I tentacoli di facebook mi lusingano e titillano... e la mia
resistenza a questo "fenomeno" mi fa capire quali sono le sue armi.
Quasi sempre sento come argomento per avvicinarcisi "ho trovato tutti i miei compagni di scuola".
Già... il passato. Gran rifugio il passato in tempi di difficoltà. Non
il passato universitario, ma quello del liceo. Quello prima di essere
maggiorenni. Quello di quando non si aveva nessun dovere e tutti i
diritti. Tutelati e coccolati (si fa per dire) dal mondo degli adulti.
Lo so molti diranno "per me non era così". Scusate se sto facendo un
ragionamento che coinvolge, pare, milioni di persone tra i quali voi
che vi chiamate fuori dal gregge potrete costituire una degnissima
eccezione, senza inficiare il dato statistico. Anche io non amo
ripensare al liceo: panico da interrogazioni, compagni di classe
odiosi, sudicio diffuso, sfiga pressoché totale in amore (quello è un
dato che non è cambiato moltissimo però). MA dico che per molti il
passato resta un punto debole. Per la massa che ragiona con la panza e
non col cervello. E se non è il passato è altro. La gnocca magari.
Ficcare il naso nella vita degli/delle ex. Punti deboli. Anche perché
diciamolo... myspace è molto utile ai gruppi musicali, agli
organizzatori di eventi, a chi cerca visibilità. Facebook a che serve?
A riprendere contatto con gente che presto ti fa capire come mai era
uscita dalla tua vita (e che non è stato affatto un caso)?
E allora mi chiedo, in tutta lucidità. Può essere così buono un
fenomeno che per mantenersi in vita si aggrappa alle tue debolezze?
Che lusinga le tue ferite aperte?
Che ti dà un'illusione di comunità dandoti l'impressione di condividere
la tua vita privata con tante persone che di importante per te hanno
dopotutto solo il fatto di averne fatto parte in un passato remoto?
A voi la risposta. O anche no.
A POCO A POCO....