La prefazione del Papa benedice il libro sui tatuaggi dei ca

01 dicembre 2016 ore 11:38 segnala

Chiavari - «Pronto, sono Francesco. Ho pensato che possiamo fare più in fretta se la mia prefazione ve la detto al telefono... Ha carta e penna per scrivere?». Usando un termine abusato dalla politica, si potrebbe dire che Dio è anche Signore della semplificazione. Non hanno dubbi, infatti, gli autori che dietro al loro libro ci sia il Suo zampino e non tanto per ragioni evidenti, essendo un testo che, a modo suo, tratta di Lui ma proprio per le modalità con cui l’opera è nata.

Gli indizi sono disseminati lungo il percorso che ha portato a “Cristo dentro” (Itaca editore), libro firmato da Francesca Sadowski (medico chiavarese, direttore di Fisiosport a Villa Ravenna, presidente di Cdo), Pino Rampolla (fotografo) e don Eugenio Nembrini e che a torto si definirebbe solo fotografico, anche se racconta per immagini il rapporto di alcuni detenuti con la fede, attraverso i loro tatuaggi.

Primo indizio, la genesi dell’opera: «Un giorno Massimiliano - racconta Francesca Sadowski - un detenuto con il quale avevo avuto alcuni incontri, mi fece vedere che aveva corretto il proprio tatuaggio: da “Meglio padroni dell’Inferno che schiavi del Paradiso” aveva cambiato la scritta in “Meglio padroni del Paradiso che schiavi dell’inferno”. Mi disse che la prima frase non lo rappresentava più e che nel suo percorso di ricerca di sé, desiderava capovolgere quel messaggio che portava scritto sull’avambraccio. Fu un episodio molto significativo, anche tenuto conto della difficoltà in un ambiente come il carcere di “correggere” un tatuaggio, nato da una volontà profonda di invertire il senso della propria vita.

Dopo quell’episodio e dopo aver letto tante lettere di Massimiliano e di altri detenuti, io e don Eugenio ci siamo resi conto che noi stavamo guardando Dio all’opera e che sarebbe stato bello farlo vedere anche agli amici – aggiunge ancora Francesca Sadowski - E così una sera a Roma abbiamo proposto all’amico Pino Rampolla di fotografare i tatuaggi a tema religioso e di aiutarci a raccogliere, dove possibile, le testimonianze di chi aveva impresso sulla pelle e nel cuore la domanda di Dio e la sua amicizia».

Secondo indizio la telefonata di Francesco, Papa Francesco! Una telefonata giunta inattesa, a seguito della richiesta rivolta al Pontefice di scrivere la prefazione al volume e una risposta così immediata e diretta, che gli autori leggono come il segno dell’urgenza di raccontare quel rapporto così delicato e umanissimo, di chi si trova incarcerato e coltiva nell’animo innanzitutto un desiderio di riscatto, di comprensione e di misericordia.

da IL SECOLOXIX
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01/12/2016 11:38:53
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Commenti

  1. Njlo 01 dicembre 2016 ore 15:31
    I tatuaggi sono bellissimi, quasi opere d'arte. A me piacciono molto e ne ho, seppure più piccoli e discreti. Questi sono, credo, un segno tangibile della misericordia di Dio, che è entrato nel cuore di questi uomini, cambiandoli, facendo loro rinnegare un passato pieno di errori e votandoli al riscatto e ad affermare anche così la loro nuova Fede. :rosa
  2. gandalf3 01 dicembre 2016 ore 16:42
    @Njlo...Io non ho tatuaggi ma li hanno sia mia figlia,discreti come i tuoi e mio nipote un po più vistosi e con scritte in lingua elfica?...e non vuol dire quale è il significato.I detenuti...come ho scritto giorni fa"Il Signore parla tutte le lingue",cosi' vede anche in tutti i cuori e riesce a far breccia a volte in corazze che potevano sembrare indistruttibili.VORREI FARE PERO' UN DISTINGUO FRA QUESTE IMMAGINE E QUELLE DEI MAFIOSI CHE UCCIDONO CON LA BIBBIA IN TASCA!
    :rosa :rosa :rosa
  3. Njlo 01 dicembre 2016 ore 17:09
    Beh, i mafiosi non sono certo cristiani. Sono ipocriti assassini. Punto.
  4. gandalf3 01 dicembre 2016 ore 17:12
    @Njlo...Punto e basta! :clap :clap :clap :rosa :rosa :rosa

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