COUNTRY OF RUSTY NAILS

23 gennaio 2019 ore 14:53 segnala
E' una piccola cittadina degli USA.Nel nord...no è troppo calda...nel sud...no non è calda abbastanza...va bene dai del centro.E'strana come cittadina come lo sono i suoi abitanti,originali come tutto quello che li circonda.Il periodo è il 1850 ma potrebbe anche essere il 2050 che probabilmente non cambierebbe nulla allo stato pratico.In questa cittadina ad esempio le strade non sono asfaltate ma al tempo stesso non si vede il suolo,la terra;ogni strada è ricoperta da tavolette con chiodi piantati e sporgenti,arrugginiti,da questo il nome della cittadina.Altro particolare,gli abitanti di questo luogo non conoscono l'uso delle scarpe.Forse questo è il motivo per il quale sono sempre giovani,se non nell'aspetto nei movimenti del corpo,perchè camminare in quelle strade cosparse di chiodi e senza scarpe,fa si che la loro sia una ginnastica quotidiana che li tiene ben allenati.
Ma non è finita qui...le abitazioni non hanno una porta,nooo...c'è una botola al suolo nella quale si infila chi deve entrare in casa,poi percorre un cunicolo sotterraneo che sbuca poi nella casa.Perchè tutto questo?Semplice,i ladri dovrebbero fare troppa fatica per entrare nelle abitazioni cosi' rinunciano,credo che questo sia l'unico paese dove non avvengono furti.Mi sono ritrovato in questa strana realtà e ho cercato di inserirmi in questa illogica logicità,non è stato semplice e vi racconto il perchè e il resto.
Le abitazioni sono luminose con un tocco di straordinaria"originalità"nei soprammobili nel modo di vestirsi dei suoi abitanti e nella disposizione del pianoforte.Non manca in nessuna casa anche se nessuno lo sa suonare!
Quel pomeriggio mi trovavo al centro del paese nel ristozionecolabar,come è costume,tutti seduti ad ammirare quadri raffiguranti whisky,birra e altre amenità che non si bevono ma si ammirano.Questo è anche l'unico posto nel quale c'è una porta sulla strada perchè dentro non c'è nulla da rubare.Stavo dicendo a Chiodofisso,il sindaco...che avrei sentito volentieri un po di musica,detto fatto eccomi in casa sua dopo aver fatto il percorso delle talpe.Gli chiedo...e il pianoforte dove è?Lui,ma perbacco sotto il tavolo come in tutte le nostre case.Arrossendo per la stupidità della mia domanda ci mettiamo a spostare il tavolo per tirar fuori il pianoforte,un piccolo arnese tipo una valigia in legno,aprendo il coperchio di questa scatola vedo che dentro non ci sono tasti del pianoforte ma sabbia,sabbia di tutti i colori che emana un delizioso profumo.Al che dico a Chiodofisso che io non sono capace di suonare questo strumento e lui mi ribatte che nessuno è capace di farlo e per questo è cosi' bello e sempre nuovo.Lo si guarda e ci si bea dei colori e del profumo della sabbia.Meravigliosa espressione melodica.
Gandalf-Pino
P.S.Mi sono scordato di dirvi che quello che ho scritto è stato semplicemente un sogno...

