IL PENSIERO

13 dicembre 2018 ore 14:40 segnala
Kevin quel pomeriggio era rimasto a casa,Si stava facendo buio e le luci nelle strada si erano già accese,lei fra poco sarebbe arrivata.Intanto Kevin stava preparando la cena.Risotto allo zafferano con cozze e sogliola alla mugnaia,un rosè leggermente frizzante e sparsi sulla tovaglia moltissimi cioccolatini multicolori proprio come piace a lei.Il citofono...è Yuna.Un lungo tenero abbraccio e un tuffo nella profondità dei suoi meravigliosi occhi.Dopo la cena lei di corsa a infilarsi il suo pigiamone di pile e via a coricarsi sul divano vicino al caminetto.Kevin lo aveva accesso e un calore soffuso aleggiava nella sala.Prima di raggiungere Yuna,lui mise un CD di Mahler"Adagietto Symphony 5",preparò un unico bicchiere come facevano sempre di Jack Daniels e si mise sul divano col capo di Yuna appoggiato sulle sue ginocchia.
Il ciocco nel caminetto scoppiettava allegramente spargendo intorno scintille colorate e un profumo di resine di dolce intensità.Kevin iniziò ad accarezzare i suoi lunghi e morbidi capelli con delicatezza e lei viveva quei momenti di tenerezza ad occhi socchiusi seguendo con il movimento delle sopraciglia la musica che li avvolgeva.Lui percepi' una voce e chiese a Yuna cosa avesse detto ma,lei rispose di non aver parlato.Allora la mano Di Kevin incuriosita spostò la ciocca di capelli che stava accarezzando come attratto da qualcosa di misterioso.Risenti' quella voce tenue che disse"Non sono fra i capelli,sono un pensiero".Lui si disse,può un pensiero parlare?"I pensieri parlano Kevin a chi ha la volontà e la capacità di saperli ascoltare,tu puoi farlo e infatti mi ascolti".Rimase turbato da questo fatto e sorseggiò un poco di Jack Daniels.
Attese e la voce riprese a comunicare con lui,"Sapessi quante volte vorremmo poterci esprimere,raccontare di noi che viviamo nel vostro intimo insieme ad altri penseri;a volte deliziosi a volte insidiosi a volte angoscianti.Riuscire ad emergere e vivere quello che siamo staccandoci dagli altri pensieri è un dono incredibilmente grande.Vedi ora siamo io il pensiero di Yuna,Yuna e tu.Sai perchè ho voluto comunicare con te,perchè Yuna è felice di vivere e viverti in tutti i suoi attimi trascorsi con te e lontano da te.E tu vivi la reciprocità del suo pensiero e questo si chiama semplicemente AMORE..
A Kevin parve di essersi risvegliato da un sogno,ma ebbe la certezza di aver veramente vissuto quel meraviglioso attimo quando senti' ancora dire,"A presto Kevin"
Gandalf-Pino

