a Genova ci ha formato di nuovo il suo nido.
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« video » Parole di M. Cappello Ma se ci penso Era partito senza un soldo, erano già trent'anni, forse anche più. Aveva lottato per mettere i soldi in banca e potersene un giorno venire in giù e farsi la palazzina e il giardinetto, con il rampicante, con la cantina e il vino, la branda attacca...
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UNA SEMPLICE PALLA DI VETRO

23 luglio 2018 ore 11:42 segnala
(...)Dentro la palla di neve sulla scrivania di mio padre c'era un pinguino con una sciarpa a righe bianche e rosse.Quando ero piccola papà mi metteva sulle sue ginocchia e prendeva in mano la palla di neve.La capovolgeva perchè la neve si raccogliesse tutta in cima,pooi con un colpo secco la ribaltava.E insieme guardavamo la neve che fioccava leggera intorno al pinguino.Il pinguino è tutto solo,pensavo,e mi angustiavo per lui.Lo dicevo a papà e lui rispondeva:"Non ti preoccupare,Susie,sta da re.
E' prigioniero di un mondo perfetto".(...)

da Amabili Resti(Alice Sebold)

Ho pensato per un'attimo di trovarmi e vivere in una dimensione diversa,oppure no.Mi sono visto avvolto da una palla di vetro nella quale a piacere di chi la possiede potrei trovarmi in una bufera di neve oppure star li per secondi interminabili in attesa di essere capovolto rimanere per non so quanto tempo a testa in giù in attesa di poter riprendere la mia posizione naturale infreddolito nella bufera.Noi diamo tutto per scontato,è un oggetto.Noi cosa siamo?Si esseri umani con un cuore che ci fa vivere sentimenti positivi e negativi,un'anima che ci avvicina al Creatore,tutto questo è il noi del quale siamo a conoscenza.Come possiamo con certezza negare che un oggetto piccolo o grande,bello o brutto,che noi possediamo possa vivere momenti diversi da quelli che noi a lui non attribuiamo?Molto tempo fa,scrissi un pensiero sull'ospedale per le bambole.Ma se sono anche loro esseri inanimati come il pinguino o qualunque altra figura nella palla di vetro,se ci affezionamo a loro come se facessero parte del nostro mondo,del nostro essere,del nostro vivere.Come l'amico immaginario che ognuno di noi ha avuto nella sua infanzia,come possiamo al tempo stesso pensare a loro come semplicemente a ...cose?
NON FATECI CASO...E' SOLO UN MIO PENSIERO UN PO STRAVAGANTE...
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(...)Dentro la palla di neve sulla scrivania di mio padre c'era un pinguino con una sciarpa a righe bianche e rosse.Quando ero piccola papà mi metteva sulle sue ginocchia e prendeva in mano la palla di neve.La capovolgeva perchè la neve si raccogliesse tutta in cima,pooi con un colpo secco la...
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LA MIA ANIMA HA FRETTA

21 luglio 2018 ore 14:10 segnala
Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.

Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci;i primi li ha mangiati con piacere,ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.

Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti,regole,procedure e regolamenti interni,sapendo che nulla sarà raggiunto.

Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che,nonostante la loro età cronologica,non sono cresciute.

Il mio tempo è troppo breve:voglio l'essenza,la mia anima ha fretta.Non ho più molti dolci nel pacchetto.



Voglio vivere accanto a persone umane,che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità.Cosi' si difende la dignità umana e si va verso la dignità e l'onestà.

E' l'essenziale che fa valer la pena di vivere.

Voglio circondarmi di persone che sanno come toccare i cuori,di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell'anima.

Si,sono di fretta,ho fretta di vivere con l'intensità che solo la maturità sa dare.

Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti.Sono sicuro che saranno squisiti,molto più di quelli mangiati finora.

Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.

Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una.

Mario de Andrade

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Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora. Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci;i primi li ha mangiati con piacere,ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli...
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LA SPIAGGIA-L'UMANITA'-LA VOLONTA'-...OGGI...

20 luglio 2018 ore 14:42 segnala
Una tempesta terribile si abbattè sul mare.
Lame affilate di vento gelido trafiggevano l'acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d'acciaio. Aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare.
Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l'acqua si placò e si ritirò. Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano nell'agonia migliaia e migliaia di stelle marine. Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.
Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa. Arrivarono anche troupe televisive per filmare lo strano fenomeno. Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo.
Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c'era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare. Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente.

All'improvviso il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia. Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell'acqua. Poi tornò indietro e ripetè l'operazione.
Dalla balaustra di cemento, un uomo lo chiamò: "Ma che fai ragazzino?"

"Ributto in mare le stelle marine. Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia" - rispose il bambino senza smettere di correre.
"Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!" - gridò l'uomo. "E questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!"
Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un'altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: "Ho cambiato le cose per questa qui".

L'uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e scese in spiaggia. Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua. Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine nell'acqua. Qualche minuto dopo erano in cinquanta, poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle di mare nell'acqua.

"Per cambiare il mondo basterebbe che qualcuno, anche piccolo, avesse il coraggio di incominciare."
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Una tempesta terribile si abbattè sul mare. Lame affilate di vento gelido trafiggevano l'acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d'acciaio. Aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e...
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