A SUA IMMAGINE

18 gennaio 2019 ore 14:30 segnala
Quotidianamente faccio la mia passeggiata,non sul lungomare anche se nelle giornate soleggiate è invitante.Mi piace camminare nel centro storico,all'ombra di palazzi che raccontano di tesori lotte dinastie;il centro storico di Genova è il più grande centro medievale europeo.Bassorilievi su portoni abbandonati,iscrizioni ormai illegibili incise su marmi e vecchi cancelli e poi le chiese,nascoste,piccole ma immense nella loro ricchezza artistica.Io nulla conosco di arte periodi stili...ma mi fermo incantato ad ammirare colonne capitelli statue immagini e affreschi sentendomi rapito da tutto questo,si può dire"ben di DIO".Una delle chiese nelle quali mi reco con più piacere è quella di S.Filippo Neri in via Lomellini,di fronte al museo Mazziniano e all'angolo con la famosa Via del Campo.Lo scorso mese saranno state le 10 e sono appunto entrato in quella chiesa,un giovane sacerdote stava dicendo messa cosi' mi sono seduto e messo all'ascolto.Sapete già che io ho una profonda FEDE ma non sono praticante non condividendo certi atteggiamenti del clero.
Alla fine della celebrazione mi è caduto lo sguardo su di un confessionale nel quale c'era la luce accesa e davanti una sedia vuota.Ho subito riconosciuto quel viso antico di un sacerdote sempre giovanissimo per non dire fanciullesco nel suo sguardo limpido e penetrante,Padre Stanislao.Saranno stati almeno 30/35 anni che non lo vedevo,cosi' mi sono avvicinato e lui mi ha invitato a sedermi su quella sedia vuota.Ci siamo guardati a lungo e ho capito che gli ricordavo qualcosa che però non riusciva ad afferrare,gli raccontai allora di come ci eravamo conosciuti chi ero e allora un abbraccio è stato il gesto spontaneo scaturito da due cuori che si stimavano e si stimano.Abbiamo iniziato a parlare a ricordare.Si è alzato e mi detto in un'orecchio sai Pino ho novantanni...incredibile sempre pieno di vita e vigore.Siamo andati nel suo ufficio e abbiamo cominciato a sfidarci amichevolmente sulle interpretazioni Dottrinali.DIO ci ha fatti a sua immagine e somiglianza...cosi' è iniziato il confronto...ma DIO non ha creato solo la nostra terra ma bensi' l'universo,e non è detto che altre forme umane siano come siamo noi e allora?Lui mi ascoltava paziente.Ho continuato dicendo...a SUA immagine non sarà certamente allora fisica ma la SUA immagine in noi sarà un'immagine di amore...col suo sorriso da furetto mi rispose...vedi che ci sei arrivato da solo?DIO è puro SPIRITO gli affreschi che vediamo qui nella mia chiesa e nelle altre lo mostrano umano perchè mostrarlo nella sua essenza spirituale andando indietro nel tempo sarebbe stato difficile farlo comprendere in periodi passati dove la FEDE era per la maggior parte del popolo una chimera incompresibile.Ci siamo alla fine salutati dandoci appuntamento per un'altra discussione teologica.Ieri sera ho terminato la lettura del romanzo"L'enigma del gallo nero",un thriller storico che si svolge nell' Inghilterra del 1500.
Nell'ultima pagina c'erano queste parole"La Bibbia dice che DIO fece l'uomo a sua immagine e somiglianza,ma io credo che noi lo abbiamo trasformato,di volta in volta,in qualunque immagine si adattasse ai nostri volubili bisogni."
Ecco perchè noi siamo a SUA immagine solo con l'amore perchè altrimenti a seconda dei nostri stati d'animo dovremmo riaffrescare le SUE immagini nella chiese quasi nella quotidianità.
Gandalf-Pino
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Quotidianamente faccio la mia passeggiata,non sul lungomare anche se nelle giornate soleggiate è invitante.Mi piace camminare nel centro storico,all'ombra di palazzi che raccontano di tesori lotte dinastie;il centro storico di Genova è il più grande centro medievale europeo.Bassorilievi su portoni...
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ANCHE GLI ANIMALI PREGANO?

16 gennaio 2019 ore 11:29 segnala
Sì, se siamo disposti ad ascoltarli...



Pregare significa chiedere un aiuto, rivolgerci a un qualcosa di superiore rispetto a noi ed è un'azione esclusivamente umana. Ma è davvero così? Mariafranca Lepre ha creato infatti le cinquanta preghiere degli animali, che loro probabilmente fanno affinché un qualcosa di grande e potente infonda negli uomini un può più di buon senso e rispetto per l'ambiente.

«Incominciai a scrivere quando persi la mia gatta Munie - spiega Mariafranca – fu un dolore davvero grande e dedicai alla mia amica il libro "La gatta parlante" che parla proprio di lei, parte integrante della nostra famiglia. Per il secondo libro, "50 preghiere degli animali", ho immaginato che gli animali, dal leone alla formica, pregassero non nel senso tradizionale che intendiamo noi ma che testimoniassero attraverso la loro vita la preghiera».

