La prefazione del Papa benedice il libro sui tatuaggi dei ca

01 dicembre 2016 ore 11:38 segnala

Chiavari - «Pronto, sono Francesco. Ho pensato che possiamo fare più in fretta se la mia prefazione ve la detto al telefono... Ha carta e penna per scrivere?». Usando un termine abusato dalla politica, si potrebbe dire che Dio è anche Signore della semplificazione. Non hanno dubbi, infatti, gli autori che dietro al loro libro ci sia il Suo zampino e non tanto per ragioni evidenti, essendo un testo che, a modo suo, tratta di Lui ma proprio per le modalità con cui l’opera è nata.

Gli indizi sono disseminati lungo il percorso che ha portato a “Cristo dentro” (Itaca editore), libro firmato da Francesca Sadowski (medico chiavarese, direttore di Fisiosport a Villa Ravenna, presidente di Cdo), Pino Rampolla (fotografo) e don Eugenio Nembrini e che a torto si definirebbe solo fotografico, anche se racconta per immagini il rapporto di alcuni detenuti con la fede, attraverso i loro tatuaggi.

Primo indizio, la genesi dell’opera: «Un giorno Massimiliano - racconta Francesca Sadowski - un detenuto con il quale avevo avuto alcuni incontri, mi fece vedere che aveva corretto il proprio tatuaggio: da “Meglio padroni dell’Inferno che schiavi del Paradiso” aveva cambiato la scritta in “Meglio padroni del Paradiso che schiavi dell’inferno”. Mi disse che la prima frase non lo rappresentava più e che nel suo percorso di ricerca di sé, desiderava capovolgere quel messaggio che portava scritto sull’avambraccio. Fu un episodio molto significativo, anche tenuto conto della difficoltà in un ambiente come il carcere di “correggere” un tatuaggio, nato da una volontà profonda di invertire il senso della propria vita.

Dopo quell’episodio e dopo aver letto tante lettere di Massimiliano e di altri detenuti, io e don Eugenio ci siamo resi conto che noi stavamo guardando Dio all’opera e che sarebbe stato bello farlo vedere anche agli amici – aggiunge ancora Francesca Sadowski - E così una sera a Roma abbiamo proposto all’amico Pino Rampolla di fotografare i tatuaggi a tema religioso e di aiutarci a raccogliere, dove possibile, le testimonianze di chi aveva impresso sulla pelle e nel cuore la domanda di Dio e la sua amicizia».

Secondo indizio la telefonata di Francesco, Papa Francesco! Una telefonata giunta inattesa, a seguito della richiesta rivolta al Pontefice di scrivere la prefazione al volume e una risposta così immediata e diretta, che gli autori leggono come il segno dell’urgenza di raccontare quel rapporto così delicato e umanissimo, di chi si trova incarcerato e coltiva nell’animo innanzitutto un desiderio di riscatto, di comprensione e di misericordia.

da IL SECOLOXIX
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« immagine » Chiavari - «Pronto, sono Francesco. Ho pensato che possiamo fare più in fretta se la mia prefazione ve la detto al telefono... Ha carta e penna per scrivere?». Usando un termine abusato dalla politica, si potrebbe dire che Dio è anche Signore della semplificazione. Non hanno dubbi, in...
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Sogno di una notte di mezza estate

