LUNA

01 aprile 2017 ore 21:03 segnala

Oh luna 'ntò celu
parravi o' sò cori
ccu paroli d'amuri
pittannu culuri.
Parrasti, parrasti
ed idda ascutava
l'amuri cantava
'a cuntintizza sò...
O fineru i paroli
o finìu d'ascutari
nun c'è cchiù l'amuri
e mancu tu...
Ristò 'n celu
ccu tanti stiddi
ca sunu riordi
di picciriddi
Ristò 'u suli
ca quarìa a matina
e 'u riordu
di 'n amuri ca fu

Armando Carruba
bf0c4fcd-8bcc-448b-8a0d-e16e6aaa5870
« immagine » Oh luna 'ntò celu parravi o' sò cori ccu paroli d'amuri pittannu culuri. Parrasti, parrasti ed idda ascutava l'amuri cantava 'a cuntintizza sò... O fineru i paroli o finìu d'ascutari nun c'è cchiù l'amuri e mancu tu... Ristò 'n celu ccu tanti stiddi ca sunu riordi di picciriddi Ristò ...
Post
01/04/2017 21:03:39
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

VANNO VELE di Ester Avanzi

28 marzo 2017 ore 11:36 segnala
VANNO VELE

Vanno vele
su pelle di mare.
Vibra di vento la pelle,
ancheggia la vela.
Cala reti
gonfie di grigio
il cielo;
le appoggia sul mare
sfiorando ali spiegate
che muovono il tempo
incrociando le rotte.

Ester Avanzi
7356c720-e2a7-4ffe-a46b-bd57faf815b3
VANNO VELE « immagine » Vanno vele su pelle di mare. Vibra di vento la pelle, ancheggia la vela. Cala reti gonfie di grigio il cielo; le appoggia sul mare sfiorando ali spiegate che muovono il tempo incrociando le rotte. Ester Avanzi
Post
28/03/2017 11:36:08
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

LA FESTA DI SAN GIUSEPPE

19 marzo 2017 ore 20:58 segnala
LA FESTA DI SAN GIUSEPPE.

La festa di S. Giuseppe è un po' simile in tutti i paesi della Sicilia, a Carlentini in prov. di Siracusa, secondo quando scrive il mio carissimo amico Alfio Caltabiano, si svolge il giorno della Pasquetta; è una festa che ancora oggi resiste.
I personaggi che impersonano la Sacra Famiglia non sono persone agiate; un vecchietto con la barba bianca per San Giuseppe, una ragazzina (un tempo si sceglieva orfana) per Maria, un bambino per il bambinello.
Vengono vestiti tutt'ora con paramenti sacri in una famiglia che da anni si presta (i Tribulato) e portati alla Chiesa del Carmine dove viene celebrata la Santa Messa.
Alla fine della celebrazione, la Sacra Famiglia gira per le vie del paese seguita da un corteo di doni, che una volta erano portati da carretti decorati ed addobbati con nastri e pinnacchi, come pane di svariata forma chiamato "cuddura" asparagi, pasta, frumento, ceci, olio, ed altro.
Lungo il percorso, i fedeli danno soldi e doni ai personaggi che, quando raggiungono verso mezzogiorno la piazza principale Armando Diaz, salgono sul palco e simbolicamente pranzano con svariate pietanze.
Nel pomeriggio avviene la vendita dei doni all'asta.
L'unica cosa scomparsa di questa festa tradizionale è la corsa dei cavalli che, ornati con briglie di vari colori, cianciani e pinnacchi, correvano per il Corso.
Questa tradizione rispolverata sta tornando in uso, ma in modo diverso.
Durante il giro del paese della Sacra Famiglia, la processione era seguita da carri e cavalli parati a festa.

'A SALINA di Letterio Cafeo

11 marzo 2017 ore 17:45 segnala
'A SALINA

Capita spissu pinsannu 'u passatu,
di fari un parauni co' prisenti;
t'accorgi quantu cosi ha cancillatu
supra 'a terra, l'omunu pizzenti.

Cu veni oggi a visitari Augusta
a furriarla tutta nun si stanca,
su' tanti i cosi boni ca si gusta;
ma nun s'accorgi si qualcosa manca.

La genti ca nun havi nustalgia,
godi la vita na 'sta cittadina.
Ma, 'n vicchiareddu a "Villa" ca talìa,

virennu 'n furasteru, s'avvicina
e ci rici: Nun c'è cchiù puisia!
tra 'u mari e 'u munti... manca la salina.

Letterio Cafeo

I FURBETTI DEL CARTELLINO (?)