«I miei figli per ciascun animale hanno fatto un disegno, in totale appunto sono cinquanta preghiere e cinquanta gli animali raffigurati - aggiunge Mariafranca – e siccome mi senta molto vicino alla natura mi è venuta l'intuizione, scrivendo "Un abbraccio impossibile", di narrare la vita di un albero. Intorno a lui ruotano tanti personaggi diversi che abbracciano culture ed epoche diverse».

La natura ci parla? Ascoltando le parole di Mariafranca parrebbe proprio di sì. La natura ci parla attraverso gli animali e gli alberi, che sono suoi messaggeri, facendoci ricordare che dobbiamo sempre rispettare qualsiasi forma di vita e l'ambiente circostante.
da IL SECOLO XIX
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Sì, se siamo disposti ad ascoltarli... « immagine » Pregare significa chiedere un aiuto, rivolgerci a un qualcosa di superiore rispetto a noi ed è un'azione esclusivamente umana. Ma è davvero così? Mariafranca Lepre ha creato infatti le cinquanta preghiere degli animali, che loro probabilmente...
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GATTO DELLO CHESHIRE

14 gennaio 2019 ore 11:43 segnala


Lo Stregatto, nel meraviglioso Paese di Alice, non è un personaggio qualsiasi, tantomeno una comparsa, ma già dai tratti sinuosi del suo disegno, dal ghigno misterioso e dai colori sgargianti con cui è raffigurato, si capisce che aspira a essere un protagonista intramontabile. E in effetti resta ben inciso nella memoria sia di chi legge il romanzo di Lewis Carroll che di chi conosce il film di Walt Disney. Nella scelta delle sue caratteristiche, nulla è affidato al caso.
Il vero nome dello Stregatto è "gatto del Cheshire" e deve il suo fascino non solo al ghigno, alle strisce color viola e ai poteri magici, ma anche alle leggende da cui pare aver origine. Carroll sembra aver voluto far rivivere nella sua opera i racconti popolari del suo tempo sui gatti invisibili che si sarebbero aggirati nelle campagne inglesi, fissandoli per sempre nelle vesti del grosso felino col ghigno che compare su un intaglio in una chiesa nel villaggio del Croft-on-Tees, dove era stato rettore suo padre.
La tradizione popolare del gatto del Cheshire sembra essere la stessa del gatto mammone, creatura tutt’altro che rassicurante che si divertiva a spaventare col suo sorriso le mandrie al pascolo nella campagna inglese. Questa tradizione potrebbe risalire addirittura al tempo dei Fenici che legavano il gatto al Dio Maimone, o agli antichi egizi che lo associavano al dio Amon. In entrambi i casi, comunque, si spiegherebbe il curioso nome di gatto mammone.
Lo Stregatto di Carroll ha poteri magici, scompare e riappare a piacimento e a volte sembra stare in più posti contemporaneamente. Ma soprattutto, sembra nascondere molti segreti e si esprime per enigmi. La sua però è un’ambiguità che si risolve sempre positivamente, e alla fine si rende sempre utile al prossimo. Insomma, nonostante il sorrisetto che può, a prima vista, rendere inquieti, il Ghignagatto, come è chiamato nelle prime traduzioni italiane di Carroll, è uno di quei gatti famosi di cui fidarsi, anche se lui non lo direbbe mai.
Stregatto: le frasiLe frasi più famose dello Stregatto di Alice sono quelle che pronuncia nella scena in cui è sull’albero, ed Alice passa nel bosco e lo vede, chiedendogli indicazioni sulla via da prendere. Le frasi dello Stregatto suonano emblematiche ma argute:“Micio del Cheshire,potresti dirmi, per favore, quale strada devo prendere per uscire da qui?”
“Tutto dipende da dove vuoi andare,” disse il Gatto.
“Non mi importa molto…” disse Alice.
“Allora non importa quale via sceglierai,” disse il Gatto.
“…basta che arrivi da qualche parte,” aggiunse Alice come spiegazione.
“Oh, di sicuro lo farai,” disse il Gatto, “se solo camminerai abbastanza a lungo.”
Alice sentì che tale affermazione non poteva essere contraddetta, così provò con un’altra domanda: “Che tipo di gente abita da queste parti?”
“In quella direzione,” disse il gatto, agitando la sua zampa destra, “vive un Cappellaio: e in quella direzione,” agitando l’altra zampa, “vive una Lepre Marzolina. Visita quello che preferisci: tanto sono entrambi matti.”
“Ma io non voglio andare in mezzo ai matti,” si lamentò Alice.
“Oh, non hai altra scelta,” disse il Gatto: “qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.”
“Come lo sai che sono matta?” disse Alice.
“Devi esserlo,” disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qua.”
Alice non pensava che questo bastasse a dimostrarlo; ad ogni modo, andò avanti “E come sai di essere matto?”
“Per iniziare,” disse il Gatto, “un cane non è matto. Concordi?”
“Immagino sia così,” disse Alice.
“Bene, allora,” il Gatto andò avanti, “vedi, un cane ringhia quando è arrabbiato, e scodinzola quando è felice. Io ringhio quando sono felice, e agito la coda quando sono arrabbiato. Quindi sono matto.”
“Io lo chiamo fare le fusa, non ringhiare,” disse Alice.
“Chiamalo come preferisci,” disse il Gatto

