C'è una mentalità che si è ormai fondata definitivamente nel mondo occidentale, che mi lascia abbastanza perplesso.
Voglio
anticipare che in quello che dirò qui di seguito la mia convinzione
religiosa ha a che vedere solo marginalmente. Personalmente di quel che
dice il Papa, Berlusconi, Casini, Buddha o Allah mi interessa solo ia
titolo di inventario; sono giusto voci rispetto alle quali posso dire
"sono d'accordo" oppure no. Spesso no.
Ho detto altrove di quanto io
sia prevenuto nei confronti di quella che chiamo l' "industria
dell'informazione". Vale a dire quel concerto di media di vario genere
che guida il consenso e l'interesse delle masse e decide che cosa dover
trovare interessante e cosa no. Il seguito che hanno vicende come
quella di Garlasco, di Cogne, di Perugia e chi più ne ha più ne metta,
ne è il segnale più evidente. Il modo di porre le notizie trasforma lo
spettatore ora nel tenente colombo, ora nell'avvocato perry mason, e
ognuno è convintissimo di cose di cui ragionevolmente può dire di
essere informato solo di seconda o terza mano. O anche più.
Allo
stesso modo resto allibito di fronte al fervore e alla fermezza con cui
vengono asseriti principi come libertà, diritto alla vita, diritto alla
morte.
Per fornire una chiave di lettura corretta di quanto sto per
dire posso fare un'affermazione: sono dell'opinione che Eluana non
doveva essere privata del cibo e dell'acqua. Sono dell'opinione che se
proprio ci si teneva a porre fine alle sue sofferenze occorreva farle
una iniezione letale e andare incontro alle conseguenze, ma ecco questa
ipocrisia con la quale si asseriscono principi in offerta speciale, mi
fa abbastanza ribrezzo.
Dico questo perché non voglio rientrare nei
canoni né dell'una parte, quella del diritto alla morte a comando, né
dell'altra, quella cioè del cattolico versione TG che va in giro con la
candelina a dare a Beppino Englaro del boia.
Beppino englaro, come
mia opinione personale, non è un assassino. E' un uomo che ha sofferto,
che soffre, e che ha commesso l'errore di voler finire sotto i
riflettori, forse per rivalsa nei confronti dei vari gradi di giudizio
che gli hanno impedito di fare quello che riteneva fosse giusto. Non
voglio arrivare a dire che gli sia mancato il coraggio di un gesto
doloroso (ma a mio parere più giusto) voglio però dire che non sono
mancate nelle cronache, figure di padri che hanno posto fine alle
sofferenze dei figli, costasse quel che costasse. In questo modo ha
sacrificato diciassette anni di sofferenze (erano poi tali? chi può
dirlo con certezza?) della figlia, e proprie, in nome di un principio.
Ma
è proprio su questo principio che vorrei discutere. O meglio non
discutere (perché proprio non mi interessa discuterne, dico sul serio)
ma parlare per conto mio, in coscienza mia. Così fate conto che io sia
uno di quelli che vaneggiano per la strada e che parlano così per dare
aria.
Spesso discutendo di vicende umane si finisce con il tranciare
la questione con un bel "è una scelta" e qui si deve desistere. Pena
l'accusa di illiberalità, di dispotismo, o peggio ancora di bigottismo,
la colpa più grande del secolo.
E' una scelta e occorre accettarla. Giusto?
Secondo me no. Non sempre almeno.
Questa
idea della libertà come trionfo della volontà individuale proprio mi
sta stretta. Anzi al contrario mi sta larga come un paio di scarpe del
47 (io ho il 43). E come un paio di scarpe troppo larghe mi fa
inciampare qualsiasi direzione io prenda.
Se ognuno di noi fosse un
fine pensatore, se fosse in possesso di ogni informazione possibile che
lo guidasse nel giudizio, se avesse sempre la lucidità e l'obiettività
necessarie, se fosse un essere senziente e dotato di una mente pensante
in maniera perfetta insomma, allora potrei essere QUASI d'accordo. Come
minimo ne potrei discutere. Anche se, se per assurdo lo fosse, secondo
me non si sognerebbe lontanamente di asserire qualcosa come il diritto
alla morte, nel senso che saprebbe che quella di morire è una
eventualità di fronte alla quale rapportarsi in un modo o in un altro
ma non certo un diritto.
Ecco questo travestire i cazzi propri da
diritti mi fa proprio uscire dai gangheri. Perché il diritto è
moralmente intoccabile. Una scelta, anche la peggiore, viene posta come
indiscutibile perché nel momento in cui la compi viene travestita da
diritto e nessuno può dire niente, nemmeno chiederti di andare incontro
alle sue conseguenze senza fiatare.
Non vorrei entrare in questioni
etiche, per le quali non esiste una morte di un individuo che non abbia
effetto sulle vite degli altri. Ma già che ci sono vorrei dire che se
esistesse una morte così fatta la cosa sarebbe triste in sé. E' triste
e deprimente un mondo in cui una persona può morire o vivere nella
generale indifferenza. Ve lo potete immaginare? Io penso che purtroppo
sia sempre più facile immaginarlo perché la nostra società si sta
orientando sempre più in questa direzione ed è ciò che finirà per farla
estinguere. La nostra società si sta suicidando insomma.
Si parla di
vita che sia degna o meno di essere vissuta. Io trovo allucinante che
la stessa frase sia anche solo formulata. Fu una pensata letteraria che
voleva dire tutt'altro e come accade spesso si è rivoltata nelle mani
di chi la pensò.