SARAI L'OSPITE D'ONORE

11 dicembre 2018 ore 11:43 segnala
Ci siamo quasi,tra poco sarà il mio compleanno,ancora.Credo di essere l'unico a cui non si potrà mai fare una festa a sorpresa.I preparativi per la celebrazione iniziano un mese prima,in tutto il mondo.Si illuminano le strade,si addobbano alberi alti anche come palazzi e si rappresenta anche la mia nascita con delle statuine e delle recite.Anche quest'anno è bello sapere che in questo periodo qualcuno mi pensa un po,almeno cosi' speravo.Poi venendo qui ho visto un sacco di gente in giro che faceva acquisti,c'era una signora che per regalo ha comprato una costosissima bottiglia di vino,grazie non doveva,bastava una bottiglia d'acqua al resto avrei pensato io.Ahh non è per me,nessuno dei regali che la gente compra per Natale è per me.
Ma vi sembra carino,voi come vi sentireste se il giorno del vostro compleano tutti si scambiassero regali e per voi non ce ne fosse nemmeno uno.Eppure è cosi',a me capita tutti gli anni.Si parla tanto del mio compleanno senza mai nominarmi,l'attenzione di tutti è sulla mia festa ma di me non si dice niente,si festeggia il giorno della mia nascita ma non me.
Anzi non vengo neppure invitato alla festa,è proprio il colmo.Giusto l'anno scorso sono entrato in casa di persone che non mi avevano invitato,senza farmi sentire mi sono messo in un'angolo,mangiavano ogni ben di mio padre o come dite voi ogni ben di Dio.Ridevano e scherzavano,a mezzanotte è poi entrato un uomo tutto vestito di rosso con una barba bianca e i bambini gli sono corsi addosso chiamandolo Babbo Nataleee e si prendeva tutte le feste.E' facile portare regali su una slitta trainata dalle renne,ma prova a farlo passando dal Golgota con la gente che ti sputa addosso e i centurioni che ti frustano.Insomma io in quella casa non c'ero e non ci sono in tante,troppe case.Ogni anno che passa sono sempre di più le feste senza il festeggiato.
Allora sapete che faccio,la farò io una festa,una festa incredibile di quelle in cui ci si sente al settimo cielo.Una festa che non finirà mai e voglio che tu ci sia,questa sera voglio porgerti il mio invito ed è importante perchè chi non risponde resterà fuori.Ho già scritto il tuo nome,siederai accanto a me,devi solo accettare l'invito.Io sono venuto su questo mondo più di 2.000 anni fa a dare la mia vita per te,per te sono salito sulla croce per salvarti.Se accetti il mio sacrificio accetti il mio invito.Permettimi di entrare nel tuo cuore,io sono alla porta e busso.Aprimi e accettami insieme al mio invito,sarai l'ospite d'onore con ME.Che ne dici facciamo Natale insieme?A presto...
GESU'
d0205b89-ec93-4ebf-807d-392ce856f038
Ci siamo quasi,tra poco sarà il mio compleanno,ancora.Credo di essere l'unico a cui non si potrà mai fare una festa a sorpresa.I preparativi per la celebrazione iniziano un mese prima,in tutto il mondo.Si illuminano le strade,si addobbano alberi alti anche come palazzi e si rappresenta anche la mia...
Post
11/12/2018 11:43:39
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    3

HANNO STABILITO CHE...

01 dicembre 2018 ore 12:08 segnala
I membri della Società italiana di Geriatria,hanno stabilito che avendo io già compiuto 75 anni(ad aprile saranno 77)sono vecchio!.
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO...
Vecchio è chi non ama la vita.l'amicizia,la fantasia ,l'amore...
Se io vivo con la gioia i miei 20 anni del cuore,perchè devo essere classificato
"VECCHIO"?

ac7fcd1c-92f0-4fbd-934c-611e13996fbb
I membri della Società italiana di Geriatria,hanno stabilito che avendo io già compiuto 75 anni(ad aprile saranno 77)sono vecchio!. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO... Vecchio è chi non ama la vita.l'amicizia,la fantasia ,l'amore... Se io vivo con la gioia i miei 20 anni del cuore,perchè devo...
Post
01/12/2018 12:08:47
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    2

Belin e Maniman

30 novembre 2018 ore 11:47 segnala
di Francesca Vassallo

Sono sincera: sono stata un po’ indecisa se intitolare questo articolo “belin e maniman”: temevo potesse essere ritenuto volgare.
Poi ho pensato che lo avrei usato con la semplicità con cui lo adoperiamo noi liguri, senza nessuna connotazione particolare. Ho pensato anche che è stato sdoganato dai comici: se si pensa alla mia città, si associa pesto, belin e caruggi!

Sui comici e sulla loro rappresentatività della Liguria e di Genova, in particolare, direi che nessuno possa esserlo più di Gilberto Govi: chiamarlo comico è realmente troppo riduttivo …

All’apice della carriera era considerato in tutto il mondo un grande interprete: sapeva far muovere i suoi personaggi con una semplicità e una facilità solo apparenti; in realtà aveva la capacità e la spontaneità, un vero e proprio talento naturale, per far scaturire il riso anche con una sola espressione o un semplice ammiccamento. (Wikipedia)

Belin è semplicemente un intercalare della città, che si insinua nelle frasi più o meno frequentemente (c’è chi lo spara a raffica e chi ogni tanto) e rivolto in generale, ormai senza distinzioni.
Certamente non si usa con chi non si ha confidenza, ma può capitare di sentire, in momenti di una certa “eccitazione” (scrivo come si parla):

“ou belin, sciuu scindicu, cose sciaa dixe?” “
ma belin, signor sindaco, cosa sta dicendo?
o anche
“sciuu prevostu, ou belin, sciaa schersa?”
“signor parroco, ma belin, sta scherzando?”

