Save the last dance

12 febbraio 2017 ore 23:17 segnala
Forse quello che siamo oggi deriva da quello che siamo stati ieri, io credo che per me sia stato così. Devo il mio presente a un passato superato a fatica, che ha lasciato segni profondi e che forse resterà sempre annidato negli angoli della memoria.
Ho accumulato tanti fallimenti e insuccessi negli anni, uno dietro l'altro, con la lunga serie di ferite e cicatrici che ne sono derivate. Ho passato un'adolescenza da brutto anatroccolo, il che di certo non mi ha reso la vita facile. Guardandomi indietro vedo solo un film triste, una pellicola rovinata dal tempo che scorre graffiata e consunta mostrando scene di solitudine e abbandono silenzioso; mi vedo ragazzina, schernita dai compagni per l'acne e per l'apparecchio, isolata in una quarantena imposta come se la mia sete di affetto e rispetto non fosse degna di essere saziata. Il passare degli anni mi ha scaraventato addosso mille altre palline di carta, mille altri intervalli china su un banco sola, in un'adolescenza dell'anima che mi è sembrata interminabile. L'acne è sparita dal viso, le cicatrici sono rimaste sul cuore. L'insicurezza che deriva dalle cattive parole è ciò che fa la differenza tra una persona che cresce serena e una che non sa dove muoversi, come una pianta che improvvisamente sia liberata da ormeggi e contorca i rami liberi in direzioni confuse.
Io non sono stata capace di crescere. L'insicurezza accumulata in anni di scherni, cattiveria e dispetti mi ha resa incapace di relazionarmi al mondo, me l'ha fatto rifuggire, e poi negare, allontanare, tenere a distanza con la consapevolezza che far avvicinare le persone equivalesse a consegnar loro il potere di colpirmi. E a qualcuno a volte l'ho concesso, aggrappandomi, ancora, come la ragazzina seduta a quel banco che desiderava disperatamente che qualcuno le si avvicinasse e le dicesse che era bella. Me l'hanno detto, poi, ma solo per lasciarmi seduta ad altri banchi, con altre cicatrici che quelle dell'acne, più profonde e meno guaribili.
Ho continuato ad aggrapparmi per anni. Ho rivisto la stessa scena mille volte, sentito le stesse parole mille volte, e per ognuna di quelle mille ho risentito gli scherni e le risate e rivisto quel banco e quella sedia. In amore mi sono sempre vista preferire altre, più o meno belle, migliori o peggiori, ma finendo costantemente con l'essere relegata al secondo posto, come seconda scelta e a volte senza essere scelta nemmeno per seconda; lasciata sola su un banco, indesiderata, di nuovo. E nonostante tutto la mia insicurezza ha continuato a concedere alle persone di farlo, di lanciarmi addosso altre palline di carta. Ho finito col credere alle cattiverie, e a un certo punto ho smesso semplicemente di credere anche in me stessa. Dopo anni ho smesso di farmi abbandonare, e mi sono abbandonata da sola. Ed è una colpa nei miei confronti che non mi perdonerò mai.
Ci si può raccontare quanto si vuole di essere forti, di aver superato il proprio passato e di essere cresciuti, ma la verità è che chi ha il mostro dell'insicurezza dentro di sé ne finisce inevitabilmente fagocitato. Il germe dell'insicurezza mette radici che nemmeno la più buona volontà riesce a sradicare, e che torneranno ad avvinghiarti ogni volta ricordandoti della tua inadeguatezza. Ogni volta che qualcuno proverà ad avvicinarsi, e ogni volta che si allontanerà. Soprattutto quando si allontanerà.

Oggi, a distanza di tempo, posso dire di essere cresciuta e di aver dato finalmente una direzione ai miei rami. Ma perchè questo fosse possibile è stato necessario un percorso lungo e doloroso di riabilitazione alla vita, e la persona che sono oggi è cresciuta ingoiando quello che era, fagocitandolo a forza, arrivando persino a negarlo, eppure conservandolo in segreto come un vulcano che nasce nella culla di un cratere precedente ereditandone le ceneri. Per sopravvivere ho dovuto metabolizzare tutti gli errori, le autodistruzioni, gli abbandoni, farne un impasto e inghiottirlo, passo obbligatorio per poter cancellare una storia di mancanze e ripartire da zero.
Vorrei poter dire che alla fine ce l'ho fatta da sola, ma non è stato così, e forse in fondo ho sempre saputo che avrei avuto bisogno di un aiuto per togliere l'aria alla mia bolla di insicurezze e soffocarla per sempre. A volte la forza non basta per riconciliarsi con se stessi, a volte non ci si può salvare da soli.
E io mi sono riconciliata con l'universo solo nel momento in cui qualcuno è venuto a chiamarmi a quel banco, e a dirmi che ero bellissima, facendomi alzare, e ballare, e volteggiare, esaudendo il desiderio di quella ragazzina con l'apparecchio ai denti, ormai morta e sepolta, che aspettava solo di essere liberata per sempre dalla prigione del passato. E che può finalmente dirmi addio.

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Forse quello che siamo oggi deriva da quello che siamo stati ieri, io credo che per me sia stato così. Devo il mio presente a un passato superato a fatica, che ha lasciato segni profondi e che forse resterà sempre annidato negli angoli della memoria. Ho accumulato tanti fallimenti e insuccessi...
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Conversazioni standard.

10 ottobre 2016 ore 11:32 segnala
Capisci che la conversazione sta già partendo male quando ti chiedono, implacabili, "anni? di dv?".
Al che gli richiedi, altrettanto implacabile, se hanno problemi alla vista e se hanno fatto quelle visite dall'oculista in cui ti tappano un occhio e devi riconoscere lettere e numeri su uno schermo retroilluminato, solo che al posto delle E rovesciate c'è scritto MILANO - DONNA - 25 ANNI.
"E' scritto in maiuscolo", rispondi.
E lì,proprio lì, ti si apre un mondo.
- "Potrebbe essere una città falsa!"
E certo, perchè se una vuol giocare ai servizi segreti e si iscrive in incognito, chiedendoglielo invece vi dirà anche indirizzo e codice fiscale.
- "ah non l'avevo visto"
!!!

