Vi amo.

21 agosto 2017 ore 22:32 segnala
Non avverto la mancanza di UN uomo, di UN compagno, di attenzioni e premure...
Avverto la mancanza del papà di mio figlio, delle SUE attenzioni, delle SUE premure.
Quando eravamo una coppia, ammetto che come fidanzata avevo grandi carenze, senza falsità alcuna posso dire pure che facevo veramente schifo: ero spesso sfuggente, tendevo ad isolarmi e continuavo a farlo nonostante lui, più volte, mi avesse espresso il disagio che quel mio modo di fare gli provocava; ero contorta, enigmatica, e la verità è che ero così terrorizzata dalla possibilità che le mie vecchie problematiche in campo affettivo potessero riemergere e ricadere su di lui, che ai miei occhi era così puro, ingenuo e spontaneo, al punto che, credendo erroneamente di proteggere lui e quel noi che tanto amavo, preferivo sparire e non farmi sentire per ore o giorni fino a che il dolore e la paura non si fossero placate senza il rischio che avessero anche solo minimamente investito lui. E lui ovviamente non poteva comprendere che quei miei comportamenti altro non erano che una forma di tutela di quel noi, seppur fosse limitata, ingiusta, sbagliata. Nonostante questo, più volte aveva espresso la volontà di diventare marito e moglie, anche se credo lo dicesse più per convenzione che non per reale desiderio, perché uno dei suoi tanti schemi mentali era quello secondo il quale l'obiettivo di un uomo e di una donna è necessariamente l'unione in matrimonio che ovviamente, secondo lui, doveva venire secondo rito religioso “davanti a Dio”, proprio quello stesso Dio nel quale io non ho mai creduto nemmeno nei momenti più bui della mia esistenza e nel quale tutt’ora non credo e non crederò mai, perché credervi o anche semplicemente il non escludere la sua esistenza, implicherebbe tradire tutto ciò nel quale credo. Senza alcun dubbio posso affermare che come moglie sarei stata anche peggio di come ero come semplice fidanzata, tant'è che la sola idea di unirmi “in contratto” con qualcuno mi terrorizzava, mi provocava un senso inarrestabile e crescente di oppressione: non avrei saputo gestire la casa perché occuparmi dell'ambiente domestico mi avrebbe resa frustrata, perché ricoprendo quel ruolo avrei ricalcato pienamente quello stereotipo di donna che mai sarei voluta diventare, che mai mi sono sentita di essere; non avrei saputo assecondarlo in tutti quelli che erano i suoi interessi relativi alla decorazione dell’ambiente domestico perché a me non frega niente di niente, mi piace solamente che una casa sia pulita e funzionale, e quindi pressoché vuota e priva di orpelli e soprammobili; non avrei saputo vestirmi a modo per le numerose occasioni e ricorrenze alle quali avrei dovuto partecipare in veste di sua compagna di vita e ai vari ritrovi con parenti per compleanni, onomastici, battesimi e festività avrei dovuto trascorrere quelle ore cercando di nascondere il mio senso di disagio, il mio senso di smarrimento nei confronti di quegli eventi sociali nei quali non ho mai trovato senso né piacere alcuno; non avrei saputo accogliere ed intrattenere i suoi amici a casa nostra perché li avrei visti perlopiù come invasori del mio ambiente intimo, non avrei saputo organizzare grandi cene con i parenti come lui adorava invece fare, non mi sarei più potuta concedere i miei momenti di solitudine, riflessione e introspezione perché per lui equivalevano a trascurarlo; insomma, non avrei mai rispecchiato il suo schema mentale di moglie modello e non appena lui ha iniziato a realizzare quella che secondo lui era una triste realtà, dopo un periodo in cui ha cercato di plasmarmi secondo sua volontà, non vedendo i risultati sperati mi ha lasciata, anzi, ci ha lasciati, perché ha lasciato me, che da poco avevo saputo di avere in grembo un bambino nostro. Lui non ha compreso che la mia profonda incapacità di appagare a pieno le sue aspettative non implicava il non amarlo e ha trascurato il fatto non meno importante che per amore suo, per amore di tutti noi, avrei cercato, nei limiti, di accettare quel tipo di esistenza, comprenderla in quelli che erano gli aspetti positivi che indubbiamente offre e col tempo avrei imparato a gestirla al meglio, magari apprezzarla; nonostante questo anche lui avrebbe dovuto fare un passo verso di me, perché il mio animo ribelle ed indipendente sarebbe sempre emerso perché è qualcosa di innato che ho manifestato sin dai primi istanti della mia vita, non è un comportamento acquisito, è una parte indelebile di me che nemmeno una grave malattia fisica era riuscita ad annientare. Giulia è ribelle, anticonformista, rivendica da sempre una fortissima voglia di indipendenza e cancellare questi aspetti di lei significa annientarla e lei non vuole annientarsi perché pensa che annientare se stessi per qualcun altro, per convenzione, per dovere, sia il fallimento più grande nel quale un essere umano possa imbattersi. Semplicemente io e lui eravamo diversi ma amare è anche comprendere la diversità, accoglierla, rispettarla, e pazientare, migliorarsi reciprocamente a poco a poco senza però mai snaturarsi e questo era l'unico progetto concreto che avevo in mente per noi: amarci;
Il pensiero delle sue mani grandi, con le dita lunghe e scarne, la pelle candida e quei piccoli calli sul palmo dovuti all'impugnatura salda del volante, il suo lavoro, è un'ossessione che non dà tregua: trascorro delle ore immaginandole che delineano la rotondità della mia pancia, riscaldandola, coccolandola. Quanto vorrei che sentisse scalciare da dentro il nostro bambino. E poi mi rendo conto di come sia stupido desiderare così ardentemente qualcosa che a lui non interessa minimamente, ma per il momento riesco ancora a sognare e desiderare, voglio ancora sognare e desiderare: vorrei poi che mi baciasse e dicesse:"Vi amo, piccoli miei”; me lo scrisse, una volta, ed io mi commossi perché era quanto di più dolce le sue labbra potessero pronunciare. Peccato che lo disse esclusivamente ricalcando le mie parole quando pochi giorni prima gli dissi:"Vi amo", con la differenza che le parole da me pronunciate erano vere e i fatti lo dimostrano. Ho scelto io di tenere il bambino nonostante lui mi avesse inizialmente invitata ad abortire; ho scelto di tenerlo anche dopo, quando lui mi ha lasciata, ed ogni giorno è come se ripetessi continuamente la stessa scelta: sono felice e fiera di non essermi fatta intimorire da me stessa, da lui, da tutti gli altri che mi dicevano di "pensarci bene". Io non avevo bisogno di pensarci. Paradossalmente, una volta appresa la notizia, pur sprofondando nel terrore, non ho mai pensato seriamente ad abortire perché io amavo già quella creatura che cresceva dentro di me. Io non so neppure come si tenga in braccio un bambino, ma quelle sono cose che potrò apprendere. L’amore verso questo bambino lo provo già in maniera intensa. Lui non aveva ancora iniziato a capirmi, a capire la mia contorta complessità, il mio tormento esistenziale, lo aveva sminuito sin dai primi momenti quando timidamente e goffamente cercai di parlargliene ma nonostante questo non gli portai mai rancore. Ebbi solamente uno scatto di rabbia che scatenai contro me stessa ma mai odiai lui. Come avrebbe potuto amarmi con queste premesse? Non era pronto per amare qualcuno, non ne era in grado perché nessuno aveva mai amato lui e questo è un elemento sempre presente nelle personalità di tipo narcisista con le quali mi sono relazionata. E purtroppo non ama nemmeno nostro figlio e mi chiedo se un giorno tornerà non solo per svolgere il suo ruolo di padre in modo convenzionale, per dovere, ma perché si sentirà tale e desidererà realmente farlo. Il suo essere inquadrato è tanto il suo punto di forza in ambiti come il lavoro, quanto la sua debolezza in aspetti come le relazioni umane e la gestione dell’affettività e della sessualità. Credeva di amare quel bambino perché la sua gabbia mentale costituita da regole che non contemplano eccezioni, da rigidi schemi di pensiero e comportamentali, gli suggerivano che il padre biologico ovvero colui che ha fecondato l'ovulo con il proprio seme, dovesse amare suo figlio. Ma l'amore non può essere un dovere, l'amore è una capacità da coltivare, sviluppare e affinare continuamente. E un narcisista non sa amare, non sa accogliere nemmeno se stesso, come potrebbe mai quindi accogliere qualcun altro, sia esso un figlio o il proprio compagno? Sono caduta nuovamente nella trappola: diversi anni fa per amore di un narcisista stavo quasi morendo ma mi salvai, dopo indicibili sofferenze il cui pensiero ancora adesso mi addolora. Questa volta invece, sempre un narcisista, mi ha fatto il dono più bello che potessi mai ricevere come donna ma soprattutto come persona che vuole amare: quale forma più pura dell'amore per un figlio? Come posso serbare rancore verso chi pur non sapendo amare ha donato a me la possibilità di farlo nel modo più puro e intenso?

Quando mesi fa si chinò a specchiarsi il suo folto ciuffo biondo chiarissimo pettinandolo con la mano destra, osservando fieramente la sua immagine che si rifletteva nella carrozzeria nero lucida della sua automobile, lo osservai con un certo senso di dispiacere, mentre il suo amico rideva divertito per la scena. Se avessi dovuto immaginare e rappresentare tramite un'immagine il comportamento di un narcisista lo avrei raffigurato esattamente così: l'adorazione del sé e dell'apparire, riflesse nell'ostentazione dell'avere; di essere non vi era traccia.
Mi ero illusa lungamente e ripetutamente di potergli donare un po' di essere; io ne avevo così tanto, ne ho sempre avuto in abbondanza al punto da sentirmi perennemente fuori posto non trovando mai nessun altro che condividesse quella mia condanna. Desideravo arricchirlo, arricchire la sua vita, avvicinarlo delicatamente alle emozioni, quelle belle e dolci, e al contempo desideravo attingere dalla sua smisurata riserva di leggerezza creando degli spazi da colmare di emozione, e al contempo imparare ad essere io stessa leggera, anche solo un poco, e così completarci a vicenda, ognuno incastrando i pezzi mancanti dell'altro e rendendoci vicendevolmente un unico insieme, organico, equilibrato il cui fine era l'amore tra noi e coronarlo in modo definitivo e completo verso la nostra creatura.