Non ti sembra il tipico discorso che potrebbe fare un gatto? un po’ bizzarro, un po’ misterioso, ma molto veritiero ed arguto.
Per Alice lo Stregatto diventa un po’ un punto di riferimento, dato che capisce la sua arguzia, e anche se lo Stregatto si definisce matto, sembra essere la figura più sensata della favola.
Lo Stregatto di Alice sembra avere una antipatia per la Regina, ma tutto sommato non prende le parti di nessuno nella favola, non aiuta particolarmente Alice, ma certo è che ci fa pensare e fa riflettere anche lei, con le sue frasi argute.
Parla per enigmi e frasi misteriose, ma che se le leggiamo bene contengono la sua saggezza.

DAL LETAME NASCONO I FIOR

11 gennaio 2019 ore 11:35 segnala
Ieri sera ho seguito su RAI 1 lo speciale su Fabrizio De Andrè.Ho pensato di ricordarlo con qualche emozione che mi ha lasciato ma poi,l'illuminazione:
ANARCHICAMENTE ANGELICI
FABER e DON GALLO




Sono andato a cercare la lettera che il prete di strada ha scritto a Faber e la condivido con voi con una delle sue canzoni più belle e meno conosciute.

Caro Faber. Per Fabrizio De André
di don Andrea Gallo, Genova, 14 gennaio 1999
Caro Faber,
da tanti anni canto con te, per dare voce agli ultimi, ai vinti, ai fragili, ai perdenti. Canto con te e con tanti ragazzi in Comunità.
Quanti «Geordie» o «Michè», «Marinella» o «Bocca di Rosa» vivono accanto a me, nella mia città di mare che è anche la tua. Anch'io ogni giorno, come prete, «verso il vino e spezzo il pane per chi ha sete e fame». Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuirlo, non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell'esclusione.
E ho scoperto con te, camminando in via del Campo, che «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior».
La tua morte ci ha migliorati, Faber, come sa fare l'intelligenza.
Abbiamo riscoperto tutta la tua «antologia dell'amore», una profonda inquietudine dello spirito che coincide con l'aspirazione alla libertà.
E soprattutto, il tuo ricordo, le tue canzoni, ci stimolano ad andare avanti.
Caro Faber, tu non ci sei più ma restano gli emarginati, i pregiudizi, i diversi, restano l'ignoranza, l'arroganza, il potere, l'indifferenza.
La Comunità di san Benedetto ha aperto una porta in città. Nel 1971, mentre ascoltavamo il tuo album, Tutti morimmo a stento, in Comunità bussavano tanti personaggi derelitti e abbandonati: impiccati, migranti, tossicomani, suicidi, adolescenti traviate, bimbi impazziti per l'esplosione atomica.
Il tuo album ci lasciò una traccia indelebile. In quel tuo racconto crudo e dolente (che era ed è la nostra vita quotidiana) abbiamo intravisto una tenue parola di speranza, perché, come dicevi nella canzone, alla solitudine può seguire l'amore, come a ogni inverno segue la primavera .
È vero, Faber, di loro, degli esclusi, dei loro «occhi troppo belli», la mia Comunità si sente parte. Loro sanno essere i nostri occhi belli.
Caro Faber, grazie!
Ti abbiamo lasciato cantando Storia di un impiegato, Canzone di Maggio. Ci sembrano troppo attuali. Ti sentiamo oggi così vicino, così stretto a noi. Grazie.
E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Caro Faber, parli all'uomo, amando l'uomo. Stringi la mano al cuore e svegli il dubbio che Dio esista.
Grazie.
Le ragazze e i ragazzi con don Andrea Gallo,
prete da marciapiede.
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Ieri sera ho seguito su RAI 1 lo speciale su Fabrizio De Andrè.Ho pensato di ricordarlo con qualche emozione che mi ha lasciato ma poi,l'illuminazione: ANARCHICAMENTE ANGELICI FABER e DON GALLO « immagine » Sono andato a cercare la lettera che il prete di strada ha scritto a Faber e la...
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JOAQUIN SOROLLA

