Missing

19 novembre 2019 ore 13:47 segnala
E alla fine sono tornati gli attacchi di panico. Quegli attimi tremendi in cui senti mancare il respiro, come se qualcuno ti stesse risucchiando l'aria dai polmoni. In apnea, tra lacrime e urla.
E per scatenare il vortice è bastato vedere le finestre della tua casa tutte sbarrate, quelle finestre che non aprirai mai più.

Non ho mai avuto la pretesa di trattenerti in questo mondo. Desiderare il tuo ritorno sarebbe quanto di più egoistico potessi chiedere, dopo averti vista soffrire in modo così atroce e straziante.
Era giusto così, è la vita. E' un cerchio che si chiude. Doveva succedere, ero preparata. Hai smesso di soffrire. Ora sei in pace. Frasi che mi ripeto e mi vengono ripetute, ma che non riescono a riempire la voragine che mi si è scavata nel petto fino a procurarmi quasi un dolore fisico come reazione alla mancanza.
Io non vorrei che tornassi. Non sarebbe giusto.
Sono io che vorrei tornare.
Tornare a quando eri in salute. Dolce, forte, affettuosa. Tornare a sciogliermi tra i tuoi abbracci. Tornare a tutti i momenti vissuti insieme. Tornare persino alle tue ultime settimane, per stringerti la mano più forte, per risentire la tua voce. Perché Dio se mi manca la tua voce dolce, l'unica cosa rimasta di te anche quando la malattia si era già portata via la tua mente; ma la tua voce che mi chiamava, e l'amore che traboccava da quel semplice pronunciare il mio nome, quella non me la restituisce nessuno.
Vorrei tornare al tuo ultimo Natale, al tuo ultimo compleanno. Vorrei abbracciarti sapendo che è l'ultimo.
Non vorrei che tu tornassi, vorrei tornare indietro io solo per poterti rivedere ancora una volta.

Ma il tempo scorre solo in avanti e io non posso tornare indietro. Posso solo sperare che non finisca tutto qui. Che tu esista ancora, in una dimensione extracorporea, sotto forma di angelo o di energia, di spirito o di luce, purchè esista. Che tu mi possa ancora sentire. Che io ti possa sentire in qualche modo.

Perchè sì, che vivrai dentro di me, come tutti mi ripetono, lo sapevo già. Sei sempre stata dentro di me, occupando ogni spazio della mia esistenza.
Ma quello che io vado cercando come una disperata sono risposte più alte che forse soltanto la fede in un Dio può concedere.

Forse solo il tempo potrà lenire il dolore. Ma nemmeno cento anni colmeranno il vuoto che hai lasciato.
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E alla fine sono tornati gli attacchi di panico. Quegli attimi tremendi in cui senti mancare il respiro, come se qualcuno ti stesse risucchiando l'aria dai polmoni. In apnea, tra lacrime e urla. E per scatenare il vortice è bastato vedere le finestre della tua casa tutte sbarrate, quelle finestre...
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Avete vinto voi

18 novembre 2019 ore 14:46 segnala
Alla fine hanno vinto loro.
Hanno vinto quelli del "non hai abbastanza esperienza", del "abbiamo bisogno di qualcuno che sappia già farlo", "al massimo possiamo proporti uno stage perchè ci sarebbe troppa formazione da fare su di te per assumerti", "serve per forza un periodo di reciproca conoscenza" "ci dispiace ma ci serve una figura autonoma".
Hanno vinto.
Perché a forza di essere trattata come una minorata mentale a cui nonostante una laurea, una specializzazione, un corso di formazione e tre anni di esperienza serve spiegare le cose con le illustrazioni, io stessa ho smesso di credere in quello che so realmente fare.
So scrivere? So fare attività di copywriting?
Non lo so. Non lo so più. Lo faccio da una vita ma a forza di sentirmelo chiedere inizio a dubitarne, penso che sì, l'ho fatto ma comunque non come vogliono loro, non a livello professionale, non nel loro campo, quindi forse non va bene come lo faccio e forse davvero non ne sono capace quindi perché dovrebbero chiamare me.
Questi sono i trip mentali che scattano nella testa di una persona dopo tredici rifiuti.
Non bastano nemmeno le parole di apprezzamento su qualche piccolo lavoro nel settore, né quelle di incoraggiamento del recruiter che valorizza quello che sei ma che tanto comunque non può assumerti perchè, di nuovo, non hai esperienza.
Va bene. Avete ragione. Avete vinto. Non ce l'ho. Non so fare nulla di quello che chiedete.
Ho smesso di mandare cv, ho smesso di dire che è ingiusto accettare stage con tre anni di esperienza, ho smesso di provarci quando mi viene richiesto di presentare progetti in fase di candidatura. Non li mando e rifiuto di proseguire l'iter. Non so farli. Non sono in grado. Non ho abbastanza competenze. Come mi ripetete da sei mesi a questa parte.
Accetterò anche gli stage a 500 euro e due pedate, tanto questo è il livello a cui posso aspirare con le competenze che ho al momento.
Non so cosa dire.

Continuo però a chiedermi cosa sono rimasta a fare per un anno e mezzo nella stessa azienda che mi faceva schifo, a rispondere alle mail per otto ore al giorno fino a farmi venire un esaurimento nervoso, sangue nella tosse e problemi gastrici, se tanto anche dopo questa esperienza comunque il mio livello è ancora quello di una neolaureata che non sa far nulla.

