Uovo di Pasqua con sorpresa (io).

17 aprile 2017 ore 20:25 segnala
Le parole che seguiranno saranno scritte di getto senza che io presti attenzione alla forma o all'ordine logico dei contenuti, quello che seguirà sarà nient’altro che uno sfogo generato da sensazioni di rabbia travolgente e incertezza alienante.
Ho bisogno di sfogarmi e nonostante abbia diverse persone con le quali potrei farlo, preferisco tenere tutto questo fluire di negatività esclusivamente per me anche perché gli eventuali confidenti sarebbero tutti di sesso maschile e sinceramente al momento avrei bisogno di profonda comprensione femminile, materna.

Ho trascorso queste giornate di festa in compagnia e nel giro di pochissime ore ho conosciuto tante persone nuove bellissime, calorose, accoglienti, positive ma io non riuscivo ad apprezzarle. Queste giornate di Pasqua e Pasquetta sono state le prime, dopo tanti anni, trascorse in compagnia e non in solitudine eppure è come se la compagnia di quelle persone così socievoli ed espansive, avesse accentuato ulteriormente il mio senso di solitudine e smarrimento.
Non ho reali motivi per i quali debba sentirmi come mi sento adesso, ma la sensazione perdura da giorni e per quanto la reprima e non la esterni a parole e la mascheri, ostinatamente, dietro a sorrisi di circostanza e frasi inserite in discorsi altrui per illudermi (illuderli) di essere partecipe, nei miei occhi le persone a me più vicine l’hanno percepita. Queste sensazioni negative, ad intermittenza tremende, procedono precisamente dal giorno 11 aprile, quando, seppur con un vago sentore di sospettosità ed inquietudine che ogni tanto faceva capolino, inaspettatamente ho scoperto di aspettare un bambino. Io, aspetto un bambino. Io, che a causa di svariati problemi di salute ero stata per lunghi anni considerata incapace di generare vita e consideravo ciò a tratti come qualcosa facente parte di me, e a tratti come qualcosa di devastante che mi avrebbe privata di una gioia immensa che un giorno, forse, avrei potuto provare il desiderio di sperimentare. Nessuno potrà mai capire quale sensazione provi una donna che è consapevole di non poter generare vita e che clinicamente non può farlo, nello scoprire che il suo corpo ospita una creatura che si sta sviluppando.

La giornata di Pasqua l’ho trascorsa in ansia in vista della cena che avrei dovuto fare con i genitori del mio ragazzo per conoscerci e per me che da sempre ho seri problemi di interazione sociale, unito alla novità sconvolgente ed altre problematiche che ho dovuto affrontare di recente, è stato qualcosa di molto traumatizzante, specialmente in virtù del fatto che la famiglia del mio ragazzo è una famiglia allargata e mi sono dovuta scontrare con la presenza di ben dieci persone estranee, di cui un bambino e due adolescenti. Nemmeno il tempo di riprendermi dalla serata di Pasqua che per il pranzo di Pasquetta era previsto un ritrovo con una coppia di amici storici del mio ragazzo, anch’essi bambino-muniti più un altro in arrivo e al pranzo la mia presenza è stata pressappoco quella di un manichino con un sorriso tirato stampato sulla faccia alternato a momenti nei quali fissavo il fondo del bicchiere con fare inquieto oppure i quadri attaccati alle pareti o la televisione accesa di sottofondo: tutto pur di distogliere lo sguardo e la mente dagli altri e assentarmi per qualche istante rigeneratore.
Gli elementi che hanno contraddistinto entrambe le giornate erano il cibo delizioso e la totale estraneazione da parte mia.
Tornando per un momento alla serata di Pasqua, la mamma di lui a fine cena ci ha consegnato una scatola a forma cubica incartata di bianco con un fiocco realizzato con del nastro verde e al suo interno vi erano delle piccole, piccolissime scarpe per il bambino che arriverà. Scartando quel dono provato una sensazione di terrore unita al senso di colpa per quella donna che mi abbracciava commossa come fossi figlia sua, ed in parte anche verso il mio ragazzo che pur avendo avuto sempre molti amici è fondamentalmente una persona sola e che da sempre serba il sogno di farsi una famiglia e diventare padre. Purtroppo però ha incontrato me che ho sempre vissuto come una dissennata, priva di scopi ed obiettivi e nell’incapacità più totale di impegnarmi sentimentalmente con una persona, senza poi contare la mia totale incapacità nei confronti dei bambini. Suppongo che una donna, vedendo un bambino, dovrebbe provare sensazioni di tenerezza, affetto, protettività, accudimento…sensazioni che io ho sempre proiettato sui miei fidanzati del momento che si sono susseguiti nel corso del tempo, senza mai però tuttavia amarli realmente. Ultimamente avevo trovato scopi e obiettivi ma erano tutti riconducibili a me. Il mio sogno era concentrarmi interamente sul lavoro e mettere da parte quanti soldi più possibili, per poi…per poi…non era ancora chiaro, ma quello era l’obiettivo iniziale.
Fino a quando una sera di fine febbraio, a causa di uno scatto di rabbia incontenibile e furibonda, ho scagliato potenti pugni contro la corteccia di un albero che si trovava nei pressi, provocandomi una frattura scomposta con sospetta lussazione del quinto metacarpo della mano destra, giusto la sera prima della mattina in cui sarei dovuta rientrare al lavoro dopo le ferie, e così il discorso lavoro si è sospeso automaticamente. Fremevo all’idea di tornare in quel luogo, l’unico luogo nel quale non mi sentivo un’estranea, un’inetta, ed è arrivata la notizia della gravidanza. A seguito di un breve istante di gioia, sfumato rapidamente, ho provato sensazioni di odio per me stessa, e poi per il bambino e per l’uomo che amavo che dopo un iniziale momento di crisi a seguito della notizia appresa, ha manifestato commozione, gioia, responsabilità e concreto desiderio di costruire la nostra famiglia. Ho odiato, forse inviato, quella sua gioia all’idea di diventare padre, quel suo entusiasmo nella scelta dei possibili nomi maschili e femminili, le sue fantasie e le sue proposte riguardo come avremmo educato nostro figlio. Non ha parlato di altro per giorni con la commozione negli occhi, e quando mi vedeva triste o silenziosa cercava di rassicurarmi e contagiarmi con quella sua euforia che lentamente mi ammorbava perché io stavo imparando appena, alla soglia dei trent’anni, a badare a me stessa…come potrei mai crescere degnamente dal punto di vista economico, materiale e soprattutto affettivo ed educativo una creatura che è totalmente dipendente da me e che con un nulla potrei ferire e segnare negativamente?
Ripenso a ciò che è stata la mia esistenza ed impazzisco all’idea di poter commettere nei confronti di quella creatura gli errori che i miei genitori hanno commesso con me e mi terrorizza il solo pensiero che quella creatura venga generata da una persona problematica come me, e che potrebbe pertanto assorbire le mie ansie, la mia inadeguatezza, il mio incurabile malessere.

