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Ultimi messaggi pubblicati da gianlu64

lunedì 1 febbraio 2010

PETIT MORCEAU

Scritto da gianlu64 01.04

Una di notte.
Niente soldi.
Niente alcool.
Niente di niente.
E' adesso che si vede quanti coglioni hai.

giovedì 14 gennaio 2010

MASKI

Scritto da gianlu64 18.19

Maski. Sì lo scrivo così, con la kappa. Non è un vezzo adolescenziale né un modo per risparmiare spazio o di assecondare la mia pigrizia.
Voglio proprio parlare dei "maski" anzi del loro ruolo nell'immaginario e nei desideri femminili.
I maski sono egoisti e bastardi e piacciono per questo. I maski sono infantili e spesso ignoranti e stupidi e questo li rende adatti per un sano divertimento.
I maski sono volgari, corteggiano parlando sporco e nel farlo commettono errori di grammatica oltre i limiti della bestialità.
Poi ci sono gli uomini. Ma di loro parliamo dopo.

Mi rendo ben conto che, come recita la legge fondamentale dell'attrazione femminile, le sue ragioni sono impossibili da conoscere o da capire. Quindi sottolineo fin da subito (tanto è inutile ma lo faccio lo stesso) che il ritratto che voglio qui fornire non è l'ennesimo panegirico contro una presunta superficialità femminile che le porta a trascurare i veri valori bla bla bla.
E' la natura umana e in particolare quella femminile che è fatta così, e non ci si può far niente.
O così o l' eremo di Camaldoli. A voi scegliere.

Stabilito questo, quello che possiamo dire con sufficiente certezza è che le donne sono attratte dai maski.
Ci si mettono insieme. Ci si fidanzano. Magari ci si sposano e ci si riproducono.
Un giorno poi si rendono conto di quanto manchi loro un uomo. E finalmente è agli uomini che si rivolgono e si mettono a cercare proprio quegli uomini che hanno lasciato in un angolo e  che nel frattempo in quell'angolo sono rimasti a osservare, con le mani in mano, ma più spesso con in mano tutt'altro.
Ma quando questo succede, parafrasando il mio amato Bukowski, "  la gioventù è finita, la tempesta è passata e le ragazze sono andate tutte a casa".
A quel punto tocca o la parte tristissima dell'amante o quella comunque dello stronzo.
E chi sono questi Uomini?
Già chi sono?
Sono infallibili gli uomini? Sono belli? Sono maturi? Sono forti? Sono intelligenti? colti? Originali? Divertenti? stabili? Affidabili?
No, non necessariamente.
E allora che differenza c'è tra loro e i Maski?
La differenza sostanziale è che loro, almeno, ci provano. Sì. E come minimo hanno una coscienza a cui appellarsi. E quando li si riprende, rimprovera, fa presente un problema hanno questo di particolare che se ne fanno una questione, quel problema di fatto se lo pongono, ascoltano, quantomeno.
E' importante questo? Spesso no. L'ormone è praticamente sordo a questa prerogativa ma arriva un giorno in cui questo diventa importante e quando questo giorno arriva i telefoni squillano, le caselle email si riempiono, i social network lampeggiano di mille avvisi che qualcuna ti cerca, ti deve parlare, ti deve chiedere, vuole sapere "tu che sei un uomo dammi un consiglio...".

Tutto inutile.

Le risposte che hai da dare non sono quelle che servono, perché tu parli da uomo e non da Maskio. Le tue ragioni sono plausibili. Le tue valutazioni sono razionali. In due parole: sei pesante".
E poi non è per questo che rispondi e ti applichi e ti rendi disponibile, dai dilla tutta.
Non sei quella "Bella Persona" che lei credeva che tu fossi. Perché tu in realtà speravi che quel che le interessava fosse altro, non una semplice consulenza. Eh?
E magari un giorno dici "cazzo mi sono stufato" e cominci anche tu a fare il Maskio ma ti manca l'esercizio, ti manca quella sottile demenza che ti porta a mentire spudoratamente anche a te stesso, che ti impedisce di sentire come un insulto alla tua stessa intelligenza le mosse che si rendono necessarie alla bisogna, ti manca insomma quel certo non-so-che che fa la differenza tra il "bastardo che piace" e lo "stronzo vulgaris".
Così nel buio prima di addormentarti guardi un soffitto che non vedi e ti chiedi se hai fatto bene e per quanto tempo resisterai a fare così e come fare per tornare indietro e fare ammenda, nel caso.
Perché un uomo, fra le altre cose che ha imparato, sa tornare sui suoi passi e chiedere scusa.
E questo sì che è davvero, davvero imperdonabile!

lunedì 6 luglio 2009

RICAPITOLANDO

Scritto da gianlu64 16.55

Metto su casa...
gli AMICI non fanno che chiedermi quando mi ci trasferisco stabile. Pressano. Stressano. Insistono. Poi quando li invito a vedere come sta venendo han tutti da fare.
Una si fa viva solo nel momento in cui ho un frigo funzionante con bibite annesse.

Due mie amiche compiono gli anni. Faccio gli auguri a entrambe. Nessuna risponde.
A una avevo comprato un regalo. Una scematina, giusto un pensiero.
Le chiedo "quando posso portartelo?"
Lei "stasera no che son stanca, ti faccio sapere in settimana".

Sempre più indizi del fatto che sto chiamando "AMICI" le persone sbagliate.
Errore di identità insomma.

martedì 17 marzo 2009

SCELTA E LIBERTA'

Scritto da gianlu64 10.38

C'è una mentalità che si è ormai fondata definitivamente nel mondo occidentale, che mi lascia abbastanza perplesso.
Voglio anticipare che in quello che dirò qui di seguito la mia convinzione religiosa ha a che vedere solo marginalmente. Personalmente di quel che dice il Papa, Berlusconi, Casini, Buddha o Allah mi interessa solo ia titolo di inventario; sono giusto voci rispetto alle quali posso dire "sono d'accordo" oppure no. Spesso no.
Ho detto altrove di quanto io sia prevenuto nei confronti di quella che chiamo l' "industria dell'informazione". Vale a dire quel concerto di media di vario genere che guida il consenso e l'interesse delle masse e decide che cosa dover trovare interessante e cosa no. Il seguito che hanno vicende come quella di Garlasco, di Cogne, di Perugia e chi più ne ha più ne metta, ne è il segnale più evidente. Il modo di porre le notizie trasforma lo spettatore ora nel tenente colombo, ora nell'avvocato perry mason, e ognuno è convintissimo di cose di cui ragionevolmente può dire di essere informato solo di seconda o terza mano. O anche più.
Allo stesso modo resto allibito di fronte al fervore e alla fermezza con cui vengono asseriti principi come libertà, diritto alla vita, diritto alla morte.
Per fornire una chiave di lettura corretta di quanto sto per dire posso fare un'affermazione: sono dell'opinione che Eluana non doveva essere privata del cibo e dell'acqua. Sono dell'opinione che se proprio ci si teneva a porre fine alle sue sofferenze occorreva farle una iniezione letale e andare incontro alle conseguenze, ma ecco questa ipocrisia con la quale si asseriscono principi in offerta speciale, mi fa abbastanza ribrezzo.
Dico questo perché non voglio rientrare nei canoni né dell'una parte, quella del diritto alla morte a comando, né dell'altra, quella cioè del cattolico versione TG che va in giro con la candelina a dare a Beppino Englaro del boia.
Beppino englaro, come mia opinione personale, non è un assassino. E' un uomo che ha sofferto, che soffre, e che ha commesso l'errore di voler finire sotto i riflettori, forse per rivalsa nei confronti dei vari gradi di giudizio che gli hanno impedito di fare quello che riteneva fosse giusto. Non voglio arrivare a dire che gli sia mancato il coraggio di un gesto doloroso (ma a mio parere più giusto) voglio però dire che non sono mancate nelle cronache, figure di padri che hanno posto fine alle sofferenze dei figli, costasse quel che costasse. In questo modo ha sacrificato diciassette anni di sofferenze (erano poi tali? chi può dirlo con certezza?) della figlia, e proprie, in nome di un principio.
Ma è proprio su questo principio che vorrei discutere. O meglio non discutere (perché proprio non mi interessa discuterne, dico sul serio) ma parlare per conto mio, in coscienza mia. Così fate conto che io sia uno di quelli che vaneggiano per la strada e che parlano così per dare aria.
Spesso discutendo di vicende umane si finisce con il tranciare la questione con un bel "è una scelta" e qui si deve desistere. Pena l'accusa di illiberalità, di dispotismo, o peggio ancora di bigottismo, la colpa più grande del secolo.
E' una scelta e occorre accettarla. Giusto?
Secondo me no. Non sempre almeno.
Questa idea della libertà come trionfo della volontà individuale proprio mi sta stretta. Anzi al contrario mi sta larga come un paio di scarpe del 47 (io ho il 43). E come un paio di scarpe troppo larghe mi fa inciampare qualsiasi direzione io prenda.
Se ognuno di noi fosse un fine pensatore, se fosse in possesso di ogni informazione possibile che lo guidasse nel giudizio, se avesse sempre la lucidità e l'obiettività necessarie, se fosse un essere senziente e dotato di una mente pensante in maniera perfetta insomma, allora potrei essere QUASI d'accordo. Come minimo ne potrei discutere. Anche se, se per assurdo lo fosse, secondo me non si sognerebbe lontanamente di asserire qualcosa come il diritto alla morte, nel senso che saprebbe che quella di morire è una eventualità di fronte alla quale rapportarsi in un modo o in un altro ma non certo un diritto.
Ecco questo travestire i cazzi propri da diritti mi fa proprio uscire dai gangheri. Perché il diritto è moralmente intoccabile. Una scelta, anche la peggiore, viene posta come indiscutibile perché nel momento in cui la compi viene travestita da diritto e nessuno può dire niente, nemmeno chiederti di andare incontro alle sue conseguenze senza fiatare.
Non vorrei entrare in questioni etiche, per le quali non esiste una morte di un individuo che non abbia effetto sulle vite degli altri. Ma già che ci sono vorrei dire che se esistesse una morte così fatta la cosa sarebbe triste in sé. E' triste e deprimente un mondo in cui una persona può morire o vivere nella generale indifferenza. Ve lo potete immaginare? Io penso che purtroppo sia sempre più facile immaginarlo perché la nostra società si sta orientando sempre più in questa direzione ed è ciò che finirà per farla estinguere. La nostra società si sta suicidando insomma.
Si parla di vita che sia degna o meno di essere vissuta. Io trovo allucinante che la stessa frase sia anche solo formulata. Fu una pensata letteraria che voleva dire tutt'altro e come accade spesso si è rivoltata nelle mani di chi la pensò.
Credo davvero che questa idea sia un lusso del benessere occidentale. Penso che chi sia costretto a combattere ogni giorno per la propria sopravvivenza non si ponga proprio il problema se la propria vita sia degna o meno di essere vissuta. Non penso che se lo chiedessero i prigionieri dei lager o dei gulag, non penso se lo chiedano dei naufraghi costretti al cannibalismo, non penso che se lo chiedano tutti quelli che combattono per sopravvivere, gente che resta intrappolata nelle macerie di un terremoto e resiste per giorni e giorni, magari bevendo le proprie urine. Gente che sopravvive contro ogni logica, contro ogni speranza.
Parlavo di questo con un tizio che mi ha detto una cosa che francamente mi ha steso e che era il tassello mancante del mio ragionamento: secondo lui non dovevamo sbatterci perché Eluana morisse, ma perché Beppino non soffrisse. Abbiamo lasciato che il suo dolore lo spingesse sul piedistallo dove gli abbiamo buttato fango o fiori, nessuno ha pensato a tirarlo giù e accompagnarlo nella sua sofferenza.
Perché chi soffre disturba il nostro mondo scintillante fatto di tronisti, veline, bandiere col che, svastiche, centrisociali e neofascismo, rumeni e leghisti, telegiornali delle otto, omicidi insoluti, queste vicende ci ricordano che basta uno zig invece di uno zag e andiamo a veder crescere l'erba dalla parte delle radici, ed ecco che attuiamo questo esorcismo collettivo: non occupiamoci del malato e di chi soffre. Lasciamolo morire e chiamiamo questo "libertà". Quanto è tutto più facile così. E quanto è più bello chiamare l'indifferenza "libertà".
In realtà mi sembra che ci stiamo tutti quanti arrendendo ogni giorno di più. Ogni giorno siamo disposti a rinunciare a principi, valori, e chiamiamo questa rinuncia libertà. Libertà di scelte sbagliate, imponendo ad alcuni di patirne le conseguenze, che devono sopportare in nome della libertà di scelta. Ma guai chiedere di affrontare le conseguenze delle scelte.
Scelta di drogarsi, di guidare senza casco, di vendere il proprio corpo per le strade, in appartamenti (magari nelle case chiuse così non vediamo le prostitute per le strade e i bambini non si impressionano) o su internet, di degradare se stessi in ogni modo, scelte, scelte, scelte.
Scelte con tutti i pro possibili, i cui contro però devono essere a carico degli altri, perché occorre sì rispettare le scelte ma anche il diritto alla vita, alla salute e alla dignità  di chi ha scelto di fottersene altamente, ed ecco che chi poi finisce per farsi carico del problema, viene tacciato di illiberalità e di bigottismo, perché questa loro scelta di prendersi cura della pochezza altrui è impopolare, mantiene in vita una contraddizione che turba i sonni tranquilli delle coscienze troppo impegnate a sognare le loro illusioni di libertà.
Questo modo di risolvere i problemi scegliendo la soluzione banale di non porseli mi spaventa abbastanza. Su un piano egoistico mi chiedo quale sarà la mia qualità di vita in un mondo che sempre più premia l'efficienza, dichiarando "non degna di essere vissuta" una vita in cui non sia possibile scrivere un sonetto o battere un record olimpico (come se fossimo tutti atleti, scienziati o intellettuali) o gustare un cibo (sì, c'è anche chi ha detto che Eluana poteva benissimo morire dal momento che per lei cibarsi era disgiunto dal piacere del palato). Mi chiedo come tratteranno i loro anziani gli individui che ora da adolescenti ne massacrano o stuprano altri per passare il tempo, che crescono col mito di autentiche troie come Paris Hilton e... non so quale possa essere il corrispettivo maschile. Forse un tronista.
Su un piano più, diciamo così, filosofico, mi viene in mente che la cara vecchia Entropia è un principio sempre valido. Detta in soldoni: le cose lasciate a loro stesse vanno tutte in merda. Occorre energia per tenerle in piedi. Occorre energia per vivere, per combattere, anche solo per mangiare. La vita materiale è costantemente in salita. Per questo si dice "cadere in basso" quando la qualità di vita si sminuisce (le parole spesso nascondono delle verità, lo sapeva bene Heidegger).
Questo implica che possiamo benissimo imprimere movimento alle cose lasciandole cadere. Le cose si muovono sì, ma nella direzione della loro distruzione. Vediamo tutto questo gran bel movimento e ci sembra che l'effetto dinamico sia soddisfacente e il fatto di lasciarsi cadere lo chiamiamo "scelta".
E la volontà di lasciarsi cadere "libertà". E quando si è stufi di cadere, come parassiti si pretende che altri ci sorreggano, e chiamino questo "solidarietà".
Lasciare andare, lasciar correre, lasciare che sia, lasciare... lasciare... lasciare... ma in tutto questo lasciare non vi sentite un po' abbandonati non a voi stessi, ma DA voi stessi?
Ogni tanto, lo confesso, io sì.


martedì 27 gennaio 2009

pOrcentuali

Scritto da gianlu64 15.37

Dalle stime del ministero degli interni:

"il 58% degli stupri in italia è commesso da Italiani, il 9% da Romeni"

Questa differenza è spesso sbandierata dai difensori dei poveri "migranti" (una volta si chiamavano immigrati... boh... misteri della dialettica di sinistra) discriminati e bla bla bla.

Mi viene però un dubbio.

Dal momento che, a voler stare belli larghi, i romeni in italia sono solo il 2% della popolazione italiana, di questo due per cento QUANTi sono violentatori?
Cioè: quel 9% di violentatori romeni, che percentuale rappresentano dei romeni presenti in italia?
Non ho tempo di fare il calcolo ma è sicuramente una percentuale piuttosto altina, no?

giovedì 27 novembre 2008

A POCO A POCO....

Scritto da gianlu64 10.33

Video
I tentacoli di facebook mi lusingano e titillano... e la mia resistenza a questo "fenomeno" mi fa capire quali sono le sue armi. Quasi sempre sento come argomento per avvicinarcisi "ho trovato tutti i miei compagni di scuola". Già... il passato. Gran rifugio il passato in tempi di difficoltà. Non il passato universitario, ma quello del liceo. Quello prima di essere maggiorenni. Quello di quando non si aveva nessun dovere e tutti i diritti. Tutelati e coccolati (si fa per dire) dal mondo degli adulti. Lo so molti diranno "per me non era così". Scusate se sto facendo un ragionamento che coinvolge, pare, milioni di persone tra i quali voi che vi chiamate fuori dal gregge potrete costituire una degnissima eccezione, senza inficiare il dato statistico. Anche io non amo ripensare al liceo: panico da interrogazioni, compagni di classe odiosi, sudicio diffuso, sfiga pressoché totale in amore (quello è un dato che non è cambiato moltissimo però). MA dico che per molti il passato resta un punto debole. Per la massa che ragiona con la panza e non col cervello. E se non è il passato è altro. La gnocca magari. Ficcare il naso nella vita degli/delle ex. Punti deboli. Anche perché diciamolo... myspace è molto utile ai gruppi musicali, agli organizzatori di eventi, a chi cerca visibilità. Facebook a che serve? A riprendere contatto con gente che presto ti fa capire come mai era uscita dalla tua vita (e che non è stato affatto un caso)? E allora mi chiedo, in tutta lucidità. Può essere così buono un fenomeno che per mantenersi in vita si aggrappa alle tue debolezze? Che lusinga le tue ferite aperte? Che ti dà un'illusione di comunità dandoti l'impressione di condividere la tua vita privata con tante persone che di importante per te hanno dopotutto solo il fatto di averne fatto parte in un passato remoto? A voi la risposta. O anche no.

martedì 18 novembre 2008

La libbra di carne

Scritto da gianlu64 01.04

Odio i blog.
Mi correggo.
Odio i blog delle donne. Specialmente quelle belle.
Non tanto per quello che scrivono. Tendenzialmente qualsiasi blog mi uccide di noia e lo stesso mio non è fra le mie letture preferite. Quello che mi toglie davvero l'aria sono i commenti maschili.
Ci sono quelli che lasciano interminabili poesie, melense e incomprensibili, che già al semplice guardarne la consistenza ti fa venire subito in mente che non puoi perderti il documentario sulla coltivazione di caucciù nel guatemala meridionale. Figuriamoci a leggerle.
Lo zerbinismo imperante poi è da primato. Ora... se una donna alta un metro e venti e della stazza della tua panda (parlo della macchina), e che non sarebbe neanche male se l'escrescenza sul naso non le avesse provocato quel certo strabismo, se una donna così ti chiede se la trovi bella... beh insomma una piccola bugia bianca non guasta dai. Non è necessario essere sinceri in questi casi, purché la cosa finisca lì. Ma se benedettiddio nessuno te l'ha chiesto, per quale motivo devi lasciare un commento alle sue foto del tipo "stupenda" o "bellissima"???
Questo quando la donna è, diciamo così, simpatica e intelligente.
Ma quando è decisamente bona, apriti cielo. E' tutto un fioccare di partigianerie in favore di autentiche cagate presentate come questioni vitali e irrinunciabili. E se poi qualcuno (di solito questa parte tocca a me) viene colto da un raptus (eh qui ci vuole però) di franchezza... apriti cielo! Bombardamenti a martello di manifestazioni palesi di ostilità qualunque cosa tu dica. E non perché questi puledri telematici ce l'abbiano con te, no, in linea di massima non hanno idea di cosa cazzo tu stia dicendo. Stanno solo facendo a gara per vedere chi è più dalla parte di lei. Per far vedere ognuno a suo modo che lui sì che se la intende con lei, mica come voialtri. Ovviamente in questi contesti l'oggetto della disputa passa in secondo, terzo e anche quarto piano. Magari con attico annesso. La cosa fondamentale è saper formulare l'insulto più colorito e fantasioso, possibilmente esteso ai tuoi familiari più prossimi.
E che dire poi dei profeti delle massime? Ci sono dei siti apposta. Ne apri uno, copi quello che non ricordi di avere letto altrove negli ultimi due o tre giorni e poi lo incolli auspicando che nel contempo l'oscuro oggetto dei tuoi desideri sia al massimo una accanita lettrice del retro del biglietto del tram. E molto spesso è proprio così. Il risultato è un sicuro successo. Un figurone anzi. Se poi lo condisci con foto in cui hai un'aria assorta e pensosa e con quel certo luccichio negli occhi, chi ti ferma più?

Ora intendiamoci. Non prima di tre o quattro giorni fa condannavo d'altro canto lo snobismo fariseo di chi pensa che i blog siano il futuro della diffusione della cultura indipendente e che chiunque ne curi uno senza partorire puro genio ogni giorno (come Grillo è convinto di fare) sia assolutamente da condannare e lapidare sulla pubblica piazza telematica.
Non ho niente in contrario nei confronti dei copia e incolla e via discorrendo.
Quello che mi trasmette il vero e proprio umor nero è quando ti rivolgi a qualche frequentatrice dei vari "social network" con una frase normalissima, come faresti nella realtà di tutti i giorni incontrando qualcuna che non conosci ancora, e ti senti mettere in croce perchè hai commesso l'imperdonabile errore di essere banale.
Molto spesso questa banalità (anzi quasi sempre) è costituita da un semplice complimento sull'aspetto della fine letterata. Senza nemmeno troppi fronzoli. Verbo e aggettivo. Punto.
No
"quanto sei banale"
"ah che delusione, anche tu come tutti"
"non potresti essere meno scontato"?
Ecco io questo davvero non lo sopporto.
Anzitutto non è che se scrivi un cazzo di "grazie" ti cascano le dita.
E nemmeno semplicemente evitare di rispondere provoca dei guai all'ipotalamo
E poi diciamolo... vogliamo per favore far cadere questa ipocrisia che vuole nascondere che al 90 per cento queste signore sono su questi siti per rimediare quella libbra di carne, reale o virtuale, che magari qualche marito o fidanzato distratto ha fatto mancare loro?
"ma io sono qui per fare amicizie". Sì ok ma poi?
Guarda caso quando entri in confidenza, chiacchiera di qua, chiacchiera di là, salta fuori sempre la papocchia, quella storiella di chat finita male, quell'amico che si era fatto delle illusioni magari in seguito a una videochattata un po' piccante ("ma lo avevo fatto per provare e poi mi son lasciata convincere. non mi è nemmeno piaciuto. anzi mi son messa a ridere" non senza rimirare quella spanna d'amore che ti veniva ostentata), quell'altro che chissà cosa si era messo in testa solo perché ci era finita una volta a letto... ma prima di allora occorre ostentare spessore. Spessore mentale e culturale. Spessore umano.
Lo spessore mentale non è un problema. Purché l'aspetto e quel certo nonsoché facciano sognare, il cervello del maschio può tranquillamente avere le dimensioni di una nocciola di chivasso, lei lo troverà comunque arguto sensibile e misterioso. Lo spessore culturale viene tranquillamente sopperito dai siti di cui parlavo prima, e il copia e incolla mette al riparo dagli orrori grammaticali di cui parlerò prossimamente in un altro blog. Sempre che in ogni caso la intellettuale sappia coglierli
Lo spessore umano non deve preoccupare. Qualunque cosa tu dica o faccia, fino al momento in cui i varii mariti e fidanzati non torneranno a occuparsi delle corrispettive, queste signore/ine saranno sempre pronte a dirti "che bella persona sei".

giovedì 7 agosto 2008

LAMENTO DI MEZZA ESTATE

Scritto da gianlu64 17.46

Video
E' estenuante come alla mia età sembra non si possa più godere di un momento di dolcezza senza doverlo rubare a qualcuno, senza dover poi affrontare i sensi di colpa della persona che te l'ha donato sottraendolo a... marito, fidanzato, amante, amico...figli... sempre di nascosto, sempre... sempre sbagliato. E sono sempre io che devo capire, sempre io che devo accettare. E non parlo solo di relazioni, parlo del semplice uscire a bere qualcosa, del semplice scambiare due chiacchiere o nessuna ma ascoltando lo stesso silenzio tra due chiacchiere e altre due.
E poi arriva il momento in cui questo non può più continuare, il momento in cui un passo in più significa qualcosa di troppo da affrontare e allora ecco che c'è come un risveglio di memoria.

"gianlu ti ricordo che io sono fidanzata"

"gianlu ti ricordo che io sono sposata"

"gianlu ti ricordo che sono una madre"

Ah me lo ricordi, dico io? Come se me lo fossi mai dimenticato. Come se non avessi sempre dovuto posporre il mio bisogno di affetto anzi di affettuosità alle giuste esigenze di qualcun altro.
Ma dico io... perchè me lo sottolinei adesso? Cos'è stato fin'ora un vuoto di memoria?
Perché fino ad ora andava tutto bene?

"mi spiace che tu abbia capito male, io non ti ho promesso niente, sapevi come stavano le cose bla bla bla"

Sì, IO lo sapevo. Ma tu? Perchè te ne ricordi solo ora?

Non fraintendetemi io so benissimo qual è il mio posto e so che nessuna storia è eterna e se non finisce per motivi esterni finisce semplicemente perché non c'è più la voglia di prima. E forse anzi questi ritorni di memoria non sono altro che pretesti per non dire semplicemente: "non ti voglio più".
Certo saperlo non è che mi faccia fare un salto mortale all'indietro stappando una bottiglia di sciampagn (sic) però almeno mi viene risparmiato di sentirmi accusare di insensibilità, di egoismo, di incoscienza, di immaturità...
Ma poi c'è la parte seconda che è tutta una goduria.
Gli amici.

Quelle persone adorabili che in certi casi si trasformano in un incrocio tra il dottor Freud e il dottor Mengele.
Quegli psicologi del venerdì sera che cominciano
"che ti aspettavi?"
"va be ma tu lo sapevi e allora adesso che vuoi?"
"eh caro... hai voluto la bicicletta..."
Ma dico io... vi faceva così schifo che io sorridessi un po', tanto da farvi, adesso, camminare sulle mie povere ossa doloranti già che sono a terra? Cos'è, un tipo di massaggio per caso? Una nuova terapia d'urto per spingermi a reagire?
E se reagissi con una pedata nel culo (vostro) tanto per cambiare, visto che me ne fate venire una gran voglia?
Ma io non ce l'ho tanto con loro, semmai con me stesso che nel momento in cui saranno loro a strisciare come vermi lasciandosi dietro il cuore a pezzi come fa una lumaca con la sua bava, non li ripago di ugual moneta o, se ci provo, mi rivelo fin troppo comprensivo con il loro "gianlu dirmi così non mi aiuta anzi mi fa stare peggio".
Oh scusa
Oh povero/a

Oh vaffanculo!

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gianlu64

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