Perché non vai all'estero?

29 ottobre 2019 ore 16:06 segnala
Io non brillerò per simpatia e disponibilità al dialogo, ma di fronte alle domande idiote non riesco ad essere pacata e tranquilla.

Ora proverò a spiegarlo, che al ventordicesimo "ma perché non vai all'estero?" le mie gonadi sono a cubetti.

1) Questa domanda si fa quando si conosce il contesto. Dirlo a qualcuno di cui non sai non dico le competenze, il settore, il tipo di formazione, ma manco IL NOME, è come dire a un calvo di andare dal parrucchiere. A caso. Non ha senso, non è un consiglio. E' una cagata sparata per dire qualcosa e non ha nessuna utilità. Credo che una persona ci arrivi da sola a questa soluzione, se praticabile, senza bisogno che qualcuno glielo suggerisca.
2) Ho una laurea umanistica. E' carta igienica qua, figurarsi all'estero.
3) Non mi assumono qua, dove ho padronanza perfetta della lingua - peraltro richiesta visto il settore - e dovrebbero farlo in un posto dove non sono neanche madrelingua?
4) Per andarci e fare la lavapiatti, allora posso lavare i piatti anche in una trattoria dietro casa, che almeno faccio girare l'economia italiana.
5) Per andarci e fare comunque un lavoro di merda che non mi gratifica, che cazzo ci vado a fare? Per portare a casa uno stipendio, buttarne metà nell'affitto di una casa fatiscente nei sobborghi di Londra e deprimermi perchè sono a millemila km da tutti i miei affetti?
Bella vita di merda, a sto punto meglio la cassiera all'Esselunga, almeno se hai bisogno sei a 15 minuti da qualunque cosa.
6) Io sono figlia unica. Mia madre è figlia unica. Questo significa che se un giorno i miei genitori, che presumibilmente diventeranno anziani, avranno bisogno DI QUALSIASI COSA, potranno contare soltanto su di me. E ho già visto com'è prendersi cura di una persona anziana e malata quando non hai fratelli e una sola figlia, quindi di che cazzo stiamo parlando? Sul serio, di cosa? Mia madre peraltro è paziente oncologica, quindi di che cazzo parliamo? "Non lo sapevo" appunto, quindi che cazzo di consiglio a caso è "perchè non vai all'estero"?
Vi sbatterei la testa sul marmo della lapide di mia nonna, spiegherebbe il mio "ecco perché" più di centomila parole.

E niente, ecco "perché non vado all'estero". Eccoli i motivi, più di uno, tutti logici, tutti sensati, talmente tanto da risultare ovvi. Perché ripeto, se una persona ha la possibilità di farlo, ci pensa da sola a questa soluzione drastica. Se non ci va non è che "non ha mai pensato di", E' CHE NON PUO'.
Oppure NON VUOLE, per i motivi sopracitati.

E la cosa più ridicola è che vi offendiate pure perché vi si dice che aprite la bocca solo per darle fiato. Perchè è questo che fate quando consigliate a una persona, senza sapere niente del suo background culturale, familiare, economico, di "andare all'estero". Come se fosse la panacea di tutti i mali del mondo.

Evitateli i consigli nonsense, specie quando nessuno ve li ha chiesti.
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Io non brillerò per simpatia e disponibilità al dialogo, ma di fronte alle domande idiote non riesco ad essere pacata e tranquilla. Ora proverò a spiegarlo, che al ventordicesimo "ma perché non vai all'estero?" le mie gonadi sono a cubetti. 1) Questa domanda si fa quando si conosce il contesto....
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That's why vi odio tutti

18 ottobre 2017 ore 14:45 segnala
Vi odio tutti perchè siete stupidi.
Perché non riuscireste a fare un ragionamento logico nemmeno con l'aiuto di una calcolatrice.
Perchè quello che avete nella scatola cranica lo usate solamente per sopravvivere come babbuini mossi unicamente dall'istinto, e non come esseri umani.

Devo ammettere che venire qui è la mia forma di kitsch personale: osservare qualcosa di tanto brutto da risultare affascinante, sprofondare negli abissi della pochezza umana e riemergerne sconvolta, è un passatempo interessante e permette di conoscere e scoprire molto della razza umana. L'osservazione è conoscenza, e ho conosciuto un'infinità di cose solo osservando la stupidità che trasuda da certuni.

Quando hanno davanti un palese blocco di ghiaccio, nella sua solidità e trasparenza, e riescono a scambiarlo per una medusa, per una lamiera, per un sacchetto di plastica, per un fossile (!!!), per un corallo, per un pesce, per un trancio di pesce spada, non riuscendo a collegare gli elementi che hanno sotto gli occhi e dando la colpa alle dimensioni della foto. Come se poi avesse senso scattarsi fotografie con in mano dei rifiuti.

Quando hai appena finito di dire che stai cercando lavoro e ti chiedono se convivi, perchè non riescono a mettere insieme che senza un lavoro = senza soldi = senza casa e perché nella loro mente i fidanzati sono tutti milionari da poter mantenere convivenze e e fidanzate tutte approfittatrici mantenute.