(e questo è quel che compare quando uno clicca "invia messaggio". Perciò orbitudine pura)
- (la mia preferita) "Ma Milano è grande!"
Non so, vuoi le coordinate per il TomTom? Ti aspetto sull'uscio con uno spritz e degli stuzzichini?

Dopodiché viene la fatidica domanda, perchè non esiste conversazione che prescinda dal tuo status sentimentale: "6 FID???" (scrivere per intero je fa fatica).
Il bello di essere impegnati, verosimilmente, è non dover rispondere a domande cretine, odiose e irritanti come "ma così carina come mai single", che ti fanno venire voglia di eruttare muco verde da entrambe le narici per poterglielo spruzzare in faccia e dare una risposta senza senso quanto la domanda.
Però, in realtà, anche da fidanzati non va molto meglio. Se sei fidanzata è tutto un "e lui lo sa che sei qui" "lui lo sa che chatty" "e lui non è geloso" "qui ci provano in molti" "allora cosa ci fai qui".
Piccoli protozoi dall'intelligenza di sassi di fiume, secondo questa logica non dovrei più uscire di casa, perchè la gente ci prova anche al bar, alle casse del supermercato, dal dottore e alla fermata del tram. Secondo questa logica non dovrei più uscire con le amiche perché la gente ci prova e il mio lui dovrebbe essere geloso di ogni cosa che si muove. Invece, udite udite, non solo ho facoltà di rifiutare, non solo lui sa che chatto ma anche che mangio e respiro e a volte vado in bagno, e soprattutto non ha motivo di essere geloso di quattro pallette di sfiga che cercano di rimorchiarmi virtualmente. Di cosa dovrebbe essere geloso? Di uno che vuole farmi vedere il birillo perchè evidentemente non glielo vede mai nessuna? Di uno che si incazza perchè non voglio il suo book a torso nudo? O di uno che non riesce a mettere le H al posto giusto? Suvvia, un po' di realismo: la chat non è un film di Hollywood e non arriverà il mio Rocky Balboa a prendervi a cazzotti per aver osato adulazioni cretine, al massimo vi darebbe un pat-pat di conforto.
Senza contare che non esiste nessuna clausola in piccolo che limiti l'iscrizione ai soli SINGOL, perciò rassegnatevi. Non tutti sono interessati al rimorchio virtuale, fatevene una ragione.

Quando poi si arriva al "cosa fai nella vita" si apre un altro spettacolo.
"Studio comunicazione"
"Ah, scienze della comunicazione?"
Per Dio, se studiassi Scienze della Comunicazione scriverei Scienze della Comunicazione, che ok che qua fa troppa fatica scrivere per esteso e abbreviate persino i "fid" "scs" "da dv" "qnt" "xk" "cs" "mnk" "fncl", però SDC è una triennale e io ho 25 anni e una laurea alle spalle. Comunicazione è Comunicazione. Ma confonde.
"Ah ma cos'è?"
"Ma è tipo psicologia?"
E la migliore "Ma tu non sei molto comunicativa"
Vaglielo a spiegare che a Comunicazione si studiano i mass media e non come si risponde in chat. Ma che gli vuoi rispondere a questi. Li lasci annegare nel loro mare di ignoranza sperando che non tornino a galla come gli stronzi in fondo al water (perchè fosse solo questo, invece sono gli stessi che se gli fai notare che non imbroccano un'H ti rispondono che la laurea non rende intelligenti - sì ma nemmeno la terza elementare presa per intercessione divina).

Solitamente, poi (ma non sempre), scatta la fase "affari tuoi", in cui indagano sulla tua vita sentimentale e intima con domande del tipo "ma da quanto state insieme" "ma come vi siete conosciuti" "ma lui com'è cosa fa che difetti ha", al che gli chiedi se vogliono il suo numero per chiederlo direttamente a lui.
Oppure la fase ignorante in cui pensano di essere più fighi di lui e mannaggialcazzo vi prenderei a scarpate, burini trogloditi.
Oppure la fase in cui si lanciano in adulazioni su quanto lui sia fortunato o quanto sia bello il tuo fisico che non hanno mai visto nemmeno in cartolina e non sanno che dicendomi che sono magra e bella non gliela darò ugualmente.