29 novembre 2016 ore 13:57 segnala
Alla corte di Atene stanno per celebrarsi le nozze fra il Duca d'Atene, Teseo, e la Regina delle Amazzoni, Ippolita, da lui rapita. Davanti al Duca compaiono il nobile Egeo, sua figlia Ermia, e i giovani Demetrio e Lisandro: Ermia e Lisandro si amano, ma Egeo ha promesso in sposa sua figlia a Demetrio, e, per la legge di Atene, Ermia deve accettare la decisione di suo padre oppure prendere il velo monacale. Il Duca concede ad Ermia tempo fino al suo matrimonio con Ippolita per decidere. Sciolta la seduta, Lisandro ed Ermia rimangono soli e decidono di fuggire da Atene per sposarsi là dove le leggi della città non possono raggiungerli. Si incontreranno nottetempo nel bosco, poco lontano da Atene. Sopraggiunge Elena, un'amica di Ermia che è infelicemente innamorata di Demetrio, il quale però la sdegna perché è a sua volta invaghito di Ermia. Venuta a conoscenza del progetto di fuga di Ermia e Lisandro, Elena (si direbbe per puro masochismo) decide di informarne Demetrio, sapendo che quest'ultimo inseguirà Ermia nel bosco e proponendosi di rincorrerlo a sua volta. Nel bosco, si incontrano il Re delle Fate, Oberon, e la Regina delle Fate, Titania, con i rispettivi seguiti. Fra i due vi è inimicizia, perché Titania ha preso per sé come paggio un principino indiano, di cui Oberon avrebbe voluto fare un cavaliere al proprio servizio. Poiché Titania rifiuta di cedergli il paggio, Oberon decide di vendicarsi: manderà il folletto Puck a procurargli un certo filtro d'amore, con il quale Oberon bagnerà gli occhi di Titania dormiente: al suo risveglio, la Regina si innamorerà del primo essere vivente che vedrà. Oberon inoltre incarica Puck di stregare Demetrio con lo stesso filtro, affinché s'innamori di Elena. Ma Puck, per errore, versa il filtro sugli occhi di Lisandro, il quale, così, s'innamora lui di Elena. Oltre ai giovani amorosi e al popolo delle fate, nel bosco di Atene vi è un terzo gruppo di personaggi: si tratta di una compagnia teatrale improvvisata, composta da artigiani ateniesi che provano un dramma da rappresentare a Corte la sera delle nozze. Per prendersi gioco di loro, Puck tramuta la testa di uno degli artigiani, Bottom, in una testa d'asino: ed è proprio di Bottom che, svegliandosi, Titania s'innamora. Oberon e Puck assistono divertiti agli equivoci e alle baruffe generati dai loro incantesimi sugli amanti ateniesi, dopodiché il re delle fate (che, nel frattempo, ha corretto in parte l'errore di Puck, facendo innamorare Demetrio di Elena) fa calare una fitta nebbia e, addormentatisi di nuovo i quattro giovani, libera Lisandro dall'incantesimo: al risveglio, Lisandro tornerà ad amare Ermia, mentre Demetrio amerà Elena e tutti e quattro torneranno ad Atene credendo di aver solo sognato. Dopo aver ottenuto da Titania il suo paggio, Oberon libera anche lei e Bottom dai loro rispettivi incantesimi. L'ultimo atto della commedia mostra gli artigiani ateniesi rappresentare comicamente e goffamente la loro pièce a Corte, dopo la celebrazione delle triplici nozze fra Teseo e Ippolita, Elena e Demetrio, Lisandro ed Ermia.

Il Sogno d'una notte di mezz'estate è innanzitutto una meravigliosa fiaba, e come tale può essere letta, gustandone i molti momenti di poesia "pura": i bellissimi notturni illuminati dalla luce della luna, le danze delle fate, le variazioni sul tema della natura dell'amore. E' possibile anche abbandonarsi ad una lettura sfrenatamente soggettiva, dato che ognuno di noi nella vita si è trovato coinvolto nella classica situazione "A ama B, ma B ama C" (con le relative varianti), e avrebbe dato chissà che per disporre del filtro fatato di Oberon per mettere le cose a posto.
Altri importanti nodi tematici nel testo sono: il rapporto fra realtà e fantasia; la natura della creazione poetica; il tema del teatro nel teatro, quest'ultimo affrontato da Shakespeare con grande autoironia, attraverso la parodia della tragedia rappresentata dagli attori dilettanti.
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Alla corte di Atene stanno per celebrarsi le nozze fra il Duca d'Atene, Teseo, e la Regina delle Amazzoni, Ippolita, da lui rapita. Davanti al Duca compaiono il nobile Egeo, sua figlia Ermia, e i giovani Demetrio e Lisandro: Ermia e Lisandro si amano, ma Egeo ha promesso in sposa sua figlia a...
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IL SIGNORE PARLA TUTTE LE LINGUE