Quando ti chiedono i dati anagrafici che hanno sotto gli occhi e alla tua risposta di leggerli contrattaccano con "ma a volte si scrivono falsità" non riuscendo a comprendere che se rispondo che sono scritti è perchè corrispondono, che se una persona vuole mantenere l'anonimato non li rivelerà comunque, che se Tizio fa così non per forza lo deve fare anche Caia. O quando insistono perchè vogliono "sentirli da te", come se sul profilo invece li avesse scritti qualcun altro. Come se al supermercato chiamassero i commessi per farsi dire i prezzi anzichè leggerli, perchè "potrebbero essere falsi" o "per sentirseli dire".

Quando scrivono errori grammaticali tremendi e se li correggi anziché ammettere un errore danno la colpa al T9 che ha smesso di esistere con l'ultimo Nokia del 2008, o saltano su come molle perchè sei una professorina del cazzo e loro non sono a un esame e scrivono come vogliono, e cioè come dei babbuini che alle scuole elementari si scaccolavano anzichè imparare la differenza tra verbi e congiunzioni.

Quando leggono che sei fidanzata e quindi il tuo fidanzato dovrebbe essere geloso di quattro scemi che provano a rimorchiare in modo patetico dietro un monitor con copiaincolla, selfie a torso nudo e altri metodi da subumani, obiettano che "ma qui la gente ci prova" e non arrivano al concetto che la gente ci prova ovunque, anche nei bagni pubblici, e che almeno qua se ti rompe puoi bloccarla.

Quando propongono uscite ancora prima di sapere come ti chiami perchè "che ne sai che potremmo scoprire di piacerci", obietti che allora prima magari lo si dovrebbe scoprire e poi invitare e non viceversa.

Quando propongono uscite nonostante tu abbia spiegato a chiare lettere che non ti interessa e allora cosa ci fai qua, perchè non arrivano nemmeno a capire che non siamo su Tinder e non sei obbligata a cercare l'anima gemella in chat.

Quando provi con tutta la calma del mondo a spiegare che no, se non so neanche chi sei non ti lascio né il mio numero né vengo con te in vacanza, ma non riescono a capire perché rifiuti perchè per loro è la cosa più normale del mondo.

Quando usano il "carina" come fosse un super complimentone aspettandosi profluvi di ringraziamenti, provi a obiettare che se lo usassero con una fidanzata che ha passato tre ore a prepararsi li prenderebbe a borsettate in faccia e insistono nella loro interpretazione secondo cui "carina" in realtà vuol dire "stupenda", perchè la lingua italiana è un optional e i significati delle parole li attribuiscono loro, ma intanto con "carina" non hanno ancora rimorchiato e a trentasette anni sono ancora single.

Quando sganciano complimenti totalmente random solo per fare conversazione e si stupiscono se non li calcoli minimamente o non ringrazi, salvo poi lasciar intendere che è perchè "pensavano di fare una gentilezza" che nessuno gli ha chiesto di usare o perchè non sapevano in che altro modo salvare una conversazione morta venti minuti prima.

Quando si ostinano a fare commenti estetici su foto in cui non si vede nemmeno bene la faccia, o peggio commentano il tuo peso/fisico che nemmeno compare in foto, o si lanciano in commenti consolatori sul tuo grasso corporeo perchè ma va, mica hai bisogno di dimagrire tu, e fa niente se non ti hanno mai vista, è giusto per dirlo.

Quando si inventano di essere fotografi di moda, stilisti, talent scout alla ricerca di modelle/attrici perchè certo, le agenzie recruitano tramite una chat dove neanche si è sicuri che la foto corrisponda alla persona, a caso e senza nemmeno mezza misura, ma soprattutto recruitano tramite chat quando sono invase da book di modelle e mai nella vita andrebbero a cercarsele loro, per non parlare delle capacità recitative che notoriamente traspaiono da un monitor.

Quando si inventano lavori fantasiosi e inesistenti nella speranza di fare colpo e poi da superdirigenti di banca non riescono nemmeno a costruire un periodo completo nella propria lingua madre.

Quando leggono qualcosa e dando prova di tutto il proprio analfabetismo funzionale capiscono l'esatto contrario di quello che hai scritto o rispondono con cose totalmente off-topic.

Quando contattano con insulti o provocazioni o infastidendoti sperando di risultare brillanti e invece risultano solo pigne in culo perchè non capiscono che dando fastidio alla gente non verranno mai calcolati.

Quando gli stai sulle palle e invece di ignorarti come suggerirebbe il buonsenso vanno avanti a contattarti, rincorrerti, starti appresso e stalkerarti.

