Perché questa lunga notte non sia nera più del nero

25 novembre 2015 ore 01:25 segnala


A Firenze non si vedono le stelle,
però c'è tutta una costellazione di persone e "personaggi" che vivono come note a margine della città, di quelle su cui quasi nessuno si sofferma mai ma che si rivelano sempre incredibilmente interessanti da leggere quando provi a farlo.
Oggi ho preso nota di lei, una ragazzona che "con le mani nelle mani", seduta in autobus, canticchiava "Margherita" di Cocciante. Aveva una bella voce. Mi ha fatto tenerezza, ho sorriso quando sono scesa e le nostre strade si sono divise di nuovo. La settimana scorsa uno sconosciuto mi ha detto che proprio da questo aveva capito che non potevo essere fiorentina: dal fatto che sorrido quando sono in giro e incontro le persone. Per me questa è una città di vite tangenti. Io di persone “mie” qui non ne ho e da sola non mi basto, nell’ultimo anno ho creduto di iniziare pian piano a sentirla un po’ più casa mia, ma la verità è che ho smesso di sentirmi a casa in tutti gli altri luoghi e quindi anche qui non mi sembra poi così diverso; non ho messo radici nemmeno nel mio pc “nuovo”, che nuovo ormai non è più da un bel po’. Da due anni non metto più radici, ogni tanto sbaglio anche la potatura ed il risultato sono rami mozzati anziché foglie che crescono rigogliose.
A Firenze non si vedono le stelle,
però a volte le luci colorano le nuvole.
“Poi con secchi di vernice
coloriamo tutti i muri,
case, vicoli e palazzi…”
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« immagine » A Firenze non si vedono le stelle, però c'è tutta una costellazione di persone e "personaggi" che vivono come note a margine della città, di quelle su cui quasi nessuno si sofferma mai ma che si rivelano sempre incredibilmente interessanti da leggere quando provi a farlo. Oggi ho pr...
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Persona(ggi)

21 luglio 2015 ore 12:37 segnala

La scorsa notte mi sono svegliata madida di sudore, mi sono asciugata collo e faccia, ma non la gola né la parte sinistra del volto, poi mi sono rimessa a dormire sul fianco destro. Assonnata, ho intenzionalmente agito come se avessi ancora il trucco di scena da preservare gelosamente. Stamattina invece mi sono svegliata dopo essermi legata con una corda un pezzo della vela della scenografia attorno alle gambe simulando una trasformazione in sirena e tuffandomi dalla nave-palcoscenico nel non-mare che la circondava.
Se un personaggio è tanto distante dal tuo reale modo di essere, ti assicuri di farlo entrare a fondo dentro di te, per essere sicura che non possa sfuggire all'improvviso durante lo spettacolo, anche solo per un attimo; non può, non deve. Ma se incastoni un personaggio dentro di te così bene, poi per scrollarselo di dosso non bastano gli inchini agli applausi.
Con le persone mi capita lo stesso. Anzi, non generalizziamo: con te mi è capitato lo stesso. Ti sei fatto spazio fra il mio malessere e la mia quotidianità, ho lasciato, no siamo onesti: ho voluto, che ti incastrassi perfettamente là in mezzo, ho iniziato a sentirti indispensabile, ho imparato a vivere con te che stavi proprio lì. Ad un certo punto non sembrava più che ti fossi scavato quello spazio ma piuttosto che tu ti fossi ritrovato a sanare perfettamente un vuoto.
Poi però hai deciso che era ora di concludere il dramma ed uscire da me...e io ho imparato che quando cala il sipario e si spengono le luci, i personaggi ti rimangono addosso come fantasmi, le persone come assenze.
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21/07/2015 12:37:53
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Fuffa con aggiunta di coloranti