26 novembre 2016 ore 11:10 segnala

Un missionario spagnolo stava visitando un'isola,quando incontrò tre sacerdoti aztechi.
"Come pregate?"domandò loro."Abbiamo una sola preghiera,"gli rispose uno."Diciamo:Dio,tu sei tre,noi siamo tre.Abbi pietà di noi.""Una bella preghiera,"disse il missionario,"ma non è esattamente il tipo di preghiera che Dio possa ascoltare.Ve ne insegnerò una migliore."E il prete insegnò loro una preghiera cattolica.Poi prosegui' nel suo cammino di evangelizzazione.Anni dopo,ormai sulla nave che lo riconduceva in Spagna,si trovò a passare di nuovo per quell'isola.Dalla tolda,vide i tre sacerdoti sulla spiaggia e li salutò.In quel momento,i tre cominciarono a camminare sulle acque,verso di lui."Padre!Padre!"chiamò uno,avvicinandosi alla nave."Insegnaci di nuovo la preghiera ascoltata da Dio,perchè non abbiamo saputo ricordarla!""Non importa,"disse il missionario assistendo al miracolo.E chiese perdono a Dio per non aver capito prima che il Signore parlava tutte lingue.Raramente ci rendiamo conto che siamo circondati da ciò che è straordinario.I miracoli avvengono intorno a noi,i segnali di Dio ci indicano la strada,gli angeli chiedono di essere ascoltati.Ma noi abbiamo imparato che ci sono determinate formule e regole per avvicinarsi a Dio e quindi non prestiamo attenzione a nulla di tutto ciò.Non comprendiamo che il Signore si trova là dove lo lasciano entrare.

Paulo Coelho
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« immagine » Un missionario spagnolo stava visitando un'isola,quando incontrò tre sacerdoti aztechi. "Come pregate?"domandò loro."Abbiamo una sola preghiera,"gli rispose uno."Diciamo:Dio,tu sei tre,noi siamo tre.Abbi pietà di noi.""Una bella preghiera,"disse il missionario,"ma non è esattamente il...
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Lulu, la cagnolina che va a spasso sulla schiena di un San B

25 novembre 2016 ore 12:11 segnala

Il luogo che ama di più al mondo? La schiena del suo amico San Bernardo. Quella di Lulu e Blizzard è un’amicizia speciale. Lei è una cagnolina di razza Chin, lui un San Bernardo, e da alcuni mesi sono diventati amici inseparabili. Sono stati entrambi adottati da David Mazzarella, che oggi dice che non potrebbe immaginare un’adozione migliore di questa.

«Blizzard è diventato il suo padre adottivo - racconta il proprietario - e amano trascorrere il loro tempo insieme facendo lunghe passeggiate in un modo piuttosto buffo: lui la fa salire sulla sua schiena e insieme partono alla scoperta di nuove avventure». Questa abitudine è iniziata fin dal loro primo incontro: Lulu ha cominciato a seguirlo dappertutto, e il cane non ha mai protestato per la presenza della «passeggera». «Anzi: credo che si divertano molto insieme - racconta David Mazzarella -. E’ il cane più tollerante del mondo».

