"Mezzo grammo e la neve", ecco la fiaba che ha vinto il Prem

11 giugno 2019 ore 11:53 segnala
Sestri Levante - C’era una volta, tanto tempo fa, un bambino così piccolo, ma così piccolo, da essere comodamente contenuto all’interno della corolla di un fiore. Avete presente Pollicino? Mignolina? Ecco, lui era ancora più piccolo; più simile a un’ape che a un bambino, in quanto a statura, ma le sue sembianze erano esattamente le stesse di un cucciolo di uomo, anche se aveva la pelle e i capelli bianchi come il latte. Non si sapeva da dove arrivasse, ma qualcuno diceva che fosse stato concepito da un desiderio mai realizzato. Da un sogno così bello da non poter essere concesso, sosteneva Bianca, che lo accudiva con amore dal giorno in cui l’aveva trovato, minuscolo e solo, durante una copiosa nevicata che aveva imbiancato tutto il villaggio di Bijankik. Il piccino resisteva al gelo aggrappato a un bucaneve, e piangeva forte. Sembrava che si fosse smarrito….Così, la giovane lo aveva raccolto insieme al fiorellino, accogliendolo come se fosse un figlio, aprendogli la casa e, soprattutto, il suo cuore. “Come sei piccino…sei leggero come un cristallo di neve… Ti chiamerò Mezzo grammo….”, sussurrò con affetto.

Lo aveva cresciuto con tutto l’amore possibile, ritagliando storie che inseguivano i giorni e rincorrevano gli anni, raccontando fiabe e mormorando poesie.

Bianca cresceva e pian piano invecchiava, iniziando a contare le rughe e i capelli chiari che sostituivano quelli scuri. Mezzo grammo, invece, non cresceva mai. Era sempre uguale e non cambiava nemmeno un po’. Il piccolo amava molto il freddo, così, quando Bianca glielo permetteva, avvicinava il volto a una fessura della finestra, da cui entrava uno spiffero gelato che lo ritemprava ogni qualvolta si sentiva triste, cercando di fermare su di sé quel bacio ghiacciato. E così, lui era felice. Ogni tanto cercava di parlargli, ma il filo glaciale che entrava era talmente sottile da non avere voce. Così, i due si limitavano a farsi compagnia, a scegliersi e abbracciarsi ogni volta che avevano la possibilità di guardarsi o di sfiorarsi.

La vita di Mezzo grammo procedeva tranquillamente, tra le braccia di Bianca, che per farlo divertire lo faceva giocare con le sue lunghe trecce o con una piccola piuma colorata, su cui il piccino volava, volava, volava. E sognava, sognava, sognava. Sempre la stessa cosa: la neve.
Un giorno d’inverno, mentre i pensieri degli abitanti del villaggio procedevano lentamente, intorpiditi da un inverno che si era appena destato, Bianca andò a prendere Mezzo grammo dal suo giaciglio, ricavato dalla corolla di un fiore, sollevandolo delicatamente e portandolo davanti alla finestra.

Mezzo grammo non poteva credere ai suoi occhi. Tutto intorno era completamente bianco e dal cielo cadevano dei fiocchi candidi come i fiori del gelsomino. Era la prima nevicata dell’anno.

Mezzo grammo sapeva bene cosa fosse la neve, ma non ricordava quale fosse la consistenza, il suo odore o il sapore. Il bambino era incantato e non riusciva a smettere di guardare quella magica distesa, che diventava sempre più alta. In cuor suo sapeva di appartenerle. “Bianca, mi racconti ancora la mia storia? Per favore…”. La donna era abituata a quella richiesta e non si stancava mai di regalare a Mezzo grammo la sua voce e le parole sottili.

“C’era una volta, tanto tempo fa, un bambino così piccolo, ma così piccolo, da essere comodamente contenuto nella corolla di un fiore. Apparteneva al cielo, alla terra, o forse solo alla neve. E da lì era nato, un giorno gelido e molto, molto lontano, quando i bimbi ancora potevano arrivare donati da un soffio o da un sussurro. E, così, a bassa voce, il vento lo portò su un fiorellino…”.