La parte migliore però è quando nonostante il profilo e le premesse si lanciano con le proposte.
"Potremmo prenderci un caffè insieme qualche volta"
No, non potremmo. Se ho scritto chiaro nel profilo che non incontro, ho messo i cartelli lampeggianti che non ho nessun interesse a prendere caffè...non potremmo.
"Ma mica è un incontro"
"Vabè ma è solo un caffé mica ti ho chiesto una scopata"
"MA COSA TI COSTA"
Ora, sorvolando sul fatto che, a meno di prenderlo in due bar diversi di due città diverse E' un incontro e che non serve arrivare a fare il bagno insieme nel caffè per definirlo tale, ci mancherebbe pure che chiedeste altro, e non otterreste nemmeno quello. Cosa mi costa? Santo Dio, ma perchè ogni fottuta volta che declino un maledetto caffé mi devo sentire insultata solo perché non ho lo stimolo di farmi lo sbatti di andare al bar con sconosciuti virtuali senza volto mai visti prima con cui ho scambiato dieci frasi in tutto di cui undici erano boiate? Come se poi fosse assolutamente normale per una ragazza incontrare gente random, oggi che non ti puoi fidare manco più di tuo nonno che se gli gira prende una motosega e stermina la famiglia perchè si è dimenticato la pastiglia al mattino? Eddai su, realismo, senso della realtà sono cose che vi mancano totalmente.
Come quelli che
"Ah se ti serve un massaggio chiamami"
"Se non hai niente da fare nelle vacanze magari andiamo insieme"
"Ti propongo una crociera"
"Ah se vieni a Vattelapesca ti ospito io"
"Girami il tuo cv che lo passo in azienda"
A voler riassumere il tutto con un'unica frase, l'unica che mi viene è aòmachicazzosei. Come se per servizio catering, fisioterapia e consulenza medica il mio primo pensiero andasse a tiziocaio su chatta.it e alla sua generosa offerta e non a fisioterapisti e medici di fiducia, come se i momenti liberi non pensassi a passarli coi miei cari, come se dovendo andare a Caltanissetta non pensassi a cercarmi un albergo perchè tanto c'è il mio grande amico tiziocaio che mi ospita a casa sua. Ma chi minchia siete. La vostra totale mancanza di senso della realtà e l'infattibilità e improbabilità delle vostre proposte sarebbero lampanti anche a un cieco.
"Voleva solo essere una gentilezza"
Ambè, di sicuro anche i mostri del Circeo non l'avranno proprio messa giù come "venite a casa nostra che ci divertiamo a violentarvi e torturarvi e poi farvi fuori e bruciare i vostri cadaveri".

Finchè poi non arriva lei, la frase che tutti stavamo aspettando.
"COMUNQUE SEI CARINA".
Non importa se si stia parlando delle verruche intraepidermiche o se la conversazione sia morta da venti minuti tra emoticon inutili e silenzi pieni di speranza che si siano levati dalle balle. No. Che siano passati dieci, venti o quaranta minuti dall'ultimo msg prima o poi arriva per tutte, anche se avessimo l'aspetto di una bestia dei boschi passiamo tutte dalle forche caudine del "comunque sei carina", la frase jolly con cui cercano di salvarsi in corner e rimediare a una conversazione imbarazzante e piena di boiate.
A volte cercano di condire con l'enfasi "molto", come se non fosse gia un complimento abbastanza di merda da doverlo enfatizzare (più o meno del tipo "ma quindi com'é sta tipa?" "mah simpatica, anzi molto simpatica" che tradotto significa semplicemente che é un lavandino). Tralasciando che e un complimento di merda adatto solo a una bambina, "comunque sei carina" é la patetica viltá dell'homo che cerca di rimorchiare in extremis, l'apoteosi della banalitá e della superficialitá, perche in 20 minuti che hai avuto a disposizione per parlarmi sei riuscito solo a dirmi che Milano é grande e le H non sono himportanti. Con quel "comunque" cercano di pararsi il culo, di perdonarti nonostante i tuoi difetti: stanno cercando di dirti che comunque anche se gli stai sui coglioni, sei acida, hai la figa di legno, riconoscono che sei carina - carina, non bella, carina - e che in mancanza di altro gli vai bene perche hanno bisogno di infilarlo ma le fighe non gliela danno. Ecco il significato di "carina", con cui credono di farci svenire dall'emozione, il complimento per non sbilanciarsi troppo perché se gli dici che sono fighe si montano la testa. Io invece ve la smonterei e vi monterei al suo posto un orologio a cucù con l'uccellino che a ogni ora esca e dica "carina la tua sorellina". Ecco. I complimenti sentitissimi che apprezziamo, mentre li scrivono ad altre 200. Al che ti dicono che te la tiri, e capisci perché tre quarti di chat finiscano in un bimbumBAN.
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Capisci che la conversazione sta già partendo male quando ti chiedono, implacabili, "anni? di dv?". Al che gli richiedi, altrettanto implacabile, se hanno problemi alla vista e se hanno fatto quelle visite dall'oculista in cui ti tappano un occhio e devi riconoscere lettere e numeri su uno schermo...
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Finally forgiveness

25 marzo 2016 ore 18:55 segnala
"Prima di fare l'amore con te mi lasciavo baciare solo per sentirmi dire che ero bella. O almeno carina. Mi lasciavo toccare perché pensavo che l'insicurezza si potesse curare con le carezze.
Per qualche tempo ho usato il mio corpo per cercare di farmi volere almeno un po' di bene, per sentirmi meno sola. Pensavo di non avere altri mezzi per attirare gli altri. Mi sentivo scialba. Insignificante. Ero affamata di complimenti, di attenzioni. In quegli squallidi scambi di saliva cercavo delle certezze che però non arrivavano mai.
L'effetto placebo durava soltanto pochi minuti: in realtà nessun "sei bellissima" era mai abbastanza per me.
Non ci credevo.
Fingevo di godere e intanto dentro mi sentivo svanire.
Volevo solo essere accettata. Tutto quello che facevo, tutto quello che dicevo e che non dicevo, tutto quello che concedevo di me stessa era finalizzato a farmi accettare dagli altri.
Adesso, però, è diverso.
Io sono diversa: mi pento ancora di tutti quei baci, ma finalmente mi perdono.
Con te è diverso: a te ci credo, perché tu, che sono bella, non me lo dici soltanto mentre mi muovo lentamente sopra di te.
Me lo dici continuamente. Me lo dici soprattutto quando ti sembro contenta. Quando faccio qualcosa che mi piace. Me lo dici quando mi arrabbio e lotto per qualcosa in cui credo. Quando so di non essere bella per niente."

