1. Amica veritas

27 giugno 2020 ore 02:13 segnala

In quasi due anni ho imparato tanto, tipo a riconoscere al mio istinto capacità a cui avrei dovuto rendere maggior credito, o come distinguere le sottigliezze delle menzogne più sofisticate; oppure che esistono individui che non si fanno alcuno scrupolo a defecare su offerte d’affetto e dedizione totali, con la pretesa che tu, alla loro merda servita come dolce, non ti debba stancare mai.

Giocare con l'essenza altrui è uno dei più gravi peccati dell'uomo nei confronti del prossimo suo. Quando ho realizzato di esserne inerme oggetto senza valore, in me è esploso il rifiuto per ciò in cui quel “gioco” mi stava trasformando.

La storia è ciò che lentamente erige la consapevolezza dell’oggi; essa mi muove nelle scelte più ovvie. Una di queste scelte è stata la salvifica esigenza di uscire da una "partita a scacchi" truccata, nella quale le pedine mosse non erano altro che componenti essenziali della mia natura più fragile.

Eliminare dal proprio cammino di vita una persona dannosa non significa cancellare il passato, in certi casi poi è proprio impossibile: al più è sacrosanto rimuovere tutti quegli agenti che rinviano continuamente al ricordo, già di per sé ridondante e causa di malessere, rendendolo così meno insopportabile nel fluire del tempo: è così che lo si vuole aiutare a guarirci.
In alcune occasioni, però, ti accorgi che quel passato diventa necessario issarlo a manifesto, di modo che poi non possa essere soggetto a libera manipolazione per diffamarti a scopo ritorsivo, o in modo che non si pensi che il silenzio, invece che virtù del forte, sia il nascondiglio della colpa. Sono stato provocato a lungo, è arrivato il momento di tutelarmi, sebbene mettermi apertamente a nudo vada contro me stesso.

La verità, per quanto si possa alterare a proprio uso e convenienza, rimane pur sempre unica, impressa nella coscienza esattamente per ciò che oggettivamente figura. Arriva sempre un giorno per tutti in cui il tempo ne presenta l’aspetto reale. È allora che, in un carico solo, tutta quella merda ritorna a sorgente, dove il pesce gatto continuerà sempre a sguazzare.

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In quasi due anni ho imparato tanto, tipo a riconoscere al mio istinto capacità a cui avrei dovuto rendere maggior credito, come a distinguere le sottigliezze delle menzogne più sofisticate; oppure che esistono individui che non si fanno alcuno scrupolo a defecare su offerte d’affetto e dedizione...
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2. Preambolo

27 giugno 2020 ore 02:05 segnala

Non ho mai avuto particolari ambizioni: sono una persona comune senza doti speciali, un uomo irresoluto ad oggi sprovvisto di sogni e ricolmo di dubbi.

Sfinito dalle vicissitudini, sensibile abbastanza da abitare disagiatamente l’attuale realtà, la particolarità del mio schivo carattere ha chiuso da sola incalcolabili porte e scavato voragini interne che, negli anni recenti, avevo faticosamente imparato a colmare.

Sono solito amare tempi e spazi di solitudine come personale eremo protetto, una gratificante sosta privata nella quale poter ristorare me stesso della mia più spogliata essenza.

Negli anni, seppur con grande incostanza, ho vissuto la chat come luogo di accorta condivisione e selettiva ricerca, più che di interazioni transitorie un tanto al chilo; mantenendo autentica identitarietà e un giusto grado di riservatezza, ma col mio vero volto sempre in primo piano, non mi sono mai negato a priori la possibilità di costruire rapporti reali asportabili ‘al di fuori’, ma per costituzione non vi ho mai posto cieca fede e, pertanto, non è mai stata considerata priorità; sin dall’esordio, qui il focus è sempre stato il tempo che scorre piumato scrivendo per me e leggendo di quei pochi che, attirati dall’”oltre”, scostano il velo e riescono a svellere per poi riportare, a modo loro, l’effettiva bellezza di vita nelle sue sfumature ai bordi più estremi, con le sue segrete minuzie e le voci dal profondo.

L’ingresso di Luna nella mia vita, ad inizio 2017, fu una lieta sterzata: come un’incessante riemersione di tesori, grazie a lei riscoprii, una volta più a fondo, il piacere dell’estasi contemplativa: ogni componente del mondo, nella sua semplicità in divenire, nascondeva ora una luce potenzialmente in grado di regalare stupore. Per quanto precaria, avevo finalmente trovato una serenità che mi permetteva d’aspirare a un livello di compiutezza maggiore.