“… e Mezzo grammo da sogno diventò bambino…” concluse il piccolo, che conosceva quella storia a memoria. Aveva gli occhi lucidi e non riusciva a fare a meno di guardare fuori. La neve lo incantava. Forse anche lui era fatto di neve, pensava, toccandosi le manine gelate. E sospirava, continuando a contemplare il giardino. Bianca era molto preoccupata. Aveva tanta paura di perdere quel piccolo essere, leggero come un ricordo che non sbiadiva mai, forte come la più bella fra le emozioni. Sapeva bene quale fosse il legame tra Mezzo grammo e la neve, anche se lui l’aveva vista da vicino soltanto una volta, quell’unica volta in cui era comparso nella sua vita. Quanti anni erano passati? Trenta, quaranta, forse sessanta. Bianca non lo sapeva, non li contava da molto tempo, da quando non le bastavano più le sue dita affusolate per farlo. Per lei il tempo era soltanto un modo di vivere, scandito dal giorno e dalla notte, ricamato dal sole e dalla luna, che si affacciavano spesso alla sua finestra per salutarla. Ma ora era diventata vecchia e tante, troppe cose erano cambiate. Il pensiero che prima o poi sarebbe andata via, sul ponte magico, la tormentava. Cosa avrebbe fatto Mezzo grammo senza di lei? Che ne sarebbe stato di lui?

Bianca continuava a guardare il bambino, che contemplava la neve dalla finestra. Si accorse che piangeva. Che diritto aveva, lei, di negargli il suo sogno?

Lo prese delicatamente tra le mani, gli fece indossare un piccolissimo cappotto che aveva tessuto lei stessa molti anni prima, gli avvolse un nastrino azzurro intorno alla vita e lo condusse fuori.

Il freddo era pungente e tutto intorno si udiva soltanto il silenzioso battito d’ali dei milioni di fiocchi che si posavano morbidamente sulla neve già caduta. Tutt’intorno profumava di bianco e di inverno. Era un aroma strano, di quelli che entrano nel naso e arrivano fino allo stomaco e poi al cuore. Chissà come fa il bianco a diventare odore…

Mentre Mezzo grammo restava aggrappato alla treccia della donna, chiusa dal nastrino di raso azzurro, Bianca iniziò a forgiare un bellissimo pupazzo di neve. Erano passati tanti anni dall’ultima volta che aveva toccato la neve…. Esattamente gli stessi che segnavano l’età del bambino. La neve aveva una consistenza soffice e compatta. Era bellissimo sentirla tra le mani, che quasi si bloccavano per il freddo.

Bianca impastava con l’aria i suoi tanti ricordi, che uscivano dalla sua bocca, trasformandosi in rime. Chissà perché nessuno, al di là di Mezzo grammo riusciva a sentire la sua voce…

“È il vento del nord che trasforma i giorni in anni e plasma il vento tra le mani, soffia via pensieri oscuri e affanni. Il tempo di chiudere gli occhi ed è già domani”

Rideva Bianca, mentre la pelle chiara diventava quasi trasparente come la sua voce cristallina. Le labbra sottili si inarcavano, liberando un sorriso dolce e pieno di gioia. La giovane vecchia era bellissima e le rughe gentili che la accarezzavano sembravano le venature che rendono i fiori più belli.

Mezzo grammo cantava con lei e rideva felice, alzando la sua piccola testa verso il cielo e raccogliendo quei giganteschi e pesantissimi fiocchi di neve che gli cadevano addosso, vestendolo di sé per qualche istante. Mezzo grammo ne catturava i cristalli e li modellava tra le mani, trasformandoli in canti, che si propagavano per tutto il villaggio di Bijankik.

“È il vento del nord che trasforma i sogni in bambini porta con sé pensieri e canta inni e plasma il vento tra i cuscini, Il tempo di chiudere gli occhi e odi ancora i tintinni”

Mezzo grammo continuava a coprirsi con i fiocchi che scendevano, ridendo felice. La sua pelle bianchissima si confondeva con il chiarore della neve, che lo blandiva, promettendogli di riprenderlo con sé. Prima o poi. I suoi capelli candidi erano coperti da un sottile strato di gelo che lo accarezzava morbidamente, implorandolo di non lasciarlo mai più. “Sono tornata ogni anno, senza mai riuscire a prenderti. Ti vedevo attraverso la finestra, ti guardavo mentre scendevo piano, pregandoti di tornare da me”, sussurrava la neve, piangendo di gioia. Solo chi non conosce la natura non è in grado di comprenderne il linguaggio. Bianca, tra le lacrime, sciolse il nastro che cingeva il corpo di Mezzo grammo. Il vento del nord lo accolse in un vortice gelato, che lo abbracciò così forte quasi da togliergli il respiro. “Ti ho cercato dappertutto”, sibilava felice. Sembrava che singhiozzasse.