- Susanna Casciani, "Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore"

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"Prima di fare l'amore con te mi lasciavo baciare solo per sentirmi dire che ero bella. O almeno carina. Mi lasciavo toccare perché pensavo che l'insicurezza si potesse curare con le carezze. Per qualche tempo ho usato il mio corpo per cercare di farmi volere almeno un po' di bene, per sentirmi...
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Delirio delle 23.20

21 febbraio 2016 ore 23:31 segnala
Momenti di sconforto, questi. Quelli in cui ti trovi mille impegni sovrapposti e giornate da sole 24 ore e ti chiedi come sia possibile conciliarli e incastrarli tutti senza cadere nell'esaurimento nervoso. L'università, tre lavori di cui solo uno pagato (una miseria), il relatore fantasma, gli allenamenti per non lievitare come un muffin, e in tutto ciò, la gente idiota. Sempre e comunque, come una certezza matematica, come la certezza che 2+2 fa 4.
E allora non ti resta che sognare, perchè almeno quello è ancora gratis. Finchè non tasseranno pure i sogni, e allora saran cazzi amari. Ma finché è gratis, voglio sognare te e me che restiamo insieme. Il giorno in cui non ci separeranno più due lauree da prendere e gli stipendi che mancano per mantenerci, ma ci sveglieremo insieme ogni mattina. Le tue cianfrusaglie sparse - come sempre - sulla scrivania, quei bagnoschiuma che ti ostini a lasciare in giro invece di metterle in un beauty case come tutti i cristiani, e le mie che occupano tutto il bagno, così puoi prendermi in giro perché ho invaso tutti i tuoi spazi (che non usi). I miei profumi allineati sulla mensola e i tuoi post it che mi ricordano di non comprarne altri, e poi vederti alzare gli occhi al cielo mentre bisbigli "ah, donne" quando ti accorgi che ne è spuntato uno in più. Il té della colazione da scegliere insieme, ma tu che il sabato scendi al bar sotto casa per prendere i cornetti, e per paura di non saziarti ne compri otto. E io rido come una matta perché poi te ne mangi otto per davvero. Sistemarti la cravatta e guardarti uscire, ma con l'auto, perché devi fare più strada di me, che prenderò i mezzi. E ci rivedremo la sera, stanchi ed esauriti come prima, come sempre, ma insieme. Insieme, finché il tempo lo vorrà. Speriamo che lo voglia a lungo.

Non so quanto questo sogno sia vicino, ma nel frattempo grazie di essere nel mio presente.

Il corteggiamento non esiste (soprattutto quello virtuale)

07 febbraio 2016 ore 12:29 segnala
Come ho già accennato in un post precedente, il solo accostamento della parola "corteggiare" (che già mi fa orrore di per sé) ad internet mi fa rabbrividire.
Non solo non comprendo l'idea di convincere una donna a farle piacere la vostra persona tramite una cena/mazzi di fiori/altre cagate -per me, o le si piace così come si è o è tutta una messinscena stupida- ,figuriamoci se posso comprendere quella di convincerla SU INTERNET.

Io non so davvero come siate abituati a vivere le relazioni umane, ma per quello che mi riguarda la cosa è fantascientifica.
Spesso mi sento chiedere "cosa guardi in un uomo" "com'è il tuo uomo ideale"- o la peggiore "MA LE DONNE COSA CERCANO IN UN UOMO" - e altre mille frasi fatte che l'unica risposta che suscitano è una fragorosa risata.
Forse avete fatto indigestione di soap operas argentine o credete di vivere sul set di un dating show, perché la sola idea di avere un "un uomo ideale" da cercare che vada bene a tutte quante mi fa piangere dal ridere.

Concetto numero uno: non esiste cosa cercano "LE DONNE". A meno che non siano fatte con lo stampino o il risultato di un parto decagemellare, "le donne" sono individui distinti, ciascuna con la sua personalità, ergo chiedere cosa vogliano "le donne" come fantomatico gruppo omogeneo compatto con mentalità comune è da smidollati. Che cacchio ne so io di cosa vogliono "le donne", quello che voglio io è diverso da quello che vuole la mia vicina di casa e qualsiasi femmina sul pianeta. Finchè ragionate in questa maniera sfido io che siete ancora single.

Concetto numero due: io in "un uomo" non guardo. Non esiste "cosa guardo in un uomo" perché se di Pincopanco apprezzo gli occhi blu non significa che di Pancopinco apprezzi la stessa cosa, magari di Pancopinco mi colpisce di più il sorriso. O la personalità, più che i tratti fisici. Vale quanto già detto sopra: non esiste "L'UOMO", esistono le persone, e ognuna avrà qualcosa di diverso che potrà colpire.

Concetto numero tre: l'uomo ideale non esiste. L'uomo ideale è, come dice l'attributo "ideale", un parto della mente. Ergo, non esiste. Possiamo anche sbizzarrirci a creare l'uomo perfetto sommamente desiderabile mixando insieme tutte le qualità che vorremmo dargli come se stessimo costruendo un personaggio su The Sims, ma continuerà a non esistere. E' come chiederci come vorremmo il nostro Unicorno personale o Gnomo dei boschi, una volta spiegato che li vorremmo col corno sberluccicante o col cappello rosso e la barba lunga cosa avete risolto? Pensate di potervi indentificare con un parto della nostra mente? Io dico di no. Anche perchè se ci diceste "wow, ma è come me!" ci stareste dicendo che siete perfetti. E scusate se non ci crediamo.
E comunque, l'uomo ideale per me è quello con cui sto. TIE'!

Ma passiamo oltre queste banalità e luoghi comuni e torniamo al discorso iniziale.
Come potete anche solo pensare di corteggiare una donna in chat?
Ma che cavolo significa "corteggiare in chat"? Mandare emoticon di rose? Scrivere poesie su una tastiera? Inviare foto della cena romantica che le preparereste se fosse lì ma tanto non è lì? Io boh. Già, ripeto, mi fa senso l'idea di convincere una donna ad apprezzarvi, figurarsi nel virtuale. Io ero rimasta che una persona ci piace per il suo sguardo, i suoi movimenti, la postura, la voce e come ci guarda mentre parla, ma che ne volete sapere voi che vi vivete ste relazioni 2.0 dietro un monitor...
Poi ci sono quelli che saltano la fase romantica e passano direttamente a quella erotica. E anche lì ci sarebbe da aprire un fascicolo. Ma a voi veramente la libido va a comando? Che parte in automatico appena individua un essere femminile, manco avesse il sistema radar "individuata vagina con contorno di donna bionda sul metro e sessanta - azionare alzabandiera - procedere all'attacco"? Non è una cosa che dovrebbe scaturire dalla chimica, dalla complicità, dal feeling che si crea? No? Quindi vi va bene chiunque ve la dia e vi accordate in anticipo in chat ancora prima di vedervi? Scusate se preferisco l'attrazione tradizionale in cui ci si attrae dopo essersi incontrati, e non prima...ma giusto, sono io che sono suora, antica, figa di legno, eccetera eccetera come giustamente fate notare alla mia obiezione.

Sicuramente io sono nata nell'epoca sbagliata, se questo è il vostro concetto di amore, di corteggiamento e di relazioni. Però devo dire che coi metodi tradizionali io non mi sono poi trovata così male. Il mio ragazzo l'ho conosciuto tramite amici comuni, in modo normalissimo, in un normalissimo bar, ci siamo fidanzati dopo qualche mese che ci eravamo conosciuti e non c'è stato bisogno di alcun corteggiamento perchè ci piacevamo reciprocamente, così, sereni e tranquilli. Nella vita normale ci si frequenta, si scopre di piacersi e ci si mette insieme. E senza bisogno di farsi offrire le cene: io di lui mi sono innamorata lo stesso. Perché era lui, non perché mi pagava questo e quello.

E nemmeno perché somigliava al mio uomo ideale: lo è diventato.

E nemmeno perchè guardavo in lui quello che avrei guardato in un'altra persona: perchè era lui. Coi suoi pregi e i suoi difetti, che pure amo.

E mi dispiace molto che da avatar virtuali possiate anche solo credere di potermi convincere a lasciare un compagno reale per due stronzate che inviate in chat.

Beata ingenuità, continuate pure coi vostri rimorchiamenti da due soldi, e già che ci siete sposatevi su Google e procreate tramite mail.
(L)

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Come ho già accennato in un post precedente, il solo accostamento della parola "corteggiare" (che già mi fa orrore di per sé) ad internet mi fa rabbrividire. Non solo non comprendo l'idea di convincere una donna a farle piacere la vostra persona tramite una cena/mazzi di fiori/altre cagate -per me,...
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Realtà virtuale

28 dicembre 2015 ore 19:15 segnala
Mai titolo fu più azzeccato per trattare questo argomento.

Quello che mi sorprende sempre di certi utenti è come scambino la realtà virtuale della chat per quella...reale (scusate il gioco di parole) e letteralmente "vivano" nella rete. Per quel che mi riguarda, la chat andrebbe usata solo per quello che dovrebbe essere, e cioè un'evasione, un passatempo, un cazzeggio senza impegno.
Per me la realtà della chat è talmente virtuale che come chiudo il pc mi dimentico con chi ho parlato, di cosa e quando; mi sorprendo quando qualcuno mi scrive ricordandosi il mio nome, e ancor di più quando si ricorda cosa ci siamo detti o peggio ancora quando sembra essersi AFFEZIONATO.
Per l'amor di Dio, come si fa ad affezionarsi a qualcuno che non avete mai visto con cui non avete avuto altro che chiacchierate virtuali dietro un monitor protetti dall'anonimato e che proprio per questo potrebbe raccontarvi quello che vuole di sé?

Per sentire la mancanza, nella vita reale, di un utente virtuale, credo ci sia un problema fondamentale di solitudine. E' per questo che rifiuto sempre inviti ad incontrarsi anche per un caffè: io non ho mai sentito e non sento il bisogno di portare nella vita reale degli utenti virtuali. Il virtuale per me resta virtuale, ho già degli amici, ho già un ragazzo, non ho alcuno stimolo né curiosità di sedermi a un tavolo di un bar con uno sconosciuto con cui ho scambiato tre parole che nemmeno ricordo, di cui non mi frega poi molto. E' crudo da dire, ma è la realtà. E quando mi chiedono "ma se poi parli con qualcuno di interessante?" mi viene da ridere. E' questo il punto: io NON RIESCO a trovare "interessante" una persona che non vedo. Quattro parole su un monitor non mi risultano "interessanti". Sono un passatempo, a volte buono, a volte meno a seconda dell'interlocutore, ma da lì a decidere di farmi lo sbatti di prepararmi fisicamente e psicologicamente a un incontro ce ne passa. Io le persone interessanti le valuto da come si parla di persona, perchè la comunicazione per me è fatta di gesti e di sguardi oltre che di parole. Ed è da quelli che intuisco complicità e interesse per una persona, non da messaggi scritti.

Come fate a sentirvi attratti da una persona mai vista, di cui non avete mai visto lo sguardo o la gestualità, per me resta un mistero. Soprattutto considerando che in questo contesto in cui non sapete chi avete davvero di fronte, potreste essere invaghiti o attratti da qualcuno che non esiste nemmeno.

Come fate a scegliere di incontrare persone alla cieca, è un problema vostro. Per me la chat serve soltanto a distrarmi per le ore che ci passo e smette di esistere appena spengo. Ed è per questo che non prenderò mai in considerazione gli incontri.
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Mai titolo fu più azzeccato per trattare questo argomento. Quello che mi sorprende sempre di certi utenti è come scambino la realtà virtuale della chat per quella...reale (scusate il gioco di parole) e letteralmente "vivano" nella rete. Per quel che mi riguarda, la chat andrebbe usata solo per...
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Semplici regole per una corretta interazione

07 novembre 2015 ore 21:20 segnala
Io sarò selettiva ed esigente, ma il primo approccio è un biglietto da visita, e se sgarri quello come puoi pretendere di intrattenere un dialogo piacevole?