Mentre scrivo sto ascoltando “High hopes” dei Pink Floyd...
Chissà se la riesce a sentire anche lui/lei.

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Le parole che seguiranno saranno scritte di getto senza che io presti attenzione alla forma o all'ordine logico dei contenuti, quello che seguirà sarà nient’altro che uno sfogo generato da sensazioni di rabbia travolgente e incertezza alienante. Ho bisogno di sfogarmi e nonostante abbia diverse...
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17/04/2017 20:25:59
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Commenti

  1. borsettinas 19 aprile 2017 ore 17:46
    Aspettare un bambino è sempre un miracolo,una vita nuova,un momento di felicità indescrivibile che solo chi lha provato può descriverlo...se Dio vuole che tu abbia questo bambino/a si vede che un motivo ci sarà...per una volta nella tua vita Juju goditi con positività questi momenti e lasciati andare senza farti troppe paranoie...mille auguri,un abbraccio :cuore :rosa
  2. LadyMestolo 22 aprile 2017 ore 23:30
    :cuore :rosa
  3. Re.zan 27 aprile 2017 ore 18:07
    Tu nelle persone sei alla ricerca dell'unicità; di quel volto, quella personalità che fa emergere dal mare del conformismo e che alla fine ci rende tutti invisibili. Alla stessa stregua posso dirti che io non credo nelle mamme preconfezionate, quelle che seguono delle regole imparate ad un corso su come essere mamme. Sono del parere che nessuno potrà mai vivere un secondo della vita di un'altra persona, nessuno potrà mai insegnarti veramente ad essere mamma per il tuo bambino, perché tu, lui o lei, siete altrettanto unici. Certo, commetterai errori, ma i tuoi trascorsi, il tuo vissuto, la consapevolezza delle tue paure, ti renderanno più cosciente di chi ha avuto un figlio per gioco o per errore. Io dico che crescerete insieme. Sarà bello Giulia. Un abbraccio
  4. superlativa1987 10 maggio 2017 ore 22:41
    Ciao Giulia,è tanto che non ci sentiamo....ho letto il tuo post...la vita è imprevedibile,può essere che la vita ti abbia voluto fare questo dono,per dare una svolta alla tua vita....quel cambiamento tanto desiderato magari,se stai bene con il tuo ragazzo sii felice!A te spetta in primis la scelta,ti faccio un grande in bocca a lupo e ti saluto con affetto

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