Si può affermare che non conosce distinzioni sociali e di classe : )
Chiunque capiti a Genova si lascerà influenzare e lo infilerà presto in qualche discorso: il milanese, ad es. dirà bèlin con la e bella larga (la e è stretta, assolutamente) e il siciliano con “belin miaaa”: dà un senso di appartenenza.
Il significato è a corredo delle varie frasi con diversi sottintesi, a seconda dell’ intonazione:
un “beeeeliiiin…” equivale ad un “che palle!”, il “belìn” velocissimo leggero stupore (mai manifestare eccessi!), invece “beelin” come “uno “perplesso accidenti”, tipo: “ho impiegato 1h per percorrere 1 km.” “beelin!!”
Direi ancora che più popolarmente si usa un belin più marcato con tono cavernoso, mentre più raffinato è un rapido belin con tono leggero.

Il maniman invece è la parola dei genovesi ed è un sentire, più che un dire. Molto meno usato, si centellina ad hoc.
Deriva dall’ arabo “ammanaman”, che a sua volta era usato in passato (maniman è più recente)ed

“ha un significato di cauta aspettativa nei confronti degli eventi e del prossimo” (Guido Ceronetti).

Esprime il carattere dei genovesi e dei liguri in generale: sempre riservati, attenti a non aprirsi alla vita e al mondo, perché maniman… non si sa mai!
Può avere significato:
di leggero timore, tipo “mescite, maniman nu t’arrivi” “spicciati, rischi di non arrivare”
ironico, come “maniman ti saiè stancu” “non sia mai che sarai stanco”
di paura, “stanni attentu che maniman ti scuggi” “stai attento che puoi cadere!”
di ironico rimprovero “maniman ti te bulli” “rischi di esagerare..di fare troppo!”
di non sia mai, “nu vegnu, maniman…” “non vengo, non sia mai… (con un sospeso che tale rimane…)….gli usi sono innumerevoli!
Non bisogna identificarlo con un’ immobilismo, un lasciar correre: è più uno stato di attesa, di raccolta, intimista perche… –

maniman…
0cfe31e3-01da-48a2-bbb5-7f511eaf796c
di Francesca Vassallo Sono sincera: sono stata un po’ indecisa se intitolare questo articolo “belin e maniman”: temevo potesse essere ritenuto volgare. Poi ho pensato che lo avrei usato con la semplicità con cui lo adoperiamo noi liguri, senza nessuna connotazione particolare. Ho pensato anche che...
Post
30/11/2018 11:47:20
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

EDWARD BURNE-JONES

26 novembre 2018 ore 14:25 segnala


Edward Burne-Jones, il più grande dei Pre-Raffaelliti di seconda generazione, nasce a Bennetts Hill, nel centro di Birmingham il 28 agosto 1833.
A Londra nel 1850 Edward Burne-Jones incontra il suo eroe artistico Dante Gabriel Rossetti, che incoraggia la sua precoce attrazione verso le arti figurative e che determina in lui la vocazione per l'arte.
Edward Burne-Jones lascia Oxford prima di laurearsi e, dopo aver sentito parlare della Confraternita dei Preraffaelliti si trasferisce a Londra dove condivide una stanza con William Morris.
L'influenza dei preraffaelliti, nei suoi primi dipinti è molto forte, ma appassionato delle leggende di Re Artù e dell'ambiente Medievale, nel 1859 fa un primo viaggio in Italia, dove viene colpito ed influenzato dall'opera del Ghirlandaio e del Botticelli.
Dal 1870 Burne-Jones, diventato via via più famoso, anche se i suoi protettori e clienti appartengono al circolo chiuso di persone ricche e sofisticate, ma la sua diffidenza e la riluttanza ad esporre le sue opere in pubblico, non facilitano la sua popolarità.



Il pittore è sempre più affascinato dalla pittura Italiana e dopo un viaggio con J. Ruskin per conoscere la pittura veneziana del Cinquecento (1862), torna in Italia tra il 1871 e il 1873, riportando tante idee e schizzi derivati dalle suggestioni delle opere del Mantegna e di Michelangelo, confermando l'influenza del Rinascimento Italiano sulla pittura Inglese dell'Ottocento.

Finalmente nel 1877 il pittore si lascia convincere ad esporre alla Grosvenor Gallery, il successo ottenuto trasforma Edward Burne-Jones da pittore sconosciuto ad uno dei più amati pittori inglesi.
Uno dei suoi ultimi disegni sono le magnifiche vetrate della Cattedrale di San Phillips, a Birmingham, lasciate incomplete per la sua improvvisa morte, avvenuta a Fulham nella sua casa di Rottingdean il 17 giugno 1898 lasciando un'imponente mole di belle opere considerate l'anello di collegamento tra il preraffaellismo, il simbolismo e l'Art Nouveau.
web


BOCCHERINI-FANDANGO

23 novembre 2018 ore 11:59 segnala

Violoncellista di grande precocità e figlio d’arte – il padre Leopoldo era un noto contrabbassista – il lucchese Luigi Boccherini partì quattordicenne assieme al padre per Vienna (siamo nel 1758), dove suonarono nell’orchestra del teatro imperiale per la stagione dell’opera italiana. Vi fecero ritorno tra il 1760-61, e dopo un terzo soggiorno viennese, Boccherini e il violinista Filippo Manfredi, suo concittadino, si recarono per un anno a Parigi. Da lì proseguirono per Madrid, ove tra il 1769-70 entrambi trovarono impiego presso la corte del fratello del re, l’Infante don Luis, e se Manfredi fece ritorno a Lucca dopo pochi anni, Boccherini non lasciò più la Spagna per il resto della vita.

Dopo aver seguito don Luis nel suo «esilio» ad Arenas di San Pedro (l’Infante era stato allontanato dalla corte madrilena a causa di un matrimonio morganatico), Boccherini fece ritorno a Madrid nel 1786 ed è a questo periodo (1788) che risale il Fandango, scritto in un primo momento per un Quintetto con due violoncelli e trascritto nel 1798 in una versione con chitarra su commissione di Francisco de Borja, marchese di Benavent. L’ispirazione per la pagina, di un’inventiva trascinante, venne – per ammissione dello stesso Boccherini – dalle esibizioni di un insolito chitarrista, il frate cistercense Don Basilio (tal Miguel García), molto amato dai reali, e figura importante nella storia dello strumento. Nella sua forma popolare, la danza del fandango, dai ritmi ossessivi, era accompagnata da una chitarra, dalle nacchere (o dal battito delle mani, le palmas) e da un tamburello (o sistro), e ad un certo punto nel movimento conclusivo del Quintetto, già nella sua prima versione, Boccherini invita il primo violoncello a deporre lo strumento per una trentina di battute e a prendere in mano le nacchere (o castañeteo, «alla maniera delle castagnette», come riportato nella partitura). Oggigiorno, è ormai prassi consolidata affidare le nacchere ad un esecutore indipendente, che continua ad animare il brano fino alla sua conclusione.
web
45f602e4-b0ad-4023-96c2-8b33e88dcb44
« video » Violoncellista di grande precocità e figlio d’arte – il padre Leopoldo era un noto contrabbassista – il lucchese Luigi Boccherini partì quattordicenne assieme al padre per Vienna (siamo nel 1758), dove suonarono nell’orchestra del teatro imperiale per la stagione dell’opera italiana. Vi ...
Post
23/11/2018 11:59:01
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