03 marzo 2017 ore 19:12 segnala

Carissimi amici che cosa non vi debbo raccontare!!! Cosi... cosi... cosi...! I lazzaroni del cartellino! Ogni tanto, nun sapennu chi fari, ci fanno una trasmissione e tra un presentatore che non rappresenta, politici finchè il vento soffia si cammina e abbocati delle cause perdute... il programma tira avanti con ascolti nel male più che bene. Ma vorrei dire... buttanazza della miseria, personalmente sono stato dipendente in una fabbrica petrolchimica e quando trasìu una delle regole era nessuno, sottolineo NESSUNO poteva timbrare il cartellino di un altro, chi lo avesse fatto ... ipso fatto si trovava a non dover più timbrare per licenziamento in tronco. Ricordo anche il decimatore, quello strumento (azionato dal servizio vigilanza) ca quannu videvano una situazione losca lo facevano suonare e il tizio veniva perquisito! (in seguito a lotte sindacali fu levato). E riguardo al caso di Roma dove la notte di capodanno i vigili urbani in 700 tra malati e in ferie.. ho da dire che sempre nella fabbrica dove ho lavorato in turno c'era una regola morale che valeva più di quelle scritte. Feste come il capodanno chi ci toccava... ci toccava ... Ricordo la notte del 31.12.1970 ero di turno e la squadra si componeva di quattro operai e un capoturno. Ebbene, malgrado due avessero le ferie firmate vennero lo stesso al lavoro e vi assicuro è stato uno dei più bei capodanno vissuti. Chi avesse infranto questa regola, quando rientrava non era completamente "cacato" poichè nessuno gli avrebbe rivolto la parola. Purtroppo a volte "Era megghiu quannu si stava peggiu!" Licenziarli in tronco senza per come e perchè! Buona serata .... Ah mi sfugai !

I CALAFATARI

03 marzo 2017 ore 18:43 segnala
I CALAFATARI

Sembra strano con la crisi di lavoro che c’è, che pochissimi giovani, stando a quel che si dice, abbraccino questa professione che dopotutto lo farebbe vivere dignitosamente dal momento che c’è ancora un bel po’ di persone disposte a farsi costruire una barca.
Al cantiere sono rimasti artigiani anziani che lamentano la non presenza giovanile al lavoro, i tempi cambiano e le aspirazioni della gioventù sono diverse, e quindi come si suole dire chianciri ‘u mortu ssu lacrimi persi.
Basta passare in macchina e buttare uno sguardo al cantiere, che per incanto lo vedi come ai bei tempi, pieno di pescherecci e barche e con i ragazzini a gironzolare di nascosto fra le imbarcazioni sognando ad occhi aperti le avventure dei pirati.
Il risveglio era rappresentato da un addetto ai lavori che era sempre pronto a menar le mani se quell’improvvisata ciurma non levava l’ancora alla svelta, ma questo non dissuadeva minimamente nessun giovanissimo dall’andare a giocare in quel posto.
A quell’epoca c’era una barchetta che probabilmente doveva servire ai calafatari per spostarsi via mare, da un’imbarcazione all’altra, e la sera era lì, priva di remi legata ad un anello di ferro del molo.
Prenderla non era un’impresa da poco considerato che il cantiere era custodito anche di notte; quindi i ragazzini prima si procuravano le tavolette – tolte a delle cassette per pesci – e che dovevano servire da remi, e dopo controllavano i movimenti del guardiano.
Quando lo ritenevano opportuno, cercando di fare meno rumore possibile, di corsa alla barchetta; il più esperto scioglieva il nodo che la teneva legata all’anello in ferro e dopo tante discussioni su chi doveva salirci sopra, a bordo e…avanti tutta!
Questo avveniva perché io ragazzini presenti a questa operazione erano molto di più rispetto alla capienza della barchetta.
Andava a finire che le lagnanze, non più a bassa voce, di chi era rimasto a guardare sul molo, facevano accorrere il custode con il risultato di procurare un fuggi..fuggi generale di chi era ancora in cantiere e un attracco della barchetta al molo di fronte, per evitare il rimprovero manesco del guardiano a quella ciurma improvvisata.
Quel cantiere per i ragazzini degli anni ’50 ha costituito un simpatico parco giochi; su quella barchetta tanti giovanissimi, di contrabbando, hanno imparato a remare, speriamo che anche questi nostri simpaticissimi calafatari remino ancora per tanti e tanti anni.