Quando fanno mille e altre cento di queste cazzate dimostrando di essere completi decerebrati incapaci di usare logica, buonsenso, razionalità e qualsiasi altra capacità intellettiva, e stare qui diventa un tuffo nel trash che Tina Cipollari levati che non vedo bene tutta questa meravigliosa e stupefacente stupidità umana.
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Vi odio tutti perchè siete stupidi. Perché non riuscireste a fare un ragionamento logico nemmeno con l'aiuto di una calcolatrice. Perchè quello che avete nella scatola cranica lo usate solamente per sopravvivere come babbuini mossi unicamente dall'istinto, e non come esseri umani. Devo ammettere...
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Skopadippiù

22 settembre 2017 ore 18:02 segnala
Mi sono sempre chiesta per quale motivo la risposta più frequente, il ritornello più prevedibile e noioso a una frase sarcastica di un interlocutore donna sia sempre "scopa di più". Non ci stai con me? Devi scopare di più. Fai una battuta brillante ma che li colpisce in un punto debole? Acida, scopa di più. Rispondi semplicemente in maniera non prevedibile, non convenzionale, o con un'altra domanda provocatoria? Scopa di più.
Niente, è la frase jolly. La difesa jolly da sfoderare ogni volta che parli con una donna e dimostra di fregarsene di te, di non essere interessata o semplicemente di non seguire convenzioni. Ho ricevuto "scopa di più" per aver risposto che anni, di dv, single?, segno zodiacale, sono scritti nel profilo, per aver detto che se non ho un lavoro non posso certo convivere o essere sposata, per aver rigirato la domanda "lui lo sa che chatty" in "ma perchè non dovrebbe?". Niente di offensivo nel senso comune, ma a quanto pare lo diventa se non rispondi come ci si aspetterebbe: come una bambolina obbediente che dice sempre sì, sì grazie, certo, hai ragione.
Sorvolando sul paradosso di uno sfigato che sta cercando di racimolare una scopata in chat e dice a una persona impegnata di scopare di più - perchè di solito tale attacco viene da gente che si vede rifiutare profferte, e già da qui è palese che ad essere frustrata non è certo chi riceve la frase - è assurdo come si metta in relazione la risposta a una qualsiasi domanda con la vita intima di una persona.
Come se davvero il sarcasmo, l'arguzia o l'ironia potessero in qualche modo dipendere dalla frequenza sessuale.
Ma ci avete mai pensato che la risposta invece dipende semplicemente dalla domanda?
Che se fate domande cretine per forza fate venire spontanee risposte allo stesso livello?
'Ciao d'estate indossi infradito?' 'no indosso babbucce di pelo di renna' 'SCOPA DI PIU, ACIDA!!!'
Che se vi ponete come coglioni verso l'interlocutore verrete trattati da coglioni, e non perché l'interlocutore è in astinenza?

Imparatevi la legge sacrosanta: se siete deficienti, parlate come deficienti, fate domande da deficienti, otterrete le risposte che meritate, e le otterreste identiche anche se io avessi appena avuto un triplo orgasmo sul set di un film porno con Rocco Siffredi come partner.
Detto ciò, io ho un compagno, tre quarti delle persone che mi invitano a "scopare di più" mi avevano fatto profferte cinque minuti prima. Ripetetemi n'attimo chi è che ha più bisogno di scopare.

Coglioni.
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Mi sono sempre chiesta per quale motivo la risposta più frequente, il ritornello più prevedibile e noioso a una frase sarcastica di un interlocutore donna sia sempre "scopa di più". Non ci stai con me? Devi scopare di più. Fai una battuta brillante ma che li colpisce in un punto debole? Acida,...
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NON ACCETTI LE KRITIKEEEEEEEEEEEEE

24 giugno 2017 ore 18:13 segnala
Mi avete sfracellato gli zebedei con sta storia che "non accetto le critiche" e tutte le altre manfrine demmerda da gente che piglia la chat per una cosa seria.
Persino sotto le cagate mi devo trovare l'ebete di turno che delira sul mio voler avere ragione (ma su cosa?! Cosa?! sui post di chatta.it?!) quando tre quarti delle volte si tratta di analfabeti funzionali che nemmeno comprendono quello che stanno leggendo ma per il gusto di romperti le palle devono dire la loro "critica" del ca**o su sa dio cosa, giusto per vedersi cancellare commenti offensivi/fuori tema e poi menarla per anni come povere vittime che eh, ma tu non accetti le critiche.
Ma quali critiche. Ma critiche a cosa. Ma per quale motivo dovrei seriamente ponderare pareri di tizi mai visti a frasi scritte di getto e generalmente su cose stupide e inutili.
E vi svelo un segreto, non è che "non accetto le critiche perché mi credo superiore" E' CHE SE PENSATE CHE LE CRITICHE DI TIZIOCAIOX74 SU UN POST DI UN SOCIAL SIANO VERAMENTE DA PRENDERE IN CONSIDERAZIONE, SIETE VOI CHE AVETE PROBLEMI DI AUTOSTIMA, MA NELL'ALTRO SENSO.
Perché quelli che tengono in considerazione ciò che pensa la gente sui social, in genere, sono quelli che si suicidano perché bullizzati da qualche coglioncello come voi che paratosi il culo dietro un nick senza foto si arroga il diritto di fare le sue "critiche" del cazzo a gente che non conosce. A caso. Giusto per il gusto di fare i bastian contrari e andare a scrivere "B" sotto a uno che ha scritto "A". Che anche una volta che mi avete detto che la pensate diversamente da me, me lo scrivo sulla lista delle cose di cui non me ne frega un cazzo. O direttamente sulla carta igienica.
Fossi in voi, invece di scrivere critiche di staceppa a post di chatta.it, andrei a sbucciare mandarini, sicuramente più proficuo.