La mia pancia che cresce ogni giorno la considero quanto di più bello possa esserci, mi piace accarezzarla e sentire il mio bambino che si gira e scalcia, ma la speranza è sempre quella che lui torni e che magari, se non ora, forse stringendo quel piccolo fagotto tra le sue braccia, inizi a capire cos'è l'amore.



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Non avverto la mancanza di UN uomo, di UN compagno, di attenzioni e premure... Avverto la mancanza del papà di mio figlio, delle SUE attenzioni, delle SUE premure. Quando eravamo una coppia, ammetto che come fidanzata avevo grandi carenze, senza falsità alcuna possiamo dire pure che facevo...
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21/08/2017 22:32:41
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Commenti

  1. friar 22 agosto 2017 ore 07:29
    Bel racconto di te. In progressione sei partita dal tracciare i tuoi lati oscuri, le tue imperfezioni, la tua non omologazione nello stereotipo di donna tradizionale, per arrivare a demolire il tuo ex, irresponsabile e narcisista. Non sono d'accordo con te sulla necessità dell'affetto del padre biologico, credo che padre sia esclusivamente chi cresce un figlio, quindi non disperare e se vuoi immaginare un uomo che ti dica "vi amo", immagina un uomo che ama e che responsabilmente Vi abbracci con tutto l'amore che nutre per Voi.
  2. Illumia1 22 agosto 2017 ore 14:30
    Forse non ti rendi conto che sei una grande Donna :) che nonostante tutto tradmetti ranta forza, davvero ti auguro tutto il meglio :-*
  3. force1hour2 05 settembre 2017 ore 18:38
    Brutto giudicare e dirlo,ma secondo me l'hai semplicemente terrorizzato.che poi abbia "abbandonato" suo figlio e' innegabile,e sicuro quello viene prima di tutto,quindi qualche limite ce l'ha.Il suo terrore e'stato superiore a cio'.
  4. superlativa1987 10 settembre 2017 ore 17:24
    ho letto il tuo blog....mi dispiace profondamente di questo allontanamento spero e non definivo abbandono del tuo ex nonchè padre di tuo figlio.Però volevo dirti che sei una grande persona e una grande donna,hai avuto sicuramente un passato burrascoso e difficile però guardati sei riuscita pian piano ad imparare a gestire le tue paure e hai scelto di dare alla luce il bimbo.Sarai una mamma meravigliosa,perchè hai una grande sensibilità e un'esperienza dentro di te di quello che è la vita che neanche immagini.....ti dico questo perchè lo penso leggendo il tuo blog.E' un maschietto dunque?Sicuramente avrai la tua famiglia che ti aiuterà e ti darà la forza di superare la mancanza di quello che dovrebbe essere un uomo(padre biologico di tuo figlio)...tu avrai i tuoi demoni passati che ogni tanto bussano nella tua mente,ma li stai combattendo come hai sempre fatto,mentre questa persona ha scelto di scappare....e questo non lo rende nè uomo,nè padre nè persona....è uno zombie vuoto che non ha capito nulla di te e della vita proprio secondo me.....forza Guerriera!SE ti va scrivimi mi farebbe piacere anche se non vengo spesso qui però mi piacerebbe avere tue notizie.
  5. Re.zan 10 settembre 2017 ore 19:38
    Cara Giulia, io la storia la conosco e lo sai bene che la conosco; ne abbiamo parlato a lungo. Io credo che tu viva perennemente all'interno di un paradosso. Hai la necessità di ricevere amore (come tutti), ne hai molto da dare (come tutti), ma l'idea di poterlo ricevere ti spaventa non poco, perché ti costringerebbe a considerare che tante tue paure sono infondate, e tu hai bisogno delle tue paure tanto quanto di amore.
    Lei non ha paura di morire Sig. Spock, perchè ha paura di vivere. Spero che il figlio che avrai, riuscirà a spezzare questa catena.
  6. vagarsenzameta 12 settembre 2017 ore 20:23
    Un racconto che esprime tutta la densita delle passioni che stanno alla base della vita,nn se ne puo uscire senza esserne prfondamente impressionati.

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