LU PILLIRINU E LU PLATANU di Venerando Gangi

01 marzo 2017 ore 11:32 segnala
LU PILLIRINU, E LU PLATANU

'N tempu d'està, d'un Platanu
all'umbra un pillirinu
sidia ppri ripusarisi,
stancu di lu caminu.
Guarda la pianta sterili,
la gran fugghami, e autizza,
tistija, e stu rimproviru
all'urtimu cci 'ndrizza:
O sbriugnatu arburu,
ca pampini sì tuttu,
ca 'mpanni tanta aria,
e mancu viju un fruttu!
Lu platanu a lu sentiri
stu zoticu parrari,
risposta giusta subitu
all'omu sappi dari:
E' veru ca infruttiferu
ju sugnu; mi sia chista
ti vogghiu ju cuncediri,
curpa di pianta trista;
frattantu 'ntra stu caudu
tu all'umbra mia sì misu
frattantu ti beneficu,
rinfriscu, e 'mparadisu.
Difetti rinfacciaricci
fauri a cui nni fa,
è granni 'ngratitudini
è mostruosità

Venerando Gangi

IL PELLEGRINO ED IL PLATANO
D'estate sotto un platano, all'ombra, un pellegrino sedeva a riposare stanco del suo cammino. Guarda la pianta sterile, di gran fogliame e altezza, scuote la testa e dice con la maggiore asprezza: "Oh svergognato albero, che fronda sei per tutto, che copri tanto cielo e non produci frutto!" Il platano all'udire quel rustico parlare, risposta giusta subito all'uomo seppe dare: "E' vero che di frutti la fronda mia è sprovvista, ammetto la mia colpa di essere pianta trista. Ma tu all'ombra mia ti stai con lieto viso, pertanto refrigerio ti dò il paradiso!" Difatti rilevare a chi favor cifa è grande ingratitudine ed è mostruosità.

RICETTA SICILIANA

28 febbraio 2017 ore 16:57 segnala
SPAGHETTI AI RICCI DI MARE

Ingredienti per 4 persone:
* 400 gr di spaghetti
* 80 ricci (equivalenti a 2 bicchieri di plastica che vendono generalmente al mercato al prezzo di euro 10 circa a bicchiere)
* 1/2 bicchiere d'olio extravergine d'oliva
* 2 spicchi d'aglio
* 1 mazzetto di prezzemolo
* sale e pepe

Aprite i ricci con apposito utensile o con un paio di forbici e recuperare le uova, trasferendole in una terrina.
Pestate l'aglio nel mortaio con ua presa di sale; versate il composto in una ciotola e incorporate il prezzemolo tritato, l'olio (leggermente scaldato a bagnomaria) e una spolverata di pepe.
Mescolate, quindi, la salsina alle uova dei ricci e lasciate riposare.
Lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata; sgocciolateli al dente e conditeli con il sugo preparato

SITI D'AMURI Armando Carruba

22 febbraio 2017 ore 11:23 segnala
SITI D'AMURI

Lassai i me' sonni 'i carusu
unni 'u mari canta
canzuni d'amuri
a casi
ca ciaurunu 'i basilicu,
unnu vecchi 'o suli
asciucunu pinzeri
e picciriddi scausi
assicutunu 'a vita
vaneddi vaneddi.
Lassai i me' sonni 'i carusu
a 'na picciotta
ca ccu l'occhi a la via
'rrireva 'o ventu.

Armando Carruba

Ho lasciato i miei sogni di ragazzo/ dove il mare canta/ canzoni d'amore/ a case/ che odorono di basilico/ dove vecchi al sole/ asciugono pensieri/ e bambini scalzi/ rincorrono la vita/ vicoli vicoli/ Ho lasciato i miei sogni di ragazzo/ ad una fanciulla/ che guardando la strada/ rideva al vento.

SITI D'AMURI di Armando Carruba

20 febbraio 2017 ore 17:10 segnala
SITI D'AMURI

'U tempu
è comu 'u ciumi,
curri...
curri...
curri...
nun torna cchiù.
Pirchissu
ti vogghiu amari
sempri
pp'arrubbari
tempu 'o tempu

Armando Carruba

SETE D'AMORE - Il tempo è come il fiume, corre... corre... corre... non torna più. Per questo ti voglio amare sempre per rubare tempo al tempo.
40e613ed-7e13-49e4-85a6-f71d27d2252d
SITI D'AMURI « immagine » 'U tempu è comu 'u ciumi, curri... curri... curri... nun torna cchiù. Pirchissu ti vogghiu amari sempri pp'arrubbari tempu 'o tempu Armando Carruba SETE D'AMORE - Il tempo è come il fiume, corre... corre... corre... non torna più. Per questo ti voglio amare sempre per...
Post
20/02/2017 17:10:22
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment