Serotonina (la felicità).

25 dicembre 2016 ore 17:48 segnala
In queste giornate pensare a Lui mi è inevitabile perché questi giorni erano i nostri giorni e lo saranno per tempo immemore. Penso a Lui senza paura, senza rancore, senza nostalgia, lo penso semplicemente perché è parte di me. Il nostro amore dapprima idealizzato e successivamente malato, nacque a cavallo tra le ultime giornate autunnali e le prime gelide giornate invernali di tre anni fa ma divenne ufficiale solamente l’anno successivo, durante il medesimo periodo: le città erano addobbate con lucine colorate ed intermittenti, corone di agrifoglio, nastri rossi e color dell'oro, e pini decorati e l'aria trasportava odore di zucchero a velo e frutta secca glassata: il periodo delle festività natalizie sopraggiunse velocemente, ed altrettanto rapidamente terminò: arrivò il Natale, e poi in un attimo fu l’ultimo giorno dell’anno: lo trascorremmo insieme...a distanza di 1500 km, in due paesi diversi. Mentre là fuori l’umanità fremeva ed era in fermento per l’avvento del nuovo anno ormai alle porte, tra ritrovi, festeggiamenti, brindisi, cenoni, fuochi d’artificio ed eventi in piazza, era come se io e lui fossimo accoccolati in un accogliente nido immersi in un’onirica dimensione atemporale, totalmente estraniati da tutto quello che stava avvenendo all'esterno. Ed era come essere seduti fianco a fianco su uno stesso divano stando abbracciati, o ad uno stesso tavolo, la presenza dell’altro era tangibile, vera, se ne percepiva il calore sulla pelle, riscaldava dentro. I miei capodanni trascorsi a rimuginare e rivivere i fallimenti di una vita intera, con il trucco sbavato, gridando a squarciagola cercando di sfogare la rabbia e la disperazione accumulati durante l'anno appena concluso, o i suoi, in compagnia solamente della bottiglia, sembravano solamente un terribile incubo lontano. Adesso vi era solamente il calore dell’altra persona a riempire il vuoto.
Non avrei motivo di cercare di non pensarlo o di cercare di soffocare quel ricordo, che invece è vivo più che mai, perché non lo temo né gli serbo rancore ma lo considero come un bellissimo ricordo che non voglio cancellare e che ha depositato frammenti della propria esistenza nella mia, sebbene alcuni siano stati come delle lamiere appuntite, taglienti ed infette che penetrano la carne, la lacerano e la contaminano.
Non posso e non voglio dimenticare quando mi narrava dei suoi viaggi in giro per il mondo ed io lo ascoltavo, emozionata e con gli occhi sgranati ed increduli come fossi una bimba alla quale vengono narrate fiabe fantastiche, perché era come se quei viaggi li avessi fatti anche io; e non sapevo che così facendo stava piantando in me un seme fecondo di curiosità e desiderio di conoscenza che in seguito io avrei coltivato e curato. Non posso e non voglio dimenticare che mi ha trasmesso senso di stupore e meraviglia disincantati e mi ha insegnato ad essere maggiormente critica nei confronti del mondo esterno aiutandomi a sviluppare in modo più efficace il mio innato senso critico ed il mio scetticismo nei confronti di tutto ciò che reputo distolga la mente umana da una reale e concreta comprensione del mondo circostante, dell’essere umano e dei fenomeni naturali. Non ho mai avuto bisogno di affidarmi agli dèi, non l'ho fatto nemmeno in punto di morte, ma è grazie a Lui se ho compreso perché non ne avessi bisogno. Ed è sempre grazie a Lui se ho compreso cosa significasse contemplare la reale bellezza delle cose e delle manifestazione dei fenomeni naturali: gli arcobaleni e le aurore boreali sono effetti ottici generati rispettivamente dalla rifrazione della luce solare che attraversa le gocce d’acqua sospese nell'aria, e dall’interazione di particelle dei venti solari che giungono fino alla ionosfera terrestre; la conoscenza scientifica di questi fenomeni non li rende meno belli o affascinanti, ma li valorizza permettendo a noi esseri umani di comprenderli approfonditamente in tutta la loro grandiosità e superba magnificenza.
La sua sofferenza, che inizialmente mi stava contaminando e poi praticamente uccidendo, è diventata adesso la mia più grande forza e si è tramutata in amore puro e disinteressato che investo su me stessa e sulle persone che mi circondano, e mi ha fatta crescere imparando a non temere la diversità, a non sminuirla, a non schernirla ma ad empatizzarla senza tuttavia farmi scalfire o sovrastare. In ogni persona ubriaca nella quale mi imbatterò rivedrò sempre lui e il suo male, e se quella persona barcollerà e cadrà io mi avvicinerò senza indugi e le porgerò la mia mano aiutandola a rialzarsi. Il caso ha voluto che nel luogo dove lavoro passino molte persone afflitte da questo problema. I primi giorni ero molto in difficoltà nel rapportarmi a loro, a stento trattenevo le lacrime e la rabbia derivante dai commenti sprezzanti dei colleghi. Mediamente sono persone, perlopiù uomini, di quaranta o cinquant’anni o forse anche meno ma che l’alcol ha invecchiato precocemente; hanno i capelli sudici e scombinati, gli abiti dismessi e quando passano la gente li osserva con disprezzo o volge lo sguardo altrove perché assistere alla manifestazione della sofferenza umana fa paura e la si rifugge vigliaccamente tramutandola in sdegno e parole sprezzanti; la loro pelle è pregna e trasuda odore di alcol che tormenta le narici e l'esistenza, hanno il volto paonazzo, gli occhi spauriti color rosso sangue, lucidi, così pieni di un vuoto lacerante. Camminano a stento, barcollando, ed impugnano la loro lattina di birra, pagano con le monete contate giuste, e se ne vanno a consumare il loro dolore ai bordi delle strade seduti sui marciapiedi, perdendo gli ultimi brandelli di umanità e consapevolezza dentro quella dannata lattina acquistata a basso costo e che io non posso impedirgli di comprare. E io soffro per loro e con loro ma adesso queste persone sono diventate i miei clienti preferiti perché nel loro silenzio e nella loro trascuratezza sono molto più umane di tante altre. Io sono gentile con loro, più che con gli altri, come se dovessi compensare gli sgarbi che puntualmente subiscono dalle altre persone, i miei saluti senza risposta rivolti a loro si sono sprecati nel corso di questi mesi, ma non ho mai desistito, non lo faccio nemmeno ora; mentre loro non sanno neppure che io esista, io sento invece di voler loro del bene, ma da qualche tempo qualcosa è cambiato: adesso non hanno più la testa china, talvolta la alzano e mi guardano negli occhi e sono loro a salutarmi, a volte se sono distratta o impegnata a fare altro, rallentano il passo ed aspettano che io li noti così che i nostri sguardi si incrocino e che possano salutarmi, e addirittura, alcuni di loro accennano un sorriso buono e vero, e magari dialogano e scherzano con me, mi dicono che sono simpatica e gentile, ed il tutto avviene con profondo rispetto e pacatezza ed è in quegli attimi che io comprendo cosa sia la felicità e mi dispiace per chi quella felicità così vera, genuina e profondamente umana non potrà mai provarla.

Paradossalmente Lui mi ha insegnato le basi dell’amore, dapprima permettendomi di aprire la mia mente facendomi capire che al di là del muro che mi ero costruita attorno vi erano terre inesplorate e popoli sconosciuti, diversi tra loro e tutti incredibilmente affascinanti, e poi aiutandomi a superare i miei limiti, la mia xenofobia, la mia paura della diversità, l’incapacità di assistere e gestire la sofferenza e cosa più grande, imparando ad amare gli altri esseri umani. Sembra davvero paradossale il fatto che chi abbia piantato in te, probabilmente inconsapevolmente, il seme dell’amore, poi ti abbia quasi uccisa costringendoti ad andartene e che tutt'ora non sia la persona direttamente interessata alla quale rivolgere il tuo amore, ma è proprio da questa tragedia che ho imparato ad amare in modo non patologico: quando progressivamente ho iniziato ad affrontare la paura del mondo e delle persone, affrontando giorno per giorno dei piccoli ostacoli invece di rifuggirli come facevo prima. E’ iniziando ad interiorizzare che l’amore è fare e ricevere del bene in modo disinteressato che ho smesso di associare l’idea di amore a qualcosa di malato, patologico e morboso ed è proprio in quel momento che ho iniziato ad accogliere all’interno della mia vita la tanto agognata normalità, che porta con sé un’esistenza equilibrata, serena e di felicità. E’ anche grazie a lui quindi se ho trovato e mantenuto un lavoro e se mi reco in quel luogo con il sorriso e fierezza, ogni singolo giorno. Ed è anche merito suo se adesso ho al mio fianco un ragazzo stupendo che è tutto ciò che potessi desiderare, ma adesso non è tempo né luogo per parlare di lui.

Probabilmente se Lui potesse conoscermi nuovamente da zero, adesso, non si innamorerebbe più di me. La mia vita di adesso, ai suoi occhi, apparirebbe come una vita troppo normale, troppo convenzionale, ma questo è quello di cui avevo realmente bisogno, è questo quello che volevo, con la differenza che prima non sapevo come realizzarlo. Non dimenticherò mai gli attimi di felicità mangiando panini su panchine di granito traballanti ai bordi di una strada trafficata ad ora di sera, divenuti rancidi stando negli zaini perché non vi era il tempo di pensare a mangiare, c’era solamente tempo e desiderio di stare insieme e girovagando come dei barboni senza meta e senza tempo, senza orari, senza obblighi, senza doveri, senza pensieri e senza responsabilità. Questa era la mia felicità di allora, mentre la mia felicità di adesso non ha più nulla a che vedere con quel passato.
Per questo e per tanti altri innumerevoli motivi io mi sento di dirgli grazie.

«Sai Giulia», mi disse una volta, «Venere è un pianeta che arde, è il pianeta più caldo del nostro sistema solare, pregno di acido solforico, in apparenza così romantico e sensuale ma che racchiude una forza immane, un pianeta vivo, anche distruttivo; un pianeta altamente riflettente che impedisce di vederne la superficie solida, impossibile da vedere ai più...il nostro amore è proprio così».

“Tu sai che sto scrivendo di te. (21 ottobre 2014)"


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In queste giornate pensare a Lui mi è inevitabile perché questi giorni erano i nostri giorni e lo saranno per tempo immemore. Penso a Lui senza paura, senza rancore, senza nostalgia, lo penso semplicemente perché è parte di me. Il nostro amore dapprima idealizzato e successivamente malato, nacque a...
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25/12/2016 17:48:56
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Commenti

  1. Alcest1974 08 gennaio 2017 ore 20:31
    magari, non sei più quella di una volta. Ma i tuoi scritti fanno sempre lo stesso effetto..una mescolanza di sensazioni.."forte", dolorosa, nostalgica, fondamentale. Se non ci fossi, bisognerebbe inventarti...

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