Secondo il proprietario, sarebbe la pigrizia a spingere Lulu a saltare sulla schiena del suo amico: «Lei è fatta così - prosegue il padrone - forse si vogliono così bene proprio perché sono molto diversi. Blizzard non ha mai ringhiato contro nessuno. Potrei togliergli un osso dalla bocca senza ricevere da lui nessuna lamentela. Lulu, al contrario, ha un caratterino molto forte e sicuro». Aggiunge: «Quando li guardo, lui mi sembra un gigante buono, lei una principessina».
da IL SECOLOXIX
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« immagine » Il luogo che ama di più al mondo? La schiena del suo amico San Bernardo. Quella di Lulu e Blizzard è un’amicizia speciale. Lei è una cagnolina di razza Chin, lui un San Bernardo, e da alcuni mesi sono diventati amici inseparabili. Sono stati entrambi adottati da David Mazzarella, che ...
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PLATOON

23 novembre 2016 ore 10:54 segnala


Mentre Chris torna in patria dopo aver visto per l'ultima volta Rhah, il film si chiude con la sua ultima frase:
« Io ora credo, guardandomi indietro, che non abbiamo combattuto contro il nemico... abbiamo combattuto contro noi stessi. E il nemico era dentro di noi. Per me adesso la guerra è finita, ma sino alla fine dei miei giorni resterà sempre con me. Come sono sicuro che ci resterà Elias, che si è battuto contro Barnes per quello che Rhah ha chiamato: il possesso della mia anima. Qualche volta mi sono sentito come il figlio di quei due padri. Ma sia quel che sia... quelli che tra noi l'hanno scampata, hanno l'obbligo di ricominciare a costruire. Insegnare agli altri ciò che sappiamo e tentare con quel che rimane delle nostre vite di cercare la bontà e un significato in questa esistenza. »

Un pantano di violenza allucinante,accompagnato da una musica straziante per la sua infinita dolcezza.

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« immagine » Mentre Chris torna in patria dopo aver visto per l'ultima volta Rhah, il film si chiude con la sua ultima frase: « Io ora credo, guardandomi indietro, che non abbiamo combattuto contro il nemico... abbiamo combattuto contro noi stessi. E il nemico era dentro di noi. Per me adesso la ...
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L'OSPEDALE DELLE BAMBOLE

22 novembre 2016 ore 14:41 segnala
Straceeeeeeeeeeee...acattu stracce e butiggeeeeeeeeeee...(straccivendolo...compero stracci e bottiglie...ce si legge se)si sentiva gridare quand'ero bimbo da un'uomo che con un sacco sulle spalle percorreva le strade dei quartieri.

Ieri mi sono ritrovato a passare in una strada (volutamente?forse si
ma non lo so),che conoscevo da bimbo dove c'è un bugigattolo ridotto ora in queste condizioni.

Forse ho creato un po di confusione ma ora cercherò di rimettere in ordine le cose.Quando si sentiva quel grido echeggiare per le strade,le mamme avevano già preparato una borsa con abiti ormai irrecuperabili(eravamo nel primo dopoguerra)bottiglie e cose da buttare che quest'uomo per pochi soldi comperava e metteva nel sacco che portava sulle spalle.Ma con quei pochi spiccioli le mamme aiutavano a far quadrare il bilancio familiare.Quella persona mi incuriosiva ma al tempo stesso non mi piaceva.Vedevo questo viso urlante e diciamo che incuteva in me piccolo anche un po di timore.Un bel giorno mentre ero a passeggio col mio papà ci trovammo a passare di fronte a quello che ora è una porta chiusa e abbandonata,era aperto e dentro seduto ad un banchetto c'era quello straccivendolo.Forse mi aveva riconosciuto anche lui tant'è che mi fece un luminoso sorriso e vidi che aveva in mano una bambola,una bambola senza un'occhio e senza un braccio.