Credo davvero che questa idea sia un lusso del
benessere occidentale. Penso che chi sia costretto a combattere ogni
giorno per la propria sopravvivenza non si ponga proprio il problema se
la propria vita sia degna o meno di essere vissuta. Non penso che se lo
chiedessero i prigionieri dei lager o dei gulag, non penso se lo
chiedano dei naufraghi costretti al cannibalismo, non penso che se lo
chiedano tutti quelli che combattono per sopravvivere, gente che resta
intrappolata nelle macerie di un terremoto e resiste per giorni e
giorni, magari bevendo le proprie urine. Gente che sopravvive contro
ogni logica, contro ogni speranza.
Parlavo di questo con un tizio
che mi ha detto una cosa che francamente mi ha steso e che era il
tassello mancante del mio ragionamento: secondo lui non dovevamo
sbatterci perché Eluana morisse, ma perché Beppino non soffrisse.
Abbiamo lasciato che il suo dolore lo spingesse sul piedistallo dove
gli abbiamo buttato fango o fiori, nessuno ha pensato a tirarlo giù e
accompagnarlo nella sua sofferenza.
Perché chi soffre disturba il
nostro mondo scintillante fatto di tronisti, veline, bandiere col che,
svastiche, centrisociali e neofascismo, rumeni e leghisti, telegiornali
delle otto, omicidi insoluti, queste vicende ci ricordano che basta uno
zig invece di uno zag e andiamo a veder crescere l'erba dalla parte
delle radici, ed ecco che attuiamo questo esorcismo collettivo: non
occupiamoci del malato e di chi soffre. Lasciamolo morire e chiamiamo
questo "libertà". Quanto è tutto più facile così. E quanto è più bello
chiamare l'indifferenza "libertà".
In realtà mi sembra che ci
stiamo tutti quanti arrendendo ogni giorno di più. Ogni giorno siamo
disposti a rinunciare a principi, valori, e chiamiamo questa rinuncia
libertà. Libertà di scelte sbagliate, imponendo ad alcuni di patirne le
conseguenze, che devono sopportare in nome della libertà di scelta. Ma
guai chiedere di affrontare le conseguenze delle scelte.
Scelta di
drogarsi, di guidare senza casco, di vendere il proprio corpo per le
strade, in appartamenti (magari nelle case chiuse così non vediamo le
prostitute per le strade e i bambini non si impressionano) o su
internet, di degradare se stessi in ogni modo, scelte, scelte, scelte.
Scelte
con tutti i pro possibili, i cui contro però devono essere a carico
degli altri, perché occorre sì rispettare le scelte ma anche il diritto
alla vita, alla salute e alla dignità di chi ha scelto di fottersene
altamente, ed ecco che chi poi finisce per farsi carico del problema,
viene tacciato di illiberalità e di bigottismo, perché questa loro
scelta di prendersi cura della pochezza altrui è impopolare, mantiene
in vita una contraddizione che turba i sonni tranquilli delle coscienze
troppo impegnate a sognare le loro illusioni di libertà.
Questo modo
di risolvere i problemi scegliendo la soluzione banale di non porseli
mi spaventa abbastanza. Su un piano egoistico mi chiedo quale sarà la
mia qualità di vita in un mondo che sempre più premia l'efficienza,
dichiarando "non degna di essere vissuta" una vita in cui non sia
possibile scrivere un sonetto o battere un record olimpico (come se
fossimo tutti atleti, scienziati o intellettuali) o gustare un cibo
(sì, c'è anche chi ha detto che Eluana poteva benissimo morire dal
momento che per lei cibarsi era disgiunto dal piacere del palato). Mi
chiedo come tratteranno i loro anziani gli individui che ora da
adolescenti ne massacrano o stuprano altri per passare il tempo, che
crescono col mito di autentiche troie come Paris Hilton e... non so
quale possa essere il corrispettivo maschile. Forse un tronista.
Su
un piano più, diciamo così, filosofico, mi viene in mente che la cara
vecchia Entropia è un principio sempre valido. Detta in soldoni: le
cose lasciate a loro stesse vanno tutte in merda. Occorre energia per
tenerle in piedi. Occorre energia per vivere, per combattere, anche
solo per mangiare. La vita materiale è costantemente in salita. Per
questo si dice "cadere in basso" quando la qualità di vita si sminuisce
(le parole spesso nascondono delle verità, lo sapeva bene Heidegger).
Questo
implica che possiamo benissimo imprimere movimento alle cose
lasciandole cadere. Le cose si muovono sì, ma nella direzione della
loro distruzione. Vediamo tutto questo gran bel movimento e ci sembra
che l'effetto dinamico sia soddisfacente e il fatto di lasciarsi cadere
lo chiamiamo "scelta".
E la volontà di lasciarsi cadere "libertà".
E quando si è stufi di cadere, come parassiti si pretende che altri ci
sorreggano, e chiamino questo "solidarietà".
Lasciare andare,
lasciar correre, lasciare che sia, lasciare... lasciare... lasciare...
ma in tutto questo lasciare non vi sentite un po' abbandonati non a voi
stessi, ma DA voi stessi?
Ogni tanto, lo confesso, io sì.
SCELTA E LIBERTA'
17 marzo 2009 ore 10.3710657425
C'è una mentalità che si è ormai fondata definitivamente nel mondo occidentale, che mi lascia abbastanza perplesso.Voglio
anticipare che in quello che dirò qui di seguito la mia convinzione
religiosa...

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17/03/2009 10.37.59
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Commenti
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catha 20 aprile 2009 ore 19.13
-
gianlu64 21 aprile 2009 ore 02.48 -
mara44.MI 21 marzo 2011 ore 21.45
-
gianlu64 22 marzo 2011 ore 12.58
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