IL VOLO

22 novembre 2018 ore 14:19 segnala
Le stelle da più ore erano alte nel cielo,ma Anselmo continuava a rimaner seduto a quel tavolo dell’osteria,sempre col bicchiere fra le sue mani che veniva in continuazione riempito.L’oste e amico paziente,sapeva che fra non molto se ne sarebbe andato,e anche se era rimasto l’ultimo avventore aspettava.Infatti dopo pochi minuti Anselmo lo salutò si mise il giaccone e il suo cappellaccio in testa e si avviò in quella stradina,illuminata solo dalla luna e dalle stelle.Arrivò ben presto alla sua casetta dove una volta c’era gioia serenità amore e allegria,e dove invece ora si trovava solo desolazione e silenzio.Accese una candela,perché la corrente non se la poteva più permettere e,ancora mezzo vestito si lasciò cadere sul letto,ormai miseramente abbandonato a se stesso e iniziò a rivedere la sua vita passata,fino a quel triste momento,come faceva tutte le notti.
Il suo cuore riportò le immagini di un ragazzo pieno di vita e di amore per la vita stessa.Faceva il boscaiolo con gioia, la fatica gli era sconosciuta e un giorno di ritorno dal lavoro rivide Gloria,che era rimasta cara e dolce come quando lasciò il paese.Era tornata a casa dopo essere stata in una lontana città a studiare per poter diventar maestra.Rimasero immobili a fissarsi e in loro c’era una grande emozione,finchè Anselmo si tolse il cappello e facendole un grande inchino e un immenso sorriso, la salutò.
Lui si avviò verso la casa che stava costruendo nei momenti di libertà dal lavoro e,preparandosi la cena ripensò ai momenti trascorsi con lei quando erano ancora bimbi e poi ragazzi,fin quando lei parti’.
Fra loro c’era sempre stata una grande armonia e cosi’ lui iniziò a fantasticare sul loro futuro.Gloria ora era qui e lui era felice.Non passò molto tempo, Anselmo e Gloria si sposarono e quella casetta che lui con tanta fatica era riuscito a finire,divenne un piccolo splendido regno dove vivevano solo amore e felicità.Un giorno Gloria volle accompagnarlo nel bosco per seguire il suo lavoro e preparò un cesto con pane appena sfornato e un buon formaggio,li vicino c’era un fresco ruscello che permetteva loro di dissetarsi.
Lei era felice di sentire quanta forza riusciva produrre Anselmo con le sue braccia e corse da lui per abbracciarlo,proprio nel momento nel quale l’albero che stava tagliando cadde a terra e lei ne fu travolta.
Per lei non ci fu nulla da fare,e lui in quel momento cessò interiormente di vivere. Ogni giorno che passava pregava perché la morte rapisse anche lui.Anche quella notte come tutte le altre stava per finire e in lontananza si vedeva già il primo chiarore dell’alba,e come ogni notte lui si addormentò con la speranza di non svegliarsi più.Il vento turbinava fuori dai vetri e sembrava portare con se più e più voci,voci che si insinuarono nel suo pensiero,nel suo sogno e come d’incanto presero forma.Il sole alto nel cielo,il tepore primaverile il profumo di fiori che mai mancava nella casetta e una dolce melodia che li accompagnava sempre nei momenti felici.Nel sonno ritrovò il sorriso e si lascio trasportare da tutto questo,era felice e dalla sua bocca usci un dolcissimo richiamo…Gloriaaaaaaaaa…e lei le rispose,si anche lei con la sua voce dolcissima sussurrò…Anselmo…!Lui era estasiato da tutto questo,ma si rese conto anche nel sonno di non poterla sfiorare,ma solo immaginarla.Improvvisamente quel forte vento spalancò la finestra della camera e lui si svegliò disperato,allora era solo un sogno.Dalla finestra entrarono molte foglie portate dal vento e invece di sparpargliarsi nella stanza,formarono una figura,una magica figura, che parlava con la voce del vento stesso e che gli diceva”Vuoi proseguire il tuo sogno e ritornare a vivere con la tua amata Gloria?”
Lui rispose urlando disperato di si!Allora quella magica figura continuò’”Tu non sarai più Anselmo e sarai trasformato in una rondine,viaggerai sempre verso i cieli limpidi e caldi e le tue ali saranno formate dalla tua amata Gloria,cosi’ sarete una cosa sola e per sempre inseparabili…
Ecco perché il canto delle rondini,è sempre espressione di allegria e il loro volo è un rivivere la felicità.
gandalf-pino
52a2cfa4-224e-4d97-8f44-9d6498a3146d
Le stelle da più ore erano alte nel cielo,ma Anselmo continuava a rimaner seduto a quel tavolo dell’osteria,sempre col bicchiere fra le sue mani che veniva in continuazione riempito.L’oste e amico paziente,sapeva che fra non molto se ne sarebbe andato,e anche se era rimasto l’ultimo avventore...
Post
22/11/2018 14:19:21
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    4