Quel sorriso aveva qualcosa di magico e io volli fermarmi per vedere cosa faceva quell'uomo che ora mi era improvvisamente venuto simpatico.Raccontò al mio papà e a me che in tutto quello che la gente buttava,trovava bambole rotte che lui teneva li in quell'angolino e poi con tanti pezzi,riusciva nel tempo libero a “curare”queste bambole,ridare loro gli occhi le braccia o le gambe mancanti ...era l'ospedale delle bambole.Era un ospedale speciale,perchè li ogni cura era gratuita e quando una bambola aveva ritrovato la sua salute e il suo equilibrio,non avendo lui figli,le bambole prendevano la via dell'Ospedale dei bimbi.Li quello straccivendolo che un tempo mi incuteva timore,donava splendidi sorrisi ai piccoli che nulla avevano per poter sorridere.
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Straceeeeeeeeeeee...acattu stracce e butiggeeeeeeeeeee...(straccivendolo...compero stracci e bottiglie...ce si legge se)si sentiva gridare quand'ero bimbo da un'uomo che con un sacco sulle spalle percorreva le strade dei quartieri. « immagine » Ieri mi sono ritrovato a passare in una strada...
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WILLIAM BLAKE:l'arte come visione.

20 novembre 2016 ore 11:16 segnala

Uomo di grandi passioni, ma anche di repentini cambiamenti, William Blake condusse un’esistenza da libero intellettuale, fuori ed oltre il comune sentire del suo tempo e dei suoi contemporanei.

Artista, artigiano, poeta e mistico, egli dedicò la sua vita a coltivare, con il pensiero e con l’arte, il suo personale mondo onirico e visionario.

“L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa”, soleva ripetere Blake, rivendicando, così, la scelta di ricercare nella sua intima realtà spirituale la fonte d’ispirazione delle sue opere.

Egli vagheggiava un’arte che fosse memoria dell’eterno e che non si facesse irretire dalle lusinghe edonistiche della natura: la schiavitù della Ragione e dei Sensi è la condanna a cui l’uomo deve sottrarsi.
Il suo temperamento anticonformista e non convenzionale, lo portò a nutrire una certa avversione per il materialismo ed il razionalismo imperante, convinto che tale atteggiamento portasse solo ad imprigionare la mente e a generare oppressione e miseria.

Contro quella che era la ratio diffusa dell’epoca, fu un deciso sostenitore della capacità dell’uomo di superare, attraverso la sublimazione della propria dimensione interiore, la mera percezione sensoriale: “se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.”
William Blake nacque il 28 novembre del 1757 a Soho, nel cuore di Londra, secondo dei sei figli di James Blake, un commerciante di maglieria.

Fin dall’infanzia si dedicò, con assiduità e passione, alla lettura e dimostrò un precoce talento per l’arte, che i genitori non esitarono ad incoraggiare.

Gli studi tradizionali non riuscirono a soddisfare il giovane Blake: allievo solitario ed isolato, si sottrasse all’educazione ufficiale, per sviluppare le sue naturali inclinazioni e i suoi originali interessi.

In un’epoca dove la pittura inglese era dominata dal gusto per il ritratto e, in misura minore, da quello per il paesaggio, William Blake si dedicò ai temi tratti dalle sue visioni dimostrando, inoltre, un inusuale interesse per l’arte gotica e medievale.

“L’arte greca – scriveva – è una forma matematica, l’arte gotica una forma viva”: un universo immaginario popolato di demoni, diavoli, esseri grotteschi ed orripilanti, venne così a popolare l’opera dell’artista. Un interesse pionieristico, quest’ultimo, che gli diede un ruolo di primo piano in una Weltanschauung romantica ed allucinata.
Rifiutando le categorie predefinite, Bene e Male, Ragione ed Immaginazione, Grazia e Perdizione, William Blake incrinò la fede nell’Illuminismo fondando, a sua volta, un credo, unico ed inimitabile, incline all’indocilità e irrispettoso verso ogni norma precostituita.

Con i suoi testi poetici ed il suo patrimonio figurativo, William Blake si spinse a realizzare una sorta di Testo Sacro che trovava i suoi fondamenti nella Bibbia e nella mitologia greca, sospinto dalla necessità di crearsi un proprio personale sistema di valori per non “finire”, come lui stesso affermava, “schiavo di quello di un altro uomo”.