Bianca era ferma da un lato e ascoltava tutto ciò che la natura stava comunicando. Si sentiva responsabile per aver sottratto Mezzo grammo alla neve e al vento, ma, in fondo lei lo aveva salvato e loro lo sapevano bene. Iniziarono a danzare intorno al volto di Bianca, baciandola e accarezzandola. Era come se lei avesse custodito il loro bambino per tutto quel tempo. Cosa mai potevano essere cinquanta o sessant’anni per loro? Nemmeno un soffio.

“Sei stata meravigliosa. Cosa vuoi in dono come ringraziamento?” sibilò il vento, soffiando lieve tra i candidi capelli della donna. “Non voglio perderlo…” sussurrò lei tra le lacrime. “Portatemi con voi…”

Il vento si alzò maestoso, forte come non lo era mai stato. La neve si aggiunse alla danza. Una musica dolcissima risuonava per tutto il villaggio, propagandosi per la vallata e irradiandosi, lieve, per tutto il Paese. Entrambi abbracciarono Bianca, baciandola sul viso e sugli occhi. Lei era al sicuro, si sentiva protetta e non aveva più freddo. Una sensazione di tepore, dolce e irreale si propagava dai piedi per salire sulle gambe, per poi avvolgerla completamente. Quella tormenta di neve assomigliava al calore sprigionato dal fuoco scoppiettante di un caminetto acceso. I suoi sensi erano confusi e, mentre le mani livide continuavano a comporre il pupazzo di neve, Bianca iniziò a ridere. E continuò a ridere, a ridere… Chissà cosa le stavano raccontando il vento e la neve. Si sa soltanto che lei disse “sì”, mentre continuava a gioire, felice.

Trovarono Bianca, nel suo giardino, solo quando il lungo inverno terminò, la neve si sciolse e il sole tornò a splendere sui tetti del villaggio. La videro quando anche gli uccellini tornarono a cantare, l’erba a crescere e gli scoiattoli a saltare da un ramo all’altro. Lei era lì, con l’immancabile treccia che le scendeva su una spalla e un morbido sorriso dipinto sulle labbra sottili. Stringeva un bucaneve tra le dita. Che cosa bizzarra… non si erano mai visti i bucaneve in quella stagione.

Qualcuno, nel ricordarla, disse che era solo una povera matta senza voce, alcuni, che era una donna buona che nascondeva un sogno speciale tra i capelli o dentro ai fiori. Altri ancora, raccontarono di una giovane vecchia che custodiva un segreto che non poteva confidare a nessuno: si sapeva solo che questo segreto era bianco, bellissimo e che pesava circa Mezzo grammo...
Valeria Bellobono
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Sestri Levante - C’era una volta, tanto tempo fa, un bambino così piccolo, ma così piccolo, da essere comodamente contenuto all’interno della corolla di un fiore. Avete presente Pollicino? Mignolina? Ecco, lui era ancora più piccolo; più simile a un’ape che a un bambino, in quanto a statura, ma le...
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Che Cos’è L’Haka, La Danza Praticata Dal Popolo Maori

30 maggio 2019 ore 16:13 segnala
Su Rai 1 ho visto un'allenatore di rugby neozelandese eseguire la Haka e la mente è subito corsa alla nazionale della Nuova Zelanda che prima di ogni incontro di rugby appunto eseguono questo questa danza.Spettacolare!Ma cosa è la Haka? Pensavo fosse una danza di guerra ma ho scoperto su Google che non solo la guerra si contempla in questa rito ma c'è anche manifestazione di gioia e di dolore.Ogni gesto ogni rumore ogni sguardo e ogni linguaccia sono parte di un'armonia musicale espressa senza note e il via a questo misterioso spettacolo viene dato con un ritornello di incitamento dal giocatore di sangue Maori più anziano.
Buona visione



Come tu sei... Cosi è il Mondo.

28 maggio 2019 ore 15:07 segnala
"Chi sono io?" Chiese un giovane ad un maestro di spiritualità.
"Te lo spiego con una piccola storia" rispose il saggio.
Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto si videro sulla linea dell'orizzonte due persone che si abbracciavano.
"Sono un papà e una mamma", pensò una bambina innocente.
"Sono due amanti", pensò un uomo dal cuore torbido.
"Sono due amici che s'incontrano dopo molti anni", pensò un uomo solo.
"Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare", pensò un uomo avido di denaro.
"E' un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra", pensò una donna dall'anima tenera.
"E' una figlia che abbraccia il padre di ritorno da un viaggio", pensò un uomo addolorato per la morte di una figlia."Sono due innamorati", pensò una ragazza che sognava l'amore.
"Sono due uomini che lottano all'ultimo sangue", pensò un assassino.
"Chissà perché si abbracciano", pensò un uomo dal cuore arido.
"Che bello vedere due persone che si abbracciano", pensò un uomo di Dio.
"Ogni pensiero", concluse il maestro, " rivela a te stesso quello che sei.
"Esamina di frequente i tuoi pensieri: ti possono dire molte più cose su di te di qualsiasi maestro.