In alternativa andatevene a sbucciare le banane col culo, che vi riuscirebbe comunque meglio che fare i Philippe D'Averio dei poveri su chatta.
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Mi avete sfracellato gli zebedei con sta storia che "non accetto le critiche" e tutte le altre manfrine demmerda da gente che piglia la chat per una cosa seria. Persino sotto le cagate mi devo trovare l'ebete di turno che delira sul mio voler avere ragione (ma su cosa?! Cosa?! sui post di...
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I cocomeri si rompono solo d'estate

05 giugno 2017 ore 17:46 segnala
...Che poi era un modo carino per dire che d'estate, oltre al caldo schifido, ci sono da sopportare pure le rotture di cocomeri della gente che evidentemente non ha nulla da fare nella vita oltre a infastidire il prossimo.
Perchè i social hanno sdoganato una maniera veloce, gratuita e incredibilmente soddisfacente di rompere i coglioni: ma cosa c'è di meglio di un nick in totale anonimato per mettersi a insultare il prossimo, non devi manco metterci la faccia, vai di click e olé, la rottura è servita.
Cosa c'è di meglio di mettersi a fare crociate virtuali contro persone che non conosci e di cui non sai nulla, per sfogare la frustrazione che covi nel profondo della tua anima?
Poi certo, dare dei frustrati agli altri è la carta jolly, quella che va bene sempre. Non me la dai? Sei frustrata. Non mi rispondi come vorrei? Sei frustrata. Sei ironica? Sei frustrata. Sei capace persino di autoironia? Sei frustrata. Non dimostri interesse verso di me o quello che dico? Sei frustrata. Osi addirittura avere un'autostima? Sei frustrata e non scopi, tiratela di meno e scendi dal piedistallo.
Che già lì, dire "te la tiri" a una persona che son più le volte che si autopercula dimostra come "te la tiri" sia appunto la frase jolly per giustificare qualsiasi disinteresse nei tuoi confronti, perchè pensare "forse le faccio schifo come persona" (e non a torto, direi, se ragioni così) è inaccettabile. E quindi via, siccome non ci stai alle manfrine è perché te la tiri ma in realtà sei frustrata. Poi pazienza se me lo dici tu che hai cinquant'anni e invece di essere a far giocare i tuoi nipotini sei in una chat a scrivere bacheche offensive quattro a quattro perchè una di venticinque non ti ha calcolato come volevi, è lei che è frustrata e non ha una vita. Senza ombra di dubbio.
Ma sapete che vi dico? Ma sì, va bene, sono frustrata. Ho due lauree di cui una da 110, tre collaborazioni redazionali all'attivo, sono benestante, vivo da sola, ho un fidanzato bravo e intelligente, ma sono frustrata perchè non mi raccapezzo di quanto la gente possa essere idiota e cattiva quando non arriva all'uva.
Questo mi frustra.
Però una cosa mi sembra strana, ve lo devo dire. Ma voi che invece siete così felici, sereni, soddisfatti, realizzati, scopate tantissimo e scopate solo voi...com'è che invece di essere là fuori a vivere la vostra meravigliosa e piena esistenza siete qua a preoccuparvi della mia tetra e bigia e rompere i coglioni per ore?
RISP
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...Che poi era un modo carino per dire che d'estate, oltre al caldo schifido, ci sono da sopportare pure le rotture di cocomeri della gente che evidentemente non ha nulla da fare nella vita oltre a infastidire il prossimo. Perchè i social hanno sdoganato una maniera veloce, gratuita e...
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Save the last dance