Incline alla libertà e restio a sottostare a dogmi decodificati, Blake non si appiattì sui precetti indotti da una chiesa, fosse quella anglicana o quella cattolica. La sua religiosità fu tutta interiore e tesa nella ricerca dell’originaria unità dell’uomo, cosa che divenne per lui una sorta di ossessione.

Blake, infatti, era convinto che, in seguito al peccato originale, l’uomo avesse perduto la sua unità e i che i singoli componenti – ragione, immaginazione, sensi, emozioni – combattessero tra di loro generando uno stato di malessere e di tensione.

“Gli uomini vengono ammessi in Paradiso non perché abbiano dominato e frenato le proprie passioni o non ne abbiano avute affatto, ma perché hanno coltivato la loro capacità di conoscere. Il Tesoro del Paradiso non è la negazione della passione, ma la realtà dell’intelletto, da cui tutte le passioni fuoriescono libere nella loro eterna Gloria.”
L’iconografia cristiana compare spesso nelle stampe e nei dipinti di Blake: le immagini esulano però dalla tradizione e danno vita ad una realtà onirica e fantastica, mistica ed esoterica, nello stesso tempo.

Una specie di viaggio nell’inconscio e nella visione extrasensoriale che anticipò l’universo freudiano e le conquiste della pittura moderna.
Dal punto di vista stilistico, Blake si espresse con forme vigorose e con colori energici ed infuocati, tali da riprodurre l’intensità delle sue visioni che appaiono, così, straordinariamente nitide e reali.

Egli affermava, infatti, che la sua arte non avesse nulla di “evanescente o intangibile”, ma fosse invece solida e ben organizzata, “ben al di là di ciò che l’effimera natura mortale riesce a produrre.”

Quanto alla tecnica, anche in questo caso, l’inglese si fece notare per il suo ruolo di outsider: rifiutò l’usuale pittura ad olio, che considerava un cedimento al formalismo e al piacere tattile, preferendo l’acquerello utilizzato, al tempo, per gli schizzi e i bozzetti più che per le rappresentazioni finite.
Dotato di uno spirito fiero, eccentrico, indipendente ed altero, William Blake non fece mai nulla per ingraziarsi il pubblico che, in verità, lo ricambiò con il più assoluto disinteresse.

La su arte fu definita come “un’accozzaglia di assurdità… le folli esternazioni di una mente alterata.” Di tutto ciò, però, non si diede mai pena, fermamente convinto che la sua opera non avesse bisogno del comune consenso e che, anzi, dovesse e potesse risplendere di vita propria.

“Vedere un Mondo in un granello di sabbia, e un Cielo in un fiore selvatico, tenere l’Infinito nel cavo della mano e l’Eternità in un’ora.”

Il 12 agosto 1827, all’età di sessantanove anni, William Blake morì in seguito ad una lunga malattia. Considerato uno squilibrato e guardato, dai più, con sufficienza, venne riscoperto e rivalutato solamente un secolo dopo la sua morte, quando venne osannato come uno degli artisti più geniali della sua epoca.

“Non c’è dubbio che questo poveraccio fosse pazzo, ma c’è qualcosa nella sua pazzia che attira il mio interesse più dell’equilibrio di Lord Byron e Walter Scott.”

(William Wordsworth)

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« immagine » Uomo di grandi passioni, ma anche di repentini cambiamenti, William Blake condusse un’esistenza da libero intellettuale, fuori ed oltre il comune sentire del suo tempo e dei suoi contemporanei. Artista, artigiano, poeta e mistico, egli dedicò la sua vita a coltivare, con il pensiero ...
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LA CONFESSIONE-sacramento della Penitenza.

17 novembre 2016 ore 15:22 segnala
« Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera ».

