Quando la gravidanza separa.

17 luglio 2017 ore 22:03 segnala
La mia gravidanza è il motivo della rottura tra me e il papà di mio figlio. Sembra incredibile che un avvenimento del genere possa dividere non le persone ma quelle due persone che sino a poco tempo prima dicevano di amarsi e condividevano progetti, ma è andata proprio così e se da un lato mi assumo parte della colpa per non essermi mostrata entusiasta all’idea del matrimonio e per non aver coinvolto nella gravidanza come avrei dovuto il papà del bambino, dall’altro lato mi ripugna la semplicità con la quale lui, vedendo sfumare il suo sogno di famiglia modello, ci abbia lasciati. La gravidanza forse non è stato l’unico motivo o il principale, ma questo evento ha fatto emergere prepotentemente tutte le nostre differenze ed incomprensioni, ogni nostra paura più radicata, ogni nostra incapacità di andare incontro all'altro e di capirlo, supportarlo, aspettarlo proprio quando il bisogno di comprensione e vicinanza era indispensabile. Troppe paure, non vi è stato nemmeno un istante per gioire, forse nemmeno per realizzare questa cosa così grande ed inaspettata. Mi sono ritrovata in un solo istante schiantata a massima velocità contro le mie più grandi fobie di sempre e non ho retto. E’ stato come se lui mi tenesse con la mano serrata dal collo, cingendolo forte, e mi sbattesse ripetutamente e ferocemente il volto contro un muro mentre io ero inerme e terrorizzata, non reattiva. Cosa dire di lui? Idolatrava il Duce e il suo animo ricalcava la prepotenza e l'intransigenza propria di quell'ideologia, come d'altronde quella di ogni regime dittatoriale che forse fa anche del bene per i propri adepti ma che elimina brutalmente i dissidenti e chiunque si opponga. Le decisioni che prendeva erano sempre frutto del dovere, seguivano gli schemi e sottostavano in modo ligio alle convenzioni, anche quando esse erano avventate o irrazionali, e finivano per diventare un imperativo che veniva esercitato sulla sottoscritta con coercizione: la sua volontà, ciò che era giusto secondo i suoi schemi, diveniva legge alla quale ero incontrovertibilmente subordinata.