12 febbraio 2017 ore 23:17 segnala
Forse quello che siamo oggi deriva da quello che siamo stati ieri, io credo che per me sia stato così. Devo il mio presente a un passato superato a fatica, che ha lasciato segni profondi e che forse resterà sempre annidato negli angoli della memoria.
Ho accumulato tanti fallimenti e insuccessi negli anni, uno dietro l'altro, con la lunga serie di ferite e cicatrici che ne sono derivate. Ho passato un'adolescenza da brutto anatroccolo, il che di certo non mi ha reso la vita facile. Guardandomi indietro vedo solo un film triste, una pellicola rovinata dal tempo che scorre graffiata e consunta mostrando scene di solitudine e abbandono silenzioso; mi vedo ragazzina, schernita dai compagni per l'acne e per l'apparecchio, isolata in una quarantena imposta come se la mia sete di affetto e rispetto non fosse degna di essere saziata. Il passare degli anni mi ha scaraventato addosso mille altre palline di carta, mille altri intervalli china su un banco sola, in un'adolescenza dell'anima che mi è sembrata interminabile. L'acne è sparita dal viso, le cicatrici sono rimaste sul cuore. L'insicurezza che deriva dalle cattive parole è ciò che fa la differenza tra una persona che cresce serena e una che non sa dove muoversi, come una pianta che improvvisamente sia liberata da ormeggi e contorca i rami liberi in direzioni confuse.
Io non sono stata capace di crescere. L'insicurezza accumulata in anni di scherni, cattiveria e dispetti mi ha resa incapace di relazionarmi al mondo, me l'ha fatto rifuggire, e poi negare, allontanare, tenere a distanza con la consapevolezza che far avvicinare le persone equivalesse a consegnar loro il potere di colpirmi. E a qualcuno a volte l'ho concesso, aggrappandomi, ancora, come la ragazzina seduta a quel banco che desiderava disperatamente che qualcuno le si avvicinasse e le dicesse che era bella. Me l'hanno detto, poi, ma solo per lasciarmi seduta ad altri banchi, con altre cicatrici che quelle dell'acne, più profonde e meno guaribili.
Ho continuato ad aggrapparmi per anni. Ho rivisto la stessa scena mille volte, sentito le stesse parole mille volte, e per ognuna di quelle mille ho risentito gli scherni e le risate e rivisto quel banco e quella sedia. In amore mi sono sempre vista preferire altre, più o meno belle, migliori o peggiori, ma finendo costantemente con l'essere relegata al secondo posto, come seconda scelta e a volte senza essere scelta nemmeno per seconda; lasciata sola su un banco, indesiderata, di nuovo. E nonostante tutto la mia insicurezza ha continuato a concedere alle persone di farlo, di lanciarmi addosso altre palline di carta. Ho finito col credere alle cattiverie, e a un certo punto ho smesso semplicemente di credere anche in me stessa. Dopo anni ho smesso di farmi abbandonare, e mi sono abbandonata da sola. Ed è una colpa nei miei confronti che non mi perdonerò mai.
Ci si può raccontare quanto si vuole di essere forti, di aver superato il proprio passato e di essere cresciuti, ma la verità è che chi ha il mostro dell'insicurezza dentro di sé ne finisce inevitabilmente fagocitato. Il germe dell'insicurezza mette radici che nemmeno la più buona volontà riesce a sradicare, e che torneranno ad avvinghiarti ogni volta ricordandoti della tua inadeguatezza. Ogni volta che qualcuno proverà ad avvicinarsi, e ogni volta che si allontanerà. Soprattutto quando si allontanerà.

Oggi, a distanza di tempo, posso dire di essere cresciuta e di aver dato finalmente una direzione ai miei rami. Ma perchè questo fosse possibile è stato necessario un percorso lungo e doloroso di riabilitazione alla vita, e la persona che sono oggi è cresciuta ingoiando quello che era, fagocitandolo a forza, arrivando persino a negarlo, eppure conservandolo in segreto come un vulcano che nasce nella culla di un cratere precedente ereditandone le ceneri. Per sopravvivere ho dovuto metabolizzare tutti gli errori, le autodistruzioni, gli abbandoni, farne un impasto e inghiottirlo, passo obbligatorio per poter cancellare una storia di mancanze e ripartire da zero.
Vorrei poter dire che alla fine ce l'ho fatta da sola, ma non è stato così, e forse in fondo ho sempre saputo che avrei avuto bisogno di un aiuto per togliere l'aria alla mia bolla di insicurezze e soffocarla per sempre. A volte la forza non basta per riconciliarsi con se stessi, a volte non ci si può salvare da soli.
E io mi sono riconciliata con l'universo solo nel momento in cui qualcuno è venuto a chiamarmi a quel banco, e a dirmi che ero bellissima, facendomi alzare, e ballare, e volteggiare, esaudendo il desiderio di quella ragazzina con l'apparecchio ai denti, ormai morta e sepolta, che aspettava solo di essere liberata per sempre dalla prigione del passato. E che può finalmente dirmi addio.

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Forse quello che siamo oggi deriva da quello che siamo stati ieri, io credo che per me sia stato così. Devo il mio presente a un passato superato a fatica, che ha lasciato segni profondi e che forse resterà sempre annidato negli angoli della memoria. Ho accumulato tanti fallimenti e insuccessi...
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Conversazioni standard.

10 ottobre 2016 ore 11:32 segnala
Capisci che la conversazione sta già partendo male quando ti chiedono, implacabili, "anni? di dv?".
Al che gli richiedi, altrettanto implacabile, se hanno problemi alla vista e se hanno fatto quelle visite dall'oculista in cui ti tappano un occhio e devi riconoscere lettere e numeri su uno schermo retroilluminato, solo che al posto delle E rovesciate c'è scritto MILANO - DONNA - 25 ANNI.
"E' scritto in maiuscolo", rispondi.
E lì,proprio lì, ti si apre un mondo.
- "Potrebbe essere una città falsa!"
E certo, perchè se una vuol giocare ai servizi segreti e si iscrive in incognito, chiedendoglielo invece vi dirà anche indirizzo e codice fiscale.
- "ah non l'avevo visto"
!!!

(e questo è quel che compare quando uno clicca "invia messaggio". Perciò orbitudine pura)
- (la mia preferita) "Ma Milano è grande!"
Non so, vuoi le coordinate per il TomTom? Ti aspetto sull'uscio con uno spritz e degli stuzzichini?