Ecco alcuni errori da evitare se non si vuole finire immediatamente nella lista dei vaffanculi.

- Prima cosa, LEGGI IL PROFILO. Ci vogliono 30 secondi, puoi scoprire tante cose interessanti - tipo che sono già impegnata e dunque è altamente improbabile che sia interessata ai tuoi muscoli o occhi verdi e altre balle - e magari in base a quelle evitare anche di perdere tempo con me.

- "Anni" "Di dove sei" SONO DOMANDE DA RITARDATI. Entrambe le informazioni sono scritte in maiuscolo esattamente sopra al pulsante che cliccate per avviare la chat, e non rispondetemi "eh ma alcune le mettono false" PERCHE' TANTO NON LE AVETE NEMMENO GUARDATE.

- Mi contatti con CIAO. Non "ei", "oi" "fiuuuuu", che non sono un cane

- Se hai più di 40 anni è assai difficile che avremo qualcosa in comune di cui parlare, quindi fai prima a non contattarmi. Tanto non ti rispondo.

- "Posso farti una domanda intima" "Posso chiederti una cosa" "Posso domandarti..." NO. LO STATE GIA' DOMANDANDO. E LA RISPOSTA SARA' SEMPRE NO, NON SONO CAZZACCI VOSTRI. Fastidiosi come una verruca sul culo

- ai "che carina" "bel viso" "sei bellissima" NON OTTERRETE RISPOSTA. E' INUTILE. FATEVENE 'NA RAGIONE. Non mi interessa intavolare conversazioni che partono dalla mia foto con ottocento filtri di Instagram, con sconosciuti che non incontrerò mai e del cui parere sul mio aspetto mi frega da zero a meno infinito con curva sinusoide esponenziale. Se voglio complimenti su quanto sono bella, esco col mio fidanzato. Le leccate di culo copiaincolla - inclusi i "ma sei magra!!!" non vi faranno guadagnare punti. Anche perchè non mi avete mai vista, quindi fate solo la figura degli idioti.

- "Cosa mi racconti" è un'altra domanda ebete. Non siete l'amico di infanzia che rivedo o risento dopo anni, siete sconosciuti. Ergo, se volete sapere qualcosa lo chiedete direttamente, non racconto la mia autobiografia così random

- "Chiedimi qualcosa anche tu" siete seri? Io non sono tenuta a farvi un'intervista, specie se le domande che ricevo sono al livello di "fidanzata" "quanto sei alta" "che segno sei". Francamente, di quanto siete alti o di che segno siete mi frega proprio poco, e le domande di cortesia le evito. In sincerità. Anche perché tanto non me ne fregherebbe un cazzo della risposta.

- Anche la descrizione del vostro identikit non mi interessa. Che siate biondi, muscolosi, alti, con gli okki azzurri e dolci e sensibili, non ha alcuna funzione al fine di conversare in chat.

- "Come sei di carattere" vi fa già finire in lista nera. Se vuoi sapere come sono di carattere mi parli e lo scopri, non sono una confezione di biscotti dietetici con sopra le percentuali di grassi. 50% acida, 50% insofferente.

- "Parliamo di sesso" vi fa immediatamente scadere nella categoria "ok, questo non tromba dall'ultima era glaciale e trova sublimazione nel fare domande da disadattato alla prima che trova". No, non parlo di sesso. Lo faccio. Ma non con te. Quindi ciao.

- Se non accetto di vedervi in mutande in videochat, NON E' PER TIMIDEZZA. La timidezza non c'entra 'na beata sega e probabilmente neanche sapete che tipo di problema psicologico sia. La spiegazione è semplice: non me ne importa una mazza di vedervi in mutande (ma nemmeno vestiti) in videochat. Tutto qua.

- "Ma parli poco". Se avessi voluto fare grandi monologhi probabilmente mi sarei iscritta a teatro. Forse avrei scritto un romanzo. Non sarei in chat. E fatevela 'na chiacchierata in leggerezza perdio.

- Più fastidiosi delle già citate verruche sul culo ci sono solo quelli che ti fanno domande pretendendo che tu gli dia la risposta che vogliono loro. Gente, se le vostre domande prevedono sì/no come risposte, i casi sono due: o accettate che vi si possa rispondere anche no oppure vi mettete davanti a uno specchio e monologate.
Lo stesso vale per quelli che non approvano le risposte e ti dicono "ma avresti dovuto rispondere questo o quello".
Parlate da soli allora, fate prima.

- Io non ho scritto da nessuna parte di essere simpatica, socievole o particolarmente incline a investirvi di parole come un fiume in piena, la mia autobiografia ve la risparmio, ergo se volete sapere qualcosa me lo chiedete e basta. E non sono obbligata da nessun vincolo contrattuale a fare altrettanto se vedo che la conversazione non decolla.

- Se ho scritto chiaro e tondo, papale papale, in maiuscolo e sottolineato "NON FACCIO INCONTRI E NON DO FB NE' ALTRO" perchè tu coglione devi contattarmi perchè "provo a chiedertelo comunque"? Ma tu chi sei, il principe del Galles? Se ho scritto NO è NO, non è che invece arrivi tu e faccio un'eccezione.