Vi fu un giorno di fine aprile nel quale si presentò a casa mia e decise che quel giorno avrei dovuto comprare insieme a lui i pantaloni appositi per la gravidanza, quei pantaloni con la vita bassa collegata sul margine superiore ad una morbida fascia che ricopre la pancia materna nella sua interezza fino sotto al seno. In realtà la gravidanza era ancora agli albori, della classica pancia da gravidanza non v’era neppure un accenno e i miei vecchi soliti pantaloni riuscivano ancora a contenere il mio corpo senza fasciarlo e costringerlo, ma lui aveva deciso così e così doveva essere, nonostante avessi ripetuto più volte che quel giorno ero stanca e non mi sentivo in grado di fare una cosa che da sempre detesto (acquistare abbigliamento). Dopo mezz’ora eravamo dentro al negozio che lui aveva pensato. In me iniziò a crescere un senso di oppressione e panico noto da tempi immemori, sensazione contro la quale, lungamente e duramente avevo combattuto anni, riuscendo a contrastarlo. E adesso era tornato e io avevo paura di non riuscire a controllarlo come avevo imparato a fare durante i mesi precedenti, con tanto impegno, sforzi e sacrifici. Le luci abbaglianti al neon del negozio esaltavano la mia inadeguatezza, il mio volto stanco, le occhiaie e le espressioni e la postura del disagio, quelle luci artificiali ed esageratamente fastidiose illuminavano la mia figura che veniva riflessa nei numerosi specchi, riproponendo una immagine sgradevole, dalla parvenza quasi spettrale. La musica commerciale a volume alto mi faceva girare la testa, mi assordava, zittendo le mie esigenze ed amplificando le mie paure, la polvere, di cui il vestiario era pregno, rendeva difficoltosa la respirazione già resa difficile dalla pressione sternale che da diversi anni rappresenta il primo sentore dell’attacco di panico. "Adesso chiediamo aiuto al commesso", mi disse. "No. Ti prego. No. Non ora", dissi, con un filo di voce. Insistette, disse che io dovevo prendere quei pantaloni quel giorno, cercò il commesso con lo sguardo. Io mi allontanai a passo rapido da lui, uscii dal negozio delusa, affranta, ferita, da me stessa, da lui, dai miei demoni malvagi che erano stati rievocati e si erano accaniti contro di me. Mi raggiunse, mi rimproverò, mi mortificò. Camminammo per tutto il resto del pomeriggio distanti, ma se anche ci fossimo tenuti per mano, saremmo stati ugualmente distanti. Ognuno di noi era assorto nelle proprie credenze, diffidente e rancoroso verso l'altro. Quell'episodio, incredibilmente, segnò l'inizio della fine. Da quell’avvenimento, nella sua mente di radicò la convinzione che volessi escluderlo dalla gravidanza, non capiva che semplicemente avevo paura all’idea di essere madre e che unito a questo dovevo ancora scontrarmi, di sovente, con le mie vecchie problematiche.
In quel momento non ero pronta ad essere madre, stavo ancora metabolizzando l'idea, e poi dovevo combattere contro le mie più grandi paure: mi dovevo mostrare in tutta la mia debolezza, con la mia triste fisicità, goffa, inadeguata, disarmonica, di fronte a colui che amavo e che ai miei occhi era bello come un angelo, tant’è che questo mio problema si rifletteva tristemente anche sulla nostra intimità perché desiderare ardentemente qualcuno ma al contempo non riuscire a disinibirsi, viverlo e apprezzarlo come si vorrebbe, è una delle condanne peggiori per l’essere umano. Le volte in cui facevamo l’amore indossavo sempre una felpa molto larga che coprisse il mio corpo il più possibile, mentre lui si spogliava con una disinvoltura disarmante e quanto odiavo dover rinunciare al pieno contatto della mia pelle con la sua, così morbida, tenera ed eccitante. Nell’ultimo periodo ricordo bene che ogni qualvolta in cui mi trovassi a guardare il suo volto mi sentivo così stupida per un pensiero ricorrente che quella visione suscitava: io non credevo agli angeli , non vi avevo mai creduto ma ammirandolo pensavo che se mai avessi dovuto crederci, quelle creature non potevano avere altri tratti se non quelli del suo viso. Una bellezza imperfetta, a tratti efebica ma talmente candida da paralizzare, era un tipo di bellezza che non avevo mai scorto e apprezzato prima d’ora. Quella creatura era riuscita sin dal primo istante a paralizzarmi con la sua bellezza particolare, atipica e nivea, ed il suo essere così spontaneo.

Quante volte mi indicava o mostrava ragazzi e uomini canonicamente perfetti secondo gli standard sociali odierni e ne lodava quasi esaltato i tratti marcati e mascolini del viso, gli occhi ammiccanti, il fare seducente ed i corpi scolpiti...io zitta, una volta mi venne da piangere perché avrei voluto dirgli che per me non aveva alcun senso ammirare quella bellezza circostante così banale e mediocre, quando bastava il pensiero di lui ad emozionarmi ed eccitarmi, tanto selvaggiamente quanto teneramente. Dio, come mi sentivo stupida in quella circostanza. Una volta tentai di dirglielo, gli feci un timidissimo apprezzamento e lui rise, sminuì. Non fu mai capace di leggere i miei occhi, non vi entrò mai, perché se solo lo avesse fatto avrebbe potuto vedere quanto lo amavo e la mia gravidanza non ci avrebbe separati, ma ci avrebbe reso marito e moglie.

Chissà dove è adesso lui, chissà come trascorre il suo tempo, chissà con chi: temo di sapere le risposte a queste mie domande ma preferisco raccontare a me stessa che sono solamente paranoie, che lui è ancora solo, come me, che mi pensa, che mi ama ma è solamente arrabbiato e che tornerà. In tempi recenti aveva accolto vagamente premure e apprezzamento da parte di altre ragazze che, attratte dal suo volto angelico, dalla sua serietà sul lavoro e dai suoi progetti di convivere, sposarsi e fare figli, gli rivolgevano numerose attenzioni, mentre io ero nel pieno della crisi per la gravidanza e ammetto che le mie mancanze nei suoi confronti furono notevoli ma non comprenderò mai come si possa chiudere una storia così bruscamente a maggior ragione se c’è la vita di una creatura.
Nostro figlio sta crescendo dentro di me, sapere che il mio corpo ospita una parte di lui mi amareggia e mi solleva al contempo. O forse dovrei dire “mio” figlio, perché sebbene il papà abbia ripetutamente detto che per il bambino ci sarebbe stato, i fatti dicono altro: alle visite non viene, alle ecografie non ha assistito e non mi ha più chiesto come procedesse la gravidanza, né se la creatura fosse maschio o femmina; Ogni notte i miei sogni lo rendono unico protagonista, e nei sogni lui torna da me, da noi, la sua mano magra e con le dita lunghe e la pelle bianca quasi come la porcellana accarezzano teneramente il mio ventre, siamo insieme, uniti, aspettando l'arrivo della nostra creatura. Al risveglio da quei sogni provo un desiderio di morte perché andare avanti da sola non è la stessa cosa, e questi pensieri sono tanto forti da impedirmi talvolta persino di trovare la forza di alzarmi dal letto e mangiare, ma poi sento la creatura dentro, che scalcia, dolcemente, e quindi come posso lasciarmi andare e desiderare la morte quando dentro di me pulsa un altro cuore che chiede la vita?