Alla fine del medesimo anno, come una folgore a cui seguita il fragore del tuono, così la mia svolta più bella finì per tirarne a sé un’altra che mi avrebbe inconsapevolmente alienato per i successivi due anni.

A te che leggi, se non sei qui solamente per caso, allora ha già irretito anche te.

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Non ho mai avuto particolari ambizioni: sono una persona comune senza doti speciali, un uomo irresoluto ad oggi sprovvisto di sogni e ricolmo di dubbi. Sfinito dalle vicissitudini, sensibile abbastanza da abitare disagiatamente l’attuale realtà, la particolarità del mio schivo carattere ha chiuso...
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3. Cos'è davvero.

27 giugno 2020 ore 01:59 segnala

Solo di recente ho avuto la grande fortuna di incrociare persone che, grazie al loro prezioso supporto e/o confronto, hanno finalmente permesso di fare luce sull’intera vicenda: loro, come me, sono altre vittime dirette o indirette, “strumenti” di una delirante inclinazione al raggiro ad opera della medesima “donna”.

Scoprire che il nostro aguzzino avesse almeno una decennale “carriera” da fake è stato spiazzante: i nickname riconosciuti ufficialmente con i quali ha frodato chissà quanti utenti su chatta.it son ben più che una quindicina, alcuni dei quali ancora attivi e la cui diffusione mi è negata per rispetto del regolamento. È ipotizzabile pensare che ve ne siano tant’altri, per i quali non è stato possibile avere riscontri.

Comparati i background di ogni sua personalità primaria, indispensabili per plasmare un alone dal mistero attraente, essi sono parsi sotto alcuni aspetti molto similari, sotto altri parecchio differenti: a cominciare dall’età, passando da quella di una donna che oggi avrebbe quasi 50 anni, all’attuale che ne dichiara 30; che contempla la costante presenza di un padre nobile, prima di origini sudafricane e che a distanza di anni divengono inglesi, un console in Italia che (con un interlocutore fresco orfano di padre) perde la vita, ma che successivamente resuscita per subire la paradossale mutazione da filantropo ad avido carceriere di lei, povera figlia ereditiera multimilionaria.

Non è finita qui, perché ci sono poi tutte le varie corrispondenze di personaggi secondari di supporto: in chat o per via di altri mezzi telematici ha indossato le vesti del suo stesso padre, della migliore amica (successivamente suicida) e del proprio stalker (dal quale ho ricevuto insulti e minacce), recentemente tramutato in un suo vecchio amico...
…ce ne sono molte altre, fra cui la gloriosa interpretazione di una biondina ‘vivace’, personalità nata dalla medesima esigenza: controllarmi.
Entrare nei dettagli della caratterizzazione di ciascun personaggio o degli eventi che li hanno visti “protagonisti” è un processo così complesso e contorto che è preferibile soprassedere.

Detentrice di svariati numeri di telefono, reperisce foto e video – con cui dà parvenze di realità ai propri personaggi – da portali e social vari, siti porno compresi.

Non poteva ovviamente mancare il principio cardine necessario a farsi commiserare per penetrare le scorze più dure, compresa la mia: ed ecco quindi la malattia incurabile, per cui inventa una serie innumerevole di ricoveri, analisi e controanalisi, operazioni miracolose in giro per il mondo, stretti rapporti con un medico chirurgo che, da me personalmente contattato, dichiara di non conoscerla affatto… e ancora stalli fra la vita e la morte, guarigioni impensabili e regressioni soprannaturali: quando ancora ci credevo, io stavo veramente male per lei. Le notti insonni… chi se le dimentica?!

E che dire della consolidata prassi di fornire indirizzi di residenza fake, o l’assenza all’anagrafe nei citati comuni del cognome fornitoci. Peccato solo che il mio vero indirizzo questa persona lo abbia e, per sua stessa ammissione, sia venuta più volte nel mio paese, con tanto di foto a corredo del mio vialetto e paraggi, disseminando lo stesso di biglietti appassionati, senza mai fare nulla per farsi vedere e/o riconoscere; più di una sensazione mi suggerisce che sia stato pedinato.

La ciliegina sulla torta è la consapevolezza che ogni utente con il quale familiarizza e che poi si allontana da lei, finisce inevitabilmente nel libro nero della sua successiva storia: diffamato.
Perché lei è così, un’infinita diffamazione di tutti e con tutti, proporzionale ai pregressi elogi, decontestualizzando parole, stravolgendo interamente gli eventi o inventando completamente da zero.