08 gennaio 2019 ore 11:54 segnala


Joaquin Sorolla è stato un pittore che ha vissuto per dipingere. E la Pittura è stata riconoscente a quest'artista nato nel 1863 a Valencia nel pieno della Bella Epoque,perchè le ha restituito fama in vita, accompagnata da un'ispirazione costante. La sua passione tradotta in gioia di vivere quasi fosse l'unico motore a dare senso all'esistenza gli fa pronunciare la famosa frase dipingere è come respirare e a giudicare dai suoi quadri dipingere era il più profondo respiro di sollievo per l' artista spesso ritrovatosi ad affrontare ristrettezze economiche e difficoltà.



Sorolla, che in Italia abbiamo potuto vedere A Ferrara questa primavera al Palazzo dei Diamanti, non si è accontentato dei colori ed è andato alla ricerca della luce perfetta: dopo aver passato alcuni anni nello studio di Antonio Garcia proprietario di uno studio fotografico a Valencia, colorerà sempre con la luce. Tant'è che le spiaggie (come i capolavori "Estate" del 1904 o "Bambini sulla spiaggia" del 1909), il mare, i giardini, la sua famiglia ("Madre" del 1895) e temi popolari come la pesca ("Il ritorno dalla pesca" del 1894), sembrano in termini fotografici avere una compensazione troppo alta.



Rimane incantato dalla sua Andalusia arabeggiante dove le architetture rimangono immbili sotto il suo sguardo per una pittura rigorosamente an plain air, ma i suoi soggetti sono universali e trasmettono la gioia di gente mediterranea che per divertimento o per lavoro è legata al mare e al sole.



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« immagine » Joaquin Sorolla è stato un pittore che ha vissuto per dipingere. E la Pittura è stata riconoscente a quest'artista nato nel 1863 a Valencia nel pieno della Bella Epoque,perchè le ha restituito fama in vita, accompagnata da un'ispirazione costante. La sua passione tradotta in gioia di...
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LA MORTE DEL SOLE