In questi giorni nei quali non ho potuto avere accesso al pc per l'intervento all'occhio,ho trascorso il tempo meditando sulle quotidianità positive e negative che dobbiamo affrontare.La mia vita è stata costellata di "quotidianità"più che altro negative,che però mai hanno intaccato la positività che mi ha sempre accompagnato.Anche in quest'ultimo seppur
banale intervento di cataratta,c'è stata un complicazione che ha voluto esser come sempre presente.Allora ti metti a rimuginare sul senso della vita,sul come l'hai affrontata,sul perchè del ripetersi di eventi che potrebbero lasciare un segno profondo nell'interiorità di chi vive questi attimi.Il senso della vita,credo non sia una scelta anche se molte volte siamo noi a determinare il verificarsi di certe situazioni.La vita,che avrebbe dovuto abbandonarmi quando ho visto la luce,mi ha invece preso per mano e io quella mano non ho più voluto lasciare,nemmeno in quei momenti che la vita era matrigna,perchè ero io che la sentivo cosi' e non lei che non mi amava.La vita,l'ho sempre affrontata con la serenità che lei stessa mi ha dato in dote in quel famoso momento che doveva essere di non ritorno e invece sono qui.Perchè allora queste mie parole,questi miei pensieri che mi accompagnano?
Non certo per un sentimento di rivalsa nei SUOI confronti,ma anzi un approfondimento di quel percorso che a LUI mi ha avvicinato nella sofferenza.Ecco perchè ho voluto titolare questo scritto" LA CONFESSIONE Sacramento della Penitenza",perchè è specialmente nei momenti di inattività che rivivi momenti nei quali magari inconsciamente o a volte con volontà hai compiuto e vissuto momenti non sempre cristallini.Questo ti fa scattare quella molla che scoperchia la coscienza e vedi vivi e rivivi il tutto,e di questo tutto,molto lo si vorrebbe cancellare.Non si può!Ecco il senso della CONFESSIONE,prima di tutto con noi stessi,per noi stessi,poi certo per avere attraverso la Penitenza il conforto della"RICONCILIAZIONE",attraverso i SUOI ministri con LUI.
Ma ora fortunatamente ricomincio a stare un po meglio e allora via...non verso nuove avventure...ma verso la condivisione di pensieri speriamo sempre più positivi.
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« Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera ». In...
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Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chie

08 novembre 2016 ore 12:03 segnala
"Signore,mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno"
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne apri' una e gli permise di guardare all'interno.
Cp'era una grandissima tavola rotonda.Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo da profumo delizioso.Il sant'uomo senti' l'acquolina in bocca.
Le persone sedute atorno al tavolo erano magre,dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi,attaccati alle loro braccia.Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierene un po,ma poichè ilmanico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.Dio l'apri'.
La scena che l'uomo vide era identica alla ptecedente.
C'era la grande tavola rotonda,il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta,però,erano ben nutrite,felici e conversavano fra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio:"Non capisco!"
-E' semplice,- rispose Dio,-essi hanno imparato che ilmanico del cucchiaio troppo lungo,non
consente di nutrire se stessi...ma permette di nutrire il proprio vicino.Percjò hanno imparato
a nutrirsi gli uni con gli altri!Quelli dell'altra tavola,invece,non pensavano che a loro stessi...
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura...La differenza la portiamo dentro di noi!!!
___________________________________________________________________________
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi.
Sono le azioni che contano, i nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo"
(Mahatma Gandhi)
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"Signore,mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno" Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Ne apri' una e gli permise di guardare all'interno. Cp'era una grandissima tavola rotonda.Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo da profumo delizioso.Il...
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UNA STORIA CHE RIGUARDA I SOGNI