Dopodiché viene la fatidica domanda, perchè non esiste conversazione che prescinda dal tuo status sentimentale: "6 FID???" (scrivere per intero je fa fatica).
Il bello di essere impegnati, verosimilmente, è non dover rispondere a domande cretine, odiose e irritanti come "ma così carina come mai single", che ti fanno venire voglia di eruttare muco verde da entrambe le narici per poterglielo spruzzare in faccia e dare una risposta senza senso quanto la domanda.
Però, in realtà, anche da fidanzati non va molto meglio. Se sei fidanzata è tutto un "e lui lo sa che sei qui" "lui lo sa che chatty" "e lui non è geloso" "qui ci provano in molti" "allora cosa ci fai qui".
Piccoli protozoi dall'intelligenza di sassi di fiume, secondo questa logica non dovrei più uscire di casa, perchè la gente ci prova anche al bar, alle casse del supermercato, dal dottore e alla fermata del tram. Secondo questa logica non dovrei più uscire con le amiche perché la gente ci prova e il mio lui dovrebbe essere geloso di ogni cosa che si muove. Invece, udite udite, non solo ho facoltà di rifiutare, non solo lui sa che chatto ma anche che mangio e respiro e a volte vado in bagno, e soprattutto non ha motivo di essere geloso di quattro pallette di sfiga che cercano di rimorchiarmi virtualmente. Di cosa dovrebbe essere geloso? Di uno che vuole farmi vedere il birillo perchè evidentemente non glielo vede mai nessuna? Di uno che si incazza perchè non voglio il suo book a torso nudo? O di uno che non riesce a mettere le H al posto giusto? Suvvia, un po' di realismo: la chat non è un film di Hollywood e non arriverà il mio Rocky Balboa a prendervi a cazzotti per aver osato adulazioni cretine, al massimo vi darebbe un pat-pat di conforto.
Senza contare che non esiste nessuna clausola in piccolo che limiti l'iscrizione ai soli SINGOL, perciò rassegnatevi. Non tutti sono interessati al rimorchio virtuale, fatevene una ragione.

Quando poi si arriva al "cosa fai nella vita" si apre un altro spettacolo.
"Studio comunicazione"
"Ah, scienze della comunicazione?"
Per Dio, se studiassi Scienze della Comunicazione scriverei Scienze della Comunicazione, che ok che qua fa troppa fatica scrivere per esteso e abbreviate persino i "fid" "scs" "da dv" "qnt" "xk" "cs" "mnk" "fncl", però SDC è una triennale e io ho 25 anni e una laurea alle spalle. Comunicazione è Comunicazione. Ma confonde.
"Ah ma cos'è?"
"Ma è tipo psicologia?"
E la migliore "Ma tu non sei molto comunicativa"
Vaglielo a spiegare che a Comunicazione si studiano i mass media e non come si risponde in chat. Ma che gli vuoi rispondere a questi. Li lasci annegare nel loro mare di ignoranza sperando che non tornino a galla come gli stronzi in fondo al water (perchè fosse solo questo, invece sono gli stessi che se gli fai notare che non imbroccano un'H ti rispondono che la laurea non rende intelligenti - sì ma nemmeno la terza elementare presa per intercessione divina).

Solitamente, poi (ma non sempre), scatta la fase "affari tuoi", in cui indagano sulla tua vita sentimentale e intima con domande del tipo "ma da quanto state insieme" "ma come vi siete conosciuti" "ma lui com'è cosa fa che difetti ha", al che gli chiedi se vogliono il suo numero per chiederlo direttamente a lui.
Oppure la fase ignorante in cui pensano di essere più fighi di lui e mannaggialcazzo vi prenderei a scarpate, burini trogloditi.
Oppure la fase in cui si lanciano in adulazioni su quanto lui sia fortunato o quanto sia bello il tuo fisico che non hanno mai visto nemmeno in cartolina e non sanno che dicendomi che sono magra e bella non gliela darò ugualmente.

La parte migliore però è quando nonostante il profilo e le premesse si lanciano con le proposte.
"Potremmo prenderci un caffè insieme qualche volta"
No, non potremmo. Se ho scritto chiaro nel profilo che non incontro, ho messo i cartelli lampeggianti che non ho nessun interesse a prendere caffè...non potremmo.
"Ma mica è un incontro"
"Vabè ma è solo un caffé mica ti ho chiesto una scopata"
"MA COSA TI COSTA"
Ora, sorvolando sul fatto che, a meno di prenderlo in due bar diversi di due città diverse E' un incontro e che non serve arrivare a fare il bagno insieme nel caffè per definirlo tale, ci mancherebbe pure che chiedeste altro, e non otterreste nemmeno quello. Cosa mi costa? Santo Dio, ma perchè ogni fottuta volta che declino un maledetto caffé mi devo sentire insultata solo perché non ho lo stimolo di farmi lo sbatti di andare al bar con sconosciuti virtuali senza volto mai visti prima con cui ho scambiato dieci frasi in tutto di cui undici erano boiate? Come se poi fosse assolutamente normale per una ragazza incontrare gente random, oggi che non ti puoi fidare manco più di tuo nonno che se gli gira prende una motosega e stermina la famiglia perchè si è dimenticato la pastiglia al mattino? Eddai su, realismo, senso della realtà sono cose che vi mancano totalmente.
Come quelli che
"Ah se ti serve un massaggio chiamami"
"Se non hai niente da fare nelle vacanze magari andiamo insieme"
"Ti propongo una crociera"
"Ah se vieni a Vattelapesca ti ospito io"
"Girami il tuo cv che lo passo in azienda"
A voler riassumere il tutto con un'unica frase, l'unica che mi viene è aòmachicazzosei. Come se per servizio catering, fisioterapia e consulenza medica il mio primo pensiero andasse a tiziocaio su chatta.it e alla sua generosa offerta e non a fisioterapisti e medici di fiducia, come se i momenti liberi non pensassi a passarli coi miei cari, come se dovendo andare a Caltanissetta non pensassi a cercarmi un albergo perchè tanto c'è il mio grande amico tiziocaio che mi ospita a casa sua. Ma chi minchia siete. La vostra totale mancanza di senso della realtà e l'infattibilità e improbabilità delle vostre proposte sarebbero lampanti anche a un cieco.
"Voleva solo essere una gentilezza"
Ambè, di sicuro anche i mostri del Circeo non l'avranno proprio messa giù come "venite a casa nostra che ci divertiamo a violentarvi e torturarvi e poi farvi fuori e bruciare i vostri cadaveri".