02 gennaio 2019 ore 14:13 segnala

(...)Martin parti' al sorgere del sole,in groppa alla sua mula,diretto verso la costa.La prima notte dormi' all'aperto,al riparo delle rocce.Al tramonto del secondo giorno percorse la lingua di terra che portava al finis terræ.Il cielo era quasi del tutto sgombro di nubi e lo splendore del sole,sul punto di inabissarsi nel cupo oceano,lo accecava.Fermò la mula e scese per avvicinarsi al bordo dell'altissima scogliera che precipitava in mare sotto i suoi piedi e rendeva quel luogo ancora più maestoso.Si udiva il fragore delle onde,che si schiantavano con forza contro le rocce.Martin si senti' respinto dalla brezza:gli soffiava contro,come se volesse impedirgli di approssimarsi all'orlo dell'abisso.A un tratto,al di sopra del boato delle onde,udi' aleggiare la dolce melodia di una cornamusa,un suono familiare che tuttavia in quel luogo appariva diverso,poichè le note parevano volare e colmare quello strano universo.Si guardò intorno e vide diverse persone che come lui attendevano sedute in silenzio il grande momento di cui aveva tanto sentito parlare;la morte del sole,che scompariva ogni giorno nelle profondità dell'oceano,come un simbolo ancestrale di vita e di morte.Si sedette per ripararsi dal vento.Il sole calava lentamente sulla linea dell'orizzonte e la sua luce si rifletteva sullo specchio d'acqua,come un sentiero dorato che arrivava fino alle rocce della scogliera.Le poche nubi che solcavano il cielo si tingevano di porpora,viola e arancio:Martin non aveva mai visto niente di simile.Il sole sfiorò la superficie del mare e in pochi istanti le acque lo inghiottirono e tutto rimase avvolto in un chiarore tenue che annunciava la sera.Il suono della cornamusa ammutoli'e lentamente tutti quelli che avevano contemplato quel miracolo insieme a lui abbandonarono il grande picco che sfidava l'oceano.Martin non si mosse,rimase a fissare l'immensa superficie d'acqua cullata dal movimento costante delle onde,sempre più scura e opaca,finchè sfumò completamente nell'oascurità della notte.....
da LA CATTEDRALE AI CONFINI DEL MONDO

FELICE 2019

01 gennaio 2019 ore 10:21 segnala
Buon Anno e infinita serenità con l'allegrezza e la gioia di Bach
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Buon Anno e infinita serenità con l'allegrezza e la gioia di Bach « video »
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Finis terræ

28 dicembre 2018 ore 13:58 segnala

Il nome Finisterre deriva dall'espressione latina Finis terrae, cioè "confine della terra" in quanto il capo Fisterra è uno dei punti più occidentali della Spagna peninsulare.
Il comune è situato lungo la Costa della Morte, nome dovuto ai numerosi naufragi accaduti in quelle acque sia in epoche passate che recenti.

È spesso visitato dai pellegrini che compiono il Cammino di Santiago di Compostela e decidono di prolungare il pellegrinaggio per circa un altro centinaio di chilometri, fino al faro.
La tradizione vuole che i pellegrini qui compiano un bagno nell'oceano in segno di purificazione, brucino un indumento indossato durante il cammino stesso e infine raccolgano una delle conchiglie che si trovano sulla spiaggia

(simbolo che segna il cammino a partire da Roncisvalle) a prova dell'avvenuto pellegrinaggio. In quel tratto di costa sono avvenuti diversi annegamenti per la scarsa informazione circa la pericolosità delle acque, che formano pericolosi mulinelli trascinando al largo i bagnanti.
Presso il faro è presente il cippo con il "Kilometro zero" del "Cammino di Santiago", molto simbolico e molto fotografato da turisti e pellegrini, nonché la croce sul mare dove è usanza lasciare una pietra come ricordo del passaggio.

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« immagine » Il nome Finisterre deriva dall'espressione latina Finis terrae, cioè "confine della terra" in quanto il capo Fisterra è uno dei punti più occidentali della Spagna peninsulare. Il comune è situato lungo la Costa della Morte, nome dovuto ai numerosi naufragi accaduti in quelle acque sia...
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buona vigilia

24 dicembre 2018 ore 10:35 segnala
Dedicato a chiunque stia aspettando qualcosa,
un segnale, un messaggio, una chiamata, un sorriso,
un ritorno, un ‘ti amo’, un ‘mi manchi’.
Dedicato a chiunque ha ancora un po’ di speranza nel cuore...nonostante tutto.
Dedicato a te, a me...a noi !
web

...buona giornataaaaaaa.....
:rosa :bacio :rosa
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Dedicato a chiunque stia aspettando qualcosa, un segnale, un messaggio, una chiamata, un sorriso, un ritorno, un ‘ti amo’, un ‘mi manchi’. Dedicato a chiunque ha ancora un po’ di speranza nel cuore...nonostante tutto. Dedicato a te, a me...a noi ! web « immagine » ...buona giornataaaaaaa........
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