10 luglio 2015 ore 18:54 segnala


Nonostante io inizi a sentirmi a casa con le persone giuste, nel luogo giusto, oviamente nel momento più sbagliato degli ultimi 5 anni per farlo, a Firenze la sera continua a non portare con sé consiglio né sollievo, ma solo pensieri e malinconia. Difficile non ascoltarsi quando si è soli con se stessi, anche se ci si scopre insopportabilmente noiosi e petulanti.
Qualche sera fa mi sono dondolata per un po' appesa all'impalcatura di un palazzo (ho provato con il filo di una ragnatela ma a quanto pare è un'esclusiva per gli elefanti); l'ho fatto così, senza pensarci troppo su, mi sono riscoperta capace di una leggerezza che non sento appartenermi così spesso... *Hop!* la-la-la...spunta un sorriso...eee giù! Ma i giochi da bambina, specie se bambina non lo sei più, devono fare i conti con gli sguardi dei passanti. Però...però "sticazzi". Il sorriso di prima rimane, si trasforma in quello di un'adolescente che è consapevole di aver fatto una figuraccia ma decide di fregarsene; l'ennesimo segnale di questa sorta di adolescenza tardiva, che visto il mio rapporto complicato con il tempismo ci sta.
Serate di risate luminose, verdi nascosti apposta per essere scoperti quando serve, cieli incredibilmente blu, anche troppo in città dove non si vedono stelle, albe aranciate, tramonti che vanno da rosa a viola in tre battiti di ciglia, serate grigie, pensieri che s'ingarbugliano giocando a twister...rimane solo il rosso che non riesco a trovare e vivere da sola

Un silenzio in meno, più volte al dì.

27 giugno 2015 ore 12:47 segnala
Questo mio superpotere di riuscire sempre ad abbozzare sorrisi gentili per nasconderci sotto problemi, malumori e stonature, di essere la crocerossina pronta ad andare incontro alle esigenze di tutti tranne che alle mie mi sta sfuggendo di mano; rischio di diventare la kryptonite di me stessa. Me l'ha fatto capire l'altro giorno una mia amica. "Giù, non puoi continuare a stare così, il tuo motto d'ora in poi dovrà essere: basta accumulare, fa venire la cellulite", mi ha detto ad un certo punto. Ecco spiegato il meccanismo alla base della ritenzione psichica, che può essere causa di spiacevoli inestetismi umorali nelle persone belle dentro, sì insomma quelle che, secondo una bestiolina da palcoscenico di mia conoscenza, per farsi i selfie cosa dovrebbero fare, ingoiare lo smatphone forse?! (Sì, sono circondata da persone fantastiche).
Per nostra fortuna, per combatterla non sono necessari sforzi fisici né creme costose dalla dubbia efficacia, basta concedersi qualche vaffanculo in più e bilanciare un po' meglio il rispetto e la comprensione che dimostriamo agli altri e quelli che dobbiamo riservare anche a noi stessi.
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Questo mio superpotere di riuscire sempre ad abbozzare sorrisi gentili per nasconderci sotto problemi, malumori e stonature, di essere la crocerossina pronta ad andare incontro alle esigenze di tutti tranne che alle mie mi sta sfuggendo di mano; rischio di diventare la kryptonite di me stessa. Me...
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27/06/2015 12:47:22
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Non sono gli scoppi che spaventano

26 maggio 2015 ore 14:40 segnala

Loro sono ancora qua. I palloncini che ho gonfiato in quel "giorno dopo" godono di ottima salute, non danno segni di cedimento. Invece è quello che eravamo riusciti a creare fra di noi ad essersi afflosciato. Belle parole, complicità, buona intenzioni, il saperci vicini e pronti sempre, a portata di mano, di dita, di sospiri pesanti. Poi...una fuoriuscita così lenta da risultare impercettibile. E adesso, senza sapere come né quando esattamente tutto questo sia iniziato, mi ritrovo qui, da sola, di fronte a un rapporto ormai sgonfio. Vorrei almeno cercare di ricreare quella pienezza, davvero, ma non ci riesco, sono stanca di provarci da sola, delusione e incomprensioni formano un nodo troppo stretto.
Hanno dovuto farmelo capire i bambini, l'altro giorno, che i palloncini non sono tutti fatti per essere legati...perché così almeno ci si può spaventare e ridere insieme per l'aria che dispettosa si precipita fuori e accarezza forte il viso, e poi ancora gonfiarli di nuovo tutte le volte che si vuole finché non fanno male le guance, una volta io ed una tu, sempre occhi negli occhi.
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« immagine » Loro sono ancora qua. I palloncini che ho gonfiato in quel "giorno dopo" godono di ottima salute, non danno segni di cedimento. Invece è quello che eravamo riusciti a creare fra di noi ad essersi afflosciato. Belle parole, complicità, buona intenzioni, il saperci vicini e pronti sempr...
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26/05/2015 14:40:43
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Di nuovo a sipario aperto

19 maggio 2015 ore 19:27 segnala

Avevi deciso di spostare la finestra che dava sulla tua vita e io non sapevo più da dove spiare i pezzi di quotidianità che prima sceglievi di mostrare; forse a te poteva non sembrare di offrire uno spettacolo così importante, ma io ho questa viziosa tendenza a fissarmi sugli elementi marginali delle vite degli altri...
Lo faccio con tutte le storie che incrociano la mia curiosità, non il mio sguardo perché a quanto dicono è invadente ed ho imparato a frenarlo. Come quel rapporto fatto di violini, che se li trovi a 20 euro è un affare ma...ma?!Si volti, la prego, racconti ancora, il profumo di quella donna con la borsa a fiori mi ha distratto...non ho capito se alla fine a sua moglie lo ha detto oppure no.
“Scusi, gentilmente, mi potrebbe aiutare a leggere questo messaggio? Sa, io e la tecnologia…” Un attimo, mi sono voltata e non c’era già più. L'ho aggiunto alla mia collezione permanente di passanti. Avrei proprio preferito di no.
La tua storia invece non l'ho mai archiviata, ora sono felice di aver avuto ragione. Un giorno ho guardato di nuovo alla tua finestra e l'ho ritrovata aperta. Bentornato viaggiatore. Tutto può non riprendere da dove era finito.
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« immagine » Avevi deciso di spostare la finestra che dava sulla tua vita e io non sapevo più da dove spiare i pezzi di quotidianità che prima sceglievi di mostrare; forse a te poteva non sembrare di offrire uno spettacolo così importante, ma io ho questa viziosa tendenza a fissarmi sugli elementi...
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19/05/2015 19:27:33
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Memoria procedurale cercasi

06 maggio 2015 ore 00:09 segnala


“Hai voluto la bicicletta? Ora pedala.”
Sì ma…scusate, qualcuno cortesemente potrebbe darmi il numero del vostro servizio clienti? No perché, sapete com’è, io mi ero abituata al tandem e ora non è che mi risulti poi così semplice stare in equilibrio su una bici; sembrerebbe più facile ma vi assicuro che può non esserlo. Chi afferma che dopo aver imparato una volta non ci si dimentica più dice una bugia...e lo sa, anche. Poi questa è anche più alta e complicata dell'ultima su cui sono salita da sola...Insomma, si potrebbero mica avere due ruotine? Ho già rischiato un paio di volte di cadere e di farmi male sul serio, mi farebbero comodo. Vanno bene anche vecchie, usate, giusto per avere un sostegno in più mentre cerco di ricordarmi come si fa.
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« immagine » “Hai voluto la bicicletta? Ora pedala.” Sì ma…scusate, qualcuno cortesemente potrebbe darmi il numero del vostro servizio clienti? No perché, sapete com’è, io ero abituata al tandem e ora non è che mi risulti poi così facile stare in equilibrio su una bici. Chi dice che dopo aver imp...
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Il momento giusto...?

14 ottobre 2013 ore 17:01 segnala
Sono sempre stata quella che “sembri più grande dell’età che hai”…
e devo dire che mi è sempre andata bene così;
pensavo in modo diverso, scrivevo in modo diverso, vivevo in modo diverso…
A 8 anni avevo già la dentatura di una bambina di 11,
a 10 il fisico di una ragazzina di 14,
a 15 la maturità di una maggiorenne,
a 18 lo stile di vita di una che di certo non può avere meno di 20 anni:
così giudiziosa, senza il peso di dover uscire per forza tutti i sabato sera…
Ora di anni ne ho 22 e sono circondata di ventiduenni molto più simili a me di tanti altri non-più-ragazzi che conosco,ho l’età giusta per essere come sono e fare quello che faccio o sto per fare.
E non ci sono abituata. Non so come viverla.
Non sono più avanti, sono giusta per un pelo.
E ho paura di deludere, il chi poi non importa.
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Sono sempre stata quella che “sembri più grande dell’età che hai”… e devo dire che mi è sempre andata bene così; pensavo in modo diverso, scrivevo in modo diverso, vivevo in modo diverso… A 8 anni avevo già la dentatura di una bambina di 11, a 10 il fisico di una ragazzina di 14, a 15 la maturità...
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Ritratto di un rossetto ferroviario

12 luglio 2012 ore 15:08 segnala
Nell’indice dei miei ricordi lei sta alla voce “ragazza con le labbra sbiadite”
perché la notai, all’inizio, per quella tonalità di rossetto messo al mattino
che non ne vuol sapere di sparire. E mi ci fissai.
Anche mia madre spesso tornava a casa dopo una giornata di lavoro con quella bocca
e avevo imparato a riconoscerla.

Dopo qualche attimo mi decisi a spostare lo sguardo:
se qualcuno mi avesse sorpreso a fissare le labbra carnose di una sconosciuta troppo a lungo
ci avrebbe messo un attimo ad etichettarmi come maniaco e a guardarmi storto;
magari non lo avranno fatto subito,
ma di certo se si sono accorti dell’ossessione con cui l’osservavo dopo
non avranno esitato a farsi strane idee…

Era incantevole, nel senso che mi sono proprio incantato a guardarla, a volerla conoscere:
l’ho sorpresa a sorridere quando il volo di un uccello le ha tagliato il paesaggio,
a chiedersi dove fosse caduto l’insetto di cui stava seguendo l’arrampicata a lato del finestrino,
ho studiato il modo che aveva di rallentare il battito delle sue piccole ciglia scure
prolungandone la chiusura, quando qualcosa la affascinava,
si soffermava su particolari che io scoprivo seguendo il suo sguardo:
lo scheletro di quel ponte sul ruscello, l’arbusto fiorito nella stazione successiva…

Il suo ritratto è in assoluto il peggio riuscito di tutta la mia storia di disegnatore di passanti,
gli occhi non volevano saperne di staccarsene per controllare quello che prendeva forma sul foglio.
Se fosse stato un film mi sarei alzato, avvicinato silenziosamente con passo deciso ma delicato e glielo avrei regalato, accompagnando il gesto con una qualche frase ad effetto,
l’avrei lasciata senza parole e lei avrebbe perso il sonno a chiedersi chi mai fossi.
Invece sono rimasto al mio posto ed ho continuato a tracciare linee solo vagamente sue.

“Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
E magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere
senza seguirla
senza averle sfiorato la mano”

Fotografia di diversi giorni uguali

24 gennaio 2012 ore 20:48 segnala


E' il periodo dei cieli grigio perla
e di manciate di coriandoli e sale ai lati della ferrovia...
con un libro sul comodino che non sa quando potrà riposare,
pensieri stanchi di far sempre gli stessi percorsi a ostacoli
e occhi che si rifiutano di non guardare dove vogliono loro.