Yogananda

RIMEMBRANZE

10 maggio 2019 ore 14:47 segnala
'Quando si ballava lo spirù...'
Se vuoi ballar lo spirù/ piega con me le ginocchia anche tu…” Subito dopo la guerra, nelle sere d’estate (dai campi scendeva il profumo del grano appena mietuto e il buio era un bagliore di lucciole che si accendevano e spegnevano fra il cricchio dei grilli; sul cielo pieno di stelle appena scalfite dal vapore delle ciminiere, si inseguivano brandelli di nuvole bianche) si faceva “arena”, cioè ballo, nel cortile; si metteva su una sedia un giradischi a cassetta, ogni tre canzoni si cambiava la puntina e si ricaricava la molla… e si ballava….

Straordinario lo spirù; donne e uomini, ma anche noi ragazzini e ragazzine, uno di fronte all’altra, mani sui fianchi, su e giù con le ginocchia con movimenti che, adolescenti, ritrovammo nella conturbante Abbe Lane, la regina del cha cha cha.

Il bello, ed il buono, era il momento in cui, con le ginocchia ad angolo retto, ci si doveva battere reciprocamente le spalle. Era un niente sbagliare mira, la qualcosa non dispiaceva né al cavaliere né alla dama. Non era raro che ragazzini e ragazzine, eccedendo nel piegamento delle ginocchia, rotolassero a terra dilungandosi anche, avvinghiati, nella malia di qualche rabatola, interrotta dalla sberla di una nonna.“Per danzar lo spirù/ piega con me le ginocchia anche tu/ un po’ su, un po’ giù/
vedrai come è bello ballare lo spirù/ fianco a te, fianco a me/ batti le spalle e sorridi con me/ su danziam lo spirù/e dopo forse ci amerem di più/ …”

E, sul cielo, le stelle stavano a guardare…

Gianni Turino

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'Quando si ballava lo spirù...' Se vuoi ballar lo spirù/ piega con me le ginocchia anche tu…” Subito dopo la guerra, nelle sere d’estate (dai campi scendeva il profumo del grano appena mietuto e il buio era un bagliore di lucciole che si accendevano e spegnevano fra il cricchio dei grilli; sul...
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PRIMO MAGGIO

01 maggio 2019 ore 10:09 segnala
Quanti anni son passati,però il ricordo è sempre vivo in me...nel mio cuore.
Primo Maggio,la festa del lavoro e dei lavoratori.Ho sempre vissuto la politica con il desiderio di potermi rendere utile con la mia passione a persone che magari necessitavano di un consiglio ,un aiuto morale di un'indicazione per affrontare problemi che solo chi era a conoscenza dell'ubicazione di uffici dove ci si doveva rivolgere magari conosceva.
Primo Maggio,la festa del lavoro e dei lavoratori.Vivere la politica aveva per me solo questo significato,quanto mi sento estraneo al mondo di oggi.Lobbi potentati corruzioni intrighi truffe e solo nel nome della politica.
Primo Maggio,festa del lavoro e dei lavoratori.Andavo in Fedrazione a ritirare i giornali da distribuire poi per strada."L'AVANTI",allora organo ufficiale del P.S.I. non esiste più nè giornale nè partito.All'occhiello della giacca il garofano rosso.Ora non esiste più LAVORO e anche i LAVORATORI sono purtroppo una razza in via di estinzione.
Primo Maggio,la festa del lavoro e dei lavoratori.Oggi uscirò di casa come da molti anni ormai senza il garofano rosso all'occhiello della giacca,ma bensi' con un bottone nero in segno di lutto per un Primo Maggio che non esiste più.
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Quanti anni son passati,però il ricordo è sempre vivo in me...nel mio cuore. Primo Maggio,la festa del lavoro e dei lavoratori.Ho sempre vissuto la politica con il desiderio di potermi rendere utile con la mia passione a persone che magari necessitavano di un consiglio ,un aiuto morale di...
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GHIRINDON

30 aprile 2019 ore 15:24 segnala
Antica parola genovese,quando non viene messo nessun accento sulla"O"viene letta"U",dunque...GHIRINDON si pronuncia GHIRINDUN.