Per la creatura ci sono stata dal primo momento, ci sono, ci sarò sempre ma questo non mi impedisce di sperare che lui torni.

E se non tornasse più? Cosa dirò un giorno a mio figlio quando mi chiederà del suo papà? Mio figlio sarà una dolcissima condanna, perché nei suoi occhi ritroverò forse le iridi ghiacciate del padre? Il profumo di lui inizia a dissolversi, il tono della sua voce a confondersi, quel delicato, adorabile rotacismo e svanire dai miei ricordi; persino la sua immagine sembra dissolversi, inizio a non ricordare più quei dettagli che tanto amavo.

Per lui, che stavo mettendo da parte ogni paura, ogni residuo di patologia, per lui stavo iniziando a vivere, ma per lui era come non fosse mai abbastanza, non ero sufficientemente convenzionale, il suo ritmo di vita era ancora troppo veloce, ero sempre un passo indietro a lui, eppure l'amavo immensamente.

Ho avuto paura e per questo verremo condannati io e anche la creatura? Lo trovo profondamente ingiusto.

Queste sono le riflessioni e le sensazioni di una mente profondamente irrazionale che si fa trasportare e sovrastare dall'emotività. Nelle ultime ore ho potuto godere di momenti razionali e sono convinta che il tempo mi permetterà di riappropriarmi totalmente della mia razionalità e anche se lui non dovesse tornare, io sarò una brava mamma e non rimpiangerò più la mancanza di questa persona.

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La mia gravidanza è il motivo della rottura tra me e il papà di mio figlio. Sembra incredibile che un avvenimento del genere possa dividere non le persone ma quelle due persone che sino a poco tempo prima dicevano di amarsi e condividevano progetti, ma è andata proprio così e se da un lato mi...
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17/07/2017 22:03:26
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Commenti

  1. maxpayne06 17 luglio 2017 ore 22:18
    tantissimi auguri, coraggio, ce la farai. magari avessi io una compagna vicino, sarebbe stato bello diventare papà. buona serata, e ancora auguri.
  2. monica.mony72 17 luglio 2017 ore 22:28
    Ho letto il tuo racconto e mi dispiace molto per quello che ti è successo.Ora e dura ,e difficile però un giorno te ne renderai conto che quel ragazzo non era per te,non ti amava abbastanza ,se ti avesse amato avrebbe capito la tua disperazione,la tua paura e non trattarti come un oggetto . Tu lo ami ...ma l'amore rende ciechi ,e ora non riesci vedere i suoi difetti ...ma un giorno si....
    In quello che riguarda il tuo figlio,credimi sarai una mamma bellissima e in gamba ,perchè sarà lui stesso a darti la forza e coraggio di andare avanti.Il bimbo sarà la tua gioia il tuo punto di riferimento sarà il tuo mondo...e tu ce la farai . Buona fortuna e sii forte per tuo figlio....(io ne ho cresciute due da sola) e ce la farai anche te . Un abbraccio !!
  3. xspirito.liberox 17 luglio 2017 ore 22:29
    ti auguro di avere la forza di crescere il tuo bimbo nel migliore dei modi , prenditi cura di questo piccolo e pensa che e' comunque una parte di una persona che hai amato infinitamente , e' andato via ma hai qualcosa con te che ti cambiera' la vita ...sei guerriera ,lo sai la vita a volte devi stringerla fra i denti...
    vorrei sapere quando nascera' il piccolo batterista :bacio :bacio :bacio
  4. tex.965 18 luglio 2017 ore 07:25
    @Guerriera.Batterista:
    Adesso hai una forza incredibile dentro te.
    Adesso sei Madre.La forza più grande che una donna possa avere. :rosa

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