- Quelli che se non rispondi entro dieci secondi iniziano a bombardarti di "ehi" "ci sei" "sparita?" "hai tante chat aperte?" "si però se inizi una chat poi devi rispondere" et similia METTONO UN'ANSIA FOTTUTA. FATEVI 'NA CAMOMILLA PER DIO, che magari una non risponde perchè le sta andando a fuoco casa o le è venuto un attacco di cagarella e il fatto che voi viviate appiccicati al monitor non significa che facciano tutti la stessa cosa.
ANSIA, ANSIAAAAAAAAAAAA

- NO, NON FACCIO LE COSE A TRE. NO, NON "TRASGREDISCO". Uscite dal mondo dei porno in cui vi sollazzate abitualmente e tornate in quello reale, dove esistono le relazioni serie e normali e in cui se a delle avances ti rispondo "NO sono fidanzata" significa "NO sono fidanzata" ergo NON MI INTERESSANO GLI ALTRI, e non "eh ma allora cosa fai qui/ma il tuo lui lo sa/ma non è geloso che chatti/ma hai mai pensato di tradirlo/ma le cose a tre/ma le cose a quattro/ma io sono single e bello/ma io qua/ma io là".
Non me ne importa una beata mazza che abbiate un pisello anche voi, il fatto che tutti ne abbiate uno non significa che io sia interessata a provare anche il vostro.
Fateci un nodo, tanto visto l'approccio temo che non lo userete neanche con qualcuna single.

- Qualsiasi domanda sulla mia vita intima, che sia lo stato della mia depilazione, quante volte trombo, quando l'ho fatto l'ultima volta, quanti ragazzi ho avuto, di quanti cm mi piace, dove lo faccio, con chi, quando, come, perché, stocazzo, NON VI RIGUARDEREBBE NEMMENO IN UNA DIMENSIONE PARALLELA. Non vi interessa, come a me non interessa il ciclo vitale delle amebe, e infatti non indago sul tema.
Quindi se avete dubbi e perplessità prendete un libro di anatomia e buona lettura.

- Allo stesso modo, qualsiasi patologia, dubbio, domanda sul vostro pene o sulla vostra vita sessuale NON RIGUARDA ME. Rinnovo l'invito a prendervi un libro o consultare un andrologo.

- Non darei il mio numero di telefono, il mio contatto fb o la mia mail nemmeno sotto tortura, men che meno verrei in crociera/vacanza/capodanno con voi. Ma vivete nel mondo degli unicorni?

- E' inutile che contattate per dirmi che il mio fidanzato è brutto, voi siete talmente belli da non mettere nemmeno un avatar (e non credo sia per paura di abbagliare dalla bellezza). E in ogni caso, brutto brutto ma intanto lui tromba e voi no.
Spiacente.

- Se contattate con insulti e trollate non aspettatevi che stia lì anche a star dietro alle vostre perdite di tempo.
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Io sarò selettiva ed esigente, ma il primo approccio è un biglietto da visita, e se sgarri quello come puoi pretendere di intrattenere un dialogo piacevole? Ecco alcuni errori da evitare se non si vuole finire immediatamente nella lista dei vaffanculi. - Prima cosa, LEGGI IL PROFILO. Ci vogliono...
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07/11/2015 21:20:41
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Il decalogo del buon rompicappero

24 luglio 2015 ore 15:05 segnala
(perchè non potevo scrivere l'organo maschile, che poi mi segnalano e invece lasciano a piede libero gli smidollati). Le dieci regole che ogni rispettabile cacacazz...deve rispettare per essere un bravo stalker senza fare la figura dell'imbecille:

1) Non dirmi che non ho una vita se poi passi la tua a controllare la mia su chatta, che io magari ne ho poca, ma tu che stai pure lì a controllarmela...

2) Non dirmi che non ho una vita se sei alla terza reiscrizione allo stesso sito dopo esser stato bannato due volte perchè sfasciavi le palle a tutti

3) Non dirmi che non ho una vita in seguito a una mia osservazione su gente che non ha una vita, perchè riconfermi quello che ho appena scritto

4) Non dirmi che non ho una vita "perchè vivo su chatta" se tu a ogni cosa che posto trovi pure il tempo di rispondere, si vede che manco te c'hai tanto da fare

5) Non dirmi che non ho una vita sessuale o che ho il fidanzato immaginario, perchè se il mio è immaginario mi chiedo dove sia la tua mentre tu sei qua 24h a commentare ogni bacheca virtuale e criticare ragazze che hanno la sola colpa di non cagarti

6) Non dirmi che non ho una vita se tu passi la tua a dire agli altri che non hanno una vita, che più o meno è come se un disoccupato dicesse agli altri di trovarsi un lavoro

7) Non dirmi che non ho una vita quando tu sai tutto della mia perchè stai a leggermi ogni cinque minuti e sai persino a che ora mi sono scaccolata, roba che nemmeno io me lo ricordo, tipo le vecchiette alla finestra che sanno sempre tutto di tutti e nessuno sa come (ma nel vostro caso lo sappiamo benissimo)

8) Non dirmi che non ho una vita se hai bisogno di riempire la tua insultando/offendendo/diffamando sconosciute in un contesto virtuale arrivando persino a inventarti cosa fanno/dicono/votano

9) Non dirmi che non ho una vita se poi trovo visite al profilo e post di dedica pure alle cinque di mattina, orario in cui la gente che ha veramente una vita dorme e non sta su chatta a preoccuparsi della vita altrui

10) Non dirmi che non ho una vita se sei un povero pirla che appena gli vien fatto notare che è un povero pirla cade in trappola e fa una bacheca in risposta giusto per dimostrare quanta vita abbia lui invece.


Io domani me ne vado in montagna, farò tanti bagni in piscina alla faccia di voi poveracci, tromberò col fidanzato immaginario che ha un pene comunque meno immaginario delle vagine che agognate, e divertitevi a passare agosto su chatta a dire a questa o quella che non ha una vita.