"Tavolino da notte in legno,posto accanto al letto per tenervi l'orinale;
comodino.

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Antica parola genovese,quando non viene messo nessun accento sulla"O"viene letta"U",dunque...GHIRINDON si pronuncia GHIRINDUN. « immagine » "Tavolino da notte in legno,posto accanto al letto per tenervi l'orinale; comodino. « immagine »
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25 APRILE LA LIBERAZIONE

25 aprile 2019 ore 09:31 segnala
Donne nella Resistenza italiana

(Il rischio e il coraggio delle staffette portaordini partigiane)
La storia delle donne nella Resistenza italiana rappresenta una componente fondamentale per il movimento partigiano nella lotta contro il nazifascismo. Esse lottarono per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese ricoprendo funzioni di primaria importanza.

(Donna impiccata dai nazifascisti ad un albero a Roma. Sulla gonna è appuntato un cartello con le accuse per le quali è stata sommariamente giustiziata. Attorno a lei, soldati tedeschi. Foto di propaganda di guerra nazista, proveniente dal "Deutsches Bundesarchiv", 1944)
In tutte le città le donne partigiane lottavano quotidianamente per recuperare i beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni e trasportavano risorse poiché considerate meno pericolose. Vi erano gruppi organizzati di donne che svolgevano propaganda antifascista, raccoglievano fondi ed organizzavano assistenza ai detenuti politici ed erano impegnate anche nel mantenimento delle comunicazioni oltre che nelle operazioni militari.

Le donne che parteciparono alla Resistenza, facevano parte di organizzazioni come i Gruppi di Azione Patriottica (GAP) e le Squadre di Azione Patriottica (SAP), e inoltre, fondarono dei Gruppi di difesa della donna, "aperti a tutte le donne di ogni ceto sociale e di ogni fede politica o religiosa, che volessero partecipare all'opera di liberazione della patria e lottare per la propria emancipazione",per garantire i diritti delle donne, sovente diventate capifamiglia, al posto dei mariti arruolati nell'esercito.

Dall'interno delle fabbriche (dove avevano preso il posto degli uomini impegnati in guerra), organizzarono scioperi e manifestazioni contro il fascismo.

web
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Donne nella Resistenza italiana « immagine » (Il rischio e il coraggio delle staffette portaordini partigiane) La storia delle donne nella Resistenza italiana rappresenta una componente fondamentale per il movimento partigiano nella lotta contro il nazifascismo. Esse lottarono per riconquistare...
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FEDE e...soldi...

18 aprile 2019 ore 14:39 segnala

Come sapete io ho una profonda FEDE pur non essendo praticante,o essendolo solo in poche circostanze.Ho la mia piccola Chiesa nel mio cuore e li quotidianamente vivo e condivido le gioie che la vita mi dona.Entro in chiesa quando non c'è nessuna funzione e vivo quegli istanti di meraviglioso silenzio in diretto contatto con LUI.
Tutta questa premessa per raccontarvi la mia partecipazione alla messa del sabato sera per la Benedizione delle Palme.Bellissima funzione molti fedeli tante palme rivolte verso l'alto.
Durante il rito l'officiante legge i nomi dei defunti che saranno ricordati durante la celebrazione.
Non mi sembrava la data più opportuna per un ricordo di suffragio,ma si sa l'opportunità...
Il sacerdote inizia a leggere i nomi...sono 20...!Ogni messa di suffragio ha il costo di un'offerta di 10 euro.La matematica non è il mio forte ma 20 per 10 mi pare faccia 200.Duecento piccoli volatili euro per ripetere un nome durante la Celebrazione.Questo è uno dei molti motivi che non mi spingono ad assistere alle celebrazioni,e poi non mi riconosco in questa chiesa(si minuscola)che si basa sull'introito fine a se stesso.
Sono al tempo stesso grato al Santo Padre Francesco,che pur attaccato dall'apparato sotterraneo-potente-curiale,continua la sua battaglia che spero non finisca come quella di Don Chisciotte ma invece come quella auspicata da NOSTRO SIGNORE.
Gandalf-Pino
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« immagine » Come sapete io ho una profonda FEDE pur non essendo praticante,o essendolo solo in poche circostanze.Ho la mia piccola Chiesa nel mio cuore e li quotidianamente vivo e condivido le gioie che la vita mi dona.Entro in chiesa quando non c'è nessuna funzione e vivo quegli istanti di merav...
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