BOLERO

17 novembre 2018 ore 14:09 segnala
Anche a lei piaceva il Bolero,lo stava sentendo e se ne percepiva la traccia nell'aria,taaa taratarataratattataaaaaaa tarataratarta rataratarataaaaaaaaaa....
Faceva molto freddo e lei era vicina alla finestra con i vetri bagnati per la differenza di temperatura,si percepiva riflesso il calore e il colore del caminetto.La mano destra vicino al viso con l'indice disteso sembrava stesse dirigendo l'orchestra.Il tramonto con i suoi colori la aiutava a vivere quel ritmo continuo,ripetitivo,ossessivo coinvolgente.Forse i suoi occhi erano leggermente socchiusi per poter vivere pienamente il ritmo che avvolgeva l'interno e l'esterno di quel vano,infatti sia nell'aria che sul terreno
si muovevano come guidate dalla musica foglie rosse come le fiamme del caminetto.Faceva la differenza una piuma che leggera fra le foglie sembrava una ballerina,si muoveva con grazia e personalità come se in lei ci fosse vita e gioia di viverla,in quella danza che pareva donarle la consapevolezza di quello che stava facendo.Ecco ora lo stacco dei soli tamburi...non è un rullare ma un ritmare come quello di un cuore che sta vivendo una grande emozione,irregolare ma continuo,ancora...si ancora, taratataaaa.E' un'acquarello che prende vita,infatti anche fuori della finestra iniziano a scendere gocce di pioggia che sembra vogliano ripetere anche loro ossessivamente il ritmo dei tamburi.Lei smette di dirigere e si passa la mano sulla fronte lentamente,come se l'impegno di vivere quell'armonia,l'avesse avvolta in una stupenda irreale nella sua realtà dimensione.E' sera ormai,il Bolero ha finito il suo percorso e nell'aria rimangono solo il frusciare delle foglie sospinte dal vento e il tichettio della pioggia.Si chiudono le imposte,non si chiude la gioia dell'ascolto.
Gandalf

PEDER BALKE

16 novembre 2018 ore 14:02 segnala

E’ un artista norvegese poco noto all’estero, ma Peder Balke (1804-1887) è stato uno dei pionieri della pittura romantica nell’estremo nord scandinavo.
Ha raffigurato Capo Nord, aurore boreali e le gelide coste dei paesi scandinavi con la passione di chi ama la pittura ma soprattutto è affascinato dalla natura selvaggia e incontaminata. Dopo gli studi d’arte a Christiania (oggi Oslo), Stoccolma e Dresda, negli anni ’30 dell’Ottocento Balke si dedicò alla pittura di paesaggi nordici, una passione che lo accompagnò per tutta la vita anche dopo aver abbandonato la carriera di artista a causa degli scarsi guadagni.

Nel 1832 fu tra i primissimi artisti a spingersi fino a Capo Nord, dove vide paesaggi incontaminati che lo colpirono profondamente: ”la penna non può descrivere le impressioni travolgenti che le bellezze della natura e dei luoghi hanno impresso nell’occhio e nella mente” scrive nelle sue memorie, “un’impressione che non solo mi ha catturato in quel momento ma ha avuto un’influenza significativa in tutta la mia vita perché non ho mai avuto l’opportunità di contemplare, nè in un paese straniero, nè in altri luoghi del mio paese, qualcosa più impressionante e stimolante di ciò che ho visto durante questo viaggio.”

Sebbene le scene montuose e costiere siano i suoi soggetti più numerosi e noti, non mancano di una certa convenzionalità, mentre pionieristica appare la sua opera in bianco e nero, dove la pittura a olio diventa quasi astratta nella rappresentazione stilizzata delle aurore boreali su piccolissime tavolette.
web

Athanasius Kircher -Tarantella Napoletana,

15 novembre 2018 ore 14:13 segnala

Ad Athanasius Kirchner (teorico gesuita del ‘600 che ha vissuto prevalentemente a Roma) si devono i primi esempi scritti della tarantella giuntici, i quali contengono una serie di bassi ostinati che si rintracciano nella musica popolare del meridione italiano. Sono da attribuire a lui una serie di trascrizioni presenti anche nel concerto in oggetto come la Tarantella napolitana, La carpinese, la Tarantella italiana, tutte varianti di questa danza tradizionale che, insieme agli altri “dialetti” riscontrabili nella Tarantella del Gargano, nella Tarantella a Maria Nardò, in “Tu bella ca’ lu tieni”, “Homo fugit velut umbra” e in “Lu passariellu” trovano un’ancestrale origine nella taranta e nella pizzica pugliese che custodiscono il germinale tema della Folia d’España, quel leitmotiv che infiamma la cultura musicale barocca e a cui quasi ogni autore si è accostato prima o poi.
web