Un capitolo a parte è da dedicare all’assurda motivazione con la quale, a suo dire, mi avrebbe avvicinato.
Sono stato accusato (dopo molti mesi dal suo primissimo approccio) di essere la stessa persona proprietaria del nick io.lestat, un utente dal bagaglio di condotta discutibile (stando a quello che dicono di lui sul web) col quale lei aveva messaggiato più di una decina d’anni prima e per il quale si era presa una cotta.
Unici indizi a suffragio della sua strampalata tesi ossessiva?! L’avere lo stesso nome, l’aver avuto una vecchia foto profilo con un mezzo viso che le ricordava un disegno dell’altro uomo e una presunta verosimiglianza nello stile di scrittura, sconfessata però da tutti coloro che con quell’altro utente hanno interagito e interagiscono davvero.
Non potete, ma provate a immaginare: nonostante un anno e mezzo di dialoghi fitti, scritti e vocali, lei ha sempre e comunque veduto in me un’altra persona; per un delirio pseudo-fantastico non mi ha mai potuto percepire, né mai davvero conoscere. E questa, fra tutto il resto, diventa una beffa fra le beffe.

Nota a margine: mi è stato riferito che, pur non scrivendo in bacheca da anni, io.lestat continui a loggarsi con una certa continuità. Ebbene, se ci sei batti un colpo… una squilibrata ti sta ancora cercando.

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Solo di recente ho avuto la grande fortuna di incrociare persone che, grazie al loro prezioso supporto e/o confronto, hanno finalmente permesso di fare luce sull’intera vicenda: sono come me, altre vittime dirette e indirette, “strumenti” di una delirante inclinazione al raggiro ad opera della...
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4. Il pesce gatto

27 giugno 2020 ore 01:49 segnala

La "donna" che qui denuncio ha più o meno lo stesso modus operandi di ogni pesce gatto sparso per il web. Questi esserini non hanno un’individualità definita, sono mentitori seriali: quando i loro gusti, fin anche le loro convinzioni e le modalità stesse del ragionamento hanno la specifica esigenza di aderire il più possibile a quelle dell’interlocutore designato a vittima, si può di conseguenza stabilire come i pesci gatto non siano mai in grado di mantenere coerenza e fedeltà a loro stessi: sono un inevitabile smentirsi nel tempo. E giustamente una delle primissime assicurazioni che vorranno concederti è quella della loro assoluta sincerità. Come per un Dio, sacrificato all’altare della verità, pretenderanno (e chiederanno) di essere il tuo unico riferimento in terra.

Tutti abbiamo mentito, nella nostra vita. Per convenienza, opportunismo, o anche in buona fede, per difesa personale o di una persona a noi cara. La coscienza è in grado di identificare la bugia e, eventualmente, elaborarne un senso di colpa. La compulsione del bugiardo patologico, però, consiste nel giocare in continuazione sui confini di verità e finzione, finendo egli stesso per credere alla realtà parallela elaborata, sfidandone la confutazione. Le sue capacità di dissimulazione sono di un livello superiore, e non vi è limite all’inventiva: questa incessante conciliazione tra realtà e fantasia ha il basico scopo di generare stati d’animo tanto potenti quanto contrastanti e finisce inevitabilmente per creare incongruenze che solo un occhio attento e distaccato può riconoscere e pesare. Un “gioco” che in una chat diviene molto più semplice conservare nel tempo e che diviene perverso quando calpesta e macina sentimenti, affetti, fiducia e dignità, senza il minimo riguardo.

Il suo intento primario è quello di piacerti. Ti studia per giorni, prima di approcciare, e coglie le debolezze che non si fa alcuno scrupolo ad utilizzare per lo scopo finale: la caratteristica che più spiazza e che lo rende di fatto imprevedibile è proprio la sua totale assenza d’empatia e umanità; non gli importa di farti del male, purché serva ad attrarti a sé.
La sua transizione non finisce al primo approccio, è come un liquido viscoso gradualmente versato nel contenitore della mente, ad essa si adatta nel tempo. È un maniaco del controllo e usa ogni mezzo per insinuarsi nella tua testa: assomigliarti come un riflesso sarà solo uno step preliminare. Dai continui stucchevoli e smisurati complimenti, passando per una metodica provocazione di varia natura, ai pretesti più subdoli e crudeli legati a fantomatiche patologie, lutti in famiglia, aggressioni subite e ogni genere di vittimismo ostentato. Lo scopo è quello di suscitare le emozioni più possibile intense e contrastanti: è così che crea profonde connessioni emotive come vere e proprie fonti di “nutrimento”. Le stesse fantasmagoriche disavventure che dice di attraversare e con le quali intorta la preda verranno riproposte di volta in volta come insormontabile ostacolo ad un eventuale incontro al di fuori del virtuale. La sua continua esigenza di attenzioni e attestati di stima saranno ulteriori pretesti per offendere e accusare senza fondamento, giocando di allusioni e psicologia inversa.