06 novembre 2016 ore 11:50 segnala
Nell'antica Roma,all'epoca dell'imperatore Tiberio,viveva un'uomo di grande bontà,che aveva due figli:uno era militare e,dopo essere entrato nell'esercito,era stato inviato nelle regioni più lontane dell'Impero.L'altro figlio era poeta e incantava tutta Roma con i suoi versi magnifici.Una notte,il vecchio fece un sogno.Gli apparve un angelo,annunciandogli che le parole di uno dei suoi figli sarebbero state conosciute e ripetute nel mondo intero,per tutte le generazioni a venire.Quella notte,il vecchio si svegliò pieno di gratitudine,piangendo perchè la vita era generosa e gli aveva rivelato una cosa che ogni padre sarebbe stato orgoglioso di conoscere.Poco tempo dopo,il vecchio mori' nel tentativo di salvare un bambino che stava per essere schiacciato dalle ruote di un carro.Poichè si era comportato in maniera corretta e giusta per tutta la vita,sali'direttamente in cielo,dove incontrò l'angelo che gli era apparso in sogno."Sei stato un uomo buono"gli disse l'angelo."Hai vissuto la tua vita con amore e sei morto con dignità.Adesso posso realizzare qualunque desiderio tu abbia"."Anche la vita è stata buona con me",rispose il vecchio."Quando mi sei apparso in sogno,ho avvertito che tutti i miei sforzi erano giustificati.Perchè i versi di mio figlio rimarranno fra gli uomini per i secoli futuri.Non ho nulla da chiedere per me:ogni padre,tuttavia,sarebbe orgoglioso di vedere la fama di qualcuno di cui si è preso cura quando quello era bambino,e che ha educato da giovane.
Mi piacerebbe conoscere,nel lontano futuro,le parole di mio figlio."L'angelo sfiorò la spalla del vecchio e tutti e due furono proiettati in un futuro lontano.Comparve intorno a loro un luogo immenso,gremito di migliaia di persone,che parlavano una strana lingua.Il vecchio pianse di gioia."Sapevo che i versi di mio figlio poeta erano belli e immortali"disse rivolto all'angelo,fra le lacrime."Vorrei che mi dicessi quale delle sue poesie queste persone stanno recitando."L'angelo,allora,si avvicinò al vecchio con affetto:si sedettero entrambi su una delle panchine che si trovavano in quel luogo immenso."I versi del tuo figliolo poeta sono stati molto popolari a Roma"disse l'angelo."Piacevano a tutti,e tutti si divertivano.Ma quando il regno di Tiberio ebbe fine,anche i suoi versi furono dimenticati.Queste parole sono quelle del tuo figliolo che è entrato nell'esercito."Il vecchio guardò l'angelo con sorpresa.
"Tuo figlio è andato militare in un luogo distante ed è divenuto centurione.Era anche un uomo giusto e buono.Un pomeriggio,uno dei suoi servi cadde ammalato e stava per morire.Tuo figlio,allora,avendo sentito parlare di un Maestro che guariva gli ammalati,camminò per giorni e giorni in cerca di quell'uomo.Strada facendo,scopri che l'uomo di cui andava in cerca era il Figlio di Dio.Incontrò altre persone che erano state guarite da Lui,apprese i suoi insegnamenti e,pur essendo un centurione romano,si converti alla sua fede.Finchè,una mattina,giunse al cospetto del Maestro.Gli raccontò del servo ammalato.E il Maestro si offri di riaccompagnarlo fino a casa.Ma il centurione era un uomo di fede e,guardandolo nel profondo degli occhi,capi di trovarsi al cospetto del Figlio di Dio,quando tutti intorno a loro si alzarono.Queste sono le parole di tuo figlio",disse l'angelo al vecchio,"Sono le parole che pronunciò davanti
al Maestro in quel momento e che non furono mai dimenticate:Signore,io non sono degno che entri nella mia casa,ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà salvo"...
da L'alchimista

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Nell'antica Roma,all'epoca dell'imperatore Tiberio,viveva un'uomo di grande bontà,che aveva due figli:uno era militare e,dopo essere entrato nell'esercito,era stato inviato nelle regioni più lontane dell'Impero.L'altro figlio era poeta e incantava tutta Roma con i suoi versi magnifici.Una notte,il...
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06/11/2016 11:50:02
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