E non vi auguro l'impotenza, solo perchè tanto non trombate nemmeno ora.
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(perchè non potevo scrivere l'organo maschile, che poi mi segnalano e invece lasciano a piede libero gli smidollati). Le dieci regole che ogni rispettabile cacacazz...deve rispettare per essere un bravo stalker senza fare la figura dell'imbecille: 1) Non dirmi che non ho una vita se poi passi la...
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24/07/2015 15:05:42
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Banalità del male

24 giugno 2015 ore 23:17 segnala
Di tutti i concetti appresi nella mia carriera universitaria, uno in particolare mi è rimasto impresso per quanto spesso lo incontri nella quotidianità: la banalità del male. A porre la questione per prima fu la filosofa tedesca Hannah Arendt, a proposito delle origini dei totalitarismi. Secondo il pensiero della Arendt, non sarebbe la cattiveria a produrre il male, ma la superficialità; la superficialità che nella fattispecie portò l'intera Germania a rendersi complice muta di un genocidio: non furono tanto i kapò a uccidere, fisicamente, ma gli omertosi, coloro che "si limitavano ad obbedire agli ordini perchè venivano pagati" (gli autisti dei treni della deportazione) senza minimamente porsi questioni morali su quanto stavano facendo.
Ecco, questa è la banalità del male. Non la crudeltà, la superficialità, ma la mancanza di coscienza, di profondità, di senso critico. Tutto viene ridotto, minimizzato, banalizzato. Un ragazzino viene violentato con un compressore? Sono bravate, scherzi tra ragazzi. Una donna viene uccisa dal marito musulmano geloso? Doveva pensarci prima di sposare un musulmano. Mussolini era un dittatore? Ma ha costruito i ponti e messo le pensioni. Banalità del male. E vabbè, cosa vuoi che sia. Niente di grave. C'è di peggio, c'è sempre di peggio. Il male invece di venire estirpato con la riflessione viene coltivato, e cresce come la gramigna dove si sceglie di chiudere gli occhi, far finta di niente, ignorare che c'è un problema.
Banalità del male, perchè non c'è bisogno di essere assassini per avere la coscienza sporca: basta rendersi complici. Perchè banalizzarlo lo rende digeribile, quando in un mondo sano certe cose dovrebbero solo far rabbrividire, e mai essere giustificate.

Banalità del male, perchè banalizzarlo lo rende quasi accettabile.
Persino normale.
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Di tutti i concetti appresi nella mia carriera universitaria, uno in particolare mi è rimasto impresso per quanto spesso lo incontri nella quotidianità: la banalità del male. A porre la questione per prima fu la filosofa tedesca Hannah Arendt, a proposito delle origini dei totalitarismi. Secondo il...
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Promenade

17 giugno 2015 ore 13:35 segnala
Usciamo dal portone, hai dimenticato le chiavi. Rido. Corri di corsa su per le scale e finalmente siamo pronti per immergerci nell'estate di Milano, sotto il Duomo, sotto le stelle, sotto un cielo che promette speranze o forse solo un temporale. Non abbiamo l'ombrello, volevi farmelo mettere nella borsa ma ho protestato per il peso: e ora, se piove, ci bagneremo tutti come pulcini. Ridiamo all'idea. Le tue scarpe di tela inzuppate, domani col raffreddore che mi toccherà curarti.
La metropolitana a quest'ora è quasi vuota, sono tutti a casa a guardare la tv o forse a fare l'amore. Noi no: noi prima ci buttiamo nella vita, ne risucchiamo l'energia, il calore, la forza e poi saremo più vivi di prima.
Piazza Duomo illuminata si riflette nei tuoi occhi. Mi guardi pieno di tenerezza, mi baci. Fai due passi e mi baci di nuovo: non riesci a starmi lontano. Rido. Camminiamo per la via piena di negozi, io commento le vetrine e tu ridi, ridi di gusto di fronte alle mie manie. L'odore di patatine fritte del chiosco ci accarezza insieme alla brezza fresca di una sera di giugno. Compri le patatine per te confezione maxi, e poi me le lasci mangiare quasi tutte. Ti bacio piena di salsa tartara e ti lascio l'ultimo boccone. Sorridi, sei sereno. Forse mangeresti un'altra porzione. Ti trascino via, ingordo, rido della tua fame insaziabile. Le colonne di san Lorenzo, immobili e illuminate, ci accompagnano per un tratto: ci facciamo strada tra la folla come se camminassimo a tre metri da terra. Mi tieni la mano e quando il marciapiede si fa più stretto mi cingi la vita col braccio, e ci fondiamo insieme nonostante il fresco da pioggia imminente.
Ci sediamo, prima di tornare a casa dalla nostra passeggiata notturna. In braccio a te sotto la nostra casa dei sogni con le persiane sempre aperte da cui si intravede una libreria stracolma e travi al soffitto. "Casa nostra dovrà avere una libreria grande per tutti i tuoi libri", mi dici. Sorrido e chiudo gli occhi sulla tua spalla. Sta iniziando a piovere, sento una goccia sul naso. Poi due. Poi tre.
Il temporale ci coglie abbracciati su una panchina in mezzo ai sogni, e ce li portiamo dietro riparandoci sotto una tettoia. Mi si infradiciano i piedi, le ballerine sono allagate. Cerchi di ripararmi dall'acqua mettendoti davanti a me, mi guardi protettivo. Mi aggrappo a te come se il temporale potesse spazzarci via, cancellare il nostro tempo. Ma il temporale finisce: ci sciogliamo. Tra le pozzanghere riprendiamo il cammino verso la fermata più vicina, verso la metropolitana ancora più deserta, verso casa. La casa dove insieme ci spoglieremo e ci addormenteremo: ci cercheremo con la mano per tutta la notte, ad ogni risveglio, a qualsiasi ora.
Domani sorgerà il sole che cancellerà i resti di pioggia, ma tu domani sarai ancora qui.

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Usciamo dal portone, hai dimenticato le chiavi. Rido. Corri di corsa su per le scale e finalmente siamo pronti per immergerci nell'estate di Milano, sotto il Duomo, sotto le stelle, sotto un cielo che promette speranze o forse solo un temporale. Non abbiamo l'ombrello, volevi farmelo mettere nella...
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17/06/2015 13:35:44
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