Si rifiuta di rapportarsi sullo stesso piano dell’interlocutore, come farebbe chiunque scoprendosi naturalmente per gradi; il motivo principale sta nell’esigenza di mantenere una durevole posizione di vantaggio sull’altro. L’onestà presupporrebbe uno scoprirsi realmente fragile, cosa che non può assolutamente permettersi: non solo questione esclusiva di controllo, ma connaturate vigliaccheria e incapacità di assumersi proprie responsabilità.

Il pesce gatto è sempre in vantaggio sulla “vittima” perché ogni sua mossa è dettagliatamente programmata per tempo, funzionale a quella successiva e abbastanza stratificata da contemplare (per potervi reagire) ogni possibile conseguenza.

È un individuo piuttosto astuto, abbastanza da sapere come emergere dalla mediocrità diffusa senza mai davvero esporsi. La chat gli permette di camuffarsi attraverso un numero d’identità pressoché infinito, una di queste “ufficiale”, coadiuvata poi da tante altre, ciascuna delle quali utilizzata con il medesimo intento: controllo e manipolazione, anche solo per rendere più credibile la frode dell’identità primaria. Usa le generalità più disparate e diverse fra loro per genere, cultura, aspetto e preferenze, e le utilizzerà sia per avvicinarti direttamente, che per familiarizzare con altri utenti – vittime o strumenti che siano –, soprattutto coloro con i quali la vittima viene in contatto, seppur marginalmente. Riesce a mantenere credibilità fin quando ha la sensazione di mantenere il polso della situazione: porgli condizioni e richieste mette in moto su di voi strumenti di ricatto psicologico… e quindi sì, è molto facile giungere a screzi: nel migliore dei casi questi chiudono il rapporto, nel peggiore si tratterà di litigi nei quali il tuo aguzzino finirà sempre per farti sentire dalla parte del torto. Mai, mai un’assunzione di responsabilità.

L’assurdità in crescendo della trama in cui finirete travolti porterà inevitabilmente a richiedere conferme sulla veridicità dei fatti, o sulla sua stessa identità: respingerà allo sfinimento la propria infondatezza, minimizzerà di fronte a prove inconfutabili, come ad esempio foto fake prese dal web per dimostrare un finto viaggio; arriverete al punto in cui gli indizi fin lì ricevuti non potranno bastarvi, e l’unica prova regina che potrà definitivamente smascherarne l’imbroglio rimarrà quella del riscontro in webcam, la cui richiesta finirà sempre in un nulla di fatto e avrà la medesima conseguenza di tutte le altre: la collera.

Una volta lasciato aperto uno spiraglio, dal pesce gatto non ci si difende; primo, perché se non sei sgamato o adeguatamente preparato non puoi riconoscerlo, non importa quanto sveglio tu sia, e secondo perché se ti ha scelto allora sei una persona sensibile e quindi terreno fertile, e la diffidenza in questo caso non basta, non vi è nessun grado abbastanza adeguato. Poiché diffidenza e indole arrivano comunque a conflitto, prima o poi, e il pesce gatto sa esattamente come stuzzicarne la curiosità.



Io sono stato profondamente ingenuo. L’ingenuità che mi ha sempre caratterizzato mi porta inevitabilmente alla nobile seppur indimostrata persuasione per cui, una volta abbassate le proprie difese, prestato il fianco alle confessioni e donandomi senza filtri – nel bene e nel male –, l’altra persona faccia di pari passo altrettanto.
Ero sicuro, mi ritenevo in grado di mantenere le giuste distanze per concedermi i tempi necessari a comprendere se questa disponibilità fosse presente e sincera, o non vi fosse affatto. Mi fidavo di me e delle mie capacità di ‘lettura’.
Col senno del poi, oggi so che ero rimasto completamente solo sotto un enorme lente, accecato da luce riflessa, col pesce gatto alle spalle nell’ombra, spietata in agguato.


Voglio augurarmi che questo brevissimo blog possa aprire gli occhi di chi, adescato, non si rende minimamente conto di ciò a cui sta andando incontro. Non potrei mai augurare a nessuno di vivere ciò che ho mio malgrado vissuto io.
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La donna che qui denuncio ha più o meno lo stesso modus operandi di ogni pesce gatto sparso per il web. Questi esserini non hanno un’individualità definita, sono mentitori seriali: quando i loro gusti, fin anche le loro convinzioni e le modalità stesse del ragionamento hanno la specifica esigenza...
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