Finchè poi non arriva lei, la frase che tutti stavamo aspettando.
"COMUNQUE SEI CARINA".
Non importa se si stia parlando delle verruche intraepidermiche o se la conversazione sia morta da venti minuti tra emoticon inutili e silenzi pieni di speranza che si siano levati dalle balle. No. Che siano passati dieci, venti o quaranta minuti dall'ultimo msg prima o poi arriva per tutte, anche se avessimo l'aspetto di una bestia dei boschi passiamo tutte dalle forche caudine del "comunque sei carina", la frase jolly con cui cercano di salvarsi in corner e rimediare a una conversazione imbarazzante e piena di boiate.
A volte cercano di condire con l'enfasi "molto", come se non fosse gia un complimento abbastanza di merda da doverlo enfatizzare (più o meno del tipo "ma quindi com'é sta tipa?" "mah simpatica, anzi molto simpatica" che tradotto significa semplicemente che é un lavandino). Tralasciando che e un complimento di merda adatto solo a una bambina, "comunque sei carina" é la patetica viltá dell'homo che cerca di rimorchiare in extremis, l'apoteosi della banalitá e della superficialitá, perche in 20 minuti che hai avuto a disposizione per parlarmi sei riuscito solo a dirmi che Milano é grande e le H non sono himportanti. Con quel "comunque" cercano di pararsi il culo, di perdonarti nonostante i tuoi difetti: stanno cercando di dirti che comunque anche se gli stai sui coglioni, sei acida, hai la figa di legno, riconoscono che sei carina - carina, non bella, carina - e che in mancanza di altro gli vai bene perche hanno bisogno di infilarlo ma le fighe non gliela danno. Ecco il significato di "carina", con cui credono di farci svenire dall'emozione, il complimento per non sbilanciarsi troppo perché se gli dici che sono fighe si montano la testa. Io invece ve la smonterei e vi monterei al suo posto un orologio a cucù con l'uccellino che a ogni ora esca e dica "carina la tua sorellina". Ecco. I complimenti sentitissimi che apprezziamo, mentre li scrivono ad altre 200. Al che ti dicono che te la tiri, e capisci perché tre quarti di chat finiscano in un bimbumBAN.
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Capisci che la conversazione sta già partendo male quando ti chiedono, implacabili, "anni? di dv?". Al che gli richiedi, altrettanto implacabile, se hanno problemi alla vista e se hanno fatto quelle visite dall'oculista in cui ti tappano un occhio e devi riconoscere lettere e numeri su uno schermo...
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10/10/2016 11:32:33
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Finally forgiveness

25 marzo 2016 ore 18:55 segnala
"Prima di fare l'amore con te mi lasciavo baciare solo per sentirmi dire che ero bella. O almeno carina. Mi lasciavo toccare perché pensavo che l'insicurezza si potesse curare con le carezze.
Per qualche tempo ho usato il mio corpo per cercare di farmi volere almeno un po' di bene, per sentirmi meno sola. Pensavo di non avere altri mezzi per attirare gli altri. Mi sentivo scialba. Insignificante. Ero affamata di complimenti, di attenzioni. In quegli squallidi scambi di saliva cercavo delle certezze che però non arrivavano mai.
L'effetto placebo durava soltanto pochi minuti: in realtà nessun "sei bellissima" era mai abbastanza per me.
Non ci credevo.
Fingevo di godere e intanto dentro mi sentivo svanire.
Volevo solo essere accettata. Tutto quello che facevo, tutto quello che dicevo e che non dicevo, tutto quello che concedevo di me stessa era finalizzato a farmi accettare dagli altri.
Adesso, però, è diverso.
Io sono diversa: mi pento ancora di tutti quei baci, ma finalmente mi perdono.
Con te è diverso: a te ci credo, perché tu, che sono bella, non me lo dici soltanto mentre mi muovo lentamente sopra di te.
Me lo dici continuamente. Me lo dici soprattutto quando ti sembro contenta. Quando faccio qualcosa che mi piace. Me lo dici quando mi arrabbio e lotto per qualcosa in cui credo. Quando so di non essere bella per niente."

- Susanna Casciani, "Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore"

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"Prima di fare l'amore con te mi lasciavo baciare solo per sentirmi dire che ero bella. O almeno carina. Mi lasciavo toccare perché pensavo che l'insicurezza si potesse curare con le carezze. Per qualche tempo ho usato il mio corpo per cercare di farmi volere almeno un po' di bene, per sentirmi...
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25/03/2016 18:55:56
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